Mirko de Giuli domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 03/01/2015

Bolzano

Stress sportivo di mio figlio

Buona sera volevo porvi una domanda in merito a mio figlio adesso Under 12 anno 2004.
Mio figlio premetto adora il tennis, se vuoi metterlo in castigo non mandarlo a giocare.
Lui gioca da quando a 6 anni e 1/2, adesso si allena 3-4 volte a settimana a tennis e 2 di preparazione atletica.
Ha partecipato già a due anni di Tornei Provinciali come under 10 adesso è passato ad under 12 ma da sempre riscontro un problema che non si riesce a superare neanche col passare del tempo e con le numerose partite fatte.
Tralasciando il fatto che non riesce a rendere come in allenamento ma a quello potrei sorvolare, il problema principale è che nello svolgimento dello scambio si carica di tensione agonistica e finisce in apnea quindi gioca in sofferenza, appena finisce lo scambio si vede che fa un sospiro di sollievo.
Quando poi la partita si mette male addio inizia a singhiozzare fino a mettersi a piangere.
Come posso risolvere questo problema?
Passerà con la maturazione e intanto devo lasciarlo continuare a giocare che si tiri fuori da solo da queste crisi?
Meglio che per il momento lo sospendo dai tornei e gli lascio fare allenamenti normali poi sarà lui a sentirsi pronto per i tornei?
Devo fargli fare più tornei finché vincerà questa situazione di stress?
Avete altri suggerimenti?
A me dispiace vederlo soffrire per una partita e non vorrei che gli facesse più male che bene alla costruzione del suo carattere.

Vi ringrazio se mi vorrete dare una risposta su come risolvere questo problema.

Saluti

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Fabio Ciuffini Inserita il 17/03/2015 - 11:23

Salve Mirko,
Quando un ragazzo mostra così tanta passione per uno sport, è evidente che esso diventa “parte della sua identità”. La competizione è infatti un modo per misurare il proprio valore ed acquisisce un peso notevolissimo nello sviluppo di autostima ed auto-efficacia.
La tensione competitiva è un processo utile e naturale, se si presenta tuttavia in misura adeguata a fornire il giusto livello di carica agonistica (quella che fa ottenere prestazioni positive).
Nell'ambito della psicologia dello sport, è importante comprendere innanzitutto l'aspetto motivazionale, per poi intervenire sulla gestione delle emozioni presenti nel ragazzo in fase di prestazione. La differenza esistente tra il rendimento in gara ed in allenamento dipende spesso proprio dallo stato emotivo che accompagna il giovane atleta durante la competizione e che può certamente essere riconosciuto e gestito con adeguate tecniche (ad esempio tramite rilassamento distensivo, l'analisi del dialogo interno utilizzato e del profilo emotivo dell'atleta)

Riterrei dannoso sospendere la partecipazione all'attività agonistica, cercando di orientare il ragazzo verso soluzioni in grado di supportarlo per affrontarla al meglio, traendone grande beneficio dal punto di vista della fiducia in se stesso.
Anche la capacità di elaborare la sconfitta (contrariamente alla possibilità di evitarla) diventa strumento importante di crescita sia dal punto di vista sportivo che personale.
Cordiali saluti
Dott. Fabio Ciuffini
Psicologo dello Sport

Dott.ssa Chiara Francesconi Inserita il 07/01/2015 - 15:43

Salve Mirko,
io le consiglierei di contattare uno psicologo dello sport che operi sul suo territorio. Sono professionisti specializzati per aiutare e migliorare il rapporto con lo sport e la gestione delle emozioni durante allenamenti e gare. Spesso vengono proposti ai ragazzi come ulteriori "coach" o allenatori, però di capacità mentali. E propongono percorsi brevi (non si tratta di psicoterapie!).
La sua regione credo disponga di diversi professionisti specializzati.
Se vuole può ricontattarmi per ulteriori informazioni,
un saluto,
Dott.ssa Chiara Francesconi