Arianna domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 22/12/2015

Paura di essere se stessi

Ciao mi chiamo Arianna e ho 18 anni. Per me è difficile, pauroso sentirsi bene, felice, accettata perché in un attimo mi sento come catapultata fuori da quella realtà ideale così ardentemente desiderata, e scoprire che era soltanto frutto di una tua ingannevole illusione e capire che solo io sono l'ostacolo di me stessa. La mia eccessiva insicurezza, fragilità, riservatezza, il mio voler apparire forte nonostante il peso del dolore, il mio temere il futuro, la solitudine, Sono diventata ciò che odio di più. Vorrei essere diversa..ritornare ad essere quella persona solare di un tempo inconsapevole di un mondo di dolore, di timore che mi impedisce di andare avanti, di aprirmi alle persone. Ho difficoltà a fare amicizia, quando divento amica di qualcuno ho paura di essere sostituito e quindi appena la ersona si "dedica" alle altre persone mi allontano io per non provare dolore nel vedere che sono stata sostituita. In realtà lo so, è sbagliato pensare e fare ciò però non riesco a comportarmi in un altro modo, e quindi vi prego di darmi un consiglio, prima che rimanga ancora più sola di quanto non sia

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Chiara Francesconi Inserita il 22/12/2015 - 20:49

Ciao Arianna, è possibile che durante questi anni dell'adolescenza tu ti sia scontrata con frustrazioni, sconfitte, allontanamenti o rifiuti, e che abbia vissuto tali eventi come la dimostrazione che non tutto nella vita fila sempre liscio, anche se sembrava tutto sereno e tranquillo, e quindi corrispondente al tuo ideale di felicità. Ciò che ne hai tratto sempre essere in parte una tua colpevolizzazione: "sbaglio qualcosa che mi fa fallire nelle relazioni, nell'essere amata ed accettata". E quindi per non confrontarmi con l'effettiva colpa e inadeguatezza, mi dileguo prima che il fatto avvenga, quando noto solo dei barlumi di tale eventualità. Ora, non conoscendo nient'altro di te se non le parole che hai riportato, e non sapendo con esattezza quali vicissitudini hai dovuto affrontare, non mi è possibile fare ipotesi. Mi viene però da suggerirti una riflessione: il tuo comportamento di "evitamento" e ritiro dalle persone cosa comporta di benefico? Sono effettivamente di più i vantaggi che ottieni con tale strategia? Credo che già tu stessa, come scrivi, ti sia accorta che l'allontanamento "volontario" non produce benessere e rapporti sociali... Forse sarebbe necessario comprendere meglio quali risorse interiori poter sfruttare e tirare fuori per affrontare eventuali rifiuti o il timore dell'abbandono (oltre che esplorare meglio la loro origine, come si sono create queste idee). Molto probabilmente anche tu trovi simpatiche diverse persone, e parlare con una non toglie nulla all'altra, in termini di valore personale. Probabilmente sono persone tra loro diverse, ed ognuna ti dà qualcosa di differente. Nessuno può riempire a pieno la vita (o il bisogno di amicizie e socialità) di un'altra persona. Anzi, siamo programmati biologicamente proprio per crearci una rete abbastanza ampia di persone su cui poter contare, proprio per evitare il rischio di rimanere soli: se ci aggrappiamo ad una o due persone, e per qualche motivo queste relazioni si interrompono, ci sentiremo deprivati e frustrati in molti bisogni e necessità. E' possibile che tu debba soltanto rinforzare un po' di più la tua fiducia in te stessa, nelle tue risorse e potenzialità.
A disposizione per ulteriori informazioni,
un caro saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi - psicologa cognitivo comportamentale
www.chiarafrancesconi.it