Martina domande di Alimentazione  |  Inserita il 05/12/2016

Varese

Riempire un vuoto

Buonasera,
mi chiamo Martina, ho da poco compiuto 27 anni e penso di avere un problema legato a cibo e sentimenti, ma vedo di partire dall'inizio.
Due anni fa ho posto fine a una relazione di quasi quattro anni con un ragazzo con il quale stavo bene ma con cui all'improvviso mi son sentita soffocare. Soffocare soprattutto dalla sua famiglia, soffocare da obblighi imposti ai quali mi son resa conto di non voler più sottostare. Stavo molto bene con lui, ma sono comunque scappata. A due anni di distanza mi dico che ho fatto bene, ormai non penso più che era la persona per me. Lui frequenta da un anno un'altra ragazza mentre io non ho trovato la persona "giusta".
Mi rendo conto di avere molti freni. Ho conosciuto persone nuove ma nessuna di queste mi ha mai attirato più di tanto, tanto da aver voglia di iniziare una relazione "seria". Una sola mi ha fatto cambiare idea, perché ha idee molto simile alle mie di relazione e futuro.. ma, mentre inizialmente questo ragazzo era a sua volta interessato a me, dopo qualche mese si é tirato indietro.
Così mi sono richiusa a riccio nella mia corazza di indifferenza.
In tutto questo l'alimentazione gioca un ruolo fondamentale.
Ho sempre avuto un rapporto particolare col cibo e ho sempre tenuto a mantenere una buona forma fisica, fin dal liceo. Ma da un anno e mezzo mi son completamente lasciata andare. Sono aumentata di 4 chili (165 cm per 60/61 kg), non mi piaccio, cerco comunque di far sport e cerco di impegnarmi a non strafogarmi o abbuffarmi di cibo.. ma non riesco.
Il peso non scende e quello che cerco di fare é non aumentarlo per non arrivare al mio punto di non ritorno. É come se non fossi motivata a rimettermi in forma, come se non mi importasse di me stessa, del mio corpo del mio benessere.
In realtà mi importa e ci terrei davvero molto ad essere una persona migliore ed equilibrata. Ci tengo perché so che riequilibrando la mia alimentazione e il mio peso, riequilibrerei gli altri miei ambiti della vita. So che acquisirei più autostima, più di quella bassa che ho sempre avuto, e che starei meglio.
Ma nonostante lo sappia, continuo a riempirmi di cibo e a sfinirmi subito dopo di sport per cercare di rimediare al mio errore, insultandomi per essere una persona pessima.
Alcuni dicono che faccio così per "imbruttirmi" ed evitare di attirare il genere maschile, che invece attiro comunque. Non penso che sia questo il problema. Penso sia solo un bisogno di cibo per noia, consolazione, riempimento.
Cerco di far cose nuove e riempirmi di queste cose nuove, cercando di non abbattermi. Non voglio pensare che il problema sia dovuto solo alla mancanza di una persona accanto a me, che mi dia affetto. Ho cercato in questi due anni di dimostrare a me stessa e agli altri che da soli si può star bene e non serve necessariamente qualcuno al tuo fianco. Soprattutto se si tratta di una persona qualunque, un riempitivo.
Ad ogni modo, non so come uscirne e vorrei una dritta, un aiuto, una motivazione buona per farmi rinsavire, per farmi tornare la forza di amare di nuovo me stessa e di vedere il mio corpo come il famoso "tempio sacro" che tanto si decanta. So che una volta sistemato questo aspetto, tutto il resto viene di conseguenza.
Grazie. Mi scuso per il disturbo e per aver scritto troppo, ma ne avevo bisogno.
Grazie

  3 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Silvia Rotondi Inserita il 07/12/2016 - 14:25

Salve Martina credo che il cibo abbia un legame particolare con le emozioni; sia quando questo diventa la manifestazione di disturbi eclatanti come l'anoressia tanto per farne un noto esempio; sia quando questo accompagna la nostra crescita come sembrerebbe nel suo caso.
Da quello che lei racconta il suo rapporto con il cibo è similare a quello con le persone significative vedasi il suo ex ragazzo dal quale poi si sentiva sopraffatta come se poi in fondo le cose buone e che amiamo vadano piano piano a soffocarci cosi come le succede con il cibo che la fa sentire in un corpo sovraccarico tanto da dover mettere in atto un intensa attività fisica tale da scongiurarne e allontanre gli effetti negativi delle abbuffate allo stesso modo ha allontanamento il suo ex fidanzato e la sua famiglia da cui si sentiva invasa.
Io penso che lei sia alla ricerca di una giusta distanza emotiva relazionale con cui stare a contatto con le persone importanti senza sentirsi sopraffatta o troppo lontana; la costruzione di questo tipo di distanza affonda le radici nei rapporti con la sua famiglia d'origine. Un percorso psicologico è quello he le può essere d'aiuto.

Dott.ssa Silvia Rotondi
www.silviarotondi.it

Dott.ssa Chiara Francesconi Inserita il 07/12/2016 - 13:02

Buongiorno Martina,
nemmeno io credo che lei mangi e ingrassi per non avere contatti con l'altro sesso, quanto piuttosto che il momento di abbuffata sia concomitante a sensazioni emotive spiacevoli a cui non riesce a trovare alternativa migliore e più produttiva. Ci ha parlato delle sue relazioni, e immagino che quest'aspetto sia rilevante nella sua vita. D'altronde è anche comprensibile che si pensi alla costruzione di un rapporto stabile nell'età in cui si trova. Tuttavia non sappiamo null'altro di lei, e forse queste sensazioni di noia e insoddisfazione potrebbero essere legate a molti altri aspetti e pensieri della sua vita... parla di autostima già bassa.. in quali campi e situazioni non si sente all'altezza o capace al pari di altri? Studia? Lavora? i rapporti sociali e amicali come vanno? E con il nucleo familiare? E' soddisfatta della sua vita (relazione affettiva a parte). .si sente realizzata? ..come vede ci sono molte cose su cui occorrerebbe riflettere prima di poter arrivare ad una soluzione per il disagio attuale. Certamente anche il circolo vizioso innescato dall'attenzione verso il corpo e l'aspetto fisico non aiutano nell'uscirne, dato che la colpevolizzazione successiva all'abbuffata comporta risoluzioni altrettanto non produttive ed estreme, che alimentano esse stesse l'insoddisfazione di vita e le spiacevoli sensazioni emotive.
Le consiglierei di contattare un terapeuta per affrontare il disagio in maniera più approfondita e personalizzata, in modo da ricevere un indirizzamento preciso che le consenta di riprendere in mano la sua vita e di darle maggiore consapevolezza di se stessa, dei suoi bisogni e desideri. Se desidera maggiori informazioni, mi contatti pure senza impegno.
un caro saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi
psicologa psicoterapeuta cognitiva
www.chiarafrancesconi.it

Dott.ssa Emanuela Mezzani Inserita il 06/12/2016 - 11:40

Buongiorno Martina,
e se invece lei iniziasse proprio da "tutto il resto"?
Se non ho capito male, il cibo per ora è intoccabile, nel senso che nonostante tanti sforzi non riesce a gestirlo come vorrebbe. Quindi, forse, non è da quello che deve iniziare il suo percorso! Non ci sono molti elementi per una lettura precisa, posso solo fare delle ipotesi, e una di queste è che il sintomo che riporta, legato all'abuso di cibo ( siamo comunque entro parametri nella norma), abbia un legame con il suo mondo emotivo, i suoi affetti, le sue delusioni, le gioie e i dolori, ma anche alle aspettative proprie e degli altri, e non per ultimo alle dinamiche relazionali all'interno della sua famiglia d'origine. E' lì, infatti, che formiamo la nostra identità (attraverso l'immagine che ci rimandano i nostri genitori), che apprendiamo come relazionarci col mondo, come parlare a noi stessi e agli altri attraverso dei modelli trasmessi. Parlare di se stessi è molto benefico ed aiuta a dissipare qualsiasi mito si sia insinuato come i sentimenti di inutilità, l'insicurezza e bassa stima di sé. L'aiuto si focalizza anche sul fatto che la persona possa imparare a gestire le proprie emozioni in modo corretto.

Comunque, Martina, un consiglio doveroso è quello di rivolgersi a qualche psicologo o psichiatra che le dia una lettura precisa del sintomo, solo un professionista potrà anche valutare se lei ha bisogno di medicinali o se sia sufficiente un intervento psicologico. Possono essere di aiuto terapie individuali e/o di gruppo che uniscono l’orientamento nutrizionale e l’intervento psicologico.
Saluti
Dott.ssa Emanuela Mezzani