Olivia domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 09/12/2015

Roma

Provo disgusto e disistima per i malati

Buonasera. Provo disgusto per i malati. Ma solo i malati della mia cerchia, famiglia,amici, familiari. Non riesco a capire perché. Sono una donna di 27 anni ipersensibile, piango per ogni animale, e sono sempre la prima a battersi contro le ingiuste per aiutare i più deboli. Non capisco perché la malattia però mi appare così orrenda. Mi è capitato anni orsono con i primi lutti importanti nonna e zio, con i quali avevo un gran legame fatto di alti e bassi. Non li sopportavo perché credevo che ogni dolore fosse una pantomima inscenata e che avrebbero potuto farcela ad uscire da quel pasticcio di malattia. Altro esempio incredibile mio nonno, mio secondo padre, una quercia di 94 anni portato in ospedale per femore rotto. Dopo un dolore grande, per me era già morto. Anche se solo ricoverato, e anche se andavo ogni giorno a trovarlo. Ho voltato pagina subito. E' morto dopo un mese. Adesso c'è mio suocero che ha un tumore inoperabile ultimo stadio al fegato. Il mio compagno e' sempre stato genitore dei suoi genitori perché maldestri pigri egoisti e gretti, il più delle volte, ed accumulatori seriali. Ora non capisco perché mi dia fastidio che lui passi molto tempo con loro. Ho la sensazione che lo usino come infermiere che non è, e che lo fagocitino dimenticando che lui ha un lavoro e una vita, senza pensare che deve metabolizzare questa sua imminente perdita. Mi odio perché capisco quanto sia terribile la morte e allo stesso tempo mi disgustano i malati che credo possano sempre farcela senza dover ammosciarsi troppo sugli altri. Sono cattiva? Egoista? Perfida. Viziata? Che devo fare? Soffro di ansia penso spesso alla morte sono ipocondriaca ma non uso medicinali anche per i dolori più blandi come ciclo o mal di testa perché il corpo non deve essere rovinato da schifezze perché riesce a farcela da solo.
Aspetto davvero una risposta.
Grazie!!!

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Chiara Francesconi Inserita il 09/12/2015 - 14:23

Buon pomeriggio Olivia,
molto interessante la sua riflessione. Tra l'altro riporta spunti altrettanto interessanti e che meriterebbero un approfondimento molto più esaustivo.. L'idea di "ammosciarsi sugli altri", di non essere più "querce" forti e autonome, e la stessa sua paura di morte e malattia, sembrano visioni che possono avere un forte collegamento tra loro. Spesso il timore di malattia è correlato con il timore di non essere più autonomi, di dover richiedere assistenza, aiuto. Mi chiedo se nella sua quotidianità lei sia una ragazza che tende a chiedere consigli, aiuto, conforto in caso di problemi (anche emotivi, non solo quelli pratici) o se piuttosto per qualche motivo non si conceda questa sorta di "dipendenza" dalle cure altrui. Non saprei dirle, sulla base di questi pochi elementi che ha fornito, se ci sia sotto anche un timore rispetto alla paura di perdere queste persone a lei care in qualche modo, e di voler "controllare" il momento della perdita, allontanandosi e distaccandosi per prima. In ogni caso, sia per i suoi timori e dubbi interiori che immagino facciano insorgere quel senso di disagio e spaesamento che l'hanno portata a scrivere per avere delucidazioni, sia per poter gestire al meglio il clima familiare e il reciproco supporto tra lei e suo marito, credo che un percorso psicologico possa aiutarla a capire meglio il suo rapporto con la morte, la malattia e la sofferenza e possa darle strumenti per trovare un equilibrio benefico ed efficace per affrontare il futuro.
A disposizione per ulteriori informazioni,
un saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale
www.chiarafrancesconi.it