Francesca domande di Alimentazione  |  Inserita il 11/09/2016

Brescia

Mangio per nevrosi

Salve,
sono una ragazza di 24 anni, sono sempre stata una persona testarda e anche quando avevo bisogno di aiuto ho preferito fare da sola, ma ormai sento di non averne più la forza. Non fraintendetemi non ho tendenze suicide ne depressive. Il mio problema è legato allo stress e a come riverso tutte le mie frustrazioni sul cibo. Sono alta 1,55 e peso 60 kg, forse di più ( è da 2 mesi che non mi peso, preferisco evitare ). Non sono grassa ma leggermente cicciottella, ho un ragazzo che non mi fa sentire in colpa per questo , ma non riesco comunque a convivere con questo problema. Si, è un problema perché quando mangio è per noia e quasi mai per fame. Esagero fino a sentirmi scoppiare e ovviamente non trovo alcun conforto nel cibo considerato che due secondi dopo me ne pento. Sono un'illustratrice, una freelance, la maggior parte dello stress deriva dal fatto che non è facile trovare lavoro e spesso mi trovo a combattere con me stessa per continuare ad andare avanti e crederci. Amo ciò che faccio, ma a volte è facile perdere sicurezza. La cosa strana è che proprio in questo periodo quel punto di vista sta migliorando, ho ottenuto un'offerta di lavoro e sono molto entusiasta per questo, quindi perché sono così nervosa? Viaggio anche molto, per seguire il mio ragazzo che per motivi di lavoro si muove da un paese all'altro. Mi piace vivere all'estero, fa maturare tanto e ti permette di socializzare sempre con persone nuove, ma ogni volta che lasciamo un posto, lasciamo anche persone a cui vogliamo bene. Questo è un altro motivo di stress. So che il nervoso è dovuto a tutti questi aspetti, ma qualche mese fa era molto peggio ( non lavoravo e non riuscivo ad ambientarmi, non conoscendo la lingua facevo fatica, anche se sono una persona molto socievole ). Perché adesso che le cose vanno molto meglio io sto peggio? Mangio mangio mangio sempre. Soffro anche di tante insicurezze: non riesco a stare più tranquilla alla guida tanto da non prendere più la macchina ( pur non avendo mai avuto incidenti ), ho paura di andare in giro da sola ( quando sono sempre stata una persona forte ), non ho più voglia di uscire, spesso preferisco stare a casa ( salvo poi odiare me stessa per non essere uscita ). Capisco che sono tante informazioni e allo stesso tempo troppo poche per creare un vero quadro della situazione, ma mi piacerebbe se qualcuno mi aiutasse anche solo con qualche consiglio. Purtroppo non posso andare da un terapista finché non ci spostiamo in un posto definitivo, al momento viviamo in un minuscolo paesino in Inghilterra dove davvero, senza esagerare, non c’è nulla. Spero di ricevere risposte, grazie a chiunque mi concederà un po’ del proprio tempo.
Francesca

  3 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Sciubba Inserita il 12/09/2016 - 08:01

gentile Francesca,
se oggi, con una situazione lavorativa migliore, il suo rapporto col cibo è peggiorato, evidentemente il lavoro non è il fattore principale o determinante. Deve cercare altrove le origini del suo malessere.
Spesso questi disturbi hanno una componente relazionale che va migliorata se si vuole che la terapia vada a buon fine.
Potrebbe leggere a riguardo qualche libro di G. Nardone sui disturbi alimentari.
Potrebbe parzialmente ovviare all'assenza di terapeuti in loco con le consulenze on line e così approfondire all'interno di un rapporto professionale.
cordiali saluti

Dott.ssa Erica Tinelli Inserita il 11/09/2016 - 20:17

Buonasera Francesca, il rapporto con il cibo sicuramente può essere influenzato anche dal proprio stato psicologico. In condizioni di disagio il cibo può diventare un antidoto contro la noia, una consolazione, un modo per soffocare la frustrazione, un tentativo di controllare emozioni troppo intense.
Nel suo caso effettivamente lo stress può influenzare il suo comportamento alimentare. Il fatto che attualmente è estremamente nervosa anche se le cose stanno andando meglio non è sorprendente. Molto probabilmente, infatti, nei mesi passati ha accumulato molta tensione. Inoltre, tenga in considerazione che ogni cambiamento è potenzialmente stressante, anche quando si tratta di un evento positivo voluto ed accolto con entusiasmo, come potrebbe essere appunto il suo lavoro. Inoltre, è possibile che accanto alla felicità e alla voglia di sperimentarsi siano presenti anche ansie e timori.
Ha già iniziato ad analizzare alcuni elementi che per lei potrebbero rappresentare delle fonti di stress, ora credo sia importante verificare se ce ne sono degli altri e soprattutto individuare le strategie più adeguate per fronteggiarli.
Se sente l'esigenza di essere supportata da uno psicologo, le consiglio anch'io di valutare la possibilità di effettuare delle consulenze online.
Buona fortuna

Dott.ssa Chiara Francesconi Inserita il 11/09/2016 - 18:40

Buonasera Francesca,
eh si, tante cose che forse hanno anche cause differenti. Un primo passo rispetto all'alimentazione può essere fatto cercando di fermarsi un po' di tempo in più in quella spiacevole emozione e sensazione che ti porta alla ricerca del cibo. Soltanto standoci un po' più assieme e vivendola potrai riuscire a capire meglio di cosa si tratta e cosa passa per la testa in quel momento.. noia, insoddisfazione, ansia, colpa...? Ogni emozione va infatti ascoltata per poter comprendere la maniera più adeguata di risolverla. Alcune volte sentiamo di non avere le risorse interiori per poter gestire l'emotività, ma tali capacità qualora carenti possono essere apprese. Anzi, devono essere apprese, poiché la messa a tacere di queste ed altre emozioni con "diversivi" quali il cibo (ma anche tramite altri evitamenti) non è la soluzione migliore a lungo termine. Certamente per comprendere il legame che può esistere tra questi sfoghi e gli altri timori di cui fai accenno (la guida, l'uscire sola..) sarebbe opportuno un percorso terapeutico più individualizzato.
Personalmente, così come altri colleghi, offro anche consulenze a distanza online; modalità ormai approvata dall'ordine degli psicologi proprio per venire incontro a particolari esigenze di vita, come quella della residenza all'estero.
Scrivimi pure se desideri maggiori informazioni,
un caro saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi
psicologa psicoterapeuta cognitiva
www.chiarafrancesconi.it