LO PSICOLOGO RISPONDE Leggi le risposte già presenti oppure fai la tua domanda agli esperti
Non trovo via d'uscita
Salve, scrivo per letterale disperazione. Ho 23 anni ed una storia psichiatrica complicata e travagliata dai 14/15 anni fino ad oggi. In sintesi ho cominciato a mostrare segni di sofferenza psicologica già da allora (ansia/tratti depressivi) che a metà del secondo anno di liceo mi hanno portato al ritiro scolastico, fino al rinchiudermi nella mia stanza a letto per anni. Il malessere mi ha portato ad autolesionismo, pensieri di morte e suicidari che infine hanno portato a due ricoveri psichiatrici in meno di un anno quando avevo 16/17 anni. Già dall'esordio dei sintomi avevo cominciato a fare psicoterapia e mi era stata prescritta una terapia farmacologica. Da allora fino a circa un anno fa ho preso psicofarmaci, principalmente stabilizzatori dell'umore ma anche ansiolitici, antipsicotici e antidepressivi (quasi 20 molecole diverse) dai quali non ho mai trovato effettivo giovamento. Le tematiche che più mi affliggevano, e quelle che si sono aggiunte fino ad oggi, hanno a che fare con la mia identità mai effettivente riconosciuta dai miei familiari, il sentirmi incompreso e diverso , il sentirmi come un peso per le persone che mi amano, il sentirmi sempre screditato e svalutato nelle mie opinioni e sensazioni anche dopo anni di consapevolezza acquisita e tentativi di riparare i rapporti con i miei familiari. Fatico a sentire riconosciuti i miei bisogni e da tre anni a questa parte sono insorti dei sintomi fisici particolarmente pesanti che prima non avevo mai avuto, sto facendo visite su visite ma nella maggioranza dei casi mi sento screditato dai medici che mi visitano che in genere tendono a bollarmi come paziente psichiatrico e raramente vedono oltre quello. Non riesco ad essere funzionale abbastanza per un percorso lavorativo, quindi anche la paura di non riuscire a rendemi indipendente e di perdere le persone che amo a causa di quanto sto male, si aggiungono al carico. I sintomi a questo punto sono diventati invalidanti al punto che ogni sera mi ritrovo a piangere dallo sfinimento o ad autolesionarmi per la frustrazione e rabbia che non hanno dove andare pur provando a gestire il tutto e a farmi aiutare. La cura di me è diventata ormai un compito pesantissimo da molto tempo e non mi sento affatto funzionale come persona. Ho una diagnosi ufficiale dello spettro autistico (percorso fatto all'ICI) ma nessuno specialista la prende mai in considerazione. Sono assolutamente sfinito, mi sento solo a lottare e ho di nuovo pensieri di morte ai quali non voglio assolutamente dare spazio ma a volte non riesco a trovare un'altra strada. Detto ciò, sto facendo visite, faccio psicoterapia ancora oggi (anche con diversi specialisti ormai da anni), sono stato seguito da psichiatri per anni ed anche chiedendo non mi hanno mai dato una risposta a quale potrebbe essere il mio problema, ma io senza una parvenza di nome non so che cosa sto combattendo da quasi dieci anni e mi sembra che i miei colpi cadano a vuoto. In questi casi come si dovrebbe muovere la persona interessata? Quando tutti, professionisti e non, dicono di non sapere come aiutarti ma tu ti senti morire, cosa dovresti fare? Mi scuso per il paragrafo molto lungo, e spero che chi legga abbia una buona giornata.
2 risposte - LeggiBread-crumbing: non voglio più riceverlo
Gentilissim3 Professionist3,
sono un maschio bianco etero cis di 31 anni. Potrei dirvi che sono qui per tutti i bei discorsi che fate sulla comunicazione efficace, sul linguaggio assertivo etc etc ma in realtà l'unica cosa che mi interessa è scopare di più. Cioè se per raggiungere tale obiettivo ci fossero metodi più efficaci della comunicazione efficace, del linguaggio assertivo dell’empatia allora a me andrebbe bene. Cioè in questo momento della vita non mi interessa più dell'assertività o cose del genere, ad oggi l'unica cosa che mi interessa è scopare di più.
Veramente vi assicuro che mi sono messo e mi sto mettendo in gioco. Ad esempio con il volontariato, capita spesso di incrociare persone che non conosco e allora sono sempre il primo a presentarmi e a parlare e la conversazione scorre sempre fluida, vedo che la gente ha piacere di parlare. Alcune persone mi dicono anche loro cose un po' private per cui devo pensare che a pelle ispiro fiducia.
Ma poi quando il momento finisce che chiedo di scambiarci i contatti o mi dicono di no o se mi dicono di sì poi a rispondermi in chat ci mettono giorni, sono lente, rispondono a monosillabi, ma vi assicuro che non mando cose noiose tipo "che fai", ma non scrivo nemmeno papiri, cerco sempre di scrivere messaggi brevi ma incisivi che o siano divertenti o diano un appiglio a lei per rispondere su un argomento che durante la chiacchierata dal vivo ho visto che le interessava...
Ma poi ascolto attentamente ogni cosa che dicono, me la ricordo la volta dopo chiedo com'è andata quella cosa, oppure la riporto in conversazione sotto una nuova lente per dare spunto a lei di parlarne, spunto che ovviamente molto spesso loro sfruttano con piacere
E poi quando per caso ci si rincontra dal vivo mi salutano mi sorridono tipo come se sono contente di vedermi (ma considerando la freddezza che hanno spesso in chat alle proposte che faccio spesso mi viene il dubbio che lo facciano di circostanza).
Quindi onestamente arrivato a questo punto, mettendo tutto questo impegno, anche nelle associazioni di volontariato chi sta vicino a me sa quanto mi faccio il mazzo come volontario, e molte delle ragazze con cui parlo questo lo sanno...
Sanno che mi faccio il mazzo per le cose a cui do importanza, sanno che sono una persona piacevole con cui parlare, affidabile, ma quanto pare questo non basta o non serve proprio a questo punto non lo so più.
Il detto "fare e coltivare amicizie da grandi è complicato" io penso che sia una grandissima stronzata. Basterebbe che rispondessero per organizzarsi per uscire e si uscisse. Grosseto fa schifo e per divertirsi non c'è un cazzo da fare? Sticazzi perché qualsiasi posto è perfetto quando sei con le persone giuste, qualsiasi posto fa schifo quando sei con le persone sbagliate. Quindi letteralmente basterebbe che la gente rispondesse quando viene cercata e non ci sarebbe nulla di complicato.
Che poi non è che lo faccio per scopare, mi basterebbe che quando ho voglia di uscire qualcuna di loro venga a passare una serata, ma per ora nessuna ha mai accettato, ma non solo per uscire io e un'altra e basta, anche per fare un'uscita di gruppo dico, a quelle a cui l'ho proposto non hanno mai accettato, poi vabbè dicono che hanno o il lavoro o quello o quell'altro, ma mi è capitato di proporre cose di sentirmi dire che erano impegnate e poi ritrovarmele davanti. Sì ovvio erano impegnate nel senso che avevano già preso impegni con altri e non con me... fatto sta che io vengo sempre messo in secondo piano e onestamente dato la persona che sono non ne capisco il motivo. Anche il fatto che non è mai successo che replicassero ad una mia proposta proponendomi di aggregarmi al loro gruppo di amici, anche solo per una sera, mica devi invitarmi sempre, mi fa capire che non mi considerano un amico, ma mi pare che si comportano come se lo fossi o quanto meno che accettano che io li consideri amiche, ma non mi pare che loro considerino amico me.
In sostanza se non mi fossi spiegato bene quello a cui mi riferisco è che sostanzialmente tutte le ragazze con cui cerco di entrare in contatto in sostanza mi fanno bread-crumbing. E io dato la persona stupenda e intensa che sono non me lo merito per un cazzo. Questa cosa deve cambiare, io voglio ricevere e mi merito di ricevere la stessa identica empatia attenzione affetto ascolto dialogo gentilezza che metto. Quindi sono qui per questo, perché non voglio più ricevere breadcrumbing, non me lo merito. Quello che mi merito è il telefono che si surriscalda da quanta gente mi cerca perché vuole uscire con me.
Per cui se ora vi dico che sono qui solo perché voglio scopare di più non è perché mi interessi solo scopare, in realtà la cosa che mi interessa di più è creare connessioni con le persone che non siano così deludenti, ma mi sono anche rotto il cazzo di dare tutta la mia umanità senza che ci sia mai un minimo di reciprocità
Ovviamente avrei tanto altro da dire ma lascio la palla a voi.
Io sono qui perché sto cercando un3 professionista con cui fare delle sedute a Grosseto, o almeno ho questa preferenza, non è che non considero minimamente le sedute in videochiamata ma dal vivo ho l'impressione sarebbero più efficaci
Grazie
Mi sento scoraggiata dopo l'inizio dell'università
Buona sera.
La scorsa settimana ho iniziato l'università (facoltà di lettere moderne) e mi sento molto scoraggiata e demotivata.
Mi ero iscritta a luglio al semestre filtro di medicina, e poi cambiando idea ho fatto la rinuncia agli studi per immatricolarmi a lettere.
Ho paura di aver fatto la scelta sbagliata. Vorrei tornare indietro nel tempo per avere più tempo per scegliere.
Il fatto è che non so se me ne penta per la facoltà in sè (mi piace l'aspetto pratico rispetto a lettere) o per il fatto che frequento molte persone che studiano medicina o infermieristica, visto che faccio volontariato in un'associazione di primo soccorso.
Sapere che lettere non mi porterà a una carriera rispettata e sicura come quella del medico mi fa sentire inferiore.
Poi ci penso bene e mi dico, è meglio avere più tempo libero e seguire le tue passioni che fare medicina, e per un po' di tempo mi rassereno. Ma la prospettiva per il futuro mi scoraggia ancora poco dopo. È un ciclo continuo e mi stanca.
Vorrei solamente avere le idee chiare per una scelta importante come l'università, ma non so che fare.
Stanca di tutto, di tutti e di me
Buonasera sono una ragazza di 34 anni ormai e da un po di tempo la mia vita non mi soddisfa per niente , da 11 anni ho dovuto fare un cambiamento nella mia vita dopo che il mio ex dopo 3 anni mi ha mollata e da quel giorno ho preso in mano la mia vita e ho iniziato a fare qualcosa per me stessa trovare un lavoro cosa per me molto difficile avendo un carattere molto chiuso andare a prendere la patente che l ho presa ma non guidavo perché ne avevo paura avevo degli amici quindi non ero rimasta sola. Dopo questa fase ho lavorato sempre nel mondo della ristorazione cosa che per me è stato molto difficile avendo un carattere chiuso e poco comunicativo e infatti lavorando in quel settore ogni volta puntualmente i titolari mi mandavano via perché mi vedevano chiusa che non ero mai sorridente con i clienti non ero comunicativa e io ci stavo malissimo perché volevo avere un lavoro essere indipendente e invece mi ritrovavo sempre punto e a capo, al che dopo che per l ennesima volta il titolare di uno dei tanti bar che ho lavorato mi ha mandato via ( andando via in lacrime tra l altro ) ho deciso di cambiare settore e di buttarmi nel mondo delle fabbriche e da 8 anni lavoro in una fabbrica di divani, ma io da un paio di anni ormai odio lavorare lì dentro non mi piace è un posto tossico dove ci sono tante diseguaglianze gente che viene premiata non facendo nulla e chi come me si fa il mazzo e non c’è nessun riconoscimento, e oltre a questo il rapporto con i colleghi non è sincero tutti si sparlano da dietro troppa gente cattiva che giudica troppo la vita degli altri non mi piace l ambiente perché mi sarebbe piaciuto trovare qualcuno con cui creare anche un amicizia e invece non è così ho avuto anche un esperienza con una collega per sei anni che non riuscivo mai ad affrontare poiché tante cose di lei mi provocano tanta rabbia e quindi le tenevo dentro e tante altre cose che non vanno bene nell azienda . Non me ne vado perché non so dove andare né cosa fare della mia vita ho un blocco ho paura di non trovare niente di rimanere senza soldi e rivivere i periodi bui del passato quando non lavoravo ho provato a cercare altro ma non pagano bene. Oltre a questo ho sempre avuto un problema dentro di me che non sono mai riuscita a superare ovvero l ansia sociale ho sempre avuto vergogna e ho ancora anche di respirare è un emozione che odio provare e quindi ho sempre cercato di evitarla. Allora cosa ho fatto siccome tutti mi dicevano tu devi crescere soprattutto la mia famiglia ho decido di intraprendere un percorso psicologico durato un anno e mezzo ma è stato un altro fallimento perché la psicologa è sparita rimandava spesso gli appuntamenti e poi ogni volta lei me ne dava uno nuovo e ci incontravamo l ultima volta a marzo ha rimandato nuovamente l appuntamento e mi disse ti aggiorno io ma da quel giorno è sparita completamente e io ci sono rimasta troppo male ho perso la fiducia in lei e non ho avuto nemmeno voglia di contattarla perché per me quel comportamento vale molto più delle parole. Ho capito come lei che soffro di ansia sociale mi sono buttata in situazioni che mi facevano paura con molta ansia come la palestra perché avevo deciso di migliorarmi fisicamente perché mi vedevo troppo magra e quindi da novembre scorso ho iniziato dieta e palestra entrando nella palestra con molta ansia soprattutto quando dovevo iscrivermi ho rimuginato tanto prima di farlo ma poi l ho fatto, ero sottopeso e adesso non lo sono più ho preso 8 kg ma a me non basta nel senso che adesso mi vedo gonfia non mi vedo come vorrei vedermi non mi vedo tonica non vedo la definizione e questo mi fa stare molto male perché mi sto stancando perché non ottengo i risultati che voglio perde mi ammazzo di palestra. 3 volte a settimana sempre facendomi seguire da una personal sto spendendo un sacco di soldi tra cibo palestra e mi dico chissà se tutto questo mi porterà a ottenere i risultati che spero perché già così mi sento sfiduciata quando guardo il mio corpo allo specchio. In più mi sento molto sola non ho amici ho il mio ragazzo ma non mi basta avevo degli amici un tempo ma un po per colpa mia della mia ansia un po’ per loro ci siamo allontanati e ieri ci siamo rivisti a un matrimonio ed ero molto a disagio non sapevo come comportarmi ci siamo salutati ma niente di che e infatti stanotte mi sono svegliata e stavo sempre a pensarci e stavo male ho pianto tutto il giorno. Mi sento molto nostalgica da mesi ormai del mio passato eppure in quel perisodo comunque non ero felice però adesso mi manca mi mancano alcuni amici mi rendo conto che infondo forse ero felice ma non lo sapevo , vorrei tanto avere delle amicizie delle persone che mi considerino davvero , persone che vogliono veramente stare con me che mi ritengano una persona speciale ma non accade mai, io lo so che anche la mia ansia mi fa isolare ma io non ci riesco quando mi trovo in alcune situazioni io devo trovare la via di fuga e sono davvero stanca, stanca di vivere una vita vuota senza ottenere mai una soddisfazione da questa cazzo di vita e nonostante io mi sia impegnata perché non ho aspettato che le cose accadessero per grazia divina , però noto che tutto quello che voglio raggiungere non mi arriva ogni cosa che faccio si rivela un fallimento io non ce la faccio più. A volte si ha bisogno anche di un aiuto ma non arriva mai non arriva mai niente! Sono stanca troppo e mi sono anche dilungata però volevo spiegare bene la situazione spero mi rispondiate grazie?
1 risposte - LeggiLite col mio ragazzo
Ciao a tutti,
scrivo qui per avere l’opinione di persone esperte per un motivo che proprio non riesco a sviscerare e perché ho fatto una cosa di cui mi vergogno e pento amaramente e non so se riuscirò a conviverci.
Il mio ragazzo ha un gruppo di amici che spesso parla in modo molto viscido delle ragazze, commentando seno e sedere o dicendo cose ben più pesanti. Lui mi ha detto che non aveva mai fatto commenti di questo tipo neanche da single perché li trova viscidi e da 2 anni a questa parte ci ho sempre creduto, ma ho sempre avuto il pallino di questa cosa perché, per quanto io mi fidi e riesca a parlare di tutto con lui, non capivo proprio come potesse stare in un gruppo simile.
Mentre mi stava facendo vedere dei messaggi del periodo in cui ci siamo conosciuti, tornando indietro nei messaggi sono spuntati fuori messaggi viscidi in cui raccontava ad esempio il rapporto con una ragazza chiamandola puttana e altre cose. Ancora qui non succede niente. Poi però, dopo qualche altro messaggio poco carino, arriviamo a un messaggio in cui, quando già uscivamo, commenta in modo viscido una ragazza, esattamente nei modi in cui mi aveva sempre detto che non avrebbe mai commentato una ragazza. Li mi sono sentita come se avessi davanti un’altra persona e tradita la fiducia. Non so cosa mi sia preso ma gli ho dato uno schiaffo subito dopo averlo letto. Non so perché l’ho fatto, non è stata una cosa ragionata, l’ho fatto e basta e non mi è mai successo di essere violenta in tutta la mia vita e mai avrei pensato di esserlo con lui che è la persona che più stimo e avrei voluto si sentisse protetto da me. Gli ho chiesto scusa subito e sono scoppiata a piangere perché ho fatto una cosa orrenda. Lui ha detto che non ha cambiato visione su di me, che non mi vede come una persona violenta e capisce perché l’ho fatto in quel momento, ma che ovviamente non lo giustifica. Non cerco giustificazioni, anzi avrei forse voluto che mi lasciasse perché io non gliel’avrei perdonato e non volevo sentirmi scusata, ci convivrò per sempre ma non so cosa fare. Non mi sento di meritare perdono, leggo sempre che al primo schiaffo bisogna andarsene e sono sempre stata d’accordo. Non riesco proprio a togliermelo dalla testa, penso sia stato il gesto più brutto che io abbia mai fatto e in un giorno sento di aver cambiato visione su di lui e anche su di me. Ho ricontattato la mia psicologa, da cui non vado da già due anni, perché ho seriamente bisogno di parlarne perché non capisco da dove mi sia uscito.
Mi sento malissimo, sento di aver rovinato tutto e di non meritare una scusa, non so neanche cosa pensare di me stessa o se merito effettivamente una possibilità. Non capisco come lui sia così tranquillo con me.
Cosa dovrei fare?
Non riesco a capire cosa ci sia accaduto
Ho 40 anni e il mio ex compagno ne ha 35. Ci siamo lasciati circa sei mesi fa, dopo una relazione durata tre anni e mezzo. È stata una relazione molto importante per entrambi e nonostante la separazione, faccio ancora fatica a considerarla una storia finita. Tra noi c'era amore e un progetto di vita importante. Avevamo parlato della possibilità di avere un figlio e di costruire una famiglia insieme, ma la distanza tra noi, è sempre stata un elemento problematico e, nel tempo, si sono aggiunte altre difficoltà. Il mio ex è una persona molto generosa, disponibile e accomodante. Ha un forte senso del dovere e tende a prendersi molte responsabilità. Anche dal punto di vista lavorativo ha fatto scelte molto impegnative, probabilmente mettendo spesso i propri bisogni in secondo piano. Allo stesso tempo, è una persona emotivamente piuttosto chiusa: quando sta male tende a non parlare e a spegnere le emozioni che vive come troppo ingombranti.
La nostra relazione è entrata in una fase di crisi quando io ho iniziato ad avvicinarmi a un’altra persona, senza mai confessarlo. In quel periodo vivevo una situazione familiare complessa e ho cominciato a mettere in discussione il progetto di avere un figlio. Ho mantenuto parallelamente questa seconda relazione e, progressivamente, sono diventata molto critica nei confronti del mio compagno. Ho iniziato ad accusarlo di non aver veramente voluto alcune delle cose che avevamo progettato, di non essersi impegnato abbastanza e, soprattutto, di non avermi resa felice. Ora, riguardando a quella fase, mi chiedo quanto queste accuse rappresentassero davvero ciò che pensavo di lui e quanto invece fossero legate alla mia confusione, alla presenza dell'altra persona e alla situazione familiare che stavo vivendo.
Lui, invece di reagire apertamente e di rassicurarmi come aveva sempre fatto, si è progressivamente chiuso. Non parlava molto di quello che provava e contemporaneamente stava affrontando un periodo di forte stress anche sul lavoro. Ho avuto la sensazione che abbia iniziato a vivere la relazione come qualcosa in cui non riusciva più a essere all'altezza delle mie aspettative. Alla fine mi ha lasciata dicendomi che aveva perso i sentimenti e che non si sentiva più in grado di darmi ciò che volevo. Tutto questo mi ha causato un dolore lancinante e ho tentato in tutti i modi, fino a qualche settimana, fa di convincerlo a riprovarci, ma lui mi ha detto che non riesce a badare a se stesso, che non può più sostenere questa relazione e che deve spegnere quello che sente per non impazzire. Si arrabbia quando io riduco questo momento ad una crisi di coppia, affermando che è una crisi personale dalla quale deve uscire da solo.
Oggi, a distanza di sei mesi dalla rottura ufficiale, noto in lui un forte senso di colpa per come è andata la nostra relazione e per avermi ferita. Allo stesso tempo, sembra sentirsi in qualche modo “sbagliato”, come se avesse fallito non soltanto nella relazione con me. Contemporaneamente, però, sto osservando in lui alcuni comportamenti nuovi, cose che prima non faceva e che sembrano indicare un tentativo di vivere in maniera diversa, di sperimentare una maggiore libertà o di ridefinire la propria identità. Questa apparente contraddizione mi fa pensare che possa essere in una fase di profonda riorganizzazione personale. Mi chiedo se questa crisi possa essere collegata anche a un modello che ha avuto per molto tempo nella propria vita: la tendenza a mettere i bisogni degli altri davanti ai propri, ad adattarsi e a fare ciò che ritiene giusto o necessario per non deludere le persone a cui vuole bene. In particolare, penso al rapporto con sua madre, che percepisco come una persona molto controllante, emotivamente immatura e fortemente centrata sui propri bisogni. Ho la sensazione che lui abbia imparato negli anni a sacrificare parti di sé e delle proprie esigenze per non scontentarla, assumendo un ruolo molto accomodante e responsabile all'interno della famiglia.
Mi chiedo quindi se la relazione con me possa aver rappresentato, almeno in parte, il punto in cui questo meccanismo è arrivato al limite. Da una parte lui desiderava costruire una vita con me e sembrava investire molto nella relazione; dall’altra potrebbe aver accumulato nel tempo una sensazione di rinuncia ai propri bisogni, senza riuscire realmente a esprimerla. Quando io ho iniziato a criticare le sue scelte, a mettere in discussione il nostro progetto e contemporaneamente mi sono avvicinata a un'altra persona, potrebbe essersi attivata in lui la convinzione molto profonda di non essere abbastanza e di non riuscire a rendermi felice? Se così fosse, potrebbe essersi ritirato e aver concluso che l'unica soluzione fosse lasciare la relazione? Questa lettura, tuttavia, è una mia ipotesi e vorrei capire quanto possa essere fondata.
Perché mia moglie ha bisogno di questa fantasia?
Buongiorno
Mia moglie ed io siamo sposati da 21 anni.
Io no ho 47 e lei 42, abbiamo due figli.
La nostra vita matrimoniale è tutt'ora serena, solo qualche litigio qua e là, i figli crescono e noi stiamo bene insieme.
Sul fronte del sesso ho un dubbio.
Qualche mese fa ho scoperto sul suo cellulare un'applicazione, un po' nascosta, che so essere usata per chattare, la cui presenza mi è parsa strana.
Voglio chiarire che non si è trattato di un controllo motivato da dubbi, mi ha chiesto di tentare di sistemare il suo cellulare in quanto crashava in continuazione.
Senza voler approfondire la questione informatica vi dirò che ho aperto questa app.
Ebbene ho contato una decina di contatti, tutti uomini intorno i 45 anni circa, con i quali scambia frasi molto spinte, erotiche ma anche estremamente "porno".
Dopo la prima gelata di sangue ho cercato di ragionare e pormi domande.
1) Se nascondesse una tresca non sarebbe così ingenua da darmi il suo cellulare rischiando di essere scoperta.
2) Se invece lo avesse fatto apposta per mettermi sotto il naso le mie corna non sapendo in quale altro modo fare?
3) Perché a questi uomini non menziona nessun problema di coppia col quale giustificare il suo comportamento? Perché nelle sue frasi parla solo di sesso spinto fine a sé stesso?
..... è così via.
Non riuscendo a trovare un senso logico apparente in nessuna ipotesi, in quanto non stiamo attraversando nessuna crisi matrimoniale, ho deciso di guardarla negli occhi e chiederle spiegazioni..... tra un misto di sgomento, rabbia e terrore di averla persa senza essermene neppure accorto.
Attimo di sguardi.... poi la spiegazione mi ha lasciato di stucco.
"Non ti sto tradendo... è una mia fantasia, solo una fantasia.... che non avevo il coraggio di dirti".
Una fantasia inconfessabile.
Ovvero si eccita a chattare con perfetti sconosciuti recitando la parte della moglie fedifraga.
Devo dire che, tornando indietro con la memoria, non ha mai cambiato abitudini, non si cura più di prima, non si chiude in bagno per chattare.... non fa tutte quelle cose tipiche dei traditori, tranne usare parecchio il cell.
Ha voluto dimostrarmi che non mi tradisce davvero.
Ha voluto che leggessi integralmente tutte le chat,
ho letto cose molto spinte, cose che facciamo io e lei, non sono un puritano bacchettone.
Ma leggere certe cose rivolte ad altri uomini mi ha turbato molto.
Però devo ammettere che in mezzo a tutte quelle frasi non ho letto nulla che indicasse un suo scontento nei miei confronti, anzi, mi ha più volte descritto come passionale, ma che nonostante questo lei aveva bisogno di tradirmi comunque per dare sfogo alla “moglie troia” che è in lei ( parole scritte da lei).
Ma alle insistenze di questi uomini per incontrarla, lei rispondeva sempre con frasi indefinite che lasciavano in sospeso il discorso, senza dire di no e senza dire di si.
Ad un paio di questi, i più insistenti, mesi fa ha scritto che io l'avevo sorpresa e quindi doveva troncare.
È così è stato, vedendo la cronologia ho potuto constatare che con questi due non ha più scritto in effetti.
Insomma, tutto lascia intendere che non mi stia mentendo quando mi dice che è solo un gioco virtuale.
Ovvero che trovi eccitante recitare la parte della fedifraga ma senza esserlo davvero.
Ma adesso mi ritrovo in una condizione stranissima:
Mia moglie vorrebbe il mio benestare per continuare a chattare recitando un ruolo che la eccita e alimenta le sue fantasie virtuali, sostiene inoltre che tale pratica la “accende” e proprio per questo a letto è molto calda con me.
Io mi ritrovo a 47 anni a dover fare i conti con dubbi sulla sua onestà, anche se sembrerebbe tutto vero, ma la gelosia è irrazionale.
Insomma... ho diversi elementi per crederle ma mi sento agitato, come posso non temere che prima o poi tutte queste chat le facciano fare la sciocchezza?
Temo che impedirglielo faccia solo danno.
Grazie mille
Lui ha tratti narcisistici, esiste un alternativa alla parola fine?
buongiorno,
ho una relazione con un uomo che presenta alcuni tratti narcisistici della personalità.
Non credo rientri in un totale disturbo di personalità, in quanto presenta sensi di colpa, empatia e attenzione vera nei confronti delle persone con cui si relaziona e nei miei confronti. Ma non riesce a costruirsi una relazione umana che sia vera e stabile, soprattutto non permette più di tanto che gli si avvicini. O meglio, ha amicizie durature e di lunga data, ma solo se l'altro è disposto a darsi da fare pur di tenerla in piedi, cercandolo, standogli vicino. Lui non fa assolutamente nulla parte sua perché il rapporto stia in piedi. Con me alterna momenti di presenza totale, vicinanza, e manifestazione di amore ed affetto, a fughe repentine, senza apparente ragione se non appena mi avvicino troppo, e lunghi ed infiniti silenzi. In seguito ai quali, una volta riallacciato il contatto è come se nulla mai fosse accaduto. Alcuni tratti del narcisista mi pare li possieda appieno, il bisogno di essere sempre al centro, di essere lodato ed ammirato, la consapevolezza che questo malsano gioco di allontanamento e vicinanza mi leghino sempre più a lui. Prova stima nel riconoscere che con lui la vita è una roulette russa. Si vola e ci si schianta. Va molto fiero di questo suo aspetto caratteriale. Solo i coraggiosi ed i temerari osano... a suo dire... Si riconosce come un premio, un trofeo che raggiungo se mi do da fare, se mi impegno. Sarò ricompensata... questo è il suo modo di vedere se stesso. Io e tutte le persone che con lui si relazionano siamo considerate valide e di valore solo e se disposte a farsi in quattro per lui. Al contrario suo, che nulla fa pur di tenere vicino a sé chiunque. Sola eccezione la madre. Si giustifica dicendo di non avere bisogno di manifestare il suo affetto, tanto coloro che lo amano lo sanno, ma allo stesso tempo si aspetta e pretende che chi lo ama faccia di tutto pur di stargli vicino. Si aspetta il massimo dando il minimo se non il nulla. Ora, sono combattuta tra il gettare la spugna e abbandonare la nave, ma la consapevolezza che non sia del tutto così, mi spinge a convincermi che non sia del tutto irrecuperabile. E' una persona molto sensibile, soffre lui stesso del suo modo di essere, ed in fondo è consapevole di quanto sia lui stesso la causa per cui tutti finiscano inevitabilmente per allontanarsi. Questo fa si che si crei un effetto a catena, gli altri vanno via e lui fa sempre meno per trattenerli. Io so che è una persona buona, distante molto, rispetto ad alcuni aspetti che descrivono il narcisista patologico come un individuo senza speranza dal quale scappare a gambe levate. La verità è che gli voglio molto bene, ma ne voglio anche a me stessa. Ora, sono arrivata a soffrire sempre meno le sue assenze e le sue sparizioni, ma non vorrei abbandonarlo. E' palese che soffra quando qualcuno a cui tiene prende le distanze, e lo manifesta, nei gesti, nelle parole, negli stati d'animo. Eppure finisce per convincersi che la solitudine per lui sia la miglior soluzione, almeno questo è quello che si dice, quello che sente, io sono certa, è l'esatto opposto. Avrei piacere di avere un consiglio se possibile. grazie Chiara
Felicemente fidanzata ma pensare all'ex
Sono una ragazza di 22 anni e da quasi 7 mesi sono fidanzata con un ragazzo stupendo. Con lui c'è molta complicità mentale, è bello intelligente e non litighiamo praticamente mai. Tuttavia sempre più frequentemente mi ritrovo a pensare al mio ex, a sognarlo e a addirittura sperare di incrociarlo. Con il mio ex siamo stati insieme 2 anni, una relazione super intensa ma piena di alti e bassi ed è finita perchè in un periodo litigavamo troppo (non perchè non c'erano i sentimenti). Ci siamo lasciati un anno fa, ho passato i primi mesi con la rabbia dentro ma ora che mi è passata sono curiosa a voler capire come è diventato ora e come staremmo insieme, anche se ho paura di rovinare tutto.Le poche volte che l'ho sentito (perchè anche a lui manco e a volte mi cercava) avrei voluto raccontargli un sacco di cose, ma so che ora sono fidanzata e non è il caso.
Fino a che punto è normale pensare ad un ex? è normale essere felicemente fidanzata e a modo mio amare la persona con cui sto ora ma pensare all'ex che si aveva amato con tutta se stessa? Cosa faccio?
Mia moglie si masturba, come affrontare la cosa?
Buongiorno è da circa 6 mesi che mi sono accorto che mia moglie si masturba regolarmente tutti i giorni anche durante le prime ore del mattino mentre io sto dormendo. So che masturbarsi è normale ma a sentirla sto male e mi crea ansia. Ho cercato di parlare di questo argomento dicendo che una mattina l'ho sentita ma ha negato spudoratamente e mi ha detto che lei certe cose non le fa, inoltre gli ho fatto presente che ultimamente abbiamo meno relazioni rispetto a un anno fa ma lei innervosita ha risposto che è un pretesto per farle capire che sono alla ricerca di una relazione extra. Mi ha più volte detto che mi ama ma non so come affrontare la questione. Devo digli apertamente quello che sento e come mi sento? Non voglio rovinare il nostro bellissimo rapporto ma io non dormo sereno e rilassato.
2 risposte - LeggiSituazione complicata con mio figlio
Buongiorno, ho 45 anni e un figlio di 23 appena laureato e prosegue ancora con la magistrale. Appena maggiorenne se no anche poco prima gli ho detto che per le relazioni sessuali deve usare i preservativi, che deve stare attento alla compagnia perché ci sono tante malattie trasmissibili sessualmente, avere una ragazza stabile. Ho scoperto tre mesi fa che mio figlio aveva contattato online delle donne di facili costumi dicendo a loro che è timido e non ha esperienze, ieri ho scoperto ancora, cercando nel suo cellulare e risalendo al mese di giugno che ha fatto sesso con una donna matura (credo la mia età dopo il viso) che ha pure un bambino piccolo, anche sesso orale e a tre se ho capito bene anche con il compagno di lei. Mio figlio aveva rifiutato la proposta di penetrare anche lui. Quando si danno appuntamento viene suo marito, compagno che è e lo prende dal parcheggio. Lei fa sesso anche con altri ragazzi di età tra 21-25 anni. La situazione mi pare pericolosa perché mio figlio è studente, non lavora, non ha soldi, non viene con soldi estranei o altre cose comprate a casa per pensare che sia pagato, nei messaggi parlano anche di video mentre fanno sesso e io penso che questi qua lo fanno sentirsi bene per qualche mese per poi ricattarlo o obbligarlo a fare altre cose per loro. Ho paura di trovarlo morto sulla strada perché mi pare un circolo vizioso non solo una curiosità di momento. Lei lo incita con foto e messaggi e gli da appuntamento nella sua zona. Mio figlio non è mai stato una persona aperta anche se io sono stata sempre mamma amica e abbiamo fatto tutto per lui (io sono al secondo matrimonio, figlio è mio, ma mio marito l'ha sempre trattato e curato come fosse suo). Ultimamente e con mia sorpresa mi ha accusato che io l'ho obbligato a studiare che lui non vuole fare niente, secondo me starebbe tutto il giorno nel letto su questi gruppi di sesso, visto che va all'università e non fa nient'altro, fine settimana esce con gli amici, tutti maschi, ma a questo punto credo che va anche da quella li, anche in settimana quando mi dice che va a fare un giro con un amico. Non so come procedere, adesso e in vacanza, lontano da quella li, vorrei parlare con lui in modo chiaro e senza velli e appena gli prendo il cellulare contattare anche quella li e bloccarla. Ho paura che non cercherà mai una ragazza normale e non uscirà mai da questa situazione che pare gli piace abbastanza. La scorsa settimana si piangeva che ha un'afta enorme in bocca, che pensa lui sia per qualcosa che ha mangiato, ma lui non ha mai avuto le afte. Ho trovato preservativi nella sua camera, ma con sesso orale a lei non credo che può usarli. Cosa mi consiglia? Come abbordare questo problema? Vorrei farli fare tutti gli esami per le malattie sessualmente trasmissibili, gli metterò la localizzazione del cellulare e al massimo non avrà acceso alla macchina, non so cosa fare!
3 risposte - Leggifreno inibitorio: cosa significa?
Salve buonasera volevo sapere cosa significa non avere freni inibitori
3 risposte - LeggiBread-crumbing: non voglio più riceverlo
Gentilissim3 Professionist3,
sono un maschio bianco etero cis di 31 anni. Potrei dirvi che sono qui per tutti i bei discorsi che fate sulla comunicazione efficace, sul linguaggio assertivo etc etc ma in realtà l'unica cosa che mi interessa è scopare di più. Cioè se per raggiungere tale obiettivo ci fossero metodi più efficaci della comunicazione efficace, del linguaggio assertivo dell’empatia allora a me andrebbe bene. Cioè in questo momento della vita non mi interessa più dell'assertività o cose del genere, ad oggi l'unica cosa che mi interessa è scopare di più.
Veramente vi assicuro che mi sono messo e mi sto mettendo in gioco. Ad esempio con il volontariato, capita spesso di incrociare persone che non conosco e allora sono sempre il primo a presentarmi e a parlare e la conversazione scorre sempre fluida, vedo che la gente ha piacere di parlare. Alcune persone mi dicono anche loro cose un po' private per cui devo pensare che a pelle ispiro fiducia.
Ma poi quando il momento finisce che chiedo di scambiarci i contatti o mi dicono di no o se mi dicono di sì poi a rispondermi in chat ci mettono giorni, sono lente, rispondono a monosillabi, ma vi assicuro che non mando cose noiose tipo "che fai", ma non scrivo nemmeno papiri, cerco sempre di scrivere messaggi brevi ma incisivi che o siano divertenti o diano un appiglio a lei per rispondere su un argomento che durante la chiacchierata dal vivo ho visto che le interessava...
Ma poi ascolto attentamente ogni cosa che dicono, me la ricordo la volta dopo chiedo com'è andata quella cosa, oppure la riporto in conversazione sotto una nuova lente per dare spunto a lei di parlarne, spunto che ovviamente molto spesso loro sfruttano con piacere
E poi quando per caso ci si rincontra dal vivo mi salutano mi sorridono tipo come se sono contente di vedermi (ma considerando la freddezza che hanno spesso in chat alle proposte che faccio spesso mi viene il dubbio che lo facciano di circostanza).
Quindi onestamente arrivato a questo punto, mettendo tutto questo impegno, anche nelle associazioni di volontariato chi sta vicino a me sa quanto mi faccio il mazzo come volontario, e molte delle ragazze con cui parlo questo lo sanno...
Sanno che mi faccio il mazzo per le cose a cui do importanza, sanno che sono una persona piacevole con cui parlare, affidabile, ma quanto pare questo non basta o non serve proprio a questo punto non lo so più.
Il detto "fare e coltivare amicizie da grandi è complicato" io penso che sia una grandissima stronzata. Basterebbe che rispondessero per organizzarsi per uscire e si uscisse. Grosseto fa schifo e per divertirsi non c'è un cazzo da fare? Sticazzi perché qualsiasi posto è perfetto quando sei con le persone giuste, qualsiasi posto fa schifo quando sei con le persone sbagliate. Quindi letteralmente basterebbe che la gente rispondesse quando viene cercata e non ci sarebbe nulla di complicato.
Che poi non è che lo faccio per scopare, mi basterebbe che quando ho voglia di uscire qualcuna di loro venga a passare una serata, ma per ora nessuna ha mai accettato, ma non solo per uscire io e un'altra e basta, anche per fare un'uscita di gruppo dico, a quelle a cui l'ho proposto non hanno mai accettato, poi vabbè dicono che hanno o il lavoro o quello o quell'altro, ma mi è capitato di proporre cose di sentirmi dire che erano impegnate e poi ritrovarmele davanti. Sì ovvio erano impegnate nel senso che avevano già preso impegni con altri e non con me... fatto sta che io vengo sempre messo in secondo piano e onestamente dato la persona che sono non ne capisco il motivo. Anche il fatto che non è mai successo che replicassero ad una mia proposta proponendomi di aggregarmi al loro gruppo di amici, anche solo per una sera, mica devi invitarmi sempre, mi fa capire che non mi considerano un amico, ma mi pare che si comportano come se lo fossi o quanto meno che accettano che io li consideri amiche, ma non mi pare che loro considerino amico me.
In sostanza se non mi fossi spiegato bene quello a cui mi riferisco è che sostanzialmente tutte le ragazze con cui cerco di entrare in contatto in sostanza mi fanno bread-crumbing. E io dato la persona stupenda e intensa che sono non me lo merito per un cazzo. Questa cosa deve cambiare, io voglio ricevere e mi merito di ricevere la stessa identica empatia attenzione affetto ascolto dialogo gentilezza che metto. Quindi sono qui per questo, perché non voglio più ricevere breadcrumbing, non me lo merito. Quello che mi merito è il telefono che si surriscalda da quanta gente mi cerca perché vuole uscire con me.
Per cui se ora vi dico che sono qui solo perché voglio scopare di più non è perché mi interessi solo scopare, in realtà la cosa che mi interessa di più è creare connessioni con le persone che non siano così deludenti, ma mi sono anche rotto il cazzo di dare tutta la mia umanità senza che ci sia mai un minimo di reciprocità
Ovviamente avrei tanto altro da dire ma lascio la palla a voi.
Io sono qui perché sto cercando un3 professionista con cui fare delle sedute a Grosseto, o almeno ho questa preferenza, non è che non considero minimamente le sedute in videochiamata ma dal vivo ho l'impressione sarebbero più efficaci
Grazie
Stanca di tutto, di tutti e di me
Buonasera sono una ragazza di 34 anni ormai e da un po di tempo la mia vita non mi soddisfa per niente , da 11 anni ho dovuto fare un cambiamento nella mia vita dopo che il mio ex dopo 3 anni mi ha mollata e da quel giorno ho preso in mano la mia vita e ho iniziato a fare qualcosa per me stessa trovare un lavoro cosa per me molto difficile avendo un carattere molto chiuso andare a prendere la patente che l ho presa ma non guidavo perché ne avevo paura avevo degli amici quindi non ero rimasta sola. Dopo questa fase ho lavorato sempre nel mondo della ristorazione cosa che per me è stato molto difficile avendo un carattere chiuso e poco comunicativo e infatti lavorando in quel settore ogni volta puntualmente i titolari mi mandavano via perché mi vedevano chiusa che non ero mai sorridente con i clienti non ero comunicativa e io ci stavo malissimo perché volevo avere un lavoro essere indipendente e invece mi ritrovavo sempre punto e a capo, al che dopo che per l ennesima volta il titolare di uno dei tanti bar che ho lavorato mi ha mandato via ( andando via in lacrime tra l altro ) ho deciso di cambiare settore e di buttarmi nel mondo delle fabbriche e da 8 anni lavoro in una fabbrica di divani, ma io da un paio di anni ormai odio lavorare lì dentro non mi piace è un posto tossico dove ci sono tante diseguaglianze gente che viene premiata non facendo nulla e chi come me si fa il mazzo e non c’è nessun riconoscimento, e oltre a questo il rapporto con i colleghi non è sincero tutti si sparlano da dietro troppa gente cattiva che giudica troppo la vita degli altri non mi piace l ambiente perché mi sarebbe piaciuto trovare qualcuno con cui creare anche un amicizia e invece non è così ho avuto anche un esperienza con una collega per sei anni che non riuscivo mai ad affrontare poiché tante cose di lei mi provocano tanta rabbia e quindi le tenevo dentro e tante altre cose che non vanno bene nell azienda . Non me ne vado perché non so dove andare né cosa fare della mia vita ho un blocco ho paura di non trovare niente di rimanere senza soldi e rivivere i periodi bui del passato quando non lavoravo ho provato a cercare altro ma non pagano bene. Oltre a questo ho sempre avuto un problema dentro di me che non sono mai riuscita a superare ovvero l ansia sociale ho sempre avuto vergogna e ho ancora anche di respirare è un emozione che odio provare e quindi ho sempre cercato di evitarla. Allora cosa ho fatto siccome tutti mi dicevano tu devi crescere soprattutto la mia famiglia ho decido di intraprendere un percorso psicologico durato un anno e mezzo ma è stato un altro fallimento perché la psicologa è sparita rimandava spesso gli appuntamenti e poi ogni volta lei me ne dava uno nuovo e ci incontravamo l ultima volta a marzo ha rimandato nuovamente l appuntamento e mi disse ti aggiorno io ma da quel giorno è sparita completamente e io ci sono rimasta troppo male ho perso la fiducia in lei e non ho avuto nemmeno voglia di contattarla perché per me quel comportamento vale molto più delle parole. Ho capito come lei che soffro di ansia sociale mi sono buttata in situazioni che mi facevano paura con molta ansia come la palestra perché avevo deciso di migliorarmi fisicamente perché mi vedevo troppo magra e quindi da novembre scorso ho iniziato dieta e palestra entrando nella palestra con molta ansia soprattutto quando dovevo iscrivermi ho rimuginato tanto prima di farlo ma poi l ho fatto, ero sottopeso e adesso non lo sono più ho preso 8 kg ma a me non basta nel senso che adesso mi vedo gonfia non mi vedo come vorrei vedermi non mi vedo tonica non vedo la definizione e questo mi fa stare molto male perché mi sto stancando perché non ottengo i risultati che voglio perde mi ammazzo di palestra. 3 volte a settimana sempre facendomi seguire da una personal sto spendendo un sacco di soldi tra cibo palestra e mi dico chissà se tutto questo mi porterà a ottenere i risultati che spero perché già così mi sento sfiduciata quando guardo il mio corpo allo specchio. In più mi sento molto sola non ho amici ho il mio ragazzo ma non mi basta avevo degli amici un tempo ma un po per colpa mia della mia ansia un po’ per loro ci siamo allontanati e ieri ci siamo rivisti a un matrimonio ed ero molto a disagio non sapevo come comportarmi ci siamo salutati ma niente di che e infatti stanotte mi sono svegliata e stavo sempre a pensarci e stavo male ho pianto tutto il giorno. Mi sento molto nostalgica da mesi ormai del mio passato eppure in quel perisodo comunque non ero felice però adesso mi manca mi mancano alcuni amici mi rendo conto che infondo forse ero felice ma non lo sapevo , vorrei tanto avere delle amicizie delle persone che mi considerino davvero , persone che vogliono veramente stare con me che mi ritengano una persona speciale ma non accade mai, io lo so che anche la mia ansia mi fa isolare ma io non ci riesco quando mi trovo in alcune situazioni io devo trovare la via di fuga e sono davvero stanca, stanca di vivere una vita vuota senza ottenere mai una soddisfazione da questa cazzo di vita e nonostante io mi sia impegnata perché non ho aspettato che le cose accadessero per grazia divina , però noto che tutto quello che voglio raggiungere non mi arriva ogni cosa che faccio si rivela un fallimento io non ce la faccio più. A volte si ha bisogno anche di un aiuto ma non arriva mai non arriva mai niente! Sono stanca troppo e mi sono anche dilungata però volevo spiegare bene la situazione spero mi rispondiate grazie?
1 risposte - LeggiNon trovo via d'uscita
Salve, scrivo per letterale disperazione. Ho 23 anni ed una storia psichiatrica complicata e travagliata dai 14/15 anni fino ad oggi. In sintesi ho cominciato a mostrare segni di sofferenza psicologica già da allora (ansia/tratti depressivi) che a metà del secondo anno di liceo mi hanno portato al ritiro scolastico, fino al rinchiudermi nella mia stanza a letto per anni. Il malessere mi ha portato ad autolesionismo, pensieri di morte e suicidari che infine hanno portato a due ricoveri psichiatrici in meno di un anno quando avevo 16/17 anni. Già dall'esordio dei sintomi avevo cominciato a fare psicoterapia e mi era stata prescritta una terapia farmacologica. Da allora fino a circa un anno fa ho preso psicofarmaci, principalmente stabilizzatori dell'umore ma anche ansiolitici, antipsicotici e antidepressivi (quasi 20 molecole diverse) dai quali non ho mai trovato effettivo giovamento. Le tematiche che più mi affliggevano, e quelle che si sono aggiunte fino ad oggi, hanno a che fare con la mia identità mai effettivente riconosciuta dai miei familiari, il sentirmi incompreso e diverso , il sentirmi come un peso per le persone che mi amano, il sentirmi sempre screditato e svalutato nelle mie opinioni e sensazioni anche dopo anni di consapevolezza acquisita e tentativi di riparare i rapporti con i miei familiari. Fatico a sentire riconosciuti i miei bisogni e da tre anni a questa parte sono insorti dei sintomi fisici particolarmente pesanti che prima non avevo mai avuto, sto facendo visite su visite ma nella maggioranza dei casi mi sento screditato dai medici che mi visitano che in genere tendono a bollarmi come paziente psichiatrico e raramente vedono oltre quello. Non riesco ad essere funzionale abbastanza per un percorso lavorativo, quindi anche la paura di non riuscire a rendemi indipendente e di perdere le persone che amo a causa di quanto sto male, si aggiungono al carico. I sintomi a questo punto sono diventati invalidanti al punto che ogni sera mi ritrovo a piangere dallo sfinimento o ad autolesionarmi per la frustrazione e rabbia che non hanno dove andare pur provando a gestire il tutto e a farmi aiutare. La cura di me è diventata ormai un compito pesantissimo da molto tempo e non mi sento affatto funzionale come persona. Ho una diagnosi ufficiale dello spettro autistico (percorso fatto all'ICI) ma nessuno specialista la prende mai in considerazione. Sono assolutamente sfinito, mi sento solo a lottare e ho di nuovo pensieri di morte ai quali non voglio assolutamente dare spazio ma a volte non riesco a trovare un'altra strada. Detto ciò, sto facendo visite, faccio psicoterapia ancora oggi (anche con diversi specialisti ormai da anni), sono stato seguito da psichiatri per anni ed anche chiedendo non mi hanno mai dato una risposta a quale potrebbe essere il mio problema, ma io senza una parvenza di nome non so che cosa sto combattendo da quasi dieci anni e mi sembra che i miei colpi cadano a vuoto. In questi casi come si dovrebbe muovere la persona interessata? Quando tutti, professionisti e non, dicono di non sapere come aiutarti ma tu ti senti morire, cosa dovresti fare? Mi scuso per il paragrafo molto lungo, e spero che chi legga abbia una buona giornata.
2 risposte - LeggiMi sento scoraggiata dopo l'inizio dell'università
Buona sera.
La scorsa settimana ho iniziato l'università (facoltà di lettere moderne) e mi sento molto scoraggiata e demotivata.
Mi ero iscritta a luglio al semestre filtro di medicina, e poi cambiando idea ho fatto la rinuncia agli studi per immatricolarmi a lettere.
Ho paura di aver fatto la scelta sbagliata. Vorrei tornare indietro nel tempo per avere più tempo per scegliere.
Il fatto è che non so se me ne penta per la facoltà in sè (mi piace l'aspetto pratico rispetto a lettere) o per il fatto che frequento molte persone che studiano medicina o infermieristica, visto che faccio volontariato in un'associazione di primo soccorso.
Sapere che lettere non mi porterà a una carriera rispettata e sicura come quella del medico mi fa sentire inferiore.
Poi ci penso bene e mi dico, è meglio avere più tempo libero e seguire le tue passioni che fare medicina, e per un po' di tempo mi rassereno. Ma la prospettiva per il futuro mi scoraggia ancora poco dopo. È un ciclo continuo e mi stanca.
Vorrei solamente avere le idee chiare per una scelta importante come l'università, ma non so che fare.
Lite col mio ragazzo
Ciao a tutti,
scrivo qui per avere l’opinione di persone esperte per un motivo che proprio non riesco a sviscerare e perché ho fatto una cosa di cui mi vergogno e pento amaramente e non so se riuscirò a conviverci.
Il mio ragazzo ha un gruppo di amici che spesso parla in modo molto viscido delle ragazze, commentando seno e sedere o dicendo cose ben più pesanti. Lui mi ha detto che non aveva mai fatto commenti di questo tipo neanche da single perché li trova viscidi e da 2 anni a questa parte ci ho sempre creduto, ma ho sempre avuto il pallino di questa cosa perché, per quanto io mi fidi e riesca a parlare di tutto con lui, non capivo proprio come potesse stare in un gruppo simile.
Mentre mi stava facendo vedere dei messaggi del periodo in cui ci siamo conosciuti, tornando indietro nei messaggi sono spuntati fuori messaggi viscidi in cui raccontava ad esempio il rapporto con una ragazza chiamandola puttana e altre cose. Ancora qui non succede niente. Poi però, dopo qualche altro messaggio poco carino, arriviamo a un messaggio in cui, quando già uscivamo, commenta in modo viscido una ragazza, esattamente nei modi in cui mi aveva sempre detto che non avrebbe mai commentato una ragazza. Li mi sono sentita come se avessi davanti un’altra persona e tradita la fiducia. Non so cosa mi sia preso ma gli ho dato uno schiaffo subito dopo averlo letto. Non so perché l’ho fatto, non è stata una cosa ragionata, l’ho fatto e basta e non mi è mai successo di essere violenta in tutta la mia vita e mai avrei pensato di esserlo con lui che è la persona che più stimo e avrei voluto si sentisse protetto da me. Gli ho chiesto scusa subito e sono scoppiata a piangere perché ho fatto una cosa orrenda. Lui ha detto che non ha cambiato visione su di me, che non mi vede come una persona violenta e capisce perché l’ho fatto in quel momento, ma che ovviamente non lo giustifica. Non cerco giustificazioni, anzi avrei forse voluto che mi lasciasse perché io non gliel’avrei perdonato e non volevo sentirmi scusata, ci convivrò per sempre ma non so cosa fare. Non mi sento di meritare perdono, leggo sempre che al primo schiaffo bisogna andarsene e sono sempre stata d’accordo. Non riesco proprio a togliermelo dalla testa, penso sia stato il gesto più brutto che io abbia mai fatto e in un giorno sento di aver cambiato visione su di lui e anche su di me. Ho ricontattato la mia psicologa, da cui non vado da già due anni, perché ho seriamente bisogno di parlarne perché non capisco da dove mi sia uscito.
Mi sento malissimo, sento di aver rovinato tutto e di non meritare una scusa, non so neanche cosa pensare di me stessa o se merito effettivamente una possibilità. Non capisco come lui sia così tranquillo con me.
Cosa dovrei fare?
Non riesco a capire cosa ci sia accaduto
Ho 40 anni e il mio ex compagno ne ha 35. Ci siamo lasciati circa sei mesi fa, dopo una relazione durata tre anni e mezzo. È stata una relazione molto importante per entrambi e nonostante la separazione, faccio ancora fatica a considerarla una storia finita. Tra noi c'era amore e un progetto di vita importante. Avevamo parlato della possibilità di avere un figlio e di costruire una famiglia insieme, ma la distanza tra noi, è sempre stata un elemento problematico e, nel tempo, si sono aggiunte altre difficoltà. Il mio ex è una persona molto generosa, disponibile e accomodante. Ha un forte senso del dovere e tende a prendersi molte responsabilità. Anche dal punto di vista lavorativo ha fatto scelte molto impegnative, probabilmente mettendo spesso i propri bisogni in secondo piano. Allo stesso tempo, è una persona emotivamente piuttosto chiusa: quando sta male tende a non parlare e a spegnere le emozioni che vive come troppo ingombranti.
La nostra relazione è entrata in una fase di crisi quando io ho iniziato ad avvicinarmi a un’altra persona, senza mai confessarlo. In quel periodo vivevo una situazione familiare complessa e ho cominciato a mettere in discussione il progetto di avere un figlio. Ho mantenuto parallelamente questa seconda relazione e, progressivamente, sono diventata molto critica nei confronti del mio compagno. Ho iniziato ad accusarlo di non aver veramente voluto alcune delle cose che avevamo progettato, di non essersi impegnato abbastanza e, soprattutto, di non avermi resa felice. Ora, riguardando a quella fase, mi chiedo quanto queste accuse rappresentassero davvero ciò che pensavo di lui e quanto invece fossero legate alla mia confusione, alla presenza dell'altra persona e alla situazione familiare che stavo vivendo.
Lui, invece di reagire apertamente e di rassicurarmi come aveva sempre fatto, si è progressivamente chiuso. Non parlava molto di quello che provava e contemporaneamente stava affrontando un periodo di forte stress anche sul lavoro. Ho avuto la sensazione che abbia iniziato a vivere la relazione come qualcosa in cui non riusciva più a essere all'altezza delle mie aspettative. Alla fine mi ha lasciata dicendomi che aveva perso i sentimenti e che non si sentiva più in grado di darmi ciò che volevo. Tutto questo mi ha causato un dolore lancinante e ho tentato in tutti i modi, fino a qualche settimana, fa di convincerlo a riprovarci, ma lui mi ha detto che non riesce a badare a se stesso, che non può più sostenere questa relazione e che deve spegnere quello che sente per non impazzire. Si arrabbia quando io riduco questo momento ad una crisi di coppia, affermando che è una crisi personale dalla quale deve uscire da solo.
Oggi, a distanza di sei mesi dalla rottura ufficiale, noto in lui un forte senso di colpa per come è andata la nostra relazione e per avermi ferita. Allo stesso tempo, sembra sentirsi in qualche modo “sbagliato”, come se avesse fallito non soltanto nella relazione con me. Contemporaneamente, però, sto osservando in lui alcuni comportamenti nuovi, cose che prima non faceva e che sembrano indicare un tentativo di vivere in maniera diversa, di sperimentare una maggiore libertà o di ridefinire la propria identità. Questa apparente contraddizione mi fa pensare che possa essere in una fase di profonda riorganizzazione personale. Mi chiedo se questa crisi possa essere collegata anche a un modello che ha avuto per molto tempo nella propria vita: la tendenza a mettere i bisogni degli altri davanti ai propri, ad adattarsi e a fare ciò che ritiene giusto o necessario per non deludere le persone a cui vuole bene. In particolare, penso al rapporto con sua madre, che percepisco come una persona molto controllante, emotivamente immatura e fortemente centrata sui propri bisogni. Ho la sensazione che lui abbia imparato negli anni a sacrificare parti di sé e delle proprie esigenze per non scontentarla, assumendo un ruolo molto accomodante e responsabile all'interno della famiglia.
Mi chiedo quindi se la relazione con me possa aver rappresentato, almeno in parte, il punto in cui questo meccanismo è arrivato al limite. Da una parte lui desiderava costruire una vita con me e sembrava investire molto nella relazione; dall’altra potrebbe aver accumulato nel tempo una sensazione di rinuncia ai propri bisogni, senza riuscire realmente a esprimerla. Quando io ho iniziato a criticare le sue scelte, a mettere in discussione il nostro progetto e contemporaneamente mi sono avvicinata a un'altra persona, potrebbe essersi attivata in lui la convinzione molto profonda di non essere abbastanza e di non riuscire a rendermi felice? Se così fosse, potrebbe essersi ritirato e aver concluso che l'unica soluzione fosse lasciare la relazione? Questa lettura, tuttavia, è una mia ipotesi e vorrei capire quanto possa essere fondata.