articoli di psicologia della Dott.ssa Chiara Francesconi

risposte dello specialista Chiara Francesconi

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Stress

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Caro Luca, certo la terapia cognitivo comportamentale si rivela molto efficace nella cura dei sintomi ansiosi e dello stress. L'attività fisica e la corretta alimentazione sono alla base di un sano ed equilibrato stile di vita, e come avrai notato portano già dei benefici alla tua sintomatologia, tuttavia soltanto con un percorso più profondo, che ti porti verso la conoscenza e consapevolezza di te stesso potrai capire come mai stai vivendo questi momenti "no" e come fare per poterli gestire e sconfiggere. Prova a cercare un terapeuta della tua zona, insieme potrete decidere che tipo di percorso intraprendere. Ricorda che non sempre è necessario avviare una terapia vera e propria, alle volte un ciclo di sedute brevi può già dare dei buoni risultati. un saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

consiglio sulla terapia da seguire

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Cara Lola, che cosa intendi per classica terapia psicologica? La terapia cognitivo comportamentale certamente risulta piuttosto efficace nell'affrontare questo tipo di problematiche, tuttavia quello che sarebbe importante esplorare riguarda il come mai ci sono state delle precedenti interruzioni e come ti senti tu rispetto all'intraprendere un nuovo percorso. Le problematiche presenti da diverso tempo richiedono di darsi periodi un pò più lunghi, impegno, pazienza e speranza per poter essere affrontate. Il fatto che tu sia riuscita a spostarti in un'altra città e a seguire l'università mi fa presumere che tu abbia una certa forza di volontà e voglia di uscire da questa "gabbia" di ansia. Se può esserti utile, conosco alcuni nominativi di colleghi che seguono la t.cognitivo-comportamentale nella tua zona. un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

il problema è di mio figlio

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Caro Mirko, Suo figlio sta entrando nell'adolescenza, e ciò comporta grandi cambiamenti.. interiori, di relazioni sociali e in tanti altri aspetti. Potrebbe aver sviluppato una certa forma d'ansia, o magari si tratta soltanto di timori passeggeri che con il tempo scemeranno e scompariranno. Se il ragazzo è d'accordo, e se la cosa vi può rassicurare, potreste andare assieme a richiedere qualche seduta da un terapeuta che si occupi di età evolutiva ed adolescenza. Alcune volte a quest'età si fa fatica ad aprirsi con i genitori, e una persona esterna che si dimostri disponibile ad ascoltarlo potrebbe facilitare la risoluzione della situazione attuale. un saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Disturbo alimentare?

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Cara Claudia, per poter fare una diagnosi precisa occorrono molti più dati e approfondimenti. Tuttavia, quello su cui vorrei richiamare la tua attenzione è il fatto che per questo motivo (le abbuffate) o per periodi di stress, come dici tu, c'è qualcosa che ti crea malessere e disagio e non ti fa vivere serenamente. Spesso i "disturbi", che siano alimentari o meno, sono soltanto dei "sintomi" di qualcos'altro che non riusciamo ad affrontare al meglio nella vita quotidiana, come problemi relazionali o personali. Il fatto che tu abbia in parte riconosciuto che le abbuffate aumentano nei periodi di stress, può essere un campanello utile a segnalare che il cibo diventa uno sfogo o la compensazione di qualcos'altro. A prescindere dalla precisa diagnosi che può essere fatta dopo qualche seduta, il fine delle terapie è proprio quello di superare i problemi sottostanti. Quindi il consiglio che mi viene più spontaneo è quello di provare a rivolgerti ad un terapeuta della tua zona, per cercare di capire da cosa origina e perchè si mantiene questo comportamento alimentare sregolato, e trovare assieme dei modi per riprendere in mano la tua vita. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

torpore emotivo

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Cara Titti, la ripresa da un grave incidente può essere lunga e altalenante, specie se ha compromesso o modificato alcuni aspetti del funzionamento della persona, che in qualche modo deve cercare di ricostruire una nuova immagine di sè. Se nota che questa condizione si protrae per molto tempo, potrebbe consigliare e parlare con il suo compagno della possibilità di consultare un terapeuta, ma senza mettergli pressione e fretta. Per ciò che riguarda il suo stato d'animo, è anch'esso pienamente comprensibile. Nelle relazioni, di qualsiasi tipo, il comportamento di uno comporta una reazione nell'altro, tanto più nei legami affettivi importanti. Se sente di non avere le risorse necessarie per affrontare da sola questo momento, potrebbe richiedere anche per lei stessa un breve supporto psicologico. Potrebbe servirle per trovare nuove modalità di rapportarsi al suo uomo e anche per scoprire nuove parti di lei stessa. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Ipocondria

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Caro Tonimol, se dalle varie visite eseguite non è emerso nulla, è possibile, se non molto probabile, che il tutto sia dovuto a cause psicologiche. Non so se le "etichette" di ipocondria e depressione ti siano state date dopo qualche visita specialistica o derivano da una ricerca personale motivata dal trovare una spiegazione alla condizione in cui ti senti, tuttavia ricorda che l'ipocondria rientra tra le sintomatologie ansiose e tremori, scarsa concentrazione, dolori al petto e sbandamento sono tutti sintomi fortemente presenti negli stati ansiosi. Spesso non ci si rende conto di quanto il corpo possa soffrire e risentire delle emozioni che sperimentiamo, specie se esse non vengono riconosciute e ben incanalate all'esterno. Ed esistono moltissimi casi di persone che sperimentano sintomi fisici, anche acuti, che in realtà si scoprono dovuti ad una cattiva gestione delle proprie emozioni. Ti suggerirei di contattare un terapeuta della tua zona, per poter affrontare il problema da un punto di vista diverso, per una volta, cioè quello psicologico. Concentrandoti sulla ricerca di malattie, forse sono state perse di vista le vere fonti che causano questo malessere fisico. un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

bambino con paure

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Cara Michela, certamente il vostro sostegno e l'ascolto che gli date sono un'ottima cosa per fare sentire sicuro e protetto il bambino, e anche tutte le strategie che potete trovare per rassicurarlo. Dice che è qualche settimana che si comporta così.. potrebbe essere che effettivamente sia rimasto piuttosto colpito dalle storie raccontategli a scuola, e che presto inizierà a dimenticarsene. Quindi al momento dategli e datevi tempo, senza costringerlo a spegnere la luce o altre cose, ma magari cercando pian piano di ridurre questi interventi, se vedete che si tranquillizza, per tornare piano piano alla normalità. Se la cosa dovesse prolungarsi per diversi mesi potrebbe invece essere il caso di fare qualche seduta con una psicologa esperta di età evolutiva, per affrontare un pò più approfonditamente questi timori. un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

problemi con il proprio corpo

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Cara Naomi, il disprezzo e la preoccupazione per il proprio corpo sono uno dei fattori centrali che mantengono il problema alimentare, di qualunque tipo esso sia. Sicuramente l'ambiente della danza incita di per sè a mantenere un certo peso e determinate forme corporee, e potrebbe aver influito nel far insorgere questa problematica. Tuttavia quello che sarebbe importante capire è da dove origina questo malessere. Per questo ti consiglierei di rivolgerti ad un terapeuta esperto di problemi alimentari che operi nella tua zona, e intraprendere un percorso di conoscenza interiore che possa farti prendere consapevolezza dei tuoi timori più profondi, e di altre difficoltà che forse stai sperimentando o hai sperimentato in passato ma che sono state "messe a tacere" attraverso questa modalità di controllo e preoccupazione del corpo. un caro saluto, e un augurio per tutto. Dott.ssa Chiara Francesconi...

Paura della morte

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Cara Res, la situazione che descrivi richiede certamente un grosso carico di responsabilità e anche se finora non ne hai sentito il peso potrebbe essere uno dei fattori che ti hanno scatenato il timore della morte e l’ansia. Bisognerebbe capire meglio quali sintomi ti dà quest’ansia, quanto spesso e in che occasioni si trasformano in panico e se sono successi altri episodi particolari che possono aver influito sull’insorgenza di questa sofferenza emotiva. Ritengo che un percorso psicologico possa aiutarti a comprendere le cause più profonde di questo disagio e a trovare la soluzione per uscirne. Inoltre prima si richiede aiuto, prima il problema si può risolvere. L’ansia ha il brutto vizio di provocare dei meccanismi di mantenimento che con il tempo diventano sempre più radicati (come evitare di fare qualcosa o andare in qualche posto per via dell’ansia che si potrebbe provare) che finiscono per compromettere la qualità di vita e limitano la quotidianità. Prova a rivolgerti ad un professionista della tua zona, magari utilizzando questo portale, oppure puoi contattare i servizi pubblici di zona come i consultori familiari. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Posso uscire senza farmaci dall'ansia e panico?

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Salve Anna, i farmaci possono aiutare nella fase acuta dei sintomi, ma non aiutano a far scomparire definitivamente il problema. Per poterli abbandonare, sarebbe utile intraprendere un percorso di psicoterapia che la aiuti a comprendere le ragioni più profonde di questa sofferenza. Non so quali siano i problemi familiari che potrebbero ostacolarla in questo, ma per quello economico posso dirle che se ritiene troppo elevati per lei i costi del professionista privato (ricordi comunque che non tutti applicano le stesse tariffe), può rivolgersi al servizio pubblico, ovvero ai consultori familiari o dipartimenti di salute mentale del suo territorio di riferimento, dove le tariffe sono molto ridotte. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

CHIEDOOOO AIUTO!!!!

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Cara Miriam, non so che tipo di farmacoterapia ti abbiano consigliato, ma immagino che possano essere anche antidepressivi, i quali, diversamente dagli ansiolitici che danno un sollievo quasi immediato dai sintomi anche se solamente momentaneo, necessitano di un pò di tempo prima di entrare in circolo e quindi di dare sollievo dall'umor nero. In questo caso ti consiglierei di avere ancora un pò di pazienza, e nel caso ricontattare il medico per modificare il dosaggio. Per quanto riguarda la psicoterapia, che è un passo assolutamente necessario, potrebbe essere andata male per vari motivi, in primis per il fatto che forse i sintomi negativi erano troppo forti e non ti permettevano di avere energie e concentrazione necessarie per seguire tale percorso. Inoltre potresti aver scelto un approccio poco adatto a te, oppure, visto che anche noi terapeuti siamo persone come altre, c'è stato un fallimento nella relazione, un non trovarsi tipico delle relazioni umane. Ti suggerisco vivamente di provare a contattare un nuovo professionista che operi nella tua zona e riprovare a metterti in gioco. un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Come aiutare una persona con disturbi alimentari

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Cara Elisa, prima di tutto informatevi bene che il professionista che segue la tua amica sia anche psicoterapeuta, perchè il sostegno psicologico da solo non è sufficiente in questi casi. E' comunque necessario un pò di tempo prima di uscire dal problema alimentare, specie se sorretto da altri problemi concomitanti, come potrebbe essere quello della scarsa autostima. Certamente avere il sostengo di persone amiche è sempre un'ottima risorsa per la persona in difficoltà. non bisogna però sostituirsi a loro nel fare le cose, ma soltanto spronarle a tirare fuori le proprie potenzialità e garantire che saremo al loro fianco qualsiasi cosa accada. Potresti leggerti qualche libro di auto aiuto per i familiari (e amici) di persone con disturbi alimentari, per comprendere meglio come funziona il disturbo, da cosa è mantenuto e quali sono le modalità più congrue per rispondere ad alcuni comportamenti o atteggiamenti che potrà mettere in atto la tua amica. un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Disturbo istrionico di personalità

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Cara Benedetta, immagino che il titolo del post “disturbo istrionico” sia legato ad un’ auto-diagnosi a cui sei giunta tramite internet o letture. Vorrei consigliarti di non fossilizzarti sulla ricerca di etichette per il tuo disagio, e cercare di comprendere meglio te stessa, i tuoi bisogni e le origini del tuo comportamento attraverso un percorso di terapia personale. Riporti molti elementi che andrebbero approfonditi in un colloquio privato: l’insicurezza, il senso di abbandono, il ruolo dell’estetica, l’ansia del giudizio altrui… Un valido professionista sarà certamente in grado di aiutarti a districare questa matassa di sofferenza interiore. Tieni a mente che la personalità non si fonda esclusivamente su eventi traumatici, ma più in generale si plasma sui vissuti di vita quotidiana, sul tipo di relazioni che si sono instaurate con i propri genitori e con le prime persone importanti. Alcune volte si ha bisogno di un aiuto esterno, appunto da parte dello psicoterapeuta, per riuscire a cogliere aspetti di noi stessi che ci appaiono totalmente senza senso, ma che in realtà una spiegazione ce l’hanno. Non lavoro su Roma, ma se hai bisogno di qualche riferimento puoi contattarmi in privato. Un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi...

COME RIUSCIRE AD AFFRONTARE GLI ESAMI UNIVERSITARI

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Salve Marialaura, come psicologi-psicoterapeuti non siamo abilitati a prescrivere psicofarmaci né a dare suggerimenti adeguati su ciò. Tuttavia mi permetto di consigliarle un percorso alternativo, di tipo psicologico, piuttosto che farmacologico, per poter comprendere meglio le ragioni della sua ansia e per apprendere una modalità più salutare di gestirla. Gli ansiolitici infatti, sebbene aiutino nel momento immediato di difficoltà, non portano benessere a lungo termine e smettono di avere effetto una volta che si abbandonano. Ci pensi su. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Ansia pre-estate

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Cara Safirie, tu che risposta daresti al fatto che in Australia stavi bene e qui no? Cosa c’era di diverso là? E’ qualcosa che puoi ricreare anche qui? Oppure cosa ostacola il ricrearsi della stessa situazione? Penso che molte di queste risposte tu le possa trovare in te stessa, con l’aiuto di un/una terapeuta. Hai pensato di ricontattare la psicologa che ti aveva già seguito? Penso che riprendere il percorso con qualcuno che conosce già parte della tua storia, possa servirti sia per non riprendere tutto daccapo sia per proseguire una conoscenza di te che si era già avviata. Probabilmente avete interrotto la terapia quando si sono visti dei frutti, ma forse sarebbe servito approfondire di più i tuoi vissuti interiori. Hai certamente vissuto un esperienza traumatica e questa potrebbe aver fatto affiorare vulnerabilità che finora erano rimaste nascoste, come la bassa autostima di cui parli, che richiedono un po’ di tempo per poter essere affrontate e risolte. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

fantasmi del passato e dipendenza affettiva?

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Cara Calipso, in qualche modo il passato e le esperienze di vita influenzano sempre ognuno di noi, a seconda di come li abbiamo elaborati e vissuti. Le risposte che cerchi probabilmente sono dentro di te, e potresti provare a scoprirle attraverso un percorso personale, con l’aiuto di uno psicoterapeuta. Certamente stai passando momenti di disagio e di incertezza che non ti permettono di vivere una relazione sentimentale serena; approfondire come ti senti in questa storia, cosa vorresti ci fosse di diverso, cosa pensi che ti freni dal prendere una decisione definitiva, potrebbero essere i primi punti da cui partire nella tua esplorazione. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

SOS timidezza

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Cara Saddy, un supporto psicologico potrebbe aiutarla a scoprire le sue risorse, di cui per niente parla quando si descrive. Potrebbe comprendere che cosa la preoccupa dei rapporti sociali, quali timori più profondi cerca di evitare restando in disparte, o quali capacità sviluppare per poter riuscire a fronteggiare le critiche e a raggiungere il suo obiettivo di maggior socializzazione. Le altre problematiche a cui fa soltanto un breve accenno nella sua richiesta, potrebbero essere in qualche modo legate al suo modo di sentirsi, vedersi e rapportarsi. Potrebbero essere stata l’origine di questa timidezza o la conseguenza, e quindi aver compromesso ulteriormente il suo benessere, o ancora potrebbero semplicemente essere fatti scollegati ma che dal suo punto di vista, ossia ritenendosi poco capace di riuscire a gestire la situazione, si sono ingigantiti e la fanno soffrire più del dovuto. Ovviamente il supporto psicologico più idoneo sarebbe quello diretto, quindi contattando un terapeuta che operi nella sua zona. Virtualmente non ci è possibile offrire un sostegno personalizzato. Per di più, visto il problema principale che riporta, anche la relazione con il terapeuta potrebbe essere per lei un modo per mettersi alla prova e sperimentare una nuova occasione di socializzazione. Ci rifletta su. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

attacchi d'ansia / attacchi di panico

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Cara Tiziana, se gli esami effettuati hanno dato esito negativo, potrebbe trattarsi di un problema a base psicologica. Collo, spalle e schiena sono localizzazioni molto comuni in cui si “manifestano” le emozioni, se non riconosciute ed espresse. La maggior rigidità che ha assunto la sua colonna vertebrale (cosa piuttosto comune soprattutto se si svolgono lavori sedentari o se si fanno gesti ripetitivi e meccanici) può ovviamente causarle del dolore, tuttavia l’ansia che di conseguenza prova spaventandosi o preoccupandosi di ciò non fa altro che aumentare ulteriormente la tensione e la sofferenza. Potrebbe contattare uno psicoterapeuta della sua zona per comprendere meglio che cos’era questo senso di stanchezza e stranezza che sentiva già da un po’ e riconoscere più consapevolmente la situazione che vive o viveva. Potrebbe esserle utile anche apprendere una tecnica di rilassamento per contenere ed alleviare i sintomi della tensione cervicale. Cosa ne pensa? A disposizione per ulteriori informazioni, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Insicurezza, nervosismo, paranoie: cosa fare?

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Buongiorno Vittoria, purtroppo riesce molto difficile darle delle indicazioni precise soltanto sulla base di un poche informazioni sulla sua situazione e persona. Se, come sente, questa insicurezza le sta causando vari disagi e limitazioni alla qualità di vita, ritengo che la cosa più opportuna da fare sia intraprendere un percorso di terapia, in modo da poter cogliere le varie sfaccettature del suo problema, ipotizzarne un origine e sviluppare metodi adatti a lei per superarlo. Sembra inoltre che si stiano creando dei “circoli viziosi”, tipici del prolungarsi di una sofferenza, come ad esempio il fatto che la poca stima in sé la porta a rinunciare a progetti futuri e ad azioni che vorrebbe intraprendere e ciò non fa altro che aumentare il suo malessere, piuttosto che proteggerla da eventuali fallimenti reali. sarebbe bene spezzare questi meccanismi prima che mettano radici profonde e causino ulteriori problematiche. Che ne pensa rispetto al fatto di parlare di persona con un terapeuta? Era un opzione che teneva già a mente? Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi...

Problemi col cibo, non so a chi rivolgermi

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Cara Milli, non mi è molto chiaro il perché la tua alimentazione sia limitata a poche cose e poche quantità. Una tua scelta, o a causa di problemi specifici di salute/intolleranze ecc..? La perdita di questi 5 kg ti ha portato sottopeso o sei normopeso? Con il tuo corpo che rapporto hai? Penso che potresti rivolgerti ad uno psicoterapeuta della tua zona, che ti aiuti a comprendere le origini di questo problema e le possibili soluzioni appropriate alla tua persona. L’approccio cognitivo comportamentale sta dando degli ottimi risultati con questo tipo di situazioni difficili. Quando si hanno problemi con l’alimentazione è bene consultare anche un esperto nel ramo della nutrizione, in modo che sappia consigliarti la modalità più idonea di alimentarti. Potresti usare questo sito per trovare il professionista che più ti ispira fiducia, della tua zona. Non sarai costretta a rivelare il tuo problema specifico ai tuoi genitori, se non vorrai farlo. Ma se sono loro che eventualmente speseranno dei colloqui, penso che potresti fargli capire che hai bisogno di comprendere alcune cose di te stessa. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

la timidezza fa scappare gli uomini?

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Cara Angy, alcune volte la timidezza e la poca sicurezza in sè possono far apparire più goffi e maldestri di quanto in realtà si è. L'ansia e il timore di essere giudicati male e non apprezzati ci fa agire e mettere in atto certi comportamenti che a noi sembrano di "protezione" e cautela, ma dall'esterno possono apparire "bizzarri" oppure di freddezza, di non interesse, per cui non si riceva in cambio quello che si andava cercando. Certamente bisogna mettere in conto che non si può sempre piacere a tutti, ma acquisire un pò di autostima non fa mai male! Potresti rivolgerti di persona ad uno psicologo per rafforzare le tue insicurezze e comprendere come poterti relazionare più serenamente agli altri. un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Nella vita vince chi fugge?

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Salve Carolina, la prima impressione è che tu sia piuttosto consapevole di te, di come le vicende passate possono averti influenzato nella crescita, e di quello che si potrebbe fare per uscire da questo circolo vizioso di fuga-evitamento-solitudine-malessere interiore.. ovvero intraprendere un percorso psicologico che possa rafforzare la tue capacità interpersonali, la gestione dei conflitti e il rispetto dei tuoi diritti personali. La solitudine non è brutta cosa, spesso serve per conoscersi meglio e forse tu sei riuscita a trarne questo profitto, ma siamo animali sociali e abbiamo bisogno degli altri per arricchire la nostra vita. Sei ancora giovane e in tempo per aprirti ad un futuro più sereno e ricco di esperienze positive. Che ne pensi dei percorsi psicologici.. avevi concretamente pensato alla possibilità di iniziarne uno? Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi...

Vivere fuori dalle convenzioni è sempre sbagliato?

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Cara GlJane, ritengo che ognuno sia libero di vivere la propria vita come meglio crede, tenendo sempre conto del rispetto e della libertà altrui. Come dire, finché nessuno si “fa male” non ci sono delle norme imposte da seguire! Forse questa incostanza dà l’impressione a chi ti vuole bene che tu non sia felice e che il non riuscire a trovare la persona giusta per te possa essere fonte di sofferenza. Il punto sta nel comprendere se anche tu avverti una sorta di disagio nello “stancarti” rapidamente dei tuoi partner, se vorresti acquisire maggior consapevolezza di cosa non ti soddisfa nei rapporti e quindi capire più nel profondo cosa stai cercando nell’altro, di che cosa hai bisogno. Ricorda che non è necessario essere affetti da specifiche patologie psicologiche per chiedere una consulenza, qualora nel tempo dovessi sentirne il bisogno. Alcune volte semplicemente ci sentiamo un po’ persi e dobbiamo capire come riprendere in mano la vita e una direzione. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Inadeguatezza e disturbi alimentari

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Cara Claudia, credo che ognuno di noi possa offrirti uno spazio d’ascolto, e forse questo ti aiuterebbe ad aprirti maggiormente e a non temere il confronto diretto con il tuo problema. Tuttavia ritengo che soltanto una seria motivazione al cambiamento e ad intraprendere attivamente un percorso psicologico alla scoperta di te stessa, delle cause che possono aver innescato questa condizione e ai fattori che ora continuano a mantenerla, possa efficacemente aiutarti a riprendere in mano la tua vita, la tua salute fisica, la tua vitalità e i tuoi affetti importanti. Se vuoi puoi scrivermi, non opero nella tua zona ma forse posso esserti d’aiuto ad inquadrare meglio la tua situazione. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Depressione e abbuffate

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Caro Alberto, dalle tue parole traspare una certa consapevolezza di te e della situazione che stai vivendo ed affrontando. Il fatto che tu sia cosciente che il cibo sia un mezzo per compensare ed appagare emozioni spiacevoli, legate ad episodi della tua vita quotidiana ci dice già tanto. Certamente sarà necessario recuperare un’alimentazione equilibrata, in vista soprattutto del mantenimento della salute fisica, tuttavia il nucleo centrale sta nel modificare il modo in cui vivi e senti gli eventi che hai citato (scuola, interrogazioni, rapporto con gli amici). Per fare ciò, per scoprire te stesso, conoscere le tue potenzialità, le tue risorse e anche i tuoi limiti (quelli reali, che tutti hanno), sarebbe adeguato un percorso psicologico. Hai considerato l'idea di contattare un terapeuta della tua zona per poter avere uno spazio in cui sentirti libero di aprirti e analizzare la tua situazione? un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

nausea psicologica

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Cara Giuli, occorrerebbe avere molte più informazioni per comprendere bene quello che le sta succedendo. Come mai fa subito riferimento alla sua storia? E’ perché questa cosa accade solo quando è con il suo fidanzato? Quando fuma in altre occasioni non le succede? E se non fuma.. le capita lo stesso di avere qualche sensazione strana? Potrebbe esporre in maniera più dettagliata la sua situazione e la sua preoccupazione ad un terapeuta della zona, in modo che assieme possiate indagare le cause di questo malessere e cercare di percorrere la strada più idonea. A disposizione per ulteriori informazioni, dott.ssa Chiara Francesconi...

non capisco cosa ho di sbagliato

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Cara Chiara, dalle tue parole traspare la forte motivazione a ricercare un soluzione per uscire dai circoli viziosi di ansia e tristezza, che probabilmente sono presenti già da un po’ di tempo e causano sofferenza. Il cambiamento è quasi sempre possibile, ma prima di “agire” è necessario comprendere che cosa ha scatenato e che cosa mantiene questi aspetti, e quindi prendere maggior consapevolezza di te, delle tue risorse e dei tuoi limiti (quelli che tutti abbiamo). Alcune volte non si tratta soltanto di modificare e smussare alcuni aspetti della nostra personalità ma anche di cambiare e adattare alle nostre esigenze l’ambiente circostante (inteso anche come ambiente sociale o amicale). Ti consiglierei di rivolgerti ad un terapeuta della tua zona, magari di approccio cognitivo comportamentale, un ramo che ben si adatta alla risoluzione degli stati ansiosi e allo sviluppo di maggior autostima e capacità interpersonali. A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

La poca autostima mi rende insignificante

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Cara Fire, dalle tue parole emerge una certa consapevolezza di te e dei tuoi meccanismi che probabilmente contribuiscono a mantenere l’isolamento e la distanza dagli altri. Si, esistono altre persone che non sono in grado di apprezzarsi e che finiscono anch’essi intrappolati da questi circoli viziosi. Molte di queste persone riescono però ad abbattere i loro muri con un percorso psicologico che li aiuta a comprendere come si sia creata questa sensazione di “insignificanza” e come lasciarla andare via, arricchendo la vita di altre sensazioni ed emozioni. Il poco amore che provi nei tuoi riguardi ti porta a non aspettarti nulla, non chiedere, non far valere i tuoi bisogni, che con tutta probabilità hanno invece la loro ragione di esistere e di voler essere soddisfatti ed appagati. Sei ancora molto giovane, e questo mi porta ulteriormente a consigliarti di affidarti ad un terapeuta che ti affianchi e ti sostenga nella ricerca di te stessa. Così come ti sei data l’opportunità di scrivere in questo spazio, facendo una cosa buona per il tuo benessere, prova a fare un secondo passo, intraprendendo un vero e proprio percorso. Non c’è modo migliore per iniziare a volersi bene. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi...

Io e la mia insonnia

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Salve Luke, dopo vari tentativi sul versante "medico- farmacologico", io le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico. La terapia cognitivo comportamentale ad esempio ha sviluppato dei trattamenti psicoterapeutici efficaci per ripristinare un corretto equilibrio sonno-veglia. In base a ciò che riporta, questa sensazione di mancata "disattivazione" e continua attivazione potrebbe essere affievolita attraverso un percorso che la aiuti a gestire meglio pensieri e sintomi d'ansia e iper-attivazione. A disposizione per ulteriori informazioni, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Disturbo alimentare?

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Cara MrTombourine, non è necessario rispecchiare a pieno delle etichette diagnostiche per chiedere aiuto. Ciò che conta è aver preso consapevolezza che alcuni comportamenti agiti e pensieri ricorrenti influenzano e compromettono la quotidianità e lo sviluppo di una ragazza ancora così giovane e attiva. Ti consiglierei di rivolgerti il prima possibile ad uno psicoterapeuta che operi nella tua zona, possibilmente con un'esperienza specifica nel trattamento di queste problematiche. Il rischio maggiore di queste situazione è che hanno a che fare direttamente con la salute, l'alimentazione e l'energia fisica e possono diventare seriamente invalidanti. Affidati ad un esperto e potrete comprendere assieme come uscire da questo tunnel e anche cosa lo ha provocato e dato origine. A disposizione per ulteriori approfondimenti, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Stress sportivo di mio figlio

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Salve Mirko, io le consiglierei di contattare uno psicologo dello sport che operi sul suo territorio. Sono professionisti specializzati per aiutare e migliorare il rapporto con lo sport e la gestione delle emozioni durante allenamenti e gare. Spesso vengono proposti ai ragazzi come ulteriori "coach" o allenatori, però di capacità mentali. E propongono percorsi brevi (non si tratta di psicoterapie!). La sua regione credo disponga di diversi professionisti specializzati. Se vuole può ricontattarmi per ulteriori informazioni, un saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Utilizzo Sereupin

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Salve Davide, a me viene da porle un’altra domanda… come mai vorrebbe dipendere da un farmaco a vita? Come ha potuto notare i farmaci ansiolitici producono effetti soltanto finché li si assume (e spesso, con il procedere del tempo, sono necessari dosaggi sempre maggiori) dopo di che l’ansia ritorna. Questo perché l’ansia non è di base un problema fisiologico ma bensì di natura mentale. Se ho paura di un mostro posso prendere un farmaco che mi freni i sintomi ansiosi, non facendomi sentire il batticuore, il respiro corto, le vertigini o qualsiasi altro sintomo d’ansia e consentendomi di procedere nella mia vita ignorando il mostro, come se non mi mettesse paura, ma dentro di me il terrore del mostro resta. Senza il farmaco io ho paura di affrontarlo. Per capire come mai si hanno questi timori (così come qualsiasi altra preoccupazione, più o meno consapevole che sia) e come gestirli è necessario un percorso di psicoterapia. Soltanto così si potrà affrontare “il mostro” senza farmaci e soltanto con le proprie risorse interne. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

psicologo bulimia

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Buongiorno Natalia, per alcune situazioni offro la possibilità di consulenza online. Solitamente dopo un paio di colloqui iniziali si decide assieme se la terapia a distanza può funzionare o no, in base alle difficoltà individuali riportate. Se vuole avere maggiori informazioni può scrivermi alla mail personale che trova nella mia scheda. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi...

Cosa farò da "grande"?

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Buongiorno Giorgia, non vedo arroganza nelle tue parole, quanto invece una buona dose di frustrazione e scoraggiamento. Non mi è chiaro se al secondo tentativo, sei stata ammessa a Veterinaria o se invece hai ripiegato su un corso diverso che non senti tuo. In ogni caso, mi sento di dirti ciò che costituisce anche il principio base della terapia cognitiva: non esiste mai un unico modo di vedere le cose. La strategia per superare alcune difficoltà è quella di modificare il proprio punto di vista, andandone ad adottare uno più proficuo per il benessere. In questo momento, giudicando la sconfitta al test un enorme fallimento e sviluppando i pensieri svalutanti e “depressivi” del tipo “se non sono riuscita in questo come farò con altre sfide di vita?” il risultato non è dei più positivi, in quanto comporta ritiro, voglia di lasciar perdere, sfiducia nel futuro, e di conseguenza allontana soltanto il desiderio e la reale possibilità di diventare una veterinaria. Nessuno sa se questo ragionamento è fondato o meno, ciò che sicuramente procura è ulteriore sofferenza. Perché non darsi la chance di pensare che sia stata colpa di tanti fattori messi assieme, tra cui anche la fortuna, la valutazione soggettiva dei professioni e ritentare o farsi forza con altri elementi positivi sicuramente presenti in te, che possono comunque farti diventare un bravo medico (ad esempio l’ascolto, l’empatia..)? Cosa può comportare di negativo l’adottare una spiegazione differente? Stai diventando una giovane donna ed è bene che tu riesca ad avere una maggior consapevolezza di te, dei tuoi punti di forza e anche di quelli deboli, per poter affrontare al meglio la vita. A disposizione per ulteriori informazioni, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Come uscire da questa difficile situazione...?

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Cara utente, probabilmente la dolorosa perdita subita è ancora molto forte in lei, e non è stata sufficientemente elaborata. Anche ciò che sta avvenendo nella sua relazione sembra farla soffrire molto e peggiorare il suo senso di solitudine e mancanza di comprensione e sostegno. Ancor più comprensibile che si senta sola e spaesata ritrovandosi effettivamente distante dal suo mondo. Non so se nel paese in cui risiede ora (immagino sia all'estero visti i km di distanza citati) può trovare dei servizi psicologici di sostegno ed ascolto. Nel qual caso sarebbe opportuno che facesse riferimento a questi, per poter avere un momento tutto suo, di libero sfogo e di ricezione di ascolto. In altro caso, potrebbe decidere di contattare un terapeuta che faccia consulenze online (ad es. su questo sito siamo in diversi ad offrire questo servizio, me compresa). Probabilmente il pc manca un po' di contatto umano, che per lei sarebbe importante, ma potrebbe comunque essere un mezzo per attenuare la sua sofferenza e comprendere come reagire e/o migliorare la sua relazione attuale o altre aree della sua vita. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Perché mi sembra tutto così difficile?

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Cara Charlie, dalle tue parole traspare tutta la frustrazione e la tristezza che possono accompagnare le sensazioni di inadeguatezza, inferiorità e mancanza di risorse, e forse anche perdita di speranza e arrendevolezza. Solitamente i percorsi psicologici per bambini e giovanissimi ragazzi sono diversi da quelli per adulti. Negli anni dell'adolescenza di forma la nostra personalità e il nostro carattere, e prima di allora è difficile intervenire in qualche modo su di essi, mentre ci si focalizza più sulla gestione di un'emozione o eliminazione di un sintomo. Essendo ancora una giovanissima ragazza, con una vita davanti e tante occasioni per crearti una tua serenità, ti consiglierei di contattare un/a nuovo terapeuta (probabilmente chi ti ha seguito anni fa era specializzato in età evolutiva e potrebbe non essere adatto al momento attuale) per poter apprendere da cosa deriva questa scarsa stima di te, come poterla superare e come affrontare le nuove sfide di vita che ti si propongono (come quella dell'ultimo anno di liceo). A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

si piò cadere in depressione a 18 anni?

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Cara Marimari, l’apatia, l’ansia e i pensieri negativi, purtroppo, possono arrivare ad ogni età, e l’adolescenza che stai attraversando è una delle età più caotiche e turbolente e spesso ricca di queste forti emozioni. Sembri essere consapevole del disagio che sperimenti e delle ripercussioni negative che può avere sulla tua vita, come l’allontanamento di amici, il rendimento scolastico, la passione per lo sport e la salute fisica. L’essere umano non è mai mosso da qualcosa di casuale, è sempre possibile ricercare le motivazioni (spesso pensieri che ci sono passati per la testa così velocemente da non averli colti consapevolmente) che hanno finito per innescare questo processo di disinteresse, chiusura e senso di vuoto interiore. Alcune sedute di consulenza psicologica potrebbero esserti utili per fare chiarezza dentro di te e riscoprire le tue risorse e doti. Puoi cercare direttamente tramite questo sito dei terapeuti che ricevano nella tua zona oppure rivolgerti ai consultori familiari del servizio pubblico di riferimento. Ciò che stai attraversando potrebbe essere un periodo transitorio oppure esacerbarsi e diventare compromettente per il futuro; non sottovalutarlo. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

depressione o no?

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Buongiorno Roby, penso che più che il medico generico possa servirle una consulenza psicologica per comprendere se effettivamente ci sono situazioni di vita che le causano particolari pensieri o timori di base non ancora emersi pienamente. Non so perché il suo medico le abbia detto quelle parole.. credo fosse solo una modalità per dirle di non trascurare l’ansia, poiché essa può diventare dilagante, cioè estendersi a tante situazioni e portare ad evitamenti (ad es. non frequentare più un luogo o non fare più delle cose poiché si ha paura di avere i sintomi d’ansia) che possono poi comportare una riduzione della qualità della vita, e quindi in quel caso si può sviluppare, come sintomo secondario, uno stato depressivo, in quanto le persone finiscono per demoralizzarsi del fatto di non riuscire a combattere le proprie paure. Certamente la nostra mente è un mezzo molto potente e non dobbiamo farci trascinare troppo dai pensieri, che si vanno formando spontaneamente (e non per questo sono pericolosi, nocivi o cattivi), perché si può cadere in circoli viziosi in cui si finisce per credere realmente a ciò che ci è passato per la testa! Se è della mia zona sono disponibile per chiarirle altri dubbi e per cercare di far chiarezza in ciò che sta vivendo. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Gelosia

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Buongiorno Teresa. credo che sarebbe opportuno, per la relazione attuale, e soprattutto per te stessa e il tuo futuro, che tu esplorassi meglio in un percorso di psicoterapia questa insicurezza e fonte di gelosia. Sembra che tutto sia radicato attorno al concetto di “bellezza”, dimenticando che si è attratti dalle persone da molti e svariati motivi. Sei ancora giovanissima e ci sta tutto che ruoti ancora tutto attorno ad un ideale estetico, tuttavia nel corso del tempo è necessario acquisire modalità più interiori e profonde di confrontarsi con gli altri e su cui costruire la propria autostima. Forse è la stessa poca fiducia in te e nelle tue doti e capacità che non ti fa valorizzare esteticamente, o in altri modi. Potrebbe essere un passo importante per un benessere futuro. a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto. dott.ssa Chiara Francesconi...

Egosintonico e egodistonico. Qualche informazione?

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Salve Gloria, l'egodistonia non è una caratteristica a sè stante di una persona (non è un aggettivo con cui descrivere se stessi), piuttosto si può definire egodistonico un comportamento o idea che non è il linea con i propri valori, principi o che causa disagio o malessere psicologico. Non esistono a priori azioni o idee egodistoniche, esse lo diventano in relazione a come le vive l'individuo. Ad es. alcune persone sono introverse, ma non tutte vivono male questo aspetto di sè. Quando iniziano a soffrire del fatto che non riescono a fare facilmente amicizia o non riescono a conquistare un partner che desiderano, allora possono iniziare a manifestare egodistonia e quindi ricorrere allo psicoterapeuta per comprendere come modificare questo aspetto del carattere che stà cozzando con i propri scopi di vita (quello di relazionarsi con più persone ad es.). Nel suo caso, dovrebbe quindi ricondurre a cosa si riferiva il suo terapeuta con questo aggettivo, quali sono le cose che la stanno facendo soffrire e per cui si mostra ambivalente.. ad es. da un lato sente una pulsione sessuale e dall'altro vorrebbe rispettare insegnamenti che glielo vietano? La risposta che cerca (come fare a trovare equilibrio tra le due cose) la troverà proprio con il percorso terapeutico e scoprendo cosa effettivamente si cela dietro questa ambivalenza. un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Mi sento depressa

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Salve Cuky, dalle sue parole traspare tutta la sofferenza che sta passando e lo smarrimento e confusione che prova. Tuttavia il solo elenco di sintomi e sensazioni da lei sperimentate non è purtroppo sufficiente a comprendere cosa e perché si manifestano questi turbinii di pensieri ed emozioni. Per ottenere una risposta che le possa essere più chiara e che le consenta di comprendere come riprendere in mano la sua vita e le sue emozioni quello che le consiglio è un percorso psicoterapeutico. Se vuole mi rendo disponibile per darle ulteriori informazioni sui miei servizi di consulenza e psicoterapia o sui servizi pubblici che può trovare in zona. Può contattarmi ai recapiti indicati nella mia scheda. Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

ho bisogno di aiuto

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Cara Diletta, purtroppo nessuno può sapere come proseguirà la vostra relazione, se proseguirà e cosa passa per la mente del tuo partner. Quello su cui però è possibile soffermarsi a ragionare e comprendere è come ti senti tu in questa situazione. Cos’è che ti fa stare male? E in che modo ti fa soffrire.. ansia? Paura? Rabbia? Tristezza? Sensi di colpa? Come vedi ci possono essere tantissime emozioni che ci portano a restare ancorati in situazioni di instabilità.. in cui restiamo solo in attesa della mossa altrui. mentre in realtà possiamo prendere in mano la nostra vita ed iniziare a diventarne attori attivi. Dal momento che sei ormai una giovane donna potrebbe esserti utile un breve percorso psicologico per comprendere meglio te stessa e il tuo modo di relazionarti e stabilire legami, le tue prospettive future ed eventuali dubbi ed incertezze sui rapporti sentimentali e di coppia. Resto a disposizione per ulteriori informazioni. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi...

Sintomi ansia

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Gentile utente, la modalità con cui descrive questi sintomi fanno fortemente propendere per un problema d'ansia, specialmente il fatto che non pensandoci o nel momento di distensione (il sonno) non avverte nulla, mentre i sintomi compaiono quando si mette a monitorare il suo corpo. Anche l'ansia tuttavia non è un sintomo da sottovalutare: anzi! E' un'emozione molto importante da tenere in considerazione poiché ci sta avvisando che c'è qualcosa che non ci fa vivere sereni e tranquilli. Le consiglierei di contattare uno psicoterapeuta della sua zona per esplorare meglio cosa può esserci sotto tale stato ansioso e ovviamente anche come gestirlo e differenziarlo da altri sintomi medici. Se non l'avesse già fatto, le avrei suggerito comunque un check up tanto per non tralasciare nulla, ma credo che il suo medico l'abbia già potuta rassicurare da questo versante. a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Non riesco a venirne fuori

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Buongiorno Sabrinuccia, la nostra mente e il nostro corpo sono fortemente correlati tra loro: nella maggior parte dei casi non basta conoscere le regole alimentari più idonee a se stessi rivolgendosi alla parte medico-nutrizionale (cosa comunque importante e necessaria per non incorrere in diete fai da te spesso molto dannose), ma occorre anche trovare un buon approccio ed equilibrio mentale, con il sostegno psicologico e l'aiuto psicoterapeutico. Il cibo e l'emotività causano spirali e circoli viziosi difficili da spezzare se non ne si conoscono bene le cause e gli effetti. E' piuttosto naturale ricorrere alle abbuffate quando si è tristi, arrabbiati o ansiosi (anche se magari si è proprio giù di morale per via di peso o aspetto corporeo!), poiché il cibo contiene sostanze in grado di ridarci il buonumore e il benessere (anche se solo momentaneo, ma l'essere umano è portato a ricercare la felicità immediata piuttosto che quella a lungo termine, quando è in preda a forti emozioni o pensieri negativi). Personalmente le suggerirei di rivolgersi ad un terapeuta della sua zona, preferibilmente con un'esperienza nel trattamento dell'alimentazione incontrollata e del sovrappeso. In questo modo potrà darsi l'occasione di sperimentare una maggior consapevolezza di sè, delle sue emozioni e della gestione delle stesse, in rapporto all'alimentazione. a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Non ce la faccio più?!

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Ciao Rose, da quello che scrivi mi sembra di capire che tu sia ancora una giovane studentessa minorenne, giusto? L’adolescenza è un periodo molto turbolento, dal punto di vista fisiologico, sociale ed emotivo. Alcuni momenti passano spontaneamente, altri no. Hanno bisogno di essere compresi a fondo e analizzati meglio, è necessario conoscere meglio se stessi per potersi costruire un futuro più roseo o propositivo. Quello che noto, alimentazione ristretta o meno, è il disagio che stai passando nel relazionarti al mondo, da tua mamma alle tue compagne, al godere della quotidianità. Penso che comprendere meglio i pensieri e le emozioni che ti passano per la testa, e il tuo modo di viverli e gestirli, sia la componente fondamentale per poter recuperare la serenità. Potresti proporre tu alla tua mamma di prenotare un colloquio con uno psicologo della tua zona, così che lei sarebbe contenta e rasserenata dal sapere che hai una guida esterna, e tu potresti sfruttare gli incontri per capire meglio cosa non ti fa stare bene e come gestire le attuali difficoltà che incontri. Forse la tua mamma è spaventata dall’alimentazione, ma anche l'ansia e la tristezza che tu provi alle volte possono diventare brutte bestie.. e io ti consiglierei di iniziare proprio da li. A disposizione per altre informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Soffro di un disturbo dell'alimentazione?

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Cara Lucia, probabilmente come tu stessa hai notato, questo disagio che vivi attualmente con l’alimentazione potrebbe essere correlato ad altri aspetti della tua vita (come i rapporti familiari, sociali o cambiamenti nella quotidianità) che stai vivendo con qualche insofferenza.. Spesso il cibo diventa il mezzo più “comodo e facile” da gestire, che può dare un senso di controllo, autonomia, presa di decisione della propria vita. Può essere un mezzo per dimostrare di essere in grado di essere responsabili, di sapersi regolare, di essere bravi e diligenti. Così come un mezzo per sentirsi più sicuri di sé, a posto con se stessi. Tutto ciò non toglie però che restino degli aspetti di vita irrisolti e che in tale modo vengono solo “accantonati”. Posso consigliarti di rivolgerti ad uno psicoterapeuta nel breve tempo, in modo da poter comprendere cosa sta succedendo prima che si inneschino brutti circoli viziosi che possono peggiorare e prolungare “l’uscita dal tunnel”. Se sei ancora minorenne sarà necessario il consenso dei tuoi genitori, ma ci sarà massima privacy sui contenuti affrontati nei colloqui. Resto a disposizione per maggiori informazioni, un caro saluto. Dott.ssa Chiara Francesconi...

Conforto nel cibo

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Salve Susi, attualmente la terapia cognitivo comportamentale offre buoni ed efficaci percorsi psicologici per affrontare le abbuffate e le problematiche alimentari. Solitamente alla base del cattivo rapporto con il cibo e/o il proprio corpo vi sono altre vulnerabilità che riguardano una bassa autostima, difficoltà interpersonali, difficoltà nella gestione delle emozioni.. nel percorso non ci si concentra quindi soltanto sulla gestione degli "sgarri" e dell rispetto di una sana alimentazione, quanto piuttosto sulla comprensione più profonda di cosa spinge alla ricerca di cibo, come mezzo per "placare" quale stato d'animo e come poter attivare risorse differenti per affrontare le difficoltà di vita. Le consiglierei quindi di rivolgersi ad un terapeuta della sua zona che si occupi di tale tematica, certamente riuscirà a comprendere meglio se stessa e a dare un significato a ciò che le accade. A disposizione per maggiori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Non capire se stessi.. ho paura a stare sola

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Cara Federica, come esseri umani abbiamo tutti dei doveri da rispettare e dei diritti da esercitare e difendere, ciò avviene anche in ambito emotivo e psicologico. Dovrebbe essere un dovere non fare del male (anche emotivamente) ad altri in maniera intenzionale e deliberata (e non credo che il tuo tradimento fosse guidato principalmente dal voler ferire il tuo ex, quanto piuttosto da un tuo desiderio di novità e scoperta, che tra l’altro è piuttosto sano a 20 anni!). Al contempo è invece molto importante sapersi perdonare, e concedersi il diritto (diritto che abbiamo tutti!) di sbagliare, commettere errori, tornare sui nostri passi, cambiare idea. E’ vero, alcune volte facciamo scelte che possono finire per ferire o nuocere ad altre persone, ed è nostro dovere prenderci la responsabilità di saper gestire (ed incassare!) eventuali accuse e rimproveri (perché non abbiamo il diritto di essere perdonati da tutti!), ma non per questo dobbiamo sentirci sbagliati o cattivi come persone: stavamo soltanto seguendo un bisogno e desiderio personale (tra l’altro nemmeno “transitorio”, dal momento che sembra essersi stabilita una nuova relazione con questo nuovo ragazzo). Credo che un percorso psicologico possa esserti d’aiuto nel comprendere come gestire le contrastanti emozioni che stai provando e anche a far luce sull’altro dubbio, che considererei ancor più rilevante per il tuo benessere e future relazioni… ”ho paura a stare da sola?”. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi...

Abbuffate

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Ciao Sara, dalle tue parole traspare tutto il senso di smarrimento e angoscia che stai provando. Probabilmente questi attacchi di fame nervosa, così come gli attacchi di ansia, sono legati ad una disregolazione nella gestione delle emozioni e di vari eventi o situazioni di vita che in questo periodo stai affrontando, forse in un modo diverso da ciò che vorresti.. In alcuni comuni italiani anche il servizio pubblico offre dei buoni percorsi di sostegno per problematiche alimentare.. potresti provare a sentire se anche nella tua zona di residenza c'è qualcuno che ne se occupa. il costo sarebbe molto ridotto rispetto alla terapia privata. In alternativa posso dirti che offro consulenze online, che seppur non pari alle sedute in studio, possono offrire un'iniziale fonte di sostegno e spunto di riflessione su se stessi. Mi occupo spesso di queste tematiche e al momento la terapia cognitivo comportamentale offre buoni risultati. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Il cibo è la mia consolazione

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Cara Veronica, ciò che per lo più accomuna e si "nasconde" dietro ai problemi alimentari e legati all'alimentazione è proprio questo.. il cibo (sotto forma di voglia di controllarlo, limitarlo o ingerirlo in maniera eccessiva) diventa un mezzo per "distrarsi, allontanarsi" da altre problematiche di vita o interiori che non si riescono ad affrontare in altro modo; alle volte è uno strumento per sentirsi padroni e capaci di gestire qualcosa, altre una via di regolazione e attenuazione di forti stati emotivi che sembrano intollerabili o indesiderabili. Il primo punto non è quindi quello di riuscire a rapportarsi al cibo in maniera equilibrata.. ad esempio seguendo una dieta o tramite "rimedi della nonna" come non riempendo la credenza di cibo spazzatura, così da non essere tentate.. ma soprattutto quello di sviluppare una buona capacità di gestire le proprie emozioni, i conflitti interni ed esterni, le difficoltà di vita, familiari e sociali che continuamente si presenteranno nella vita. Un buon percorso psicologico potrebbe esserle di grande aiuto nel conoscere meglio se stessa e rafforzare o apprendere strategie e capacità di autogestione emotiva. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa Cognitivo Comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Non riesco a venire ...

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Cara Giovanna, è piuttosto comune non raggiungere il pieno piacere nei primi rapporti sessuali, non a causa di disfunzioni (psicologiche o fisiologiche) quanto sopratutto per una mancanza di conoscenza con il proprio corpo, con il corpo del partner e con i rispettivi desideri e bisogni. Prima di ricorrere ad internet ed alle etichette, spesso scorrette, ti consiglierei di aspettare un po' di tempo, cercare di vivere la relazione nella maniera più aperta e comunicativa possibile, parlando con il tuo compagno di cosa provi, se senti dei timori, delle ansie, o di cosa vorresti.. insomma, della vostra intimità. Si pensa che l'atto sessuale sia solo "pratico" e qualcosa "da fare" mentre invece per raggiungere la piena intimità conta molto anche la "teoria", il parlarne, il confronto, l'apertura con l'altro. Se poi dovessi notare che in effetti sei bloccata da qualcosa, intimorita o altro, allora un consulto psicologico potrebbe esserti d'aiuto nell'acquisire più fiducia in te, nell'ascolto del tuo corpo e della tua sessualità. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Attacchi di panico HELP ME!!

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Cara Marzia, l'ansia può scatenare brutti circoli viziosi che vanno espandendosi, finendo per compromettere il benessere di vita sotto vari aspetti, aggiungendo così all'ansia anche cali d'umore, tristezza, rabbia. La tua prima richiesta, piuttosto comprensibile direi, sembra essere quella di scacciare via questo timore costante, questa paura della paura!.. un percorso psicologico sicuramente ti aiuterebbe a gestire le emozioni, ansia compresa e a non averne più paura. Tuttavia sarebbe anche importante apprendere l'ascolto di tali emozioni, poiché l'ansia è spesso un segnale che il nostro corpo e la nostra mente ci inviano, per farci riflettere su qualcosa che non va nella nostra vita attuale, qualcosa che causa insoddisfazione, dubbio, preoccupazione.. insomma, oltre che riuscire a fare le cose con la serenità di un tempo, sarebbe essenziale comprendere anche il perché sono comparsi questi attacchi di panico e che significato possono avere nella tua vita. Hai mai pensato di contattare un terapeuta della tua zona, per approfondire questo problema? Questo portale potrebbe aiutarti nella ricerca. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi Psicologa, specializzanda in psicoterapia cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Anoressia?

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Cara Anna, difficile poter scovare le cause di questo malessere da una sola presentazione, tuttavia sono bastate queste poche righe per far trasparire tutta la sofferenza e il senso di smarrimento, confusione e ambivalenza che stai passando e affrontando. Probabilmente la cosa migliore sarebbe intraprendere un percorso terapeutico per comprendere, con la guida di un esperto, i nodi focali che hanno dato origine e che ora mantengono questi comportamenti ed emozioni. L'approccio cognitivo comportamentale risulta molto efficace nel contrastare le problematiche alimentari, dando fin dagli inizi la sensazione di poter controllare e gestire se stessi, ma in maniera più sana ed equilibrata. Potresti scoprire ad esempio che molte delle spiacevoli sensazioni che stai attualmente provando, come la perdita di piacere nel fare le cose, l'isolamento, e la scarsa presa di decisione, potrebbero essere effetti conseguenti al dimagrimento eccessivo e dei mutamenti fisiologici. E' molto comune l'oscillamento tra il voler stare meglio (e quindi mangiare più salutare e regolare) e il voler raggiungere un obiettivo (che dà quindi sensazione di controllo, autonomia, autostima). Ed in terapia si lavora proprio sul strutturare nuovi obiettivi da raggiungere, per sviluppare o mantenere una buona stima di sè e senso di efficacia personale, impostando scopi alternativi (e più ampi) rispetto a quelli alimentari. D'altronde spesso il cibo diventa un mezzo per colmare altri vuoti, o mancanze interiori, ed è uno strumento molto "facile" da autogestire, al contrario delle relazioni e di ciò che avviene nella quotidianità, da cui possiamo sentirci più sopraffatti o impotenti. Si tratta di ristabilire un equilibrio generale. Dal momento che parli di una mamma presente e preoccupata, penso che parlandone con lei, possiate trovare una figura esperta della vostra zona che ti aiuti a ritrovare la serenità. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto. Dott.ssa Chiara Francesconi. Psicologa specializzanda in psicoterapia cognitivo comportamentale. www.chiarafrancesconi.it...

Paura dell'acqua alta

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Buongiorno Sara, di primo impatto mi verrebbe da chiederle come mai prosegue con la piscina, nonostante le proteste e la paura di suo figlio? Non c’è la possibilità di fare attività alternative? Avete mai parlato assieme di quale sport vorrebbe praticare, di cosa gli piace fare? Probabilmente il comportamento e il timore di suo figlio è legato a qualche timore più profondo, oppure semplicemente ci sono preoccupazioni che ricollega all’ambiente della piscina, magari qualcosa lo ha impressionato o gli ha lasciato un brutto ricordo.. Restare sul livello consapevole e con una visione da adulti che non c’è nulla da temere, non rassicura e non fa sentire compreso suo figlio.. Ogni emozione ha senso di esistere e di essere espressa ed ascoltata. Spingendolo a fare una cosa che non sente confortevole e piacevole non migliorerà le cose, e potrebbe incrementare le ansie del suo bambino.. ad esempio potrebbero insorgere in lui dilemmi tra il far contenta e orgogliosa di lui la mamma e il provare una forte ansia nel fare qualcosa. Supererà questa paura se si sentirà ascoltato nei suoi bisogni e necessità, che in questo momento potrebbero essere proprio quelle di accettare la sua paura, piuttosto che minimizzarla. Fermatevi a parlarne insieme, e magari trovate soluzioni alternative, anche nel modo di affrontare la piscina.. potreste ad esempio provare ad andare in acqua assieme.. giocare insieme nella vasca.. provate a parlare di cosa può succedere nella piscina “grande”.. cosa fa paura? Se non riesce a spiegarlo a parole, potreste fare dei disegni sulla piscina.. o costruirci delle storie sopra.. Insomma tanto dialogo e ascolto..il tempo che trascorrete assieme parlando di emozioni sarà certamente ripagante per entrambi.. credo non ci sia nessuno che vi corre dietro nel decidere subito sull'iscrizione o meno in piscina :) In generale, pur riconoscendo gli ottimi benefici, forse i più globali, della piscina come attività fisica, ritengo che fino all'età scolare sia bene far sperimentare tanti sport ai bambini, per allenarli a varie abilità motorie, ma anche alle regole o alla cooperazione con altri, alterando sport individuali e di gruppo. Altro motivo per non focalizzarsi soltanto sull'elemento acqua! :) A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi psicologa cognitivo comportamentale Fano (PU) www.chiarafrancesconi.it...

Gestione delle emozioni

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Buongiorno Michela, certamente ci sono rimedi.. o quanto meno ci sono strategie terapeutiche che è possibile intraprendere! La terapia cognitivo comportamentale al momento risulta essere una tra le più efficaci per ciò che riguarda la gestione delle emozioni, tra cui l'ansia e gli attacchi di panico. Solitamente il primo passo che si svolge è quello di riuscire a ripristinare una quotidianità più serena e meno costrittiva e limitante (compromissioni che la paura del panico spesso provoca, portando ulteriore carico affettivo negativo). Appare però sempre importante anche affrontare l'origine di tale ansia, ovvero comprendere con più consapevolezza cosa può aver portato all'emersione di tale forte emozioni, cosa si sta affrontando nella vita quotidiana, se è cambiato qualcosa rispetto a prima, se si stanno vivendo turbolenze o dubbi interiori, esistenziali o relazionali, ecc... Insomma, il rimedio è quello di conoscersi meglio e di capire cosa sta succedendo, perchè e quali risorse utilizzare per uscirne al meglio. Provi a contattare un terapeuta della sua zona. Se vuole, resto a disposizione per ulteriori informazioni. un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi Psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Abbuffate nervose?

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Buonasera Isabella, la voglia di combattere questo sintomo e il suo malessere e disagio sono un buon punto di partenza da cui partire per l'esplorazione di se stessa e delle sue emozioni e dei suoi bisogni. Spesso il cibo diventa il surrogato di qualcos'altro di carente nella propria vita.. poca autostima? sensazione di non essere ascoltati, capiti, accettati? difficoltà nel riconoscer e gestire le emozioni, specie quelle negative? difficoltà relazionali? sensazione di essere troppo lontani dai propri "ideali"? Tutte queste sfaccettature, così come altre, possono essere di grande aiuto nel comprendere i correlati emotivi e cognitivi che si associano al momento delle abbuffate e al rapporto con il proprio aspetto fisico. Attualmente la terapia cognitivo comportamentale offre delle valide strategie di trattamento per la risoluzione di queste problematiche. Le consiglierei quindi di rivolgersi ad un terapeuta della sua zona, ed intraprendere un percorso di introspezione e cambiamento profondo. a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto. Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Ansia e suggestione

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Buonasera Mary, diciamo che gli attacchi di panico hanno un'origine e dei fattori di mantenimento e queste due cose per lo più sono differenti. Mi spiego meglio. La prima volta che si sperimenta un attacco di ansia questo può sembrare inaspettato e senza ragione.. la causa di questo primo stato d'ansia sperimentato dev'essere ricercata più in profondità, esplorando in un percorso di psicoterapia ciò che poteva essere cambiato in tal periodo o cosa stava passando. Spesso si scoprono dei nessi "metaforici" con altre situazioni di vita.. ad es. probabilmente nella terapia che ha svolto la sua amica saranno emerse delle tematiche di "costrizione", che nella vita quotidiana le si potevano presentare sotto diverse forme.. ad es. ci si può sentire costretti in un lavoro che non piace.. e "casualmente" sperimentare un attacco di panico in una situazione che ricorda una costrizione come ad es.in un ascensore o in un autobus! Ma questo è ciò che scatena il primo attacco. mentre ciò che provoca i successivi sono altri elementi intervenienti, Il primo tra tutti è il timore di poter avere un altro attacco e il ricordo di dove si è avuto il precedente.. Lei stessa ammette (e quindi pensa) che salendo in pullman teme il ripresentarsi dell'ansia.. e questa puntualmente si presenterà se lei pensa questo! perchè in quel momento si agita! Fa un pensiero ansiogeno! E' per questo che gli attacchi di panico si ripresentano inizialmente per lo più in posti sempre uguali o simili. La psicoterapia cognitivo comportamentale, che mette in risalto il ruolo dei nostri stessi pensieri nell'innescare processi emotivi, reazioni e azioni, risulta particolarmente efficace nel trattamento dei disturbi d'ansia e riesce a mostrare risultati anche in tempistiche medio-brevi. Quindi si affidi ad un terapeuta esperto e potrà imparare la gestione dell'ansia e impedire che sfoci in panico. a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, Dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Paranoia

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Buonasera Nadia, dalle sue parole sembra essere consapevole che il modo in cui agisce attualmente possa essere dovuto in parte a vicende passate che hanno influito sul suo modo di vedere il mondo, gli altri e se stessa. Per poter far un migliore uso di queste intuizioni, credo le sarebbe utile seguire un percorso terapeutico che possa dare un significato più chiaro a ciò che ha passato, come l'ha vissuto, che segno ha lasciato e come gestire tali emozioni e sensazioni nel presente evitando che vadano ad inficiare i nuovi rapporti sociali e sentimentali. Purtroppo non esistono consigli preconfezionati e universali, poiché ogni persona ha un vissuto e una soggettività che non è possibile generalizzare. Il fatto che noti ripercussioni negative del suo comportamento (quindi che reputi il successivo comportamento altrui come una reazione al suo stesso comportamento e non come una "cattiveria" che succede senza ragione) potrà essere un buon passo per motivarla a scoprire come smussare alcuni aspetti del suo carattere. Attualmente la psicoterapia cognitiva si avvale di una strategia terapeutica chiamata Schema Therapy che mira proprio all'individuazione di particolari "schemi", cioè circoli viziosi ripetitivi (formati da pensieri, emozioni e azioni) che vengono messi in atto ripetutamente, in molteplici occasioni e situazioni di vita (tra cui rientrano anche gli schemi di sfiducia, diffidenza, sensazione di ricezione di poco amore e considerazione) e alla loro esplorazione e modificazione, in modalità più flessibili e funzionali di vivere la vita e le relazioni interpersonali. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - Psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Un terapeuta cosa deve far fare ad un ansioso con attacchi di panico?

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Buongiorno Erika, innanzitutto sarebbe appropriato sapere se la professionista a cui si è rivolta è psicologa o psicoterapeuta, in quanto ciò potrebbe in parte spiegare la risposta riguardante il "non poterla aiutare ad esplorare la situazione più nel profondo". Questo poiché soltanto lo psicoterapeuta (cioè uno psicologo ulteriormente specializzato presso apposite scuole di formazione) è in grado di trattare i disturbi d'ansia, mentre lo psicologo può fare diagnosi, offrire soltanto un sostegno emotivo e psicologico, come punto di ascolto diciamo. Lascia perplessa anche me la questione del farmaco, in quanto è ben noto che gli ansiolitici offrono solo rimedi sintomatologici, dando sollievo dai sintomi soltanto finché dura l'assunzione del farmaco, per poi provocare una loro ricomparsa alla sospensione degli stessi. Dovrebbero essere consigliati soltanto per brevi periodi, per placare stati particolarmente acuti che impediscono alla persona di svolgere le normali attività quotidiane, come l'attività lavorativa. Forse un altro motivo per cui la professionista era impossibilitata nell'esplorare più a fondo la questione può essere attribuibile alla "prassi" che segue l'asl presso cui si è rivolta. Il settore pubblico può infatti prevedere cicli di trattamento un po' diversi rispetto a quelli forniti presso privati, sia per questioni di tempistiche, che di organizzazione, e anche a causa delle specifiche competenze che possono avere i professionisti che vi operano. In generale, altrimenti si, la psicoterapia dovrebbe prevedere una parte di trattamento rivolta alla gestione dell'emozione (in questo caso ad esempio riguardante cos'è l'ansia, cosa la mantiene, cosa l'amplifica, come e perchè non temere i sintomi dell'ansia ecc..) e poi ad una sua comprensione più profonda, cioè il perché é insorta quest'ansia, esplorando i vissuti infantili, di relazione familiare, eventuali traumi, perdite, rapporti sociali ecc.. E' altresi vero, che ogni approccio terapeutico (e ce ne sono tantissimi attualmente! e purtroppo c'è grande confusione tra l'utenza sulla validità o meno dei trattamenti forniti) predilige la focalizzazione su certi aspetti piuttosto che su altri, e richiede tempistiche differenti. Personalmente seguo un orientamento cognitivo comportamentale, se volesse altre informazioni in merito a questo ramo resto disponibile. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Alimentazione e binge eating

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Buonasera Chiara, immagino che se si ponga questa domanda avrà notato dei comportamenti alimentari che non le piacciono, che la fanno star male, sentire in colpa, triste o arrabbiata.. All'interno di quest'etichetta ricadono vari comportamenti alimentari non equilibrati, che possono andare da abbuffate oggettive (in cui o durante un pasto o fuori pasto vengono mangiati molti più alimenti e calorie di quanto farebbe normalmente un altra persona nella stessa circostanza), a situazioni di continui stuzzichini per tutta la giornata, quindi non vere e proprie abbuffate ma un continuo spilucco fuori dai pasti principali, a situazioni in cui si ricerca cibo in orari non consueti, come ad esempio durante la notte. Ciò che resta fondamentale in questa problematica, non è tanto la questione del quanto si mangia, ma del perchè si mangia! Ciò ogni volta che si cerca cibo è per fame? O molto più spesso per colmare un altro tipo di vuoto.. emotivo.. per sedare una sgradevole sensazione di insoddisfazione, o di rabbia.. di noia.. di incapacità.. di solitudine.. di tristezza ecc..? Quindi direi che la domanda chiave che dovrebbe porsi è: mangio quando ho fame o seguendo altri impulsi? Se la risposta è la seconda, specie se dopo lo stuzzico o l'abbuffata prova altri pensieri spiacevoli.. si giudica male, si rimprovera.. si arrabbia con se stessa ecc.. allora forse potrebbe beneficiare di un percorso psicologico per equlibrare e gestire meglio la sua emotività e comprendersi più nel profondo (indipendentemente dalla presenza o meno di un'etichetta diagnostica!). A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Problemi di peso, come uscirne?

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Buonasera Alessandra, ha citato elementi molto interessanti nelle sue poche parole.. periodo di stress.. il cibo mi dava conforto.. il mio pensiero è dimagrire.. sono critica verso me stessa... Credo che l'alimentazione e la corporeità (più precisamente il prestare attenzione alla sua corporeità) siano mezzi che sta usando per non scontrarsi, "distrarsi e girare attorno" ad altre problematiche più profonde. Che possono riguardare la sua autostima, la gestione delle emozioni.. la gestione di eventi di vita stressanti o difficoltà di altri tipo.. non so.. relazionali, lavorative, scolastiche? Penso che il focalizzarsi sulla dieta non sia il rimedio più consono, ma che il pesoforma potrà essere ripristinato soltanto quando ci sarà un'equilibrio e benessere interiore, una serenità con se stessa e con gli altri. Solo questo le consentirà di vivere l'alimentazione in maniera equilibrata e sana, senza privazioni, senza accorgimenti e senza prestarci particolare attenzione. Mente e corpo sono fortemente interconnessi. Non si può curare una se non si tiene in considerazione anche l'altra. Che ne pensa del fatto di intraprendere un percorso psicologico? Si è mai posta questa domanda? (immagino di si, vista la domanda posta in questo spazio di ascolto!). A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi .- psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Paura di morire di infarto

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Buon pomeriggio Francesca, dalle sue parole sembra trasparire sia il timore che lo "smarrimento" derivante dal non riconoscere motivi per cui provare tale paura. Alcune volte pensiamo che il fatto di avere delle belle cose nella nostra vita debba corrispondere all'essere per forza felici e sereni. Tuttavia la maggior parte delle volte esistono comunque bisogni, timori, preoccupazioni per il futuro, aspettative e quant'altro che inficiano la nostra serenità quotidiana.. nonostante tutto il resto.. anzi, alcune volte è proprio il fatto di avere belle cose che ci fa temere di perdere e quindi non vivere sereni! Dalle sue poche righe non è possibile darle aiuto individualizzato poiché si possono nascondere molti altri timori e sensazioni sotto questa paura. Le posso però suggerire di intraprendere un percorso psicologico che l'aiuti a scoprire meglio se stessa e i suoi timori, prima che tale ansia arrivi a compromettere il benessere familiare e le sue attività quotidiane, di donna-madre-moglie. A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Quando è il momento di andare da uno psicologo?

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Buon pomeriggio Veronica, dalle sue parole mi sembra di aver capito che la laurea è ancora a qualche mese di distanza, giusto? Non è detto che in un certo periodo di tempo, anche ristretto, non possa iniziare a trarre benefici da una psicoterapia. E che poi possa decidere di proseguirla con un altro professionista al rientro nella sua città di origine, modificando magari gli obiettivi e le difficoltà residue che saranno eventualmente rimaste. Attualmente ad esempio la terapia cognitivo comportamentale offre dei percorsi e delle strategie che possono aiutare la persona a rendersi presto conto del proprio modo di vivere e gestire l emozioni nonchè della modalità di agire, pensare, comportarsi e sentire il mondo, gli altri e se stessi. La parte più lunga del percorso è quella dell'effettivo cambiamento, che è piuttosto soggettiva, legata a motivazione, ambiente, periodo di vita ecc.. ma intanto potrebbe acquisire una maggior consapevolezza di sè, da dove originano e come si stanno mantenendo le sue sofferenze e difficoltà. Non è poco giungere a questa presa di coscienza! Inoltre iniziare una terapia potrebbe aiutarla a districarsi meglio nell'affrontare l'ultima fase universitaria e portare a termine una buona tesi di laurea. A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto. dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Agorofobia

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Buongiorno Perla, per il suo benessere in primis e per quello del suo futuro bambino e del nucleo familiare che sta andando costruendosi, le consiglierei di intraprendere il prima possibile un percorso di psicoterapia. L'agorafobia, il timore di restare soli, di allontanarsi dai luoghi ritenuti sicuri, l'ansia, il panico.. sono tutte problematiche piuttosto comuni e ampiamente trattabili e risolvibili. Il primo passo affrontato in terapia è sempre quello di saper riconoscere, tollerare e regolare l'emozione dell'ansia, in modo da riprendere una vita serena e di qualità, priva di limitazioni e protezioni dal "pericolo". Un secondo passo importante è anche scoprire le cause dell'emersione di questi attacchi di ansia e timori. Alcune volte, come potrebbe essere il suo caso, possono essere accaduti fatti "spiacevoli o traumatici", ma la psicologia è portata a riconoscere la multifattorialità e multicausalità nell'insorgenza di un problema: in altre parole, nella maggior parte dei casi non è comunque sufficiente un episodio acuto e critico per innescare una patologia, ma è molto probabile la co-presenza di vulnerabilità interiori, più remote e profonde, ed è quindi necessario esplorare vecchi vissuti, ricordi, vita familiare ecc.. per lavorare sulla cosiddetta prevenzione delle ricadute future. A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Padre e figlio

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Buon pomeriggio Gabriele, in poche righe ha esposto in maniera piuttosto precisa la sostanza che ha caratterizzato fin'ora la sua vita e le sue esperienze: doveri, aspettative, standard, regole... Ciò che invece non traspare pienamente è il suo vissuto emotivo. Come ha vissuto questa "strada già segnata"? Per quale ragione ha iniziato a formulare tali pensieri? Nonché l'idea di potersi confrontare con suo padre su tali questioni? E' scontento della sua vita, sente l'esigenza di provare altre strade.. ha altri desideri, altri valori, altre prospettive di vita? Il fatto che si chieda di come affrontare la questione in famiglia mi fa pensare che ci possa essere un timore della reazione altrui. Se suo padre non condividesse il suo nuovo pensiero, sarebbe in grado di portarlo comunque avanti? Metterebbe al primo posto il presunto "dovere" di "figlio perfetto" che non si discosta da ciò che gli altri vogliono o tenderebbe a seguire i suoi propri desideri interiori, e costruirsi una nuova strada? Forse un percorso psicologico potrebbe aiutarla a capire meglio chi è Gabriele, cosa vuole dalla vita, e cosa può fare per ottenerlo nella maniera più serena ed efficace. A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Come superare la timidezza?

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Ciao Melania, il chiudersi in se stessi ed isolarsi può avere diverse motivazioni.. ci si può sentire inferiori agli altri, dotati di meno risorse, quindi avere poca fiducia in se stessi e nelle proprie qualità e potenzialità, a questo fatto può legarsi anche il timore del giudizio altrui, di non essere compresi, di essere sottovalutati, criticati, rifiutati.. Queste motivazioni a loro volta sono sostenute da esperienze, vissuti e sensazioni che si sono andate creando e vivendo durante i precedenti anni di vita, solitamente fin dalle prime relazioni infantili, familiari e sociali. Penso che un percorso psicologico possa aiutarti a conoscere meglio te stessa, e individuare la causa di questo lato caratteriale con cui ti trovi a disagio. Soltanto dando un significato a ciò che senti e agisci, ai tuoi comportamenti, allora sarai in grado, magari sempre con una guida esterna, di capire come poter modificare alcuni aspetti e il tuo modo di vivere le relazioni. A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Provo disgusto e disistima per i malati

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Buon pomeriggio Olivia, molto interessante la sua riflessione. Tra l'altro riporta spunti altrettanto interessanti e che meriterebbero un approfondimento molto più esaustivo.. L'idea di "ammosciarsi sugli altri", di non essere più "querce" forti e autonome, e la stessa sua paura di morte e malattia, sembrano visioni che possono avere un forte collegamento tra loro. Spesso il timore di malattia è correlato con il timore di non essere più autonomi, di dover richiedere assistenza, aiuto. Mi chiedo se nella sua quotidianità lei sia una ragazza che tende a chiedere consigli, aiuto, conforto in caso di problemi (anche emotivi, non solo quelli pratici) o se piuttosto per qualche motivo non si conceda questa sorta di "dipendenza" dalle cure altrui. Non saprei dirle, sulla base di questi pochi elementi che ha fornito, se ci sia sotto anche un timore rispetto alla paura di perdere queste persone a lei care in qualche modo, e di voler "controllare" il momento della perdita, allontanandosi e distaccandosi per prima. In ogni caso, sia per i suoi timori e dubbi interiori che immagino facciano insorgere quel senso di disagio e spaesamento che l'hanno portata a scrivere per avere delucidazioni, sia per poter gestire al meglio il clima familiare e il reciproco supporto tra lei e suo marito, credo che un percorso psicologico possa aiutarla a capire meglio il suo rapporto con la morte, la malattia e la sofferenza e possa darle strumenti per trovare un equilibrio benefico ed efficace per affrontare il futuro. A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Semplice inappetenza?

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Buongiorno Simona, partendo dal fatto che non amo etichettare persone e i loro problemi, e che ovviamente anche volendo ciò non sarebbe possibile tramite una breve descrizione fornita online, credo che la sua difficoltà non abbia caratteristiche tali da definirsi disturbo, ma appunto proprio "difficoltà"! C'è questo aspetto della sua vita, e forse anche altri correlati ad esso, in cui trova difficile raggiungere un equilibrio e serenità. L'alimentazione spesso viene presa come strumento per regolare le emozioni interne, sia quando ci si abbuffa sia quando si guarda il cibo con distacco e indifferenza. Non è detto che sia necessario far propria l'idea che i pasti debbano essere momenti di condivisione, di allegria, di ingordigia.. in quanto il cibo nasce come elemento fondamentale per la nostra sopravvivenza, cioè per nutrire il corpo e la mente, e pertanto credo che la modalità più idonea di rapportarsi ad esso sia sviluppare una maggior consapevolezza di sè e di ciò che il nostro organismo ha bisogno, ascoltandoci durante i pasti, senza distrazioni, senza fretta, con la sola curiosità di osservare ciò che si sta facendo, cioè prendendosi cura di sè. L'approccio cognitivo comportamentale ha sviluppato diverse strategie terapeutiche per ottimizzare il rapporto con l'alimentazione e ovviamente anche per sondare più in profondità l'origine "deviata" di tale rapporto e dargli un significato. L'essere umano non agisce mai nulla per caso, e anche il suo rifiuto o distacco da qualcosa "che nutre, che ci vuole bene" può avere radici in qualche comportamento protettivo che in passato poteva aver avuto un senso e che forse ora l'ha un po' perso ma che continua a mantenersi per così dire.."abitudine". A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Perplessità sugli effetti collaterali di un farmaco

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Buon pomeriggio Laura, purtroppo per il dosaggio o la sospensione dei farmaci deve rivolgersi al medico di base o allo psichiatra. Posso dirle che non sempre i farmaci funzionano su tutti e non sempre allo stesso modo. Inoltre per la maggior parte essi svolgono una funzione "sintomatica" ossia mirata alla riduzione momentanea dei sintomi (ciò significa che una volta interrotti questi torneranno come prima, se non amplificati). Ansia, stress e tristezza sono emozioni, non malattie, e per quanto alle volte necessario un loro contenimento ed stabilizzazione tramite farmaci, la cosa fondamentale sarebbe ascoltarle, comprendere il loro significato, cosa ci stanno comunicando e quindi agire interiormente, personalmente, per riequilibrarle.. molto probabilmente modificando alcuni aspetti di vita o della propria personalità. Quando sono emersi è probabile che stesse passando un periodo particolare o che siano accadute cose che l'abbiano fatta sentire in qualche modo o pensare a qualcosa di doloroso. Mi viene invece da chiederle se abbia mai pensato di affiancare alla cura farmacologica un percorso di tipo psicologico. Potrebbe essere un buon mezzo per conoscere se stessa, le sue emozioni, le sue sofferenze, come gestirle in autonomia, abbandonando nel corso del terapie mediche "sostitutive". A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi...

Paura di essere se stessi

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Ciao Arianna, è possibile che durante questi anni dell'adolescenza tu ti sia scontrata con frustrazioni, sconfitte, allontanamenti o rifiuti, e che abbia vissuto tali eventi come la dimostrazione che non tutto nella vita fila sempre liscio, anche se sembrava tutto sereno e tranquillo, e quindi corrispondente al tuo ideale di felicità. Ciò che ne hai tratto sempre essere in parte una tua colpevolizzazione: "sbaglio qualcosa che mi fa fallire nelle relazioni, nell'essere amata ed accettata". E quindi per non confrontarmi con l'effettiva colpa e inadeguatezza, mi dileguo prima che il fatto avvenga, quando noto solo dei barlumi di tale eventualità. Ora, non conoscendo nient'altro di te se non le parole che hai riportato, e non sapendo con esattezza quali vicissitudini hai dovuto affrontare, non mi è possibile fare ipotesi. Mi viene però da suggerirti una riflessione: il tuo comportamento di "evitamento" e ritiro dalle persone cosa comporta di benefico? Sono effettivamente di più i vantaggi che ottieni con tale strategia? Credo che già tu stessa, come scrivi, ti sia accorta che l'allontanamento "volontario" non produce benessere e rapporti sociali... Forse sarebbe necessario comprendere meglio quali risorse interiori poter sfruttare e tirare fuori per affrontare eventuali rifiuti o il timore dell'abbandono (oltre che esplorare meglio la loro origine, come si sono create queste idee). Molto probabilmente anche tu trovi simpatiche diverse persone, e parlare con una non toglie nulla all'altra, in termini di valore personale. Probabilmente sono persone tra loro diverse, ed ognuna ti dà qualcosa di differente. Nessuno può riempire a pieno la vita (o il bisogno di amicizie e socialità) di un'altra persona. Anzi, siamo programmati biologicamente proprio per crearci una rete abbastanza ampia di persone su cui poter contare, proprio per evitare il rischio di rimanere soli: se ci aggrappiamo ad una o due persone, e per qualche motivo queste relazioni si interrompono, ci sentiremo deprivati e frustrati in molti bisogni e necessità. E' possibile che tu debba soltanto rinforzare un po' di più la tua fiducia in te stessa, nelle tue risorse e potenzialità. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Disturbi alimentari, voglio guarire

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Ciao Martina, penso che il rapporto tra il tuo peso e altezza al momento sia idoneo e quindi il tuo desiderio di restare in peso-forma riprendendo un buon rapporto con l'alimentazione sarebbe ben compreso e sostenuto, sia da psicologi che nutrizionisti. Ti consiglierei di rivolgerti ad un centro medico che fornisca un lavoro di equipe, integrato, appunto tra il sostegno psicologico (poiché potrebbero esserci dei punti interiori di vulnerabilità da equilibrare e rafforzare, senso di fiducia in sè, autostima, timori, bisogni emotivi non pienamente riconosciuti e/o soddisfatti ecc.. che sarebbe opportuno sviluppare ed elaborare con la guida di un terapeuta che ti sappia indirizzare nell'esplorare meglio te stessa) e il supporto alimentare, con esperto che sappia darti le giuste regole alimentare, personalizzate e calibrate sul tuo fisico, su cui potrai regolarti in futuro anche in autonomia. Se hai bisogno di ulteriori informazioni, resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Non riesco a controllare la mia rabbia e l'ansia

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Salve Giulia, purtroppo la maggior parte delle volte il tempo non è in grado di "curare" e sistemare le cose, non da solo, e non da soli, senza una guida che sappia indirizzare verso ciò che è necessario comprendere e conoscere di se stessi, per potersi poi "risolvere". Penso che un percorso psicologico possa esserle di forte aiuto nel riconoscere e gestire le sue emozioni. L'approccio cognitivo comportamentale ad esempio si focalizza in maniera essenziale sull'equilibrare il rapporto che abbiamo con la nostra emotività, portando a comprendere la funzione delle nostre "reazioni", anche quelle più violente o impulsive, e lo sviluppo di varie modalità alternative per poterle regolare, migliorando sia il benessere individuale che le relazioni sociali e interpersonali. Provi a contattare un terapeuta della sua zona, anche tramite questo portale. A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Ho paura che mia figlia non mi ami

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Buon pomeriggio Francesca, come suggerito dalle colleghe, penso che un percorso psicologico possa aiutarla a comprendere meglio queste sue reazioni, e a sviluppare un miglior rapporto con la genitorialità e anche con se stessa, dal momento che tali timori potrebbero rappresentare insicurezze più remote e profonde presenti in lei da diverso tempo, e rimaste "latenti" fino al momento della maternità. E' molto importante che lei riesca a comprendere l'origine di questi suoi sentimenti e mettersi in discussione, per non compromettere il rapporto con i suoi figli e la loro crescita emotiva, oltre che il suo benessere personale. A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

La mia famiglia sta meglio senza di me

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Buongiorno Azzurra, non mi è chiaro quale siano i suoi sentimenti ed emozioni rispetto a questa situazione. In altre parole, non sa cosa fare rispetto a che cosa? Quale aspetto di ciò che sta passando non la fa essere serena? Il fatto di non provare affetto per la sua famiglia? o il non riuscire a dimostrarlo? Il fatto di non capire il perché abbia scatti di rabbia verso di loro? O di non sentirsi compresa dai suoi famigliari, da sua mamma? La feriscono le parole che lei usa nei suoi confronti.. insensibile, anaffettiva..? Riuscendo a comprendere meglio quale sia il nocciolo del problema dal suo punto di vista (di lei Azzurra), potrebbe chiedere aiuto per riuscire a gestire meglio la condizione che le crea disagio, scoprire se stessa, le sue emozioni e reazioni, e i suoi rapporti familiari. Se a breve lascerà nuovamente l'Italia, esiste anche la possibilità di effettuare incontri psicologici via web. Personalmente, come molti altri colleghi, offro questo servizio proprio per venire incontro ad esigenze particolari ed impossibilità di incontri "vis a vis". Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto. dott.ssa Chiara Francesconi psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Semplici problemi adolescenziali o qualcosa di più?

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Ciao Wendy, non ci è dato sapere a priori se il tempo sistemerà le cose o meno. Certamente noi siamo artefici del nostro futuro e agendo in prima persona possiamo dirigerlo in maniera molto più produttiva, del semplice attendere passivi che accada qualcosa. Sviluppare una sana autostima e fiducia in se è uno degli elementi essenziali per poter riuscire a realizzare se stessi nella vita, in ogni ambito. Dagli studi, al lavoro, allo sport e attività ricreative, alla vita sociale, all'ambito familiare ec così via. Le reazioni comportamentali che sembri agire al momento, come il cercare di "nasconderti" evitando alcune situazioni sociali, il focalizzarti sul possibile pensiero altrui, il bloccarti nell'esternare le tue idee, emozioni e pensieri.. potrebbero essere tutti meccanismi di rinforzo di questa problematica, che potrebbero compromettere l'uscita "spontanea" da questa situazione che ti crea disagio. Un lavoro alla scoperta di te stessa, dell'origine di questa sfiducia nelle tue risorse o rapido abbattimento e di timore del giudizio altrui, potrebbe esserti di grande giovamento. Potresti contattare una psicoterapeuta che operi nelle tue vicinanze e provare ad iniziare un percorso. Insieme deciderete che impostazione dare al lavoro, e avrai modo di esporre anche tutti i tuoi dubbi riguardo il tuo malessere e sulla psicoterapia. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Come capire se hai la depressione?

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Buongiorno Claudia, come già detto dalla collega, per giungere ad una propria diagnosi clinica sono necessari diversi incontri conoscitivi e di raccolta dati con uno psicoterapeuta o uno psichiatra. Mi viene però da pensare che la sua domanda vada oltre la diagnosi.. in altre parole, si sta ponendo questo dubbio come a dire "se ho la depressione posso chiedere aiuto, altrimenti non serve?" In quest'ottica posso dirle che è necessario corrispondere ad un preciso disturbo psicologico per poter accedere e richiedere un consulto o psicoterapia. La maggior parte delle persone non risulta "affetta" da una patologia particolare, ma da sfumate emozioni e sensazioni che non riesce a gestire o tollerare.. abbattimento, frustrazione, sfiducia, ansia, rimuginii e così via. Pertanto, a prescindere dal ricercare un'etichetta, le consiglierei di rivolgersi ad un terapeuta della sua zona e di esporle il suo disagio e malessere, con la curiosità di scoprirsi meglio e mettersi in discussione. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Ho bisogno di aiuto

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Salve Julia, difficile poterti dire "di cosa si tratta" sapendo così poco di te, sia della situazione attuale che dei tuoi vissuti passati. Diciamo che in generale, ciò che fa di un malessere personale una situazione più o meno "grave" è il fatto che ciò vada a compromettere la sfera delle attività quotidiane. In altre parole, questi sbalzi di umore e questi pensieri pensi che stiano compromettendo o rallentando i tuoi rapporto familiari e sociali, la ricerca di un lavoro, la tua motivazione a fare, agire, uscire, ecc... ? Certamente, a prescindere dal fatto che si tratti di cali di umore più o meno rilevanti, non è mai un male provare a parlarne direttamente con un terapeuta, che possa chiarirti meglio cosa stia succedendo ed eventualmente anche arrivare ad ipotizzarne le cause, le origini e dare un maggior senso a tutto ciò. Se all'estero non pensi di poter ricevere l'adeguato sostegno psicologico, magari per via della lingua, potresti ricorrere a qualche consulenza online. Personalmente, così come altri colleghi, offro questo servizio proprio per venire incontro a queste particolari esigenze. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Attacchi di panico

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Buongiorno Marianunzia, solitamente accanto alla terapia farmacologica è bene affiancare un percorso psicologico, che possa aiutarla a comprendere meglio cosa sta succedendo nella sua vita e nella sua mente, e come utilizzare le sue risorse interiori per far fronte alla situazione. Nei casi di ansia il farmaco agisce soltanto come sintomatico, in altre parole (essendo l'ansia una normale emozione e non una malattia!) fintanto che esso viene assunto lei sentirà un po' meno i sintomi di attivazione fisiologica dovuti all'ansia ma quando cesserà di prenderlo essi torneranno (come è normale che sia!) e dato che non è salutare stare aggrappati a vita a questi dosaggi, è essenziale che lei comprenda se stessa, cosa ha provocato questi attacchi di panico, cosa sta vivendo, se ci sono trasformazioni importanti, decisioni, dubbi, frustrazioni, insoddisfazioni ..e così via, che portano ad una cattiva gestione dell'emotività. A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Relazione figlio padre

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Buongiorno Mariangela, prima di consultare uno psicologo per suo figlio, le consiglierei di effettuare voi stessi, genitori (o lei da sola se non siete rimasti in buoni rapporti) un terapeuta dell'età evolutiva che possa comprendere meglio la situazione globale, i vostri sentimenti rispetto a questa situazione (il suo ex marito si è accorto di questo comportamento? cosa ne pensa a riguardo?), le reazioni e soluzioni che finora avete provato ad agire, e quali possono essere state le minuzie che li hanno fatti "fallire" non sbloccando la situazione. Sarà poi lo stesso terapeuta a valutare il caso di un lavoro anche con il bambino. A disposizione per ulteriori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Cosa mi sta succedendo?

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Buongiorno Michele, il vissuto di un lutto non è cosa semplice, che possa essere risolta con banali consigli o suggerimenti esterni. Vista questa sua reazione e conseguente emotività all'evento, le consiglierei di rivolgersi di persona ad un terapeuta per poter capire cosa sia effettivamente successo in lei e nella sua mente in relazione a tale episodio, cosa rappresentino queste sensazioni di ansia che sembra manifestare, e come poterle gestire senza compromettere la sua quotidianità e il suo benessere. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Diversità nel modo di pensare

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Buongiorno Beatrice, dal momento che espone chiaramente l'impossibilità di esplorare meglio se stessa, o in un percorso congiunto la vostra vita assieme, proverò a darle degli spunti su cui riflettere. In primo luogo, una vita di coppia serena ed equilibrata si basa sul dialogo aperto e sull'ascolto reciproco; quindi le consiglierei di esporre chiaramente al suo partner i suoi dubbi riguardo alle richieste di lui, di spiegare le sue motivazioni alla non-disponibilità e di mettersi in ascolto dei bisogni di entrambi. Anche la sessualità rientra infatti tra i vari argomenti di cui una coppia dovrebbe discutere e affrontare per riuscire a stabilire un'appagamento per entrambe le parti. Da ciò che riporta sembra che ci sia qualcosa di "sottinteso", forse appunto l'ansia e la disperazione che riporta, ma rispetto a che cosa? ...se il suo partner le fa queste richieste, lei (come donna, come compagna) come si sente? c'è il timore di non essere amata veramente, di essere presa per oggetto di desiderio? Partendo dal fatto che ognuno di noi è libero di vivere la propria sessualità come meglio crede e di non sentirsi costretto a fare nulla che violi il rispetto di se stessi, mi viene da pensare che essendo questa la sua prima relazione importante e coinvolgente potrebbe ancora non aver esplorato la sua sessualità e il suo essere donna, e non sentirsi ancora libera nell'esprimersi sotto questo aspetto. Ha pensato ad esempio di esporre questi suoi dubbi a delle sue amiche, avere un confronto con qualche altra donna sul pensiero di ciò che è "adatto" o no ad una coppia che si ama? Potrebbe scoprire che esistono varie ideologie a riguardo! La sessualità comprende vari aspetti. Unisce le persone, le fa sentire vicine, amate, volute, desiderate.. ma ha anche una componente istintuale, il bisogno di soddisfare una pulsione.. per questo può essere un alternarsi di carezze e coccole, e di ricerca di appagamento. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi...

Attacchi di panico

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Ciao Luigia, come già detto dalle colleghe non esistono soltanto due soluzioni: affrontare da soli (e senza strumenti) l'ansia o sedarla con i farmaci! Esiste l'opzione intermedia.. quella di scoprire con l'aiuto di un terapeuta cosa sta succedendo, che cos'è l'ansia e come si può gestire da soli (ma dopo aver acquisito conoscenze e fiducia in sè per poterlo fare senza rischiare di spaventarsi ancora di più!). E' vero che i farmaci ansiolitici non sono farmaci sedativi, non fanno dormire giorno e notte, servono solo a placare uno stato di iper-attivazione dovuta all'ansia (in altre parole tutti quei sintomi che probabilmente senti e ti spaventano con il panico.. non so.. tremori, vertigini, palpitazioni, tensione muscolare ecc..). Questi farmaci hanno però il "brutto" di non scacciare via l'ansia dalla nostra vita. E non possono farlo soprattutto perchè l'ansia non è una malattia! ma un'emozione! e non può essere debellata! Se non provassimo più ansia o paura per nulla, saremmo tutti degli irresponsabili e probabilmente finiremmo in un sacco di situazioni a rischio di vita! Quindi il farmaco aiuta solo finchè lo si assume, alla sua cessazione.. l'ansia torna! E se non si è imparato come gestirla, torna anche il panico. Pertanto ti consiglierei di rivolgerti ad un terapeuta della tua zona ed iniziare un percorso psicologico di consapevolezza interiore. Che con tutta probabilità ti sarà utile non solo nel risolvere gli attacchi di panico, ma anche ad acquisire una conoscenza di te stessa che potrà aiutarti in tanti settori della tua vita. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Attacchi di panico con agorafobia

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Buongiorno Maria, forse la terapia è stata conclusa per un obiettivo (il tono dell'umore appunto), ma avrebbe bisogno di ulteriore esplorazione per capire come mai è restato questo residuo di ansia, e soprattutto diventare capace di gestire quest'emozione senza farsene sopraffare, riprendendo una normale quotidianità. Se la sua domanda specifica si riferiva alla possibilità di svenire con l'ansia, posso dirle che l'attivazione fisiologica dell'ansia è quasi contrapposta ad un calo di pressione (che potrebbe ad esempio essere una causa di svenimento), pertanto la probabilità è assai minima. Se la domanda si riferiva al fatto che possano restare attacchi di panico anche in seguito ad anni di terapia, la risposta è si, se non si è affrontato questo problema . Le consiglierei di riprendere un percorso, con chi l'ha seguita precedentemente, o con qualcuno di nuovo. Personalmente seguo l'approccio cognitivo comportamentale, che risulta essere particolarmente efficace nel trattamento degli stati ansiosi, in tempi medio-brevi. Offro anche consulenze online, qualora fosse impossibilitata dall'ansia ad uscire di casa al momento. Resto a disposizione per ulteriori informazioni. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Il cibo, un'ossessione

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Buongiorno Chiara, credo che il suo desiderio di voler recuperare la sua serenità sia pienamente comprensibile e anche perseguibile. Attualmente vi sono molte psicoterapie in grado di aiutare nella risoluzione di problemi alimentari. L'approccio cognitivo comportamentale è uno di questi. In questa terapia il problema viene affrontato da due punti di vista: uno appunto più comportamentale in cui si cerca di regolarizzare l'alimentazione, tramite anche varie strategie di consapevolezza corporea, del senso di pienezza e fame. Dall'altro, il punto di vista cognitivo, che cerca di esplorare le origini di questo problema ed eventuali pensieri e convinzioni che lo mantengono nel corso del tempo. Spesso il problema con l'alimentazione nasconde altre tematiche nucleari che hanno a che fare con difficoltà di espressione e accettazione di sè, scarsa autostima, perfezionismo, autocritica e difficoltà relazionali. Pertanto durante la fase di terapia vengono esplorate tutte queste aree, facendo riferimento sia al momento presente che ai vissuti passati. Le consiglierei di intraprendere un percorso di consapevolezza e conoscenza personale in modo da dare un significato a quanto le accade e comprendere come gestirlo e superarlo. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Attacchi di panico in autostrada

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Buonasera Margherita, l'attacco di panico, in qualunque luogo o momento si presenti, segue di norma lo stesso tipo di percorso psicologico. Si tratta di comprenderne i timori profondi, di conoscere l'emozione dell'ansia e di apprendere strategie utili a regolarla. Oltre a questa parte più "comportamentale", vi è spesso anche un lavoro più profondo, che mira a comprendere le origini di tale paura e il significato più intimo che essa potrebbe rivestire. Solitamente infatti le paura o "fobie" possono essere correlate a specifici episodi traumatici avvenuti in un passato remoto o recente, o derivare da vissuti "analoghi" al ritrovarsi in autostrada, che hanno solo una similitudine indiretta con la guida in autostrada (ad esempio la sensazione di sentirsi in trappola, o smarriti, o senza un appoggio/rifugio sicuro). Le consiglierei di rivolgersi ad un terapeuta della sua zona. Potrebbe individuare un collega di orientamento cognitivo comportamentale, in quanto questo approccio risulta particolarmente efficace nella risoluzione delle problematiche ansiose. Se desidera ricevere maggiori informazioni può contattarmi senza alcun impegno ai miei contatti privati. Sono disponibile anche per consulenze skype. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Ieri ho dato uno schiaffo al mio fidanzato

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Buongiorno Alessandra, è possibile che la mancanza di un supporto sociale più ampio e di amici intimi stia sfociando in questo malumore e frustrazione, tanto da portarla a sfogarsi con l'unica persona che forse sente come vicina e che potrebbe capirla. Questa "traslazione" succede piuttosto spesso, anche se altrettanto di frequente può portare a rotture e peggioramenti nel proprio e altrui stato emotivo. Potrebbe apprendere come gestire meglio quest'emotività e divenire consapevole dei suoi bisogni e di una loro più adeguata esternazione. Personalmente, come altri colleghi, fornisco anche consulenze online, tramite piattaforma skype, che possono essere d'aiuto proprio in queste particolari circostanze che impediscono l'accesso ad altri servizi territoriali. Il problema che riporta potrebbe veramente essere "contestuale" e circoscritto a questo momento di fragilità e non avere particolari radici profonde, pertanto la "via di risoluzione" potrebbe essere breve e agevole. Non lasci passare del tempo in maniera passiva, senza prendere in mano la sua vita e il suo benessere. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa cognitivo comportamentale - www.chiarafrancesconi.it...

Timidezza

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Ciao Cristina, beh direi che la risposta alla tua prima domanda la puoi sapere soltanto tu! Sta a te riconoscere se questa pronuncia ti condiziona durante un interazione sociale o credi invece di non pensarci e non darci troppo peso? Credo che sia importante imparare ad accettarci e a riconoscere i nostri "punti deboli" e cercare di rivolgere la nostra attenzione a valorizzare le nostre risorse e le nostre doti, piuttosto che cercare di nascondere "limiti" che tutti abbiamo e contro cui spesso non possiamo fare molto. Potrebbe esserti utile anche un breve percorso di supporto per apprendere come gestire la tua emotività durante gli scambi sociali ed acquisire maggior consapevolezza di te stessa. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Ansia e panico da lavoro

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Buonasera Marianna, non mi è ben chiaro se entrambe le volte (quella passata e quella recente) l'ansia, il panico e il pianto sono insorti dopo un senso di insoddisfazione verso questo lavoro, o se ha lasciato il lavoro a causa dei suoi malesseri (cioè per evitare sensazioni di panico), ma in realtà questa decisione le è pesata perché le piaceva il suo lavoro? In entrambi i casi, comunque, l'insorgere dell'ansia potrebbe essere segnale di qualcosa che sta trascurando o che non va in maniera soddisfacente nella sua vita. Alcune volte l'ansia insorge quando ci sentiamo intrappolati e senza via d'uscita nelle nostre decisioni, o quando in noi esistono desideri contrapposti che sembrano essere difficilmente conciliabili (come potrebbe essere il desiderio di realizzarsi in un nuovo campo e al contempo la voglia di passare buona parte della quotidianità con il suo compagno). Le consiglierei di prendersi del tempo per capire e riflettere su ciò che le sta succedendo, magari consultando un terapeuta della sua zona. Questo percorso potrebbe aiutarla anche ad apprendere come gestire meglio l'emotività, senza lasciarsi sopraffare da ansia e panico nei momenti di difficoltà. Lasciar scorrere il tempo senza agire potrebbe acuire la sua sofferenza e impedirle di vedere la fine di questo tunnel. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Eritrofobia

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Buongiorno Alessia, da un lato devo darle una brutta notizia, che forse avrà già avuto modo di notare.. più si concentra sul tentativo di controllare il rossore o di non agitarsi, più ciò avviene! E' una reazione "naturale", dal momento che il rossore è un sintomo dell'ansia e più ce ne preoccupiamo (e quindi proviamo ansia) più esso aumenta! La buona notizia è che esistono vari "rimedi" a questo disagio: da un lato si può lavorare sul provare meno ansia nelle situazioni sociali, e quindi capire il perché insorge e il come modularla in maniera più efficace e idonea possibile, per la sua specifica persona (e personalità). Dall'altro lato, si può lavorare sull'accettazione, cioè sul accettare questa modificazione corporea e non provare più ulteriore imbarazzo nel diventare rossa. Anche in questo caso occorrerebbe però prima comprendere il perché diventare rossa le crea fastidio, tanto da aver iniziato a ridurre i contatti sociali. Per tutte queste ragioni, e per il fatto che il disagio sembra ancora agli albori (quindi più rapidamente risolvibile, prima dell'innesco di brutti circoli viziosi di mantenimento), le consiglierei di intraprendere un percorso di psicoterapia personale, per scoprire meglio se stessa e rafforzare alcune risorse interiori. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa cognitivo comportamentale - www.chiarafrancesconi.it...

Diventare liberi dentro

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Buongiorno Elisa, è comprensibile la tua sofferenza e il tuo senso di costrizione in lotta con la voglia di libertà ed espressione. Purtroppo non esistono soluzioni pre-confezionate, idonee a tutti, e certamente non sarebbe utile un semplice sprone a buttarti e vedere come va! Il modo in cui ci sentiamo e agiamo non è infatti mai casuale o frutto di un capriccio o di poca volontà, ma sempre determinato da motivi interiori, dovuti a vari fattori, spesso concatenati tra loro. Ognuno di noi vede il mondo tramite delle "lenti personalizzate", e attribuisce importanza a certi eventi piuttosto che altri. Scoprire il proprio modo di interpretare l'ambiente, noi stessi e gli altri, è un primo passo per poter poi decidere di cambiare attivamente. Credo che un percorso terapeutico di consapevolezza interiore possa aiutarti a capire meglio te stessa, il tuo modo di reagire attuale e le modalità per modificarlo e renderti una vita più serena e libera da "trappole emotive". Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa cognitivo comportamentale - www.chiarafrancesconi.it...

Ossessione rituale

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Buongiorno Vittoria, come consigliato dalla collega, credo che un consulto psicologico possa esserle utile per capire le cause di questi comportamenti e di questi pensieri intrusivi, comprendere come gestirli e regolarli, dargli un significato e quindi riprendere in mano la sua serenità. Non lasci trascorrere troppo tempo, poiché i problemi d'ansia (tra cui rientrano i rituali e pensieri ripetitivi) hanno il brutto vizio di innescare dei processi di mantenimento che finiscono per restringere la qualità di vita e compromettere il normale svolgimento delle attività quotidiane. Attualmente l'approccio cognitivo comportamentale risulta un valido strumento per il trattamento di questa tipologia di problematiche ansiose, dando i primi segnali di miglioramento già in tempi medio-brevi. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Tendenza alla fuga

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Buonasera Ivs, se ritiene che davvero ciò che sente nel profondo sia il dedicarsi alle sue attività piacevoli senza dover allargare il suo cerchio di amicizie, allora non c'è proprio nessun dovere che deve rispettare. E' possibile che sia il suo modo di comunicare con queste persone ("il trovare scuse") a farla finire in un vortice di disagio (che emozione è questo disagio? ..irritazione, rabbia, senso di colpa, ansia..?). La cosa migliore, sempre, in ogni caso, quando vogliamo manifestare un nostro desiderio, come in questo caso il suo voler fare le sue cose e rifiutare un invito, sarebbe quella di esprimere il proprio pensiero o bisogno chiaramente, senza trovare scuse! ad esempio con un semplice "non ho voglia, non mi va." Questa è una comunicazione cosiddetta assertiva, cioè che rispetta i propri diritti senza offendere o prevaricare su quelli altrui: non stiamo infatti esprimendo un giudizio negativo sugli altri, dicendo che sono antipatici o poco interessanti! Esprimiamo soltanto il nostro desiderio, di non voler fare una certa cosa. Se rifiutiamo inviti adducendo scuse, è facile che le persone tentino di convincerci o cerchino delle soluzioni a quelli che noi abbiamo prospettato come "impedimenti" inventati.. e che ciò finisca per causare disagio (quale esso sia!). Non è nemmeno richiesto di giustificare il nostro rifiuto (altrimenti le persone si possono aggrappare anche a quello!), possiamo ribadire semplicemente il no e chiudere la conversazione in tono amichevole. Se trova difficoltoso mettere in pratica le strategie assertive, le consiglio di ricercare sul web alcune letture in merito. Se invece il problema inizia a pesarle effettivamente, allora potrebbe usufruire di un breve percorso psicologico per comprendere cosa la frena dell'esprimere al meglio se stessa e i suoi desideri. Resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Attacchi di ansia

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Buonasera Ale, certamente un percorso terapeutico potrebbe esserle di grande aiuto nel fronteggiare queste emozioni. Ha sollevato diversi aspetti, oltre il timore dei sintomi d'ansia... paura di non farcela, di non saper affrontare le situazioni, timore di deludere... tutti elementi che probabilmente hanno un loro ruolo in questa sua condizione d'ansia e tensione generalizzata. Attualmente l'approccio cognitivo comportamentale risulta particolarmente efficace nella gestione delle problematiche ansiose e nella gestione dell'emotività in generale, producendo dei miglioramenti già in tempi medio-brevi. Le consiglierei quindi di rivolgersi ad un terapeuta al più presto, per poter iniziare il suo percorso di fuoriuscita dal tunnel dell'ansia e dell'insicurezza e prendere maggior consapevolezza di se, dei suoi bisogni e delle sue risorse. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Problemi all'università

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Buongiorno Martina, dal momento che sente di aver studiato e compreso gli argomenti, e non riporta problemi riguardanti la preparazione degli esami, credo che la difficoltà si concentri nel momento dell'esposizione orale e quindi del confronto con il docente, e il dover effettivamente eseguire una "prestazione". Mi chiedo se questa difficoltà si manifesta anche in altri contesti in cui deve esprimere le sue conoscenze, opinioni o semplicemente mettere in gioco se stessa (ad es. in situazioni sociali in cui deve mostrare il suo parere o delle sue idee...). In ogni caso, se crede che quest'ansia possa in qualche modo compromettere l'esito e l'andamento universitario, le consiglierei un percorso psicologico, che potrebbe anche rivelarsi breve e focalizzato soltanto su questa tematica, in modo che possa comprendere meglio la funzione e la gestione delle emozioni, nonché scoprire eventuali timori sottostanti (del giudizio, di fallire..?) Attualmente la terapia cognitivo comportamentale risulta particolarmente valida nel supportare e risolvere queste difficoltà emotive. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Le mie relazioni finiscono perché non accetto il suo lavoro. Non c'è via d'uscita?

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Buongiorno Giulia, mi viene da chiederle se i professionisti finora consultati siano stati soltanto psicologi o anche psicoterapeuti. Quest'ultima figura sarebbe molto più adatta al suo caso, riportando una problematica cronica e che con tutta probabilità richiede un'esplorazione profonda nel passato della persona. Le chiedo anche di considerare quanto tempo si è data prima di valutare come infruttuoso il percorso psicologico.. Le difficoltà interiori presenti da anni e l'elaborazione di esse richiede del tempo, spesso alcuni anni prima di potersi considerare fuori dal "tunnel" delle nostre trappole emotive. Mi chiedo inoltre se, quando dice che al termine della relazione "tutto finisce e il problema scompare".. sia poi effettivamente così. Comprendo che finisca il problema con l'uomo in questione, ma.. lei resta appagata della sua vita? Si sente effettivamente bene? Soddisfatta? Serena? Probabilmente un percorso idoneo alla sua situazione esiste. E credo che dovrebbe affrontare un po' tutti i nodi chiave da lei riconosciuti: invidia, gelosia, insicurezza, scarsa autostima. Tutti elementi che mettono le radici nelle precoci esperienze di vita: familiari e amicali. Si conceda un altro tentativo di ricercare il suo benessere e se stessa. Provi con qualche altro terapeuta! Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Ciò che mi nutre mi distrugge

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Buonasera Sara, dalle sue parole traspare tutto il desiderio di uscire da questo disagio e di potersi vivere serenamente la sua vita e la sua relazione affettiva. E rendersi conto di attraversare un momento difficile è già un passo avanti. Solitamente le problematiche legate all'alimentazione nascondo molto altro dietro la pura difficoltà a trovare equilibrio tra abbuffate e restrizioni, e la visione della propria corporeità. Vi si trovano spesso nuclei più profondi di inadeguatezza, scarsa autostima, vulnerabilità emotiva, difficoltà a tollerare le frustrazioni e a gestire le forti emozioni. Spesso questi elementi hanno messo le loro radici in anni precoci, e magari sono rimasti silenti fino ad un particolare momento di vita, o fintanto che non si sono accumulate difficoltà maggiori. Attualmente la terapia cognitivo comportamentale risulta particolarmente efficace nel seguire tali problematiche alimentari, agendo in tempi medio -brevi sui principali "sintomi", senza dimenticare però l'esplorazione del passato (relazioni familiari, stili di attaccamento, prime relazioni amicali, ecc..) alla ricerca di un significato e di possibili origini delle difficoltà attuali. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Attacchi di panico?

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Buon pomeriggio Pamela, non spiega bene in che modo sperimenta attacchi di panico, cosa prova? in quali situazioni? Avendo già fatto degli accertamenti medici, sarebbe ora bene consultare di persona un terapeuta per poter comprendere la presenza di altre cause e origini dei malesseri che sperimenta. Lo veda come un altro consulto medico, in cui verranno prese in considerazioni altri elementi, differenti da quelli medici, ma sempre molto importanti. Che questi sintomi siano o no patologie (cosa che ritengo poco probabile avendolo escluso già il dottore) la sua reazione a tali eventi resta comunque importante, se non fondamentale, poiché sono le sue reazioni a compromettere la sua quotidianità e non i sintomi in sè che sperimenta. L'ansia inoltre è spesso un campanello di allarme che indica che qualcosa nella nostra vita non sta andando come vorremmo, che c'è qualcosa che ci spaventa, che ci dà preoccupazione, che ci sta scombussolando le idee o i progetti di vita, che c'è un conflitto interiore o qualcosa che non ci soddisfa a pieno. Pertanto è essenziale ascoltarsi e comprendere tutto ciò che stiamo vivendo e passando, per poter trovare la soluzione più adeguata. Le consiglio un consulto con un terapeuta di approccio cognitivo comportamentale, in quanto questo orientamento attualmente risulta particolarmente valido per affrontare le problematiche ansiose e di panico, attraverso un lavoro mirato sulla risoluzione dei sintomi ma anche sull'esplorazione delle possibili cause (più o meno recenti) che possono averli innescati. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Non riesco a stare con un ragazzo

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Buon pomeriggio Giovanna, probabilmente ciò che provi e si scatena in te al momento di una maggiore intimità (anche solo presunta e ipotizzata) è da rintracciare in vissuti legati ad anni e vicende passate, nel periodo in cui si è andata formando la tua identità e il tuo giudizio verso te stessa e nei confronti degli altri. E' naturale che da soli non si riescano a risolvere certi conflitti interiori, poiché forzandosi, senza comprendere le cause del proprio disagio, si rischiano di fare ulteriori danni e peggiorare lo stato di ansia o timore e la propria valutazione di sé. Per poter modificare le tue reazioni, è prima necessario che tu ti conceda del tempo per comprenderti ed esplorarti, dare un significato a ciò che senti e da lì capire come costruire, con le risorse che avrai scoperto e sviluppato, delle migliori ed efficaci relazioni amicali ed affettive. In tutto ciò un percorso psicoterapeutico sembra rivestire una chiave importante. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Mi sento in colpa per come è andata a finire questa "storia ".

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Cara Francesca, credo che la tua reazione sia piuttosto comprensibile, dal momento che racconti di esserti sentita frustrata, non considerata, poco apprezzata... la rabbia ci sta tutta! Ed è giusto che tu ti sia sentita di esprimerla per poter far rispettare i tuoi diritti di rispetto e ascolto. E' anche vero che non tutte le modalità di espressione della rabbia sono benefiche e produttive, al fine di farci ascoltare e capire dall'altro. Spesso ,se agite sotto forte impulso e aggressività, rischiano di provocare ancora maggiore incomprensione e rottura dei legami. E questo purtroppo avviene piuttosto di frequente all'interno delle relazioni! E' piuttosto normale fallire nel controllare la propria reazione emotiva di rabbia quando ci si sente feriti, soprattutto verso le persone a cui siamo molto legati, con cui abbiamo forti rapporti, da cui non ci aspettiamo che ci possano fare del male ma da cui, anzi, ci attendiamo il massimo rispetto e comprensione. In altre parole, capita a tutti di uscire fuori con frasi poco carine e non totalmente veritiere. Cosa ancor più comprensibile, trattandosi della tua prima storia importante. Tuttavia, vorrei ribadire il concetto che è giusto esprimere questi pensieri di mancato rispetto, e che tolte eventuali scuse per frasi non volute, dovresti considerare se in effetti questo ragazzo corrisponde ai tuoi reali bisogni emotivi, come donna e come persona! Potresti seguire un percorso psicoterapeutico, anche breve se non emergono particolari difficoltà interiori, per comprendere meglio come gestire la rabbia, e apprendere una modalità di comunicazione dei tuoi bisogni più efficace. Potrebbe anche servirti per capire meglio come mai è sorto questo legame con questo ragazzo e se effettivamente vi erano buoni presupposti o se si fondava su una visione "distorta" della situazione. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Come posso fare?

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Buongiorno Alexia, difficile poter dire, da così pochi elementi, se questa sua specifica reazione sia legata alle vicende familiari. Vero è che il passato lascia spesso tracce in noi, nei nostri modi di reagire e relazionarci, e anche di selezionare amicizie e partner. Mi verrebbe da chiederle se ha notato questo atteggiamento anche in altre precedenti relazioni, affettive e/o amicali; il timore di perdere le persone care a cui si affeziona è spesso presente..intendo in un intensità che, come riporta lei stessa, "supera la voglia di vivere il legame stesso"? In ogni caso penso che un percorso psicologico, anche breve, possa aiutarla a comprendere meglio se stessa e come modulare al meglio, in maniera utile e funzionale, anche queste spiacevoli emozioni. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Ansia, attacchi di panico, ipocondria

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Buongiorno Lella, avendo già fatto gli accertamenti medici di routine ed essendo risultati negativi, direi si.. l'ansia può dare queste reazioni somatiche. Tutte le emozioni hanno una componente fisiologica, un modo di manifestarsi nel corpo. L'ansia, ma anche le forme di panico, fobia e paura, possono assumere i connotati di tensioni muscolari, dolori vaghi e diffusi, e disturbi intestinali. Per il suo benessere e, non meno importante, per quello di suo figlio (che probabilmente vorrà ed avrà bisogno di una mamma presente, che lo accompagni nelle sue esperienze di vita e che sia fonte di stabilità e supporto) le consiglierei di rivolgersi ad un terapeuta della sua zona. Attualmente l'approccio cognitivo comportamentale risulta particolarmente efficace, anche in tempi medio-brevi, nel miglioramenti delle sintomatologie ansiose/panicose. Se al momento ha difficoltà ad uscire di casa, può ricercare qualche terapeuta che offra anche consulenze online, per poter iniziare a capire cosa le stia succedendo, concedendosi i suoi tempi. Personalmente, come altri colleghi, offro questa tipologia di servizio. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Cambiamenti

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Buongiorno Federica, non esistono scelte giuste o sbagliate. Certo, ogni scelta ha insito in sè la rinuncia a qualcos'altro (come ad esempio, in questo caso, il posto fisso o la vicinanza a casa). Ciò che può in effetti dirci se ciò che stiamo scegliendo è PER NOI, per la nostra vita, più o meno corretto, è la motivazione che sta dietro a tali scelte. Ritiene di fare questa scelta per altri motivi, oltre che per uno sprone e vivo desiderio di migliorare ed esplorare le sue capacità e potenzialità? Ritiene che questa scelta possa comportare un cambio di direzione nella storia con il suo fidanzato, o nei rapporti familiari? Forse le stesse reazioni dei suoi cari sono legate a delle loro paure, dei loro timori, di veder mutare la vostra quotidianità. La comunicazione è sempre il primo mezzo da prendere in considerazione quando si vuole comprendere a pieno il pensiero degli altri ed esprimere il proprio, pertanto le consiglierei di spiegarsi e chiedere ulteriori spiegazioni anche ai suoi cari, rispetto al loro ostacolarla. Se questa fase di decisione, dovesse procurarle stress o altro tipo di tensione interiore, può comunque consultare un terapeuta, anche soltanto per un ciclo di sedute di supporto emotivo in fase critica. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

"hai la faccia triste"

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Buongiorno Ginevra, il disagio e la frustrazione di non essere compresi appare ben chiaro e forte dalle tue parole, ed è anche pienamente comprensibile. Non devi assolutamente cambiare il tuo modo di essere, quello che provi, che desideri, che pensi, i tuoi valori ecc.. Tuttavia è importante riuscire ad essere flessibili ed adattabili nei comportamenti esterni, che dovrebbero essere agiti in maniera funzionale, cioè per ottenere il massimo possibile del beneficio per noi stessi, per raggiungere i nostri obiettivi e desideri. Probabilmente, in questo momento, la strategia del attendere che qualcuno si soffermi a capire che c'è altro dietro un comportamento di ritiro e attirare così la curiosità ed interesse, non è forse la più idonea. Immaginando le tue relazioni con coetanei, mi viene da pensare che forse a questa età non molti ragazzi sono in grado di accogliere con curiosità un comportamento di silenzio e apparente disinteresse... spesso perché anche loro stanno costruendo la loro identità, ed hanno conflitti e timori,..magari paura del rifiuto.. cosa che spesso viene alimentata dalla ricezione di indifferenza! Forse vorresti essere presa in considerazione per altri aspetti, che vanno oltre l'apparenza, il bel sorriso e la civetteria.. ma ci sono molti altri atteggiamenti "intermedi" tra questa posizione che magari vedi assumere dalle altre ragazze e il ritiro. Ci può essere una comunicazione più "pacata" e "seria", ma comunque aperta di te e delle tue idee. Se questa modalità non ti riesce, e se senti che c'è proprio un blocco nell'esporti, potresti intraprendere un percorso psicologico, magari anche breve, per capire da cosa potrebbe derivare questo disagio e come superarlo. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

rabbia repressa ed evitare il confronto

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Buongiorno Andrea, riuscire ad esternare pienamente se stessi è uno dei bisogni emotivi dell'essere umano, che quando non soddisfatto ci fa vivere nel disagio e nella frustrazione. Potrebbe esserle utile un percorso psicologico, magari anche breve, che possa fornirle sia strategie più assertive di espressione di sè, che aiutarla a dare un significato più profondo a questa sua reazione comportamentale. Da ciò che scrive sembra che una parte del problema sia costituita dal "timore di ferire gli altri", e spesso, durante la nostra crescita ci può venir detto (direttamente o per vie traverse) che non si deve prevaricare sugli altri, che vanno ascoltati anche le loro opinioni, o magari abbiamo percepito l'idea che appunto gli altri ci restano male se non siamo d'accordo con loro o la pensiamo diversamente. Tuttavia, provi a ribaltare la questione... se qualcuno non le dicesse ciò che pensa, per timore di farla star male.. lei come si sentirebbe? Forse starebbe ancora peggio, sapendo di essere ritenuto potenzialmente inferiore e debole! Magari preferirebbe che qualcuno l'avesse istruita a farsi valere, a sviluppare la capacità di reagire.. invece di proteggerla dall'essere ferito. Questa è solo una delle tantissime ipotesi che sarebbe possibile fare, rispetto a questa problematica. Torno a suggerirle di contattare un terapeuta della sua zona per approfondire la situazione. A disposizione per maggiori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Autostima a zero e attacchi di ira e gelosia

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Buon pomeriggio Michi, credo che la strada che aveva iniziato, a percorrere sia quella più opportuna.. ovvero contattare un terapeuta per intraprendere un percorso di conoscenza interiore che possa aiutarla a capire queste sue reazioni. Tutte le ipotesi da lei fatte potrebbero essere esplorate e approfondite, e potrebbero avere un fondo di verità su cui poggiano. Se questa sensazione di inferiorità è un aspetto che nota da diverso tempo, potrebbe avere radici più profonde ed intime, che da soli difficilmente riusciamo a scoprire ed estirpare. Molte persone fanno vari tentativi, prime sedute conoscitive, prima di trovare il terapeuta giusto, con cui si sentono a proprio agio e comprese. Per cui si dia almeno un'altra occasione, per il suo benessere. Attualmente l'approccio cognitivo comportamentale offre buoni spunti di riflessione e miglioramenti degli stati d'animo e gestione dell'emotività in tempi medio-brevi. Se desidera maggior informazioni, mi contatti pure senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Ansia per una gita scolastica

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Ciao Rossella, ci possono essere tanti motivi e ragioni sotto questa tua reazione, e altrettanti modi per poter gestire l'ansia. Sarebbe quindi necessario comprendere meglio e più approfonditamente la situazione, per poter indicare delle risoluzioni. Potresti chiedere ai tuoi genitori di portarti a fare un colloquio psicologico (essendo minorenne è necessaria la loro approvazione al colloquio, ma le cose che dirai al terapeuta resteranno solo tra voi, sono protette da privacy). Alcune volte bastano anche un paio di colloqui per poter apprendere come gestire una circostanza specifica.. poi si vedrà se è una cosa da esplorare ulteriormente e che può essere risolta più nel profondo. Resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Attacchi di panico senza medicinali?

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Buongiorno Adriana, certamente è possibile risolvere il problema del panico tramite un percorso psicoterapeutico. I farmaci in questi casi agiscono soltanto sul "sintomo", alleviando l'attivazione fisiologica legata all'emozione dell'ansia, e hanno effetto fintanto che se ne fa uso: ciò significa che alla sospensione del farmaco l'ansia con tutta probabilità ritorna! Il metodo sicuramente più efficace, specialmente sul lungo termine, è quello psicologico, poiché permette alla persona di apprendere come gestire queste crisi, di dargli un significato e spesso di trovare il nocciolo ultimo e profondo che ha prodotto questa situazione. L'ansia è un campanello di allarme che insorge per farci render conto che qualcosa nella nostra vita "non va"..che non siamo soddisfatti di qualcosa, che siamo insofferenti, che c'è un conflitto (interno o esterno) che dovremmo affrontare e superare, che c'è qualche timore o preoccupazione che ci affligge ma a cui non stiamo dando il giusto peso.. E' quindi utile ascoltare quest'emozione, dargli sfogo, comprenderla, e non cercare soltanto di metterla a tacere e averne paura. Attualmente l'approccio cognitivo comportamentale risulta essere particolarmente efficace nel trattamento delle problematiche legate agli stati ansiosi e più in generale alla gestione dell'emotività. Se desidera avere maggiori informazioni a riguardo, mi contatti pure senza alcun impegno. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Non sopporto più mia mamma

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Buongiorno Ale, è comprensibile la tua frustrazione ed insofferenza nel vivere questa situazione e il ripetersi di tali episodi. Ciò che non traspare invece completamente è la tua richiesta... è molto complesso, se non impossibile, trovare una maniera di gestire la propria situazione familiare, senza passare prima per un'esplorazione di se stessi. Soltanto così si può vivere e percepire in maniera differente ciò che l'ambiente ci presenta. Pertanto alla domanda del "cosa fare", la risposta da parte nostra potrà essere quella di consigliarti un percorso terapeutico di consapevolezza interiore. Il sentirti dire queste cose sembra aver minato la tua autostima, quindi immagino che ciò abbia ripercussioni sulla tua quotidianità o su altri elementi della tua vita.. lavoro, istruzione, amicizie, rapporti affettivi, espressione di te, delle tue idee, dei tuoi bisogni..?? E forse è anche questo che ti crea insoddisfazione e sofferenza? Anche in questo caso, la psicoterapia può aiutarti a riappropriati dei tuoi diritti e bisogni emotivi, e allo sviluppo di una sana autostima e fiducia in te stessa, per affrontare il mondo in maniera differente e migliore. Se desideri maggiori informazioni, puoi contattarmi, senza alcun impegno. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Ansia e sensi di colpa nei confronti degli altri

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Buongiorno Margherita, da ciò che scrivi traspare una certa consapevolezza di te stessa e delle tue vulnerabilità. Tuttavia, in campo psicologico, la sola razionalità, ovvero la comprensione di alcuni nostri aspetti, non è sufficienti a farci cambiare.. per riuscire in questo, e nel tuo particolare caso, ad esempio, acquisire più fiducia in te stessa, riconoscere i tuoi diritti e bisogni emotivi, gestire l'emotività.. è necessario un percorso terapeutico che possa aiutarti a completare "il puzzle" della tua vita, dando un senso a ciò che ora senti e provi e al modo in cui ti relazioni e agisci, fino alla scoperta di nuove modalità di relazione e comportamento più flessibili ed equilibrate, che ti consentano di raggiungere i tuoi obiettivi di vita (come ad esempio la creazione e il mantenimento di contatti sociali e amicali) riducendo la presenza di "effetti collaterali", come l'eccessivo senso di colpa o preoccupazione o dubbio rispetto ai propri agiti. L'approccio cognitivo comportamentale attualmente risulta particolarmente efficace per la gestione dell'emotività, e anche per la scoperta di sè, attraverso una strategia terapeutica denominata "schema therapy" che consente di diventare consapevoli delle proprie trappole emotive, cioè del perché continuiamo a mettere in gioco le stesse reazioni e gli stessi ragionamenti, nelle più svariate situazioni di vita. Se desideri maggiori informazioni, contattami pure, senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Paura di viaggiare in auto se guidano gli altri

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Buongiorno Andrea, si può aver paura di qualsiasi cosa, quindi non ridiamo affatto alla sua richiesta. Ciò che alle volte distingue le due ansie (del guidare in prima persona o dell'essere passeggero) è un diverso tipo di timore sottostante.. chi guida può aver timore di nuocere agli altri, di essere responsabile della propria vita e di quella altrui.. chi fa da passeggero può temere di stare nelle mani altrui, alle "dipendenze" del comportamento altrui, quindi non pienamente libero di gestire la situazione e la propria vita. L'evento passato che ha vissuto, può aver inciso nell'insorgenza di questa fobia, tuttavia sarebbe necessario approfondire i suoi vissuti ed altri elementi e aspetti della sua vita e della sua personalità per poter pianificare il percorso più adeguato alla risoluzione del problema. Attualmente l'approccio cognitivo comportamentale offre buone risorse per il trattamento dei disturbi d'ansia e per la gestione delle emozioni, offrendo miglioramenti già in tempi medio-brevi. Se desidera maggiori informazioni, può contattarmi, senza alcun impegno. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi...

Ansia depressione oppure ho una vera malattia

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Buongiorno Marcella, credo che dovrebbe affiancare al farmaco una psicoterapia farmacologica, che possa aiutarla a comprendere meglio come funziona il nostro corpo in relazione alle emozioni e agli stati d'animo. E dare un significato più profondo a ciò che le sta succedendo. Probabilmente il suo corpo (e la sua mente) le stanno dando degli importanti segnali, ma non di malattia.. di altro tipo! un segnale che dovrebbe forse farla riflettere su cosa sta succedendo in questo periodo nella sua vita, se c'è soddisfazione, se sta raggiungendo i suoi obiettivi, se è felice di raggiungerli o se questi spaventano o mettono preoccupazione, ecc... Fatti gli accertamenti necessari (cosa già ampiamente eseguita), non resta che capire il perché di questa focalizzazione sul proprio corpo, sui sintomi e sul timore di avere malattia o morire. Può sembrare sciocca come domanda, si potrebbe chiedere "e chi non ha paura di morire?!" .. in realtà anche se di fondo forse tutti abbiamo brutti pensieri alle volte, sappiamo che siamo destinati a questa fine, e decidiamo di non "sprecare" tempo alla "sopravvivenza" (il proteggersi in maniera eccessiva ci porta ad isolarci, ad estraniarci dal mondo, a vedere solo noi stessi,.,. insomma a perdere moltissime occasioni di vita!.. quindi sopravviviamo.. ma non Viviamo!). Quando si resta impigliati in una strategia che però procura a sua volta altra sofferenza.. ad esempio mette in compromissione i rapporti affettivi e sociali o quelli lavorativi o scolastici.. occorre fermarsi, e comprendere il perché continuiamo ad agire in questa maniera così deleteria? Non ci può essere una via più "equilibrata" e alternativa per perseguire il proprio benessere? Solitamente c'è. Bisogna solo darti il tempo e la voglia di scoprire se stessi e come fare. La psicoterapia aiuta proprio a fare questo. Attualmente l'approccio cognitivo comportamentale risulta particolarmente valido per il trattamento di stati d'ansia, ipocondriaci e cali d'umore, dando miglioramenti dei sintomi anche in tempi medio-brevi. Se desidera maggiori informazioni, mi contatti pure senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Mamma stanca con senso di solitudine

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Buongiorno Sil, la sua preoccupazione e i suoi dubbi sulla genitorialità e sulle sue modalità di espressione e reazione emotiva, riflettono una maternità (e personalità) responsabile e matura. E' probabilmente intervenuto qualche fattore non pienamente e consapevolmente riconosciuto che ha scatenato in lei questi mutamenti nella modalità relazionale. La gravidanza, seppure esperienza positiva e lieta, rappresenta comunque un cosiddetto "evento stressante", per la mente e il corpo, vi sono modificazione a livello psico-fisico che possono alterare le nostre percezione e sensazioni, e pertanto anche le nostre reazioni. Ma non è detto che tutto ciò derivi da un solo stato "fisiologico". Riporta infatti anche una situazione sociale ed ambientale che andrebbe esaminata meglio, per le emozioni e pensieri che può provocarle (isolamento, carico della gestione familiare..) Dal momento che attualmente risiede all'estero (e non so se si senta in grado di affrontare colloqui psicologici in lingua straniera), potrebbe richiedere una consulenza online per approfondire l'argomento e ottenere un supporto e sostegno emotivo più intimo e personalizzato. Personalmente offro questa tipologia di servizio e mi rendo disponibile a darle maggiori informazioni, se lo desidera. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Incertezze senza un'apparente motivo

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Buongiorno Sara, ciò che riporta non è per nulla scontato e illogico. Probabilmente lei e il suo fidanzato avete dei bisogni e desideri non totalmente concordanti (come accade al 99% delle coppie!) ed è assolutamente necessario passare in primis per il livello della comunicazione chiara ed aperta, delle proprie rispettive necessità e visioni della vita di coppia.. altrimenti come si fa a venirsi incontro? L'altro non saprà mai ciò che viviamo e che desideriamo! Anzi, se lasciamo che siano i nostri gesti o atteggiamenti a parlare per noi, ciò potrebbe causare forti incomprensioni e malesseri, poiché il nostro corpo parla anche quando non lo vorremmo!! Ciò che riporta, il fatto che lui la metta davanti a tutto e tutti, può apparire bellissimo a livello teorico e nell'immaginario collettivo, ma di fatto ciò potrebbe essere molto debilitante per la coppia, poiché questo potrebbe riflettere una mancanza di totale espressione dei bisogni del suo partner (che potrebbe agire in questo modo per molteplici motivazioni interiori) che nel tempo potrebbe sfociare in insoddisfazione e frustrazione personale. Allo stesso modo non è "sano" restare assieme o non esprimere se stessi "per non ferire l'altro" o perché l'altro ha bisogno di noi. Non si dovrebbe stare assieme per "bisogno", ma per amore. Che è una cosa un po' diversa. Credo che un supporto psicologico, in studio o online, potrebbe esserle utile per chiarire meglio se stessa e prendere una visione globale della sua situazione attuale e dei suoi vissuti e desideri rispetto alla vita affettiva. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Rossore e mani sudate

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Ciao Sara, eh si, è proprio una brutta sensazione quella di sudare, arrossire e vergognarsi! Tuttavia questa reazione ansiosa può essere gestita in vari modi. Hai fatto bene a rivolgerti ad uno psicologo tempo fa, e forse sarebbe stato necessario proseguire il percorso, poiché sembra che qualcosa sia comunque rimasto in sospeso. Credo che potrebbe esserti utile conoscere meglio quest'emozione che provi e i suoi risvolti "fisiologici", ed esplorare meglio i tuoi timori e ansie correlate a ciò che succede quanto senti queste sensazioni. "buttarsi" e sperimentare è certamente un buon modo per mettersi alla prova e migliorare, ma per poterlo fare occorre avere una base di autostima e fiducia in sé, nonchè altri strumenti utili alla gestione dell'emotività, che potresti acquisire proseguendo la scoperta di te stessa in un percorso psicologico. Sarebbe bene farsi seguire da uno/a psicoterapeuta, che ha una specializzazione ulteriore nel trattamento delle probleamtiche ansiose ed emotive, superiori alle competenze di un professionista soltanto psicologo. Pertanto, se il tuo vecchio terapeuta aveva questa qualifica potresti riprendere il percorso, oppure cercare qualcun altro di nuovo. Non so che in zona risiedi, personalmente come altri colleghi offro anche consulenze online. Mi rendo comunque disponibile per ulteriori informazioni. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Paura di guidare e di uscire

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Buongiorno Valeria, dalla rapida descrizione delle sue difficoltà, si direbbe che si stia costruendo un circolo vizioso d'ansia, caratterizzato anche da ansia anticipatoria (quella che prova "al sol pensiero di.."). L'ansia è un'emozione "segnale" che vuole allertarci di qualcosa che non va come vorremmo nella nostra vita, di possibili problemi, conflitti, dubbi, preoccupazioni presenti all'orizzonte o che non ci sentiamo ancora in grado di affrontare, gestire o scegliere. E' difficile poterle dire, da queste brevi righe, il motivo dell'insorgenza della sua paura, tuttavia è certamente possibile scoprirlo in un percorso psicologico. Inoltre, e non da meno, anche la sola gestione di questa emozione, e il non cadere nella trappola dell'evitamento (che tanto ci fa stare bene nel breve termine, mettendo a tacere il batticuore, ma che altrettanto tanta sofferenza può portare a lungo termine, privandoci di molteplici attività ed aspetti di vita quotidiana!) possono essere i primi passi affrontabili in un percorso terapeutico, in modo da poterle dare un rapido miglioramento della sua quotidianità, fintanto che non si trova un significato più profondo e globale a ciò che le sta succedendo (e che le succedeva in passato, in riferimento all'uscire a piedi..). La terapia cognitivo comportamentale offre questa possibilità di trattamento della problematica ansiosa, e se desidera ulteriori informazioni mi contatti pure, senza impegno. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Abbuffate compulsive

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Buongiorno Valeria, come citato dalla collega, spesso il rapporto disregolato con il cibo si rivela come "mezzo" per gestire/tollerare/distrarre da altre problematiche che non si riescono direttamente ad affrontare o di cui non si ha piena consapevolezza. Tra questi aspetti, spesso si nota una scarsa autostima, difficoltà nelle relazioni sociali ed affettive, intolleranza alla frustrazione, difficoltà nella gestione delle emozioni.. Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla, sì a gestire meglio il rapporto con il cibo (che comporta comunque l'insorgere e il mantenersi di altre problematiche emotive, come quella di svalutazione di sé, senso di colpa..), ma anche a scoprirne le cause più profonde, a dare un significato a ciò che succede ed è successo, al perché insomma si è arrivati a questo comportamento, e da li a poterlo poi abbandonare in virtù di comportamenti ed azioni più funzionali e produttive alla sua vita, al suo sviluppo e al suo benessere globale. La terapia cognitivo comportamentale attualmente risulta efficace nella risoluzione delle problematiche alimentari, apportando miglioramenti anche in tempi medio-brevi. Se desidera maggiori informazioni a riguardo, mi contatti pure. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Paura di amare

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Buongiorno Giulia, una frase del suo racconto mi ha colpito..."è come se ne avessi paura.." Ecco credo che questa sensazione, questo timore, possa effettivamente essere uno degli aspetti che causa questo "blocco" e ritiro. Non è affatto raro aver timore dell'amore, di legarsi, di lasciarsi andare.. specialmente se nel passato (più o meno recente) ci sono stati momenti in cui ad una propria apertura e ricerca di affetto non ci è stato corrisposto ciò che desideravamo o speravamo. Se le cose non sono andate come previsto, come voluto. I ragionamenti logici e razionali non sono molto utili in queste situazioni, poiché l'emotività prende il sopravvento, ed è con essa che bisogna imparare a "fare i conti" e apprendere come gestire questi impulsi e reazioni che sembrano "automatiche". Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla a comprendere cosa le sta succedendo, le ragioni più profonde di questa chiusura, esplorarne l'emotività connessa e la sua modulazione. La terapia cognitiva si avvale di una particolare strategia terapeutica, definita "schema therapy" per sondare il passato e le tracce che può aver lasciato in noi, e per farci venire a contatto con l'emotività e i bisogni frustrati e dolenti. Se desidera maggiori informazioni può contattarmi direttamente, senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Bisogno di avere tutto sotto controllo

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Buongiorno Francesca, l'ansia è un'emozione che andrebbe ascoltata ed elaborata, e non semplicemente tollerata o messa a tacere come se fosse una sensazione fastidiosa, un sintomo da scacciare.. Ciò che le sta succedendo, non solo l'ansia che riporta da tempo, ma anche questo ulteriore senso di diffidenza e sfiducia, potrebbe essere dovuto a moltissime cause e perché, ma che possono essere inquadrati soltanto con un dovuto approfondimento a riguardo. Dal momento che ha una giovanissima età e che in questo periodo di vita le relazioni sociali ed affettive sono parte integrante della quotidianità e del benessere interiore, e possono inficiare sullo svolgimento di altre attività e del proprio senso di autostima, le consiglio di intraprendere un percorso psicologico che possa aiutarla a prendere maggior consapevolezza di se stessa e della dis-regolazione dell'emotività, da cui ovviamente potrà poi apprendere la modalità più idonea al suo caso per gestire e modulare le sue reazioni. Può ricercare un terapeuta che operi nella sua zona, oppure passare per un consulto online a distanza. Personalmente offro anche questa opzione. Resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi - psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Relazione claustrofobica

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Buongiorno Emma, non ci è possibile giudicare la "normalità" o meno di un comportamento, avulso da una comprensione della situazione e della vita della coppia più in generale. Certamente traspare che a lei questo comportamento causi disagio, insofferenza, forse irritazione... quindi a prescindere dalla correttezza o meno della reazione del partner, sarebbe bene sfruttare la comunicazione aperta e chiara, per far capire all'altro che in qualche modo ci sta facendo soffrire e non vivere pienamente la relazione e tutto il resto della quotidianità. Ogni partner arriva (nella coppia) con dei propri punti di vulnerabilità, paure, convinzioni ecc.. e solo con il tempo e l'ascolto reciproco esse possono essere placate, rassicurate e superate, per costruire qualcosa di migliore. Se gli scontri continuano si può sempre richiedere un consulto di coppia, con una guida esterna (il terapeuta) che possa fungere da mediatore nel conflitto. Resto a disposizione, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi...

Ansia e attacchi d'ira

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Ciao Rachele, non scrivi quanti anni, ma riporti dei "voti scolastici", quindi immagino tu sia molto giovane. Ciò di cui scrivi e che provi sembra essere uno dei tanti conflitti interiori a cui si va incontro con la crescita... il bisogno di approvazione e amore dai propri genitori, che "fa a lotta" con il bisogno di esplorazione, autonomia e sviluppo di una propria identità..che può rivelarsi anche in disaccordo con ciò che i genitori pensavano per il nostro futuro... Ovviamente i sentimenti di rabbia, frustrazione ma anche di colpa e di ansia si intervallano e si accavallano ciclicamente. Riuscire a superare con serenità ed equilibrio questa fase è uno dei primi "scogli" da affrontare nella vita di giovani adulti. Non so se sei già nella maggiore età, ma qualora lo fossi potresti rivolgerti ad un terapeuta per capire meglio cosa ti sta succedendo e come gestire questa forte emotività e reattività. Se sei ancora minorenne avrai invece bisogno del consenso alla terapia da parte dei tuoi genitori (i quali saranno comunque tenuti fuori dai colloqui e dalla tua privacy). Personalmente offro anche consulenze tramite piattaforma skype. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Mi sento sola

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Buon pomeriggio Refka, difficile poter comprendere cosa stia attraversando da un breve riassunto di emozioni e sensazioni. Tuttavia posso dirle che non è necessario ricadere in un'etichetta per poter richiedere aiuto. La maggior parte delle volte le persone che arrivano a chiedere aiuto non hanno un problema che possa essere configurato ed inquadrato chiaramente in una patologia, ma soffrono, provano disagio, insofferenza e un insieme di forti emozioni che non riescono a gestire. Questo basta per poter intraprendere un percorso che sia rivolto alla presa di consapevolezza di se stessi e dell'origine del proprio malessere, per poter poi comprendere anche i mezzi e le risorse personali per uscirne e riprendersi il proprio benessere. Per il suo futuro e anche quello dei suoi figli, le consiglierei di non perdere tempo a ricercare una "definizione" in cui inserirsi, ma di richiedere ascolto e aiuto. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Troppe bugie

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Buon pomeriggio Nadia, è possibile che il tuo comportamento sia strettamente legato a ciò che senti.. la mancanza di una "personalità" ben definita, di propri interessi, obiettivi, scopi di vita... ovviamente è possibile che tale mancanza sia legata ad altri fattori, per tanto occorrerebbe un'esplorazione più approfondita della situazione e della tua persona per poter poi comprendere come poter superare questo atteggiamento che probabilmente causa diverse difficoltà relazionali. Un percorso terapeutico ti sarebbe senz'altro di aiuto. Puoi contattare un terapeuta della tua zona, oppure se vuoi contattarmi direttamente per avere maggior informazioni mi trovi disponibile anche per consulenze skype. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicoterapeuta cognitivo comportamentale www.chiarafrancesconi.it...

Ansia da abbandono

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Buongiorno Silvia, certamente il bisogno di amore e accettazione è uno dei fondamentali bisogni umani ed essere privi di ciò ci può rendere molto infelici e soli. Quindi ciò che la guida nella ricerca di un legame e soprattutto nella difficoltà dello scioglimento dello stesso, è con tutta probabilità un sentimento comprensibile e naturale. Tuttavia, è importante apprendere un certo equilibrio e flessibilità nella ricerca e soddisfazione dei nostri bisogni ed emotività, per poter bilanciare queste necessità con altre, non meno importanti, come quella di libera espressione di sè (che comprende anche il "cambiare idea" o la possibilità di sbagliare.. quindi anche nella scelta di un partner che poi non si rivela come ce l'eravamo immaginato). Penso che sotto questo aspetto di vulnerabilità si possano celare altre problematiche, legate ai temi a cui hai accennato.. timore di prendersi responsabilità, timore di ferire l'altro, difficoltà a comprendere l'"amore".. che andrebbero esplorate ed approfondite. Un percorso psicologico orientato ad accrescere la consapevolezza di te, delle tue reazioni e sensazioni e dell'origine di queste, ti aiuterebbe senz'altro ad apprendere nuove modalità di relazionarti, più funzionali al benessere. Personalmente utilizzo una strategia cognitiva denominata "schema therapy" per sondare le difficoltà attuali, che probabilmente hanno radici più profonde e passate, e per consentire alla persona di "liberarsi" di queste trappole emotive e cicli interpersonali ricorrenti e "schematici" che, seppur nati con l'intento di protezione da una qualche debolezza interiore, finiscono per creare ancor più malessere di vita. Resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

È sbagliato sentirsi superiore agli altri?

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Buongiorno Alessandra, è possibile che questo suo senso di grande empatia e dimestichezza con il mondo emotivo ed interiore derivi dall'aver ricevuto una buona e sufficiente attenzione genitoriale su questi aspetti, ed essere cresciuta in un clima di apertura, ascolto, calore e dialogo profondo. Il problema non credo che stia tanto nel preoccuparsi di essere in torto o ragione sul "sentirsi superiori".. in fondo se lei si sente così, poco compresa e soddisfatta del dialogo con le altre persone, non può certo forzarsi a sentirsi in maniera differente. E' infatti possibile che altri non sappiamo comunicare e parlare di emotività e comprendere gli stati emotivi altrui nel suo stesso modo.. Mi sembra di capire inoltre che sia una giovanissima donna, sulla ventina, e questo "complica" ulteriormente le cose, poiché nell'età dell'adolescenza o poco più si è molto focalizzati su altri aspetti e bisogni personali e spesso non si prendono in considerazione gli aspetti emotivi, non ci si vuole mostrare "sensibili" (che spesso la cultura paragona erroneamente a "deboli") o "differenti" dalla massa, dal gruppo dei pari. Non è detto che le cose non cambino in futuro, quando molti arriveranno alla maturità interiore. Il punto attuale credo che stia forse nella sofferenza o disagio che questa sensazione di "distacco" o differenza le provoca. Il non riuscire a stabilire delle relazioni profonde ed intime di confidenze la fa sentire sola, triste o bisognosa? Come reagisce a questa sensazione: si isola o continua comunque ad uscire con delle persone? Uno spunto che forse potrei darle, per riuscire a tollerare meglio questa difficoltà, è il ricordarsi che ognuno di noi ha dei pregi e anche delle mancanze.. è possibile che così come lei sia empatica abbia qualcosa in cui sia più carente, così come queste altre persone, anche se non totalmente sensibili, possono avere altri pregi e caratteristiche che possono esserci utili per crescere come persone, per conoscere meglio il mondo, per apprezzare le differenze e le peculiarità di ciascuna persona. Se desidera un confronto più approfondito, mi contatti pure liberamente. Le anticipo che offro anche consulenze skype. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Mi piacerebbe capire cosa mi sta succedendo

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Buongiorno A. difficile poterle dire l'origine dei sui sintomi, non sapendo nemmeno quali sono di preciso queste "stranezze" che le provano disagio. Se come riporta, sente una certa componente di stress e carico di responsabilità, o di doveri o di insoddisfazione rispetto all'ambito lavorativo, o quant'altro faccia parte della sua quotidianità, è possibile che ci sia una componente emotiva alla base del suo malessere. Ricordi inoltre che le emozioni sono fatte anche di componenti e reazioni fisiologiche, pertanto "lo stress" può manifestarsi sia a livello emotivo, ad esempio con irritazione, cattivo umore, ansia.. ma anche a livello fisiologico con stanchezza, deconcentrazione, dolori muscolari vari, insonnia e tanto altro. Le consiglierei un consulto diretto con un terapeuta per poter comprendere meglio l'origine del suo disagio e porvi risoluzione. Personalmente offro anche consulenze online a distanza. Resto a disposizione per maggiori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Fame cronica

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Buongiorno Simona, esistono molti aspetti ed elementi che possono portare alla fame nervosa e cronica, che andrebbero esplorati con maggior attenzione, per poter poi capire quali mezzi e risorse mettere in gioco per sopperire e fermare questa "voglia". E' in età molto turbolenta a livello di cambiamenti ormonali, fisiologici e anche emotivi, si sta costruendo la sua identità, il suo futuro, probabilmente le prime relazioni affettive.. ed in tutto ciò il cibo può essere scambiato come mezzo e strumento per sedare le tempeste interiori (spiacevoli o meno che siano). E' importante tenere presente inoltre, che anche gli alimenti, in sè, hanno delle potenzialità nel mantenimento della fame: gli zuccheri e i grassi, cosa che spesso si va a ricercare nei momenti di fame compulsiva, posseggono determinati elementi in grado di innescare una sorta di "dipendenza" fisiologica da queste stesse sostanze, chiedendo all'organismo di assumerne ancora. Pertanto il percorso verso la risoluzione di questo problema deve prendere in considerazione diversi aspetti della persona e della sua routine quotidiana. Provi a consultare un terapeuta esperto di problematiche alimentari nella sua zona. In alternativa, personalmente offro anche consulenze online a distanza. Resto comunque a disposizione per maggiori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Aggressività

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Buongiorno Pamela, è possibile che per vicissitudini passate, o altre influenze, abbia avuto scarsa dimestichezza con la gestione delle forti emozioni. E' anche possibile che al di sotto di questa modalità reattiva, ci siano dei timori e bisogni non totalmente consapevoli che andrebbero resi più coscienti. Ciò che la muove a questi comportamenti sono probabilmente delle necessità emotive giuste e umane, ma così facendo il loro scopo e fine viene perso, se non addirittura compromesso. Penso che un percorso psicologico possa aiutarla ad apprendere modalità di auto-regolazione emotiva, che possano esserle utili sia per il suo proprio benessere personale che per migliorare i suoi rapporti e relazioni affettive. Attualmente la terapia cognitivo comportamentale risulta particolarmente efficace nel trattamento delle problematiche di disregolazione emotiva, dando miglioramenti già in tempi medio-brevi. Provi a contattare un terapeuta della sua zona; in alternativa personalmente sono disponibile anche per consulenze online a distanza. Resto a disposizione per informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Problema ansia

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Caro Luca, credo che la tua riflessione, quella di attendere per l'assunzione del farmaco e contattare uno psicologo per seguire un percorso terapeutico, sia la soluzione più adeguata. I farmaci ansiolitici servono da "alleviatore/sedatore" dell'ansia, cioè tengono a freno i sintomi di iperattivazione, ma non tolgono dalla nostra mente ciò che ci preoccupa o ciò che nel profondo del nostro essere non ci fa vivere serenamente.. un'insoddisfazione, un conflitto, un dubbio (che magari al momento non è però pienamente riconosciuto e consapevole). Alla sospensione del farmaco, tutto ciò tornerà come è adesso. Un percorso psicologico potrebbe invece aiutarti a comprendere il motivo di questo tuo stato d'animo e come gestirlo: infatti soltanto un aggettivo è sbagliato di questo tuo breve racconto "quest'inutile ansia". L'ansia è un importantissimo segnale psico-fisico che abbiano, e che non dobbiamo mai sottovalutare. Essa vuole dirci qualcosa, tutte le emozioni sono indizi di qualcosa che c'è dentro di noi e che deve trovare espressione esterna e consapevole. Resto a disposizione per maggiori informazioni, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Ansia per il futuro

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Cara Silvia, l'ansia è sicuramente un segnale positivo, indice che qualcosa ci preoccupa e che dovremmo attrezzarci per affrontare la difficoltà o il problema. Tuttavia è anche un'emozione che può scatenare circoli viziosi improduttivi, togliendo appunto la giusta concentrazione, energia, tenacia e sicurezza in se stessi. Credo che un percorso psicologico, anche breve, orientato in primis alla gestione di quest'emotività, in modo da poterti permettere di raggiungere il tuo scopo di dare in maniera il più preparata possibile gli esami di ammissione, e successivamente che ti aiuti a comprendere l'origine più profonda di questo vissuto ed eventuali aspetti correlati (come il timore di deludere gli altri) possa esserti di grande utilità. Personalmente applico strategie cognitivo comportamentali che risultano efficaci già in tempi medio-brevi, nella gestione degli stati d'animo, e offro anche consulenze online a distanza. Puoi comunque scegliere di contattare terapeuti che operino direttamente nella tua zona di residenza, anche attraverso questo portale. Resto a disposizione, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Paura del matrimonio

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Buongiorno Ilaria, dal momento che mi sembra stia meditando sull'idea di sposarsi o meno.. e quindi che ci sia un partner al suo fianco.. la prima cosa da fare potrebbe essere parlarne direttamente assieme, dei suoi timori, dei suoi dubbi, delle sue preoccupazioni e dei suoi desideri futuri. In aggiunta potrebbe intraprendere un percorso psicologico, anche breve, destinato alla maggior comprensione di se stessa e dell'origine di queste perplessità. Il matrimonio è un passo importante e credo sia segno di maturità ritagliarsi un momento per pensare con consapevolezza a se stessi, ai propri bisogni e alle proprie paure. Se desidera maggiori informazioni, resto a disposizione. Personalmente, offro anche consulenze a distanza. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Bisogno di ritrovare se stessi.

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Buongiorno Sara, i motivi per cui si possono perdere interessi nel corso di vita sono molteplici ed è difficile poter individuare i fattori scatenanti la sua situazione, sulla base di poche informazioni. E' possibile che si perda voglia di fare le cose belle e piacevoli quando ci si sente oppressi da una situazione di vita, a cui vanno la maggior parte dei nostri pensieri ...sa, il malumore è capace di dilagare nella nostra mente e di farci perdere la voglia di "staccare" ed evadere, anche se questo a livello razionale dovrebbe invece essere la cosa più saggia da fare, per prendere respiro! Ma questa è solo una delle ipotesi possibili. Sarebbe meglio approfondire la questione per poter riuscire a sviluppare strategie per uscirne e riprendersi la sua serenità. Se desidera informazioni su un percorso psicologico mi contatti pure. Offro anche consulenze a distanza, online. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Sono sempre arrabbiata con mio marito

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Buongiorno Barbara, ciò che riporta dev'essere certamente fonte di grossa sofferenza e disagio per lei.. non solo il modo di reagire, ma anche ciò che prova prima di reagire e che la porta a tali atteggiamenti. La sensazione di non essere riamati abbastanza, di sentirsi soli e smarriti. Non dev'essere stata per nulla facile la scelta che ha deciso di intraprendere per la vostra storia, e questa probabilmente (come implica ogni scelta) l'ha portata a privarsi di altre cose, altre necessità e bisogni umani ed emotivi che tutti abbiamo.. tra cui quello di crearci una nostra libertà, un nostro spazio personale, autonomo, indipendente e sopratutto soddisfacente! Credo che tutto ciò, forse unito ad altri elementi e vulnerabilità che si potrebbe portare dietro da un passato e vicende più lontane, dia ora luogo a questo forte mix di emozioni e reattività. Credo che potrebbe comprendere meglio se stessa e come ritrovare una maggior serenità interiore e di coppia, seguendo un percorso psicologico e di auto-consapevolezza. Se il risiedere all'estero le impedisce di ottenere direttamente sul posto questo tipo di supporto, potrebbe usufruire di consulenze a distanza. Personalmente offro questa tipologia di servizi, tramite la piattaforma skype. Se desidera avere maggiori informazioni, mi contatti pure senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Soffro di attacchi di ansia e di panico: perché?

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Buonasera Marina, le cause che possono portare all'ansia e ai suoi attacchi possono essere molteplici e sopratutto... personalizzate. L'ansia è un'emozione che funge da segnale, che andrebbe appunto ascoltata e cercata di comprendere. E' possibile che non ci sia un'immediata correlazione tra la "causa" sottostante e il momento in cui prova ansia.. mi spiego meglio: ad es. può sentire all'improvviso di provare questi sintomi senza trovarsi in nessuna particolare condizione o situazione paurosa, che metterebbe ansia.. ma è molto probabile che in lei, nella sua mente, passino dei pensieri, delle insofferenze, dei dubbi, delle preoccupazioni che non riesce a cogliere in maniera consapevole; ma che tuttavia esistono sicuramente. Per poter dare un senso alla sua ansia e a questi attacchi più acuti, appare essenziale passare per un percorso psicoterapeutico che possa aiutarla a scoprire se stessa e ovviamente anche a gestire meglio questi momenti emotivi, con maggior equilibrio e meno spavento. Se desidera maggiori informazioni mi contatti pure senza impegno. Personalmente offro anche consulenze a distanza, online. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Sono delusa da me stessa

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Buongiorno Alessandra, possono esserci diversi motivi di questa necessità di pianificare anche troppo minuziosamente, e la fiducia in se potrebbe essere uno dei fattori. E' importante riuscire a trovare un equilibrio tra la "teoria" e la pratica (così come in tanti altri aspetti di vita!). E' anche rilevante sapere come progettare e darsi obiettivi nella maniera più idonea. Vi sono alcuni "criteri" da rispettare e da avere chiari in mente quando ci si programma verso il raggiungimento di un risultato: una cosa da tenere ben presente è la motivazione e la rilevanza che hanno per noi certi aspetti. Se quello che ci guida non è un desiderio interno, di puro piacere e soddisfazione nel fare una certa cosa diventa molto più complesso ottenere risultati. Ed è qui che la componente psicologica entra in atto, proprio per capire cosa effettivamente vogliamo, il perchè vorremmo raggiungere una tal cosa, trovare aspetti più piacevoli e stimolanti ecc... Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a capire meglio chi sei, cosa vuoi, e come ottenere ciò che desideri. Resto a disposizione per maggiori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Stati di ansia

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Buongiorno Flavio, non so se le farà piacere ricevere questa risposta, ma la farmacoterapia da sola non la potrà aiutare a lungo a gestire l'ansia. I farmaci ansiolitici hanno il potere di sedare i sintomi dell'ansia(quando funzionano!) ma svolgono questo effetto soltanto e fintanto che se ne fa uso. Alla sospensione della terapia farmacologica (che non è mai consigliata per tempi prolungati) l'ansia è possibile, se non molto probabile, che torni a far capolino. Sarebbe meglio approfondire l'origine di questo stato d'animo, dargli un senso, un significato.. in altre parole ascoltarlo piuttosto che cercare di debellarlo. L'ansia è un'emozione, non una malattia. Per questo non ce ne possiamo privare! E' essenziale per la nostra sopravvivenza, per proteggerci, darci dei limiti.. alcune volte però i nostri sensi sembrano allarmarsi per un nonnulla, o per circostanze che sembrano "normali", non pericolose o ansiogene.. in questi casi occorre prendersi un po di tempo per capire come mai si è diventati sensibili a certi stimoli e situazioni. Attualmente la psicoterapia cognitivo comportamentale risulta essere particolarmente efficace nel trattamento degli stati ansiosi, dando miglioramenti in tempi medio-brevi. Se desidera maggiori informazioni a riguardo, mi contatti pure senza impegno. Offro anche consulenze a distanza, online. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ho tutto, ma non sono felice

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Buonasera BB, questo è un quesito e un malessere piuttosto diffuso.. l'idea di avere "tutto" ma di non essere comunque "a posto". Non è infatti detto che sia sufficiente avere una relazione affettiva, un buon lavoro o una buona rete sociale per sentirsi "felici". L'essere umano è caratterizzato da molteplici bisogni e ve ne sono alcuni che non sempre sono semplici da riconoscere (in se stessi) e da soddisfare. E' possibile che si trovi impigliato in quella che la psicoterapia cognitiva definisce "trappola emotiva". Cioè in un conflitto, in una disparità tra ciò che ora c'è, quello che vorrei e quello che penso di poter raggiungere e fare. Quella forma di ansia che cita potrebbe nascondere il nucleo del blocco, o essere uno dei fattori che le impediscono di godersi a pieno la sua vita. Tutte le nostre emozioni e comportamenti e reazioni, non sono mai casuali, hanno un significato, una funzione. Pertanto occorre darsi un po' di tempo e di attenzione per capirsi e per scoprirli. Se desidera maggiori informazioni mi contatti pure senza impegno. Offro anche consulenze a distanza, online. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Problemi con lo studio e bullismo.

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Buongiorno Sara, è possibile che a seguito di vicende spiacevoli si creino in noi dei piccoli "tarli" fastidiosi che ci pungolano e mettono in dubbio il nostro operato, le nostre capacità e ci instillino vecchi timori. Sarebbe interessante conoscere la sua modalità di "difesa" utilizzata fin'ora.. durante le superiori non ha provato più questa sensazione? Come mai le sembra riapparsa adesso? E' possibile che anche altri fattori possano essere intervenuti a riproporre queste preoccupazioni. Come punto di partenza, per provare a fare qualche passo da sola, potrei dirle di riflettere sul fatto che all'epoca dei primi avvenimenti lei era più piccola, aveva meno possibilità di difendersi, di farsi valere e di reagire. Ora le cose potrebbero andare diversamente; probabilmente ha acquisito capacità di linguaggio e dialogo più mature, nonché altre strategie per poter far rispettare i suoi diritti (tra cui quello di poter essere se stessa, con le sue passioni e i suoi talenti). Se la situazione di stallo dovesse perdurare, provi a ricercare un supporto terapeutico, anche di breve termine, che possa aiutarla a far luce su quanto sta provando e sentendo. Personalmente resto a disposizione per maggiori informazioni. Sono disponibile anche per consulenze a distanza. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Alimentazione

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Buongiorno Mary, il saper resistere ad una tentazione rientra tra gli aspetti di tolleranza alla frustrazione ed è uno degli elementi che si possono apprendere e riequilibrare in un percorso psicoterapeutico, destinato alla maggior consapevolezza di sé. Il fatto che il nostro corpo ci spinga a ricercare una gratificazione nel cibo è spesso indice di un'altro disagio interiore più profondo. Alcune volte appunto, non si è totalmente in grado di gestire la propria emotività, i momenti di vuoto, di noia, di rabbia, di sconforto ecc.. altre volte sono dei pensieri, dei conflitti, delle situazioni interpersonali che possono provocare sentimenti ambivalenti e difficoltà interiori e l'alimentazione diventa un modo per sentirsi invece in grado di gestire e poter controllare qualcosa della propria vita. Se ritiene che sia giunto il momento di comprendere alcuni suoi comportamenti e sensazioni, potrebbe iniziare un percorso terapeutico, richiedendo una prima consulenza ad uno psicoterapeuta esperto in problematiche alimentari che operi nel suo territorio, o ai servizi competenti del servizio pubblico. Se desidera maggiori informazioni mi ricontatti pure senza impegno. Personalmente offro anche consulenze psicologiche a distanza, in modalità skype. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Inquietudine

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Buonasera Alessio, l'ansia è un'emozione-segnale, che vuole avvisarci di qualcosa che potrebbe non essere totalmente soddisfacente nella nostra vita attuale, ma che potrebbe anche indicare una preoccupazione per qualcosa di più profondo, che è magari difficile scavare e raggiungere a livello soltanto razionale. Sarebbe necessario comprendere meglio cosa sia accaduto in quei primissimi episodi di ansia più acuti, anche se brevi, cioè cosa potrebbe averli causati; e cosa invece può aver instaurato la successiva attenzione su quei sintomi e sensazioni sperimentate e i ragionamenti che ne sono seguiti. Le faccio un esempio: a prescindere dal cosa abbia creato l'attacco iniziale, come mai si è focalizzato sulla presenza di questo "sintomo"? E' possibile che siano insorti pensieri specifici sul "perchè sentirsi così?" ...e perché il sentirsi così non poteva essere interpretato soltanto come un'accettabile fluttuazione dell'umore? Ora, è sempre bene riflettere sulle nostre reazioni emotive, ma diventa poi anche importante capire quanto si sta cercando l'origine della prima ansia o quanto invece ci si stia focalizzando sul "non vorrei questo sintomo, non dovrebbe esistere!". Le consiglierei un percorso terapeutico per poter trovare risposte ai suoi dubbi e riprendere la sua serenità di vita. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Recuperare o lasciare andare?

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Buonasera Minky, una delle ragioni principali per cui le coppie scoppiano e si allontanano è la presenza di cattiva comunicazione, piuttosto che la mancanza di affetto ed interesse! Ovviamente si parla di comunicazione ed apertura efficace che deve esserci da entrambe le parti. Ricevendo però la sua richiesta, e quindi parlando a lei, proverò a sintetizzare alcuni aspetti che potrebbero essere tenuti in considerazioni e magari migliorati... iniziando lei da parte sua magari, e provando a vedere se questi mezzi rendono più agevole lo scambio di idee tra di voi. E' innanzitutto importante tenere presente che quando ci si sente feriti e delusi, si esprime la rabbia in modalità offensiva e aggressiva, puntando il dito contro l'altro, verso i comportamenti e atteggiamenti che non ci sono piaciuti, verso le sue mancanze e difetti. Questo porta, per forza di cose, ad una reazione difensiva, se non ulteriormente aggressiva. Una prima modalità di espressione del nostro "dolore" dovrebbe essere quella di comunicare "semplicemente" come ci siamo sentiti o come ci stiamo sentendo. Anche come ci si sente rispetto alla poca apertura dalla parte altrui. Si può anche aggiungere chiaramente ciò che si desidererebbe avere dal rapporto di coppia, le idee che si hanno sul futuro e sulle modalità di vedersi e sentirsi... dando anche modo all'altra parte di far emergere le sue idee! Perché è altrettanto importante ricordare che ogni persona arriva nella coppia con le sue idee e credenze rispetto alla vita assieme, rispetto ai tempi di costruzione del percorso, rispetto all'idea dei propri spazi ecc.. Ed è buona cosa riuscire a capire, tramite appunto la comunicazione e il dialogo, se i rispettivi orizzonti possono trovare una strada comune o se invece si è troppo diversi. Se la situazione dovesse continuare a traballare e si sentisse ancora a disagio e fortemente in balia dell'emotività, può rincontattarmi senza alcun impegno per maggiori informazioni, o per consigli su un eventuale supporto emotivo professionale. Offro anche consulenze a distanza, tramite piattaforma skype. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Rabbia repressa?

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Cara Italia90, i cambiamenti e lo "stress" anche quando positivo, può provocare un senso di smarrimento e confusione se il tutto è avvenuto molto rapidamente ed intensamente. Forse i mutamenti da lei vissuti hanno fatto insorgere dei piccoli dubbi o incertezze interiori, magari dovuti al crearsi di nuovi progetti di vita, lavorativi ed affettivi, che magari devono sorreggere il "peso" e l'onere di non ricadere negli errori precedenti, e che possono gravare di alte aspettative. Ma potrebbero esserci anche altri aspetti, che andrebbero esplorati meglio in un colloquio più approfondito. Immagino che l'attesa di mesi si riferisca ad un consulto presso il servizio pubblico, e che forse trovi difficoltà a recarsi in uno studio di libera professione? Personalmente, così come altri colleghi, offro consulenze a distanza, online, che hanno dei costi leggermente più contenuti rispetto alle sedute in studio, e che offrono comunque una buona possibilità di efficacia come spazio di ascolto. Se desidera maggiori informazioni mi ricontatti pure senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Non sono più sicura di me stessa

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Buongiorno Enrica, come mai dice che suo marito glielo impedisce? comprendo che lui sia contrario a questo, ma lei non potrebbe andare comunque senza la sua approvazione? O è per via di una mancanza di indipendenza a livello economico? Se in qualche modo le serve il supporto di suo marito nel poter prendere questa via, potrebbe ricordargli che se lo fa è per fare stare meglio anche lui (anche se poi in terapia potrà toccare gli argomenti che preferisce e che ritiene più rilevanti per lei stessa), dato che si lamenta della sua ansia e nervosi. Anche se la cosa migliore sarebbe quella di riuscire a comunicare a lui direttamente il suo disagio e che quindi un problema lo sente, e che c'è bisogno di un professionista. Non di secondaria importanza, ricordi che uno dei bisogni fondamentali dei bambini è quello di crescere in ambienti sereni e "forti", che fungano da guida e protezione e sicurezza. Se la coppia litiga o uno dei due si mostra sottomesso, non capace di far valere i propri diritti, questo sarà una mancanza che verrà trasmessa alla bambina.. il fatto di doversi sottomettere, di non potersi esprimere liberamente, di non poter avere proprie idee.. osserverà dei modelli che non le saranno di aiuto. Quindi il pensare a se stessa e al suo benessere, non significa in alcun modo mettere in secondo piano quello di sua figlia, ma anzi.. difendere se stessa come donna per cercare di costruire una miglior vita familiare. Non è detto che acquisendo più fiducia in lei stessa e la capacità di farsi valere, non possa cambiare l'ambito familiare, senza quindi dover arrivare a separazioni o distacchi estremi. Resto a disposizione per ulteriori informazioni. Personalmente offro anche un servizio di consulenza a distanza, online. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ansia e Fobia Sociale che sfociano in sudorazione eccessiva

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Buongiorno Cristiano, le difficoltà e i disagi che riporti potrebbero essere riconducibili ad uno spetto ansioso e di insicurezza, come hai notato e identificato tu stesso. Questi timori potrebbero avere radici più profonde e remote, che andrebbero esplorate e analizzate per poter riprendere a vivere la socialità in maniera più serena e soddisfacente. La gestione dell'emotività è uno dei nuclei su cui si fondano i trattamenti di approccio cognitivo comportamentale, i quali riescono a produrre miglioramenti anche in tempi medio-brevi. Personalmente, come altri colleghi, offro un servizio di consulenza a distanza, online, che consente di accedere ai colloqui anche a chi per questioni personali non riesce a recarsi con costanza presso uno studio professionale. Se desideri maggiori informazioni puoi contattarmi senza alcun impegno, resto a disposizione, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Voglio piacere a tutti gli uomini

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Buongiorno Rosa, è possibile che questa forma di insicurezza che si esprime nella ricerca dell'approvazione altrui, abbia origini abbastanza profonde e remote, anche per il dato che riporta questa sensazione e la presenza di questo mancato riconoscimento delle proprie capacità fin dall'età infantile e adolescenziale. Credo che la cosa più benefica, per lei stessa, ma anche per la serenità di coppia e non meno importante per il benessere dei suoi figli (ricordiamoci sempre che i bambini sono spugne e colgono tutte le nostre insicurezze ansie, che spesso trasmettiamo, non volendo, anche tramite le nostre risposte ai loro bisogni emotivi), sia quella di intraprendere un percorso di consapevolezza interiore e di scoperta delle sue vulnerabilità, per poter sviluppare modalità più efficaci di proteggersi dalle sue "ferite" interiori, che non vadano a compromettere i rapporti affettivi che ha stabilito. L'approccio cognitivo ha sviluppato una nuova strategia (quella della Schema Therapy) per sondare le frustrazioni e i vissuti precoci che possono aver causato l'attuale modo di comportarsi e agire delle persone, e per scogliere questi nodi, consentendo il ripristino di un equilibrio psicofisico interiore. Questo percorso potrebbe essere indicato ad esempio nel suo caso. Se desidera maggiori informazioni, può contattarmi liberamente. Personalmente, come altri colleghi, offro anche consulenze a distanza, online, qualora vi siano dei particolari impedimenti nel raggiungere gli studi di ricevimento. resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Credo di aver bisogno d'aiuto

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Buon pomeriggio Martina, credo che ci sia molto da esplorare in questa tua richiesta.. comprendere meglio il perché di questi tuoi stati umorali, dei questi tuoi timori... è possibile che il recente spostamento, la mancanza di lavoro e forse il senso di smarrimento in un nuovo luogo, possano aver suscitato queste sensazioni.. ma sarebbe bene dargli un significato più preciso, in modo da permetterti di gestire al meglio la tua quotidianità, e magari di riuscire a sfruttare al meglio questa vita all'estero che ora ti trovi a vivere. Se te la senti, puoi contattare qualche psicoterapeuta del posto, anche se posso comprendere che parlare di fatti personali ed intimi in una lingua non totalmente propria possa essere fonte di problemi e incomprensioni. Personalmente, come altri colleghi, offro un servizio di consulenza psicologica a distanza, tramite skype, proprio per dar modo di accedere al servizio di supporto emotivo a chi ha difficoltà o impedimenti a svolgere una terapia "standard" in studio. Se desideri maggiori informazioni puoi contattarmi senza impegno ai miei recapiti personali. Resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Ritornare a essere padrona di me stessa

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Buonasera Alessandra, è vero, l'ansia è una brutta bestia e può farci cadere nel suo tranello se non impariamo invece ad ascoltarla, a comprenderla e di conseguenza a gestirla, senza esserne sopraffatti. Credo che ciò che le serva sia un sostegno psicologico e la guida di un professionista con cui possa apprendere come superare i circoli viziosi di evitamento e di insoddisfazione di vita che si sono instaurati. L'ansia non è una malattia, è un'emozione, e per quanto spiacevole sia provarla, non ha conseguenze negative, ma anzi.. ha una funzione importante, di segnalarci qualcosa che nella nostra vita dovremmo affrontare o vivere diversamente, la presenza di qualche conflitto interiore, di dubbi, di incertezze, di difficoltà interpersonali o quant'altro. Riuscendo a non cadere in preda al panico appunto, ma cercando invece di capire se stessi, si può uscire da questa situazione di stallo e di disagio. L'approccio cognitivo comportamentale risulta particolarmente efficace nella gestione dell'emotività e trattamento degli stati ansiosi. Se desidera maggiori informazioni, mi contatti pure. Personalmente fornisco anche consulenze online, a distanza. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Sono cambiata e non mi riconosco

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Ciao Serena, possono esserci varie ragioni per questo "cambiamento"... è cosa piuttosto frequente modificarsi negli anni adolescenziali. In questo periodo si forma la nostra identità, chi siamo, cosa vogliamo. E' possibile (ma prendila solo come un'ipotesi tra tante) che la tua mente e il tuo Io abbiano bisogno di un maggior equilibrio tra la "brava" ragazza, che mi sembra voler dire rispecchiare standard genitoriali, amicali e sociali e l'essere "Serena", cioè una ragazza che ha dei suoi bisogni e necessità e che forse talvolta non vuole essere per forza "brava", ma vuole solo essere compresa e far trasparire anche le proprie priorità ed emozioni, che possono essere in contrasto con questi "standard" esterni. Forse in questo momento si è assistito ad una sorte di ribellione interna.. dall'essere ligia ad ogni dovere al non esserlo in quasi nulla. Occorre forse soltanto ripristinare un bilanciamento tra le richieste esterne e i tuoi desideri e il tuo essere te stessa. Se sei ancora minorenne sarà per forza necessario il consenso dei tuoi genitori per svolgere dei colloqui psicologici; ma in ogni caso, non verrà detto ciò che rivelerai in seduta, sui "contenuti" vige la privacy: dovranno soltanto essere informati rispetto al fatto che tu stia seguendo un percorso. Se desideri maggiori informazioni puoi contattarmi senza impegno. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Comportamento del bimbo diverso tra mamma e papà

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Buongiorno I&S, premesso che molto complesso poter comprendere da questa descrizione il problema (se problema è!) del nucleo familiare e del vostro bambino. Partendo da questi dati forniti si potrebbe ipotizzare (e mi raccomando prendete tutto ciò con le pinze!) che il piccolo abbia un attaccamento abbastanza sicuro verso la mamma (non è infatti un male se il bambino non cerca o non piange il genitore quando questo se ne va.. è l'insieme dei comportamenti agiti tra quando si sta assieme, quando ci si separa e quando ci riunisce, che indicano la presenza di un'eventuale preoccupazione/timore del bimbo). Si potrebbe invece pensare che tolleri un po' meno bene la separazione dal papà e che al suo rientro non riesca a comunicare efficacemente il proprio stato emotivo, preferendo "proteggersi" e distaccarsi, non dando nuovamente troppa confidenza!.. Non sapendo a quali momenti di separazione dal papà facciate riferimento (se ad. esempio si assenta per lavoro o in altre circostanze), la prima cosa che si potrebbe fare è trovare dei momenti per parlare al bimbo, con parole che possa comprendere, il significato delle "separazioni" e dei rientri. Ciò che consiglio è però un consulto più approfondito per comprendere meglio la situazione: è possibile che ci siano altri motivi alla reazione "brusca" del bambino al rientro del papà.. ad es. anche solo il tipo di attività del bambino che si va ad interrompere salutandolo. Un terapeuta esperto di tematiche evolutive e sostegno alla genitorialità potrebbe fare al vostro caso. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Indecisione Cronica

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Buon pomeriggio Anonima, mi accodo alla risposta della collega, suggerendole di intraprendere un nuovo percorso terapeutico, non tanto focalizzato sul "cosa scegliere" (in quanto facendo semplicemente i pro e i contro delle alternative potrebbe risultare influenzata da qualche commento o altro; oltre il fatto che non penso sia utile ed etico fare una terapia incentrata sul cosa scegliere in uno specifico caso), ma piuttosto sul "perchè non so scegliere da sola ciò che desidero e voglio?". Con tale obiettivo, la terapia sarebbe strutturata sul comprendere il perchè dei suoi timori di sbagliare, di sensazione di poca responsabilità, del suo vissuto con il nucleo familiare... in questo modo, smascherando cosa sta sotto le sue paure, potrà fare questa scelta (e altre scelte future!) con maggior consapevolezza di sè, seguendo i suoi propri bisogni e necessità. L'approccio cognitivo utilizza una strategia denominata Schema Therapy, proprio per rendere consapevoli le persone dei bisogni emotivi che non hanno ricevuto soddisfazione nella loro vita, e che hanno creato trappole emotive da cui sembra impossibile uscire... trappole come quelle della "sottomissione" alle richieste altrui, o quelle correlate ad una scarsa fiducia in se stessi. Se desidera maggiori informazioni può dare un'occhiata al mio sito web, che trova sotto, oppure può contattarmi senza alcun impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ansia serale

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Buonasera Lella, non esiste un motivo predefinito per ogni momento del giorno in cui appare l'ansia... il fatto che a lei compaia in questo orario è probabilmente legato a suoi fattori personali. Forse è un momento della giornata differente dagli altri.. ad es. un momento in cui è più sola con i suoi pensieri, o al contrario un momento che vive con dei familiari (mentre il resto della giornata è sola)? In ogni caso, se queste sensazioni le impediscono di vivere (e mangiare!) serenamente, potrebbe richiedere un consulto più approfondito per riuscire a comprendere le origini di questo stato d'animo. L'ansia è infatti un'emozione che vuole segnalarci qualcosa, qualcosa che ci crea insoddisfazione, dubbio, conflitto, timore... e va in primo luogo ascoltata e capita. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Consigli per la mia relazione

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Buonasera Ilenia, è corretto provare a capire il problema di coppia e non arrendersi immediatamente, ma questo dev'essere fatto soltanto nell'ottica di provare a comprendersi e non seguendo timori di restare soli, o cose simili (altrimenti si finisce per tirare avanti una storia senza futuro, che ostacola il benessere di entrambi.). E' difficile poter dare un parere preciso non sapendo varie cose di voi e della vostra storia.. ad es. che cosa significa "discutere su ogni cosa", o "non avere cose in comune o idee diverse"?... E' piuttosto frequente che durante l'adolescenza si cresca e si sviluppino interessi differenti, ma stare assieme non significa condividere per forza passioni, sport, lavoro ecc.. Amare significa volere il bene dell'altro, sostenerlo, stargli vicino nei momenti difficili, consentirgli di esprimersi e di avere i propri spazi (ovviamente questa cosa deve sempre essere reciproca) e, oltre a questo, anche avere un progetto comune di vita (in questo senso sarebbe bene condividere le idee rispetto alla famiglia, ai figli, alle responsabilità e ruoli familiari, ecc..). Ma più nel presente ad esempio, le vostre scelte lavorative o universitarie si possono allineare? I vostri bisogni affettivi vengono soddisfatti a vicenda? Nelle vostre discussioni rientrano anche queste tematiche? Come vedi non posso darti una risposta... se non utilizzare il canale della comunicazione aperta e limpida, ognuno dei propri sentimenti e aspettative su questo rapporto, per riuscire a capire se avete in mente lo stesso tipo di "storia" e una modalità abbastanza "reciproca" di comprendervi e sostenervi. Resto comunque a disposizione per ulteriori approfondimenti, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Coraggio di interrompere una relazione

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Buonasera Simona, non è strettamente necessario interrompere questa relazione, mentre è invece fondamentale che lei inizi a costruirsi una sua vita propria.. interessi, amicizie, svaghi.. L'amore deve completare la nostra esistenza, non sostituire o essere il centro della nostra vita. Ha presente quella classica frase del "si può stare con qualcuno solo se prima si sta bene con se stessi"? Ecco.. l'essenza di questa frase significa che per stare BENE con qualcuno in maniera equilibrata, prima bisogna essere appagati e soddisfatti di se stessi e della propria vita così com'è quando siamo soli. Se riesce a costruire una sua propria sfera autonoma e personale, vedrà che saprà poi comprendere meglio gli atteggiamenti del suo ragazzo e prendere una decisione più consapevole sulla vostra storia e sul suo eventuale proseguimento o meno. Se crede di non riuscire a fare questi passi da sola, un percorso psicologico di supporto emotivo e consapevolezza interiore potrebbe esserle d'aiuto. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Alienazione parentale: necessità di perizia di parte

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Salve Paolo, se vuole può riscrivermi in privato la sua sede di residenza e potrò fornirle eventuali nomi di colleghi che si occupano di perizie. Ho frequentato la specializzazione in psicologia giuridica con colleghi di varie zone di'Italia. Il contatto con un avvocato è già avvenuto? Alcune volte hanno già loro stessi dei nominativi da proporre, in base a precedenti esperienze. resto comunque a disposizione, un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva...

Panico immotivato

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Cara Energia, l'ansia è un'emozione e non appunto un "energia" che si trasmette da una parte all'altra. Essendo un'emozione, essa ha un proprio significato e una propria origine. Certamente l'ambiente che ci circonda influenza il nostro modo di vivere, sentire e percepire il mondo, e quindi "forgia" i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni, timori.. nonchè il modo di vedere se stessi e la nostra stima e fiducia in noi. E' possibile che i tuoi vissuti familiari possano aver lasciato traccia nella tua mente e nelle tue reazioni emotive e comportamentali. E' però difficile poter dire da questa breve descrizione quale tipologia di correlazione ci sia tra i tuoi stati d'ansia e le tue esperienze di vita. La forza e l'Energia che hai messo nell'evitare di cadere nel tranello degli evitamenti legati al panico sono da apprezzare, tuttavia credo che per comprendere al meglio ciò che ti accade, un percorso terapeutico di consapevolezza interiore possa essere la strada migliore. Oltretutto questo sarà il tuo futuro (qualsiasi sia il campo psicologico in cui deciderai di lavorare) e una conoscenza personale più profonda potrebbe essere un ulteriore strumento per comprendere poi meglio le persone a cui fornirai aiuto. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Cerco delle risposte

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Buonasera Silvia, per poter giungere ad un qualsiasi quadro diagnostico sono necessarie molte più informazioni e approfondimenti, pertanto in questa sede virtuale non sarà possibile trovare questo tipo di risposta.. Tuttavia, sembra abbastanza chiaro che tutti questi atteggiamenti compromettano ad un qualche livello la sua quotidianità e resa universitaria, tra le altre cose. Pertanto, si tratterebbe comunque di reazioni e comportamenti a cui dare un significato, esplorare meglio e cercare di porre soluzione. Sembra che di base ci sia una sorta di ansia, che tuttavia non emerge apertamente dalle sue parole, e che è difficile poter collocare a priori. Un percorso terapeutico potrebbe certamente aiutarla a trovare un migliore equilibrio e consapevolezza di se stessa. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Istinti di rabbia

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Buongiorno Francesco, la rabbia è un'emozione scatenata dal senso di frustrazione o di ingiustizia.. in altre parole, proviamo rabbia (ad un livello più o meno forte) quando percepiamo di essere stati ostacoli o limitati nel fare qualcosa, nel raggiungere un desiderio, un obiettivo, o quando ci viene fatto un torto, un danno, sia essa materiale o "astratto", come ad es. l'essere poco considerati, non compresi o ascoltati ecc... L'espressione della rabbia serve quindi a comunicare all'esterno che ci sentiamo feriti e non soddisfatti, e che se possibile, l'altro dovrebbe far qualcosa per rimediare, o quanto meno scusarsi dell'accaduto. Quest'emozione è molto potente e furibonda, e nella nostra cultura e società va regolata ed equilibrata. Vi possono essere molteplici cause per il fatto di subire una dis-regolazione di tale emozione, tra cui una scarsa tolleranza alla frustazione, a sua volta derivante da esperienze di vita (oltre che da un repertorio biologico innato). Certamente vi sono vari modi per riuscire a gestirla ed esprimerla in maniera efficace, ma per trovare quello più idoneo alla sua persona, occorrerebbe prima approfondire appunto l'origine, le cause e i pensieri sottostanti i suoi impeti di ira. Un percorso psicologico può essere un'utile risorsa per la consapevolezza interiore e il raggiungimento di un sano equilibrio. Attualmente gli approcci cognitivi risultano particolarmente efficaci nella gestione delle emozioni, in tempi medio-brevi. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Convivenza

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Buongiorno Jessica, il panico rientra tra i disturbi d'ansia, anche se tali attacchi hanno una caratteristica ben precisa, leggermente diversa da una comune preoccupazione ansiosa. Infatti il panico si scatena soltanto quando percepiamo come pericolosi i sintomi dell'ansia (tachicardia, vertigini, formicolii, tensione muscolare, nausea, mancanza d'aria, senso di estraniamento ecc..). Questi sintomi, con tutta probabilità provocati da un pensiero di tipo ansiogeno, portano al panico quando vengono percepiti come segnali di malessere, a cui si cerca di porre "rimedio" con soluzioni "fai da te" poco appropriate alla gestione dell'ansia: ad es. si cercano di fare respiri ancora più profondi, o il tutto si riduce all'evitamento di situazioni in cui si prova ansia e tensione. Detto questo, il panico può essere gestito in vari modi, innanzitutto riuscendo a non temere più questi sintomi.. ma soprattutto è importante ascoltare l'ansia di base, che vi è sotto, poiché è quella la reale emozione che sta cercando di comunicarci qualcosa, di farci riflettere. Forse in questo nuovo periodo di vita, sono insorti dubbi, preoccupazioni, insoddisfazioni o altro.. e la sua mente e il suo corpo le stanno dicendo di rendersene conto e di rifletterci su. Un percorso psicologico potrebbe certamente aiutarla a fare chiarezza su quanto le sta succedendo, oltre che esserle di supporto per apprendere una migliore gestione dell'emotività. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Mi sento inutile

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Buongiorno Sarah, la sensazione di diversità, esclusione e solitudine è molto pesante da tollerare e gestire. Siamo esseri sociali e il bisogno di essere accettati e far parte di un "gruppo", inteso come società o avere dei punti di riferimento amicali, è importante. Specialmente in età adolescenziale e prima età adulta. Dalle sue parole emerge questo disagio ben forte, mentre è meno chiaro il motivo, le cause che la fanno (e l'hanno fatta) sentire non integrata e che non le consentono di interagire in maniera efficace. Sente di essere differente dagli altri nel modo di approcciarsi, di colloquiare o negli interessi, nel modo di pensare e vedere le cose? Occorrerebbe seguire un percorso psicologico più approfondito per dar sfogo alla sua frustrazione e comprendere come è meglio e possibile agire per poter ristabilire un equilibrio e benessere di vita. Non lavoro in Friuli, ma offro consulenza a distanza, online, qualora desiderasse contattarmi. In ogni caso resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Invidia

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Buongiorno Chiara, in poche righe penso tu abbia dato un'accurata definizione della tua situazione e in parte forse anche centrato il problema, e la sua possibile risoluzione. L'invidia è un'emozione che scaturisce proprio dal confronto con gli altri. L'invidia "buona" è quel senso di emulazione, e voglia di raggiungere anche noi i risultati che altri ottengono o le cose che altri fanno.. è una sorta di sprone, di ideale da tenere a mente, come dire "ma che bella questa cosa! voglio riuscire ad averla/farla anche io!". Per contro vi è un'invidia più invalidante, e non produttiva, che è quella per cui al confronto con ciò che ha fatto o avuto l'altro mi reputo non capace di poterlo fare/avere anche io e me ne tormento, o arrabbio, o rattristo. Ciò che spinge all'invidia buona, cioè al semplice proporci dei nuovi obiettivi da raggiungere è il senso di fiducia e stima in se stessi. Ed è proprio questo il fronte su cui più spesso dobbiamo impegnarci a lavorare. Scoprire le nostre capacità, doti, punti di forza, e costruirci attivamente una vita e un significato personale sulla base di quelli. Per riuscire a sviluppare l'autostima è spesso utile un percorso psicologico, che possa far luce sulle cause e origini dell'attuale visione negativa di sè e dei punti chiave che possono invece facilitare e smuovere verso un polo più positivo. Se desideri maggiori informazioni puoi contattarmi direttamente, senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Temo qualsiasi situazione nuova

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Buongiorno Micaela, nonostante l'attuale mezzo di "distrazione" e stabilizzazione dell'ansia non sia dei più benefici, il tuo accorgerti di questo problema e del fatto che questa modalità comporta comunque altri svantaggi e conseguenze negative appare molto maturo e consapevole. La paura ( e la sua "sorella" ansia) sono emozioni universali e primordiali, che hanno una loro funzione ed utilità per la sopravvivenza, tuttavia come potresti aver notato, si attivano anche in situazioni che non sono proprio proprio pericolose, ma che probabilmente vengono vissute da te in maniera tale poiché mettono a "rischio" qualche aspetto di te o della tua personalità che temi possa apparire compromesso.. ad es. qualora mostrandoti per ciò che sei dovessi fare brutta figura o non essere accettata. Esistono però molte strategie più efficaci per consolidare la propria fiducia in se stessi e per sviluppare (o apprendere qualora siano carenti) le proprie capacità sociali, comunicative e interpersonali. Penso che un supporto psicologico possa esserti d'aiuto nel comprendere cosa si nasconde dietro queste paure, quali sono i blocchi più potenti che ti frenano dall'esporti apertamente (senza strumenti alternativi di aiuto!) e di conseguenza riuscire a superarli. Potresti rivolgerti ad un terapeuta della tua zona o ai consultori del servizio pubblico. Resto comunque a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ansia

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Buongiorno Elisa, l'ansia non è una malattia.. ma un'emozione! Non è quindi necessario "guarire" da questa condizione, ma ascoltarla e comprenderla. L'ansia in particolare è un emozione definita "segnale", indice di qualcosa nella propria vita che ci sta dando pensiero, che ci sta spaventando, o che crea un dubbio o conflitto interiore. Insomma, un segnale che vuole dirci "ascoltati, pensa a ciò che stai vivendo, rifletti... e cerca di seguire i tuoi reali bisogni, desideri e scopi di vita". I percorsi psicologici hanno proprio questo fine: quello di renderci consapevoli di ciò che vogliamo e di cui abbiamo bisogno e di cosa invece ci crea tensione e disagio. Ovviamente, durante un percorso psicologico si apprendono anche strategie per gestire al meglio l'emotività e per non spaventarsi e non amplificare ulteriormente queste normalissime (ed innocue) variazioni fisiologiche. La ricerca di un consulto terapeutico deve però essere spontanea, non si possono costringere le persone a frequentare lo studio dello psicoterapeuta! Può però confidare le sue sensazioni al suo fidanzato e parlare assieme della possibilità, per lui, di comprendere meglio ciò che sta succedendo. Non è escluso che potreste anche fare delle sedute congiunte per parlare entrambi assieme ad un terapeuta dei vostri dubbi e sentimenti rispetto alla vostra relazione. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Sentirsi sbagliata

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Buonasera gent.le utente, da ciò che riporta, molto probabilmente per lei gli affetti e la vicinanza dei suoi punti di riferimento sociali è molto importante per sentirsi serena e stimolata. Ognuno di noi ha dei bisogni differenti, e questo non significa affatto essere sbagliati... ma soltanto unici e personali, come ogni essere umano. Non devono accadere forti traumi per cambiare il nostro atteggiamento verso la quotidianità e i nostri obiettivi... alcune volte le emozioni interiori sono potenti anche quando scatenate da "semplici" pensieri di solitudine o di troppo carico di impegni. Forse in questo periodo risulta più vulnerabile per via di qualche fattore più interiore che ancora non riesce a cogliere. Se la situazione perdura, potrebbe rivolgersi ad un terapeuta della sua zona (o presso il consultorio o servizio pubblico del territorio) per ottenere un supporto psicologico che l'aiuti a comprendere questo stato d'animo e insoddisfazione che sembra caratterizzarla attualmente. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Panico nell'acqua alta

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Buongiorno Katia, prima di riaffrontare direttamente l'acqua, sarebbe meglio dare un significato a questa paura e cercare di gestirla dal "di dentro", emotivamente. Vi sono diversi aspetti, da lei rapidamente citati, che andrebbero affrontati in un percorso terapeutico... la vergogna, il sentirsi incapaci ed inadeguati, possono svolgere un ruolo molto importante nell'impedire di affrontare con serenità e consapevolezza il contatto con l'acqua profonda. Sono tutte emozioni correlate all'ansia e alla scarsa fiducia in se stessi, elemento essenziale per poter padroneggiare un timore, qualsiasi esso sia. L'accettazione di avere un limite, un punto debole, è fondamentale per poterlo superare. La terapia cognitiva offre buoni margini di risoluzione delle problematiche ansiose e fobiche, spesso in tempi medio-brevi. Se desidera maggiori informazioni, mi contatti pure senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ansia, solo e sempre lei.

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Buon pomeriggio Chiara, certamente è sempre possibile provare a migliorare lo stato ansioso, e per fare ciò è necessario comprendere meglio quest'emozione, che è sempre segnale di qualcosa (un senso di insoddisfazione, un conflitto interiore, un dubbio non risolto, una preoccupazione non totalmente riconosciuta a livello cosciente...), un segnale molto più profondo dei pensieri che riusciamo quotidianamente a percepire. Le faccio un esempio: a lei potrà sembrare "ovvio" il motivo (e il pensiero) che può scatenare l'ansia da esame (qualcosa che potrebbe essere "..mi interrogano, se non lo se le cose, se mi bocciano, se devo ritardare la tabella di marcia ecc...) ma probabilmente questo tipo di ansie derivano da qualcos'altro di più intimo e personale.. un suo modo di vedere gli eventi e la vita, e di considerare se stessa e le sue risorse, ed è per questo che compaiono anche quando non sembra esserci una causa esterna tangibile. Un percorso psicologico potrebbe quindi rivelarsi la strada più utile. Fin'ora non ha mai pensato di intraprenderne uno? La terapia cognitiva offre due opzioni parallele nel trattamento degli stati ansiosi: da una parte vi è il lavoro mirato alla gestione dell'ansia (nel breve termine), cioè a capire come riuscire a riconoscerla e esprimerla in maniera più funzionale evitando risvolti sintomatici e fisiologici fastidiosi. Dall'altra un lavoro più approfondito per dare un significato a questo modo di "sentire" la quotidianità e poter "sciogliere" questo macigno che ostacola il suo pieno benessere. Se desidera avere maggiori informazioni, mi contatti pure senza impegno. Offro anche consulenze a distanza, via skype, proprio per consentire l'accesso al sostegno psicologico anche a chi non ha la possibilità di usufruire direttamente di un colloquio in presenza in studio. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Non riuscire a gestire le emozioni

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Buonasera Milena, dalle tue parole traspare tutto il senso di smarrimento e preoccupazione per ciò che senti avvenire dentro di te, e per il turbamento di cui non riesci ad essere totalmente consapevole. Come forse immagini, per poter dare un senso a tutto questo occorrerebbe darsi del tempo e passare per un percorso terapeutico che ti aiuti a comprendere quali aspetti o episodi di vita possono aver innescato queste "micce". Hai preso una decisione impegnativa, quella dello studio all'estero, che potrebbe essere stata una scintilla rilevante in questo processo (sarebbe ad esempio utile capire cosa ti ha portato a questa scelta), ma potrebbero esserci (e sicuramente ci sono) anche altri aspetti che contribuiscono a questi impeti di rabbia o pianto. Certamente è sempre possibile apprendere una gestione più equilibrata delle emozioni e dei propri sentimenti, ed una loro espressione idonea alla comunicazione e mirata al ripristino del benessere (interiore e relazionale). Tutto ciò passa però per una maggior conoscenza di se stessi. Se desideri avere un confronto o supporto diretto, offro un servizio di consulenza skype a distanza. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ansia, Panico e Agorafobia.

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Buongiorno Serena, certamente l'ansia è un'emozione e non una malattia e se da un verso ciò significa che non c'è alcun bisogno di guarire (nel vero termine della parola) da questa condizione, dall'altro vuol dire che essa può essere superabile e che si può ripristinare equilibrio e benessere. La cattiva notizia (ma può trasformarsi in buona se presa come suggerimento!) è che da ciò che descrive, il "fare grandi respiri" e lo sbadigliare, sono già essi stessi comportamenti disfunzionali e non benefici per ripristinare la tranquillità emotiva ma che al contrario sono fautori di quel senso oppressivo al torace e dell'agitazione interna che sente (anche se a lei sembrano strategie utili per "prendere fiato" in realtà non lo sono affatto). Apprendere una buona respirazione potrebbe rivelarsi un primo strumento per sentirsi più "sollevata". Detto questo, per poter comprendere a fondo quest'emotività e le sue paure sarebbe bene intraprendere un percorso terapeutico poiché, oltre la gestione pratica dell'ansia, quest'emozione è un segnale che vuole comunicarle altro, e va ascoltata... insoddisfazione, dubbi interiori, conflittualità di vita, difficoltà relazionali, scarsa fiducia in se stessa...? Sono questi i temi a cui dovrebbe dare attenzione e significato. Perché desidera farcela da sola? Anche questo aspetto potrebbe essere uno dei fattori che alimentano le sue ansie. Nella vita è necessario sapersi affidare ad altri e richiedere aiuto nel momento del bisogno (in questo caso specifico un aiuto terapeutico, ma parlo di supporto anche in altri contesti e momenti di vita). Significa saper sfruttare le risorse utili presenti nell'ambiente circostante. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Non mi fido

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Buongiorno Giorgia, hai utilizzato due termini "particolari"... rimuovere e reprimere sentimenti. Questi verbi significano che l'emozione e il sentimento ci sono, ma che per qualche ragione vengono messi in secondo piano, e preferiti gli atteggiamenti di ritiro e diffidenza. E' possibile che questo comportamento rifletta una forma di difesa, da paure e timori nascosti, che si celano dietro il fidarsi, l'affezionarsi e il legarsi intimamente a qualcuno. La sensazione di inadeguatezza potrebbe essere uno dei fattori che ha prodotto questa condizione (quando ci sente "meno" o "diversi" dagli altri aumenta la sensazione di poter essere rifiutati e/o non compresi) oppure esserne l'esito e conseguenza (non riesco a legarmi, per altre cause, e questo non riuscirci mi fa sentire "differente"). Sarebbe opportuno approfondire queste sensazioni, e comprendere l'emotività e i pensieri sottostanti a questi atteggiamenti, attraverso un percorso terapeutico. Potresti contattare un terapeuta della tua zona, presente tra quelli in elenco su questo sito. O contattare i servizi pubblici di zona, come i consultori familiari. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Esami: ansia, rabbia, depressione, senso di inferiorità

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Buongiorno Maria, credo sia piuttosto probabile che partendo da un pensiero così altamente perfezionista e carico di aspettative elevate, si inneschi un processo di ansia e frustrazione che produce un cattivo atteggiamento verso lo studio. Mi viene da chiederle come mai è così importante arrivare "preparati da 30" e non piuttosto apprendere un argomento semplicemente per la voglia di sapere? Le valutazioni sono molto spesso soggettive, variabili a seconda dei criteri dei singoli professori, e anche del loro umore a volte! Sarebbe forse più utile spostare l'attenzione sull'acquisire competenza e conoscenza della materia, a prescindere dal giudizio numerico che qualcun'altro vi assegnerà. Fin'ora come ha affrontato i primi 4 anni di corso? Cosa ha guidato la scelta di questa facoltà? Spesso l'arrivo dell'ultimo anno, comporta anche il "peso" dell'avvicinarsi della vita adulta, il termine dell'università, il lavoro... Pensare al futuro le crea qualche pensiero preoccupante? E ancor più in generale.. vi sono altre difficoltà o situazioni particolari che sta vivendo o ha vissuto in questo periodo recente che possono aver influenzato il suo umore o il suo modo di considerare se stessa e le sue capacità? Penso che una riflessione su vari aspetti della sua vita e delle sue aspettative possa aiutarla a far chiarezza sul modo in cui sta vivendo questi esami e sulla modalità più equilibrata per affrontarli. Potrebbe rivolgersi direttamente ad un terapeuta per approfondire alcune questioni. A disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Mangio per nevrosi

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Buonasera Francesca, eh si, tante cose che forse hanno anche cause differenti. Un primo passo rispetto all'alimentazione può essere fatto cercando di fermarsi un po' di tempo in più in quella spiacevole emozione e sensazione che ti porta alla ricerca del cibo. Soltanto standoci un po' più assieme e vivendola potrai riuscire a capire meglio di cosa si tratta e cosa passa per la testa in quel momento.. noia, insoddisfazione, ansia, colpa...? Ogni emozione va infatti ascoltata per poter comprendere la maniera più adeguata di risolverla. Alcune volte sentiamo di non avere le risorse interiori per poter gestire l'emotività, ma tali capacità qualora carenti possono essere apprese. Anzi, devono essere apprese, poiché la messa a tacere di queste ed altre emozioni con "diversivi" quali il cibo (ma anche tramite altri evitamenti) non è la soluzione migliore a lungo termine. Certamente per comprendere il legame che può esistere tra questi sfoghi e gli altri timori di cui fai accenno (la guida, l'uscire sola..) sarebbe opportuno un percorso terapeutico più individualizzato. Personalmente, così come altri colleghi, offro anche consulenze a distanza online; modalità ormai approvata dall'ordine degli psicologi proprio per venire incontro a particolari esigenze di vita, come quella della residenza all'estero. Scrivimi pure se desideri maggiori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Non posso sorridere alla vita

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Buongiorno Steven, mi viene da chiederle se 10 anni fa sia successo qualcosa di particolare, qualcuno che le abbia fatto notare in malo modo il suo sorriso o la sua espressione di felicità o se la forma delle sue labbra si è modificata in seguito a qualche problema (ad es. incidente o altro). In alternativa, mi sorge spontaneo chiederle come mai non abbia riscontrato questo disagio fin da piccolo? Ma questa è solo una domanda per comprendere meglio la situazione. Quella che invece le propongo come riflessione è in parte ciò che si è suggerito lei stesso: forse gli altri nemmeno notano questo aspetto, forse non è vero che non traspare la sua gioia (quando la prova e la esprime, ovviamente se la reprime non può trasparire per forza di cose!). D'altronde non esiste soltanto il sorriso per trasmettere felicità: c'è il brillare degli occhi, la postura del corpo, la gestualità, l'esultare o l'abbracciare chi si ha intorno ecc.. Ci sono persone che per carattere non sono portate a sorridere quando sono felici, ma da cui traspare comunque la loro emozione positiva (probabilmente anche dal contrasto con quella che hanno quando sono tristi o arrabbiati). La focalizzazione su questo aspetto, potrebbe essere anche indice di altri timori o insicurezze più profonde. Alcune volte, quando sentiamo (o temiamo) di non avere risorse e capacità per affrontare altri scogli personali o di vita, il focalizzarsi su alcuni aspetti più "superficiali" (inteso non come frivoli ma come esteriori, immediati) diviene una forma di distrazione dal reale problema. Potrebbe consultare un terapeuta direttamente, per intraprendere un percorso di conoscenza interiore più approfondita e giungere alla comprensione di questo disagio così come dell'instabilità relazionale. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Obesità e senso di responsabilità

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Buon pomeriggio Anna, penso che la risposta se la stia già dando da sola, quando riconosce di cercare il cibo per colmare o placare un tumulto emotivo. Le diete aiutano a capire cosa mangiare e cosa no, a seconda della propria costituzione e situazione metabolica, ormonale e medica; ma non aiutano a contrastare i momenti di angoscia che portano alle spiluccate o abbuffate, a seconda dei casi. Apprese le regole della giusta alimentazione, occorre che trovi equilibrio dentro di se per poterlo raggiungere anche in tutti i suoi ambiti di vita, dieta compresa. La terapia cognitiva offre varie strategie e modalità di trattamento per le problematiche emotive e il riconoscimento dei bisogni affettivi, dando spesso risultati in tempi medio-brevi. Al contempo è possibile apprendere anche strategie interiori di gestione degli impulsi di fame nervosa. In tal modo, si agisce in conteporanea su entrambi i fronti. Le consiglierei quindi vivamente di contattare un terapeuta della sua zona. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Rimanere a vivere all'estero o tornare in italia

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Buonasera Eleonora, sicuramente la decisione potrà prenderla soltanto lei, ma forse le servirebbe comprendere con più chiarezza i suoi vissuti emotivi sottostanti ad una e l'altra scelta (non solo paragonare le cose in termini di opportunità pratiche), poiché nel presente e nel futuro dovrà in primis rapportarsi con il suo mondo interiore e se non si sente serena non potrà riuscire a raggiungere gli obiettivi di vita che si prepone (non nella maniera più appagante almeno). Non ci spiega che cosa l'ha portata ad allontanarsi dall'Italia, e viceversa che emozioni comporta il ritornare vicino alla sua famiglia. Inoltre, questa decisione "pesa" anche su qualcun'altro.. ha un compagno, ad esempio? E della vita sociale..? Qualora potesse interessarle un confronto diretto e un supporto nella sua scelta, mi rendo disponibile per consulenze a distanza, in modalità online (è una metodologia di consulto approvata dall'Ordine degli Psicologi Nazionale). Resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Perdita del controllo

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Buongiorno Angelica, la maggior parte di noi è cosciente dei "danni" che provocano i propri comportamenti impulsivi ma se continuiamo ad avere questi sfoghi probabilmente è perché una certa funzione la assolvono.. magari per un brevissimo momento, possono farci sentire meglio, possono essere utili a tenere sotto controllo altri impulsi emotivi o regolare un'emozione.. tuttavia, essi non risolvono il problema di fondo che dovrebbe essere meglio inquadrato e gestito. Probabilmente, come hai ipotizzato, vi sono circostanze di vita che non ti consentono di essere serena.. questa mancata accettazione di cui parli potrebbe provocare una sorta di "ribellione" interiore che non sa come incanalarsi in maniera più efficace. Un percorso terapeutico potrebbe aiutarti su entrambi i fronti e aiutarti a recuperare una maggior serenità quotidiana. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Attacchi di panico e ansia: vivo in germania

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Buon pomeriggio Valentina, l'ansia e il panico purtroppo scatenano queste brutte sensazioni e pensieri, e posso provocare grandi spaventi e limitazioni nella vita quotidiana. Queste sono però emozioni naturali e probabilmente la loro presenza ha un motivo e una spiegazione e andrebbero ascoltate più nel profondo. L'ansia è infatti un'emozione definita "campanello di allarme", inteso come un'emozione che vuole dirci che c'è qualcosa di non risolto, insoddisfatto, dubbioso, carente nella nostra vita a cui dobbiamo presentare attenzione e porre rimedio, per ripristinare il pieno benessere. La terapia cognitivo comportamentale attualmente risulta efficace nel trattare questo genere di difficoltà, sia imparando a conoscere e gestire l'ansia, sia andandone a scoprire le origini più intime. Personalmente, come altri colleghi, offro consulenze a distanza, tramite skype, per ovviare alle difficoltà che incontra chi come te risiede all'estero (è una modalità consentita ufficialmente dall'ordine degli psicologi). Contattami pure se desideri ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Amore, ansia e tarchicardia

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Buon pomeriggio Persefone, le persone e le emozioni non sono sempre nettamente "nere o bianche", è molto naturale che si provino varie emozioni in uno stesso momento e nei confronti della stessa persona. Probabilmente ci sono cose che le piacciono ancora del suo partner, così come vi è un segnale d'ansia (un campanellino d'allarme) che si attiva quando pensa a situazioni passate non così piacevoli o alla possibilità che queste si possano ricreare. Probabilmente quell'ansia vuole avvertirla che in realtà questa storia non è così rosea e che bisogna prestare attenzione.. attenzione a farsi rispettare, a far valere i suoi diritti come persona e come donna. E' possibile e comune che il passato e le vicende familiari infantili lascino in noi residui e reazioni emotive e comportamentali che sembrano rimarcare cose già viste o al contrario riproporre scenari totalmente opposti (come in segno di ribellione). Ma questi aspetti andrebbero approfonditi e analizzati meglio in un percorso di psicoterapia e consapevolezza interiore, che possa aiutarla a comprendere meglio le sue emozioni, i suoi vissuti, i suoi bisogni e diritti e le risorse a sua disposizione per raggiungere il pieno benessere. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ansia e depressione citalopram

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Buonasera Francesca, per l'idoneità del citalopram dovrebbe rivolgersi ad uno psichiatra o neurologo, e comunque credo che anche il suo medico curante possegga le compentenze per somministrare il giusto farmaco. Tuttavia la terapia farmacologica da sola, spesso non è sufficiente per garantire il ripristino del benessere e della serenità interiore, poiché le emozioni non sono malattie da scacciare ma elementi da ascoltare e capire, a cui dare un significato. Se in questo periodo le stanno passando per la testa dei brutti pensieri e si sente agitata c'è probabilmente un motivo, che va compreso e risolto. Le suggerirei quindi di consultare anche uno psicoterapeuta che possa supportarla in un percorso di terapia individuale. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Perché mi succede questo?

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Ciao Taylor, molto spesso le problematiche legate all'ansia hanno proprio bisogno di trovare risposta a quel punto interrogativo che ora hai presente: da dove nasce tutto ciò? che motivo ha di esistere? come mai provo queste sensazioni e ho questi pensieri? L'ansia (che si manifesta anche a livello fisiologico, in vari modi, tra cui le tachicardie, le mancanze d'arie e i disturbi digestivi) è infatti un'emozione "segnale", un campanello che vuole dirci che c'è qualcosa che non và in maniera soddisfacente nella propria vita.. un conflitto interiore, un conflitto esterno, dubbi, scelte, cambiamenti o qualcosa del genere.. che non è ancora ben consapevole e su cui invece si dovrebbe porre attenzione e riflessione. In altre parole, l'ansia non è un nemico da sconfiggere ma un segnale da comprendere. Un percorso terapeutico di orientamento cognitivo comportamentale potrebbe aiutarti a capire cosa può aver scatenato quest'emotività e anche a capire cosa fare per gestirla meglio, per evitare che si manifestino panico e limitazioni alla vita quotidiana. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta www.chiarafrancesconi.it...

Attratta da uomini sposati

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Buongiorno Barbara, spesso la scelta del partner è influenzata da variabili e vulnerabilità personali: l'altro può essere visto come la persona che può colmare dei bisogni affettivi o delle insicurezze interiori. Alcune volte, ovviamente, anche il caso gioca la sua parte, e non tutto può essere imputato a delle nostre fragilità. Tuttavia, cercare di comprendere meglio se stessi è un buon passo per riuscire a trovare la persona giusta al nostro fianco, per cui un percorso di consapevolezza interiore potrebbe esserle di aiuto. Se desidera maggiori informazioni mi contatti pure, resto a disposizione. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Non riesco a trovare me stessa

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Buongiorno Lisa, ci sono molti aspetti che dovrebbero essere approfonditi prima di comprendere quali risorse poter adoperare per ripristinare un equilibrio e benessere interiore. Non ci dice da quanto tempo dura questa relazione con il suo fidanzato e il motivo che pensa possa averla portata a non avere amicizie e a far fatica a farsene di nuove, in primis. Possono esserci varie ragioni al fatto che si senta così "legata" in questa relazione e alla difficoltà a crearsi un suo mondo personale. Ogni persona dovrebbe riuscire a sentirsi completa ed indipendente, con propri interessi e relazioni sociali, per potersi rapportare in maniera equilibrata all'interno di un rapporto affettivo. L'altro deve essere un ulteriore arricchimento della propria vita e non un modo per colmare i vuoti esistenti. Vista la giovane età e considerato che, a prescindere da questa difficoltà affettiva, ritengo benefico per ogni individuo realizzare pienamente se stesso, le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico che possa aiutarla ad esplorare le sue vulnerabilità e criticità e che le permetta di acquisire o valorizzare le sue risorse interiori e personali, per consentirle di vivere un futuro più appagante e stimolante. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ho perso la fiducia in me stessa

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Buongiorno Anna, più si cresce più i ruoli aumentano, e si diventa esseri umani "complessi". Forse finchè il suo ruolo è solo quello di donna e fidanzata riusciva a far valere se stessa e seguire i suoi bisogni poichè non vi erano forti conflitti interiori. Assumendo anche un altro ruolo, quella di madre, spesso si può finire nel tunnel dell'"ambivalenza".. ci sono cose che vorremmo ma che si scontrano con quello che pensiamo "dovrebbe" fare o pensare una mamma o una donna che si faccia carico delle responsabilità della famiglia e di casa.. Ed è difficile trovare l'equilibrio tra le cose, nel rispettare se stessi, i figli, il partner e tutto il resto degli impegni. C'è di buono che questo processo non è impossibile da risolvere e si può ritrovare la serenità interiore, facendo maggior chiarezza in se stessi e scendendo a qualche compromesso interiore. Alcune volte occorre ad esempio rinunciare alla "perfezione" in ogni ruolo, preferendo un essere "sufficientemente bravi" nei vari aspetti. Un percorso psicologico e di supporto emotivo potrebbe aiutarla nel mettere quest'ordine dentro di lei. Se desidera maggiori informazioni può riscrivermi senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ansia e ipertiroidismo

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Buongiorno Hakumei, le due cose possono assolutamente coesistere. L'ansia e l'agitazione dovuta all'ipertiroidismo solitamente si manifesta a livello fisiologico (sensazione di tremore, agitazione interna, tachicardia ecc..) ma le emozioni sono formate da molte sfaccettature, tra cui la componente cognitiva (quella dei pensieri) che è la prevalente. Mi viene da chiederle se lei si sente ansiosa e preoccupata delle cose della vita quotidiana, in senso cognitivo.. .cioè quando pensa al fatto che debba fare una cosa o che possa succedere una cosa, ha pensieri del tipo "oddio.. e se succede questo o quello... e se non ce la faccio... e come farò...??" ecc..cioè si preoccupa effettivamente delle cose? O la sua mente è serena (non le interessa di quello che può succedere) ma sente comunque tremori e agitazione a livello fisico? Questa è un importante differenza da tenere a mente per capire ciò che sta passando... se delle cose se ne preoccupa, allora è un problema psicologico. Se invece si sente agitata anche in una situazione in cui mentalmente è tranquilla, allora è fisiologico. Spesso comunque le due cose possono sovrapporsi: ad esempio se mi preoccupo che gli altri mi vedano tremare.. allora la manifestazione fisiologica diviene elemento di ansia psicologica! Per far chiarezza in tutto ciò le consiglio vivamente di rivolgersi ad uno psicoterapeuta della sua zona. Attualmente la psicoterapia ad indirizzo cognitivo comportamentale potrebbe essere quella più idonea al suo caso. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, mi contatti pure senza impegno se desidera. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta www.chiarafrancesconi.it...

Vorrei essere felice e serena

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Buonasera Lara, i cambiamenti di vita possono essere fonte di gioia ma anche di ansie e aumentata complessità di vita. L'espressione adeguata della propria emotività è sempre un buon passo e punto di partenza da cui iniziare a rimettere ordine dentro di se e al di fuori. Si può essere brave mamme in tanti modi, e la felicità è un'emozione che non può essere mantenuta a lungo. La vita prevede sofferenze ed è anche corretto non proteggere eccessivamente i piccoli da queste spiacevoli sensazioni.. anche loro le provano e vogliono capire che sono normali e non che sono anomali! Riuscire ad accettare (internamente) e comunicare all'esterno tutta la gamma (spesso ambivalente) di emozioni e bisogni che si provano è una modalità per riuscire a trasmettere sicurezza e benessere al nucleo familiare. E' un grosso dono, un grande insegnamento da portare in famiglia, molto più dello svolgimento di incombenze pratiche. Per riprendere in mano queste piccole certezze su se stessa, alcuni colloqui psicologici potrebbero esserle di grande aiuto. Qualora le fosse difficile conciliare lavoro, casa e famiglia con il recarsi in uno studio psicologico, le comunico la possibilità di effettuare consulenze a distanza, tramite skype (che io come altri colleghi forniamo), modalità approvata ufficialmente dall'ordine degli psicologi. Se desidera maggiori informazioni, mi contatti pure senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ho bisogno di un aiuto

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Ciao Gaia, è complesso dare una spiegazione completa di ciò che stai vivendo e sentendo, senza conoscerti più a fondo e senza la conoscenza di molti più dettagli sulla tua vita, le esperienze che hai vissuto, il modo in cui sono state affrontate e di ciò che provi ora. Penso che tu abbia bisogno di esternare e condividere le tue sensazioni interiori, in modo da essere accolta, compresa e supportata nell'elaborazione di tutto ciò che può essere avvenuto e che ha lasciato una traccia in te. E' possibile che si siano sviluppati degli atteggiamenti ansiosi di tipo ossessivo, di cui le vocine sono una manifestazione.. ma per poter ottenere aiuto, ti consiglierei di rivolgerti ad un terapeuta del tuo territorio. Queste vocine possono infatti essere riconducibili a stati ansiosi che meritano di essere approfonditi, poichè l'ansia è un'emozione da ascotare e non da cacciare via a forza! Al momento posso suggerirti soltanto di riflettere sul fatto che la mente partorisce in continuazione pensieri, e non tutto quello che pensiamo sono cose che vogliamo e desideriamo realmente, sono soltanto cose che la mente crea, ma che non hanno bisogno di essere prese sul serio... possono essere lasciate scorrere... So è che può essere difficile comprendere questi concetti "psicologici", così, immediatamente.. ed è per questo che sono necessari i percorsi psicologici per ritrovare l'equilibrio.. proprio per darsi il tempo di comprendere meglio come funzioniamo e come reagire alle nostre sensazioni interiori. Se desideri maggiori informazioni, contattami pure senza impegno. un saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Cosa voglio davvero?

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Buongiorno Marta, non penso che abbia qualcosa che "non vada".. Tutti gli esseri umani sono caratterizzati da ambivalenza: desideri differenti, che si rifanno a bisogni emotivi contrapposti ma entrambi ragionevoli di esistere. Tutti desideriamo i nostri spazi così come la presenza e vicinanza di un punto di riferimento. Non occorre rinunciare ad una delle due cose ma "semplicemente" trovare equilibrio tra i due opposti; in altre parole scendere a dei compromessi interiori, per soddisfare entrambe le parti di noi stessi. Penso che abbia bisogno di far maggior chiarezza su se stessa, sui suoi bisogni, necessità e desideri e di inquadrare le risorse e modalità più idonee a soddisfarli in maniera produttiva ed efficace; sia individualmente che nella relazione di coppia. Alcuni colloqui di supporto psicologico potrebbero esserle di grande aiuto. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Mangiare per ansia

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Buongiorno Mariagrazia, spesso il cibo acquisisce la funzione di mezzo/strumento per gestire l'emotività (sfogare la rabbia, colmare il vuoto della tristezza, placare l'ansia o la noia), per sopperire a difficoltà relazionali e/o affettive, per colmare vuoti di autostima e cali nella fiducia in se stessi.. e altre situazioni e condizioni, che potrebbero invece risolversi più efficacemente aumentando l'autocoscienza e lo sviluppo di risorse interiori. E' importante che tu riesca a riacquisire consapevolezza del tuo corpo: apprendere l’ascolto delle tue sensazioni fisiologiche che consentono di distinguere la fame dal desiderio di cibo. In questo modo si può riuscire a comprendere meglio cosa muove al desiderio di cibo, cioè cosa in quel momento ci ha innervosito, annoiato, rattristato.. e quindi agire in altro modo, attraverso strategie di problem solving e gestione delle emozioni, sulla risoluzione di quel determinato “problema”. Tra l'altro questa modalità di alimentazione, guidata dall'emotività più che dalla fame, comporta successive emozioni di colpa e tristezza, che non fanno altro che alimentare il disagio sperimentato, e portare ad azioni compensatorie altrettanto nocive. Per riuscire ad elaborare queste sensazioni spesso è necessario un percorso psicoterapeutico, che aiuti a comprendere cosa ci porta alla ricerca del cibo, da cosa ci gratifica e/o da cosa vogliamo distrarci, e in che modo ci rapportiamo con la nostra corporeità e fisicità. Se desideri maggiori informazioni, riscrivimi pure senza alcun impegno. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Amore bisognevole e amore benevolo

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Buongiorno Virginia, ogni essere umano nasce e cresce con il bisogno di amore, accettazione, ascolto e comprensione. Sono bisogni fondamentali che ci accompagnano tutta la vita.. E' per questo che le persone vanno alla ricerca di partner e amicizie: per costruirsi figure di riferimento che apprezzano e sostengono (emotivamente e praticamente) nella vita quotidiana. Tuttavia, è necessario sviluppare un equilibrio tra la ricerca di questi aspetti e altri bisogni contrapposti che ogni individuo ha: come quelli di essere se stessi, di avere i propri spazi e propri interessi e così via. Dovendo soddisfare tutti questi elementi personali diviene ovvio che non possiamo stare bene con tutti o pretendere l'amore da chiunque. E' importante scegliere persone che sappiano combaciare con le nostre esigenze (e noi con le loro).. che sappiano amarci e accettarci.. ma per quello che siamo in realtà, e non per la maschera che ci mettiamo per piacere loro. Per riuscire a trovare questo equilibrio è necessario iniziare prima di tutto ad amare se stessi, riconoscere i propri bisogni e necessità, riflettere sui propri modi di agire e sulle conseguenze fin'ora ottenute. Un'esplorazione dell'infanzia e dell'ambiente familiare e sociale in cui si è cresciuti è spesso utile per inquadrare i bisogni frustrati in epoca precoce e che hanno lasciato tracce interiori (come il sentirsi trascurata.. che probabilmente l'ha portata a reagire e comportarsi in un certo modo con le persone, per cercare di ottenere quello che giustamente desiderava). Tutti questi passi possono essere svolti in un percorso psicoterapeutico, con la guida di un professionista che possa sostenerla nei momenti di difficoltà e smarrimento. Nessuno le chiederà esplicitamente, o per dovere, di modificare i rapporti con la sua famiglia (che non so quali ora siano.. se la trascuratezza l'ha portata ad allontanarsi da loro o a restare molto invischiata con le loro vite), anche se spesso un'analisi interiore comporta il desiderio di modificare in meglio ciò che ora causa sofferenza e disagio. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Vivo all'estero, come posso contattare uno psicologo?

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Buongiorno Calliope, come espresso dalla collega, se non vi sono psicologi italiani nel luogo in cui attualmente vivi, potresti pensare di contattare un terapeuta a distanza. Personalmente, come altri colleghi, offro la consulenza online, tramite skype. E' una modalità riconosciuta dall'ordine nazionale degli psicologi italiani e ritenuta parimenti efficace ad un supporto emotivo in studio. Dai primi colloqui conoscitivi e di raccolta dati, sarà poi possibile capire se vi sia la possibilità di instaurare o meno una reale psicoterapia a distanza. Se desideri maggiori informazioni, riscrivimi pure senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Uscire da una fase di stallo tra pigrizia e/o depressione

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Buonasera Paola, la pigrizia e la procrastinazione hanno molto spesso a che fare con delle motivazioni personali.. in altre parole, è come se quella di "non fare" fosse una scelta che decidiamo di prendere, quando il "fare" in qualche modo ci incute timore, dubbio, conflitto, incertezza... Mi viene da chiederle in che punto del percorso universitario si trova.. se ciò che studia effettivamente le piace, la appassiona, se sente che è la sua strada.. se oltre allo studio il resto delle sue esperienze sta procedendo comunque bene o meno (spesso quando ci trova in balia dell'apatia, questo comporta conseguenze anche sul piano sociale e/o relazionale ad esempio). Credo che per poter uscire da questa fase di stallo, debba prendersi un attimo di tempo per riflettere su stessa e comprendere cosa l'ha condotta in questo momento attuale. Per questa esplorazione interiore potrebbe esserle utile effettuare un percorso terapeutico. Attualmente l'approccio cognitivo comportamentale offre la possibilità di risoluzione delle difficoltà in tempi medio-brevi, focalizzandosi sul ripristino del benessere seguendo obiettivi condivisi e stabiliti ad inizio terapia. Mi riscriva pure senza impegno, se desidera maggiori informazioni. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Grave problema con suocera

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Buongiorno Sole, in generale, non vi è una soluzione migliore dell'altra rispetto alla modalità di visita della bambina.. occorre capire come lei vive questa situazione. Il litigio è stato dovuto soltanto a quella mancanza di accoglienza vissuta da sua suocera? O vi erano nel tempo stati anche altri attriti? Lei che visione ha di sua suocera, per quale motivo preferirebbe essere sempre presente con la bambina in sua presenza? Potrebbero stare da soli suo marito e sua suocera, con la piccola? Come in ogni situazione conflittuale, il primo passo è sempre quello di mettersi in comunicazione, quindi parlare apertamente delle proprie difficoltà, paure ed idee. Se il conflitto nasce soltanto da quell'episodio credo ci siano buoni margini di ripristino dei contatti tra le vostre famiglie. Se desidera una consulenza più approfondita ed un momento di sfogo ed apertura, potrebbe richiedere un colloquio di supporto emotivo. Personalmente, come altri colleghi, offro la possibilità di consulenze a distanza, online. Se interessata a maggiori informazioni a riguardo, mi riscriva pure senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Disturbo oppure no?

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Ciao Valentina, diciamo che per poter definire se questo disagio e comportamento rientra o meno in una problematica alimentare sarebbe necessario un colloquio approfondito di persona con un terapeuta, in modo che possa analizzarne meglio gli aspetti. In generale, mi viene però da riportare la tua attenzione non tanto sull'etichetta di questa situazione, ma sul fatto che a prescindere dalla tipologia di disagio... una difficoltà emotiva sottostante sembra esserci. Nei disturbi alimenti veri e propri vi è spesso un brutto rapporto con la propria fisicità e vari pensieri rivolti alla dieta, al desiderio del calo di peso o di avere un corpo differente ecc.. Ma il rifiuto del cibo (così come lo stuzzichio continuo) possono essere molto spesso ricondotti anche a condizioni differenti, come ad esempio stati d'ansia, di insicurezza, di incertezza ecc.. che ci "chiudono lo stomaco" o al contrario che "ci aprono una voragine" da colmare! E non è che queste situazioni siano da tralasciare. Poichè oltre a risvolti fisiologici, vi è sempre e comunque un problema di fondo da risolvere (cos'è che ci fa andare in ansia, che ci preoccupa, che ci fa arrabbiare ecc..?) e a cui va posta soluzione e risoluzione. Se la situazione perdura, ti consiglierei di rivolgerti quindi ad un terapeuta della tua zona per parlarne più apertamente e dettagliatamente. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Secondo figlio

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Buonasera Martina, credo che potrebbe prendersi del tempo per riflettere, assieme ad un terapeuta, su queste sensazioni e blocchi che prova. Un figlio non dovrebbe essere un "dovere" da programmare.. e può essere un progetto eventualmente "posticipabile" ad un tempo più futuro. Non trovo affatto egoista il suo timore di poter togliere affetto alla sua bambina (anzi, mi sembra molto altruista come concetto!) e forse potrebbe esserle utile ragionare meglio su cosa desiderava dai "2 bambini".. cosa la motivava (e motivava la vostra coppia immagino) a darle un fratellino o sorellina, capire meglio come ha vissuto questa nascita e i primi mesi di crescita della piccola, che rapporto si è stabilito tra voi, cosa teme di poterle togliere ora ecc.. Non è facile poterle dare indicazioni e consigli specifici non conoscendo la sua situazione personale e familiare. E' però molto importante che non trascuri queste remore e che trovi uno spazio di ascolto e supporto, che la porti a fare la scelta che sente più vera. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta www.chiarafrancesconi.it...

Scatti di rabbia

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Salve Andrea, la rabbia è un'emozione che deriva dallo sperimentare un senso di ingiustizia, un torto, un danno non motivato... E' un emozione che ha una sua funzione, proprio appunto il cercare di riparare quanto subito e lesionato, tuttavia essendo un sentimento molto impetuoso è spesso difficile da controllare e canalizzare verso questo obiettivo. Ma difficile non significa impossibile. Occorre scoprire in primis delle modalità di espressione più idonee (perchè la rabbia va espressa e "scaricata", ma in maniera funzionale) che si adeguino alla propria personalità e modo di essere. In secondo luogo è poi opportuno comprendere quanto spesso e per quali fattori si scateni quest'emozione. E se troppo spesso o futilmente, capire come mai anche in queste situazioni si sente mancato di rispetto o vittima di un torto/danno... l'origine potrebbe essere precoce e remota, facente parte della sua esperienza di vita passata. Un percorso terapeutico è sicuramente un buon passo per riuscire a regolarizzare questa accesa emotività. resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Non riesco a dimagrire

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Buongiorno Letizia, scrive che ha già tentato molte strade per dimagrire ... ma mi chiedo se abbia provato a risolvere il problema di fondo che la porta al mangiare. Scrive di essere consapevole di mangiare per solitudine, e per sfogare altre insoddisfazioni di vita. Riporta di essere scontenta e frustrata per ciò che fin'ora la vita le ha riservato e per le esperienze negative passate. Mi chiedo quindi se fosse il caso di porre equilibrio nella sua vita emotiva, di provare a darsi un'occasione di dimagrire passando per una via "alternativa": quella del rendersi più felice ed appagata, più soddisfatta della sua quotidianità... in modo da usare l'alimentazione soltanto per sfamarsi e non per colmare vuoti interiori o regolarizzare emozioni spiacevoli. La terapia cognitiva risulta particolarmente efficace nel trattamento dell'alimentazione incontrollata, iniziando a dare risultati positivi (in termini di equilibrio alimentare e di serenità interiore) in tempi medio-brevi. Se desidera maggiori informazioni, mi riscriva pure senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Riempire un vuoto

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Buongiorno Martina, nemmeno io credo che lei mangi e ingrassi per non avere contatti con l'altro sesso, quanto piuttosto che il momento di abbuffata sia concomitante a sensazioni emotive spiacevoli a cui non riesce a trovare alternativa migliore e più produttiva. Ci ha parlato delle sue relazioni, e immagino che quest'aspetto sia rilevante nella sua vita. D'altronde è anche comprensibile che si pensi alla costruzione di un rapporto stabile nell'età in cui si trova. Tuttavia non sappiamo null'altro di lei, e forse queste sensazioni di noia e insoddisfazione potrebbero essere legate a molti altri aspetti e pensieri della sua vita... parla di autostima già bassa.. in quali campi e situazioni non si sente all'altezza o capace al pari di altri? Studia? Lavora? i rapporti sociali e amicali come vanno? E con il nucleo familiare? E' soddisfatta della sua vita (relazione affettiva a parte). .si sente realizzata? ..come vede ci sono molte cose su cui occorrerebbe riflettere prima di poter arrivare ad una soluzione per il disagio attuale. Certamente anche il circolo vizioso innescato dall'attenzione verso il corpo e l'aspetto fisico non aiutano nell'uscirne, dato che la colpevolizzazione successiva all'abbuffata comporta risoluzioni altrettanto non produttive ed estreme, che alimentano esse stesse l'insoddisfazione di vita e le spiacevoli sensazioni emotive. Le consiglierei di contattare un terapeuta per affrontare il disagio in maniera più approfondita e personalizzata, in modo da ricevere un indirizzamento preciso che le consenta di riprendere in mano la sua vita e di darle maggiore consapevolezza di se stessa, dei suoi bisogni e desideri. Se desidera maggiori informazioni, mi contatti pure senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ansia sociale?

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Ciao Azzurra, da come descrivi la situazione sicuramente è presente una forte componente ansiosa e, a prescindere una specifica etichetta diagnostica, questo disagio andrebbe espresso, compreso, attraversato e risolto, prima che comprometta il tuo futuro, la socialità ed esperienze di vita. Accenni alla scuola, quindi penso che tu sia ancora minorenne, e pertanto avresti bisogno del consenso dei tuoi genitori per recarti da uno psicoterapeuta per seguire dei colloqui terapeutici che possano aiutarti a sbrogliare questa matassa in cui ti trovi adesso. Non per forza spiegando loro tutte le piccole sfaccettature della questione, ma anche soltanto mostrando il tuo bisogno di comprendere meglio le tue paure e i tuoi blocchi emotivi. Come mai provi vergogna a parlarne anche con loro? Una figlia dovrebbe sentirsi libera di chiedere aiuto ai propri famigliari, e libera di mostrare se stessa anche nelle sue vulnerabilità e carenze.. tutti ne abbiamo, e nessuno dovrebbe pretendere da noi di essere persone perfette, sempre autonome e spensierate. Questa mancanza di fiducia nel prossimo potrebbe essere un segnale importante su cui riflettere... una visione degli altri come criticoni o rifiutanti porta all'insicurezza interiore. C'è di buono che non tutto il mondo è ipercritico, e sta a noi cercare persone che ci accettino per come siamo, con i nostri pregi e difetti, senza doverci trasformare a loro piacimento. Attualmente l'approccio cognitivo comportamentale si rivela piuttosto efficace, anche in tempi medio-brevi, nella risoluzione delle problematiche ansiose. Se desideri maggiori informazioni, scrivimi pure senza alcun impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Insonnia e ansia

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Buongiorno Michela, non penso che dovrebbe distrarsi bensì capire meglio cosa non le permette di "staccare il cordone ombelicale" serenamente. Quando pensa tutto il giorno.. a cosa pensa precisamente? Quali sono le ansie che la colgono, a cosa fanno riferimento? Andrà ad abitare distante dalla sua famiglia? pensa di non poterli aiutare, assistere ecc.. o pensa di aver bisogno lei di loro, ad esempio? Credo che le potrebbe essere d'aiuto esplorare più approfonditamente questo blocco emotivo, per poter vivere serenamente la sua scelta di vita. un percorso psicologico anche di breve durata, potrebbe essere sufficiente a scoprire cosa la sta frenando. Mi scriva pure se desidera maggiori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Non riesco a tornare quella di una volta

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Ciao Michela, probabilmente vari fattori e cause si sono cumulate per giungere alla situazione attuale. Come prima cosa sempre fare chiarezza dentro di sé e capire cosa ci sta dicendo effettivamente il nostro corpo (e la nostra mente) quando andiamo alla ricerca del cioccolatino. Sicuramente è vero che gli zuccheri richiedono zuccheri, e che già il mangiar "sregolato" di suo comporti una tendenza all'ulteriore ricerca di cibi calorici e zuccherini fuori pasto. Ma è molto probabile che a tutto ciò contribuiscano anche pensieri e sensazioni interiori. Non è da sottovalutare il fattore distanza dagli affetti, e l'analisi della tua soddisfazione di vita attuale, li all'estero. Ti senti realizzata? Hai una rete sociale? Delle attività ricreative? Il rapporto con il tuo fidanzato si sta peggiorando soltanto sul piano intimo o vi sono problemi di comunicazione? Per poter fare un quadro più preciso della situazione, e quindi comprendere su che versante mirare per la risoluzione del problema, ti consiglierei di contattare uno psicoterapeuta con cui effettuare dei colloqui conoscitivi (a distanza, se non ti senti ancora a tuo agio nel comunicare di questi fatti privati in inglese, con un terapeuta di Londra). Personalmente, come altri colleghi offro la possibilità di consulenze online, tramite skype. Qualora potesse interessarti, scrivimi pure senza impegno per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi www.chiarafrancesconi.it...

Paura dei botti e dei palloncini

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Buongiorno Tania, ci sono varie strategie psicoterapeutiche che potrebbero aiutarla a superare o quantomeno migliorare questa fobia. La terapia cognitivo comportamentale, ad esempio, si rivela particolarmente efficace nella risoluzione delle fobie specifiche, tra cui rientrano a pieno anche quella dei forti suoni e degli scoppi. Certamente un consulto approfondito cercherà di mettere a fuoco il nocciolo del problema, cercando di capire se vi possono essere delle precise cause per questa fobia, e di cosa l'abbia mantenuta nel tempo (sicuramente l'evitamento delle situazioni temute avrà contribuito in maniera negativa all'instaurarsi di questa paura e del suo convivere con questo suo aspetto). Se desidera maggiori informazioni, mi scriva pure senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Mio figlio lo vedo diverso dagli altri bimbi

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Buongiorno Isabella, ha citato moltissimi aspetti che sarebbero degni di attenzione e indagine più approfondita, anche in merito alla sua percezione del bambino, di lei come donna e madre e degli aspetti familiari ed ambientali. I bambini sono delle spugne ed assorbono molto più di quel che pensiamo dall'ambiente che li circonda, pertanto prima di focalizzarsi alla ricerca di un problema nel bambino, occorre comprendere se i comportamenti e le reazioni che ha non sono altro che modalità per comunicare un disagio e bisogno di maggiori attenzioni e sicurezza da parte delle sue figure di riferimento. Leggendo anche delle sue intime difficoltà e dubbi personali come giovanissima donna inserita in un nuovo contesto, le consiglierei di intraprendere alcuni colloqui di supporto psicologico per giungere ad una visione più chiara della situazione e di quali risorse poter mettere in gioco per ritrovare il benessere famigliare. Probabilmente vi sono degli psicologi italiani in Germania, ma qualora facesse difficoltà a reperirne, potrebbe utilizzare la metodica a distanza. Personalmente, come altri colleghi, fornisco infatti consulenze via Skype, approvate dall'Ordine degli Psicologi Nazionale. Mi riscriva pure senza alcun impegno per maggiori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ansia generalizzata

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Buongiorno Elisa, dalle tue parole emerge chiarissimo il disagio e la sofferenza che vivi e il desiderio di poter uscire da questo tunnel di ansia ed altre spiacevoli emozioni. Per poter trovare "rimedi" è però prima necessario capire bene quale sia il problema: cosa attiva la timidezza, la paura del giudizio, la scarsa stima in te stessa; quali circostanze più di altre, e anche l'iniziare a ricollegare il tuo modo di sentire ed essere attuale ad esperienze passate che possono averti lasciato queste tracce di insicurezza. Avendo più chiaro i blocchi, le difficoltà e le criticità (ma anche le possibili risorse interiori ed esterne) si potrà giungere ad instaurare un percorso di crescita e ripristino dell'equilibrio e del benessere. Per far ciò diventa però necessario un percorso terapeutico che ti aiuti a mettere in luce tutto quanto sopra accennato. Non esistono infatti soluzioni pre-confezionate idonee a tutti i casi: ogni persona è un individuo a sè e proprio a seconda di quel particolare suo modo di vedere e interpretare gli eventi di vita è possibile lavorare per smussare gli angoli della personalità. Se desideri maggiori informazioni, contattami pure senza impegno. Svolgo anche consulenze skype a distanza. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Ansiolitici e gravidanza

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Buongiorno Gent, per levarsi ogni dubbio dovrebbe chiedere ad un medico, poiché da psicologi non abbiamo competenze farmacologiche, tuttavia non penso che il feto corra dei rischi. Rispetto al motivo per cui stava invece assumendo i farmaci, le ricordo che oltre alla terapia farmacologica, l'ansia può essere molto meglio e più efficacemente "combattuta" attraverso un percorso di psicoterapia. In questo modo potrà sviluppare una maggior consapevolezza di sè ed apprendere la gestione emotiva "dall'interno". L'ansia è spesso un campanello di allarme che vuole ricordarci che c'è qualcosa di non risolto, di dubbioso, di incerto o insoddisfatto nella nostra vita, e dovrebbe essere presa come motivo di indagine personale ed interiore, piuttosto che vissuta come "malattia da debellare". Tanto più questo discorso diventa utile ora che sta per diventare anche mamma e quindi responsabile anche del benessere del suo bambino. Se desidera maggiori informazioni, mi contatti pure senza impegno. Offro anche servizi di consulenza online a distanza, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Attacchi di panico curati con diversi psicofarmaci?

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Buongiorno Marian, da psicologi non abbiamo competenze farmacologiche, quindi non posso dirle quali possono essere i dosaggi migliori per ottenere benefici. Posso però dirle che non esistono soltanto i farmaci, e che anzi questi hanno spesso un effetto limitato nel tempo.. in altre parole, agiscono finchè li assume. Se non si lavora interiormente sulla causa emotiva dell'ansia e del panico, essi torneranno alla sospensione del farmaco. Pertanto, se non lo sta già facendo, le consiglierei di intraprendere un percorso psicoterapeutico affiancato all'assunzione del farmaco. Se desidera maggiori informazioni, mi contatti pure senza impegno. Offro anche consulenza a distanza online, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Come dirlo ai miei?

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Buongiorno V., alle volte è difficile riuscire ad esprimere pienamente se stessi e le proprie difficoltà, tuttavia non vi è nulla di male nell'avere dei momenti critici e dei "limiti". Non si possono risolvere le cose da soli, non sempre almeno. E quando si tratta di sconforti emotivi ancor di più è necessario un occhio esterno, una guida imparziale e razionale che sappia darci indicazioni dal di fuori. Penso che per i suoi genitori possa essere molto più spiacevole vederla demoralizzata, non serena e impotente, piuttosto che ne vederla consapevole di avere un problema e avere anche pensato all'alternativa per uscirne (cioè contattare uno psicologo). Non è solita avere un buon dialogo con loro? Che opinione pensa che abbiano i suoi genitori degli psicologi e di chi vi si rivolge? Se pensa che avrebbero una reazione negativa o minimizzante può far leggere loro degli articoli di psicologia in cui viene spiegato il ruolo dello psicologo, ma soprattutto ricordi che ognuno può avere pensieri ed opinioni differenti, ma nella sua decisione non c'è nulla di sbagliato. Resto a disposizione per ulteriori informazioni, un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Disturbo ossessivo e dismorfismo corporeo

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Buonasera Elisabetta, paradossalmente seguire una dieta, che solitamente prevede delle norme, regole e limitazioni, imposte dall'esterno (dal professionista), ci fa perdere ancora di più il contatto con il nostro corpo e le nostre necessità. L'approccio che sembra dare maggiori benefici alle abbuffate e al controllo dell'alimentazione è attualmente quello cognitivo comportamentale, al cui interno si sta sviluppando la strategia della mindful eating, ossia di consapevolezza alimentare e psicologica. Per potersi liberare dei circoli viziosi che causano ansie e timori legati al cibo e al corpo è necessario apprendere una modalità tutta nuova di conoscenza del proprio corpo e delle infinite risorse che tutti abbiamo di auto-regolarci, se ci mettiamo in ascolto di esso. Se desidera maggiori informazioni mi riscriva pure senza impegno. un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...

Difficoltà a relazionarmi con gli altri

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Buongiorno Silvia, volendo rispondere direttamente alla tua domanda, direi proprio di si, che un percorso psicologico potrebbe aiutarti eccome nel migliorare la relazione con gli altri e anche con i tuoi vissuti interiori di ansia. Quella che descrivi sembra essere una condizione sfumata tra timidezza e ansia sociale, che manifesta picchi più elevati a seconda delle persone coinvolte e delle situazioni. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarti a capire meglio te stessa, quali sono i tuoi timori più profondi, cosa ti spaventa nell'aprirti come fai in famiglia, cosa ti blocca, e da qui partire in un cammino di sviluppo di nuove competenze e strategie per affrontare la socialità. Alcune volte ci si può accorgere che i nostri stessi comportamenti difensivi e di chiusura portano proprio quello che volevamo evitare (ad es. non esporsi e non parlare, può essere un comportamento assunto per far in modo di non fare brutte figure e dire stupidaggini.. ma allo stesso tempo si può essere presi in giro o isolati anche proprio per il fatto che si sta sempre zitti! Quindi quello che facciamo diventa una strategia difensiva malfunzionante e improduttiva!). Pertanto ti consiglio caldamente di rivolgerti ad un terapeuta della tua zona per intraprendere un percorso individuale. Attualmente la terapia cognitivo comportamentale risulta particolarmente efficace nel trattamento delle problematiche ansiose, dando buoni risultati anche in tempi medio-brevi. Se desideri maggiori informazioni a riguardo, ricontattami pure senza alcun impegno. Personalmente offro anche consulenze a distanza, tramite skype. Un caro saluto, dott.ssa Chiara Francesconi psicologa psicoterapeuta cognitiva www.chiarafrancesconi.it...