Alessandra domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 27/04/2016

Napoli

È sbagliato sentirsi superiori agli altri?

Buonasera.
Porgo questa domanda filosofica con la speranza di trovare appoggio in quello che sembra un vero e proprio dilemma, ovvero: sentirsi superiori rispetto agli altri, in circostanze emotive e sentimentali (i.e. empatia, simpatia, capacità di esprimere emozioni), seppur tenendolo per sé, senza andare a vantarsene con nessuno, è sbagliato?
Mi è capitato più volte di provare emozioni e sentimenti molto forti, molto maturi, ma non riuscere a condividerli con nessuno a causa della consapevolezza che nessuno potrebbe capirli. Sono una persona molto empatica e si vede, ma non riesco a trovare nessuno che mi dia la stessa impressione...
Sono sempre stata una persona molto sensibile, a volte anche troppo, e ne ho sempre discusso con mio padre che per me è stato un insostituibile genitore, dandomi sempre i migliori consigli e ascoltandomi senza distrazioni. Da quando ho cambiato paese, però, lasciando i miei genitori e la mia famiglia dietro, non ho più provato questa sensazione. Il pensiero di sapere che ho lasciato i miei genitori quando avevo 16 anni (3 anni fa) mi distrugge, sapendo che sto andando attraverso una fase molto delicata in cui avrei bisogno del loro supporto ma per forza di cose, non possiamo essere vicini così come vorrei io. E il risultato è che devo condividere i miei pensieri profondissimi e filosofeggianti sulla vita, la morte, la felicità, la distanza e la luna solo col mio diario. Sentirsi superiore determinate persone che riescono solo a parlare di cravatte (vedi - Il piccolo principe) è perciò inevitabile. Sto sbagliando?

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Laura De Martino Inserita il 10/05/2016 - 08:18

Cara Alessandra, leggendo la sua lettera pensavo a quanto il senso di superiorità possa essere collegato alla diffidenza nei confronti degli altri e di conseguenza a quanto questo faccia sentire la sensazione di essere soli . Ed infatti leggendola mi arrivava una sensazione di solitudine e di paura per le cose che si troverà ad affrontare. Ma mi chiedevo è poi davvero sola? Per quanto possano essere lontani i suoi genitori sono convinta che un legame non si spezza con la distanza e che si possano trovare creativamente delle possibilità per mantenere la vicinanza emotiva e farsi sostenere nei momenti di difficoltà. L'idea di un padre così eccellente nella capacità di ascolto forse farà si che tutti gli altri sembrino incapaci al suo cospetto ma questo le impedisce di prendere, seppur minime cose, dagli altri. La invito a riflettere se è proprio vero che dagli altri non si può prendere niente o se forse il suo atteggiamento diffidente e la convinzione che nessuno la possa capirla bene come papà non influenzano i suoi rapporti e quindi anche la possibilità delle persone con cui si relaziona di accoglierla, di capirla, di darle qualcosa. Come pensa, infatti, si possano sentire le persone dinanzi ad una persona che è convinta che nessuno la capirà?forse la percepiscono distante, inavvicinabile, forse si possono sentire giudicati...

Un caro saluto,
dr.ssa Laura De Martino
Psicologa,Psicoterapeuta Relazionale
Npoli

Dott.ssa Chiara Francesconi Inserita il 27/04/2016 - 11:24

Buongiorno Alessandra,
è possibile che questo suo senso di grande empatia e dimestichezza con il mondo emotivo ed interiore derivi dall'aver ricevuto una buona e sufficiente attenzione genitoriale su questi aspetti, ed essere cresciuta in un clima di apertura, ascolto, calore e dialogo profondo. Il problema non credo che stia tanto nel preoccuparsi di essere in torto o ragione sul "sentirsi superiori".. in fondo se lei si sente così, poco compresa e soddisfatta del dialogo con le altre persone, non può certo forzarsi a sentirsi in maniera differente. E' infatti possibile che altri non sappiamo comunicare e parlare di emotività e comprendere gli stati emotivi altrui nel suo stesso modo.. Mi sembra di capire inoltre che sia una giovanissima donna, sulla ventina, e questo "complica" ulteriormente le cose, poiché nell'età dell'adolescenza o poco più si è molto focalizzati su altri aspetti e bisogni personali e spesso non si prendono in considerazione gli aspetti emotivi, non ci si vuole mostrare "sensibili" (che spesso la cultura paragona erroneamente a "deboli") o "differenti" dalla massa, dal gruppo dei pari. Non è detto che le cose non cambino in futuro, quando molti arriveranno alla maturità interiore. Il punto attuale credo che stia forse nella sofferenza o disagio che questa sensazione di "distacco" o differenza le provoca. Il non riuscire a stabilire delle relazioni profonde ed intime di confidenze la fa sentire sola, triste o bisognosa? Come reagisce a questa sensazione: si isola o continua comunque ad uscire con delle persone?
Uno spunto che forse potrei darle, per riuscire a tollerare meglio questa difficoltà, è il ricordarsi che ognuno di noi ha dei pregi e anche delle mancanze.. è possibile che così come lei sia empatica abbia qualcosa in cui sia più carente, così come queste altre persone, anche se non totalmente sensibili, possono avere altri pregi e caratteristiche che possono esserci utili per crescere come persone, per conoscere meglio il mondo, per apprezzare le differenze e le peculiarità di ciascuna persona.
Se desidera un confronto più approfondito, mi contatti pure liberamente. Le anticipo che offro anche consulenze skype. Un caro saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi
www.chiarafrancesconi.it