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Sessualità
Ciao a tutti. Ho 42 anni e sto con il mio compagno da 9 anni.
Tra noi il sesso non è mai stato travolgente e passionale ( per me, non per lui).
Ho però sempre dato priorità ad altri aspetti mettendo in secondo piano la sessualità. Il fatto di avere accanto una persona che reputo speciale, affidabile, tra noi c'è molta sintonia e complicità. Stiamo bene insieme e andiamo molto d'accordo.
Mi è capitato ( ho comunque come direbbe qualcuno) ho scelto di tradire, e da lì mi sono resa conto che in realtà la sessualità con il mio compagno non mi piace. E a pensarci spesso la tendenza era quella di evitare di farlo con lui. ( Mi era già capitato di tradirlo 6 anni fa ed anche lì ero andata in crisi, ma decisi di dare sempre priorità a tutto il resto).
Dopo il tradimento, le cose sono anche peggiorate, perché solo nel baciarlo ora mi rendo conto di non provare grande trasporto.
Io sto vivendo un periodo di forte angoscia e stress e alterno continuamente pensieri che vanno dal: chissenefrega della sessualità, meglio avere accanto una persona speciale a momenti in cui vorrei sentirmi donna, così come mi sono sentita con la persona con l' a quale ho tradito.
Ne ho parlato con il mio compagno ( non del tradimento), abbiamo fatto una terapia di coppia ma la scelta alla fine spetta a me. Ed io non riesco a capire che valore dare alla sessuialitá, se magari è solo un capriccio.
La mia paura è di potermi pentire, sia nel rinunciare ad una persona speciale ma anche nel dover rinunciare ad una sessualità appagante. E so bene che con gli anni la passione cambia..
Un' altro aspetto che mi blocca è il terrore di farlo male, e so di fargliene, perché solo quando ho accennato ad un possibile allontamento è stato malissimo.
Abbiamo un rapporto stretto, ed in realtà fa male anche a me dovermi allontanare.
Solo che ad oggi anche baciarlo mi fa provare quasi fastidio, e non so se si possa ritornare almeno ad una situazione pre tradimento.
Ringrazio chiunque possa darmi uno spunto di riflessione.
Insoddisfazione a livello sociale
Innanzitutto vi chiedo umilmente scusa per la scelta di utilizzare anonimo come nome. È che essendoci la remota possibilità che qualcuno mi riconosca in questa situazione ho preferito evitare di espormi. Spero sappiate comprendermi. Vi scrivo per avere dei vostri pareri riguardo la mia situazione sociale, se avete passato delle situazioni simili o se avete qualche idea o suggerimento per cercare di alleviare il mio malessere. Vi avverto che sarà un papirone, ma ho bisogno di scriverlo per levarmi un peso dallo stomaco, pure se non riceverò risposte sarò sollevato di averlo fatto. Parto da questo presupposto, non mi reputo un ragazzo triste allo stato attuale, sono stato triste in passato, ma è un aggettivo che non mi si addice allo stato attuale, quello che più calzerebbe è frustrato e insoddisfatto. La mia vita la reputo un miscuglio di fallimenti, di occasioni perse o che mi si sono state tolte:
1)Ho avuto un migliore amico per 8 anni, la nostra amicizia ormai si è conclusa 9 anni fa per decisione sua, non abbiamo litigato, semplicemente per farla breve ha iniziato a mentirmi, a cercare in tutti i modi di evitarmi, che sia per un'uscita serale o a casa( ci fu un periodo in cui veniva a casa perlomeno 1 volta a settimana, il sabato, che nostalgia), a ghostarmi, ci siamo persi di contatto. Ho scoperto che poi è iniziato a diventare una brutta persona che iniziò a frequentare brutti giri che coinvolgevano lo spaccio, ma non mi voglio dilungare. La considero tuttora la mia amicizia preferita di sempre e la persona con cui io abbia mai avuto più legami e sintonia, difficilmente ripetbile. Menomale che contemporaneamente quasi per caso iniziai a frequentare due amici, li chiameremo A e G. Con A sono stato amico dal 2017 al 2022. Devo dire che in realtà non avevamo molti interessi in comune, ma ci trovavamo lo stesso in qualche modo, uscivamo quasi tutte le sere, erano serate chill nel bar del paesino o paninoteche nei dintorni. Coincide con uno dei periodi più felici della mia vita: il terzo anno e il quarto anno del liceo. Non che siano esenti da cose brutte ma le cose belle sovrastavano di molto quelle brutte, ecco. Con A purtroppo i rapporti sono scomparsi all'improvviso, semplicemente mi ha iniziato a ghostare alle chiamate. E non mi ha più contattato. Così come io non ho avuto il coraggio di ricontattarlo. Ho paura del rifiuto, l'ho sempre avuta. Se lo ricontattassi e non risponderebbe non saprei come comportarmi perchè se ne andrebbe qualcuno con cui ho la speranza di poter riallacciare in futuro. Con G iniziai la mia amicizia nel 2017 e continua tuttora, parliamo spesso e usciamo spesso anche se non come prima. E qui quasi inizia il punto focale della questione: G non mi capisce come mi capiva A e come mi capiva il mio ex migliore amico: essi avevano capito che sono un tipo a cui non piace particolarmente la baldoria, la vita frenetica, le serate molto lontane da casa. Con G ai tempi del liceo uscivamo nella zona, anche letteralmente a pochi chilometri da casa mia, ma da quando si è preso la patente nel 2019 che ha iniziato a non uscire più per il mio paesino ma a spostarsi pure in località distanti un'ora da qui, detto proprio sinceramente: non fa per me. Non fanno per me le feste di compleanno, i capodanni, i carnevali, i picnic di pasquetta. Mi recano noia. Ho provato ad andarci a queste ricorrenze ma la stragrande maggioranza delle volte provavo disagio, noia e fastidio e non vedevo l'ora di tornare a casa. Una serata al bar tranquilla con gli amici o in un locale tranquillo? Mi vanno benissimo, sto nel mio. E io più volte gliel'ho ripetuto ma sembra non capirmi. Mi invita a giornate in spiaggia, escursioni a Napoli( distante molto da dove sto io), fiere, non mi interessano. Ed è capitato che se la prendesse per alcuni miei rifiuti. Ma non capisco il perchè. Credo che pensi che io nasconda di non volere stare con lui ma non è così, ho un concetto diverso di divertimento dal suo. E mi da particolarmente fastidio quando continua a chiedere motivazioni sul perchè non esco una sera, mi diverto a casa, sono un grande appassionato di film e di musica, mi diletto con quelli, che male c'è? Ultima rassegna dei miei fallimenti: una fidanzata, l'università e la patente.
2)Per quanto riguarda la fidanzata ho avuto due occasioni in passato ma ho perso due treni, una semplicemente ci provavo ma ha continuato a vedermi come un amico ed era una relazione a distanza che sicuramente non aiutava. E l'altra semplicemente ho capito anni dopo che ci poteva essere qualcosa tra noi due ma io non ho colto i segnali. Colpa mia. Sono ancora vergine. Mi crea disagio e non l'ho detto a nessuno dei miei amici. 3)Università? Avrei voluto laurearmi in lingue, mi mancavano pochissimi esami, ero al terzo anno, boom chiude l'università che viene assorbita da una telematica. Provo con la telematica ma questi quiz a crocetta non fanno proprio per me, soprattutto con le materie che non riguardano lingue, la maggior parte son stato bocciato, costretto a rinunciare alla laurea ad un passo. Ma tra i miei fallimenti è quello che reputo il meno grave, perchè sono riuscito a trovare lavoro come receptionist in un hotel qualche settimana fa e mi ha svoltato la vita, l'ambiente di lavoro è accogliente, è un lavoro che sto imparando velocemente ad averne dimestichezza ed è ben retribuito. È qualcosa che mi ha recato un po' di pace con la mente
Ultimo? La patente. Sono un grande ignorante in campo di macchine e qualsiasi cosa riguardante le strade, feci delle simulazioni di quiz, qualcuno l'ho passato ma la maggior parte venivo bocciato. Mi mancavano alcuni giorni all'esame dei quiz, abbandonai in preda alla paura di essere bocciato visto quanto ero impreparato. L'assenza di una patente mi ha creato molti disagi per ovvi motivi. Attendo un vostro parere e se avete qualche consiglio su come affrontare queste situazioni. Mi dovete perdonare se il post è lungo ma non avrei saputo scrivere di meno
Come dimenticare una persona che ha provocato molta sofferenza?
Buongiorno,
vorrei sapere perchè ho spesso pensieri intrusivi sul mio ex. Mi spiego abbiamo avuto una relazione molto intensa e passionale, ma anche piena di difficolta per via del suo carattere davvero instabile. Passava dall' odio all' amore in un attimo e si litigava spesso per motivi banali. Sono sicura che non abbia dimenticato la sua ex che pure lo ha tradito e si è rifatta una vita, Mi sembrava che non fosse felice( gli ho chiesto più volte di andarsene, se era quello che desiderava) Ha negato ma bastava veramente poco per farlo arrabbiare e chiudere in se stesso, con sparizioni che duravano giorni. Oltra a ricordarmi a come stava bene da solo. Era uno strazio emotivo, seppur cercassi di essere più autonoma che mai, All' ennesima discussione per un motivo banale, temendo anche l'ennesima situazione di stallo e sofferenza, si sono invertite le parti l'ho trattato malissimo, cacciato da casa mia, dicendo che ero disposta a continuare soltanto con una terapia di coppia. Per 2 giorni mi manda messaggi da buffone e ride di me e della mia idea della terapia. Ora lo evito apertamente, se lo vedo mi saluta ma non ricambio, so che si aspettava tornassi come un tempo, ma sono arrabbiata e non lo faccio per scena. Questo rancore pero non mi fa bene, immagino addirittura di fargli del male fisicamente e sono preoccupata. Cosa posso fare a parte vedere uno psicologo?
Crisi o fine di una relazione
Salve,
ho quasi 30 anni e una storia di 10 anni con un ragazzo della mia età.
La nostra storia è stata spesso vissuta a distanza ma da più di due anni conviviamo.
L’inizio della convivenza è stato ok ma negli ultimi mesi sento che qualcosa non va.
Da parte mia ho la sensazione che il mio ragazzo non abbia più voglia di passare del tempo con me; non propone nulla da fare, se io propongo qualcosa lui trova delle scuse, dice di aver bisogno dei suoi spazi e di coltivare la sua individualità, noto che non ha piacere ad avere contatti intimi e le poche volte che succede non c’è nessun trasporto (sembra solo per fare un dovere e non farmi lamentare).
Da parte sua quando ne abbiamo parlato mi ha detto che vorrebbe che io cambiassi e fossi diversa. Io ho anche cercato di fare delle cose fuori dalla mia “comfort zone” ma comunque poi non corrispondono mai a ciò che lui si aspetta, è sempre un “si ma non intendevo questo…vabe niente di che”.
Tutta questa situazione mi crea tantissimo dispiacere perché non mi sento amata, desiderata e mi sento sempre di dover “chiedere” per ottenere le briciole di un rapporto e questo mina anche la mia autostima.
Ne abbiamo parlato tante volte ma noto una forte difficoltà nella comunicazione, ognuno dice la sua ma non si arriva a nulla se non ad un assordante silenzio che dura giorni per poi riprometterci che cambieremo entrambi, allora inizia una routine tra lavoro e impegni, non si parla più dei problemi finché di nuovo uno dei due non sbotta rivangando tutte le cose dette nei vecchi litigi; non si costruisce dalle vecchie discussioni ma lo schema è discussione/silenzio/vita normale/discussione con menzione delle vecchie questioni non risolte.
Aggiungo che spesso ho avanzato il tema di un possibile matrimonio prima di questo periodo di crisi perché mi sembrava una normale prosecuzione di una storia che dura da tanto; per me era un normale proposito futuro, da lui è stato preso come una mia imposizione tanto che anche agli amici che ci chiedevano io ho iniziato a dire che il matrimonio non è importante e non ci teniamo più di tanto.
A questa età vorrei una persona che abbia voglia di passare del tempo con me anche senza fare niente di che.
Non capisco cosa possiamo fare per trovare un punto di incontro o se semplicemente questi sono segni di una storia finita che non riesco a cogliere.
Io non sento di volere una persona diversa, voglio la persona con cui sto ma vorrei lo stesso rapporto che avevamo tempo fa o comunque una persona che abbia voglia di fare cose con me.
Dobbiamo iniziare una terapia di coppia? Dobbiamo tornare a vivere separati? Quest’ultima ipotesi per me non sarebbe la migliore visto che ho cambiato lavoro e città per iniziare questa convivenza nella sua città…
Tutta questa situazione mi angoscia perché non capisco cosa fare, ringrazio chiunque risponderà
Quando la mia reazione non è più solo una mia responsabilità?
Buongiorno,
Ultimamente mi ronza per la testa un dubbio e spero possiate risolverlo; leggendo articoli o vedendo video di psicologi divulgatori trovo sempre più spesso l'affermazione "come una persona reagisce alle azioni altrui è una sua responsabilità" e concordo, ma solo fino a che il comportamento altrui è un comportamento neutro, mi spiego meglio: se il mio compagno uscisse con delle sue amiche e io mi struggessi per la gelosia e gli dicessi "se mi amassi davvero non lo faresti" il mio sarebbe un comportamento manipolatorio e lui in alcun modo sarebbe responsabile delle mie emozioni in quanto non sta facendo nulla di male, sono i miei traumi, insicurezze ecc che mi porterebbero alla gelosia e allo star male e come gestirli dovrebbe essere solo una mia responsabilità, cristallino! Ma se il comportamento non fosse neutro? Se il mio compagno mi insultasse e avesse atteggiamenti aggressivi nei miei confronti la frase "se mi amassi davvero non lo faresti" non sarebbe a quel punto lecita? Se una persona ha nei nostri confronti comportamenti denigratori e delegittimanti non sarebbe a questo punto anche una sua responsabilità il mio star male? Perché altrimenti secondo me sarebbe solo un via libera all'egoismo "io posso fare e dire quello che voglio, anche offenderti, se ci stai male è solo un problema tuo". C'è un limite a questa responsabilità individuale e, se sì, qual è?
Parere su eventuale percorso di terapia di coppia
Vorrei un parere su una relazione che dura, in forme diverse, da circa dieci anni.
Siamo stati fidanzati per tre anni; ci siamo lasciati circa otto anni fa, ma non abbiamo mai realmente interrotto i contatti. In tutto questo tempo è rimasto un legame affettivo molto forte, una grande intesa emotiva e una complicità simile a quella di una coppia, come se in parte non ci fossimo mai lasciati. Tuttavia, non siamo più tornati a una vera intimità sessuale stabile. Entrambi abbiamo frequentato altre persone, ma siamo sempre rimasti presenti nella vita dell’altro.
Recentemente mi ha detto che, nelle relazioni avute in questi anni, faceva spesso paragoni con me: quelle relazioni partivano soprattutto da una componente sessuale, mentre io rappresentavo per lui un riferimento affettivo ed emotivo stabile.
Il nodo principale è che lui non ha mai voluto fare un passo concreto per tornare ufficialmente insieme. Quando chiedevo chiarezza o provavo a mettere dei confini (o ricostruiamo la relazione in modo definito, oppure ognuno per la propria strada), tendeva a evitare il confronto, restando nel silenzio o rimandando la decisione.
Negli ultimi giorni abbiamo avuto un confronto molto intenso. Mi ha detto che in questi anni ha sempre portato un peso da quando mi ha lasciata, che nessuno lo ha mai capito come me e che io sono l’unica ad averlo visto davvero in profondità. Durante questo confronto è scoppiato a piangere.
Abbiamo anche provato a riavvicinarci fisicamente, ma si è bloccato e ha avuto una reazione emotiva molto forte. Mi ha detto che non riesce a sentire nulla a livello passionale e che non ha mai provato attrazione sessuale nei miei confronti, nemmeno quando eravamo insieme, e che nella relazione cercava soprattutto stabilità e conforto.
Questa affermazione mi ha confusa, perché all’inizio della nostra storia era stato lui a cercarmi e a mostrarsi interessato. Faccio fatica a comprendere come possa esserci stata una relazione di tre anni in assenza totale di attrazione, come lui oggi sostiene.
Tengo molto a lui e al nostro legame, che entrambi riconosciamo come profondo e significativo. Per questo ho proposto una terapia di coppia o un percorso con un sessuologo, per capire se possa trattarsi di un blocco o di una difficoltà elaborabile. Lui però è scettico e sostiene che, se l’attrazione non c’è mai stata, non vede cosa potrebbe cambiare.
Sono consapevole che la sua motivazione a intraprendere un percorso sarebbe fondamentale. Vorrei chiedervi se, in una situazione in cui esiste un legame affettivo forte ma una dichiarata assenza di attrazione da parte di uno dei partner, un percorso terapeutico possa avere senso oppure se sia più probabile che si tratti di un’incompatibilità strutturale.
Grazie.
Perché mia moglie ha bisogno di questa fantasia?
Buongiorno
Mia moglie ed io siamo sposati da 21 anni.
Io no ho 47 e lei 42, abbiamo due figli.
La nostra vita matrimoniale è tutt'ora serena, solo qualche litigio qua e là, i figli crescono e noi stiamo bene insieme.
Sul fronte del sesso ho un dubbio.
Qualche mese fa ho scoperto sul suo cellulare un'applicazione, un po' nascosta, che so essere usata per chattare, la cui presenza mi è parsa strana.
Voglio chiarire che non si è trattato di un controllo motivato da dubbi, mi ha chiesto di tentare di sistemare il suo cellulare in quanto crashava in continuazione.
Senza voler approfondire la questione informatica vi dirò che ho aperto questa app.
Ebbene ho contato una decina di contatti, tutti uomini intorno i 45 anni circa, con i quali scambia frasi molto spinte, erotiche ma anche estremamente "porno".
Dopo la prima gelata di sangue ho cercato di ragionare e pormi domande.
1) Se nascondesse una tresca non sarebbe così ingenua da darmi il suo cellulare rischiando di essere scoperta.
2) Se invece lo avesse fatto apposta per mettermi sotto il naso le mie corna non sapendo in quale altro modo fare?
3) Perché a questi uomini non menziona nessun problema di coppia col quale giustificare il suo comportamento? Perché nelle sue frasi parla solo di sesso spinto fine a sé stesso?
..... è così via.
Non riuscendo a trovare un senso logico apparente in nessuna ipotesi, in quanto non stiamo attraversando nessuna crisi matrimoniale, ho deciso di guardarla negli occhi e chiederle spiegazioni..... tra un misto di sgomento, rabbia e terrore di averla persa senza essermene neppure accorto.
Attimo di sguardi.... poi la spiegazione mi ha lasciato di stucco.
"Non ti sto tradendo... è una mia fantasia, solo una fantasia.... che non avevo il coraggio di dirti".
Una fantasia inconfessabile.
Ovvero si eccita a chattare con perfetti sconosciuti recitando la parte della moglie fedifraga.
Devo dire che, tornando indietro con la memoria, non ha mai cambiato abitudini, non si cura più di prima, non si chiude in bagno per chattare.... non fa tutte quelle cose tipiche dei traditori, tranne usare parecchio il cell.
Ha voluto dimostrarmi che non mi tradisce davvero.
Ha voluto che leggessi integralmente tutte le chat,
ho letto cose molto spinte, cose che facciamo io e lei, non sono un puritano bacchettone.
Ma leggere certe cose rivolte ad altri uomini mi ha turbato molto.
Però devo ammettere che in mezzo a tutte quelle frasi non ho letto nulla che indicasse un suo scontento nei miei confronti, anzi, mi ha più volte descritto come passionale, ma che nonostante questo lei aveva bisogno di tradirmi comunque per dare sfogo alla “moglie troia” che è in lei ( parole scritte da lei).
Ma alle insistenze di questi uomini per incontrarla, lei rispondeva sempre con frasi indefinite che lasciavano in sospeso il discorso, senza dire di no e senza dire di si.
Ad un paio di questi, i più insistenti, mesi fa ha scritto che io l'avevo sorpresa e quindi doveva troncare.
È così è stato, vedendo la cronologia ho potuto constatare che con questi due non ha più scritto in effetti.
Insomma, tutto lascia intendere che non mi stia mentendo quando mi dice che è solo un gioco virtuale.
Ovvero che trovi eccitante recitare la parte della fedifraga ma senza esserlo davvero.
Ma adesso mi ritrovo in una condizione stranissima:
Mia moglie vorrebbe il mio benestare per continuare a chattare recitando un ruolo che la eccita e alimenta le sue fantasie virtuali, sostiene inoltre che tale pratica la “accende” e proprio per questo a letto è molto calda con me.
Io mi ritrovo a 47 anni a dover fare i conti con dubbi sulla sua onestà, anche se sembrerebbe tutto vero, ma la gelosia è irrazionale.
Insomma... ho diversi elementi per crederle ma mi sento agitato, come posso non temere che prima o poi tutte queste chat le facciano fare la sciocchezza?
Temo che impedirglielo faccia solo danno.
Grazie mille
Lui ha tratti narcisistici, esiste un alternativa alla parola fine?
buongiorno,
ho una relazione con un uomo che presenta alcuni tratti narcisistici della personalità.
Non credo rientri in un totale disturbo di personalità, in quanto presenta sensi di colpa, empatia e attenzione vera nei confronti delle persone con cui si relaziona e nei miei confronti. Ma non riesce a costruirsi una relazione umana che sia vera e stabile, soprattutto non permette più di tanto che gli si avvicini. O meglio, ha amicizie durature e di lunga data, ma solo se l'altro è disposto a darsi da fare pur di tenerla in piedi, cercandolo, standogli vicino. Lui non fa assolutamente nulla parte sua perché il rapporto stia in piedi. Con me alterna momenti di presenza totale, vicinanza, e manifestazione di amore ed affetto, a fughe repentine, senza apparente ragione se non appena mi avvicino troppo, e lunghi ed infiniti silenzi. In seguito ai quali, una volta riallacciato il contatto è come se nulla mai fosse accaduto. Alcuni tratti del narcisista mi pare li possieda appieno, il bisogno di essere sempre al centro, di essere lodato ed ammirato, la consapevolezza che questo malsano gioco di allontanamento e vicinanza mi leghino sempre più a lui. Prova stima nel riconoscere che con lui la vita è una roulette russa. Si vola e ci si schianta. Va molto fiero di questo suo aspetto caratteriale. Solo i coraggiosi ed i temerari osano... a suo dire... Si riconosce come un premio, un trofeo che raggiungo se mi do da fare, se mi impegno. Sarò ricompensata... questo è il suo modo di vedere se stesso. Io e tutte le persone che con lui si relazionano siamo considerate valide e di valore solo e se disposte a farsi in quattro per lui. Al contrario suo, che nulla fa pur di tenere vicino a sé chiunque. Sola eccezione la madre. Si giustifica dicendo di non avere bisogno di manifestare il suo affetto, tanto coloro che lo amano lo sanno, ma allo stesso tempo si aspetta e pretende che chi lo ama faccia di tutto pur di stargli vicino. Si aspetta il massimo dando il minimo se non il nulla. Ora, sono combattuta tra il gettare la spugna e abbandonare la nave, ma la consapevolezza che non sia del tutto così, mi spinge a convincermi che non sia del tutto irrecuperabile. E' una persona molto sensibile, soffre lui stesso del suo modo di essere, ed in fondo è consapevole di quanto sia lui stesso la causa per cui tutti finiscano inevitabilmente per allontanarsi. Questo fa si che si crei un effetto a catena, gli altri vanno via e lui fa sempre meno per trattenerli. Io so che è una persona buona, distante molto, rispetto ad alcuni aspetti che descrivono il narcisista patologico come un individuo senza speranza dal quale scappare a gambe levate. La verità è che gli voglio molto bene, ma ne voglio anche a me stessa. Ora, sono arrivata a soffrire sempre meno le sue assenze e le sue sparizioni, ma non vorrei abbandonarlo. E' palese che soffra quando qualcuno a cui tiene prende le distanze, e lo manifesta, nei gesti, nelle parole, negli stati d'animo. Eppure finisce per convincersi che la solitudine per lui sia la miglior soluzione, almeno questo è quello che si dice, quello che sente, io sono certa, è l'esatto opposto. Avrei piacere di avere un consiglio se possibile. grazie Chiara
Felicemente fidanzata ma pensare all'ex
Sono una ragazza di 22 anni e da quasi 7 mesi sono fidanzata con un ragazzo stupendo. Con lui c'è molta complicità mentale, è bello intelligente e non litighiamo praticamente mai. Tuttavia sempre più frequentemente mi ritrovo a pensare al mio ex, a sognarlo e a addirittura sperare di incrociarlo. Con il mio ex siamo stati insieme 2 anni, una relazione super intensa ma piena di alti e bassi ed è finita perchè in un periodo litigavamo troppo (non perchè non c'erano i sentimenti). Ci siamo lasciati un anno fa, ho passato i primi mesi con la rabbia dentro ma ora che mi è passata sono curiosa a voler capire come è diventato ora e come staremmo insieme, anche se ho paura di rovinare tutto.Le poche volte che l'ho sentito (perchè anche a lui manco e a volte mi cercava) avrei voluto raccontargli un sacco di cose, ma so che ora sono fidanzata e non è il caso.
Fino a che punto è normale pensare ad un ex? è normale essere felicemente fidanzata e a modo mio amare la persona con cui sto ora ma pensare all'ex che si aveva amato con tutta se stessa? Cosa faccio?
freno inibitorio: cosa significa?
Salve buonasera volevo sapere cosa significa non avere freni inibitori
3 risposte - LeggiSituazione complicata con mio figlio
Buongiorno, ho 45 anni e un figlio di 23 appena laureato e prosegue ancora con la magistrale. Appena maggiorenne se no anche poco prima gli ho detto che per le relazioni sessuali deve usare i preservativi, che deve stare attento alla compagnia perché ci sono tante malattie trasmissibili sessualmente, avere una ragazza stabile. Ho scoperto tre mesi fa che mio figlio aveva contattato online delle donne di facili costumi dicendo a loro che è timido e non ha esperienze, ieri ho scoperto ancora, cercando nel suo cellulare e risalendo al mese di giugno che ha fatto sesso con una donna matura (credo la mia età dopo il viso) che ha pure un bambino piccolo, anche sesso orale e a tre se ho capito bene anche con il compagno di lei. Mio figlio aveva rifiutato la proposta di penetrare anche lui. Quando si danno appuntamento viene suo marito, compagno che è e lo prende dal parcheggio. Lei fa sesso anche con altri ragazzi di età tra 21-25 anni. La situazione mi pare pericolosa perché mio figlio è studente, non lavora, non ha soldi, non viene con soldi estranei o altre cose comprate a casa per pensare che sia pagato, nei messaggi parlano anche di video mentre fanno sesso e io penso che questi qua lo fanno sentirsi bene per qualche mese per poi ricattarlo o obbligarlo a fare altre cose per loro. Ho paura di trovarlo morto sulla strada perché mi pare un circolo vizioso non solo una curiosità di momento. Lei lo incita con foto e messaggi e gli da appuntamento nella sua zona. Mio figlio non è mai stato una persona aperta anche se io sono stata sempre mamma amica e abbiamo fatto tutto per lui (io sono al secondo matrimonio, figlio è mio, ma mio marito l'ha sempre trattato e curato come fosse suo). Ultimamente e con mia sorpresa mi ha accusato che io l'ho obbligato a studiare che lui non vuole fare niente, secondo me starebbe tutto il giorno nel letto su questi gruppi di sesso, visto che va all'università e non fa nient'altro, fine settimana esce con gli amici, tutti maschi, ma a questo punto credo che va anche da quella li, anche in settimana quando mi dice che va a fare un giro con un amico. Non so come procedere, adesso e in vacanza, lontano da quella li, vorrei parlare con lui in modo chiaro e senza velli e appena gli prendo il cellulare contattare anche quella li e bloccarla. Ho paura che non cercherà mai una ragazza normale e non uscirà mai da questa situazione che pare gli piace abbastanza. La scorsa settimana si piangeva che ha un'afta enorme in bocca, che pensa lui sia per qualcosa che ha mangiato, ma lui non ha mai avuto le afte. Ho trovato preservativi nella sua camera, ma con sesso orale a lei non credo che può usarli. Cosa mi consiglia? Come abbordare questo problema? Vorrei farli fare tutti gli esami per le malattie sessualmente trasmissibili, gli metterò la localizzazione del cellulare e al massimo non avrà acceso alla macchina, non so cosa fare!
2 risposte - LeggiMia moglie si masturba, come affrontare la cosa?
Buongiorno è da circa 6 mesi che mi sono accorto che mia moglie si masturba regolarmente tutti i giorni anche durante le prime ore del mattino mentre io sto dormendo. So che masturbarsi è normale ma a sentirla sto male e mi crea ansia. Ho cercato di parlare di questo argomento dicendo che una mattina l'ho sentita ma ha negato spudoratamente e mi ha detto che lei certe cose non le fa, inoltre gli ho fatto presente che ultimamente abbiamo meno relazioni rispetto a un anno fa ma lei innervosita ha risposto che è un pretesto per farle capire che sono alla ricerca di una relazione extra. Mi ha più volte detto che mi ama ma non so come affrontare la questione. Devo digli apertamente quello che sento e come mi sento? Non voglio rovinare il nostro bellissimo rapporto ma io non dormo sereno e rilassato.
2 risposte - LeggiInsoddisfazione a livello sociale
Innanzitutto vi chiedo umilmente scusa per la scelta di utilizzare anonimo come nome. È che essendoci la remota possibilità che qualcuno mi riconosca in questa situazione ho preferito evitare di espormi. Spero sappiate comprendermi. Vi scrivo per avere dei vostri pareri riguardo la mia situazione sociale, se avete passato delle situazioni simili o se avete qualche idea o suggerimento per cercare di alleviare il mio malessere. Vi avverto che sarà un papirone, ma ho bisogno di scriverlo per levarmi un peso dallo stomaco, pure se non riceverò risposte sarò sollevato di averlo fatto. Parto da questo presupposto, non mi reputo un ragazzo triste allo stato attuale, sono stato triste in passato, ma è un aggettivo che non mi si addice allo stato attuale, quello che più calzerebbe è frustrato e insoddisfatto. La mia vita la reputo un miscuglio di fallimenti, di occasioni perse o che mi si sono state tolte:
1)Ho avuto un migliore amico per 8 anni, la nostra amicizia ormai si è conclusa 9 anni fa per decisione sua, non abbiamo litigato, semplicemente per farla breve ha iniziato a mentirmi, a cercare in tutti i modi di evitarmi, che sia per un'uscita serale o a casa( ci fu un periodo in cui veniva a casa perlomeno 1 volta a settimana, il sabato, che nostalgia), a ghostarmi, ci siamo persi di contatto. Ho scoperto che poi è iniziato a diventare una brutta persona che iniziò a frequentare brutti giri che coinvolgevano lo spaccio, ma non mi voglio dilungare. La considero tuttora la mia amicizia preferita di sempre e la persona con cui io abbia mai avuto più legami e sintonia, difficilmente ripetbile. Menomale che contemporaneamente quasi per caso iniziai a frequentare due amici, li chiameremo A e G. Con A sono stato amico dal 2017 al 2022. Devo dire che in realtà non avevamo molti interessi in comune, ma ci trovavamo lo stesso in qualche modo, uscivamo quasi tutte le sere, erano serate chill nel bar del paesino o paninoteche nei dintorni. Coincide con uno dei periodi più felici della mia vita: il terzo anno e il quarto anno del liceo. Non che siano esenti da cose brutte ma le cose belle sovrastavano di molto quelle brutte, ecco. Con A purtroppo i rapporti sono scomparsi all'improvviso, semplicemente mi ha iniziato a ghostare alle chiamate. E non mi ha più contattato. Così come io non ho avuto il coraggio di ricontattarlo. Ho paura del rifiuto, l'ho sempre avuta. Se lo ricontattassi e non risponderebbe non saprei come comportarmi perchè se ne andrebbe qualcuno con cui ho la speranza di poter riallacciare in futuro. Con G iniziai la mia amicizia nel 2017 e continua tuttora, parliamo spesso e usciamo spesso anche se non come prima. E qui quasi inizia il punto focale della questione: G non mi capisce come mi capiva A e come mi capiva il mio ex migliore amico: essi avevano capito che sono un tipo a cui non piace particolarmente la baldoria, la vita frenetica, le serate molto lontane da casa. Con G ai tempi del liceo uscivamo nella zona, anche letteralmente a pochi chilometri da casa mia, ma da quando si è preso la patente nel 2019 che ha iniziato a non uscire più per il mio paesino ma a spostarsi pure in località distanti un'ora da qui, detto proprio sinceramente: non fa per me. Non fanno per me le feste di compleanno, i capodanni, i carnevali, i picnic di pasquetta. Mi recano noia. Ho provato ad andarci a queste ricorrenze ma la stragrande maggioranza delle volte provavo disagio, noia e fastidio e non vedevo l'ora di tornare a casa. Una serata al bar tranquilla con gli amici o in un locale tranquillo? Mi vanno benissimo, sto nel mio. E io più volte gliel'ho ripetuto ma sembra non capirmi. Mi invita a giornate in spiaggia, escursioni a Napoli( distante molto da dove sto io), fiere, non mi interessano. Ed è capitato che se la prendesse per alcuni miei rifiuti. Ma non capisco il perchè. Credo che pensi che io nasconda di non volere stare con lui ma non è così, ho un concetto diverso di divertimento dal suo. E mi da particolarmente fastidio quando continua a chiedere motivazioni sul perchè non esco una sera, mi diverto a casa, sono un grande appassionato di film e di musica, mi diletto con quelli, che male c'è? Ultima rassegna dei miei fallimenti: una fidanzata, l'università e la patente.
2)Per quanto riguarda la fidanzata ho avuto due occasioni in passato ma ho perso due treni, una semplicemente ci provavo ma ha continuato a vedermi come un amico ed era una relazione a distanza che sicuramente non aiutava. E l'altra semplicemente ho capito anni dopo che ci poteva essere qualcosa tra noi due ma io non ho colto i segnali. Colpa mia. Sono ancora vergine. Mi crea disagio e non l'ho detto a nessuno dei miei amici. 3)Università? Avrei voluto laurearmi in lingue, mi mancavano pochissimi esami, ero al terzo anno, boom chiude l'università che viene assorbita da una telematica. Provo con la telematica ma questi quiz a crocetta non fanno proprio per me, soprattutto con le materie che non riguardano lingue, la maggior parte son stato bocciato, costretto a rinunciare alla laurea ad un passo. Ma tra i miei fallimenti è quello che reputo il meno grave, perchè sono riuscito a trovare lavoro come receptionist in un hotel qualche settimana fa e mi ha svoltato la vita, l'ambiente di lavoro è accogliente, è un lavoro che sto imparando velocemente ad averne dimestichezza ed è ben retribuito. È qualcosa che mi ha recato un po' di pace con la mente
Ultimo? La patente. Sono un grande ignorante in campo di macchine e qualsiasi cosa riguardante le strade, feci delle simulazioni di quiz, qualcuno l'ho passato ma la maggior parte venivo bocciato. Mi mancavano alcuni giorni all'esame dei quiz, abbandonai in preda alla paura di essere bocciato visto quanto ero impreparato. L'assenza di una patente mi ha creato molti disagi per ovvi motivi. Attendo un vostro parere e se avete qualche consiglio su come affrontare queste situazioni. Mi dovete perdonare se il post è lungo ma non avrei saputo scrivere di meno
Parere su eventuale percorso di terapia di coppia
Vorrei un parere su una relazione che dura, in forme diverse, da circa dieci anni.
Siamo stati fidanzati per tre anni; ci siamo lasciati circa otto anni fa, ma non abbiamo mai realmente interrotto i contatti. In tutto questo tempo è rimasto un legame affettivo molto forte, una grande intesa emotiva e una complicità simile a quella di una coppia, come se in parte non ci fossimo mai lasciati. Tuttavia, non siamo più tornati a una vera intimità sessuale stabile. Entrambi abbiamo frequentato altre persone, ma siamo sempre rimasti presenti nella vita dell’altro.
Recentemente mi ha detto che, nelle relazioni avute in questi anni, faceva spesso paragoni con me: quelle relazioni partivano soprattutto da una componente sessuale, mentre io rappresentavo per lui un riferimento affettivo ed emotivo stabile.
Il nodo principale è che lui non ha mai voluto fare un passo concreto per tornare ufficialmente insieme. Quando chiedevo chiarezza o provavo a mettere dei confini (o ricostruiamo la relazione in modo definito, oppure ognuno per la propria strada), tendeva a evitare il confronto, restando nel silenzio o rimandando la decisione.
Negli ultimi giorni abbiamo avuto un confronto molto intenso. Mi ha detto che in questi anni ha sempre portato un peso da quando mi ha lasciata, che nessuno lo ha mai capito come me e che io sono l’unica ad averlo visto davvero in profondità. Durante questo confronto è scoppiato a piangere.
Abbiamo anche provato a riavvicinarci fisicamente, ma si è bloccato e ha avuto una reazione emotiva molto forte. Mi ha detto che non riesce a sentire nulla a livello passionale e che non ha mai provato attrazione sessuale nei miei confronti, nemmeno quando eravamo insieme, e che nella relazione cercava soprattutto stabilità e conforto.
Questa affermazione mi ha confusa, perché all’inizio della nostra storia era stato lui a cercarmi e a mostrarsi interessato. Faccio fatica a comprendere come possa esserci stata una relazione di tre anni in assenza totale di attrazione, come lui oggi sostiene.
Tengo molto a lui e al nostro legame, che entrambi riconosciamo come profondo e significativo. Per questo ho proposto una terapia di coppia o un percorso con un sessuologo, per capire se possa trattarsi di un blocco o di una difficoltà elaborabile. Lui però è scettico e sostiene che, se l’attrazione non c’è mai stata, non vede cosa potrebbe cambiare.
Sono consapevole che la sua motivazione a intraprendere un percorso sarebbe fondamentale. Vorrei chiedervi se, in una situazione in cui esiste un legame affettivo forte ma una dichiarata assenza di attrazione da parte di uno dei partner, un percorso terapeutico possa avere senso oppure se sia più probabile che si tratti di un’incompatibilità strutturale.
Grazie.
Sessualità
Ciao a tutti. Ho 42 anni e sto con il mio compagno da 9 anni.
Tra noi il sesso non è mai stato travolgente e passionale ( per me, non per lui).
Ho però sempre dato priorità ad altri aspetti mettendo in secondo piano la sessualità. Il fatto di avere accanto una persona che reputo speciale, affidabile, tra noi c'è molta sintonia e complicità. Stiamo bene insieme e andiamo molto d'accordo.
Mi è capitato ( ho comunque come direbbe qualcuno) ho scelto di tradire, e da lì mi sono resa conto che in realtà la sessualità con il mio compagno non mi piace. E a pensarci spesso la tendenza era quella di evitare di farlo con lui. ( Mi era già capitato di tradirlo 6 anni fa ed anche lì ero andata in crisi, ma decisi di dare sempre priorità a tutto il resto).
Dopo il tradimento, le cose sono anche peggiorate, perché solo nel baciarlo ora mi rendo conto di non provare grande trasporto.
Io sto vivendo un periodo di forte angoscia e stress e alterno continuamente pensieri che vanno dal: chissenefrega della sessualità, meglio avere accanto una persona speciale a momenti in cui vorrei sentirmi donna, così come mi sono sentita con la persona con l' a quale ho tradito.
Ne ho parlato con il mio compagno ( non del tradimento), abbiamo fatto una terapia di coppia ma la scelta alla fine spetta a me. Ed io non riesco a capire che valore dare alla sessuialitá, se magari è solo un capriccio.
La mia paura è di potermi pentire, sia nel rinunciare ad una persona speciale ma anche nel dover rinunciare ad una sessualità appagante. E so bene che con gli anni la passione cambia..
Un' altro aspetto che mi blocca è il terrore di farlo male, e so di fargliene, perché solo quando ho accennato ad un possibile allontamento è stato malissimo.
Abbiamo un rapporto stretto, ed in realtà fa male anche a me dovermi allontanare.
Solo che ad oggi anche baciarlo mi fa provare quasi fastidio, e non so se si possa ritornare almeno ad una situazione pre tradimento.
Ringrazio chiunque possa darmi uno spunto di riflessione.
Quando la mia reazione non è più solo una mia responsabilità?
Buongiorno,
Ultimamente mi ronza per la testa un dubbio e spero possiate risolverlo; leggendo articoli o vedendo video di psicologi divulgatori trovo sempre più spesso l'affermazione "come una persona reagisce alle azioni altrui è una sua responsabilità" e concordo, ma solo fino a che il comportamento altrui è un comportamento neutro, mi spiego meglio: se il mio compagno uscisse con delle sue amiche e io mi struggessi per la gelosia e gli dicessi "se mi amassi davvero non lo faresti" il mio sarebbe un comportamento manipolatorio e lui in alcun modo sarebbe responsabile delle mie emozioni in quanto non sta facendo nulla di male, sono i miei traumi, insicurezze ecc che mi porterebbero alla gelosia e allo star male e come gestirli dovrebbe essere solo una mia responsabilità, cristallino! Ma se il comportamento non fosse neutro? Se il mio compagno mi insultasse e avesse atteggiamenti aggressivi nei miei confronti la frase "se mi amassi davvero non lo faresti" non sarebbe a quel punto lecita? Se una persona ha nei nostri confronti comportamenti denigratori e delegittimanti non sarebbe a questo punto anche una sua responsabilità il mio star male? Perché altrimenti secondo me sarebbe solo un via libera all'egoismo "io posso fare e dire quello che voglio, anche offenderti, se ci stai male è solo un problema tuo". C'è un limite a questa responsabilità individuale e, se sì, qual è?
Crisi o fine di una relazione
Salve,
ho quasi 30 anni e una storia di 10 anni con un ragazzo della mia età.
La nostra storia è stata spesso vissuta a distanza ma da più di due anni conviviamo.
L’inizio della convivenza è stato ok ma negli ultimi mesi sento che qualcosa non va.
Da parte mia ho la sensazione che il mio ragazzo non abbia più voglia di passare del tempo con me; non propone nulla da fare, se io propongo qualcosa lui trova delle scuse, dice di aver bisogno dei suoi spazi e di coltivare la sua individualità, noto che non ha piacere ad avere contatti intimi e le poche volte che succede non c’è nessun trasporto (sembra solo per fare un dovere e non farmi lamentare).
Da parte sua quando ne abbiamo parlato mi ha detto che vorrebbe che io cambiassi e fossi diversa. Io ho anche cercato di fare delle cose fuori dalla mia “comfort zone” ma comunque poi non corrispondono mai a ciò che lui si aspetta, è sempre un “si ma non intendevo questo…vabe niente di che”.
Tutta questa situazione mi crea tantissimo dispiacere perché non mi sento amata, desiderata e mi sento sempre di dover “chiedere” per ottenere le briciole di un rapporto e questo mina anche la mia autostima.
Ne abbiamo parlato tante volte ma noto una forte difficoltà nella comunicazione, ognuno dice la sua ma non si arriva a nulla se non ad un assordante silenzio che dura giorni per poi riprometterci che cambieremo entrambi, allora inizia una routine tra lavoro e impegni, non si parla più dei problemi finché di nuovo uno dei due non sbotta rivangando tutte le cose dette nei vecchi litigi; non si costruisce dalle vecchie discussioni ma lo schema è discussione/silenzio/vita normale/discussione con menzione delle vecchie questioni non risolte.
Aggiungo che spesso ho avanzato il tema di un possibile matrimonio prima di questo periodo di crisi perché mi sembrava una normale prosecuzione di una storia che dura da tanto; per me era un normale proposito futuro, da lui è stato preso come una mia imposizione tanto che anche agli amici che ci chiedevano io ho iniziato a dire che il matrimonio non è importante e non ci teniamo più di tanto.
A questa età vorrei una persona che abbia voglia di passare del tempo con me anche senza fare niente di che.
Non capisco cosa possiamo fare per trovare un punto di incontro o se semplicemente questi sono segni di una storia finita che non riesco a cogliere.
Io non sento di volere una persona diversa, voglio la persona con cui sto ma vorrei lo stesso rapporto che avevamo tempo fa o comunque una persona che abbia voglia di fare cose con me.
Dobbiamo iniziare una terapia di coppia? Dobbiamo tornare a vivere separati? Quest’ultima ipotesi per me non sarebbe la migliore visto che ho cambiato lavoro e città per iniziare questa convivenza nella sua città…
Tutta questa situazione mi angoscia perché non capisco cosa fare, ringrazio chiunque risponderà
Come dimenticare una persona che ha provocato molta sofferenza?
Buongiorno,
vorrei sapere perchè ho spesso pensieri intrusivi sul mio ex. Mi spiego abbiamo avuto una relazione molto intensa e passionale, ma anche piena di difficolta per via del suo carattere davvero instabile. Passava dall' odio all' amore in un attimo e si litigava spesso per motivi banali. Sono sicura che non abbia dimenticato la sua ex che pure lo ha tradito e si è rifatta una vita, Mi sembrava che non fosse felice( gli ho chiesto più volte di andarsene, se era quello che desiderava) Ha negato ma bastava veramente poco per farlo arrabbiare e chiudere in se stesso, con sparizioni che duravano giorni. Oltra a ricordarmi a come stava bene da solo. Era uno strazio emotivo, seppur cercassi di essere più autonoma che mai, All' ennesima discussione per un motivo banale, temendo anche l'ennesima situazione di stallo e sofferenza, si sono invertite le parti l'ho trattato malissimo, cacciato da casa mia, dicendo che ero disposta a continuare soltanto con una terapia di coppia. Per 2 giorni mi manda messaggi da buffone e ride di me e della mia idea della terapia. Ora lo evito apertamente, se lo vedo mi saluta ma non ricambio, so che si aspettava tornassi come un tempo, ma sono arrabbiata e non lo faccio per scena. Questo rancore pero non mi fa bene, immagino addirittura di fargli del male fisicamente e sono preoccupata. Cosa posso fare a parte vedere uno psicologo?