Chiara domande di Alimentazione  |  Inserita il 23/02/2016

Terni

Il cibo, un'ossessione

Salve,sono una ragazza di 30anni che da 6 anni soffre di binge, in seguito ad una dieta restrittiva. Sono sempre stata magra, complice mia madre che ha tenuto spesso sotto controllo la mia alimentazione, e tuttora sono normopeso.
Il cibo,però,condiziona completamente le mie giornate : cerco di distrarmi il più possibile,di non pensarci ma finisco,il più delle volte per abbuffarmi. Da un paio di mesi convivo con un ragazzo meraviglioso che non è completamente a conoscenza del problema : mi vergogno a parlargliene,nonostante noti la sua preoccupazione per la mia salute,data anche dal fatto che le abbuffate mi hanno portato ad avere valori leggermente elevati di colesterolo e glicemia.
Vorrei in tutti i modi sconfiggere il problema per poter vivere serenamente,avere una maggiore vita sociale,trovare un lavoro ed essere una buona compagna di vita .

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Giancarlo Gramaglia Inserita il 24/02/2016 - 16:52

Buongiorno Chiara, da ciò che scrive, il suo problema pare essere di lunga data, e ci sono alcuni elementi che sembrano rafforzarne la permanenza nella sua vita: la mancanza di un lavoro, che non le permette di deviare i suoi pensieri dal cibo; la presenza in famiglia di qualcuno che tenga sotto controllo il suo peso; la vergogna di parlarne, difficoltà che ingigantisce il problema. Ci sono però dei punti di forza, come la presenza di un ragazzo importante, attento e preoccupato per la sua salute, che potrebbe aiutarla ad aprirsi e lasciarsi aiutare da professionisti. Avrebbe infatti bisogno di comprendere l'origine della sua ricerca di cibo, che non prescinde esclusivamente dall'assenza di un lavoro o da una ridotta vita sociale. Una riflessione in questo senso le permetterebbe di guadagnarne in salute sia fisica sia psicologica.

Dott.ssa Chiara Francesconi Inserita il 25/02/2016 - 14:26

Buongiorno Chiara,
credo che il suo desiderio di voler recuperare la sua serenità sia pienamente comprensibile e anche perseguibile. Attualmente vi sono molte psicoterapie in grado di aiutare nella risoluzione di problemi alimentari. L'approccio cognitivo comportamentale è uno di questi. In questa terapia il problema viene affrontato da due punti di vista: uno appunto più comportamentale in cui si cerca di regolarizzare l'alimentazione, tramite anche varie strategie di consapevolezza corporea, del senso di pienezza e fame. Dall'altro, il punto di vista cognitivo, che cerca di esplorare le origini di questo problema ed eventuali pensieri e convinzioni che lo mantengono nel corso del tempo. Spesso il problema con l'alimentazione nasconde altre tematiche nucleari che hanno a che fare con difficoltà di espressione e accettazione di sè, scarsa autostima, perfezionismo, autocritica e difficoltà relazionali. Pertanto durante la fase di terapia vengono esplorate tutte queste aree, facendo riferimento sia al momento presente che ai vissuti passati. Le consiglierei di intraprendere un percorso di consapevolezza e conoscenza personale in modo da dare un significato a quanto le accade e comprendere come gestirlo e superarlo.
A disposizione per ulteriori informazioni,
un caro saluto
dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale
www.chiarafrancesconi.it