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Cosa fare?
Come capire se fermarsi è un bisogno o una fuga dalle proprie paure?
Ciao a tutti, vorrei un parere su una situazione che sto vivendo e che mi sta mettendo parecchio in difficoltà.
Sono un maestro di scuola primaria e quest’anno ho iniziato a lavorare in due scuole diverse. Fin dall’inizio ho fatto fatica a gestire il peso delle responsabilità. Ho molta paura di commettere errori, di non riuscire a gestire gli imprevisti e di ritrovarmi in situazioni difficili con i genitori.
Recentemente ho avuto un problema con un genitore, che si è lamentato per come avevo gestito la riconsegna di un bambino e mi ha minacciato di fare una segnalazione. Questo episodio mi ha provocato un forte crollo emotivo e da allora il pensiero di tornare a scuola mi mette molta ansia.
Attualmente sono in malattia e sto valutando la possibilità di chiedere un’aspettativa fino all’8 giugno. L’idea di fermarmi mi dà sollievo, perché sento di aver bisogno di allontanarmi da questa situazione, ma allo stesso tempo ho paura di stare semplicemente scappando dalle difficoltà.
Sono cresciuto in una famiglia in cui il lavoro e l’impegno hanno sempre avuto molta importanza. Tendo a essere molto severo con me stesso e penso che dovrei stringere i denti e affrontare le situazioni difficili, invece di tirarmi indietro. Ho paura che fermarmi significhi arrendermi e che, abituandomi a stare a casa, possa diventare sempre meno capace di affrontare le responsabilità.
D’altra parte, quando penso di tornare a scuola, mi sento sopraffatto. Ho paura di sbagliare, di essere giudicato negativamente e, soprattutto, di non riuscire a gestire emotivamente le eventuali conseguenze. Mi rendo conto che, se potessi insegnare senza vivere tutto questo con tanta sofferenza, probabilmente vorrei continuare a fare il maestro.
Per questo non so se il problema sia il lavoro in sé oppure il modo in cui vivo le responsabilità e la possibilità di commettere errori. Vorrei imparare ad affrontare queste paure, ma in questo momento mi sento molto provato e non so se costringermi a rientrare sia davvero la scelta migliore.
Mi sento quindi diviso tra due esigenze: da una parte, prendermi una pausa per recuperare e stare meglio; dall’altra, affrontare le mie paure per evitare che continuino a condizionare la mia vita.
Come posso capire se, in questo momento, l’aspettativa sarebbe una scelta utile per prendermi cura di me oppure una forma di evitamento che rischierebbe di alimentare ulteriormente le mie paure? È possibile concedersi una pausa senza che questa diventi una fuga dalle situazioni difficili? E come si può imparare ad affrontare le responsabilità senza sentirsi costantemente sopraffatti?
Calo di desiderio, problema di chimica sessuale
io 27 anni, lui 40. stiamo insieme da 1 anno e mezzo e conviviamo da 6 mesi. ci amiamo tanto e riusciamo a parlare di tutto. abbiamo molti impegni quindi i nostri momenti insieme sono pochi, mattino e sera e qualche ora in più nel weekend ma entrambi abbiamo due lavori e lavoriamo anche nei fine settimana. dopo 4 mesi che stavamo insieme, io sono partita per 8 mesi in un altro continente, scelta già decisa molto tempo prima. la distanza è stata dura ma siamo riusciti a capire cosa vogliamo e al mio ritorno, dopo qualche mese intenso di distacco emotivo da parte sua abbiamo deciso di andare a vivere insieme. da quando sono tornata le cose vanno molto bene, parliamo di tutto, abbiamo litigate costruttive e prospettiva di futuro, l'unico problema è il sesso. l'amore. dal mio rientro è come se mancasse la scintilla per l'eccitaizione, sembra da parte di entrambi, parlandone ne è emerso che nessuno dei due sente nell'altro la voglia e così passa tutto. facciamo l'amore se va bene una volta a settimana ma entrambi durante la giornata ci masturbiamo da soli senza problemi e ne parliamo di questo ma non capiamo cosa c'è che non va. manca la chimica? come è possibile se ci amiamo e vogliamo stare insieme? l'argomento sesso è molto importante nella coppia e nessuno dei due ha un amante. gli ho detto che forse è il caso di parlarne con qualche specialista del settore e anche lui è d'accordo ma è costoso. chiedo quindi qualche consiglio, un punto di vista esterno. c'è qualcosa che sbaglio? devo insistere anche se non sento che lui ha voglia? entrambi vogliamo far funzionare la nostra storia. vi prego aiuto...
1 risposte - LeggiRelazione stabile ma pensieri frequenti sull’ex
Buongiorno, circa 4 anni fa ho conosciuto un ragazzo con cui ho avuto una frequentazione piuttosto breve, ma estremamente intensa in quanto quel periodo, grazie alla sua presenza, ho aperto gli occhi su molte persone che mi circondavano.
Quella frequentazione sembrava star andando benissimo, nonostante tutto intorno a me stesse crollando.
Mi rendo conto ad oggi che in lui vedevo una valvola di sfogo da tutte le insicurezze e drammi che stavo vivendo. Dopo qualche mese, da un giorno all’altro decise di troncare la frequentazione dicendomi che provando tanto bene per me non riusciva a sopportare l’idea di continuare la frequentazione sperando che finisse per qualche motivo, in quanto consapevole del fatto che di lì a breve si sarebbe dovuto trasferire. Ho sofferto tantissimo quella “rottura” e ho passato dei mesi bui in cui oltre ai drammi che continuavo a vivere si era aggiunta anche questa problematica che cercavo di nascondere.
Dopo un po’ di tempo ho conosciuto un altro ragazzo che ha reso la mia vita completamente diversa, mi riempie d’amore e mi aiuta a crescere e migliorare giorno dopo giorno. È l’uomo che qualsiasi donna potrebbe sognare, un supporto costante, ma anche un amico e un amore bellissimo.
Il problema che vivo ad oggi, dopo tutti questi anni, è che, nonostante sia da 3 anni in questa relazione, continuo a pensare al mio ex. È come se avessi bisogno di essere apprezzata da lui e dimostrargli quanto valgo.
C’è da dire che dopo poco tempo dalla rottura lui aveva intrapreso un’altra frequentazione, di cui non so i tempi e l’intensità perché mi fu tenuta nascosta da chi mi circondava, quindi la mia paura è che magari questo pensiero sia legato anche a questa frequentazione, perché pur dicendomi che ci teneva a me e che non voleva stare e farmi stare male, dopo poco ha preferito un’altra.
Questa situazione mi distrugge la mente perché mi sento in colpa a pensarlo così spesso. Anche nei miei sogni appare dove rivivo sempre una dinamica in cui lui ci vuole riprovare con me e io dopo averci un po’ parlato e scherzato lo rifiuto pensando al mio fidanzato.
Penso che se tornassi con lui non sarei felice come lo sono perché sono cambiata e non credo che riusciremmo a combaciare davvero. Però non so perché una parte di me spera sempre che prima o poi io viva questa situazione, forse per una questione di ego?
Non so come smettere di pensarlo o come comportarmi. Mi sento come se stessi tradendo il mio fidanzato perché mi rendo conto che non sopporterei mai una situazione del genere da parte sua.
Davvero non capisco perché dopo così tanto tempo la mia mente continua a ferirmi con il suo ricordo e con la speranza che anche lui mi pensi.
Stanchezza mentale
Salve, mi chiamo Riccardo e scrivo in quanto è un periodo che sento parecchia stanchezza mentale. In particolare ho cambiato attività a lavoro ma non riesco ad adattarmi completamente a tale nuova attività in quanto non riesco a cambiare il mio modo di pensare, inoltre non mi sto comportando bene nei confronti di persone che per me ci sono sempre state; infine sento proprio che non riesco a trovare motivazione per affrontare le giornate con ottimismo e voglia di fare. C'è un qualche percorso anche di gruppo che potrebbe aiutarmi a stare meglio? Con quale approccio posso provare ad uscire da tale situazione?
Grazie
Senso di vuoto e generatività: il contrasto tra razionalità ed emozioni
Gentili Dottori, sono un ragazzo omosessuale, ho un fidanzato (non conviviamo ancora) e un lavoro che mi piace e mi appaga. Nonostante la mia vita professionale vada bene, quando torno a casa la sera avverto un forte senso di vuoto e di "inutilità". Razionalmente non desidero avere figli, poiché sono convinto che un bambino abbia diritto a crescere con un padre e una madre. Tuttavia, a livello emotivo, mi ritrovo a fare i conti con un profondo senso di "sterilità" legato al mio orientamento sessuale, come se il non poter o voler creare una famiglia tradizionale tolga valore al mio tempo o al mio futuro. Vorrei chiedere un vostro parere su questo contrasto tra ciò che desidero razionalmente e ciò che provo emotivamente. Come posso canalizzare questo senso di vuoto? Vi sarei grato anche se poteste consigliarmi letture, film o spunti terapeutici per elaborare questo vissuto (oltre a un percorso terapeutico). Grazie mille, Daniele.
2 risposte - LeggiMi giudico
Ho 32 anni e credo che non stia passando bene la mia vita. Spesso mi giudico e sotto sotto penso che io non sia abbastanza, che non riesca a fare qualcosa... Vorrei svagarmi un po' per non pensare al resto perciò ho fatto una prova con una lezione di danza ma appunto non avendolo mai fatto non sono capace quindi immancabilmente mi giudico e anzi provo invidia (che mi fa stare male ancora di più) per chi anche se non è al top riesce a divertirsi e ad avere un sorriso in faccia.
È un esempio ma purtroppo succede anche in altre situazioni dove mi devo mettere alla prova. Vorrei essere più come gli altri, che almeno all'apparenza non hanno un qualcosa dentro che gli dice che non sono in grado di fare qualcosa, che è inutile provare. Altri che comunque provano a fare cose e magari si divertono pure e se sbagliano chissene, ci si riprova. So che non posso sapere il passato di altra gente e che quindi se riescono o non riescono a fare qualcosa magari c'è un motivo ma quello che mi spiazza è l'atteggiamento con il quale affrontano situazioni che non è affatto come il mio.
Perché mia moglie ha bisogno di questa fantasia?
Buongiorno
Mia moglie ed io siamo sposati da 21 anni.
Io no ho 47 e lei 42, abbiamo due figli.
La nostra vita matrimoniale è tutt'ora serena, solo qualche litigio qua e là, i figli crescono e noi stiamo bene insieme.
Sul fronte del sesso ho un dubbio.
Qualche mese fa ho scoperto sul suo cellulare un'applicazione, un po' nascosta, che so essere usata per chattare, la cui presenza mi è parsa strana.
Voglio chiarire che non si è trattato di un controllo motivato da dubbi, mi ha chiesto di tentare di sistemare il suo cellulare in quanto crashava in continuazione.
Senza voler approfondire la questione informatica vi dirò che ho aperto questa app.
Ebbene ho contato una decina di contatti, tutti uomini intorno i 45 anni circa, con i quali scambia frasi molto spinte, erotiche ma anche estremamente "porno".
Dopo la prima gelata di sangue ho cercato di ragionare e pormi domande.
1) Se nascondesse una tresca non sarebbe così ingenua da darmi il suo cellulare rischiando di essere scoperta.
2) Se invece lo avesse fatto apposta per mettermi sotto il naso le mie corna non sapendo in quale altro modo fare?
3) Perché a questi uomini non menziona nessun problema di coppia col quale giustificare il suo comportamento? Perché nelle sue frasi parla solo di sesso spinto fine a sé stesso?
..... è così via.
Non riuscendo a trovare un senso logico apparente in nessuna ipotesi, in quanto non stiamo attraversando nessuna crisi matrimoniale, ho deciso di guardarla negli occhi e chiederle spiegazioni..... tra un misto di sgomento, rabbia e terrore di averla persa senza essermene neppure accorto.
Attimo di sguardi.... poi la spiegazione mi ha lasciato di stucco.
"Non ti sto tradendo... è una mia fantasia, solo una fantasia.... che non avevo il coraggio di dirti".
Una fantasia inconfessabile.
Ovvero si eccita a chattare con perfetti sconosciuti recitando la parte della moglie fedifraga.
Devo dire che, tornando indietro con la memoria, non ha mai cambiato abitudini, non si cura più di prima, non si chiude in bagno per chattare.... non fa tutte quelle cose tipiche dei traditori, tranne usare parecchio il cell.
Ha voluto dimostrarmi che non mi tradisce davvero.
Ha voluto che leggessi integralmente tutte le chat,
ho letto cose molto spinte, cose che facciamo io e lei, non sono un puritano bacchettone.
Ma leggere certe cose rivolte ad altri uomini mi ha turbato molto.
Però devo ammettere che in mezzo a tutte quelle frasi non ho letto nulla che indicasse un suo scontento nei miei confronti, anzi, mi ha più volte descritto come passionale, ma che nonostante questo lei aveva bisogno di tradirmi comunque per dare sfogo alla “moglie troia” che è in lei ( parole scritte da lei).
Ma alle insistenze di questi uomini per incontrarla, lei rispondeva sempre con frasi indefinite che lasciavano in sospeso il discorso, senza dire di no e senza dire di si.
Ad un paio di questi, i più insistenti, mesi fa ha scritto che io l'avevo sorpresa e quindi doveva troncare.
È così è stato, vedendo la cronologia ho potuto constatare che con questi due non ha più scritto in effetti.
Insomma, tutto lascia intendere che non mi stia mentendo quando mi dice che è solo un gioco virtuale.
Ovvero che trovi eccitante recitare la parte della fedifraga ma senza esserlo davvero.
Ma adesso mi ritrovo in una condizione stranissima:
Mia moglie vorrebbe il mio benestare per continuare a chattare recitando un ruolo che la eccita e alimenta le sue fantasie virtuali, sostiene inoltre che tale pratica la “accende” e proprio per questo a letto è molto calda con me.
Io mi ritrovo a 47 anni a dover fare i conti con dubbi sulla sua onestà, anche se sembrerebbe tutto vero, ma la gelosia è irrazionale.
Insomma... ho diversi elementi per crederle ma mi sento agitato, come posso non temere che prima o poi tutte queste chat le facciano fare la sciocchezza?
Temo che impedirglielo faccia solo danno.
Grazie mille
Lui ha tratti narcisistici, esiste un alternativa alla parola fine?
buongiorno,
ho una relazione con un uomo che presenta alcuni tratti narcisistici della personalità.
Non credo rientri in un totale disturbo di personalità, in quanto presenta sensi di colpa, empatia e attenzione vera nei confronti delle persone con cui si relaziona e nei miei confronti. Ma non riesce a costruirsi una relazione umana che sia vera e stabile, soprattutto non permette più di tanto che gli si avvicini. O meglio, ha amicizie durature e di lunga data, ma solo se l'altro è disposto a darsi da fare pur di tenerla in piedi, cercandolo, standogli vicino. Lui non fa assolutamente nulla parte sua perché il rapporto stia in piedi. Con me alterna momenti di presenza totale, vicinanza, e manifestazione di amore ed affetto, a fughe repentine, senza apparente ragione se non appena mi avvicino troppo, e lunghi ed infiniti silenzi. In seguito ai quali, una volta riallacciato il contatto è come se nulla mai fosse accaduto. Alcuni tratti del narcisista mi pare li possieda appieno, il bisogno di essere sempre al centro, di essere lodato ed ammirato, la consapevolezza che questo malsano gioco di allontanamento e vicinanza mi leghino sempre più a lui. Prova stima nel riconoscere che con lui la vita è una roulette russa. Si vola e ci si schianta. Va molto fiero di questo suo aspetto caratteriale. Solo i coraggiosi ed i temerari osano... a suo dire... Si riconosce come un premio, un trofeo che raggiungo se mi do da fare, se mi impegno. Sarò ricompensata... questo è il suo modo di vedere se stesso. Io e tutte le persone che con lui si relazionano siamo considerate valide e di valore solo e se disposte a farsi in quattro per lui. Al contrario suo, che nulla fa pur di tenere vicino a sé chiunque. Sola eccezione la madre. Si giustifica dicendo di non avere bisogno di manifestare il suo affetto, tanto coloro che lo amano lo sanno, ma allo stesso tempo si aspetta e pretende che chi lo ama faccia di tutto pur di stargli vicino. Si aspetta il massimo dando il minimo se non il nulla. Ora, sono combattuta tra il gettare la spugna e abbandonare la nave, ma la consapevolezza che non sia del tutto così, mi spinge a convincermi che non sia del tutto irrecuperabile. E' una persona molto sensibile, soffre lui stesso del suo modo di essere, ed in fondo è consapevole di quanto sia lui stesso la causa per cui tutti finiscano inevitabilmente per allontanarsi. Questo fa si che si crei un effetto a catena, gli altri vanno via e lui fa sempre meno per trattenerli. Io so che è una persona buona, distante molto, rispetto ad alcuni aspetti che descrivono il narcisista patologico come un individuo senza speranza dal quale scappare a gambe levate. La verità è che gli voglio molto bene, ma ne voglio anche a me stessa. Ora, sono arrivata a soffrire sempre meno le sue assenze e le sue sparizioni, ma non vorrei abbandonarlo. E' palese che soffra quando qualcuno a cui tiene prende le distanze, e lo manifesta, nei gesti, nelle parole, negli stati d'animo. Eppure finisce per convincersi che la solitudine per lui sia la miglior soluzione, almeno questo è quello che si dice, quello che sente, io sono certa, è l'esatto opposto. Avrei piacere di avere un consiglio se possibile. grazie Chiara
Felicemente fidanzata ma pensare all'ex
Sono una ragazza di 22 anni e da quasi 7 mesi sono fidanzata con un ragazzo stupendo. Con lui c'è molta complicità mentale, è bello intelligente e non litighiamo praticamente mai. Tuttavia sempre più frequentemente mi ritrovo a pensare al mio ex, a sognarlo e a addirittura sperare di incrociarlo. Con il mio ex siamo stati insieme 2 anni, una relazione super intensa ma piena di alti e bassi ed è finita perchè in un periodo litigavamo troppo (non perchè non c'erano i sentimenti). Ci siamo lasciati un anno fa, ho passato i primi mesi con la rabbia dentro ma ora che mi è passata sono curiosa a voler capire come è diventato ora e come staremmo insieme, anche se ho paura di rovinare tutto.Le poche volte che l'ho sentito (perchè anche a lui manco e a volte mi cercava) avrei voluto raccontargli un sacco di cose, ma so che ora sono fidanzata e non è il caso.
Fino a che punto è normale pensare ad un ex? è normale essere felicemente fidanzata e a modo mio amare la persona con cui sto ora ma pensare all'ex che si aveva amato con tutta se stessa? Cosa faccio?
Mia moglie si masturba, come affrontare la cosa?
Buongiorno è da circa 6 mesi che mi sono accorto che mia moglie si masturba regolarmente tutti i giorni anche durante le prime ore del mattino mentre io sto dormendo. So che masturbarsi è normale ma a sentirla sto male e mi crea ansia. Ho cercato di parlare di questo argomento dicendo che una mattina l'ho sentita ma ha negato spudoratamente e mi ha detto che lei certe cose non le fa, inoltre gli ho fatto presente che ultimamente abbiamo meno relazioni rispetto a un anno fa ma lei innervosita ha risposto che è un pretesto per farle capire che sono alla ricerca di una relazione extra. Mi ha più volte detto che mi ama ma non so come affrontare la questione. Devo digli apertamente quello che sento e come mi sento? Non voglio rovinare il nostro bellissimo rapporto ma io non dormo sereno e rilassato.
2 risposte - LeggiSituazione complicata con mio figlio
Buongiorno, ho 45 anni e un figlio di 23 appena laureato e prosegue ancora con la magistrale. Appena maggiorenne se no anche poco prima gli ho detto che per le relazioni sessuali deve usare i preservativi, che deve stare attento alla compagnia perché ci sono tante malattie trasmissibili sessualmente, avere una ragazza stabile. Ho scoperto tre mesi fa che mio figlio aveva contattato online delle donne di facili costumi dicendo a loro che è timido e non ha esperienze, ieri ho scoperto ancora, cercando nel suo cellulare e risalendo al mese di giugno che ha fatto sesso con una donna matura (credo la mia età dopo il viso) che ha pure un bambino piccolo, anche sesso orale e a tre se ho capito bene anche con il compagno di lei. Mio figlio aveva rifiutato la proposta di penetrare anche lui. Quando si danno appuntamento viene suo marito, compagno che è e lo prende dal parcheggio. Lei fa sesso anche con altri ragazzi di età tra 21-25 anni. La situazione mi pare pericolosa perché mio figlio è studente, non lavora, non ha soldi, non viene con soldi estranei o altre cose comprate a casa per pensare che sia pagato, nei messaggi parlano anche di video mentre fanno sesso e io penso che questi qua lo fanno sentirsi bene per qualche mese per poi ricattarlo o obbligarlo a fare altre cose per loro. Ho paura di trovarlo morto sulla strada perché mi pare un circolo vizioso non solo una curiosità di momento. Lei lo incita con foto e messaggi e gli da appuntamento nella sua zona. Mio figlio non è mai stato una persona aperta anche se io sono stata sempre mamma amica e abbiamo fatto tutto per lui (io sono al secondo matrimonio, figlio è mio, ma mio marito l'ha sempre trattato e curato come fosse suo). Ultimamente e con mia sorpresa mi ha accusato che io l'ho obbligato a studiare che lui non vuole fare niente, secondo me starebbe tutto il giorno nel letto su questi gruppi di sesso, visto che va all'università e non fa nient'altro, fine settimana esce con gli amici, tutti maschi, ma a questo punto credo che va anche da quella li, anche in settimana quando mi dice che va a fare un giro con un amico. Non so come procedere, adesso e in vacanza, lontano da quella li, vorrei parlare con lui in modo chiaro e senza velli e appena gli prendo il cellulare contattare anche quella li e bloccarla. Ho paura che non cercherà mai una ragazza normale e non uscirà mai da questa situazione che pare gli piace abbastanza. La scorsa settimana si piangeva che ha un'afta enorme in bocca, che pensa lui sia per qualcosa che ha mangiato, ma lui non ha mai avuto le afte. Ho trovato preservativi nella sua camera, ma con sesso orale a lei non credo che può usarli. Cosa mi consiglia? Come abbordare questo problema? Vorrei farli fare tutti gli esami per le malattie sessualmente trasmissibili, gli metterò la localizzazione del cellulare e al massimo non avrà acceso alla macchina, non so cosa fare!
3 risposte - Leggifreno inibitorio: cosa significa?
Salve buonasera volevo sapere cosa significa non avere freni inibitori
3 risposte - LeggiCalo di desiderio, problema di chimica sessuale
io 27 anni, lui 40. stiamo insieme da 1 anno e mezzo e conviviamo da 6 mesi. ci amiamo tanto e riusciamo a parlare di tutto. abbiamo molti impegni quindi i nostri momenti insieme sono pochi, mattino e sera e qualche ora in più nel weekend ma entrambi abbiamo due lavori e lavoriamo anche nei fine settimana. dopo 4 mesi che stavamo insieme, io sono partita per 8 mesi in un altro continente, scelta già decisa molto tempo prima. la distanza è stata dura ma siamo riusciti a capire cosa vogliamo e al mio ritorno, dopo qualche mese intenso di distacco emotivo da parte sua abbiamo deciso di andare a vivere insieme. da quando sono tornata le cose vanno molto bene, parliamo di tutto, abbiamo litigate costruttive e prospettiva di futuro, l'unico problema è il sesso. l'amore. dal mio rientro è come se mancasse la scintilla per l'eccitaizione, sembra da parte di entrambi, parlandone ne è emerso che nessuno dei due sente nell'altro la voglia e così passa tutto. facciamo l'amore se va bene una volta a settimana ma entrambi durante la giornata ci masturbiamo da soli senza problemi e ne parliamo di questo ma non capiamo cosa c'è che non va. manca la chimica? come è possibile se ci amiamo e vogliamo stare insieme? l'argomento sesso è molto importante nella coppia e nessuno dei due ha un amante. gli ho detto che forse è il caso di parlarne con qualche specialista del settore e anche lui è d'accordo ma è costoso. chiedo quindi qualche consiglio, un punto di vista esterno. c'è qualcosa che sbaglio? devo insistere anche se non sento che lui ha voglia? entrambi vogliamo far funzionare la nostra storia. vi prego aiuto...
1 risposte - LeggiRelazione stabile ma pensieri frequenti sull’ex
Buongiorno, circa 4 anni fa ho conosciuto un ragazzo con cui ho avuto una frequentazione piuttosto breve, ma estremamente intensa in quanto quel periodo, grazie alla sua presenza, ho aperto gli occhi su molte persone che mi circondavano.
Quella frequentazione sembrava star andando benissimo, nonostante tutto intorno a me stesse crollando.
Mi rendo conto ad oggi che in lui vedevo una valvola di sfogo da tutte le insicurezze e drammi che stavo vivendo. Dopo qualche mese, da un giorno all’altro decise di troncare la frequentazione dicendomi che provando tanto bene per me non riusciva a sopportare l’idea di continuare la frequentazione sperando che finisse per qualche motivo, in quanto consapevole del fatto che di lì a breve si sarebbe dovuto trasferire. Ho sofferto tantissimo quella “rottura” e ho passato dei mesi bui in cui oltre ai drammi che continuavo a vivere si era aggiunta anche questa problematica che cercavo di nascondere.
Dopo un po’ di tempo ho conosciuto un altro ragazzo che ha reso la mia vita completamente diversa, mi riempie d’amore e mi aiuta a crescere e migliorare giorno dopo giorno. È l’uomo che qualsiasi donna potrebbe sognare, un supporto costante, ma anche un amico e un amore bellissimo.
Il problema che vivo ad oggi, dopo tutti questi anni, è che, nonostante sia da 3 anni in questa relazione, continuo a pensare al mio ex. È come se avessi bisogno di essere apprezzata da lui e dimostrargli quanto valgo.
C’è da dire che dopo poco tempo dalla rottura lui aveva intrapreso un’altra frequentazione, di cui non so i tempi e l’intensità perché mi fu tenuta nascosta da chi mi circondava, quindi la mia paura è che magari questo pensiero sia legato anche a questa frequentazione, perché pur dicendomi che ci teneva a me e che non voleva stare e farmi stare male, dopo poco ha preferito un’altra.
Questa situazione mi distrugge la mente perché mi sento in colpa a pensarlo così spesso. Anche nei miei sogni appare dove rivivo sempre una dinamica in cui lui ci vuole riprovare con me e io dopo averci un po’ parlato e scherzato lo rifiuto pensando al mio fidanzato.
Penso che se tornassi con lui non sarei felice come lo sono perché sono cambiata e non credo che riusciremmo a combaciare davvero. Però non so perché una parte di me spera sempre che prima o poi io viva questa situazione, forse per una questione di ego?
Non so come smettere di pensarlo o come comportarmi. Mi sento come se stessi tradendo il mio fidanzato perché mi rendo conto che non sopporterei mai una situazione del genere da parte sua.
Davvero non capisco perché dopo così tanto tempo la mia mente continua a ferirmi con il suo ricordo e con la speranza che anche lui mi pensi.
Cosa fare?
Come capire se fermarsi è un bisogno o una fuga dalle proprie paure?
Ciao a tutti, vorrei un parere su una situazione che sto vivendo e che mi sta mettendo parecchio in difficoltà.
Sono un maestro di scuola primaria e quest’anno ho iniziato a lavorare in due scuole diverse. Fin dall’inizio ho fatto fatica a gestire il peso delle responsabilità. Ho molta paura di commettere errori, di non riuscire a gestire gli imprevisti e di ritrovarmi in situazioni difficili con i genitori.
Recentemente ho avuto un problema con un genitore, che si è lamentato per come avevo gestito la riconsegna di un bambino e mi ha minacciato di fare una segnalazione. Questo episodio mi ha provocato un forte crollo emotivo e da allora il pensiero di tornare a scuola mi mette molta ansia.
Attualmente sono in malattia e sto valutando la possibilità di chiedere un’aspettativa fino all’8 giugno. L’idea di fermarmi mi dà sollievo, perché sento di aver bisogno di allontanarmi da questa situazione, ma allo stesso tempo ho paura di stare semplicemente scappando dalle difficoltà.
Sono cresciuto in una famiglia in cui il lavoro e l’impegno hanno sempre avuto molta importanza. Tendo a essere molto severo con me stesso e penso che dovrei stringere i denti e affrontare le situazioni difficili, invece di tirarmi indietro. Ho paura che fermarmi significhi arrendermi e che, abituandomi a stare a casa, possa diventare sempre meno capace di affrontare le responsabilità.
D’altra parte, quando penso di tornare a scuola, mi sento sopraffatto. Ho paura di sbagliare, di essere giudicato negativamente e, soprattutto, di non riuscire a gestire emotivamente le eventuali conseguenze. Mi rendo conto che, se potessi insegnare senza vivere tutto questo con tanta sofferenza, probabilmente vorrei continuare a fare il maestro.
Per questo non so se il problema sia il lavoro in sé oppure il modo in cui vivo le responsabilità e la possibilità di commettere errori. Vorrei imparare ad affrontare queste paure, ma in questo momento mi sento molto provato e non so se costringermi a rientrare sia davvero la scelta migliore.
Mi sento quindi diviso tra due esigenze: da una parte, prendermi una pausa per recuperare e stare meglio; dall’altra, affrontare le mie paure per evitare che continuino a condizionare la mia vita.
Come posso capire se, in questo momento, l’aspettativa sarebbe una scelta utile per prendermi cura di me oppure una forma di evitamento che rischierebbe di alimentare ulteriormente le mie paure? È possibile concedersi una pausa senza che questa diventi una fuga dalle situazioni difficili? E come si può imparare ad affrontare le responsabilità senza sentirsi costantemente sopraffatti?
Stanchezza mentale
Salve, mi chiamo Riccardo e scrivo in quanto è un periodo che sento parecchia stanchezza mentale. In particolare ho cambiato attività a lavoro ma non riesco ad adattarmi completamente a tale nuova attività in quanto non riesco a cambiare il mio modo di pensare, inoltre non mi sto comportando bene nei confronti di persone che per me ci sono sempre state; infine sento proprio che non riesco a trovare motivazione per affrontare le giornate con ottimismo e voglia di fare. C'è un qualche percorso anche di gruppo che potrebbe aiutarmi a stare meglio? Con quale approccio posso provare ad uscire da tale situazione?
Grazie
Senso di vuoto e generatività: il contrasto tra razionalità ed emozioni
Gentili Dottori, sono un ragazzo omosessuale, ho un fidanzato (non conviviamo ancora) e un lavoro che mi piace e mi appaga. Nonostante la mia vita professionale vada bene, quando torno a casa la sera avverto un forte senso di vuoto e di "inutilità". Razionalmente non desidero avere figli, poiché sono convinto che un bambino abbia diritto a crescere con un padre e una madre. Tuttavia, a livello emotivo, mi ritrovo a fare i conti con un profondo senso di "sterilità" legato al mio orientamento sessuale, come se il non poter o voler creare una famiglia tradizionale tolga valore al mio tempo o al mio futuro. Vorrei chiedere un vostro parere su questo contrasto tra ciò che desidero razionalmente e ciò che provo emotivamente. Come posso canalizzare questo senso di vuoto? Vi sarei grato anche se poteste consigliarmi letture, film o spunti terapeutici per elaborare questo vissuto (oltre a un percorso terapeutico). Grazie mille, Daniele.
2 risposte - LeggiSmarrimento e frustrazione
Buongiorno,
sono una donna di 40 anni, sposata e purtroppo senza figli. In questo periodo mi sento smarrita, delusa e frustrata. Sono una insegnante, ho studiato molto e investito molto ma purtroppo, fatta eccezione per qualche breve esperienza, non riesco ad inserirmi nel mondo della scuola. Ho cercato anche altri lavori andando in contro a diverse delusioni. Vivo in un paese che offre veramente poco. Non ho amici e pochi parenti. Mi sento frustrata e smarrita. L’unica cosa che faccio, oltre ad occuparmi della casa, è andare in palestra. Ho la passione per la scrittura, ho anche pubblicato un libro in passato ma adesso mi sento demotivata e mi manca l’entusiasmo. Sto sempre a rimuginare sui miei problemi. Mi sento affaticata e avrei bisogno di leggerezza. Sono per natura una persona socievole ma non ho occasioni di conoscere altre persone. Ricordo con piacere i tempi dell’università. Sono in attesa di un cambiamento che fa fatica ad arrivare. Da dove posso cominciare?