Anonimo  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il

Caserta

Insoddisfazione a livello sociale

Innanzitutto vi chiedo umilmente scusa per la scelta di utilizzare anonimo come nome. È che essendoci la remota possibilità che qualcuno mi riconosca in questa situazione ho preferito evitare di espormi. Spero sappiate comprendermi. Vi scrivo per avere dei vostri pareri riguardo la mia situazione sociale, se avete passato delle situazioni simili o se avete qualche idea o suggerimento per cercare di alleviare il mio malessere. Vi avverto che sarà un papirone, ma ho bisogno di scriverlo per levarmi un peso dallo stomaco, pure se non riceverò risposte sarò sollevato di averlo fatto. Parto da questo presupposto, non mi reputo un ragazzo triste allo stato attuale, sono stato triste in passato, ma è un aggettivo che non mi si addice allo stato attuale, quello che più calzerebbe è frustrato e insoddisfatto. La mia vita la reputo un miscuglio di fallimenti, di occasioni perse o che mi si sono state tolte:
1)Ho avuto un migliore amico per 8 anni, la nostra amicizia ormai si è conclusa 9 anni fa per decisione sua, non abbiamo litigato, semplicemente per farla breve ha iniziato a mentirmi, a cercare in tutti i modi di evitarmi, che sia per un'uscita serale o a casa( ci fu un periodo in cui veniva a casa perlomeno 1 volta a settimana, il sabato, che nostalgia), a ghostarmi, ci siamo persi di contatto. Ho scoperto che poi è iniziato a diventare una brutta persona che iniziò a frequentare brutti giri che coinvolgevano lo spaccio, ma non mi voglio dilungare. La considero tuttora la mia amicizia preferita di sempre e la persona con cui io abbia mai avuto più legami e sintonia, difficilmente ripetbile. Menomale che contemporaneamente quasi per caso iniziai a frequentare due amici, li chiameremo A e G. Con A sono stato amico dal 2017 al 2022. Devo dire che in realtà non avevamo molti interessi in comune, ma ci trovavamo lo stesso in qualche modo, uscivamo quasi tutte le sere, erano serate chill nel bar del paesino o paninoteche nei dintorni. Coincide con uno dei periodi più felici della mia vita: il terzo anno e il quarto anno del liceo. Non che siano esenti da cose brutte ma le cose belle sovrastavano di molto quelle brutte, ecco. Con A purtroppo i rapporti sono scomparsi all'improvviso, semplicemente mi ha iniziato a ghostare alle chiamate. E non mi ha più contattato. Così come io non ho avuto il coraggio di ricontattarlo. Ho paura del rifiuto, l'ho sempre avuta. Se lo ricontattassi e non risponderebbe non saprei come comportarmi perchè se ne andrebbe qualcuno con cui ho la speranza di poter riallacciare in futuro. Con G iniziai la mia amicizia nel 2017 e continua tuttora, parliamo spesso e usciamo spesso anche se non come prima. E qui quasi inizia il punto focale della questione: G non mi capisce come mi capiva A e come mi capiva il mio ex migliore amico: essi avevano capito che sono un tipo a cui non piace particolarmente la baldoria, la vita frenetica, le serate molto lontane da casa. Con G ai tempi del liceo uscivamo nella zona, anche letteralmente a pochi chilometri da casa mia, ma da quando si è preso la patente nel 2019 che ha iniziato a non uscire più per il mio paesino ma a spostarsi pure in località distanti un'ora da qui, detto proprio sinceramente: non fa per me. Non fanno per me le feste di compleanno, i capodanni, i carnevali, i picnic di pasquetta. Mi recano noia. Ho provato ad andarci a queste ricorrenze ma la stragrande maggioranza delle volte provavo disagio, noia e fastidio e non vedevo l'ora di tornare a casa. Una serata al bar tranquilla con gli amici o in un locale tranquillo? Mi vanno benissimo, sto nel mio. E io più volte gliel'ho ripetuto ma sembra non capirmi. Mi invita a giornate in spiaggia, escursioni a Napoli( distante molto da dove sto io), fiere, non mi interessano. Ed è capitato che se la prendesse per alcuni miei rifiuti. Ma non capisco il perchè. Credo che pensi che io nasconda di non volere stare con lui ma non è così, ho un concetto diverso di divertimento dal suo. E mi da particolarmente fastidio quando continua a chiedere motivazioni sul perchè non esco una sera, mi diverto a casa, sono un grande appassionato di film e di musica, mi diletto con quelli, che male c'è? Ultima rassegna dei miei fallimenti: una fidanzata, l'università e la patente.
2)Per quanto riguarda la fidanzata ho avuto due occasioni in passato ma ho perso due treni, una semplicemente ci provavo ma ha continuato a vedermi come un amico ed era una relazione a distanza che sicuramente non aiutava. E l'altra semplicemente ho capito anni dopo che ci poteva essere qualcosa tra noi due ma io non ho colto i segnali. Colpa mia. Sono ancora vergine. Mi crea disagio e non l'ho detto a nessuno dei miei amici. 3)Università? Avrei voluto laurearmi in lingue, mi mancavano pochissimi esami, ero al terzo anno, boom chiude l'università che viene assorbita da una telematica. Provo con la telematica ma questi quiz a crocetta non fanno proprio per me, soprattutto con le materie che non riguardano lingue, la maggior parte son stato bocciato, costretto a rinunciare alla laurea ad un passo. Ma tra i miei fallimenti è quello che reputo il meno grave, perchè sono riuscito a trovare lavoro come receptionist in un hotel qualche settimana fa e mi ha svoltato la vita, l'ambiente di lavoro è accogliente, è un lavoro che sto imparando velocemente ad averne dimestichezza ed è ben retribuito. È qualcosa che mi ha recato un po' di pace con la mente
Ultimo? La patente. Sono un grande ignorante in campo di macchine e qualsiasi cosa riguardante le strade, feci delle simulazioni di quiz, qualcuno l'ho passato ma la maggior parte venivo bocciato. Mi mancavano alcuni giorni all'esame dei quiz, abbandonai in preda alla paura di essere bocciato visto quanto ero impreparato. L'assenza di una patente mi ha creato molti disagi per ovvi motivi. Attendo un vostro parere e se avete qualche consiglio su come affrontare queste situazioni. Mi dovete perdonare se il post è lungo ma non avrei saputo scrivere di meno

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Ursula Fortunato Inserita il 26/02/2026 - 16:07

Milano
|

Buon pomeriggio Anonimo, la grazio per aver condiviso un momento così delicato, caratterizzato da vissuti di frustrazione, timore del rifiuto e dalla sensazione di non sentirsi pienamente compreso nelle relazioni interpersonali. Portare alla luce questi stati emotivi rappresenta già un primo passo significativo verso una maggiore consapevolezza di sé.

Non vi è nulla di “sbagliato” in ciò che descrive: potrebbe essere attivo un pattern di evitamento, un meccanismo di protezione che si struttura nel tempo per tutelare dall’esperienza del giudizio, del fallimento o dell’esclusione. Tuttavia, se reiterato, questo stile di coping rischia di consolidare il ritiro relazionale e di alimentare ulteriormente l’ansia anticipatoria e il senso di inadeguatezza.

Potrebbe essere utile immaginare un percorso di supporto psicologico in cui lavorare in modo mirato sulla paura del rifiuto, sui vissuti di autosvalutazione e sulle condotte di evitamento. In uno spazio protetto e non giudicante, sarebbe possibile esplorare le rappresentazioni di sé e dell’altro, riconoscere i trigger emotivi e sviluppare strategie più funzionali di regolazione emotiva.

Un obiettivo centrale potrebbe essere quello di discriminare tra ciò che è autenticamente coerente con la sua identità e i suoi valori personali e ciò che invece, è condizionato dall’ansia sociale o da schemi relazionali appresi. Questo processo favorisce un progressivo rafforzamento dell’autoefficacia e della fiducia nelle proprie risorse.

Naturalmente ho descritto solo una parte del lavoro possibile all’interno di un percorso psicologico, che può essere modulato e personalizzato in base ai suoi bisogni specifici. Cosa ne pensa? Le auguro il meglio, per supporto mi trova online.

Dott.ssa Ursula Fortunato