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Non amo più la mia compagna. Innamorato di un'altra
Gentili dottori,
scrivo perché mi sento dilaniato.
Sento che voglio molto bene alla mia compagna, con la quale sono cresciuto. Lei ha qualche anno più di me ed è sempre stata un riferimento importante (anche se a volte mi sono sentito schiacciato). Al di là delle nostre dinamiche di coppia, su cui a volte so che è possibile lavorare, il problema principale è che non mi sento più attratto né sento più un sentimento di amore, ma solo di affetto. È come se fossimo dei buoni coinquilini legati dal grande amore che ci lega a nostro figlio di 8 anni. Io non sento più trasporto né fisico né mentale. Poca felicità, poca gioia, poco trasporto, poca voglia di fare le cose insieme. Questo oramai da tempo...
E adesso vengo a un altro punto: ciò che mi ha dato conferma di tutto ciò è l'essermi innamorato di un'altra donna. I problemi che ho elencato c'erano già da prima ma quando ho iniziato a provare questo forte sentimento per un'altra donna ho visto la realtà finalmente per quella che è. Io sono sicuro che non potrebbe riaccendersi nulla con la mia compagna, con o senza la presenza di un'altra donna.
Tra l'altro, con questa donna, stupenda sotto ogni punto di vista, non c'è stato nulla. Non ho tradito la mia compagna né ho intenzione di farlo. Vorrei chiudere la storia e prendermi quella felicità che per tanto tempo mi è mancata. La donna che vorrei accanto ricambia i miei sentimenti. Il problema è che mi sento paralizzato perché ho paura di fare un salto nel buio. La mia compagna alla fine mi dà tranquillità e stabilità, e soprattutto temo per mio figlio. Temo che possa risentire della separazione. Dall'altra parte però devo dire che è da anni che mi sento spento, vuoto, senza alcun trasporto verso di lei, solo la tranquillità di avere una persona di supporto accanto, sulla quale posso certamente contare e con cui condividere l'educazione di nostro figlio. Mi chiedo però se per mio figlio questo sia un esempio di amore vero. Non è peggio restare insieme solo per abitudine e affetto? Forse se avessimo 70 anni, ma siamo ancora giovani in fondo... Io ho 44 anni. Non mi sento così vecchio da scegliere l'infelicità eterna. Solo che mi sento incapace di decidere. So che in questa indecisione potrei perdere la donna che vorrei accanto e questa cosa mi terrorizza..Quanta pazienza potrà ancora avere? Come detto, ricambia i miei sentimenti, ma è come se l'avessi messa in attesa e sento che se continuo così lei se ne andrà.
E io non voglio questo. Non riesco a immaginare di non avere un futuro con lei. Anche lei aveva già un'altra storia ma ha deciso di interromperla perché si è resa conto di non amare più il suo compagno. Ci siamo innamorati e vorremmo stare insieme. Sappiamo entrambi che saremmo finalmente felici. Cosa fare? Io in questa farsa non riesco più a vivere.
Sono dilaniato.
Tradimento
Buongiorno,
Da circa 2 mesi ho scoperto un tradimento da parte di mio marito.
Avevo dubbi che mi hanno portato a guardare un po oltre la fiducia ed eccomi arrivata alla cruda verita.
Ha ammesso lo sbaglio, ma ha pure ammesso che non mi ama piu e vuole capire se il non andare via da me è dettato dalla paura di lasciare i bambini e non sapere come fare a gestire le cose o semplicemente un momentaneo periodo di crisi.
Dobbiamo iniziare la terapia di coppia, ma in tutto cio non so spiegarmi perche lui non riesca a mettere momentaneamente in parte la terza persona.
Continua a mentirmi, dicendomi che non si sentono piu e poi io scopro che si sentono nuovamente.
Non so piu cosa fare.
La parte razionale di me crede che siamo ormai giunti alla fine della nostra storia.
La parte di me ancora innamorata non vuole arrendersi alla speranza che ci sia ancora qualcosa fra noi.
Ma non posso piu vivere cosi in ansia.
Sto male davvero e vedere che lui non si preoccupa di tutto il mio malessere mi fa morire ancora di piu.
Non so piu come comportarmi per poter stare almeno in pace con me stessa.
Ansia e paranoie per una frequentazione
Cari Dottori, vi scrivo perchè al momento mi trovo in una situazione molto complicata che non mi da pace e che mi sta ossessionando su come potrebbe andare. Sono una persona ansiosa e non so come gestire questa situazione.
Sono una ragazza di 25 anni e qualche mese fa ho conosciuto online un ragazzo della mia età. Cominciamo a conoscerci, a condividere passioni, interessi, pensieri e soprattutto esperienze di vita, mi rendo conto che mi piace, che mi attira molto, adoro il suo carattere e, punto cruciale, guardando le foto lo ritengo molto carino. Il nostro rapporto comincia a svilupparsi e sembra andare sempre più in profondità, facciamo chiamate e ci scriviamo tutti i giorni. Mi sento finalmente capita e "vista davvero" da lui. Insomma, da quel che posso vedere capisco che mi piace. Decidiamo quindi di incontrarci. Appena lo vedo mi crolla un po' tutto, so che alcuni magari sono più carini in foto che dal vivo, ma lui cambia in modo piuttosto drastico e capisco che probabilmente avevo solo visto le sue foto migliori. Io non sono nessuno per dirlo, ma in quel momento lo trovo oggettivamente brutto. Mi sento male improvvisamente, perchè non voglio essere superficiale e perciò decido di continuare l'appuntamento. In realtà è andato bene, mi sono divertita con lui e ci siamo raccontati molto. Non posso dire di aver sentito la scintilla perchè, oltre all'aspetto che mi ha deluso, lui era anche molto più timido di me e perciò non riuscivamo a essere completamente in confidenza. Ma in certi momenti mi sono lasciata andare a più tenerezza, perchè avevo sempre pensato al nostro incontro e non volevo trattenermi solo perchè, fisicamente, non mi piaceva. Non ci sono stati baci ma solo mani che si sfioravano e bacini sulla guancia molto graditi. Sono la prima a dire che se c'è del sentimento allora la bellezza passa in secondo piano. Il punto è che so riconoscere che la bellezza e l'attrazione sono due cose diverse.. solo che avendo fatto una sola uscita non saprei ancora dire se mi sento attratta da lui. Mi ritrovo a pensare che, in effetti, non trovo ancora qualcosa del suo viso che mi piace. Ho provato a concentrarmi su qualcos altro, occhi, capelli, corporatura.. ma niente è degno di nota, anzi è piuttosto magro per i miei gusti. Ed è una cosa che mi sconvolge abbastanza, perchè anche dopo la nostra uscita, sentendolo sempre in chiamata o scrivendoci, mi rendo conto che in realtà è esattamente la persona che potrebbe fare al caso mio, ma per come è lui dentro. A volte mi ritrovo a pensare in modo intimo a noi due, a qualche fantasia, ma dopo un po' finisce perchè il ricordo di lui per come l'ho visto mi ha abbassato molto questa cosa. A volte penso: e se dovessi dirgli che non mi piace fisicamente e che per questo non riuscirei a stare con lui? Ma poi mi viene da piangere perchè mi farebbe così male perderlo. Perchè in qualche modo sento che ormai mi sono già legata a lui, sento che mi sono presa tanto per come è dentro, della sua "anima". E mi sento così superficiale a pensare al fatto che in altre circostanze non lo avrei nemmeno guardato, se non ci fossimo conosciuti.
Perciò vi chiedo, se eventualmente le cose dovessero andare bene tra noi sviluppando qualche sentimento, secondo voi è possibile che io stessa riesca a superare questo suo difetto? Oppure è destinato tutto a scemare? Altra domanda... se in teoria non mi piace fisicamente allora perchè mi ritrovo a pensare a certe fantasie intime su di lui? O è la mia testa che mi sta ingannando perchè vuole solo illudersi?
Grazie a chi risponderà.
Situazione famigliare
Salve, mi chiamo Riccardo e scrivo in quanto a causa delle mie azioni non ho più rapporti coi miei cugini sia materni che paterni, e questo un pò mi fa soffrire. Credo che questo sia dovuto al fatto che sono una persona manipolabile e mi sono lasciato condizionare dai cattivi rapporti di mio padre con loro per allontanarmi a mia volta. In generale sono una persona che ha paura a mantenere le proprie convinzioni e punti fermi cambiando il mio modo di fare, credo che questo sia legato alla pausa di restare solo andando avanti con le mie convinzioni.
Volevo chiedere se ci sono domande per capire come mantenere tali convinzioni e quali sono le attività che posso seguire per risolvere questo mio modo di fare
Grazie
Cosa devo fare?
Buongiorno,
sono una ragazza di 22 anni e avrei bisogno di un consiglio per capire come comportarmi in una situazione delicata con il mio ragazzo.
Ci conosciamo da 5 anni. Siamo stati insieme 2 anni, poi ci siamo lasciati; dopo alcuni mesi siamo tornati insieme e adesso da circa un anno stavamo riprovando. Quest’estate abbiamo avuto una rottura di qualche mese, durante la quale lui ha conosciuto e frequentato un’altra ragazza, con cui ha chiuso subito in quanto si è reso conto di non avermi ancora dimenticata. Mi ha parlato di questo, dal momento che gli ha causato molto dolore, e abbiamo deciso di vederci nuovamente.
Sebbene inizialmente non ne avesse fatto parola con me, da allora lui vive un fortissimo senso di colpa: dice di sentirsi un “mostro”, pensa di aver preso in giro lei (perché mentre ci usciva pensava a me), crede di aver “tradito” me anche se non stavamo insieme, prova vergogna e rifiuta completamente la reazione emotiva molto forte che ha avuto in quel periodo, dicendo che non è stata normale.
A causa di ciò, con in aggiunta insoddisfazione personale e lavorativa, da qualche tempo è entrato in una fase di forte malessere psicologico: si sente confuso, fragile, sotto pressione, dice che il sentimento per me c’è ma sente un peso enorme, non sta bene e non vuole illudermi. Dice di provare nausea, e malessere anche fisico.
Non vuole parlare con uno specialista e, per questo, sta cercando di allontanarmi per “proteggermi”, dicendo di voler stare da solo. Abbiamo quindi deciso di separarci, almeno per ora, per sua scelta.
Io lo rispetto e non voglio invadere il suo spazio, ma allo stesso tempo sono preoccupata, sto male all’idea di non sentirlo e non sapere come sta, proprio mentre sta soffrendo così tanto. Vorrei capire come posso comportarmi in modo sano e utile per entrambi, come rispettare il suo bisogno di distanza senza abbandonarlo completamente, come offrirgli supporto senza aumentare il suo senso di colpa.
Mi piacerebbe avere un aiuto per comprendere questa dinamica, capire come gestire la comunicazione, i limiti e la mia presenza nella sua vita in questo momento.
Vi ringrazio
Perché sto così male ed è tutto così difficile?
Sono una ragazza di 24 anni e ogni volta che cerco di spiegare i miei problemi me ne pento, quindi domani mi sarò già pentita di questo post. Non ricordo un solo anno della mia vita in cui sono stata davvero felice: gli anni delle scuole sono stati pesanti, andavo malissimo a scuola nonostante io abbia alle spalle una famiglia che mi supporta, perché odiavo andare a scuola, facevo troppa fatica a stare concentrata tutte quelle ore, e ho sempre avuto troppa ansia nel parlare con compagni e insegnanti. Ma adesso che ho finito le scuole dell'obbligo mi rendo conto come questo problema mi impedisca di funzionare come un normale adulto da inserire nella società. Qualsiasi relazione amorosa o lavoro che inizio dura ben poco e sono sempre io ad abbandonarli.
Inizio dalle relazioni interpersonali: sia in amore che in amicizia ho sempre avuto molte difficoltà, soprattutto perché mi succede sempre di "ossessionarmi" con una persona per un determinato periodo di tempo; periodo nel quale oscillo tra il pensare che sia tutto il mio mondo, senza di essa non posso vivere, e che la odio perché mi fa stare malissimo (es.: passa semplicemente del tempo senza di me, magari coi suoi amici). Questa cosa mi capita da quando ho memoria (anche alle scuole elementari), sia con maschi che con femmine, sia in amicizia che in relazioni sentimentali, e mi fa vivere ogni relazione con ansia. Ironia della sorte, poi sono sempre io che abbandono suddetta persona. Quando arriva il periodo in cui sento che questa persona mi sta facendo del male allontanandosi da me (anche se poi realizzo che non lo stava facendo), tendo ad autolesionarmi, ultimamente bevendo alcolici; quando ero adolescente invece ricordo che "graffiavo" sigle sulla mia pelle (es.: iniziali di nomi), mi mordevo o sbattevo la testa contro il muro facendomi male.
Adesso che sono più grande, sento il bisogno di essere economicamente indipendente ma anche questo si è rivelato un ostacolo insormontabile quanto avere delle relazioni stabili. Ho provato due lavori ed entrambi lasciati dopo poco: in entrambi dovevo stare a contatto con il pubblico e io provo una forte ansia a parlare con le persone. In generale quest'ansia accompagna tutto il mio rapporto lavorativo, faccio un sacco di errori perché se non mi vengono dette le cose per filo e per segno non riesco a farle (mentre ho notato che le persone riescono a essere meno meccaniche di me), dimentico le cose con una facilità disarmante e tutto ciò mi porta a essere rimproverata spesso, cosa che mi fa provare sempre un'ansia forte e di conseguenza abbandono. Anche qui, mi mordo sempre la lingua perché vorrei rispondere con esplosioni di rabbia, urlare, andarmene. Invece sto sempre zitta e quando sono sola mi torna una gran voglia di bere alcolici fino a stordirmi (premetto che non mi è mai neanche piaciuto il gusto dell'alcol, lo faccio solo per annebbiarmi la mente).
Inoltre, non l'ho mai detto a nessuno perché me ne vergogno, ma penso spesso di togliermi la vita. Quando ero adolescente, guardavo spesso sotto il mio balcone per capire se il salto potesse essere fatale o meno. Adesso, da quando ho provato di nuovo a lavorare fuori dalla mia città fallendo dopo un mese come la volta precedente, mi è tornato questo pensiero. Ho pensato di voler entrare in coma etilico oppure cercavo altri modi per andarmene. Ma non trovo mai il coraggio, penso sempre a chi si aspetta che io torni a casa e alla disperazione in cui si troverebbero se compio questo gesto. Mi ritrovo tuttavia incapace di vivere: tra relazioni interpersonali e lavoro, capisco di non essere in grado di affrontare la vita. Ho sbalzi di umore che non capisco nemmeno io, a volte ho un'adrenalina improvvisa e poco dopo potrei star pensando di nuovo a come farmi del male o eliminarmi. Passo molto tempo chiusa a casa, anche per giorni interi, ma quello è il male minore perché ogni volta che provo a fare qualcosa, come lavorare, torno a stare estremamente male e a volermi fare male. Non che chiusa a casa io stia sempre benissimo, a volte ho bevuto anche in questi momenti, ma sono momenti molto meno esplosivi di quando esco dalla mia comfort zone. Nonostante tutto ciò, ho pochi amici stretti, eppure non sono mai riuscita a raccontare il mio stato mentale.
Penso spesso che sono destinata a una vita misera; penso spesso ad annebbiarmi la mente in altri modi, tipo passando alle droghe, ma non ho mai avuto il coraggio neanche di questo. Almeno, come dicevo, stando a casa questi pensieri si "calmano" un pochino e non vorrei mai farmi vedere da chi mi sta vicino come un'alcolizzata o una drogata. Ma mi chiedo spesso come io possa vivere rinchiusa a casa solo per calmare questa bestia che ho dentro, che sembra attivarsi in modo casuale e specialmente fuori dalla comfort zone.
Vorrei andare da uno psichiatra, mi piacerebbe una diagnosi accurata sui miei sintomi, ma appunto non riesco a lavorare e quindi mantenermi delle sedute.
Di che cosa soffre la mia mente? Non starò mai bene e mi spegnerò lentamente così?
Grazie per aver letto fino alla fine.
Perché mia moglie ha bisogno di questa fantasia?
Buongiorno
Mia moglie ed io siamo sposati da 21 anni.
Io no ho 47 e lei 42, abbiamo due figli.
La nostra vita matrimoniale è tutt'ora serena, solo qualche litigio qua e là, i figli crescono e noi stiamo bene insieme.
Sul fronte del sesso ho un dubbio.
Qualche mese fa ho scoperto sul suo cellulare un'applicazione, un po' nascosta, che so essere usata per chattare, la cui presenza mi è parsa strana.
Voglio chiarire che non si è trattato di un controllo motivato da dubbi, mi ha chiesto di tentare di sistemare il suo cellulare in quanto crashava in continuazione.
Senza voler approfondire la questione informatica vi dirò che ho aperto questa app.
Ebbene ho contato una decina di contatti, tutti uomini intorno i 45 anni circa, con i quali scambia frasi molto spinte, erotiche ma anche estremamente "porno".
Dopo la prima gelata di sangue ho cercato di ragionare e pormi domande.
1) Se nascondesse una tresca non sarebbe così ingenua da darmi il suo cellulare rischiando di essere scoperta.
2) Se invece lo avesse fatto apposta per mettermi sotto il naso le mie corna non sapendo in quale altro modo fare?
3) Perché a questi uomini non menziona nessun problema di coppia col quale giustificare il suo comportamento? Perché nelle sue frasi parla solo di sesso spinto fine a sé stesso?
..... è così via.
Non riuscendo a trovare un senso logico apparente in nessuna ipotesi, in quanto non stiamo attraversando nessuna crisi matrimoniale, ho deciso di guardarla negli occhi e chiederle spiegazioni..... tra un misto di sgomento, rabbia e terrore di averla persa senza essermene neppure accorto.
Attimo di sguardi.... poi la spiegazione mi ha lasciato di stucco.
"Non ti sto tradendo... è una mia fantasia, solo una fantasia.... che non avevo il coraggio di dirti".
Una fantasia inconfessabile.
Ovvero si eccita a chattare con perfetti sconosciuti recitando la parte della moglie fedifraga.
Devo dire che, tornando indietro con la memoria, non ha mai cambiato abitudini, non si cura più di prima, non si chiude in bagno per chattare.... non fa tutte quelle cose tipiche dei traditori, tranne usare parecchio il cell.
Ha voluto dimostrarmi che non mi tradisce davvero.
Ha voluto che leggessi integralmente tutte le chat,
ho letto cose molto spinte, cose che facciamo io e lei, non sono un puritano bacchettone.
Ma leggere certe cose rivolte ad altri uomini mi ha turbato molto.
Però devo ammettere che in mezzo a tutte quelle frasi non ho letto nulla che indicasse un suo scontento nei miei confronti, anzi, mi ha più volte descritto come passionale, ma che nonostante questo lei aveva bisogno di tradirmi comunque per dare sfogo alla “moglie troia” che è in lei ( parole scritte da lei).
Ma alle insistenze di questi uomini per incontrarla, lei rispondeva sempre con frasi indefinite che lasciavano in sospeso il discorso, senza dire di no e senza dire di si.
Ad un paio di questi, i più insistenti, mesi fa ha scritto che io l'avevo sorpresa e quindi doveva troncare.
È così è stato, vedendo la cronologia ho potuto constatare che con questi due non ha più scritto in effetti.
Insomma, tutto lascia intendere che non mi stia mentendo quando mi dice che è solo un gioco virtuale.
Ovvero che trovi eccitante recitare la parte della fedifraga ma senza esserlo davvero.
Ma adesso mi ritrovo in una condizione stranissima:
Mia moglie vorrebbe il mio benestare per continuare a chattare recitando un ruolo che la eccita e alimenta le sue fantasie virtuali, sostiene inoltre che tale pratica la “accende” e proprio per questo a letto è molto calda con me.
Io mi ritrovo a 47 anni a dover fare i conti con dubbi sulla sua onestà, anche se sembrerebbe tutto vero, ma la gelosia è irrazionale.
Insomma... ho diversi elementi per crederle ma mi sento agitato, come posso non temere che prima o poi tutte queste chat le facciano fare la sciocchezza?
Temo che impedirglielo faccia solo danno.
Grazie mille
Lui ha tratti narcisistici, esiste un alternativa alla parola fine?
buongiorno,
ho una relazione con un uomo che presenta alcuni tratti narcisistici della personalità.
Non credo rientri in un totale disturbo di personalità, in quanto presenta sensi di colpa, empatia e attenzione vera nei confronti delle persone con cui si relaziona e nei miei confronti. Ma non riesce a costruirsi una relazione umana che sia vera e stabile, soprattutto non permette più di tanto che gli si avvicini. O meglio, ha amicizie durature e di lunga data, ma solo se l'altro è disposto a darsi da fare pur di tenerla in piedi, cercandolo, standogli vicino. Lui non fa assolutamente nulla parte sua perché il rapporto stia in piedi. Con me alterna momenti di presenza totale, vicinanza, e manifestazione di amore ed affetto, a fughe repentine, senza apparente ragione se non appena mi avvicino troppo, e lunghi ed infiniti silenzi. In seguito ai quali, una volta riallacciato il contatto è come se nulla mai fosse accaduto. Alcuni tratti del narcisista mi pare li possieda appieno, il bisogno di essere sempre al centro, di essere lodato ed ammirato, la consapevolezza che questo malsano gioco di allontanamento e vicinanza mi leghino sempre più a lui. Prova stima nel riconoscere che con lui la vita è una roulette russa. Si vola e ci si schianta. Va molto fiero di questo suo aspetto caratteriale. Solo i coraggiosi ed i temerari osano... a suo dire... Si riconosce come un premio, un trofeo che raggiungo se mi do da fare, se mi impegno. Sarò ricompensata... questo è il suo modo di vedere se stesso. Io e tutte le persone che con lui si relazionano siamo considerate valide e di valore solo e se disposte a farsi in quattro per lui. Al contrario suo, che nulla fa pur di tenere vicino a sé chiunque. Sola eccezione la madre. Si giustifica dicendo di non avere bisogno di manifestare il suo affetto, tanto coloro che lo amano lo sanno, ma allo stesso tempo si aspetta e pretende che chi lo ama faccia di tutto pur di stargli vicino. Si aspetta il massimo dando il minimo se non il nulla. Ora, sono combattuta tra il gettare la spugna e abbandonare la nave, ma la consapevolezza che non sia del tutto così, mi spinge a convincermi che non sia del tutto irrecuperabile. E' una persona molto sensibile, soffre lui stesso del suo modo di essere, ed in fondo è consapevole di quanto sia lui stesso la causa per cui tutti finiscano inevitabilmente per allontanarsi. Questo fa si che si crei un effetto a catena, gli altri vanno via e lui fa sempre meno per trattenerli. Io so che è una persona buona, distante molto, rispetto ad alcuni aspetti che descrivono il narcisista patologico come un individuo senza speranza dal quale scappare a gambe levate. La verità è che gli voglio molto bene, ma ne voglio anche a me stessa. Ora, sono arrivata a soffrire sempre meno le sue assenze e le sue sparizioni, ma non vorrei abbandonarlo. E' palese che soffra quando qualcuno a cui tiene prende le distanze, e lo manifesta, nei gesti, nelle parole, negli stati d'animo. Eppure finisce per convincersi che la solitudine per lui sia la miglior soluzione, almeno questo è quello che si dice, quello che sente, io sono certa, è l'esatto opposto. Avrei piacere di avere un consiglio se possibile. grazie Chiara
Felicemente fidanzata ma pensare all'ex
Sono una ragazza di 22 anni e da quasi 7 mesi sono fidanzata con un ragazzo stupendo. Con lui c'è molta complicità mentale, è bello intelligente e non litighiamo praticamente mai. Tuttavia sempre più frequentemente mi ritrovo a pensare al mio ex, a sognarlo e a addirittura sperare di incrociarlo. Con il mio ex siamo stati insieme 2 anni, una relazione super intensa ma piena di alti e bassi ed è finita perchè in un periodo litigavamo troppo (non perchè non c'erano i sentimenti). Ci siamo lasciati un anno fa, ho passato i primi mesi con la rabbia dentro ma ora che mi è passata sono curiosa a voler capire come è diventato ora e come staremmo insieme, anche se ho paura di rovinare tutto.Le poche volte che l'ho sentito (perchè anche a lui manco e a volte mi cercava) avrei voluto raccontargli un sacco di cose, ma so che ora sono fidanzata e non è il caso.
Fino a che punto è normale pensare ad un ex? è normale essere felicemente fidanzata e a modo mio amare la persona con cui sto ora ma pensare all'ex che si aveva amato con tutta se stessa? Cosa faccio?
freno inibitorio: cosa significa?
Salve buonasera volevo sapere cosa significa non avere freni inibitori
3 risposte - LeggiSituazione complicata con mio figlio
Buongiorno, ho 45 anni e un figlio di 23 appena laureato e prosegue ancora con la magistrale. Appena maggiorenne se no anche poco prima gli ho detto che per le relazioni sessuali deve usare i preservativi, che deve stare attento alla compagnia perché ci sono tante malattie trasmissibili sessualmente, avere una ragazza stabile. Ho scoperto tre mesi fa che mio figlio aveva contattato online delle donne di facili costumi dicendo a loro che è timido e non ha esperienze, ieri ho scoperto ancora, cercando nel suo cellulare e risalendo al mese di giugno che ha fatto sesso con una donna matura (credo la mia età dopo il viso) che ha pure un bambino piccolo, anche sesso orale e a tre se ho capito bene anche con il compagno di lei. Mio figlio aveva rifiutato la proposta di penetrare anche lui. Quando si danno appuntamento viene suo marito, compagno che è e lo prende dal parcheggio. Lei fa sesso anche con altri ragazzi di età tra 21-25 anni. La situazione mi pare pericolosa perché mio figlio è studente, non lavora, non ha soldi, non viene con soldi estranei o altre cose comprate a casa per pensare che sia pagato, nei messaggi parlano anche di video mentre fanno sesso e io penso che questi qua lo fanno sentirsi bene per qualche mese per poi ricattarlo o obbligarlo a fare altre cose per loro. Ho paura di trovarlo morto sulla strada perché mi pare un circolo vizioso non solo una curiosità di momento. Lei lo incita con foto e messaggi e gli da appuntamento nella sua zona. Mio figlio non è mai stato una persona aperta anche se io sono stata sempre mamma amica e abbiamo fatto tutto per lui (io sono al secondo matrimonio, figlio è mio, ma mio marito l'ha sempre trattato e curato come fosse suo). Ultimamente e con mia sorpresa mi ha accusato che io l'ho obbligato a studiare che lui non vuole fare niente, secondo me starebbe tutto il giorno nel letto su questi gruppi di sesso, visto che va all'università e non fa nient'altro, fine settimana esce con gli amici, tutti maschi, ma a questo punto credo che va anche da quella li, anche in settimana quando mi dice che va a fare un giro con un amico. Non so come procedere, adesso e in vacanza, lontano da quella li, vorrei parlare con lui in modo chiaro e senza velli e appena gli prendo il cellulare contattare anche quella li e bloccarla. Ho paura che non cercherà mai una ragazza normale e non uscirà mai da questa situazione che pare gli piace abbastanza. La scorsa settimana si piangeva che ha un'afta enorme in bocca, che pensa lui sia per qualcosa che ha mangiato, ma lui non ha mai avuto le afte. Ho trovato preservativi nella sua camera, ma con sesso orale a lei non credo che può usarli. Cosa mi consiglia? Come abbordare questo problema? Vorrei farli fare tutti gli esami per le malattie sessualmente trasmissibili, gli metterò la localizzazione del cellulare e al massimo non avrà acceso alla macchina, non so cosa fare!
2 risposte - LeggiMia moglie si masturba, come affrontare la cosa?
Buongiorno è da circa 6 mesi che mi sono accorto che mia moglie si masturba regolarmente tutti i giorni anche durante le prime ore del mattino mentre io sto dormendo. So che masturbarsi è normale ma a sentirla sto male e mi crea ansia. Ho cercato di parlare di questo argomento dicendo che una mattina l'ho sentita ma ha negato spudoratamente e mi ha detto che lei certe cose non le fa, inoltre gli ho fatto presente che ultimamente abbiamo meno relazioni rispetto a un anno fa ma lei innervosita ha risposto che è un pretesto per farle capire che sono alla ricerca di una relazione extra. Mi ha più volte detto che mi ama ma non so come affrontare la questione. Devo digli apertamente quello che sento e come mi sento? Non voglio rovinare il nostro bellissimo rapporto ma io non dormo sereno e rilassato.
2 risposte - LeggiNon amo più la mia compagna. Innamorato di un'altra
Gentili dottori,
scrivo perché mi sento dilaniato.
Sento che voglio molto bene alla mia compagna, con la quale sono cresciuto. Lei ha qualche anno più di me ed è sempre stata un riferimento importante (anche se a volte mi sono sentito schiacciato). Al di là delle nostre dinamiche di coppia, su cui a volte so che è possibile lavorare, il problema principale è che non mi sento più attratto né sento più un sentimento di amore, ma solo di affetto. È come se fossimo dei buoni coinquilini legati dal grande amore che ci lega a nostro figlio di 8 anni. Io non sento più trasporto né fisico né mentale. Poca felicità, poca gioia, poco trasporto, poca voglia di fare le cose insieme. Questo oramai da tempo...
E adesso vengo a un altro punto: ciò che mi ha dato conferma di tutto ciò è l'essermi innamorato di un'altra donna. I problemi che ho elencato c'erano già da prima ma quando ho iniziato a provare questo forte sentimento per un'altra donna ho visto la realtà finalmente per quella che è. Io sono sicuro che non potrebbe riaccendersi nulla con la mia compagna, con o senza la presenza di un'altra donna.
Tra l'altro, con questa donna, stupenda sotto ogni punto di vista, non c'è stato nulla. Non ho tradito la mia compagna né ho intenzione di farlo. Vorrei chiudere la storia e prendermi quella felicità che per tanto tempo mi è mancata. La donna che vorrei accanto ricambia i miei sentimenti. Il problema è che mi sento paralizzato perché ho paura di fare un salto nel buio. La mia compagna alla fine mi dà tranquillità e stabilità, e soprattutto temo per mio figlio. Temo che possa risentire della separazione. Dall'altra parte però devo dire che è da anni che mi sento spento, vuoto, senza alcun trasporto verso di lei, solo la tranquillità di avere una persona di supporto accanto, sulla quale posso certamente contare e con cui condividere l'educazione di nostro figlio. Mi chiedo però se per mio figlio questo sia un esempio di amore vero. Non è peggio restare insieme solo per abitudine e affetto? Forse se avessimo 70 anni, ma siamo ancora giovani in fondo... Io ho 44 anni. Non mi sento così vecchio da scegliere l'infelicità eterna. Solo che mi sento incapace di decidere. So che in questa indecisione potrei perdere la donna che vorrei accanto e questa cosa mi terrorizza..Quanta pazienza potrà ancora avere? Come detto, ricambia i miei sentimenti, ma è come se l'avessi messa in attesa e sento che se continuo così lei se ne andrà.
E io non voglio questo. Non riesco a immaginare di non avere un futuro con lei. Anche lei aveva già un'altra storia ma ha deciso di interromperla perché si è resa conto di non amare più il suo compagno. Ci siamo innamorati e vorremmo stare insieme. Sappiamo entrambi che saremmo finalmente felici. Cosa fare? Io in questa farsa non riesco più a vivere.
Sono dilaniato.
Tradimento
Buongiorno,
Da circa 2 mesi ho scoperto un tradimento da parte di mio marito.
Avevo dubbi che mi hanno portato a guardare un po oltre la fiducia ed eccomi arrivata alla cruda verita.
Ha ammesso lo sbaglio, ma ha pure ammesso che non mi ama piu e vuole capire se il non andare via da me è dettato dalla paura di lasciare i bambini e non sapere come fare a gestire le cose o semplicemente un momentaneo periodo di crisi.
Dobbiamo iniziare la terapia di coppia, ma in tutto cio non so spiegarmi perche lui non riesca a mettere momentaneamente in parte la terza persona.
Continua a mentirmi, dicendomi che non si sentono piu e poi io scopro che si sentono nuovamente.
Non so piu cosa fare.
La parte razionale di me crede che siamo ormai giunti alla fine della nostra storia.
La parte di me ancora innamorata non vuole arrendersi alla speranza che ci sia ancora qualcosa fra noi.
Ma non posso piu vivere cosi in ansia.
Sto male davvero e vedere che lui non si preoccupa di tutto il mio malessere mi fa morire ancora di piu.
Non so piu come comportarmi per poter stare almeno in pace con me stessa.
Ansia e paranoie per una frequentazione
Cari Dottori, vi scrivo perchè al momento mi trovo in una situazione molto complicata che non mi da pace e che mi sta ossessionando su come potrebbe andare. Sono una persona ansiosa e non so come gestire questa situazione.
Sono una ragazza di 25 anni e qualche mese fa ho conosciuto online un ragazzo della mia età. Cominciamo a conoscerci, a condividere passioni, interessi, pensieri e soprattutto esperienze di vita, mi rendo conto che mi piace, che mi attira molto, adoro il suo carattere e, punto cruciale, guardando le foto lo ritengo molto carino. Il nostro rapporto comincia a svilupparsi e sembra andare sempre più in profondità, facciamo chiamate e ci scriviamo tutti i giorni. Mi sento finalmente capita e "vista davvero" da lui. Insomma, da quel che posso vedere capisco che mi piace. Decidiamo quindi di incontrarci. Appena lo vedo mi crolla un po' tutto, so che alcuni magari sono più carini in foto che dal vivo, ma lui cambia in modo piuttosto drastico e capisco che probabilmente avevo solo visto le sue foto migliori. Io non sono nessuno per dirlo, ma in quel momento lo trovo oggettivamente brutto. Mi sento male improvvisamente, perchè non voglio essere superficiale e perciò decido di continuare l'appuntamento. In realtà è andato bene, mi sono divertita con lui e ci siamo raccontati molto. Non posso dire di aver sentito la scintilla perchè, oltre all'aspetto che mi ha deluso, lui era anche molto più timido di me e perciò non riuscivamo a essere completamente in confidenza. Ma in certi momenti mi sono lasciata andare a più tenerezza, perchè avevo sempre pensato al nostro incontro e non volevo trattenermi solo perchè, fisicamente, non mi piaceva. Non ci sono stati baci ma solo mani che si sfioravano e bacini sulla guancia molto graditi. Sono la prima a dire che se c'è del sentimento allora la bellezza passa in secondo piano. Il punto è che so riconoscere che la bellezza e l'attrazione sono due cose diverse.. solo che avendo fatto una sola uscita non saprei ancora dire se mi sento attratta da lui. Mi ritrovo a pensare che, in effetti, non trovo ancora qualcosa del suo viso che mi piace. Ho provato a concentrarmi su qualcos altro, occhi, capelli, corporatura.. ma niente è degno di nota, anzi è piuttosto magro per i miei gusti. Ed è una cosa che mi sconvolge abbastanza, perchè anche dopo la nostra uscita, sentendolo sempre in chiamata o scrivendoci, mi rendo conto che in realtà è esattamente la persona che potrebbe fare al caso mio, ma per come è lui dentro. A volte mi ritrovo a pensare in modo intimo a noi due, a qualche fantasia, ma dopo un po' finisce perchè il ricordo di lui per come l'ho visto mi ha abbassato molto questa cosa. A volte penso: e se dovessi dirgli che non mi piace fisicamente e che per questo non riuscirei a stare con lui? Ma poi mi viene da piangere perchè mi farebbe così male perderlo. Perchè in qualche modo sento che ormai mi sono già legata a lui, sento che mi sono presa tanto per come è dentro, della sua "anima". E mi sento così superficiale a pensare al fatto che in altre circostanze non lo avrei nemmeno guardato, se non ci fossimo conosciuti.
Perciò vi chiedo, se eventualmente le cose dovessero andare bene tra noi sviluppando qualche sentimento, secondo voi è possibile che io stessa riesca a superare questo suo difetto? Oppure è destinato tutto a scemare? Altra domanda... se in teoria non mi piace fisicamente allora perchè mi ritrovo a pensare a certe fantasie intime su di lui? O è la mia testa che mi sta ingannando perchè vuole solo illudersi?
Grazie a chi risponderà.
Situazione famigliare
Salve, mi chiamo Riccardo e scrivo in quanto a causa delle mie azioni non ho più rapporti coi miei cugini sia materni che paterni, e questo un pò mi fa soffrire. Credo che questo sia dovuto al fatto che sono una persona manipolabile e mi sono lasciato condizionare dai cattivi rapporti di mio padre con loro per allontanarmi a mia volta. In generale sono una persona che ha paura a mantenere le proprie convinzioni e punti fermi cambiando il mio modo di fare, credo che questo sia legato alla pausa di restare solo andando avanti con le mie convinzioni.
Volevo chiedere se ci sono domande per capire come mantenere tali convinzioni e quali sono le attività che posso seguire per risolvere questo mio modo di fare
Grazie
Cosa devo fare?
Buongiorno,
sono una ragazza di 22 anni e avrei bisogno di un consiglio per capire come comportarmi in una situazione delicata con il mio ragazzo.
Ci conosciamo da 5 anni. Siamo stati insieme 2 anni, poi ci siamo lasciati; dopo alcuni mesi siamo tornati insieme e adesso da circa un anno stavamo riprovando. Quest’estate abbiamo avuto una rottura di qualche mese, durante la quale lui ha conosciuto e frequentato un’altra ragazza, con cui ha chiuso subito in quanto si è reso conto di non avermi ancora dimenticata. Mi ha parlato di questo, dal momento che gli ha causato molto dolore, e abbiamo deciso di vederci nuovamente.
Sebbene inizialmente non ne avesse fatto parola con me, da allora lui vive un fortissimo senso di colpa: dice di sentirsi un “mostro”, pensa di aver preso in giro lei (perché mentre ci usciva pensava a me), crede di aver “tradito” me anche se non stavamo insieme, prova vergogna e rifiuta completamente la reazione emotiva molto forte che ha avuto in quel periodo, dicendo che non è stata normale.
A causa di ciò, con in aggiunta insoddisfazione personale e lavorativa, da qualche tempo è entrato in una fase di forte malessere psicologico: si sente confuso, fragile, sotto pressione, dice che il sentimento per me c’è ma sente un peso enorme, non sta bene e non vuole illudermi. Dice di provare nausea, e malessere anche fisico.
Non vuole parlare con uno specialista e, per questo, sta cercando di allontanarmi per “proteggermi”, dicendo di voler stare da solo. Abbiamo quindi deciso di separarci, almeno per ora, per sua scelta.
Io lo rispetto e non voglio invadere il suo spazio, ma allo stesso tempo sono preoccupata, sto male all’idea di non sentirlo e non sapere come sta, proprio mentre sta soffrendo così tanto. Vorrei capire come posso comportarmi in modo sano e utile per entrambi, come rispettare il suo bisogno di distanza senza abbandonarlo completamente, come offrirgli supporto senza aumentare il suo senso di colpa.
Mi piacerebbe avere un aiuto per comprendere questa dinamica, capire come gestire la comunicazione, i limiti e la mia presenza nella sua vita in questo momento.
Vi ringrazio
Blocco universitario e amicizie
Gentili Dottori, ho 22 anni e così tante cose da dire che non so da dove partire. Mi trovo in un momento di pura confusione, in ambito accademico e relazionale. Purtroppo, a scuola ho sempre avuto amicizie di convenienza, quindi non sono mai riuscita a portarle avanti una volta finito il ciclo. Ho due amiche a cui sono legatissima, che però sono più grandi (quindi con uno stile di vita diverso dal mio) e che vedo raramente, perché abitano in città diverse. Ho accettato di frequentare l’università da fuorisede, cambiando totalmente abitudini e ambiente, perché pensavo che mi avrebbe aiutata, ma purtroppo no: al primo anno avevo una bella cerchia di amicizie, ma adesso, che sono al terzo, si sono formati come dei “sottogruppi”, di cui non mi sento parte. La scena che si ripete è sempre la stessa, dal liceo ad ora: si avvicinano a me, per simpatia iniziale o magari per bisogno, poi però, appena conoscono qualcuno di più “cool”, mi abbandonano. È come un ciclo che si ripete puntualmente e a cui non so come porre fine, anche se giuro che vorrei tanto. Ho un carattere difficile, lo ammetto, ma è una corazza che mi sono costruita a causa di tutte le volte che ci sono rimasta male. Questi comportamenti altrui mi portano ad autoescludermi, come se io in primis dicessi “tolgo il disturbo, tanto la mia presenza non fa differenza”. Non ho nessuno con cui mangiare una pizza, con cui fare gossip, per fare un esempio stupido, o nessuno con cui parlare degli esami, al di fuori della mia famiglia che per fortuna è sempre presente, nonostante la distanza, e mi si spezza il cuore a pensare che per altri sono cose normali o scontate. Mi chiedo cos’ho fatto di male o cos’ho di sbagliato per essere costretta a passare una vita così, ma non riesco a capirlo. Purtroppo sono stata sfortunata anche con le coinquiline, che invece avrebbero potuto essermi d’aiuto, perché sono cambiate spesso, e quindi non ho avuto modo di creare veri rapporti con nessuna. Nella mia città, sto da sola e non esco mai, è vero, ma almeno è casa mia, ho i miei genitori, i miei luoghi di infanzia, etc, invece nella città da fuorisede mi sento proprio un pesce fuor d’acqua, isolata da tutto e da tutti. E pensare che per molti è una delle esperienze più belle della vita. Vi faccio un esempio stupido, ma che purtroppo mi è rimasto impresso: un volta, sono andata a ballare con questi “amici” che ho menzionato prima. Sono uscita dalla sala, perché non mi sentivo bene: sono stata più di un’ora fuori per riprendermi, e NESSUNO che sia venuto a chiedermi quantomeno se fossi viva o se fosse tutto a posto, mentre magari, se fosse uscita qualcun’altra, ci sarebbe stata la processione. Questa cosa è successa mesi fa e non l’ho ancora fatta notare a nessuno, per non peggiorare le cose, ma vi giuro che vorrei tanto togliermi i sassolini dalla scarpa una volta per tutte. Ed è solo una delle tante cose che potrei esporre.
Di pari passo con il problema delle amicizie, si pone un ipotetico ragazzo: mi piacerebbe tanto avere una persona al mio fianco, che mi voglia bene e su cui poter contare, ma se sto sempre chiusa in casa, non può piovere dal cielo (e come/dove esco senza amici?)
Poi, a questo scoglio relazionale, che ormai a 22 anni dubito di poter risolvere, si aggiunge il lato accademico. Come accennavo prima, sono al terzo anno di Medicina: sulla carta, perché a livello di esami sono molto più indietro. La mia famiglia non lo sa, e mi peserebbe troppo dare questo dispiacere. Sono sempre stata brava a scuola: sono uscita con il massimo dei voti dal liceo classico, ma soprattutto ero veramente interessata a quello che facevo, lo trovavo stimolante e arricchente. Qui il contrario: non ho voglia né motivazione di studiare le materie scientifiche, che sono sempre state un po’ la mia nemesi. Ho scelto Medicina per il solo sbocco lavorativo, perché effettivamente mi ci vedo, però non so se riuscirò mai ad arrivarci. Vedo gli altri che vanno avanti e superano esami su esami, entusiasti e affascinati da quello che fanno, mentre io non ci riesco: so che non sono dei geni, ma hanno solo più costanza e determinazione di me. Vorrei tanto tornare nella mia città e studiare materie che veramente mi riescono e mi piacciono, però non mi ritroverei dal punto di vista lavorativo, quindi sono un po’ bloccata in questo limbo. Non so se abbia senso continuare Medicina, con il rischio di finire fuoricorso, a forza di lacrime, notti insonni ed esami ripetuti 10 volte; non so se tornare a casa e iniziare un nuovo corso (a 23 anni, al pari dei ragazzi appena usciti dal liceo?), non so veramente niente, e non c’è nessuno che possa aiutarmi, perché si tratta della MIA vita. Com’è possibile alla mia età non avere sogni o scopi chiari? Perché devo essere una persona così triste e insignificante?
È da quando mi sono trasferita e ho iniziato Medicina che ho questo pensiero, ma anche se vado avanti non riesco mai a prendere una decisione. Mi sento solo di star sprecando tempo, in attesa di un’illuminazione dall’alto che non arriverà mai.
Mi scuso per il papiro e per eventuali errori. Grazie di cuore per la disponibilità e per aver letto, accetto volentieri eventuali consigli o riflessioni.