Domande su Sesso, Coppia, Amore e Relazioni Domande e Risposte su sessualità, amore, coppia e relazioni
Perché mia moglie ha bisogno di questa fantasia?
Buongiorno
Mia moglie ed io siamo sposati da 21 anni.
Io no ho 47 e lei 42, abbiamo due figli.
La nostra vita matrimoniale è tutt'ora serena, solo qualche litigio qua e là, i figli crescono e noi stiamo bene insieme.
Sul fronte del sesso ho un dubbio.
Qualche mese fa ho scoperto sul suo cellulare un'applicazione, un po' nascosta, che so essere usata per chattare, la cui presenza mi è parsa strana.
Voglio chiarire che non si è trattato di un controllo motivato da dubbi, mi ha chiesto di tentare di sistemare il suo cellulare in quanto crashava in continuazione.
Senza voler approfondire la questione informatica vi dirò che ho aperto questa app.
Ebbene ho contato una decina di contatti, tutti uomini intorno i 45 anni circa, con i quali scambia frasi molto spinte, erotiche ma anche estremamente "porno".
Dopo la prima gelata di sangue ho cercato di ragionare e pormi domande.
1) Se nascondesse una tresca non sarebbe così ingenua da darmi il suo cellulare rischiando di essere scoperta.
2) Se invece lo avesse fatto apposta per mettermi sotto il naso le mie corna non sapendo in quale altro modo fare?
3) Perché a questi uomini non menziona nessun problema di coppia col quale giustificare il suo comportamento? Perché nelle sue frasi parla solo di sesso spinto fine a sé stesso?
..... è così via.
Non riuscendo a trovare un senso logico apparente in nessuna ipotesi, in quanto non stiamo attraversando nessuna crisi matrimoniale, ho deciso di guardarla negli occhi e chiederle spiegazioni..... tra un misto di sgomento, rabbia e terrore di averla persa senza essermene neppure accorto.
Attimo di sguardi.... poi la spiegazione mi ha lasciato di stucco.
"Non ti sto tradendo... è una mia fantasia, solo una fantasia.... che non avevo il coraggio di dirti".
Una fantasia inconfessabile.
Ovvero si eccita a chattare con perfetti sconosciuti recitando la parte della moglie fedifraga.
Devo dire che, tornando indietro con la memoria, non ha mai cambiato abitudini, non si cura più di prima, non si chiude in bagno per chattare.... non fa tutte quelle cose tipiche dei traditori, tranne usare parecchio il cell.
Ha voluto dimostrarmi che non mi tradisce davvero.
Ha voluto che leggessi integralmente tutte le chat,
ho letto cose molto spinte, cose che facciamo io e lei, non sono un puritano bacchettone.
Ma leggere certe cose rivolte ad altri uomini mi ha turbato molto.
Però devo ammettere che in mezzo a tutte quelle frasi non ho letto nulla che indicasse un suo scontento nei miei confronti, anzi, mi ha più volte descritto come passionale, ma che nonostante questo lei aveva bisogno di tradirmi comunque per dare sfogo alla “moglie troia” che è in lei ( parole scritte da lei).
Ma alle insistenze di questi uomini per incontrarla, lei rispondeva sempre con frasi indefinite che lasciavano in sospeso il discorso, senza dire di no e senza dire di si.
Ad un paio di questi, i più insistenti, mesi fa ha scritto che io l'avevo sorpresa e quindi doveva troncare.
È così è stato, vedendo la cronologia ho potuto constatare che con questi due non ha più scritto in effetti.
Insomma, tutto lascia intendere che non mi stia mentendo quando mi dice che è solo un gioco virtuale.
Ovvero che trovi eccitante recitare la parte della fedifraga ma senza esserlo davvero.
Ma adesso mi ritrovo in una condizione stranissima:
Mia moglie vorrebbe il mio benestare per continuare a chattare recitando un ruolo che la eccita e alimenta le sue fantasie virtuali, sostiene inoltre che tale pratica la “accende” e proprio per questo a letto è molto calda con me.
Io mi ritrovo a 47 anni a dover fare i conti con dubbi sulla sua onestà, anche se sembrerebbe tutto vero, ma la gelosia è irrazionale.
Insomma... ho diversi elementi per crederle ma mi sento agitato, come posso non temere che prima o poi tutte queste chat le facciano fare la sciocchezza?
Temo che impedirglielo faccia solo danno.
Grazie mille
Lui ha tratti narcisistici, esiste un alternativa alla parola fine?
buongiorno,
ho una relazione con un uomo che presenta alcuni tratti narcisistici della personalità.
Non credo rientri in un totale disturbo di personalità, in quanto presenta sensi di colpa, empatia e attenzione vera nei confronti delle persone con cui si relaziona e nei miei confronti. Ma non riesce a costruirsi una relazione umana che sia vera e stabile, soprattutto non permette più di tanto che gli si avvicini. O meglio, ha amicizie durature e di lunga data, ma solo se l'altro è disposto a darsi da fare pur di tenerla in piedi, cercandolo, standogli vicino. Lui non fa assolutamente nulla parte sua perché il rapporto stia in piedi. Con me alterna momenti di presenza totale, vicinanza, e manifestazione di amore ed affetto, a fughe repentine, senza apparente ragione se non appena mi avvicino troppo, e lunghi ed infiniti silenzi. In seguito ai quali, una volta riallacciato il contatto è come se nulla mai fosse accaduto. Alcuni tratti del narcisista mi pare li possieda appieno, il bisogno di essere sempre al centro, di essere lodato ed ammirato, la consapevolezza che questo malsano gioco di allontanamento e vicinanza mi leghino sempre più a lui. Prova stima nel riconoscere che con lui la vita è una roulette russa. Si vola e ci si schianta. Va molto fiero di questo suo aspetto caratteriale. Solo i coraggiosi ed i temerari osano... a suo dire... Si riconosce come un premio, un trofeo che raggiungo se mi do da fare, se mi impegno. Sarò ricompensata... questo è il suo modo di vedere se stesso. Io e tutte le persone che con lui si relazionano siamo considerate valide e di valore solo e se disposte a farsi in quattro per lui. Al contrario suo, che nulla fa pur di tenere vicino a sé chiunque. Sola eccezione la madre. Si giustifica dicendo di non avere bisogno di manifestare il suo affetto, tanto coloro che lo amano lo sanno, ma allo stesso tempo si aspetta e pretende che chi lo ama faccia di tutto pur di stargli vicino. Si aspetta il massimo dando il minimo se non il nulla. Ora, sono combattuta tra il gettare la spugna e abbandonare la nave, ma la consapevolezza che non sia del tutto così, mi spinge a convincermi che non sia del tutto irrecuperabile. E' una persona molto sensibile, soffre lui stesso del suo modo di essere, ed in fondo è consapevole di quanto sia lui stesso la causa per cui tutti finiscano inevitabilmente per allontanarsi. Questo fa si che si crei un effetto a catena, gli altri vanno via e lui fa sempre meno per trattenerli. Io so che è una persona buona, distante molto, rispetto ad alcuni aspetti che descrivono il narcisista patologico come un individuo senza speranza dal quale scappare a gambe levate. La verità è che gli voglio molto bene, ma ne voglio anche a me stessa. Ora, sono arrivata a soffrire sempre meno le sue assenze e le sue sparizioni, ma non vorrei abbandonarlo. E' palese che soffra quando qualcuno a cui tiene prende le distanze, e lo manifesta, nei gesti, nelle parole, negli stati d'animo. Eppure finisce per convincersi che la solitudine per lui sia la miglior soluzione, almeno questo è quello che si dice, quello che sente, io sono certa, è l'esatto opposto. Avrei piacere di avere un consiglio se possibile. grazie Chiara
Felicemente fidanzata ma pensare all'ex
Sono una ragazza di 22 anni e da quasi 7 mesi sono fidanzata con un ragazzo stupendo. Con lui c'è molta complicità mentale, è bello intelligente e non litighiamo praticamente mai. Tuttavia sempre più frequentemente mi ritrovo a pensare al mio ex, a sognarlo e a addirittura sperare di incrociarlo. Con il mio ex siamo stati insieme 2 anni, una relazione super intensa ma piena di alti e bassi ed è finita perchè in un periodo litigavamo troppo (non perchè non c'erano i sentimenti). Ci siamo lasciati un anno fa, ho passato i primi mesi con la rabbia dentro ma ora che mi è passata sono curiosa a voler capire come è diventato ora e come staremmo insieme, anche se ho paura di rovinare tutto.Le poche volte che l'ho sentito (perchè anche a lui manco e a volte mi cercava) avrei voluto raccontargli un sacco di cose, ma so che ora sono fidanzata e non è il caso.
Fino a che punto è normale pensare ad un ex? è normale essere felicemente fidanzata e a modo mio amare la persona con cui sto ora ma pensare all'ex che si aveva amato con tutta se stessa? Cosa faccio?
Mia moglie si masturba, come affrontare la cosa?
Buongiorno è da circa 6 mesi che mi sono accorto che mia moglie si masturba regolarmente tutti i giorni anche durante le prime ore del mattino mentre io sto dormendo. So che masturbarsi è normale ma a sentirla sto male e mi crea ansia. Ho cercato di parlare di questo argomento dicendo che una mattina l'ho sentita ma ha negato spudoratamente e mi ha detto che lei certe cose non le fa, inoltre gli ho fatto presente che ultimamente abbiamo meno relazioni rispetto a un anno fa ma lei innervosita ha risposto che è un pretesto per farle capire che sono alla ricerca di una relazione extra. Mi ha più volte detto che mi ama ma non so come affrontare la questione. Devo digli apertamente quello che sento e come mi sento? Non voglio rovinare il nostro bellissimo rapporto ma io non dormo sereno e rilassato.
2 risposte - LeggiRagazzo che si masturba su altre
Salve, sto da ormai più di due anni con questo ragazzo. Ho scoperto che si masturba sulle foto di altre ragazze di instagram. Sia conoscenti, sia amiche, sia fidanzate di amici. Non ne vuole parlare e per me non è facile accettare tutto ciò, anche se non lo do a vedere. Sono una persona molto insicura e questo mi fa sentire peggio. Abbiamo un ottima chimica sessuale e spesso cerco di inviargli qualche foto intima per sollecitarlo ma non penso che abbiano lo stesso effetto. Non so con chi parlarne perché mi vergogno molto. Ovviamente il problema in se non è la masturbazione o il fatto che abbia pensieri erotici al di fuori di me. Visto che comunque spesso mi fa battute su altre ragazze o mie amiche. Solo che l’usare foto di persone che conosco personalmente mi fa star male. Proprio perché sono persone vicine a noi e che lui conosce mi fa strano. Se fossero state modelle/attrici o quant’altro non mi tangerebbe minimamente come cosa. Solo che a quanto pare su di loro non lo fa. Sicuramente ricorre anche all’uso di video porno perché di questo ne abbiamo parlato spesso e anche con più tranquillità. Non capisco perciò la necessità di tutto ciò, soprattutto visto che ha anche delle foto mie. Non so da quando ha iniziato questa pratica se da quando stiamo insieme o da molto prima. Vorrei sapere come poter affrontare e accettare tutto ciò senza starci così male. Grazie mille in anticipo.
3 risposte - LeggiQuando la moglie "lesbica" vuole una donna
Buongiorno
mi chiamo Alessandro, ho 45 anni, mia moglie 37, una figlia di 4. Sposati da due anni dopo una convivenza di dieci anni. Nessun problema particolare se non che quest'estate mia moglie mi confessa che a lei piacciono “anche” le donne. La notizia non mi sorprende più di tanto: un sospetto l'ho sempre nutrito ma sentirlo dire in piena sincerità mi ha lasciato spiazzato. Da quel momento, un otto volante di emozioni: paura (mi lascerà per una donna?), insicurezza (sono io il problema?), incoraggiamento (almeno non è un altro uomo), eccitazione (ci scappa un'avventura a tre). Poi la razionalità: fattene una ragione, mi dico, lei è così, tu non ci puoi fare nulla se non accettarla per quello che è. E così ho fatto: ho accettato la cosa, ho cercato di renderla condivisa, giocando con lei sull'ambiguità, quasi incoraggiandola a "togliersi la voglia" perchè, è controproducente tenere repressa la propria natura. Mia moglie mi ha sempre assicurato che il mio ruolo di marito e amante non è in discussione, che è soddisfatta di me, come compagno di vita e sotto le lenzuola. Un giorno mi parla di una ragazza (che entrambi conosciamo ed è una lesbica dichiarata con relazione "ufficiale") con la quale "qualcosa" è accaduto. Ne parliamo, si frequentano, e continua a rassicurarmi sul fatto che il nostro rapporto non è in discussione. In effetti, tutto sembra filare liscio, pure a letto, dove evidentemente le mie fantasie giovano al nostro rapporto e mia moglie non si tira indietro. Ma continuo a chiedermi se il mio atteggiamento sia corretto, se, per il timore di perderla, sto spingendo troppo mia moglie nel letto di una donna. Atteggiamento che non sarebbe reciproco. Insomma i dubbi sono tanti. le domande pure. che fare?
Bread-crumbing: non voglio più riceverlo
Gentilissim3 Professionist3,
sono un maschio bianco etero cis di 31 anni. Potrei dirvi che sono qui per tutti i bei discorsi che fate sulla comunicazione efficace, sul linguaggio assertivo etc etc ma in realtà l'unica cosa che mi interessa è scopare di più. Cioè se per raggiungere tale obiettivo ci fossero metodi più efficaci della comunicazione efficace, del linguaggio assertivo dell’empatia allora a me andrebbe bene. Cioè in questo momento della vita non mi interessa più dell'assertività o cose del genere, ad oggi l'unica cosa che mi interessa è scopare di più.
Veramente vi assicuro che mi sono messo e mi sto mettendo in gioco. Ad esempio con il volontariato, capita spesso di incrociare persone che non conosco e allora sono sempre il primo a presentarmi e a parlare e la conversazione scorre sempre fluida, vedo che la gente ha piacere di parlare. Alcune persone mi dicono anche loro cose un po' private per cui devo pensare che a pelle ispiro fiducia.
Ma poi quando il momento finisce che chiedo di scambiarci i contatti o mi dicono di no o se mi dicono di sì poi a rispondermi in chat ci mettono giorni, sono lente, rispondono a monosillabi, ma vi assicuro che non mando cose noiose tipo "che fai", ma non scrivo nemmeno papiri, cerco sempre di scrivere messaggi brevi ma incisivi che o siano divertenti o diano un appiglio a lei per rispondere su un argomento che durante la chiacchierata dal vivo ho visto che le interessava...
Ma poi ascolto attentamente ogni cosa che dicono, me la ricordo la volta dopo chiedo com'è andata quella cosa, oppure la riporto in conversazione sotto una nuova lente per dare spunto a lei di parlarne, spunto che ovviamente molto spesso loro sfruttano con piacere
E poi quando per caso ci si rincontra dal vivo mi salutano mi sorridono tipo come se sono contente di vedermi (ma considerando la freddezza che hanno spesso in chat alle proposte che faccio spesso mi viene il dubbio che lo facciano di circostanza).
Quindi onestamente arrivato a questo punto, mettendo tutto questo impegno, anche nelle associazioni di volontariato chi sta vicino a me sa quanto mi faccio il mazzo come volontario, e molte delle ragazze con cui parlo questo lo sanno...
Sanno che mi faccio il mazzo per le cose a cui do importanza, sanno che sono una persona piacevole con cui parlare, affidabile, ma quanto pare questo non basta o non serve proprio a questo punto non lo so più.
Il detto "fare e coltivare amicizie da grandi è complicato" io penso che sia una grandissima stronzata. Basterebbe che rispondessero per organizzarsi per uscire e si uscisse. Grosseto fa schifo e per divertirsi non c'è un cazzo da fare? Sticazzi perché qualsiasi posto è perfetto quando sei con le persone giuste, qualsiasi posto fa schifo quando sei con le persone sbagliate. Quindi letteralmente basterebbe che la gente rispondesse quando viene cercata e non ci sarebbe nulla di complicato.
Che poi non è che lo faccio per scopare, mi basterebbe che quando ho voglia di uscire qualcuna di loro venga a passare una serata, ma per ora nessuna ha mai accettato, ma non solo per uscire io e un'altra e basta, anche per fare un'uscita di gruppo dico, a quelle a cui l'ho proposto non hanno mai accettato, poi vabbè dicono che hanno o il lavoro o quello o quell'altro, ma mi è capitato di proporre cose di sentirmi dire che erano impegnate e poi ritrovarmele davanti. Sì ovvio erano impegnate nel senso che avevano già preso impegni con altri e non con me... fatto sta che io vengo sempre messo in secondo piano e onestamente dato la persona che sono non ne capisco il motivo. Anche il fatto che non è mai successo che replicassero ad una mia proposta proponendomi di aggregarmi al loro gruppo di amici, anche solo per una sera, mica devi invitarmi sempre, mi fa capire che non mi considerano un amico, ma mi pare che si comportano come se lo fossi o quanto meno che accettano che io li consideri amiche, ma non mi pare che loro considerino amico me.
In sostanza se non mi fossi spiegato bene quello a cui mi riferisco è che sostanzialmente tutte le ragazze con cui cerco di entrare in contatto in sostanza mi fanno bread-crumbing. E io dato la persona stupenda e intensa che sono non me lo merito per un cazzo. Questa cosa deve cambiare, io voglio ricevere e mi merito di ricevere la stessa identica empatia attenzione affetto ascolto dialogo gentilezza che metto. Quindi sono qui per questo, perché non voglio più ricevere breadcrumbing, non me lo merito. Quello che mi merito è il telefono che si surriscalda da quanta gente mi cerca perché vuole uscire con me.
Per cui se ora vi dico che sono qui solo perché voglio scopare di più non è perché mi interessi solo scopare, in realtà la cosa che mi interessa di più è creare connessioni con le persone che non siano così deludenti, ma mi sono anche rotto il cazzo di dare tutta la mia umanità senza che ci sia mai un minimo di reciprocità
Ovviamente avrei tanto altro da dire ma lascio la palla a voi.
Io sono qui perché sto cercando un3 professionista con cui fare delle sedute a Grosseto, o almeno ho questa preferenza, non è che non considero minimamente le sedute in videochiamata ma dal vivo ho l'impressione sarebbero più efficaci
Grazie
Lite col mio ragazzo
Ciao a tutti,
scrivo qui per avere l’opinione di persone esperte per un motivo che proprio non riesco a sviscerare e perché ho fatto una cosa di cui mi vergogno e pento amaramente e non so se riuscirò a conviverci.
Il mio ragazzo ha un gruppo di amici che spesso parla in modo molto viscido delle ragazze, commentando seno e sedere o dicendo cose ben più pesanti. Lui mi ha detto che non aveva mai fatto commenti di questo tipo neanche da single perché li trova viscidi e da 2 anni a questa parte ci ho sempre creduto, ma ho sempre avuto il pallino di questa cosa perché, per quanto io mi fidi e riesca a parlare di tutto con lui, non capivo proprio come potesse stare in un gruppo simile.
Mentre mi stava facendo vedere dei messaggi del periodo in cui ci siamo conosciuti, tornando indietro nei messaggi sono spuntati fuori messaggi viscidi in cui raccontava ad esempio il rapporto con una ragazza chiamandola puttana e altre cose. Ancora qui non succede niente. Poi però, dopo qualche altro messaggio poco carino, arriviamo a un messaggio in cui, quando già uscivamo, commenta in modo viscido una ragazza, esattamente nei modi in cui mi aveva sempre detto che non avrebbe mai commentato una ragazza. Li mi sono sentita come se avessi davanti un’altra persona e tradita la fiducia. Non so cosa mi sia preso ma gli ho dato uno schiaffo subito dopo averlo letto. Non so perché l’ho fatto, non è stata una cosa ragionata, l’ho fatto e basta e non mi è mai successo di essere violenta in tutta la mia vita e mai avrei pensato di esserlo con lui che è la persona che più stimo e avrei voluto si sentisse protetto da me. Gli ho chiesto scusa subito e sono scoppiata a piangere perché ho fatto una cosa orrenda. Lui ha detto che non ha cambiato visione su di me, che non mi vede come una persona violenta e capisce perché l’ho fatto in quel momento, ma che ovviamente non lo giustifica. Non cerco giustificazioni, anzi avrei forse voluto che mi lasciasse perché io non gliel’avrei perdonato e non volevo sentirmi scusata, ci convivrò per sempre ma non so cosa fare. Non mi sento di meritare perdono, leggo sempre che al primo schiaffo bisogna andarsene e sono sempre stata d’accordo. Non riesco proprio a togliermelo dalla testa, penso sia stato il gesto più brutto che io abbia mai fatto e in un giorno sento di aver cambiato visione su di lui e anche su di me. Ho ricontattato la mia psicologa, da cui non vado da già due anni, perché ho seriamente bisogno di parlarne perché non capisco da dove mi sia uscito.
Mi sento malissimo, sento di aver rovinato tutto e di non meritare una scusa, non so neanche cosa pensare di me stessa o se merito effettivamente una possibilità. Non capisco come lui sia così tranquillo con me.
Cosa dovrei fare?
Non riesco a capire cosa ci sia accaduto
Ho 40 anni e il mio ex compagno ne ha 35. Ci siamo lasciati circa sei mesi fa, dopo una relazione durata tre anni e mezzo. È stata una relazione molto importante per entrambi e nonostante la separazione, faccio ancora fatica a considerarla una storia finita. Tra noi c'era amore e un progetto di vita importante. Avevamo parlato della possibilità di avere un figlio e di costruire una famiglia insieme, ma la distanza tra noi, è sempre stata un elemento problematico e, nel tempo, si sono aggiunte altre difficoltà. Il mio ex è una persona molto generosa, disponibile e accomodante. Ha un forte senso del dovere e tende a prendersi molte responsabilità. Anche dal punto di vista lavorativo ha fatto scelte molto impegnative, probabilmente mettendo spesso i propri bisogni in secondo piano. Allo stesso tempo, è una persona emotivamente piuttosto chiusa: quando sta male tende a non parlare e a spegnere le emozioni che vive come troppo ingombranti.
La nostra relazione è entrata in una fase di crisi quando io ho iniziato ad avvicinarmi a un’altra persona, senza mai confessarlo. In quel periodo vivevo una situazione familiare complessa e ho cominciato a mettere in discussione il progetto di avere un figlio. Ho mantenuto parallelamente questa seconda relazione e, progressivamente, sono diventata molto critica nei confronti del mio compagno. Ho iniziato ad accusarlo di non aver veramente voluto alcune delle cose che avevamo progettato, di non essersi impegnato abbastanza e, soprattutto, di non avermi resa felice. Ora, riguardando a quella fase, mi chiedo quanto queste accuse rappresentassero davvero ciò che pensavo di lui e quanto invece fossero legate alla mia confusione, alla presenza dell'altra persona e alla situazione familiare che stavo vivendo.
Lui, invece di reagire apertamente e di rassicurarmi come aveva sempre fatto, si è progressivamente chiuso. Non parlava molto di quello che provava e contemporaneamente stava affrontando un periodo di forte stress anche sul lavoro. Ho avuto la sensazione che abbia iniziato a vivere la relazione come qualcosa in cui non riusciva più a essere all'altezza delle mie aspettative. Alla fine mi ha lasciata dicendomi che aveva perso i sentimenti e che non si sentiva più in grado di darmi ciò che volevo. Tutto questo mi ha causato un dolore lancinante e ho tentato in tutti i modi, fino a qualche settimana, fa di convincerlo a riprovarci, ma lui mi ha detto che non riesce a badare a se stesso, che non può più sostenere questa relazione e che deve spegnere quello che sente per non impazzire. Si arrabbia quando io riduco questo momento ad una crisi di coppia, affermando che è una crisi personale dalla quale deve uscire da solo.
Oggi, a distanza di sei mesi dalla rottura ufficiale, noto in lui un forte senso di colpa per come è andata la nostra relazione e per avermi ferita. Allo stesso tempo, sembra sentirsi in qualche modo “sbagliato”, come se avesse fallito non soltanto nella relazione con me. Contemporaneamente, però, sto osservando in lui alcuni comportamenti nuovi, cose che prima non faceva e che sembrano indicare un tentativo di vivere in maniera diversa, di sperimentare una maggiore libertà o di ridefinire la propria identità. Questa apparente contraddizione mi fa pensare che possa essere in una fase di profonda riorganizzazione personale. Mi chiedo se questa crisi possa essere collegata anche a un modello che ha avuto per molto tempo nella propria vita: la tendenza a mettere i bisogni degli altri davanti ai propri, ad adattarsi e a fare ciò che ritiene giusto o necessario per non deludere le persone a cui vuole bene. In particolare, penso al rapporto con sua madre, che percepisco come una persona molto controllante, emotivamente immatura e fortemente centrata sui propri bisogni. Ho la sensazione che lui abbia imparato negli anni a sacrificare parti di sé e delle proprie esigenze per non scontentarla, assumendo un ruolo molto accomodante e responsabile all'interno della famiglia.
Mi chiedo quindi se la relazione con me possa aver rappresentato, almeno in parte, il punto in cui questo meccanismo è arrivato al limite. Da una parte lui desiderava costruire una vita con me e sembrava investire molto nella relazione; dall’altra potrebbe aver accumulato nel tempo una sensazione di rinuncia ai propri bisogni, senza riuscire realmente a esprimerla. Quando io ho iniziato a criticare le sue scelte, a mettere in discussione il nostro progetto e contemporaneamente mi sono avvicinata a un'altra persona, potrebbe essersi attivata in lui la convinzione molto profonda di non essere abbastanza e di non riuscire a rendermi felice? Se così fosse, potrebbe essersi ritirato e aver concluso che l'unica soluzione fosse lasciare la relazione? Questa lettura, tuttavia, è una mia ipotesi e vorrei capire quanto possa essere fondata.
Amica che non accetta che sento un altra donna
Buongiorno io ho una grande amica che mi è stata vicina in un momento difficile della mia vita questa persona c era quando stava male mi ha prestato soldi che sto ridando un tot al mese e ce stato anche sesso tra di noi ma tutti e due ci siamo detto che nn c era nulla di più che una grande amicizia
Da 8 mesi sento una donna x vedere se ci può essere una relazione d amore con lei e l unico mio errore è stato nn diglielo alla mia amica quando l ha scoperto ha iniziato a ricattarmi sui soldi sul fatto che lei avrebbe fatto tutto x me che questa nuova donna nn la sopporta e che se voglio sentire l altra questa mia amica nn ce più e che rivuole i soldi subito ma io nn riesco a darli tutti subito
Continua a ricattarmi e a discutere su tutto ciò che ha fatto x me e che andrà a digli all altra che lei fa parye dells mia smica che mi ha aiutato e che abbiamo fatto sesso che devo fare? Io sto scoppiando e lei vuole secondo me farmi esaurire non ce la faccio piu lei dice che sbaglio a sentire un altra donna e che lei visto che io era un po che nn sentivo nessuno si era affezionata e che nn sono piu l andrea di prima perche lei nn é al centro dell attenzione e io scrivo il buongiorno anche a un altra e sento anche un altra
Cosa posso fare?
Dubbi sulla mia relazione
Buongiorno,
è da un po' di tempo che ho dei dubbi sulla mia relazione. Ho una storia con una persona a cui voglio bene, ma ci sono aspetti della sua personalità che non mi piacciono. Non è mia intenzione sminuirlo come persona, ma a volte mi sembra molto contraddittorio: mi pare viva di un'approvazione riflessa e nell'idea autoingannevole che le persone gli possano voler bene a prescindere da tutto, mi sembra voler dimostrare sempre qualcosa al prossimo e poco interessato a me come persona.
Non so se sono io a sbagliare, ma a volte — soprattutto sull'idea che gli altri possano volerti bene in modo incondizionato — provo rabbia. Mi sembra evidente che le persone guardino principalmente ai propri fini e che, a prescindere da tutto, il bene non vada guadagnato, facendo cose controvoglia quando si crede sia giusto farlo. Non ho la presunzione né l'intenzione di volerlo cambiare, ma non mi risulta semplice interagire con questi suoi comportamenti, soprattutto quando mi chiede pareri.
Tende a non amare il dialogo e a passare da uno stato di vittimismo alla rabbia, situazione in cui non mi lascia parlare e io mi sento letteralmente congelata. Spesso mi sembra soggiogato dalle personalità femminili, senza riuscire a reagire né a delineare dei confini sani per stare bene e preservare i rapporti. Ad esempio, una sua amica tende a escludermi, talvolta non mi saluta quando mi incontra per strada, fa battutine strane e gli chiede di uscire da soli.
é evidente che da quando siamo insieme alcuni rapporti si sono ridimensionati peró spesso mi rinfaccia che per colpa mia non ha vita sociale quando praticamente io non faccio nulla per vietarglielo. Alcuni episodi, soprattutto commenti sessualizzanti, mi hanno lasciato l'amaro in bocca, specialmente perché in precedenza mi aveva assicurato di non provare alcun interesse per le sue amiche. Scoprire una cosa del genere fa pensare a presunti interessi mai dichiarati e a cose non dette. Non credo che all'interno di un rapporto i sensi si spengano o si smetta di trovare attraenti altre persone, ma d'altra parte trovo poco corretto millantare elevati valori morali se poi si agisce in questo modo. Soffro,e anche molto perché ho paura della sofferenza che puó portarmi una rottura improvvisa o scenari in cui mi lascia per amiche o altro ancora
Ansia di non amare più il mio ragazzo
Salve sono una ragazza di 25 anni con una relazione di 5 anni super innamoratissima del mio ragazzo e super gelosa vivevo una relazione felice ancora dopo 5 anni ci guardiamo innamorati ci sentiamo sempre ci vediamo almeno un ora al giorno una relazione perfetta ma all’improvviso dalla fine di luglio un ansia che nata dal fatto che mi sono resa conto che un collega mi guardava, che gli ho passato delle cose senza che lui parlasse e da lì mi sono inizia a chiedere se mi piacesse il collega ma stavo bene con il mio ragazzo ma dopo un po’ è subito partito il pensiero che io non ci tenessi più al mio ragazzo e dopo aver avuto un pianto non ho provato più nulla , ho provato a prendermi una pausa dal mio ragazzo ma non riesco dopo un ora l’ho contata subito perché non ce l’ha facevo senza di lui .
Inoltre sono molto vigile se lui guarda qualcuno il tempo che ci mette per rispondermi però allo stesso tempo mi sento vuota , inoltre quando sto con lui l’ansia e i pensieri scompaiono , mi viene naturale abbracciarlo baciarlo accarezzarlo fotografarlo però dentro mi sento vuota e la mia domanda che mi pongo sempre è perché mi sta succedendo ciò ho un ragazzo al mio fianco che non mi fa mancare nulla e che sceglierei lui nonostante tutto nessuno per me vale come lui , non riesco ad immaginare nessun altro al mio fianco se non lui . Il mio desiderio è tornare come prima non c’è l’ha faccio più .
Per quanto riguarda i pensieri sul collega non sono pensieri come se l’ho volessi al mio fianco ma solo fammi percepire come in attivabile ma l’ho penso di meno il mio unico pensiero è sentire qualcosa per il mio ragazzo se potessi io cancellerei quando mi sono accorta di questa cosa.
Spero mi possiate aiutare e mi scuso se la forma o il discorso non è delle migliori
Bread-crumbing: non voglio più riceverlo
Gentilissim3 Professionist3,
sono un maschio bianco etero cis di 31 anni. Potrei dirvi che sono qui per tutti i bei discorsi che fate sulla comunicazione efficace, sul linguaggio assertivo etc etc ma in realtà l'unica cosa che mi interessa è scopare di più. Cioè se per raggiungere tale obiettivo ci fossero metodi più efficaci della comunicazione efficace, del linguaggio assertivo dell’empatia allora a me andrebbe bene. Cioè in questo momento della vita non mi interessa più dell'assertività o cose del genere, ad oggi l'unica cosa che mi interessa è scopare di più.
Veramente vi assicuro che mi sono messo e mi sto mettendo in gioco. Ad esempio con il volontariato, capita spesso di incrociare persone che non conosco e allora sono sempre il primo a presentarmi e a parlare e la conversazione scorre sempre fluida, vedo che la gente ha piacere di parlare. Alcune persone mi dicono anche loro cose un po' private per cui devo pensare che a pelle ispiro fiducia.
Ma poi quando il momento finisce che chiedo di scambiarci i contatti o mi dicono di no o se mi dicono di sì poi a rispondermi in chat ci mettono giorni, sono lente, rispondono a monosillabi, ma vi assicuro che non mando cose noiose tipo "che fai", ma non scrivo nemmeno papiri, cerco sempre di scrivere messaggi brevi ma incisivi che o siano divertenti o diano un appiglio a lei per rispondere su un argomento che durante la chiacchierata dal vivo ho visto che le interessava...
Ma poi ascolto attentamente ogni cosa che dicono, me la ricordo la volta dopo chiedo com'è andata quella cosa, oppure la riporto in conversazione sotto una nuova lente per dare spunto a lei di parlarne, spunto che ovviamente molto spesso loro sfruttano con piacere
E poi quando per caso ci si rincontra dal vivo mi salutano mi sorridono tipo come se sono contente di vedermi (ma considerando la freddezza che hanno spesso in chat alle proposte che faccio spesso mi viene il dubbio che lo facciano di circostanza).
Quindi onestamente arrivato a questo punto, mettendo tutto questo impegno, anche nelle associazioni di volontariato chi sta vicino a me sa quanto mi faccio il mazzo come volontario, e molte delle ragazze con cui parlo questo lo sanno...
Sanno che mi faccio il mazzo per le cose a cui do importanza, sanno che sono una persona piacevole con cui parlare, affidabile, ma quanto pare questo non basta o non serve proprio a questo punto non lo so più.
Il detto "fare e coltivare amicizie da grandi è complicato" io penso che sia una grandissima stronzata. Basterebbe che rispondessero per organizzarsi per uscire e si uscisse. Grosseto fa schifo e per divertirsi non c'è un cazzo da fare? Sticazzi perché qualsiasi posto è perfetto quando sei con le persone giuste, qualsiasi posto fa schifo quando sei con le persone sbagliate. Quindi letteralmente basterebbe che la gente rispondesse quando viene cercata e non ci sarebbe nulla di complicato.
Che poi non è che lo faccio per scopare, mi basterebbe che quando ho voglia di uscire qualcuna di loro venga a passare una serata, ma per ora nessuna ha mai accettato, ma non solo per uscire io e un'altra e basta, anche per fare un'uscita di gruppo dico, a quelle a cui l'ho proposto non hanno mai accettato, poi vabbè dicono che hanno o il lavoro o quello o quell'altro, ma mi è capitato di proporre cose di sentirmi dire che erano impegnate e poi ritrovarmele davanti. Sì ovvio erano impegnate nel senso che avevano già preso impegni con altri e non con me... fatto sta che io vengo sempre messo in secondo piano e onestamente dato la persona che sono non ne capisco il motivo. Anche il fatto che non è mai successo che replicassero ad una mia proposta proponendomi di aggregarmi al loro gruppo di amici, anche solo per una sera, mica devi invitarmi sempre, mi fa capire che non mi considerano un amico, ma mi pare che si comportano come se lo fossi o quanto meno che accettano che io li consideri amiche, ma non mi pare che loro considerino amico me.
In sostanza se non mi fossi spiegato bene quello a cui mi riferisco è che sostanzialmente tutte le ragazze con cui cerco di entrare in contatto in sostanza mi fanno bread-crumbing. E io dato la persona stupenda e intensa che sono non me lo merito per un cazzo. Questa cosa deve cambiare, io voglio ricevere e mi merito di ricevere la stessa identica empatia attenzione affetto ascolto dialogo gentilezza che metto. Quindi sono qui per questo, perché non voglio più ricevere breadcrumbing, non me lo merito. Quello che mi merito è il telefono che si surriscalda da quanta gente mi cerca perché vuole uscire con me.
Per cui se ora vi dico che sono qui solo perché voglio scopare di più non è perché mi interessi solo scopare, in realtà la cosa che mi interessa di più è creare connessioni con le persone che non siano così deludenti, ma mi sono anche rotto il cazzo di dare tutta la mia umanità senza che ci sia mai un minimo di reciprocità
Ovviamente avrei tanto altro da dire ma lascio la palla a voi.
Io sono qui perché sto cercando un3 professionista con cui fare delle sedute a Grosseto, o almeno ho questa preferenza, non è che non considero minimamente le sedute in videochiamata ma dal vivo ho l'impressione sarebbero più efficaci
Grazie
Lite col mio ragazzo
Ciao a tutti,
scrivo qui per avere l’opinione di persone esperte per un motivo che proprio non riesco a sviscerare e perché ho fatto una cosa di cui mi vergogno e pento amaramente e non so se riuscirò a conviverci.
Il mio ragazzo ha un gruppo di amici che spesso parla in modo molto viscido delle ragazze, commentando seno e sedere o dicendo cose ben più pesanti. Lui mi ha detto che non aveva mai fatto commenti di questo tipo neanche da single perché li trova viscidi e da 2 anni a questa parte ci ho sempre creduto, ma ho sempre avuto il pallino di questa cosa perché, per quanto io mi fidi e riesca a parlare di tutto con lui, non capivo proprio come potesse stare in un gruppo simile.
Mentre mi stava facendo vedere dei messaggi del periodo in cui ci siamo conosciuti, tornando indietro nei messaggi sono spuntati fuori messaggi viscidi in cui raccontava ad esempio il rapporto con una ragazza chiamandola puttana e altre cose. Ancora qui non succede niente. Poi però, dopo qualche altro messaggio poco carino, arriviamo a un messaggio in cui, quando già uscivamo, commenta in modo viscido una ragazza, esattamente nei modi in cui mi aveva sempre detto che non avrebbe mai commentato una ragazza. Li mi sono sentita come se avessi davanti un’altra persona e tradita la fiducia. Non so cosa mi sia preso ma gli ho dato uno schiaffo subito dopo averlo letto. Non so perché l’ho fatto, non è stata una cosa ragionata, l’ho fatto e basta e non mi è mai successo di essere violenta in tutta la mia vita e mai avrei pensato di esserlo con lui che è la persona che più stimo e avrei voluto si sentisse protetto da me. Gli ho chiesto scusa subito e sono scoppiata a piangere perché ho fatto una cosa orrenda. Lui ha detto che non ha cambiato visione su di me, che non mi vede come una persona violenta e capisce perché l’ho fatto in quel momento, ma che ovviamente non lo giustifica. Non cerco giustificazioni, anzi avrei forse voluto che mi lasciasse perché io non gliel’avrei perdonato e non volevo sentirmi scusata, ci convivrò per sempre ma non so cosa fare. Non mi sento di meritare perdono, leggo sempre che al primo schiaffo bisogna andarsene e sono sempre stata d’accordo. Non riesco proprio a togliermelo dalla testa, penso sia stato il gesto più brutto che io abbia mai fatto e in un giorno sento di aver cambiato visione su di lui e anche su di me. Ho ricontattato la mia psicologa, da cui non vado da già due anni, perché ho seriamente bisogno di parlarne perché non capisco da dove mi sia uscito.
Mi sento malissimo, sento di aver rovinato tutto e di non meritare una scusa, non so neanche cosa pensare di me stessa o se merito effettivamente una possibilità. Non capisco come lui sia così tranquillo con me.
Cosa dovrei fare?
Non riesco a capire cosa ci sia accaduto
Ho 40 anni e il mio ex compagno ne ha 35. Ci siamo lasciati circa sei mesi fa, dopo una relazione durata tre anni e mezzo. È stata una relazione molto importante per entrambi e nonostante la separazione, faccio ancora fatica a considerarla una storia finita. Tra noi c'era amore e un progetto di vita importante. Avevamo parlato della possibilità di avere un figlio e di costruire una famiglia insieme, ma la distanza tra noi, è sempre stata un elemento problematico e, nel tempo, si sono aggiunte altre difficoltà. Il mio ex è una persona molto generosa, disponibile e accomodante. Ha un forte senso del dovere e tende a prendersi molte responsabilità. Anche dal punto di vista lavorativo ha fatto scelte molto impegnative, probabilmente mettendo spesso i propri bisogni in secondo piano. Allo stesso tempo, è una persona emotivamente piuttosto chiusa: quando sta male tende a non parlare e a spegnere le emozioni che vive come troppo ingombranti.
La nostra relazione è entrata in una fase di crisi quando io ho iniziato ad avvicinarmi a un’altra persona, senza mai confessarlo. In quel periodo vivevo una situazione familiare complessa e ho cominciato a mettere in discussione il progetto di avere un figlio. Ho mantenuto parallelamente questa seconda relazione e, progressivamente, sono diventata molto critica nei confronti del mio compagno. Ho iniziato ad accusarlo di non aver veramente voluto alcune delle cose che avevamo progettato, di non essersi impegnato abbastanza e, soprattutto, di non avermi resa felice. Ora, riguardando a quella fase, mi chiedo quanto queste accuse rappresentassero davvero ciò che pensavo di lui e quanto invece fossero legate alla mia confusione, alla presenza dell'altra persona e alla situazione familiare che stavo vivendo.
Lui, invece di reagire apertamente e di rassicurarmi come aveva sempre fatto, si è progressivamente chiuso. Non parlava molto di quello che provava e contemporaneamente stava affrontando un periodo di forte stress anche sul lavoro. Ho avuto la sensazione che abbia iniziato a vivere la relazione come qualcosa in cui non riusciva più a essere all'altezza delle mie aspettative. Alla fine mi ha lasciata dicendomi che aveva perso i sentimenti e che non si sentiva più in grado di darmi ciò che volevo. Tutto questo mi ha causato un dolore lancinante e ho tentato in tutti i modi, fino a qualche settimana, fa di convincerlo a riprovarci, ma lui mi ha detto che non riesce a badare a se stesso, che non può più sostenere questa relazione e che deve spegnere quello che sente per non impazzire. Si arrabbia quando io riduco questo momento ad una crisi di coppia, affermando che è una crisi personale dalla quale deve uscire da solo.
Oggi, a distanza di sei mesi dalla rottura ufficiale, noto in lui un forte senso di colpa per come è andata la nostra relazione e per avermi ferita. Allo stesso tempo, sembra sentirsi in qualche modo “sbagliato”, come se avesse fallito non soltanto nella relazione con me. Contemporaneamente, però, sto osservando in lui alcuni comportamenti nuovi, cose che prima non faceva e che sembrano indicare un tentativo di vivere in maniera diversa, di sperimentare una maggiore libertà o di ridefinire la propria identità. Questa apparente contraddizione mi fa pensare che possa essere in una fase di profonda riorganizzazione personale. Mi chiedo se questa crisi possa essere collegata anche a un modello che ha avuto per molto tempo nella propria vita: la tendenza a mettere i bisogni degli altri davanti ai propri, ad adattarsi e a fare ciò che ritiene giusto o necessario per non deludere le persone a cui vuole bene. In particolare, penso al rapporto con sua madre, che percepisco come una persona molto controllante, emotivamente immatura e fortemente centrata sui propri bisogni. Ho la sensazione che lui abbia imparato negli anni a sacrificare parti di sé e delle proprie esigenze per non scontentarla, assumendo un ruolo molto accomodante e responsabile all'interno della famiglia.
Mi chiedo quindi se la relazione con me possa aver rappresentato, almeno in parte, il punto in cui questo meccanismo è arrivato al limite. Da una parte lui desiderava costruire una vita con me e sembrava investire molto nella relazione; dall’altra potrebbe aver accumulato nel tempo una sensazione di rinuncia ai propri bisogni, senza riuscire realmente a esprimerla. Quando io ho iniziato a criticare le sue scelte, a mettere in discussione il nostro progetto e contemporaneamente mi sono avvicinata a un'altra persona, potrebbe essersi attivata in lui la convinzione molto profonda di non essere abbastanza e di non riuscire a rendermi felice? Se così fosse, potrebbe essersi ritirato e aver concluso che l'unica soluzione fosse lasciare la relazione? Questa lettura, tuttavia, è una mia ipotesi e vorrei capire quanto possa essere fondata.
Amica che non accetta che sento un altra donna
Buongiorno io ho una grande amica che mi è stata vicina in un momento difficile della mia vita questa persona c era quando stava male mi ha prestato soldi che sto ridando un tot al mese e ce stato anche sesso tra di noi ma tutti e due ci siamo detto che nn c era nulla di più che una grande amicizia
Da 8 mesi sento una donna x vedere se ci può essere una relazione d amore con lei e l unico mio errore è stato nn diglielo alla mia amica quando l ha scoperto ha iniziato a ricattarmi sui soldi sul fatto che lei avrebbe fatto tutto x me che questa nuova donna nn la sopporta e che se voglio sentire l altra questa mia amica nn ce più e che rivuole i soldi subito ma io nn riesco a darli tutti subito
Continua a ricattarmi e a discutere su tutto ciò che ha fatto x me e che andrà a digli all altra che lei fa parye dells mia smica che mi ha aiutato e che abbiamo fatto sesso che devo fare? Io sto scoppiando e lei vuole secondo me farmi esaurire non ce la faccio piu lei dice che sbaglio a sentire un altra donna e che lei visto che io era un po che nn sentivo nessuno si era affezionata e che nn sono piu l andrea di prima perche lei nn é al centro dell attenzione e io scrivo il buongiorno anche a un altra e sento anche un altra
Cosa posso fare?
Ansia di non amare più il mio ragazzo
Salve sono una ragazza di 25 anni con una relazione di 5 anni super innamoratissima del mio ragazzo e super gelosa vivevo una relazione felice ancora dopo 5 anni ci guardiamo innamorati ci sentiamo sempre ci vediamo almeno un ora al giorno una relazione perfetta ma all’improvviso dalla fine di luglio un ansia che nata dal fatto che mi sono resa conto che un collega mi guardava, che gli ho passato delle cose senza che lui parlasse e da lì mi sono inizia a chiedere se mi piacesse il collega ma stavo bene con il mio ragazzo ma dopo un po’ è subito partito il pensiero che io non ci tenessi più al mio ragazzo e dopo aver avuto un pianto non ho provato più nulla , ho provato a prendermi una pausa dal mio ragazzo ma non riesco dopo un ora l’ho contata subito perché non ce l’ha facevo senza di lui .
Inoltre sono molto vigile se lui guarda qualcuno il tempo che ci mette per rispondermi però allo stesso tempo mi sento vuota , inoltre quando sto con lui l’ansia e i pensieri scompaiono , mi viene naturale abbracciarlo baciarlo accarezzarlo fotografarlo però dentro mi sento vuota e la mia domanda che mi pongo sempre è perché mi sta succedendo ciò ho un ragazzo al mio fianco che non mi fa mancare nulla e che sceglierei lui nonostante tutto nessuno per me vale come lui , non riesco ad immaginare nessun altro al mio fianco se non lui . Il mio desiderio è tornare come prima non c’è l’ha faccio più .
Per quanto riguarda i pensieri sul collega non sono pensieri come se l’ho volessi al mio fianco ma solo fammi percepire come in attivabile ma l’ho penso di meno il mio unico pensiero è sentire qualcosa per il mio ragazzo se potessi io cancellerei quando mi sono accorta di questa cosa.
Spero mi possiate aiutare e mi scuso se la forma o il discorso non è delle migliori
Dubbi sulla mia relazione
Buongiorno,
è da un po' di tempo che ho dei dubbi sulla mia relazione. Ho una storia con una persona a cui voglio bene, ma ci sono aspetti della sua personalità che non mi piacciono. Non è mia intenzione sminuirlo come persona, ma a volte mi sembra molto contraddittorio: mi pare viva di un'approvazione riflessa e nell'idea autoingannevole che le persone gli possano voler bene a prescindere da tutto, mi sembra voler dimostrare sempre qualcosa al prossimo e poco interessato a me come persona.
Non so se sono io a sbagliare, ma a volte — soprattutto sull'idea che gli altri possano volerti bene in modo incondizionato — provo rabbia. Mi sembra evidente che le persone guardino principalmente ai propri fini e che, a prescindere da tutto, il bene non vada guadagnato, facendo cose controvoglia quando si crede sia giusto farlo. Non ho la presunzione né l'intenzione di volerlo cambiare, ma non mi risulta semplice interagire con questi suoi comportamenti, soprattutto quando mi chiede pareri.
Tende a non amare il dialogo e a passare da uno stato di vittimismo alla rabbia, situazione in cui non mi lascia parlare e io mi sento letteralmente congelata. Spesso mi sembra soggiogato dalle personalità femminili, senza riuscire a reagire né a delineare dei confini sani per stare bene e preservare i rapporti. Ad esempio, una sua amica tende a escludermi, talvolta non mi saluta quando mi incontra per strada, fa battutine strane e gli chiede di uscire da soli.
é evidente che da quando siamo insieme alcuni rapporti si sono ridimensionati peró spesso mi rinfaccia che per colpa mia non ha vita sociale quando praticamente io non faccio nulla per vietarglielo. Alcuni episodi, soprattutto commenti sessualizzanti, mi hanno lasciato l'amaro in bocca, specialmente perché in precedenza mi aveva assicurato di non provare alcun interesse per le sue amiche. Scoprire una cosa del genere fa pensare a presunti interessi mai dichiarati e a cose non dette. Non credo che all'interno di un rapporto i sensi si spengano o si smetta di trovare attraenti altre persone, ma d'altra parte trovo poco corretto millantare elevati valori morali se poi si agisce in questo modo. Soffro,e anche molto perché ho paura della sofferenza che puó portarmi una rottura improvvisa o scenari in cui mi lascia per amiche o altro ancora