Gabriele domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 02/12/2015

Mantova

Padre e figlio

Buonasera,
ho 20 anni e sono nato e cresciuto (e tuttora vivo) in una famiglia molto ben posizionata nella società.
Per questo mio padre, professionista affermato, ha sempre preteso da me una condotta irreprensibile, galateo, stile elegante ed impeccabile, mai un momento di debolezza, ha riposto tutte le sue speranze in me, ha scommesso tutto su di me e so perfettamente che non potrei mai venire meno ai suoi standard e alle sue aspettative.
Ora mi rendo conto di essere stato, diciamo, "addestrato" a un ruolo, a recitare uno stile di vita che neppure so se fa per me oppure no, ad avere già il sentiero tracciato davanti, ad essere il "figlio perfetto" perfettamente in linea con le esigenze di questa famiglia e non so se, lasciato libero fin dall'infanzia, avrei fatto lo stesso queste scelte o no.
Come potrei far presente questi pensieri a mio padre, tenendo conto che il nostro rapporto è sempre stato decisamente formale, con lui che più che come padre si è sempre posto come modello da seguire alla lettera, come professionista dedito alla carriera e al prestigio? E non credo che siano pensieri che lui vorrebbe sentirsi dire da me, perchè per lui è scontato che io sia ciò che lui ha progettato per me da sempre.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Chiara Francesconi Inserita il 03/12/2015 - 14:26

Buon pomeriggio Gabriele,
in poche righe ha esposto in maniera piuttosto precisa la sostanza che ha caratterizzato fin'ora la sua vita e le sue esperienze: doveri, aspettative, standard, regole... Ciò che invece non traspare pienamente è il suo vissuto emotivo. Come ha vissuto questa "strada già segnata"? Per quale ragione ha iniziato a formulare tali pensieri? Nonché l'idea di potersi confrontare con suo padre su tali questioni? E' scontento della sua vita, sente l'esigenza di provare altre strade.. ha altri desideri, altri valori, altre prospettive di vita? Il fatto che si chieda di come affrontare la questione in famiglia mi fa pensare che ci possa essere un timore della reazione altrui. Se suo padre non condividesse il suo nuovo pensiero, sarebbe in grado di portarlo comunque avanti? Metterebbe al primo posto il presunto "dovere" di "figlio perfetto" che non si discosta da ciò che gli altri vogliono o tenderebbe a seguire i suoi propri desideri interiori, e costruirsi una nuova strada? Forse un percorso psicologico potrebbe aiutarla a capire meglio chi è Gabriele, cosa vuole dalla vita, e cosa può fare per ottenerlo nella maniera più serena ed efficace.
A disposizione per ulteriori informazioni,
un saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale
www.chiarafrancesconi.it

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Inserita il 03/12/2015 - 01:15

Gentile Gabriele,
sono rimasta colpita dal suo intervento, non solo perché è ben scritto, sintetico ma esaustivo e ben descritto, ma perché non contiene una richiesta specifica. Lei infatti chiede come "far presente a suo padre i suoi pensieri".
Una richiesta vaga e "totale" allo stesso tempo.

Vorrei che la rileggesse: "Come far presente a suo padre i suoi pensieri."

Lei può vedere che, più che una richiesta è una storia. La sua.

Noi dobbiamo, in qualche modo, riformulare la domanda, cioè desumere una richiesta del tipo: "come uscire dal controllo costante di mio padre"? O qualcosa del genere.

Questa sarebbe la richiesta riformulata.
Ma commetteremmo un errore se la riformulassimo in questo senso?

E' chiaro che è una gabbia.
E CHIUNQUE può pensare che il protagonista ne voglia uscire.

Ma la domanda, provocatoria (guardi... mi perdoni, ma è importante, è fondamentale) che le vorrei porre è:
Lei... ne vuole davvero uscire?

Le sembrerà una domanda sciocca, superflua, ma è invece è molto seria perché per come ha posto la domanda iniziale, il suo coinvolgimento nel meccanismo del "figlio perfetto" potrebbe essere un problema.

Se davvero ne vuole uscire le possibilità ci sono, l'aiuto pure, ma... quantomeno... deve formulare una richiesta di aiuto in modo diverso.
E' il primo passo da fare per essere consapevole del percorso da fare.

Consideri l'aiuto, anche tramite consulenze online, di uno psicologo.

Ma per prima cosa, identifichi cosa le manca nella situazione in cui è, cosa vorrebbe fare, qual è l'obiettivo che vuole raggiungere.
Le soluzioni sono a portata di mano, a patto di aver chiare le necessità.

Cordialmente,
Dott.ssa Anna Patrizia Guarino
Psicologa clinica e forense
Roma
www.nonsolofreud.it