Domande su Ansia e depressione Domande e Risposte su ansia e depressione
Mangiarsi continuamente le pellicine dalle labbra
Salve! Ho un problema con le labbra: mi tolgo continuamente le pellicine dalle labbra fino a sanguinare. Passo buona parte della giornata con le mani sulla bocca, spesso neanche me ne accorgo, è diventato automatico. Quando tolgo le pellicine lo faccio quasi con "cattiveria" non sono delicata a farlo, arrivo fino a sanguinare e a provare dolore tant'è che a volte non riesco a muovere le labbra per sorridere o per parlare che mi si spaccano e sanguinano ancora. Quando arrivo a sanguinare, non mi fermo se c'è a cora la pellicina la devo strappare sangue o non sangue. Quando però arrivo al dolore, si mi fa male, ma un è male direi quasi piacevole ormai. Se provo a non farlo o mi mangio le unghie o dirigono i denti.
Ho questo problema da un po' di anni ormai; per un certo periodo se c'era un capello in mezzo al viso o in giro da solo lo strappavo quasi sempre, ora mi capita meno spesso. Fino ad un paio di anni fa se avevo crosticine o brufoletti in viso li grattavo via mente ora lo faccio con quelli sulla schiena.
Per un periodo di quasi tre mesi, circa cinque anni fa sono caduta nell'autolesionismo fino ad arrivare a preparare un suicidio che però, fortunatamente non sono mai riuscita a fare, anche se allora volevo.
Adesso ne sono uscita da sola, nessuno sa nulla.
Ad oggi mi capita di avere alcuni momenti in cui sono stesa sul divano a fare nulla o a scuola o comunque in situazioni "normali" e avere attacchi d'ansia suppongo siano, mi batte forte il cuore e respiro un po' corto
Spesso mi capita di pensare ancora al suicidio, a come sarebbe se fossi morta o come starebbero meglio gli altri; in stazione a volte quando sta per arrivare il treno lo fisso e mi avvicino alla linea gialla anche superandola senza però mai buttarmi.
Ho scoperto di avere una amica che è caduta in una lieve depressione e questo mi blocca ancora di più nel parlarne con qualcuno.
Essendo sia alle elementari che alle medie e a volte anche alle superiori, stata presa in giro per diversi motivi, sono molto chiusa ci vuole molto tempo prima che qualcuno riesca ad avere la mia fiducia, e per questo in tutta la vita non ho mai avuto una migliore amica, o un fidanzato o comunque qualcuno che restasse nella mia vita. Tutto ciò mi porta a sentirmi molto spesso sola e non cercata, come non amata e praticamente inutile.
Tra l'altro ho anche un rapporto molto difficile con i miei genitori, diciamo che se dovessi dire che gli voglio bene, non sarebbe un bene da figlio, ma un bene da conoscenti diciamo; non li sento molto genitori, non sono mai stato molto presenti nella mia vita e nonostante mi abbiano dato tutto non mi hanno mai dato l'amore di cui necessitavo.
Con loro non voglio tassativamente parlargiene.
La mia domanda è: la cosa a cui sto pensando è fare diverse vistie quando mi trasferisco tra un po' di mesi, ma fino ad allora come dovrei comportarmi? Cosa devo fare? Cosa mi consiglia? Grazie mille per la vostra risposta
Onicofagia e altri "vizi" (mordicchiare vestiti) in bambino di 9 anni
Gent.mi Dottori, sono la mamma di un bambino di quasi nove anni che, all’età di 3, in concomitanza con la nascita del fratellino, ha iniziato a mangiarsi le unghie. Ha continuato a mangiarsele per tutti questi anni, da parte nostra abbiamo cercato di essere comprensivi al massimo, cercando di limitare i rimproveri e semmai di distrarlo (io stessa sono una ex mangiatrice di unghie e so quanto questo impulso sia irresistibile!). Tuttavia, da un anno a questa parte, il bambino ha iniziato anche a mordicchiare praticamente qualsiasi cosa, vestiti in primis (bordi delle magliette, cordini di felpe e tute ecc.). Lo fa soprattutto quando si annoia o è in tensione per qualcosa (una partita in tv) ma anche quando si rilassa. Da anni sono inoltre presenti, alternativamente, dei blandi tic di tipo semplice (quello di questo periodo è: spalancare la bocca per poi richiuderla, ma non lo fa continuamente, direi più o meno 10 volte al giorno). Per il resto, il bambino non desta particolari preoccupazioni: è ben inserito nel gruppo classe, ha altri amichetti che frequenta anche fuori dalla scuola, pratica con gioia gli sport che lui stesso ha scelto (sci e calcio) e a scuola non ha nessun problema (ma senza essere il primo della classe!). Caratterialmente è piuttosto tranquillo, mai aggressivo né con noi né con i suoi compagni, ma sa comunque far valere la sua opinione! La situazione in casa è serena, di certo io e mio marito non siamo campioni di calma ma facciamo del nostro meglio per assicurare ai nostri bambini una genitorialità calda e attenta. Il bambino più piccolo, che sta per compiere 6 anni, per contro è un peperino, gelosissimo nei confronti del fratello maggiore, sul quale cerca di imporsi e al quale rompe ahimè costantemente le scatole. Non si è mai mangiato le unghie né ha altri vizi o tic.
Da qui la mia domanda: è necessario aiutare il nostro primogenito e, se sì, come procedere? Oppure è meglio lasciar perdere contando su una regressione spontanea durante la crescita? Nel ringraziarvi infinitamente invio i migliori saluti,
Rita
Perchè vivere?
La domanda di questi giorni è : Perché Vivere?
Non riesco a trovare qualcosa per la quale valga la pena vivere, l’unica cosa che mi tiene qui sono i miei genitori e mia sorella, loro non meritano un dolore così grande, non meritano di perdere una persona alla quale vogliono tanto bene. Tutti gli altri se ne farebbero una ragione, starebbero male un pochino, ma poi passerebbe tutto. Io perché devo continuare a “vivere” una vita che non mi porta da nessuna parte ? Perché devo vivere? Non vedo un futuro, non mi piace studiare, non mi fiderò mai di nessun ragazzo. So per cosa devo vivere ma non so per cosa VOGLIO vivere.
Tutto ciò che faccio lo faccio per impiegare il tempo, è solo un palliativo, nell’attesa che il giorno finisca. Il problema è che quando un giorno finisce, ne inizia un altro e tutto si ripete come il giorno prima.
Non ho la forza di andare avanti, non ho la forza per fare niente, non ho la forza di studiare, di leggere, di amare la vita. Amare la vita…ma poi perché? È qualcosa che ho voluto io?
No, io non volevo nascere.
Se non fossi nata adesso non avrei nessun problema, se non fossi nata, nessuno piangerebbe per la mia morte.
E invece devo stare qua, costretta, per far giocare qualcuno che si annoiava e ha deciso di creare il mondo. Sempre se questo qualcuno esiste. Se non esistesse sarebbe ancora peggio. Sarei qui per pura casualità.
Il mondo è cattivo, le persone sono cattive, è tutto pieno di sofferenza, soffriamo tutti e non abbiamo il coraggio di porre fine a tutto ciò. Vorrei che il mondo finisse e si portasse via tutti i dolori e la cattiveria dell’umanità. Sarebbe meglio per me, per tutte le persone che vivono adesso e che vivranno in futuro. Smettiamola di fare figli, smettiamola di mettere al mondo persone che soffriranno, spezziamo questo cerchio, finiamola di essere stupidi ed egoisti. Noi soffriamo e cerchiamo di stare meglio giocando con la vita degli altri. Dovrebbe essere illegale favoreggiare il proseguimento della vita sulla terra.
Qual è il senso di tutto ciò?
Tutto ciò che facciamo è un modo per impiegare del tempo dato che abbiamo avuto la sfortuna di nascere.
Mi sento vuota, mi sento senza uno scopo, mi sento triste, depressa. Prima non ero così, prima apprezzavo qualsiasi cosa…che stupida! Adesso ho aperto gli occhi, ho capito che razza di fregatura è la vita.
Che cattiveria immensa.
Voglio morire e porre fine alla mia sofferenza
Sono una ragazza di 19 anni. Ho il desiderio di morire per porre fine alla mia sofferenza. Mi vergogno a dirlo, perchè non ho particolari problemi, c'è gente che sta mille volte peggio di me. Tuttavia sono estreamamente infelice, inappagata e frustata perchè nella mia vita faccio tutto solo perchè devo e non perche mi piace. Non mi piace l'università che frequento, non mi piace il mio ragazzo, non mi piace la mia famiglia, non ho amici, sono sola. Non ho il coraggio di lasciarlo, anzi ci ho provato, sono stata male e sono ritornata con lui, non ho il coraggio di cambiare uni in quanto ho studiato tutta l'estate per entrare e ho fatto e sto continuando a fare enormi sacrifici. Ogni sera, ogni giorno quando sono da sola un momento mi metto a piangere. Sono giunta alla conclusione che sarò per sempre infelice, tuttavia non riesco più ad andare avanti. Non ho nessuno con cui parlare, tutti pensano che io sia felice, nemmeno mia madre si accorge di come io stia. Vi chiedo aiuto, cosa devo fare?
3 risposte - LeggiPaura di viaggiare in auto se guidano gli altri
buongiorno,
molti di voi rideranno della mia paura..
Soffro di attacchi di panico in auto ma non se guido io, solo se guidano gli altri. Non trovo aiuto da nessuna parte, diciamo che chi ne soffre appunto è perchè guida direttamente e non perchè è in auto con altri.
Questa paura deriva dal fatto che da ragazzo circa 15 anni fa, andando con i miei amici in auto loro andavano forte ed il avevo paura. Il problema è che adesso andando con chiunque anche a 50 allora ho paura.(ripeto se guido io posso andare anche veloce non ho nessuna paura)
Come posso risolvere questo trauma?
grazie della risposta.
saluti
Faccio bene a lasciare l'università?
Salve,
Sono le 5:00 di notte ed io non riesco a dormire ! Il pensiero che mi affligge è: devo lasciare o no l'università ?
Ho 23 anni e brevemente cerco di raccontarti la mia storia ! Ho frequentato il liceo classico senza troppi problemi,studiare mi piaceva , andavo bene , i prof mi adoravano,non era pesante passare ore ed ore sui libri e riuscivo anche fare altre attività come ad esempio frequentare una scuola di danza classica ( per ben 13 anni,ho iniziato all'età di 6 anni). Poi,verso il quarto anno di liceo ho iniziato a pensare a cosa poter fare all'università e mi sono convinta giorno dopo giorno di voler diventare un medico così dopo il liceo ho provato il test d'ingresso a medicina con esito negativo. Ho provato altri test lo stesso anno con esito positivo ed ho così deciso di iscrivermi a farmacia perché a livello di esami era la facoltà più affine alle materie del test d'ingresso e quindi dando gli esami di farmacia avrei potuto prepararmi meglio per il test visto che uscendo da un liceo classico la mia preparazione nelle materie scientifiche era molto scarsa. Però forte della convinzione di voler fare il medico,mentre frequentavo il primo anni di università alla Sapienza di Roma,mi sono iscritta anche ad un corso privato di preparazione al test di medicina della durata di un anno intero che ho frequentato con piacere e successo ( in chimica ero la prima della classe). Il primo anno a farmacia é andato bene,ho dato 7 esami e mi piaceva quello che studiavo però ero sempre più convinta di voler fare medicina così l'anno dopo ho riprovato il test con esito ancora negativo ed ho continuato a fare farmacia dando altri 5 esami. Al terzo tentativo finalmente sono riuscita a superare il test di medicina e così ho lasciato farmacia ma non ne ero del tutto convinta perché in quei due anni mi ero appassionata molto ad una nuova materia cioè la chimica che fino ad allora non avevo mai avuto modo di studiare bene,però pensando al futuro e al lavoro che sarei andata a fare mi sono trasferita a medicina ( cambiando anche città ,perché il test è Nazionale e sono finita in Molise,quindi ho dovuto lasciare Roma che adoravo. ) Il primo anno a medicina è stato traumatico,non sono riuscita a fare nemmeno un esame. Ero molto scoraggiata,depressa,triste e demotivata ma grazie ai miei genitori ho deciso di darmi un altra possibilità iniziando il secondo anno a medicina ma come ripetente perché non avendo dato neanche un esame ho dovuto rifare il primo anno. Prima di iniziare di nuovo il primo anno avevo la possibilità di fare esami sia a settembre che a dicembre ma ho saltato entrambee le sessioni così ora sono arrivata alla sessione di febbraio ma non è cambiato nulla. Emotivamente mi sento uno schifo,mi sento una fallita perché ho ripetuto il primo anno,una perdente inconcludente,inoltre non mi piace la città in cui mi sono dovuta trasferire per studiate medicina,qui non ho amici mentre a Roma avevo delle amiche fantastiche e anche una vite sociale al di fuori dell'università,andare a lezione mi pesa sempre di più , i professori non mi piacciono ( mentre alla Sapienza li adoravo e li ascoltavo estasiata) mettermi sui libri è diventato un trauma, passo le giornate con il libro davanti ma senza studiare nemmeno una pagina , mi sento molto male se penso a tutti i sacrifici che i miei genitori hanno fatto per farmi studiare,a tutti i soldi investiti e a tutta la fiducia che mi hanno dato quindi sono molto depressa anche fisicamente non mi riconosco più ( ho messo su qualche chilo perché per l università sono sempre nervosa e a volte mi sfogo sul il cibo ). Ogni giorno mi alzo con il terrore di affrontare un altro giorno deludente e vado a dormire sempre insoddisfatta perchè non studio niente e dispiaciuta e con un enorme senso di colpa perché sto ingannando i miei. Mi sento tremendamente stupida e incapace perché tra 3 giorno ho l'esame e non ho studiato niente ancora una volta dopo aver fatto così per un intero anno. Così penso che lasciare tutto questo sia la cosa migliore così potrei anche aiutare i miei nell'azienda di famiglia e fare o la commessa nel negozio di mio padre o la cameriera all'agriturismo dei miei. Però ho paura che lasciando l università commetterò l'errore più grande di tutta la mia vita e che un giorno me ne pentiró. Le ragioni che mi hanno spinto a fare medicina sono : aiutare il prossimo a guarire dalla sofferenza o a sentire meno dolore , lavorare in ospedale( che é un ambiente che adoro ) , capire come funziona il corpo umano nei minimi dettagli,prendermi cura degli altri. Ho sempre avuto questo sogno bellissimo da realizzare ,su questo non ho mai avuto dubbi e sono stata sempre convinta e determinata ma ora non è più così e sono sempre più disperata. E non so cosa fare....i miei sarebbero contenti di qualsiasi decisione io prenderó ma la paura di deluderli e deludermi ancora una volta è tanta...
Tu cosa ne pensi ?
Grazie infinite se mi risponderai
Mancanza di personalità
Salve, mi chiamo Riccardo ho 35 anni e scrivo in quanto nella mia vita non ho maimavuto personalità Non ho mai ragionato con la mia testa e non riesco ad esprimere i miei bisogni. Vorrei capire cosa significa quando mi viene detto che non ho personalità e cosa posso fare per non farmi condizionare in maniera così evidente dalle altre persone?
Grazie
Ansia e paranoie per una frequentazione
Cari Dottori, vi scrivo perchè al momento mi trovo in una situazione molto complicata che non mi da pace e che mi sta ossessionando su come potrebbe andare. Sono una persona ansiosa e non so come gestire questa situazione.
Sono una ragazza di 25 anni e qualche mese fa ho conosciuto online un ragazzo della mia età. Cominciamo a conoscerci, a condividere passioni, interessi, pensieri e soprattutto esperienze di vita, mi rendo conto che mi piace, che mi attira molto, adoro il suo carattere e, punto cruciale, guardando le foto lo ritengo molto carino. Il nostro rapporto comincia a svilupparsi e sembra andare sempre più in profondità, facciamo chiamate e ci scriviamo tutti i giorni. Mi sento finalmente capita e "vista davvero" da lui. Insomma, da quel che posso vedere capisco che mi piace. Decidiamo quindi di incontrarci. Appena lo vedo mi crolla un po' tutto, so che alcuni magari sono più carini in foto che dal vivo, ma lui cambia in modo piuttosto drastico e capisco che probabilmente avevo solo visto le sue foto migliori. Io non sono nessuno per dirlo, ma in quel momento lo trovo oggettivamente brutto. Mi sento male improvvisamente, perchè non voglio essere superficiale e perciò decido di continuare l'appuntamento. In realtà è andato bene, mi sono divertita con lui e ci siamo raccontati molto. Non posso dire di aver sentito la scintilla perchè, oltre all'aspetto che mi ha deluso, lui era anche molto più timido di me e perciò non riuscivamo a essere completamente in confidenza. Ma in certi momenti mi sono lasciata andare a più tenerezza, perchè avevo sempre pensato al nostro incontro e non volevo trattenermi solo perchè, fisicamente, non mi piaceva. Non ci sono stati baci ma solo mani che si sfioravano e bacini sulla guancia molto graditi. Sono la prima a dire che se c'è del sentimento allora la bellezza passa in secondo piano. Il punto è che so riconoscere che la bellezza e l'attrazione sono due cose diverse.. solo che avendo fatto una sola uscita non saprei ancora dire se mi sento attratta da lui. Mi ritrovo a pensare che, in effetti, non trovo ancora qualcosa del suo viso che mi piace. Ho provato a concentrarmi su qualcos altro, occhi, capelli, corporatura.. ma niente è degno di nota, anzi è piuttosto magro per i miei gusti. Ed è una cosa che mi sconvolge abbastanza, perchè anche dopo la nostra uscita, sentendolo sempre in chiamata o scrivendoci, mi rendo conto che in realtà è esattamente la persona che potrebbe fare al caso mio, ma per come è lui dentro. A volte mi ritrovo a pensare in modo intimo a noi due, a qualche fantasia, ma dopo un po' finisce perchè il ricordo di lui per come l'ho visto mi ha abbassato molto questa cosa. A volte penso: e se dovessi dirgli che non mi piace fisicamente e che per questo non riuscirei a stare con lui? Ma poi mi viene da piangere perchè mi farebbe così male perderlo. Perchè in qualche modo sento che ormai mi sono già legata a lui, sento che mi sono presa tanto per come è dentro, della sua "anima". E mi sento così superficiale a pensare al fatto che in altre circostanze non lo avrei nemmeno guardato, se non ci fossimo conosciuti.
Perciò vi chiedo, se eventualmente le cose dovessero andare bene tra noi sviluppando qualche sentimento, secondo voi è possibile che io stessa riesca a superare questo suo difetto? Oppure è destinato tutto a scemare? Altra domanda... se in teoria non mi piace fisicamente allora perchè mi ritrovo a pensare a certe fantasie intime su di lui? O è la mia testa che mi sta ingannando perchè vuole solo illudersi?
Grazie a chi risponderà.
Perché sto così male ed è tutto così difficile?
Sono una ragazza di 24 anni e ogni volta che cerco di spiegare i miei problemi me ne pento, quindi domani mi sarò già pentita di questo post. Non ricordo un solo anno della mia vita in cui sono stata davvero felice: gli anni delle scuole sono stati pesanti, andavo malissimo a scuola nonostante io abbia alle spalle una famiglia che mi supporta, perché odiavo andare a scuola, facevo troppa fatica a stare concentrata tutte quelle ore, e ho sempre avuto troppa ansia nel parlare con compagni e insegnanti. Ma adesso che ho finito le scuole dell'obbligo mi rendo conto come questo problema mi impedisca di funzionare come un normale adulto da inserire nella società. Qualsiasi relazione amorosa o lavoro che inizio dura ben poco e sono sempre io ad abbandonarli.
Inizio dalle relazioni interpersonali: sia in amore che in amicizia ho sempre avuto molte difficoltà, soprattutto perché mi succede sempre di "ossessionarmi" con una persona per un determinato periodo di tempo; periodo nel quale oscillo tra il pensare che sia tutto il mio mondo, senza di essa non posso vivere, e che la odio perché mi fa stare malissimo (es.: passa semplicemente del tempo senza di me, magari coi suoi amici). Questa cosa mi capita da quando ho memoria (anche alle scuole elementari), sia con maschi che con femmine, sia in amicizia che in relazioni sentimentali, e mi fa vivere ogni relazione con ansia. Ironia della sorte, poi sono sempre io che abbandono suddetta persona. Quando arriva il periodo in cui sento che questa persona mi sta facendo del male allontanandosi da me (anche se poi realizzo che non lo stava facendo), tendo ad autolesionarmi, ultimamente bevendo alcolici; quando ero adolescente invece ricordo che "graffiavo" sigle sulla mia pelle (es.: iniziali di nomi), mi mordevo o sbattevo la testa contro il muro facendomi male.
Adesso che sono più grande, sento il bisogno di essere economicamente indipendente ma anche questo si è rivelato un ostacolo insormontabile quanto avere delle relazioni stabili. Ho provato due lavori ed entrambi lasciati dopo poco: in entrambi dovevo stare a contatto con il pubblico e io provo una forte ansia a parlare con le persone. In generale quest'ansia accompagna tutto il mio rapporto lavorativo, faccio un sacco di errori perché se non mi vengono dette le cose per filo e per segno non riesco a farle (mentre ho notato che le persone riescono a essere meno meccaniche di me), dimentico le cose con una facilità disarmante e tutto ciò mi porta a essere rimproverata spesso, cosa che mi fa provare sempre un'ansia forte e di conseguenza abbandono. Anche qui, mi mordo sempre la lingua perché vorrei rispondere con esplosioni di rabbia, urlare, andarmene. Invece sto sempre zitta e quando sono sola mi torna una gran voglia di bere alcolici fino a stordirmi (premetto che non mi è mai neanche piaciuto il gusto dell'alcol, lo faccio solo per annebbiarmi la mente).
Inoltre, non l'ho mai detto a nessuno perché me ne vergogno, ma penso spesso di togliermi la vita. Quando ero adolescente, guardavo spesso sotto il mio balcone per capire se il salto potesse essere fatale o meno. Adesso, da quando ho provato di nuovo a lavorare fuori dalla mia città fallendo dopo un mese come la volta precedente, mi è tornato questo pensiero. Ho pensato di voler entrare in coma etilico oppure cercavo altri modi per andarmene. Ma non trovo mai il coraggio, penso sempre a chi si aspetta che io torni a casa e alla disperazione in cui si troverebbero se compio questo gesto. Mi ritrovo tuttavia incapace di vivere: tra relazioni interpersonali e lavoro, capisco di non essere in grado di affrontare la vita. Ho sbalzi di umore che non capisco nemmeno io, a volte ho un'adrenalina improvvisa e poco dopo potrei star pensando di nuovo a come farmi del male o eliminarmi. Passo molto tempo chiusa a casa, anche per giorni interi, ma quello è il male minore perché ogni volta che provo a fare qualcosa, come lavorare, torno a stare estremamente male e a volermi fare male. Non che chiusa a casa io stia sempre benissimo, a volte ho bevuto anche in questi momenti, ma sono momenti molto meno esplosivi di quando esco dalla mia comfort zone. Nonostante tutto ciò, ho pochi amici stretti, eppure non sono mai riuscita a raccontare il mio stato mentale.
Penso spesso che sono destinata a una vita misera; penso spesso ad annebbiarmi la mente in altri modi, tipo passando alle droghe, ma non ho mai avuto il coraggio neanche di questo. Almeno, come dicevo, stando a casa questi pensieri si "calmano" un pochino e non vorrei mai farmi vedere da chi mi sta vicino come un'alcolizzata o una drogata. Ma mi chiedo spesso come io possa vivere rinchiusa a casa solo per calmare questa bestia che ho dentro, che sembra attivarsi in modo casuale e specialmente fuori dalla comfort zone.
Vorrei andare da uno psichiatra, mi piacerebbe una diagnosi accurata sui miei sintomi, ma appunto non riesco a lavorare e quindi mantenermi delle sedute.
Di che cosa soffre la mia mente? Non starò mai bene e mi spegnerò lentamente così?
Grazie per aver letto fino alla fine.
Blocco universitario e amicizie
Gentili Dottori, ho 22 anni e così tante cose da dire che non so da dove partire. Mi trovo in un momento di pura confusione, in ambito accademico e relazionale. Purtroppo, a scuola ho sempre avuto amicizie di convenienza, quindi non sono mai riuscita a portarle avanti una volta finito il ciclo. Ho due amiche a cui sono legatissima, che però sono più grandi (quindi con uno stile di vita diverso dal mio) e che vedo raramente, perché abitano in città diverse. Ho accettato di frequentare l’università da fuorisede, cambiando totalmente abitudini e ambiente, perché pensavo che mi avrebbe aiutata, ma purtroppo no: al primo anno avevo una bella cerchia di amicizie, ma adesso, che sono al terzo, si sono formati come dei “sottogruppi”, di cui non mi sento parte. La scena che si ripete è sempre la stessa, dal liceo ad ora: si avvicinano a me, per simpatia iniziale o magari per bisogno, poi però, appena conoscono qualcuno di più “cool”, mi abbandonano. È come un ciclo che si ripete puntualmente e a cui non so come porre fine, anche se giuro che vorrei tanto. Ho un carattere difficile, lo ammetto, ma è una corazza che mi sono costruita a causa di tutte le volte che ci sono rimasta male. Questi comportamenti altrui mi portano ad autoescludermi, come se io in primis dicessi “tolgo il disturbo, tanto la mia presenza non fa differenza”. Non ho nessuno con cui mangiare una pizza, con cui fare gossip, per fare un esempio stupido, o nessuno con cui parlare degli esami, al di fuori della mia famiglia che per fortuna è sempre presente, nonostante la distanza, e mi si spezza il cuore a pensare che per altri sono cose normali o scontate. Mi chiedo cos’ho fatto di male o cos’ho di sbagliato per essere costretta a passare una vita così, ma non riesco a capirlo. Purtroppo sono stata sfortunata anche con le coinquiline, che invece avrebbero potuto essermi d’aiuto, perché sono cambiate spesso, e quindi non ho avuto modo di creare veri rapporti con nessuna. Nella mia città, sto da sola e non esco mai, è vero, ma almeno è casa mia, ho i miei genitori, i miei luoghi di infanzia, etc, invece nella città da fuorisede mi sento proprio un pesce fuor d’acqua, isolata da tutto e da tutti. E pensare che per molti è una delle esperienze più belle della vita. Vi faccio un esempio stupido, ma che purtroppo mi è rimasto impresso: un volta, sono andata a ballare con questi “amici” che ho menzionato prima. Sono uscita dalla sala, perché non mi sentivo bene: sono stata più di un’ora fuori per riprendermi, e NESSUNO che sia venuto a chiedermi quantomeno se fossi viva o se fosse tutto a posto, mentre magari, se fosse uscita qualcun’altra, ci sarebbe stata la processione. Questa cosa è successa mesi fa e non l’ho ancora fatta notare a nessuno, per non peggiorare le cose, ma vi giuro che vorrei tanto togliermi i sassolini dalla scarpa una volta per tutte. Ed è solo una delle tante cose che potrei esporre.
Di pari passo con il problema delle amicizie, si pone un ipotetico ragazzo: mi piacerebbe tanto avere una persona al mio fianco, che mi voglia bene e su cui poter contare, ma se sto sempre chiusa in casa, non può piovere dal cielo (e come/dove esco senza amici?)
Poi, a questo scoglio relazionale, che ormai a 22 anni dubito di poter risolvere, si aggiunge il lato accademico. Come accennavo prima, sono al terzo anno di Medicina: sulla carta, perché a livello di esami sono molto più indietro. La mia famiglia non lo sa, e mi peserebbe troppo dare questo dispiacere. Sono sempre stata brava a scuola: sono uscita con il massimo dei voti dal liceo classico, ma soprattutto ero veramente interessata a quello che facevo, lo trovavo stimolante e arricchente. Qui il contrario: non ho voglia né motivazione di studiare le materie scientifiche, che sono sempre state un po’ la mia nemesi. Ho scelto Medicina per il solo sbocco lavorativo, perché effettivamente mi ci vedo, però non so se riuscirò mai ad arrivarci. Vedo gli altri che vanno avanti e superano esami su esami, entusiasti e affascinati da quello che fanno, mentre io non ci riesco: so che non sono dei geni, ma hanno solo più costanza e determinazione di me. Vorrei tanto tornare nella mia città e studiare materie che veramente mi riescono e mi piacciono, però non mi ritroverei dal punto di vista lavorativo, quindi sono un po’ bloccata in questo limbo. Non so se abbia senso continuare Medicina, con il rischio di finire fuoricorso, a forza di lacrime, notti insonni ed esami ripetuti 10 volte; non so se tornare a casa e iniziare un nuovo corso (a 23 anni, al pari dei ragazzi appena usciti dal liceo?), non so veramente niente, e non c’è nessuno che possa aiutarmi, perché si tratta della MIA vita. Com’è possibile alla mia età non avere sogni o scopi chiari? Perché devo essere una persona così triste e insignificante?
È da quando mi sono trasferita e ho iniziato Medicina che ho questo pensiero, ma anche se vado avanti non riesco mai a prendere una decisione. Mi sento solo di star sprecando tempo, in attesa di un’illuminazione dall’alto che non arriverà mai.
Mi scuso per il papiro e per eventuali errori. Grazie di cuore per la disponibilità e per aver letto, accetto volentieri eventuali consigli o riflessioni.
Relazioni e depressione
buongiorno, mi chiamo Camilla e ho 25 anni. da circa due anni soffro di forte depressione, non ho più stimoli, interessi e felicità. A creare questa situazione l'eventi scatenante è stata la separazione dal mio ormai 'ex' fidanzato. Due anni fa mi ha lasciata dopo una lunga relazione durata 4 anni, per me bellissimi e appaganti e credevo anche per lui. Mi lasciò dicendo che non mi amava più, che non voleva più saperne e che sarei dovuta andare avanti senza di lui. da li in poi la morte, non mangiavo, facevo incubi, lo chiamavo e mi bloccava, piangevo ed ero disperata, questo per circa 6 mesi, ho letteralmente smesso di vivere perché vedevo lui felice e io a pezzi e credevo di star vivendo un incubo, perché lui non era mai stato cosi. dopo un anno inizio a uscire e conosco un ragazzo con cui mi fidanzo da li a poco e lui posso proprio dire che è una persona d'oro, ma io non so perché non riuscivo a dare ciò che ricevevo sia in termini affettivi che materiali, mi sentivo annoiata e spenta e sempre forte depressione. negli anni con lui diverse volte rispuntava il mio ex dicendosi pentito e di aver sbagliato e che lui mi amava ma voleva allontanarmi (è possibile?). poi arriviamo ad oggi, ho lasciato il mio fidanzato perché non voglio prenderlo in giro e fare del male a nessuno, pero mi rendo conto che non riesco a fidarmi ne tornare con l'ex. non capisco cosa sbaglio, rovino sempre tutto. mi faccio mille domande al secondo...
puo qualuno amare e fare quello che mi è stato fatto?
posso aver abbandonato una persona che non ha fatto altro che amarmi?
posso essere cosi sbagliata?
mi sveglio al mattino che mi sento morire per il dolore che sto recando, non so scegliere e sto sempre con energie a terra. aiutatemi...
Persone che superano i confini
Ciao a tutti, sono una ragazza di 31 anni spesso mi sento a disagio quando le persone mi parlano con troppa confidenza o invadono il mio spazio, anche se non ho dato segnali di apertura.
Sono una persona tranquilla, riservata, e mi piace stare nel mio mondo, fare le mie cose con serenità.
A volte ho paura che gli altri fraintendano il mio comportamento o pensino che io ricambi attenzioni che non voglio perché mesi fa mi sono trovata in spiacevoli situazioni frequentavo ginnastica dolce all'inizio ci siamo scambiate due parole mi sembrava tranquilla ma poi si avvicinava un po' troppo faceva battutine si avvicinava anche quando volevo stare tranquilla, è successo anche che un altra ragazza che lavora allo sportello postale si permetteva sempre di chiamarmi e salutarmi con il mio nome come se fossimo amiche ho provato un senso di fastidio mi aveva proposto anche un altro orario per andare da lei mi disse che mi aveva notato altre volte mentre io se la incrocio per strada nemmeno la riconosco.. ora cerco di evitare questi posti per paura che accada un altra volta mi ha lasciato una paura non so a cosa sia dovuto o se sono strana, lo visto come un invadenza non so se devo farmi una colpa se non mi piace questo tipo di approccio
Bisogno di aiuto o solo capricci?
Sono una donna di 33 anni, non ho famiglia a carico e ho un rapporto sereno con la mia famiglia. Vivo all’estero da diversi anni, da poco più di un mese ho cambiato nuovamente città e mi sono trasferita per lavoro in un Paese dove non avevo nessun tipo di contatto pregresso. L’anno scorso sono stata licenziata e per mia decisione (dettata anche dall’idea di voler cambiare percorso professionale) sono rimasta in disoccupazione fino al mio recente trasferimento.
In generale, mi ritengo soddisfatta della mia vita e riesco ad essere “funzionale” in vari aspetti: lavoro, amicizia, situazioni nuove.
Il motivo per cui oggi ho deciso di scrivere qui, è perché in questi mesi che ho avuto modo di stare “con me stessa”, una volta venuta a mancare la routine dettata dal lavoro, mi sono accorta di alcuni meccanismi che metto in atto quando mi trovo in situazioni di possibile vulnerabilità.
In particolare, quanto riguarda l’aprirmi nei confronti di un altra persone (a livello intimo/romantico), ma anche nel verbalizzare a persone anche amici come mi sento e/o chiedere aiuto.
Ho notato e mi hanno fatto notare, che molto raramente do’ voce ai miei bisogni… di conseguenza, mi sono accorta che io stessa faccio molta fatica ad identificare i miei bisogni, vivendo quasi perennemente in uno stato di distacco in cui questi risultano neutralizzalizzati. Nelle situazioni in cui mi trovo in difficoltà (tipo che richiedono un’eventuale mia apertura o esposizione), vado in confusione: da una parte provo ad accennare un aiuto come una forma di curiosità personale, d’altra parte metto in dubbio la reale necessità di aiuto, perché penso di potercela fare da sola e che quello che sto passando è un disagio temporaneo e sopratutto non sembra avere un grande impatto nella mia vita, rispetto ad altri ben più “ingombranti”. Accompagnato a questo stato di confusione di quello che penso, ci sono anche pensieri legati al desiderio di non essere più presente o qui. Non sono sicura se si possano associare a pensieri suicidari perché non sono mossi dall’intenzione di farmi del male, semplicemente non vorrei essere cosciente, è una sorta di spinta all’annullamento.
Questi pensieri e in particolare la sensazione di sentirmi dissociata e incapace di entrare in contatto con il mondo e vivere le emozioni sono stati molto presenti in una certa fase della mia vita (a partire dai 16 fino ai 25 più o meno), a intensità e momenti diversi.
Quando avevo 16 anni sono andata da uno piscologo per un colloquio conoscitivo, ma anche se non rifiutavo l’idea di per sé, alla fine di quella seduta ho pensato “questo è uno situazione che posso affrontare da sola perché solo io posso conoscermi veramente” e da li ho iniziato a scrivere (journaling), abitudine che ho mantenuto piu o meno fino ad ora.
Per riassumere il mio post e riconnettermi anche alla domanda iniziale, mi sto rendendo conto che:
1. Ho difficoltà a capire come mi sento —> mi sembra spesso di vivere in uno stato emotivo “neutrale”, in cui non provo né dolore né rabbia né sofferenza ma neanche amore e passione;
2. Mettere in discussione il mio eventuale bisogno di aiuto, con meccanismi di autosabotaggio (anche ora ad esempio, mi chiedo se veramente questa sia una situazione comune a tante persone oppure è una spia di qualcosa che io da sola non sono in grado di afferrare)
3. Quando sono in difficoltà o esposta tendo ad avere pensieri di annientamento e annullamento, che poi mi portano a vivere in uno stato di apatia e dissociazione
Contemporaneamente, sottolineo di avere una vita “normale”, ho una routine, ho una vita sociale appagante, non ho abitudini distruttive non ho ansie particolari e mi sento emotivamente stabile (quando non vuota). Per le persone che mi conoscono, sono una specie di creatura zen, calmante, materna, capace di dare sicurezza. Il fatto che io possa ricercare un supporto psicologico è stato visto più come un desiderio di conoscere meglio me stessa, che come strumento per rispondere a un eventuale disagio.. che non capisco neanche io se esiste o meno.
Scusate la lunghezza del post. Sarei curiosa di leggere quali sono le vostre impressioni.
Mancanza di personalità
Salve, mi chiamo Riccardo ho 35 anni e scrivo in quanto nella mia vita non ho maimavuto personalità Non ho mai ragionato con la mia testa e non riesco ad esprimere i miei bisogni. Vorrei capire cosa significa quando mi viene detto che non ho personalità e cosa posso fare per non farmi condizionare in maniera così evidente dalle altre persone?
Grazie
Ansia e paranoie per una frequentazione
Cari Dottori, vi scrivo perchè al momento mi trovo in una situazione molto complicata che non mi da pace e che mi sta ossessionando su come potrebbe andare. Sono una persona ansiosa e non so come gestire questa situazione.
Sono una ragazza di 25 anni e qualche mese fa ho conosciuto online un ragazzo della mia età. Cominciamo a conoscerci, a condividere passioni, interessi, pensieri e soprattutto esperienze di vita, mi rendo conto che mi piace, che mi attira molto, adoro il suo carattere e, punto cruciale, guardando le foto lo ritengo molto carino. Il nostro rapporto comincia a svilupparsi e sembra andare sempre più in profondità, facciamo chiamate e ci scriviamo tutti i giorni. Mi sento finalmente capita e "vista davvero" da lui. Insomma, da quel che posso vedere capisco che mi piace. Decidiamo quindi di incontrarci. Appena lo vedo mi crolla un po' tutto, so che alcuni magari sono più carini in foto che dal vivo, ma lui cambia in modo piuttosto drastico e capisco che probabilmente avevo solo visto le sue foto migliori. Io non sono nessuno per dirlo, ma in quel momento lo trovo oggettivamente brutto. Mi sento male improvvisamente, perchè non voglio essere superficiale e perciò decido di continuare l'appuntamento. In realtà è andato bene, mi sono divertita con lui e ci siamo raccontati molto. Non posso dire di aver sentito la scintilla perchè, oltre all'aspetto che mi ha deluso, lui era anche molto più timido di me e perciò non riuscivamo a essere completamente in confidenza. Ma in certi momenti mi sono lasciata andare a più tenerezza, perchè avevo sempre pensato al nostro incontro e non volevo trattenermi solo perchè, fisicamente, non mi piaceva. Non ci sono stati baci ma solo mani che si sfioravano e bacini sulla guancia molto graditi. Sono la prima a dire che se c'è del sentimento allora la bellezza passa in secondo piano. Il punto è che so riconoscere che la bellezza e l'attrazione sono due cose diverse.. solo che avendo fatto una sola uscita non saprei ancora dire se mi sento attratta da lui. Mi ritrovo a pensare che, in effetti, non trovo ancora qualcosa del suo viso che mi piace. Ho provato a concentrarmi su qualcos altro, occhi, capelli, corporatura.. ma niente è degno di nota, anzi è piuttosto magro per i miei gusti. Ed è una cosa che mi sconvolge abbastanza, perchè anche dopo la nostra uscita, sentendolo sempre in chiamata o scrivendoci, mi rendo conto che in realtà è esattamente la persona che potrebbe fare al caso mio, ma per come è lui dentro. A volte mi ritrovo a pensare in modo intimo a noi due, a qualche fantasia, ma dopo un po' finisce perchè il ricordo di lui per come l'ho visto mi ha abbassato molto questa cosa. A volte penso: e se dovessi dirgli che non mi piace fisicamente e che per questo non riuscirei a stare con lui? Ma poi mi viene da piangere perchè mi farebbe così male perderlo. Perchè in qualche modo sento che ormai mi sono già legata a lui, sento che mi sono presa tanto per come è dentro, della sua "anima". E mi sento così superficiale a pensare al fatto che in altre circostanze non lo avrei nemmeno guardato, se non ci fossimo conosciuti.
Perciò vi chiedo, se eventualmente le cose dovessero andare bene tra noi sviluppando qualche sentimento, secondo voi è possibile che io stessa riesca a superare questo suo difetto? Oppure è destinato tutto a scemare? Altra domanda... se in teoria non mi piace fisicamente allora perchè mi ritrovo a pensare a certe fantasie intime su di lui? O è la mia testa che mi sta ingannando perchè vuole solo illudersi?
Grazie a chi risponderà.
Blocco universitario e amicizie
Gentili Dottori, ho 22 anni e così tante cose da dire che non so da dove partire. Mi trovo in un momento di pura confusione, in ambito accademico e relazionale. Purtroppo, a scuola ho sempre avuto amicizie di convenienza, quindi non sono mai riuscita a portarle avanti una volta finito il ciclo. Ho due amiche a cui sono legatissima, che però sono più grandi (quindi con uno stile di vita diverso dal mio) e che vedo raramente, perché abitano in città diverse. Ho accettato di frequentare l’università da fuorisede, cambiando totalmente abitudini e ambiente, perché pensavo che mi avrebbe aiutata, ma purtroppo no: al primo anno avevo una bella cerchia di amicizie, ma adesso, che sono al terzo, si sono formati come dei “sottogruppi”, di cui non mi sento parte. La scena che si ripete è sempre la stessa, dal liceo ad ora: si avvicinano a me, per simpatia iniziale o magari per bisogno, poi però, appena conoscono qualcuno di più “cool”, mi abbandonano. È come un ciclo che si ripete puntualmente e a cui non so come porre fine, anche se giuro che vorrei tanto. Ho un carattere difficile, lo ammetto, ma è una corazza che mi sono costruita a causa di tutte le volte che ci sono rimasta male. Questi comportamenti altrui mi portano ad autoescludermi, come se io in primis dicessi “tolgo il disturbo, tanto la mia presenza non fa differenza”. Non ho nessuno con cui mangiare una pizza, con cui fare gossip, per fare un esempio stupido, o nessuno con cui parlare degli esami, al di fuori della mia famiglia che per fortuna è sempre presente, nonostante la distanza, e mi si spezza il cuore a pensare che per altri sono cose normali o scontate. Mi chiedo cos’ho fatto di male o cos’ho di sbagliato per essere costretta a passare una vita così, ma non riesco a capirlo. Purtroppo sono stata sfortunata anche con le coinquiline, che invece avrebbero potuto essermi d’aiuto, perché sono cambiate spesso, e quindi non ho avuto modo di creare veri rapporti con nessuna. Nella mia città, sto da sola e non esco mai, è vero, ma almeno è casa mia, ho i miei genitori, i miei luoghi di infanzia, etc, invece nella città da fuorisede mi sento proprio un pesce fuor d’acqua, isolata da tutto e da tutti. E pensare che per molti è una delle esperienze più belle della vita. Vi faccio un esempio stupido, ma che purtroppo mi è rimasto impresso: un volta, sono andata a ballare con questi “amici” che ho menzionato prima. Sono uscita dalla sala, perché non mi sentivo bene: sono stata più di un’ora fuori per riprendermi, e NESSUNO che sia venuto a chiedermi quantomeno se fossi viva o se fosse tutto a posto, mentre magari, se fosse uscita qualcun’altra, ci sarebbe stata la processione. Questa cosa è successa mesi fa e non l’ho ancora fatta notare a nessuno, per non peggiorare le cose, ma vi giuro che vorrei tanto togliermi i sassolini dalla scarpa una volta per tutte. Ed è solo una delle tante cose che potrei esporre.
Di pari passo con il problema delle amicizie, si pone un ipotetico ragazzo: mi piacerebbe tanto avere una persona al mio fianco, che mi voglia bene e su cui poter contare, ma se sto sempre chiusa in casa, non può piovere dal cielo (e come/dove esco senza amici?)
Poi, a questo scoglio relazionale, che ormai a 22 anni dubito di poter risolvere, si aggiunge il lato accademico. Come accennavo prima, sono al terzo anno di Medicina: sulla carta, perché a livello di esami sono molto più indietro. La mia famiglia non lo sa, e mi peserebbe troppo dare questo dispiacere. Sono sempre stata brava a scuola: sono uscita con il massimo dei voti dal liceo classico, ma soprattutto ero veramente interessata a quello che facevo, lo trovavo stimolante e arricchente. Qui il contrario: non ho voglia né motivazione di studiare le materie scientifiche, che sono sempre state un po’ la mia nemesi. Ho scelto Medicina per il solo sbocco lavorativo, perché effettivamente mi ci vedo, però non so se riuscirò mai ad arrivarci. Vedo gli altri che vanno avanti e superano esami su esami, entusiasti e affascinati da quello che fanno, mentre io non ci riesco: so che non sono dei geni, ma hanno solo più costanza e determinazione di me. Vorrei tanto tornare nella mia città e studiare materie che veramente mi riescono e mi piacciono, però non mi ritroverei dal punto di vista lavorativo, quindi sono un po’ bloccata in questo limbo. Non so se abbia senso continuare Medicina, con il rischio di finire fuoricorso, a forza di lacrime, notti insonni ed esami ripetuti 10 volte; non so se tornare a casa e iniziare un nuovo corso (a 23 anni, al pari dei ragazzi appena usciti dal liceo?), non so veramente niente, e non c’è nessuno che possa aiutarmi, perché si tratta della MIA vita. Com’è possibile alla mia età non avere sogni o scopi chiari? Perché devo essere una persona così triste e insignificante?
È da quando mi sono trasferita e ho iniziato Medicina che ho questo pensiero, ma anche se vado avanti non riesco mai a prendere una decisione. Mi sento solo di star sprecando tempo, in attesa di un’illuminazione dall’alto che non arriverà mai.
Mi scuso per il papiro e per eventuali errori. Grazie di cuore per la disponibilità e per aver letto, accetto volentieri eventuali consigli o riflessioni.
Perché sto così male ed è tutto così difficile?
Sono una ragazza di 24 anni e ogni volta che cerco di spiegare i miei problemi me ne pento, quindi domani mi sarò già pentita di questo post. Non ricordo un solo anno della mia vita in cui sono stata davvero felice: gli anni delle scuole sono stati pesanti, andavo malissimo a scuola nonostante io abbia alle spalle una famiglia che mi supporta, perché odiavo andare a scuola, facevo troppa fatica a stare concentrata tutte quelle ore, e ho sempre avuto troppa ansia nel parlare con compagni e insegnanti. Ma adesso che ho finito le scuole dell'obbligo mi rendo conto come questo problema mi impedisca di funzionare come un normale adulto da inserire nella società. Qualsiasi relazione amorosa o lavoro che inizio dura ben poco e sono sempre io ad abbandonarli.
Inizio dalle relazioni interpersonali: sia in amore che in amicizia ho sempre avuto molte difficoltà, soprattutto perché mi succede sempre di "ossessionarmi" con una persona per un determinato periodo di tempo; periodo nel quale oscillo tra il pensare che sia tutto il mio mondo, senza di essa non posso vivere, e che la odio perché mi fa stare malissimo (es.: passa semplicemente del tempo senza di me, magari coi suoi amici). Questa cosa mi capita da quando ho memoria (anche alle scuole elementari), sia con maschi che con femmine, sia in amicizia che in relazioni sentimentali, e mi fa vivere ogni relazione con ansia. Ironia della sorte, poi sono sempre io che abbandono suddetta persona. Quando arriva il periodo in cui sento che questa persona mi sta facendo del male allontanandosi da me (anche se poi realizzo che non lo stava facendo), tendo ad autolesionarmi, ultimamente bevendo alcolici; quando ero adolescente invece ricordo che "graffiavo" sigle sulla mia pelle (es.: iniziali di nomi), mi mordevo o sbattevo la testa contro il muro facendomi male.
Adesso che sono più grande, sento il bisogno di essere economicamente indipendente ma anche questo si è rivelato un ostacolo insormontabile quanto avere delle relazioni stabili. Ho provato due lavori ed entrambi lasciati dopo poco: in entrambi dovevo stare a contatto con il pubblico e io provo una forte ansia a parlare con le persone. In generale quest'ansia accompagna tutto il mio rapporto lavorativo, faccio un sacco di errori perché se non mi vengono dette le cose per filo e per segno non riesco a farle (mentre ho notato che le persone riescono a essere meno meccaniche di me), dimentico le cose con una facilità disarmante e tutto ciò mi porta a essere rimproverata spesso, cosa che mi fa provare sempre un'ansia forte e di conseguenza abbandono. Anche qui, mi mordo sempre la lingua perché vorrei rispondere con esplosioni di rabbia, urlare, andarmene. Invece sto sempre zitta e quando sono sola mi torna una gran voglia di bere alcolici fino a stordirmi (premetto che non mi è mai neanche piaciuto il gusto dell'alcol, lo faccio solo per annebbiarmi la mente).
Inoltre, non l'ho mai detto a nessuno perché me ne vergogno, ma penso spesso di togliermi la vita. Quando ero adolescente, guardavo spesso sotto il mio balcone per capire se il salto potesse essere fatale o meno. Adesso, da quando ho provato di nuovo a lavorare fuori dalla mia città fallendo dopo un mese come la volta precedente, mi è tornato questo pensiero. Ho pensato di voler entrare in coma etilico oppure cercavo altri modi per andarmene. Ma non trovo mai il coraggio, penso sempre a chi si aspetta che io torni a casa e alla disperazione in cui si troverebbero se compio questo gesto. Mi ritrovo tuttavia incapace di vivere: tra relazioni interpersonali e lavoro, capisco di non essere in grado di affrontare la vita. Ho sbalzi di umore che non capisco nemmeno io, a volte ho un'adrenalina improvvisa e poco dopo potrei star pensando di nuovo a come farmi del male o eliminarmi. Passo molto tempo chiusa a casa, anche per giorni interi, ma quello è il male minore perché ogni volta che provo a fare qualcosa, come lavorare, torno a stare estremamente male e a volermi fare male. Non che chiusa a casa io stia sempre benissimo, a volte ho bevuto anche in questi momenti, ma sono momenti molto meno esplosivi di quando esco dalla mia comfort zone. Nonostante tutto ciò, ho pochi amici stretti, eppure non sono mai riuscita a raccontare il mio stato mentale.
Penso spesso che sono destinata a una vita misera; penso spesso ad annebbiarmi la mente in altri modi, tipo passando alle droghe, ma non ho mai avuto il coraggio neanche di questo. Almeno, come dicevo, stando a casa questi pensieri si "calmano" un pochino e non vorrei mai farmi vedere da chi mi sta vicino come un'alcolizzata o una drogata. Ma mi chiedo spesso come io possa vivere rinchiusa a casa solo per calmare questa bestia che ho dentro, che sembra attivarsi in modo casuale e specialmente fuori dalla comfort zone.
Vorrei andare da uno psichiatra, mi piacerebbe una diagnosi accurata sui miei sintomi, ma appunto non riesco a lavorare e quindi mantenermi delle sedute.
Di che cosa soffre la mia mente? Non starò mai bene e mi spegnerò lentamente così?
Grazie per aver letto fino alla fine.
Relazioni e depressione
buongiorno, mi chiamo Camilla e ho 25 anni. da circa due anni soffro di forte depressione, non ho più stimoli, interessi e felicità. A creare questa situazione l'eventi scatenante è stata la separazione dal mio ormai 'ex' fidanzato. Due anni fa mi ha lasciata dopo una lunga relazione durata 4 anni, per me bellissimi e appaganti e credevo anche per lui. Mi lasciò dicendo che non mi amava più, che non voleva più saperne e che sarei dovuta andare avanti senza di lui. da li in poi la morte, non mangiavo, facevo incubi, lo chiamavo e mi bloccava, piangevo ed ero disperata, questo per circa 6 mesi, ho letteralmente smesso di vivere perché vedevo lui felice e io a pezzi e credevo di star vivendo un incubo, perché lui non era mai stato cosi. dopo un anno inizio a uscire e conosco un ragazzo con cui mi fidanzo da li a poco e lui posso proprio dire che è una persona d'oro, ma io non so perché non riuscivo a dare ciò che ricevevo sia in termini affettivi che materiali, mi sentivo annoiata e spenta e sempre forte depressione. negli anni con lui diverse volte rispuntava il mio ex dicendosi pentito e di aver sbagliato e che lui mi amava ma voleva allontanarmi (è possibile?). poi arriviamo ad oggi, ho lasciato il mio fidanzato perché non voglio prenderlo in giro e fare del male a nessuno, pero mi rendo conto che non riesco a fidarmi ne tornare con l'ex. non capisco cosa sbaglio, rovino sempre tutto. mi faccio mille domande al secondo...
puo qualuno amare e fare quello che mi è stato fatto?
posso aver abbandonato una persona che non ha fatto altro che amarmi?
posso essere cosi sbagliata?
mi sveglio al mattino che mi sento morire per il dolore che sto recando, non so scegliere e sto sempre con energie a terra. aiutatemi...