articoli di psicologia della Dott.ssa Anna Patrizia Guarino

risposte dello specialista Anna Patrizia Guarino

 155  risposte
  Vis. Profilo

La mia soluzione è restare a letto

Apri domanda

Gentile Simona, provo intanto a rispondere alla sua domanda specifica, cioè perché reagisce rimanendo a letto invece di alzarsi: potrebbe dipendere dal fatto che Lei stia cercando di dare, in qualche modo, ragione a sua madre. Mi spiego. Forse si è convinta che se rimane a letto sua madre avrà "ragione". In quel caso Lei sarebbe colpevole e si "meriterebbe" il comportamento di sua madre, che altrimenti la fa soffrire. Chiaramente è solo un'ipotesi perché senza conoscerla è difficile dare una risposta certa alla sua domanda. Tuttavia, per qualche motivo, sembra che sia Lei che sua madre siate rimaste invischiate in una dinamica relazionale che sta diventando problematica. Ci sono molti motivi per cui una persona, pur amando i figli, li accusa e crea situazioni che finiscono col ferirli affettivamente. E' chiaro che sua madre non se ne sta rendendo conto, anche perché, come Lei stessa dice, Lei non risponde. Il consiglio che le do è di cercare l'aiuto di uno psicologo. Certo, la cosa migliore sarebbe andare entrambe dallo stesso psicologo che vi aiuti a capire, a comunicare, e a comprendere le emozioni dell'altro. Ma mi rendo conto che chiedere a sua madre una cosa del genere, potrebbe essere un problema per Lei, in questo momento specifico nel quale non riesce a parlarci. Quindi, almeno delle sedute individuali, riguardanti Lei stessa Simona, l'aiuterebbero per avere degli strumenti concreti per migliorare l'ASSERTIVITA', una serie di competenze che le permetterebbero di far comprendere a sua madre il suo punto di vista, prevenendo e smontando gli attacchi verbali esagerati, senza tuttavia provocare uno scontro. Cordialmente. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma....

Rassegnata - rapporto di coppia

Apri domanda

Sembra quasi che Lei si stia torturando. Non è chiaro quali vissuti l'abbiano portata a questa situazione, ma per esperienza con i pazienti so che molte delle cose che descrive non portano a nulla di buono. Le consiglio degli incontri con uno psicologo. Bisogna capire da dove nasce questa dinamica, se l'altra persona è consapevole e quanto di quello che accade e se la sta alimentando oppure deriva da una sua personale insicurezza. In altre parole deve conoscere bene questo aspetto di se stessa e saperlo gestire. Vivere nel dubbio è davvero un peso enorme, ma anche convincersi che il tradimento c'è ed è continuo, magari solo per poter uscire dall'incertezza, non è giusto. Le consiglio quindi di contattare uno psicologo della sua zona oppure uno psicologo via skype, al fine di fare chiarezza su questi pensieri e riuscire a viversi la sua relazione e la sua vita con serenità. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma....

Amore gay a distanza

Apri domanda

Salve Kevin, quello che non emerge dalla sua richiesta è se il ragazzo di cui parla sia disposto o meno ad una relazione stabile. La questione deve essere chiaramente incentrata sul rispetto di quello che anche l'altro desidera, se si sente pronto e se è disposto a fare questo cambiamento con Lei. E se è disposto anche Lei. Se riesce a capire se questa volontà c'è, se il rapporto c'è ed è già abbastanza profondo, allora potrebbe cominciare a cercare il modo per spostarsi. Magari sia Lei che il suo ragazzo, potreste cercare qualche soluzione. Ci sono siti che pubblicano offerte di lavoro a Londra e nelle zone limitrofe. Potrebbe provarci. Ma prima deve parlarne con lui, vedere se è una cosa che volete davvero entrambi. Il consiglio è di guardarsi dentro e capire se Lei prima di tutto vuole farlo, e poi se lo vuole anche l'altro. Le relazioni possono andare benissimo, ma possono anche cambiare nel tempo. Un cambiamento del genere nella sua vita deve essere una scelta ben ponderata, senza addossarla completamente alla relazione. Ci pensi. Se volesse un aiuto in questo percorso per arrivare ad una scelta consapevole, potrebbe contattare uno psicologo (di persona o via Skype), per un paio di consulenze. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma....

Stressata dal lavoro, cosa fare?

Apri domanda

Nella parte finale della sua richiesta, Lei ha scritto una cosa importante: i significati che sta attribuendo al suo lavoro. Sembra quasi che stia cercando un riscatto rispetto alle idee che Lei ha associato a determinate esperienze e vissuti che ha avuto in passato. Parrebbe (il condizionale è d'obbligo, non conoscendola e non avendola come paziente) che questo lavoro sia stato da Lei aggravato dal peso di riscattare l'idea di se stessa e di cosa sia giusto fare che si è costruita. Tutto quello che scrive è incentrato sull'impegno, sul "devo fare". Una cosa che non dice, per esempio, è se questo lavoro le piace. Le faccio qualche domanda: Lei è davvero sicura che impegni come clarinetto, danza, pallavolo, chitarra ecc.. debbano per forza essere portati a termine? E cosa significa per Lei "portarli a termine"? Non potrebbe essere che, specie se Lei è giovane, siano stati solo momenti per capire cosa le piaceva fare? Quante persone della sua età conosce che hanno "portato a termine" TUTTE queste cose? I pensieri che ha riguardo a se stessa dovrebbero essere più positivi perché per svolgere un lavoro ci vuole "benzina" da mettere nel motore, cioè ci vuole una "motivazione" positiva, efficace. Ed è difficile trovare questa benzina se Lei nota solo le cose negative di Lei stessa. E' come se si stesse ripetendo continuamente: "tanto non ce la farò". A dire il vero Lei invece è stata bravissima, viste le premesse, a resistere fino ad ora e a svolgere talmente bene il suo lavoro da sentirsi dire dal suo capo che è una risorsa importante. E lo ha fatto con poca benzina, figuriamoci cosa realizzerebbe se avesse il serbatoio pieno! Le consiglio un ciclo di qualche seduta presso uno psicologo per colloqui motivazionali e di aumento della consapevolezza sulle capacità con ritorni sull'autostima. Le servirà per scoprire che ci sono strumenti e metodi molto efficaci per trovare quella benzina, non solo adesso, ma ogni volta che ne ha bisogno. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma....

Confusione, periodo difficile e rapporto in crisi.

Apri domanda

Salve Anna, la cosa che le consiglio di fare è farsi alcune domande. Per prima cosa dovrebbe capire di cosa Lei ha bisogno per stare bene, per sentirsi amata e quindi svolgere la sua vita serenamente. Ci potrebbero essere magari aspettative eccessive, che possiamo calibrare con il tempo e con la considerazione che noi per primi non siamo perfetti. A quel punto, "i difetti" vengono tollerati e l'altro viene accettato così come è, senza pretendere che cambi per far contenti noi. Ma qui, di base, ci deve essere un sentimento reciproco forte che faccia superare gli ostacoli. Ci poi sono cose che per noi sono imprescindibili. Cioè cosa non tolleriamo sia mancante in un rapporto. Se in un rapporto l'emozione principale è la sofferenza o la tristezza, direi che andrebbe considerata l'alternativa. Se volesse approfondire queste tematiche, potrebbe contattare uno psicologo, di persona o con una consulenza online, perché possa aiutarla a fare chiarezza. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma...

Ho perso la mia fedele cagnolina

Apri domanda

Buongiorno, l'amore che ci lega agli animali può essere molto forte. Ci accettano per come siamo, ci tengono compagnia, riusciamo ad instaurare con loro un rapporto speciale che spesso colma o attenua anche vuoti relazionali con i nostri simili, oppure ci ripaga di stress e difficoltà che dobbiamo affrontare. Per questi motivi, la scomparsa della sua cagnolina provoca le stesse fasi che si riscontrano normalmente nel lutto. L'angoscia è magari meno forte rispetto alla perdita di una persona cara, ma esiste c'è ed è reale. Quello che può fare è considerare la fase in cui si trova e trovare dei significati da associare alla perdita. Ad esempio, essere grata a quell'animale per averle dato tanto, per averle insegnato ad essere felice con piccole grandi cose come svegliarsi con lei nel letto o uscire per una passeggiata. A sua volta Lei potrebbe regalare ad un cane sfortunato una casa e dell'affetto, così da andare restituire, in qualche modo, il regalo dell'affetto che ha avuto dalla sua cagnolina. Ci pensi. Se volesse approfondire la questione, può farlo con un consulto con uno psicologo, anche online. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma....

Dipendenza affettiva

Apri domanda

Purtroppo non è possibile dirle in un messaggio qualcosa che provochi in Lei un cambiamento veloce e duraturo, in modo che riesca ad essere assertiva e a farsi rispettare nelle relazioni. Lei ha 28 anni la sua personalità si è formata negli anni e, per varie ragioni, comprende modalità dipendenti nelle relazioni che instaura. Se c'è voluto tempo per essere così come siamo, ci vuole tempo anche per cambiare. Si può. Ma dipenderà da Lei, dal suo impegno e dalla voglia che ha davvero di modificare questi comportamenti che la portano ad implorare qualcuno di perdonarla per colpe che non ha commesso, ad esempio. E non si può fare in un attimo. Le consiglio di tornare dal suo psicologo e concordare con lui una forma di pagamento che possa concederle almeno una seduta a settimana. In alternativa si potrebbe rivolgere al medico di base chiedendo una psicoterapia presso la asl. Ma i tempi dipendono molto dalla regione e da quanto sono piene le asl della sua zona. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma....

Situazione particolare con mia madre

Apri domanda

Salve Luca, la prima domanda che potrebbe farsi è come mai preferisce rendere patologico (con conseguenze estremamente negative, specie per il futuro) il rapporto con sua madre piuttosto che riversare le sue naturali pulsioni sessuali su un'altra donna. Non ho notato autocritica nelle sue parole, né la voglia di fermarsi con la consapevolezza di quello che potrebbe accadere se continuasse a deformare questo rapporto. Inoltre, non è escluso che Lei stia fraintendendo attenzioni magari eccessive, ma che potrebbero non voler diventare altro rispetto a quello che sono. Cosa teme possa succedere se determinati investimenti sessuali Lei li riversasse su un'altra donna? Per il resto, le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta. Le sconsiglio la modalità online poiché la psicoterapia non è compresa fra gli interventi effettuabili da remoto (linee guida del Consigli Nazionale dell'Ordine degli Psicologi). Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma...

Litigi

Apri domanda

Salve Anna, chiaramente la risposta più semplice alla sua domanda è quella di fare una terapia di coppia. Tuttavia le anticipo che se il suo ragazzo non volesse prendervi parte, dovrebbe chiedersi perché rimanere in una relazione nella quale non è accettata e amata per quella che è, perché dovrebbe cambiare per essere amata dal suo ragazzo. So che è una domanda amara, ma a volte alcune questioni devono essere affrontate prima che con il tempo e l'abitudine si arrivi ad accettare situazioni che non ci fanno star bene. Il primo tentativo quindi che le consiglio è quello di prendere la palla al balzo durante un litigio per chiedergli di cominciare una terapia di coppia. In caso contrario, contatti uno psicologo che l'aiuti a trovare gli strumenti per risolvere la situazione. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

nuova relazione

Apri domanda

Salve Emanuela, non sono chiare alcune cose, come ad esempio se l'ex compagna, madre dei bambini, è d'accordo, oppure l'età dei bambini, come è il rapporto fra il suo compagno e la madre dei bambini, ecc.. In generale, si cerca di evitare di mentire ai figli perché il significato che loro danno alla menzogna è molto diverso da quello che danno gli adulti, e dipende molto dall'età dei bambini, dal rapporto che hanno con i genitori, ecc.. Non è detto che una menzogna "a fin di bene" sia compresa e non abbia effetti se scoperta. Inoltre, bisognerebbe avere più informazioni su sua figlia, perché il fatto di essere fuori dalla sua casa per la motivazione che ci racconta, potrebbe essere per Lei una situazione molto spiacevole o comunque avere ripercussioni. Le consiglio un consulto, anche online, con uno psicologo, in modo che possa fare domande specifiche e, avendo informazioni dettagliate, darvi indicazioni più utili di quanto non si possa fare qui. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma. www.nonsolofreud.it...

Relazione difficile con mia figlia

Apri domanda

Nell'adolescenza il compito dei ragazzi è quello di distaccarsi dall'ambiente familiare per poter avere una identità personale. A volte i "distacchi" sono lenti e senza scossoni. A volte invece sono piuttosto difficoltosi. Quello che devono fare è mettere in discussione il mondo degli adulti, per provare ad avere idee personali. Le esperienze quindi possono essere proprio quelle che i genitori temono, come fumare, bere, fare cose che li mettono a rischio. Il compito dei genitori è ancora più difficile rispetto al passato. Da una parte devono agevolare il distacco, dall'altra devono garantire che il minore non faccia cose pericolose o dannose per sè o per gli altri. Le consiglio di leggere qualche libro specifico per genitori con figli adolescenti, l'aiuterà a trovare quell'equilibrio fra concessioni e divieti (entrambi utilissimi per la personalità dell'adolescente) e ad evitare ansia e preoccupazioni. Se dovesse avere comunque dubbi, può chiedere una consulenza, anche online, con uno psicologo. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma. www.nonsolofreud.it...

Infedeltà

Apri domanda

Gentile Sig. Vincenzo, ovviamente darle una spiegazione senza sentire sua moglie e senza vedervi di persona è difficile. Quel poco che si comprende è che sua moglie non pensa di provocarle sofferenza ma che Lei sta affrontando da solo questi dubbi, senza un aiuto per dipanarli. Provi a chiedere a sua moglie se vuole intraprendere una terapia di coppia. E' chiaro che entrambi dovete recuperare la fiducia e la serenità e che sua moglie dovrà rendersi conto che, anche se non c'è stato alcun tradimento, il suo comportamento è comunque tale da provocare in Lei dubbi e sofferenza. Questo aumenterà la comunicazione fra voi due e abbasserà le tensioni. Ci pensi. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma. www.nonsolofreud.it...

Relazioni brevi e insoddisfacenti. Idealizzo le relazioni?

Apri domanda

Buonasera, Ci sono molte domande che andrebbero poste per vedere che tipo di aspettative Lei abbia sull'altra persona, piuttosto che accettarla per come è e lasciarsi affascinare fino ad abbassare le sue difese, oppure sul tipo di rapporto che vorrebbe instaurare. Noi abbiamo delle difese nei confronti degli altri. E guai se così non fosse, perché saremmo in balia degli altri. L'equilibrio fra quello che noi vogliamo e quello che gli altri ci chiedono è compreso in un concetto che si chiama "assertività", una capacità che ci permette di essere noi stessi e di farci rispettare per come siamo, senza arrivare allo scontro o alla rottura delle relazioni. A volte può capitare di non lasciarsi andare nelle relazioni per paura di essere in qualche modo cambiati o influenzati troppo dall'altra persona, ed è difficile innamorarsi con le difese così alzate. Oppure ci sono aspettative esagerate, legate ad una visione di un rapporto senza ostacoli, quando qualsiasi rapporto è costellato da momenti belli e momenti meno belli. Come vede, è difficile dirlo senza farle alcune domande specifiche. Le consiglio una consulenza, anche online, con uno psicologo per chiarire questi aspetti della sua personalità, conoscerli, e viversi le sue relazioni in modo sereno, appagante e completo. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma. www.nonsolofreud.it...

Notti insonni

Apri domanda

Gentile Signora, il consiglio che posso darle è quello di "volersi bene". Nel senso di considerare se questa cosa Lei riesce o no a sopportarla. C'è gente (uomini e donne) che riescono a tollerarle per varie ragioni di opportunità. Mentre ci sono persone che ne soffrono profondamente. La sofferenza, con il tempo, crea uno stress psicofisico pericoloso per la salute. Se non riesce a tollerarlo, cominci a pensare a delle ipotesi alternative. Una, ad esempio, è quella della consulenza relazionale di coppia, che serva a far comprendere all'altra persona la sofferenza e il disagio che sta causando. D'altra parte, recuperare la comunicazione con suo marito potrebbe abbassare piano piano le sue preoccupazioni. In alternativa, se suo marito non fosse d'accordo, potrebbe provare Lei da sola a fare delle consulenze per capire come può risolvere la situazione. E' importante che Lei recuperi la fiducia in se stessa e che sia certa che, qualsiasi decisione prenda, senta di poterla sostenere e mettere in pratica. Non si arrenda. Lei ha il diritto di essere felice e di avere una vita serena. I miei migliori auguri. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma. www.nonsolofreud.it...

Disturbo del sonno?

Apri domanda

Salve Debora, chiaramente è necessario fare alcune domande per capire se ci sono altri contesti nei quali vi sono altre rigidità e altre sfumature della situazione che descrive. Potrebbe trattarsi di paura del risveglio violento (forse accaduto nel passato), oppure di una forma di controllo sull'ambiente che ha imparato a mettere in atto con gli anni, oppure altre ragioni, in riferimento, ad esempio, a questioni che causano l'ipervigilanza, ecc... Difficile da dire senza un colloquio psicodiagnostico. Pertanto le consiglio un paio di sedute con uno psicologo per verificare la possibile causa, anche online, l'importante è che Lei risponda alle domande dello psicologo. In base a quanto emergerà, ci sarà una soluzione diversa. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma. www.nonsolofreud.it...

Ansia, stress, nervosismo.....

Apri domanda

Gentile Anselmo, non mi pare di aver notato nella sua richiesta la sua età, questione molto importante ai fini dell'inquadramento della situazione. Lei riporta problemi relativi al collo, le cui ernie discali potrebbero essere dovute alla postura (magari davanti al pc). Inoltre le hanno riscontrato (come mi è parso di capire) una lieve ipertensione, che non è chiaro però a cosa sia dovuta. La prima cosa che mi sento di dirle è che mente e corpo sono collegati, quindi separare in modo netto un sintomo adducendolo esclusivamente ad un ambito (psicologico piuttosto che fisico) è impossibile. Facciamo un esempio: le ernie di quel tipo sono piuttosto comuni, visto che la nostra postura è spesso (e per anni) la stessa (durante gli anni di studio e poi di lavoro, ecc..). Poi oggi, con il telefonino, c'è un aumento di questo tipo di problema persino nella fascia adolescenziale. Ma di per sé, se i muscoli sono tonici e la postura viene corretta (ad esempio con una ginnastica posturale), i dolori scompaiono. Ma se, per una cattiva gestione dell'ansia, manteniamo contratti per tutto il giorno i muscoli del collo e le spalle, il dolore aumenterà, i nervi del collo si infiammeranno e la schiena, nel tentativo di compensare la postura scorretta per il dolore, si affaticherà. Quindi, in questo caso, pur essendoci una causa organica, non è l'unica causa del dolore. Questo è vero persino quando non si hanno delle ernie, figuriamoci se ci sono. Per quanto riguarda l'ipertensione, se sono state escluse le cause secondarie, dovrebbe trattarsi di una forma cd "essenziale", cioè la cui origine univoca non è chiara. Potrebbe essere congenita/ereditaria (classico caso in cui molti componenti di una famiglia ne soffrono), oppure legata all'età, allo stile di vita (fumo, alimentazione, vita sedentaria), ecc... Fra le cause vi è anche quella psicologica, legata alla gestione dell'ansia e dello stress. Anche se ci fosse una predisposizione ereditaria, la componente psicologica potrebbe comunque influire. In definitiva, la sua ricerca sull'eziologia esclusivamente psicologica o esclusivamente fisica, dovrebbe essere riformulata considerando che è impossibile suddividere le due cose; possiamo solo cercare di capire quanto una influisca sull'altra. E qui è inutile continuare ad andare a tentoni. Le consiglio una valutazione PSICODIAGNOSTICA, completa di TEST specifici per valutare quanto queste componenti (ansia, stress, gestione emotiva, ecc.. ) stanno influendo REALMENTE sul suo stato di salute. In seguito alla valutazione testistica, sarà lo stesso psicologo a consigliarle la terapia più adatta. Cordiali saluti. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Come faccio a capire se è solo affetto o innamoramento?

Apri domanda

Gentile Annamaria, il consiglio che posso darle è di non avere aspettative rigide su cosa dovrebbe accadere e, soprattutto, di non cercare di etichettare i sentimenti, specie se sono appena nati. Potrebbe rischiare di essere troppo occupata ad interrogarsi su cosa sente, senza viversi la relazione in maniera spontanea e senza lasciarsi andare. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Tradimento?

Apri domanda

Gentile Gianna, è necessario che Lei si soffermi sui significati che sta dando, Lei per prima, a quel momento di confusione e sbandamento. A quanto pare, Lei per prima, non si sta "giustificando". Questo non le fa bene non solo per il disagio che possono provocare i sensi di colpa, ma perché così non accetta una parte di se stessa, umana e che in quel momento aveva bisogno di aiuto ed era confusa. Accettare i propri limiti e le proprie debolezze è il primo passo per conoscere e riconoscere i "segnali" di quando siamo più fragili e prevenire problemi relazionali futuri, chiedendo espressamente aiuto a persone che possono davvero aiutarla. In altre parole, le sto consigliando di accettare Lei per prima cosa è successo, invece di reagire cercando disperatamente che sia il suo ragazzo a farsi carico di questo fardello, anche per Lei. Dopo che sarà riuscita a farlo, sarà Lei stessa a decidere (e le verrà più facile) se dirlo o no al suo ragazzo. Potrebbe anche non essere così importante da farlo, oppure lo farà ma facendogli capire che non ha paura di quello che è successo, perché è stato superato. Se volesse un aiuto in questo percorso di consapevolezza relativamente alla questione, potrebbe effettuare qualche seduta con uno psicologo, anche online, che la potrebbe guidare nella scoperta di se stessa, dei suoi punti critici, ma anche dei suoi punti di forza. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma. www.nonosolofreud.it...

Impotenza?

Apri domanda

Salve Marco, il consiglio che le do è di rivolgersi ad uno "psicosessuologo". Questi particolari psicologi hanno una competenza specifica nella sessuologia. Sanno cioè consigliarle esami medici da richiedere poi al medico di famiglia, al fine di escludere patologie organiche, ma allo stesso tempo considerano le problematiche relative alla sfera psicologica, fondamentale nella sessualità. Una volta escluse le cause organiche, dovrà probabilmente considerare, insieme allo specialista, la questione relativa al "desiderio". Le informazioni che ha fornito qui sono sì dettagliate, ma non consentono una diagnosi, né per una terapia psicosessuale (ve ne sono diverse), anche se lasciano pensare che vi siano problemi relativi alla fase del desiderio (l'atto sessuale ha infatti diverse fasi psico-fisiche). Lei ha tutto il diritto di viversi la sua sessualità in modo appagante, ma tenga presente che rivolgersi a professionisti seri significa anche presentarsi con una reale motivazione volta alla risoluzione del suo problema. Significa, quindi avere davvero come unico intento quello di risolvere un problema e non altre motivazioni. Se la sua richiesta va in questa direzione, può cercare in questo portale uno psicologo che abbia una competenza specifica in Sessuologia. Ripeto, lo cerchi solo nel caso voglia davvero essere aiutato a vivere la sua sessualità in modo sereno, perché la persona che sceglierà l'aiuterà a prescindere dalle sue fantasie o modalità di ricerca del piacere (nei limiti della Legge) , ma proprio perché sarà un professionista serio, che non la giudicherà, è necessario essere sinceri nella richiesta di aiuto. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Ho bisogno di aiuto

Apri domanda

Gentilissima Luana, mi permetto di riepilogare per vedere se ho compreso la situazione: Lei e sua sorella state gestendo una situazione emotivamente difficile dovuta alla malattia di sua madre. Una situazione che la fa inevitabilmente sentire "responsabile". Lei ha poi grossi problemi al lavoro, che un atto coraggioso decide di lasciare perché ha compreso quanto male le faceva quella situazione. Ancora una volta, assumendosi le responsabilità di quell'atto. Nello stesso periodo comincia una relazione sentimentale con una compagna, rimettendosi in gioco con speranza e amore. Ho notato che Lei è molto attenta agli altri; si è sentita in colpa quando era nervosa, si è sentita la responsabilità di essere decisissima al fine di non illudere o far del male alla sua compagna e forse sente il peso anche di altre questioni. La situazione però sembrerebbe essere molto spostata sugli altri, come se Lei avesse le spalle larghe ma gli altri no. In questa storia manca" Lei. Cosa spera, cosa vuole? Ci sono solo responsabilità. Lei non può garantire che tutto andrà bene, che non sarà mai più nervosa, che non ci saranno incomprensioni, che la sua compagna non soffrirà mai in assoluto. Non può farlo. Non è possibile. Così come non può farlo la sua compagna nei suoi confronti. Lei può "mettercela tutta", rispettando il sentimento dell'altra persona (e mi sembra che lo stia facendo). Quello che cercate di fare è una prova di convivenza, un atto maturo e consapevole, ma nessuno può sapere con certezza come andrà, e tanto meno Lei può prendersene la totale responsabilità. Il consiglio che le do è: cerchi di abbassare il suo livello di responsabilità a quello che davvero è nel suo controllo. Consideri che anche gli altri fanno delle scelte e di quelle scelte sono anche loro responsabili e, non di meno, che anche Lei ha diritto ad essere rassicurata. Se volesse approfondire queste tematiche potrebbe farlo, anche online, con un paio di sedute che l'aiuterebbero a fare maggiore chiarezza. I miei migliori auguri. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Da quando ho iniziato a lavorare mi viene l'ansia

Apri domanda

Salve Michi, per aiutarla dovremmo chiederle alcune cose. L'ansia che prova potrebbe avere diverse origini. In ogni caso, per il momento, potrebbe cominciare a chiedersi cosa teme, cioè qual è la paura più grande che ha in relazione al lavoro. Poi, cerchi di capire quali sono le sue personali aspettative in merito all'aumento delle ore, cosa spera. E' probabile che ora che c'è un aumento delle ore sia cambiato qualcosa. Se non riesce da sola ad arrivare al nocciolo della questione attraverso queste domande, ne parli con calma in una seduta di consulenza, anche online, con uno psicologo. L'aiuterà a capire cosa causa l'ansia e come controllarla. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma....

Ossessionato dal passato di mia moglie con i suoi ex

Apri domanda

Salve Peppe, come avrà sicuramente immaginato scrivendoci, il problema non è se sua moglie mente o meno (perché magari lo fa temendo di ferirla con particolari inutilmente dettagliati), ma perché Lei lo vuole sapere. Qual è la paura più grande che ha in relazione a questa questione? Che sia falso e sua moglie non voglia condividere con Lei questi particolari, magari imbarazzata dal doverglielo raccontare, o che sia vero e non abbia mai avuto esperienze sessuali complete? Non tutte le coppie si raccontano questi dettagli. Non c'è nulla di male. Molte persone tendono a voler dimenticare certe intimità avute con gli ex. Molte persone vogliono andare avanti. Il consiglio che le do è di accettare e amare sua moglie per quella che è, ora, con Lei. Di lasciare andare ex e passato e di viversi la sua relazione con serenità e gioia. Se volesse un consiglio in questo percorso potrebbe consultare uno psicologo, anche online, perché l'aiuti a viversi la sua relazione nel presente, guardando semmai al futuro, ma non certo al passato. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma. www.nonsolofreud.it...

Un terapeuta cosa deve far fare ad un ansioso con attacchi di panico?

Apri domanda

Salve Erika, intanto, se si è rivolta ad una psicologa che lavora in una ASL (assunta e non tirocinante) era quasi certamente anche psicoterapeuta. Poi, cercando di rispondere alla sua domanda, ci sono diversi approcci, ma senza entrare nel merito, ci sono tecniche per prevenire e controllare gli attacchi di panico e tecniche che vanno alla base del "perché del sintomo" (argomenti assolutamente noti in psicologia). Il fatto di proporre una terapia di contenimento dei sintomi o andare alla fonte del problema o tutte e due le metodiche, dipende molto dal paziente (ad esempio, è importante l'età, ma anche altre caratteristiche). In breve, non a tutti viene prescritta la stessa terapia. E' come un vestito che viene cucito su misura. In ogni caso, la valutazione della terapia necessaria è chiaramente una prerogativa di chi ha il paziente davanti e non può certo essere discussa qui. A volte si usano farmaci per la prima fase, anche se gli psicologi psicoterapeuti non li consigliano, ma forse la persona che l'ha visitata era una psichiatra, dal momento che gli psicologi non prescrivono farmaci. Il consiglio che le do è: cerchi di valutare se la relazione con questa professionista è sufficientemente buona, se si fida di lei. In caso positivo, porga a lei serenamente le sue domande. In caso contrario, cerchi uno psicologo psicoterapeuta con il quale poter instaurare una relazione terapeutica efficace. La relazione è il primo presupposto per migliorare la sua situazione. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma....

Disturbo ossessivo compulsivo oppure no?

Apri domanda

Salve FED, per verificare la diagnosi effettuata potrebbe recarsi da uno psicologo esperto di psicodiagnosi (spesso lavora sia in ambito clinico che forense, come chi le scrive), che le farà colloqui diagnostici e le somministrerà alcuni specifici test, nel caso gli psichiatri non l'abbiano fatto. In questo modo la diagnosi avrà una consistenza sia soggettiva (l'esperienza del diagnosta) che oggettiva (il risultato dei test). Dopo la diagnosi le verrà proposto un percorso terapeutico per risolvere il suo problema, che potrebbe svolgere con un altro professionista (ad esempio, uno psicoterapeuta). Ovviamente, deve recarsi dallo psicodiagnosta di persona e non è possibile effettuare la diagnosi via web. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma...

Combattuta dentro

Apri domanda

Le consiglio di affrontare la questione utilizzando la sua "assertività". E' il termine che in Psicologia si utilizza per indicare una serie di comportamenti che da un lato non prevaricano gli altri, ma dall'altro fanno si che si affermi i propri punti di vista in modo che siano rispettati. La comunicazione assertiva è tale da far comprendere all'altro gli effetti negativi che il suo comportamento sta avendo su di Lei, senza tuttavia arrivare allo scontro. Anzi, si tratta di una sorta di mediazione. Ma per farla Lei dovrà prima di tutto ragionare sui motivi che stanno davvero alla base del comportamento dei suoi genitori, le loro paure. Deve capirle altrimenti non potrà rassicurarli e portarli ad un confronto più elastico nei confronti delle sue scelte. Dovrà anche riflettere sui suoi comportamenti passati nei confronti dei suoi genitori, di quanto li ha abituati nel tempo alle sue scelte, di come potrebbe essere letto, oggi, il suo comportamento. Cerchi informazioni su internet sull'assertività. Ma se volesse aiuto in questo percorso, potrebbe rivolgersi ad uno psicologo, anche online, per qualche seduta finalizzata all'aumento delle capacità assertive. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma...

Genero e suoceri problemi

Apri domanda

Gentile Claudia, ovviamente è difficile capire su cosa verta la diatriba o come si sia generata e, con così poche informazioni, si rischia di fraintendere e dare informazioni sbagliate. Per cui il consiglio che le do è di fare chiarezza sul suo personale ruolo in questa vicenda, dal momento che, per come la racconta, Lei sembra essere (almeno in questo momento) quasi una spettatrice della situazione che si è venuta a creare. Dopo la litigata di cui ha accennato nella sua richiesta, sembrerebbe che le cose si stiano svolgendo fra i suoi genitori e suo marito, ma non è chiaro come Lei stia gestendo e se lo sta facendo questa situazione. Ci sarebbero delle domande da fare. Ad esempio, il coinvolgimento dei suoi genitori nelle dinamiche coniugali fra Lei e suo marito era necessario? Lei, da sola, è in grado di gestire le problematiche con suo marito? Tenga presente che questo da una parte la fa sentire protetta da loro, ma dall'altra potrebbe avere delle conseguenze perché suo marito potrebbe leggere la cosa come una ingerenza nel suo rapporto con la moglie. E ancora, essere "sottomessa mentalmente", come Lei scrive, significa non essere in grado di far rispettare le proprie idee o scelte? Se questo è vero, se il problema principale dovesse essere un mancato rispetto delle sue idee da parte di suo marito, non pensa che coinvolgendo i suoi genitori possa avere l'effetto contrario? Cioè che suo marito continui a non rispettare le sue opinioni? Rifletta sui suoi comportamenti e su quanto Lei si faccia rispettare, su cosa fa perché gli altri l'ascoltino e prendano atto di quello che vuole, che desidera e che pensa. Forse la soluzione a questo problema ce l'ha proprio Lei. Deve solo recuperare la serenità e riprendere la comunicazione con suo marito. In caso volesse approfondire la tematica, potrebbe chiedere una consulenza relazionale ad uno psicologo oppure una terapia di coppia ad uno psicoterapeuta. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma....

Spero in un vostro aiuto

Apri domanda

Gentile Romina, è chiaro che, senza conoscerla e senza conoscere la sua storia non è possibile dire con certezza il perché di questo suo comportamento. E' necessario che Lei identifichi con precisione maggiore quali siano le sue vere paure. Si spinga cioè a vedere cosa teme davvero. E' chiaro che se Lei ci sta male, deve trovare una soluzione. Da quello che sembra, arrivare a non sopportare che il suo ragazzo passi del tempo con suo fratello o faccia la doccia in palestra, non può essere una semplice gelosia. Potrebbe esserci alla base una insicurezza personale. Per capire da dove origina questa insicurezza, ci sono molte domande da fare. Ad esempio, verificare se questa sua necessità di controllo si manifesta solo nei confronti del suo ragazzo, oppure ci sono altri ambiti che la fanno sentire in agitazioni simili. Se Lei ha amici con i quali esce anche da sola, senza il suo ragazzo, se studia o lavora o comunque che grado di autonomia ha, come vanno le cose con la sua famiglia, ecc... In altre parole, deve lavorare su se stessa, per conoscere e superare le paure e i comportamenti di eccessivo controllo. Se vuole, può farsi aiutare con delle consulenze psicologiche nel percorso di conoscenza di se stessa e delle sue risorse e capacità, per viversi la sua relazione in modo sereno. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma....

Tradimento

Apri domanda

Salve Stefania, le motivazioni che possono portare ad un tradimento possono essere tantissime. Senza conoscerla e porle delle domande mirate, è difficile aiutarla a comprendere le sue. Ci sono casi di fragilità dell'autostima che si poggia eccessivamente sulle attenzioni del partner, per cui, se per qualsiasi motivo, anche temporaneo, questa base viene a mancare, si crea uno squilibrio che il soggetto sente di dover subito ripristinare, anche se con un'altra persona. Oppure ci possono essere problemi di comunicazione con il partner, talvolta improntata più sull'abitudine che non sulla vicinanza emotiva. O ancora uomini e donne che si sono ritrovati sposati e con figli perché hanno considerato quell'impegno un "percorso obbligato", senza tuttavia "sentire" quelle situazioni come "scelte personali, proprie", vivendole quindi con un grado di responsabilità diverso. Si tradisce anche perché in passato non si sono mai fatte esperienze sessuali diverse, per vendetta, per sentirsi giovani e spensierati, per un diverso grado di maturità relazionale, per sopportare con una sorta di compromesso situazioni pesanti e complesse, ecc.. Come vede, sono davvero tantissime e molto diverse le motivazioni che possono portare al tradimento e spesso non si tratta di una singola ragione. Quello che invece vorrei farle notare è che, il fatto stesso che Lei voglia conoscere le sue personali motivazioni, è già un importante passo avanti per riuscire a cambiare la sua vita. E' una direzione giusta per riprendere le redini e fare delle scelte consapevoli, qualsiasi esse siano. Da quello che sembra, Lei per prima non se lo aspettava ed ora l'esigenza di capire le serve per chiudere. Intanto cerchi di allontanarsi dal vortice quel tanto che basta per recuperare lo spazio e il tempo per comprendere meglio le sue emozioni, quello che sentiva quando è cominciata, quello che sente adesso e immagini come sarebbero queste emozioni se dovesse chiudere oggi. Se volesse approfondire, potrebbe decidere di contattare uno psicologo ed effettuare qualche colloquio che l'aiuti a fare chiarezza, nella tranquillità del segreto professionale. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Padre e figlio

Apri domanda

Gentile Gabriele, sono rimasta colpita dal suo intervento, non solo perché è ben scritto, sintetico ma esaustivo e ben descritto, ma perché non contiene una richiesta specifica. Lei infatti chiede come "far presente a suo padre i suoi pensieri". Una richiesta vaga e "totale" allo stesso tempo. Vorrei che la rileggesse: "Come far presente a suo padre i suoi pensieri." Lei può vedere che, più che una richiesta è una storia. La sua. Noi dobbiamo, in qualche modo, riformulare la domanda, cioè desumere una richiesta del tipo: "come uscire dal controllo costante di mio padre"? O qualcosa del genere. Questa sarebbe la richiesta riformulata. Ma commetteremmo un errore se la riformulassimo in questo senso? E' chiaro che è una gabbia. E CHIUNQUE può pensare che il protagonista ne voglia uscire. Ma la domanda, provocatoria (guardi... mi perdoni, ma è importante, è fondamentale) che le vorrei porre è: Lei... ne vuole davvero uscire? Le sembrerà una domanda sciocca, superflua, ma è invece è molto seria perché per come ha posto la domanda iniziale, il suo coinvolgimento nel meccanismo del "figlio perfetto" potrebbe essere un problema. Se davvero ne vuole uscire le possibilità ci sono, l'aiuto pure, ma... quantomeno... deve formulare una richiesta di aiuto in modo diverso. E' il primo passo da fare per essere consapevole del percorso da fare. Consideri l'aiuto, anche tramite consulenze online, di uno psicologo. Ma per prima cosa, identifichi cosa le manca nella situazione in cui è, cosa vorrebbe fare, qual è l'obiettivo che vuole raggiungere. Le soluzioni sono a portata di mano, a patto di aver chiare le necessità. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Psicologa clinica e forense Roma www.nonsolofreud.it...

Motivazione

Apri domanda

Gentile Lorenzo. intanto è una situazione normale, nel senso che non siamo macchine, pertanto abbiamo necessità di spazi e momenti per rilassarci e abbassare l'intensità degli sforzi. Potrebbe provare a ritagliarsi momenti della giornata o della settimana nei quali dedicarsi ad altro, abbassando i ritmi e gli sforzi. Lo spazio e il tempo dedicato a rilassarsi potrebbe farle recuperare le energie che le servono per gli impegni. Qualora questa strategia non dovesse essere sufficiente, le consiglio dei colloqui motivazionali con uno psicologo. Serviranno a comprendere le ragioni del calo, i significati che Lei sta dando agli impegni che ha preso e alcune strategie per avere una "benzina" motivazionale, tutte le volte che le serve. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Psicologa, Roma www.nonosolofreud.it...

Ho dato troppo e adesso rivoglio la mia vita

Apri domanda

Buongiorno Aldo, la prima cosa che vorrei chiederle è se ha riflettuto sul perché Lei abbia insistito nel tempo con una persona che era stata chiara con Lei sin dall'inizio. L'innamoramento può certamente spiegare alcuni comportamenti, ma non tutti quelli che ha avuto (soprattutto perché sembra che la storia sia durata parecchio nel tempo). Il consiglio che le do è di concentrarsi su se stesso, tralasciando l'"oggetto del desiderio", sforzandosi di cercare i significati dei suoi comportamenti. E' chiaro che era innamorato, ma la ricerca che ha messo in atto (cioè cercare di far cambiare idea alla sua amica in modo da avere una relazione sentimentale con Lei) potrebbe avere motivazioni di base diverse dal sentimento che prova per questa persona. Ad esempio, potrebbe essere legata ad una mancata accettazione del rifiuto, sicché gli sforzi erano volti sicuramente ad avere una relazione con Lei, ma anche a negare il rifiuto iniziale. Un altro motivo potrebbe essere il classico paradosso di chi spera in una relazione e si espone solo quando è certo di non avere speranze. Come vede ci possono essere molte ragioni, che vanno al di là del sentimento, che comunque prova. Una volta compresi i motivi che stanno alla base di questa ricerca, le emozioni che l'hanno guidata, potrà liberarsi, avendo pensieri ed emozioni diverse, ed andare avanti, ma soprattutto non le capiterà nuovamente. Se volesse, potrebbe farsi aiutare da uno psicologo con qualche seduta, anche online, in modo da comprendere meglio cosa sia scattato nel momento in cui ha capito che non poteva avere una relazione con la sua amica, e che l'ha bloccata per un tempo notevole, non consentendole di viversi la sua vita sentimentale in modo sereno. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Psicologa, Roma www.nonosolofreud.it...

Mi lascia per telefono dicendo di voler tornare con la sua ex. Sarà vero?

Apri domanda

Gentile Jessica, Da come narra questa storia, è come se fino -ad ora- per la vostra storia sentimentale avesse deciso solo il suo ragazzo, in base ai suoi soli sentimenti, senza tener conto di quello che provava invece Lei. Lei racconta di essere stata più volte "presa" e "lasciata". Anche quando dice "decidiamo di stare solo lontani", in realtà nella frase precedente sembra che la decisione l'abbia presa più che altro lui. Quindi, potrebbe chiedersi, Lei dov'è in questa storia? Cosa si attende da una relazione come questa? Cosa ha fatto (o può fare) affinché l'altra persona la rispettasse e tenesse conto dei suoi sentimenti? Lei ha tutto il diritto di pretendere coerenza e rispetto, tanto più che in questo momento, vista la sua recente perdita, ha bisogno di serenità. Valuti se una relazione come quella che ha vissuto, che sembra essersi impostata sulla sua disponibilità a "comprendere" ed "accettare" comportamenti incoerenti e impulsivi, sia davvero qualcosa che le fa bene. Tutti noi abbiamo una responsabilità verso noi stessi: quella di essere rispettati e di affidarci solo a persone che dimostrino, con i fatti, l'effetto o l'amore che provano per noi. Abbiamo il pieno diritto di essere amati, ma sta a noi fare in modo che ci sia anche il rispetto. Questo è un percorso che dobbiamo fare e che utilizza l'assertività, una serie di comportamenti che ci permettono di farci rispettare dagli altri, senza prevaricarli, né esserne prevaricati. Se volesse approfondire questo percorso con uno psicologo, potrebbe chiedere alcune consulenze, anche online. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma....

Come avere più fiducia in me stessa?

Apri domanda

Salve Vittoria, perdoni quello che sto per dirle perché vuole essere una provocazionecon l'unico intento di mostrarle come i punti di vista possono essere diversi: ha mai pensato che sia Lei, invece, che può meritare di meglio? Lei è giovane, 23, anni, e sta con un quarantenne che, quando Lei avrà quarant'anni e sarà ancora bella e affascinante, lui ne avrà 60... A quanto Lei racconta, lui non ha il coraggio, pur essendo un uomo ben adulto, di mostrare al mondo le sue scelte. Infatti, stare con Lei è una sua scelta, nessuno lo costringe evidentemente, quindi gli fa piacere. Eppure si nasconde. A prescindere dal motivo per cui lo fa, è il comportamento stesso che evidenzia il fatto che non riesce a prendersi le sue responsabilità. Lei avrebbe tutto il diritto di avere una relazione serena con un ragazzo, con il quale fare viaggi, andare al cinema, vedere amici comuni, fare progetti, ecc.. Chi ci sta rimettendo, davvero, in questa situazione? Da quello che racconta, più che problemi di fiducia in se stessa, sembra un discorso leggermente diverso: cosa ottiene dal fatto che quest'uomo, che considera bellissimo, stia con Lei? Quanta importanza sta dando al fatto che sia "bellissimo", circondato da donne belle e quanta invece ne sta dando a come si comporta con Lei, a quanto la rispetti? Anche Lei, stando con lui, ha fatto una scelta. Come detto all'inizio, La prego di ritenere quanto scritto esclusivamente un invito a riflessioni che tengano conto di un punto di vista diverso da quello che ora Lei sta individuando. Se avesse necessità di approfondire con una consulenza, anche online, sono a sua disposizione. Cordiali saluti, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino, Psicologa, Roma....

Non perdonare un figlio

Apri domanda

Gentile Daniel, la storia che ci racconta è molto amara, triste. Lei sembra essere profondamente deluso, nonostante suo figlio abbia sconfitto da 10 anni i suoi "demoni interni" e conduca un altro tipo di vita. E' difficile mostrarle in poche righe quanto la tossicodipendenza si nutra di determinate fragilità personali e familiari, parlarle di quando nasce e di quanto si debba andare indietro negli anni per comprenderla, senza urtare la sua persona, già segnata da ferite che non si sono ancora rimarginate. Quello che posso dirle è che Lei ha già fatto un passo coraggioso e importante, quello di scrivere qui. Se lo ha fatto è perché è disposto a capire, a cercare di superare gli ostacoli che ha nell'andare avanti insieme a suo figlio. Lei si chiede se un padre dovrebbe perdonare un figlio solo perché ne è il genitore biologico. No, non è per questo che si perdona e se cerca di farlo con queste premesse, è chiaro che non ci riesce. Si perdona solo quando si capisce cosa è accaduto. E perché è accaduto. E per farlo bisogna distaccarsi, in modo da non dare colpe a nessuno, nemmeno a se stessi. Lei ha già fatto un passo in questa direzione. Provi a cercare di andare avanti in questo percorso, cercando di capire e non di perdonare "ad ogni costo". Se volesse, potrebbe acquistare dei libri di psicologia della tossicodipendenza o avere un valido aiuto da qualche seduta di "psicoformazione" con uno psicologo (anche online) che le indichi, da quando suo figlio era bambino, cosa può essere accaduto. Forse le sembrerà una cosa strana, ma le motivazioni che spingono alla tossicodipendenza sono note e ben identificate, addirittura classificate in base al tipo di sostanza che si assume. Capire cosa sia successo significa avere una finestra nel mondo di suo figlio, un aiuto che probabilmente le è mancato negli anni passati e che oggi potrebbe portarla ad essere felice del cambiamento che suo figlio ha fatto in questi 10 anni. Valuti con serenità. Ma una possibilità di superare questo problema esiste. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonosolofreud.it...

Mi sento sempre spaesata e priva di capacità di concentrazione

Apri domanda

Gentile Marika, è difficile dirle qualcosa di preciso senza vederla di persona e farle delle domande. Ad esempio, quanti anni ha, se in passato ha mai avuto problemi a scuola, come ha vissuto da bambina, da quanto tempo accusa questo disagio e cosa è successo quando è cominciato, quante ore dorme, ecc... In generale, l'ansia influisce moltissimo sulla concentrazione e, di conseguenza, sulla memoria a breve termine. Quindi andrebbe valutato (magari con un test psicologico) il livello di ansia che ha in questo periodo. Lei fa molte cose: studia, ha un fidanzato, gioca a calcetto, lavora in un pub... ha davvero molti impegni! Le chiedo: che aspettative ha in tutti questi impegni? E' già brava a tenerli in piedi. Molte persone vanno in ansia per molto meno, non vedo come si possa stupire del fatto che non riesce a fare tutto al massimo. Per le altre situazioni (vedere le persone come cattive, sempre contro di Lei, ecc..) è una questione direttamente legata a come Lei si percepisce. Finché si vedrà come una persona che non ha le capacità di fronteggiare gli altri, chiaramente li vedrà come potenzialmente "cattivi", nel senso che possono ferirla, comportarsi male con Lei, ecc... e Lei se ne allontana perché non sa come fermali o prevedere cosa faranno. Qui gli psicologi hanno a disposizione delle tecniche per insegnarle a far in modo che gli altri la rispettino, senza per questo prevaricare gli altri, ma senza esserne prevaricata. Una volta che sentirà di avere queste capacità, non avrà più bisogno di vedere gli altri come fonte di problemi, capirà il perché dei loro comportamenti e sarà anche in grado di prevederli. Valuti delle consulenze psicologiche. Se vuole, può cominciare a vedere come si trova in una relazione con uno psicologo, anche online, sebbene andare di persona potrebbe più utile, per via della valutazione del livello dell'ansia. La soluzione al suo disagio esiste. Deve solo trovare il coraggio di fidarsi di una persona che non la giudicherà mai e che l'aiuterà a risolvere. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino, Psicologa, Roma www. nonsolofreud.it...

Come superare la fine di una storia d'amore?

Apri domanda

Gentile Fabio, una storia così importante, che dura 10 anni, porta con sé moltissime esperienze e "pezzi della sua vita". La fine della storia porta ad allontanamento che potrebbe essere vissuto come una perdita, come un lutto, e il lutto ha delle vere e proprie "fasi" che un individuo deve affrontare per andare avanti. Non è quindi solo una questione di tempo, ma soprattutto di ristrutturare la sua identità sociale, il senso di condivisione/appartenenza e la sua vita in modo nuovo, diverso, superando le varie fasi che questo percorso comporta. Il suo compito ora è re-inventare la sua vita, avere nuovi punti di riferimento e di sostegno e diventare a sua volta sostegno e riferimento per altre persone. Potrebbe agevolare questo percorso con l'aiuto delle consulenze di uno psicologo, anche online. I miei migliori auguri. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino, Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Che problema ho? Perchè ho rovinato tutto?

Apri domanda

Gentile Maria, innanzitutto devo avvisarla che, senza parlare direttamente con Lei, è molto difficile identificare correttamente le dinamiche di quanto è successo. Tuttavia, da quanto sembra, il suoi sensi di colpa non le stanno consentendo di comprendere le vere ragioni del suo comportamento. La separazione forzata che, per lavoro, avete dovuto affrontare l'ha messa in una situazione nuova, che Lei non aveva mai provato, essendo stata fidanzata per tanti anni con il suo ragazzo. Lei deve aver provato sensazioni nuove e inaspettate, scoprendo una parte della sua personalità che evidentemente non veniva fuori quando era nella routine con il suo ex fidanzato. Ma, soprattutto, Lei deve aver percepito qualcosa che ora, per via del senso di colpa, non sta riconoscendo. L'immagine che Lei aveva (e ora sta rispolverando) della vostra relazione era (ed è), probabilmente molto diversa dalla realtà. Cerchi di non idealizzare niente e nessuno e provi a identificare i "veri perché" di quello che è successo. E' un percorso che dovrebbe fare per conoscersi, ma soprattutto per evitare che questo pericoloso castello di pensieri e convinzioni che la portano a vedersi come la persona che "ha rovinato tutto", la blocchi e la faccia sentire l'unica artefice di quello che è successo, per evitare che le accada di nuovo di reagire con comportamenti che poi disconosce o non comprende. Se volesse un aiuto in questo percorso, anche tramite colloqui online, mi contatti pure. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma. www.nonsolofreud.it...

Gravidanza e sindrome di gelosia retroattiva

Apri domanda

Gentile Anna, la sua richiesta è fra quelle che mi fanno sperare di averla di fronte per poterla aiutare davvero. In ogni caso, provo a cominciare un discorso in questa sede. Le riporterò alcune sue frasi per cercare di metterla di fronte ad una situazione che forse sta cercando di non vedere. Si soffermi sulla sua frase: "quando il mio attuale ragazzo mostrò un vero interesse verso di me io non ho potuto che mentirgli, perché finalmente mi voleva per quella che ero". La domanda che le faccio è: come è possibile mentire ed essere contemporaneamente "voluta" per quello che è? Riformulando, si potrebbe chiedere "come può pensare di essere amata davvero per quella che è, cioè con le sue normalissime esperienze sessuali e affettive, comuni ad una qualsiasi ragazza della sua età, se deve mentire per essere come il suo ragazzo vorrebbe che fosse"? Un'altra frase: "È grazie a questo che abbiamo passato una storia bellissima, non litigavamo mai ". In altre parole, grazie ad una bugia, non si litigava. Purtroppo, non litigare mai non è normale. E' un rapporto finto, non reale. Litigare non sarà piacevole, ma a volte è utilissimo, perché si delineano i limiti del rapporto e del RISPETTO reciproco. Infine, l'ultima domanda che posso farle qui è: Lei davvero vorrebbe passare la vita a fingere di essere diversa per non "urtare" la sensibilità di una persona che non vuole accettare di non poter avere il controllo sul passato della sua fidanzata? Vuole davvero avere dei sensi di colpa per un problema che ha il suo ragazzo e non Lei? Il problema del suo ragazzo non sembra solo essere quello della gelosia retroattiva. Purtroppo spesso si tratta di di insicurezze che le persone cercano di colmare controllando l'altro. Potrebbe anche trattarsi di paura del "confronto". Il consiglio che le do è: non finga con nessuno, soprattutto con se stessa. Aiuti il suo ragazzo a cambiare, a maturare e a comprendere che non c'è nessun confronto e che le sue paure rischiano di farla allontanare, come si allontanerebbe qualsiasi ragazza al posto suo, perché si sente rifiutata. Gli faccia capire come LEI si sente, non mettendo sempre in primo piano i bisogni del suo ragazzo, ma rivendicando anche i suoi. Nessuno può avere il controllo sul passato; però ci si può impegnare per essere amati e amare nel presente e nel futuro. Per la gravidanza, spero che la questione si sistemi nel modo che le faccia più piacere. Se volesse contattarmi per un colloquio online, sarò lieta di riprendere il discorso qui cominciato. Le auguro buon anno. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Rapporto a distanza?

Apri domanda

Gentile Michele, comprendo bene che in un solo messaggio Lei abbia dovuto concentrare moltissime cose; eventi, sensazioni, emozioni, spiegazioni, ecc.. La sensazione che ho è che ci sono delle cose non dette fra di voi. Da quello che ha raccontato, Lei è stato molto corretto nel lasciar decidere la sua ragazza. Si nota un grande sentimento. Tuttavia alcune cose non sono chiare. Pensandoci, Salerno è più o meno fra la Puglia e l'Emilia. Sembra quasi che Salerno sia fra i genitori della sua ragazza e Lei. Tenga presente però che è difficile comprendere bene la storia e occorrerebbe fare delle domande per vedere se si è compreso bene. L'altra cosa che mi ha colpito è che alla fine scrive "son disperato, siamo disperati". Siccome è Lei che scrive, questa frase dice molto sul sentimento che avete. Se la questione che le ho esposto si avvicina alla realtà che state vivendo, vi consiglio un paio di colloqui di consulenza di coppia (anche via skype), per vedere se è possibile sviscerare paure o pensieri che potrebbero bloccare o sbloccare la situazione. Ci sono coppie e famiglie che vivono e si amano vedendosi nei week end e coppie che non reggono nemmeno se vivono nella stessa casa. La questione principale è il progetto comune. Mi contatti qualora voleste approfondire come coppia o singolarmente, online. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Ho paura e non mi fido di lui

Apri domanda

Gentile Milena, la sua è davvero una richiesta particolare per una donna della sua età. Ha delle responsabilità notevoli (una figlia, un matrimonio problematico), quando molte sue coetanee hanno molte meno complicazioni. Quindi, intanto, le faccio i complimenti per la lucidità delle sue affermazioni e la sua forza. Infatti, più che "diventare forte", Lei dovrebbe fare un percorso per riconoscere quello che già possiede. Il consiglio che le darei sarebbe quello di fare un percorso di autostima e assertività (frasi rispettare senza arrivare allo scontro). Tuttavia non è il consiglio che le do perché c'è una la questione del "picchiare", che non è molto chiara. Essendo la violenza un reato penale, mi sembra che debba essere la prima cosa alla quale dovrebbe dare rilievo per tutelare Lei e la sua bambina. Intanto ci sono le Forze dell'Ordine. Poi ci sono dei centri di ascolto e sostegno per le donne maltrattate, ai quali potrebbe rivolgersi gratuitamente. In questi centri c'è anche il sostegno psicologico gratuito. La situazione che delinea quando dice che ama chi la tratta male è molto meno rara di quello che pensa. Deve fare un primo passo: quello di comprendere che ha bisogno di aiuto. In un certo senso, scrivere qui è qualcosa che si avvicina molto a questo primo passo. Ma non si fermi qui. Le soluzioni e gli aiuti ci sono. I miei migliori auguri. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa Forense, Roma www.nonsolofreud.it...

Ossessioni o davvero parafilia ?

Apri domanda

Gentile Gioele, di seguito alcune delle domande che una richiesta come la sua può portare: - Che pensieri aveva durante la "crisi di identità"? - Come ha affrontato, con che misure (chirurgiche o meno) e risultati, la fimosi? - Quello che ha provato indossando il vestito di Sua madre era una "emozione" (ad es. gioia per sentirsi protetto, "a casa", abbassamento dell'ansia) ? O altro? Come vede, sono molte le domande che vanno fatte e senza le risposte è difficile esprimersi. Di base, concordando con il collega, sembra esserci un problema di gestione dell'ansia che va affrontato con una priorità maggiore, dal momento che a volte, per ridurre l'ansia, chi non riesce a gestirla adeguatamente cerca di controllarla con comportamenti particolari e pensieri relativi al "controllo". Senza conoscere la sua età (fondamentale per la diagnosi delle parafilie) l'associazione dell'ansia con le questioni sessuali potrebbe essere una semplice associazione e niente più, immaginando che Lei sia quantomeno maggiorenne. Il consiglio è recarsi di persona da uno psicoterapeuta o uno pisco-sessuologo. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patriza Guarino - Psicologa Forense, Roma www.nonsolofreud.it...

Capire qual è la scelta giusta

Apri domanda

Gentile Elena, mi permetta di sottolineare alcune frasi che mi sono rimaste impresse del suo messaggio: "mio marito", "altro uomo", " un uomo padre...", "uomo speciale", "uomo che mi ha corteggiata e voluta da subito". So benissimo che la brevità e le ragioni di riservatezza hanno vincolato il suo modo di esprimersi, tuttavia è proprio in queste narrazioni che si vede o non si vede qualcosa. E qui non si vede Lei. Si nota certamente il suo bisogno, ma non Lei. Sembra quasi come se fosse dietro le quinte e gli attori fossero gli uomini o il suo bisogno (di protezione?). Mi perdoni per la frase, sicuramente la questione è più complessa, ma in questo contesto è quello che riscontro. Lei giustamente vuole essere amata e rispettata, ed è una richiesta legittima, un diritto. Ma Lei chi è? Cosa fa nella vita, cosa le piace? Sta bene con se stessa? Che aspirazioni ha? Ha amici? Un lavoro? Che soddisfazioni ha avuto, ecc... Non conoscendola di persona, non so se è questo il caso, ma a volte, prima di capire se abbiamo perso qualcuno, forse è necessario ritrovare se stessi. Se ha voglia di approfondire, può contattarmi, anche online. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Non riesco a capire il mio orientamento sessuale

Apri domanda

Salve Laura, una cosa, molto importante per noi, che Lei non dice è la sua età. Supponendo che sia maggiorenne, (il suo modo di esprimersi è certamente maturo) altrimenti il sito dovrebbe segnalarcelo, le rispondo con una domanda: la cosa che più mi incuriosisce non è il dubbio sul suo orientamento sessuale, comune a molti, ma il fatto che una persona che si esprime benissimo, ha sicuramente un quoziente intellettivo piuttosto alto, dimostra di avere una capacità simbolica notevole e non racconta di particolari problemi fisici, non abbia mai avuto esperienze sessuali, né con ragazzi né con ragazze. Credo sia il primo punto da approfondire. Alcune domande come "che rapporto ha con il sesso, con il suo corpo, quanti amici ha, che tipo di rapporti instaura, che disponibilità comunica agli altri, che caratteristiche ha la persona che le piace, cosa l'attrae sessualmente", ecc.. sono fra quelle che sarebbe utile porsi. Prima di capire chi le piace, è fondamentale capire cosa l'ha frenata fino ad ora nelle esperienze sessuali. Il consiglio che le do è di cominciare a riflettere partendo da questo punto e, se volesse approfondire, in studio o online, sono disponibile per una consulenza. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino www.nonsolofreud.it...

Divorziare?

Apri domanda

Gentile S. divorziare senza tentare di comprendere le ragioni di questo allontanamento è una possibilità, ma avendo scritto qui, immagino che Lei possa contemplare anche un'altra possibilità. Lei sente la responsabilità di essere madre e ha un'educazione che l'ha abituata e preparata a determinati impegni, anche se è molto giovane. Suo marito è altrettanto giovane, ma forse non era ancora pronto e ora si sta affidando ad un modello di marito e padre che pensa possa semplificargli l'impegno. Da quello che scrive, Lei ha già fatto un percorso che suo marito deve ancora fare. Se è così, accusarlo delle sue mancanze, relativamente al ruolo che Lei e le circostanze richiedono, non lo aiuterà a prendersi le sue responsabilità. Bere alcolici (non è chiaro se in modo eccessivo o no), di solito è legato all'esigenza di abbassare l'ansia e contrastare gli stati di tristezza o di vera e propria depressione. Essere accusati significa non essere accettati, amati, capiti. Questo comportamento non può che peggiorare la situazione. Le esigenze ci sono e sono comprensibili, ma una famiglia affronta anche i problemi del singolo componente. Se per un periodo è necessario aiutare l'altro, lo si fa e la famiglia è anche questo. Provate a fare un ciclo di sedute di sostegno psicologico della coppia o una psicoterapia di coppia. Servirà a ristabilire la comunicazione in modo da capire che emozioni provate e cosa vi manca. Lei avrà modo di far capire a suo marito che Lei ha bisogno che lui collabori a questo progetto che è la vostra famiglia. Lui avrà modo di capire che ha un ruolo importante, che non è etichettato né isolato, ma accettato ed amato. Le questioni sessuali potrebbero essere legate al fatto che ha partorito da poco (ha scritto da 4 mesi). Quindi ci sono tempi e significati legati alla sessualità e alla procreazione che per molte persone sono diversi, e di cui si potrà parlare durante le sedute. Infine, un compromesso fra responsabilità e divertimento, per le esigenze di tutti, sarà il primo punto da raggiungere. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino www.nonsolofreud.it...

Nn so cosa devo pensare

Apri domanda

Gentile Liuana, comprendo l'esigenza di descrivere qui in modo sintetico la situazione, tuttavia per fare chiarezza è necessario che Lei approfondisca i momenti precedenti a questa decisione. Ad esempio, come ha reagito Lei alla perdita del bambino? E' cambiato qualcosa da allora fra di voi? Il rapporto fra suo figlio e il suo compagno, che Lei sappia, ha subito una qualche evoluzione? Le consiglio una consulenza psicologica di coppia (prima di una eventuale terapia di coppia) perché ognuno comunichi all'altro le emozioni e i pensieri relativi a questa decisione. E' chiaro che qualcosa è cambiato, ma bisogna parlare apertamente per comprendere se è una situazione che si può risolvere. In caso il suo compagno non si prestasse per la consulenza di coppia, valuti l'opportunità di fare chiarezza presso uno psicologo per una consulenza individuale, anche online. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino, Roma www.nonsolofreud.it...

Una via d'uscita c'è?

Apri domanda

Gentile Momi, condivido le sue preoccupazioni per sua madre. I comportamenti che descrive sembrano essere riconducibili ad una sorta di spirale della quale, però, sua madre non sembra averne piena consapevolezza. In realtà è questa la questione più negativa, per via del fatto che la questione sta avendo ripercussioni su di Lei, in un'età che dovrebbe vederla concentrata sulle sue esigenze, sul suo futuro. Il consiglio che posso darle è duplice: 1. cerchi di convincere sua madre ad intraprendere un percorso di sostegno e motivazionale presso uno psicologo; 2. cerchi di tutelarsi personalmente dalle dinamiche che si sono instaurate nella sua famiglia. Per il primo punto, tenga presente che spesso chi è così preso da questo tipo di sofferenze, fa fatica a rendersi conto del fatto che il suo comportamento verso se stesso e verso i figli è cambiato. Il rancore, la rabbia, la frustrazione, la tristezza ecc.. sono tali da annebbiare l'auto-consapevolezza e spesso è necessario l'intervento di qualcuno dall'esterno che aiuti la persona a togliere questo velo, in modo da favorire il cambiamento. Non è un suo compito. Lei può solo agevolarlo, ma non è una sua responsabilità, e questo deve essere ben chiaro perché i sentimenti di impotenza che già sta avendo non sono giustificati. Lei può solo cercare di convincere sua madre a chiedere aiuto, magari chiedendole di accompagnarla ad una consulenza per il rapporto madre-figlia, giusto per smuoverla, ma è il massimo che può fare. Per il secondo punto, le consiglio vivamente di considerare che Lei non ha alcuna responsabilità in questa situazione. E' una questione che devono gestire i suoi genitori, che sono adulti e che hanno delle responsabilità verso se stessi e verso i figli. Deve tutelarsi emotivamente dalle dinamiche che si sono instaurate, sentirsene meno coinvolta, distaccarsene quel tanto che basta per proteggersi. Consideri quindi di cercare di inviare sua madre da uno psicologo. Al limite, con la questione legata al rapporto madre-figlia. Tuttavia, se non volesse farlo, Lei avrà sicuramente fatto tutto il possibile per sua madre. Tenga presente che se sua madre adducesse problemi economici al fine di non cercare aiuto, stiamo parlando inizialmente di una o due consulenze (che non hanno certamente un prezzo proibitivo). Oppure ci sono strutture pubbliche che possono dare un servizio di psicoterapia semplicemente pagando un ticket (rivolgendosi al medico di base), o, ancora, associazioni e consultori che forniscono sportelli di sostegno per genitori separati. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino, Ardea (Roma) www.nonsolofreud.it...

Mia madre non mi lascia crescere

Apri domanda

Gentile Isabella, quello che descrive sembra essere effettivamente un problema (indicativa soprattutto la questione dell'arredamento della camera, senza che Lei sia stata interpellata), sia per le ripercussioni che ha su di Lei, di come la fa sentire e dell'esigenza di essere accettata per l'età che ha, sia per il fatto che questo clima potrebbe pregiudicare i rapporti che ha con sua madre con un allontanamento. Le suggerisco di contattare uno psicologo e chiedere a sua madre di andare ad un incontro di consulenza relazionale. Entrambe esporrete davanti al collega la situazione. A volte i genitori hanno difficoltà a riconoscere che i figli sono cresciuti e hanno il bisogno di vederli ancora bambini per sentirsi utili o perché temono un distacco. Qualche consulenza con uno psicologo farà si che sua madre riesca a superare la paura del distacco e permetterà a Lei di capire il perché dei suoi comportamenti. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Falso ricordo?

Apri domanda

Gentile Elena, purtroppo è impossibile dire, senza una valutazione accurata della situazione, se si tratta davvero di un falso ricordo. Le consiglio, vista la natura delicata della questione, di chiedere al suo ragazzo di rivolgersi ad uno psicologo per una valutazione psicodiagnostica. Dopo la valutazione, sarà lo psicologo che potrà indirizzarlo verso una terapia (es. psicoanalitica) oppure (es., qualora sia stato effettivamente vittima di un qualsiasi trauma, sia sessuale che di altra natura) verso una terapia specifica post traumatica. Ma senza una valutazione mirata non è possibile dire a priori cosa possa aver causato il ricordo e la sofferenza che ne sta derivando. Lo aiuti in questo modo a risolvere il problema; non cerchi di fare altre indagini che potrebbero compromettere la situazione familiare del suo ragazzo. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Sindrome della crocerossina

Apri domanda

Gentile Vanessa, è riuscita a descrivere la situazione in modo sintetico e chiaro. La questione sulla quale potrebbe cominciare a riflettere è come la fa sentire aiutare gli altri, che emozioni prova, cosa significa per Lei, come si vede nel fare queste azioni. Poi, quando avrà fatto questi pensieri, provi ad immaginare come si sentirebbe se non lo facesse, se invece di aiutare gli altri pensasse ai suoi interessi, facendo per gli altri solo quello che può, senza grossi sforzi. Che immagine avrebbe di se stessa? Il significato delle azioni che facciamo a volte è legato alla nostra identità, ai bisogni che abbiamo per mantenere una certa immagine di noi stessi. Molti di questi significati si formano in seguito alle dinamiche accadute durante l'infanzia e l'adolescenza. Avverto una certa preoccupazione per questi suoi comportamenti, un timore che comprendo perché forse pensa che questo comportamento possa metterla in situazioni negative, e comunque capire come "funzioniamo" in certe situazioni fa bene, perché ci permette di scegliere cosa fare con maggiore consapevolezza. La questione che deve affrontare è quindi, a quale bisogno Lei sta cercando di rispondere quando mette in atto questi comportamenti e quando succede, questo perché è probabile che non accada sempre, comunque e con chiunque. Le consiglio qualche lettura sull'Identità e il Sè, in particolar modo di Hazel Markus (Gli schemi del Sè). In alternativa, potrebbe fare questo percorso di consapevolezza insieme ad uno psicologo, anche tramite qualche colloquio online. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino www.nonosolofreud.it...

Malinconia e crisi di pianto

Apri domanda

Gentile Sandy, la sua situazione andrebbe valutata considerando i suoi vissuti e le sue esperienze. Si ha 30 anni ed è disoccupata da 3 anni, ma è chiaro che occorrerebbe vedere quali strategie per uscire da questa situazione, se è questa l'unica fonte del suo disagio, sta mettendo in atto. Per uscire da una situazione occorre usare metodi nuovi. I soliti metodi evidentemente non stanno funzionando, quindi si cambia. Mi creda, ci sono metodi sia per la motivazione che per la realizzazione di una nuova situazione che, magari con lavori che gradualmente vanno a migliorare, possono arrivare a farla sentire serena e nel "posto giusto". Dove rivolgersi dipende dal suo problema. Se è solo un problema lavorativo, ci sono centri della regione, gratuiti, che aiutano a creare un curriculum più "appetibile" per le aziende. Se il problema è motivazionale, può cercare uno psicologo, anche online, che può aiutarla a recuperare le forze che le servono per reagire e nuove idee da provare. In alternativa, in alcune regioni ci sono sei centri di psicologia sociale che danno un sostegno con una cifra non altissima. In ogni caso, Lei ha trovato la forza di scrivere qui. Ora faccia uno sforzo e cerchi di trovare anche una persona o un ente che possa aiutarla. I miei migliori auguri. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino www.nonosolofreud.it...

Chirurgia estetica

Apri domanda

Salve Vito, credo che Lei non possa evitare la domanda: perché lo ha fatto. Il primo passo da fare è capire le motivazioni che l'hanno portato a fare questo passo e poi vedere che significato dare a questa azione. Deve fermarsi e capire cosa è successo, altrimenti continuerà a fare azioni che non è chiaro a cosa portano. Faccia una cosa per volta. Si chiarisca le idee sul perché ha voluto fare l'operazione. Cosa significava per Lei? Cosa pensava potesse significare per gli altri? Chi è oggi Lei? Se accetta i motivi per cui l'ha fatto, è presumibile che si accetterà per come è ora. Se volesse, in questo percorso, essere aiutato da uno psicologo, mi contatti. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma. www.nonsolofreud.it...

Come si deve reagire se scopro che il mio ragazzo aggiunge e chatta con diverse donne su facebook?

Apri domanda

Gentile Cristina, rispondo innanzitutto alla sua domanda: no, non è antisociale se non accetta questi comportamenti. Essere antisociale è ben altro. Per il resto, Lei può dire, chiedere, far capire all'altra persona che il suo comportamento non è rispettoso nei suoi confronti (e nemmeno nei confronti delle altre donne). Ma se quell'uomo non vuole cambiare, Lei non può costringerlo. Se una cosa ci fa soffrire, possiamo dirla, gridarla, scriverla, manifestarla in tutti i modi, ma se l'altro, una volta capito il messaggio, non vuole far nulla, ben sapendo che ci perderà, significa che o non può fare nulla per cambiare, oppure non vuole cambiare. La domanda quindi è: perché dovrebbe rimanere con una persona che non la rispetta e che continua a ferirla, sapendo che le provoca una sofferenza? Lei sola può dare una risposta convincente (Lei deve essere convinta, nessun altro) a questa domanda. Se volesse approfondire, mi contatti per una consulenza, anche online. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Si può perdonare un tradimento?

Apri domanda

Il consiglio, in questo caso, è una terapia di coppia. Quando si verifica un tradimento, sebbene la storia sia conclusa, il partner tradito non recupera la fiducia e chi ha tradito pensa di doversi dare delle spiegazioni per il tradimento che ha fatto, spesso accusando il partner tradito, nel tentativo estremo di lenire i propri sensi di colpa. Una terapia di coppia può far emergere e far capire ad entrambi quasi siano stati i motivi dell'allontanamento prima del tradimento, come affrontarli e come evitare che capitino nuovamente. Si può superare, ma solo se si affronta la questione. Far finta di niente non aiuta nessuno dei due. Datevi questa possibilità. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonosolofreud.it...

Come allontanarmi da lui?

Apri domanda

Gentile Tata, da quello che racconta si potrebbero fare delle ipotesi... Tuttavia, Lei ha descritto molti comportamenti negativi di quest'uomo, ma le parole belle e i regali stupendi -da soli- non spiegano perché Lei accetti ancora, dopo sette anni, questa situazione (che chiaramente la fa soffrire). Quindi la domanda che dovrebbe porsi è: cosa le da quest'uomo? Quale bisogno sta colmando, nonostante tutto? Non credo possa fare a meno di rispondere, perlomeno a se stessa; se non sa cosa le manca e cosa quest'uomo le da, a prescindere da tutte le altre mancanze che la fanno soffrire, evidentemente non potrà elaborare l'idea di lasciarlo oppure di cercare di cambiare la sua situazione. Se volesse approfondire la questione, anche online, mi contatti. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma www.nonsolofreud.it...

Segreto Professionale

Apri domanda

Si, siamo tenuti al segreto professionale e non solo per il codice deontologico, ma ne rispondiamo penalmente se dovessimo rivelare cose che un paziente ci ha detto durante una seduta. Gli unici casi previsti dalla legge per la divulgazione di una informazione riferita in una seduta sono: - solo per gli psicologi/psicoterapeuti che lavorano nel Sistema Sanitario Nazionale: se vengono a sapere di un reato penale per il quale si procede d'ufficio (omicidio, stalking, maltrattamenti, lesioni gravi, ecc..), in quel caso e SOLO se si tratta di uno psicologo che lavora per lo Stato, c'è addirittura l'obbligo della denuncia. NON VALE PER GLI PSICOLOGI PRIVATI i quali sono invece tenuti il segreto professionale, anche in questi casi; - se qualcuno è in pericolo di vita o di lesioni; - se la persona firma una liberatoria allo psicologo. In tutti gli altri casi, vige il segreto professionale punibile ai sensi dell'Art.622 del Codice Penale. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino - Psicologa, Roma....

Necessità di risposte

Apri domanda

Gentile Raffaele, alcune informazioni non sono complete, ma mi rendo conto che qui, in questo contesto, sia difficile scrivere tutto. Immaginando che l'adenoma sia benigno e che sia trattato farmacologicamente, credo Lei sappia che degli effetti collaterali di alcuni farmaci, i quali, dovendo rilassare la muscolatura per favorire il flusso urinario, possono portare ad alcune problematiche (fra cui riduzione dell'erezione e l'eiaculazione retrograda). Per questi aspetti puramente medici, Lei avrà sicuramente il supporto del suo urologo. Per la parte psicologica, invece, credo che Lei debba separare le cose; i vissuti problematici dell'infanzia e l'ansia che sta portando questa nuova prova alla quale è stato chiamato suo malgrado a far fronte. Lei in questo momento ha bisogno di aiuto concreto e di strumenti per affrontare i problemi sin da subito. Da quello che racconta la gestione dell'ansia sembra essere disfunzionale, quindi sicuramente l'intervento potrebbe essere in quella direzione. Tuttavia mi sembra che il supporto emotivo che la gratificazione degli affetti e l'autostima possono darle, se opportunamente stimolate, possa essere fra le componenti più significative per l'aiuto che le serve al momento. Il mio consiglio è di rivolgersi ad un professionista per delle sedute di valutazione e sostegno psicologico, gestione delle emozioni e dell'ansia per l'immediato. In seguito potrebbe considerare la possibilità di una psicoterapia, qualora la valutazione psicologica ne confermi l'effettiva necessità. I miei migliori auguri. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Lei non sa scegliere tra me e il fidanzato, ma non voglio essere l'amante cosa fare?

Apri domanda

Gentile Antonio, difficile darle dei consigli su cosa fare e, francamente, non è esattamente quello che fa uno psicologo. Quello che si può fare qui, con una risposta sola, è darle degli spunti di riflessione. Innanzitutto non è chiaro da quanto tempo va avanti questa sua relazione, né quanto Lei abbia pressato per avere una risposta dalla ragazza in questione. L'ultima frase che lei le ha detto, effettivamente non è bella. Potrebbe prefigurare il fatto che questa ragazza non si stia curando delle emozioni che Lei prova, anteponendo i propri bisogni. Potrebbe significare che in questa situazione la ragazza si senta a suo agio, perché da una parte si "vendica" delle mancate attenzioni del suo ragazzo, dall'altro si sente desiderata da Lei. Potrebbe però anche significare che -specie se la situazione va avanti da poco tempo- la ragazza abbia dei sensi di colpa nei confronti del suo fidanzato e una confusione sulle proprie emozioni e sentimenti e che stia cercando il modo per gestire questa complessità, oppure che Lei sia stato eccessivamente pressante per farle prendere una decisione. Ci sono molti "potrebbe", senza informazioni più precise. Tenga presente che dare un tempo congruo (es. due, tre settimane) ad un'altra persona perché capisca cosa prova per noi e quanto sia disposta ad investire nella relazione con noi, si può sicuramente fare. E dimostrebbe amore. Molto deleterio per Lei, per la sua autostima e per la relazione stessa sarebbe invece concedere all'altra persona di tenerci "appesi" a quella decisione per mesi o anni, qualsiasi ne sia il motivo. In quel caso caso, Lei dovrebbe dimostrare non amore, ma devozione, attendendo che qualcosa accada dall'esterno, affinché la ragazza si decida. Sarebbe una situazione che qualcuno potrebbe trovare romantica, ma che nei fatti è medioevale, non essendoci una componente importantissima di una relazione equilibrata: il rispetto. Ora, Lei conosce i tempi e i modi con i quali questa storia si sta svolgendo. Valuti con calma di quale caso si tratta, cercando di vedersi come un'osservatore esterno alla questione. Se volesse un supporto in questo percorso, potrebbe considerare una consulenza, anche online. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Problemi con il mio ragazzo

Apri domanda

Salve Martina, premetto che gli psicologi non danno consigli (per quelli va benissimo un'amica), ma aiutano le persone a risolvere problemi più o meno complessi aumentando motivazione, autostima, definizione dell'identità, capacità relazionali, psicosessuali, conoscenza di se stessi, ecc.. attraverso colloqui psicologici. Quello che potrebbe provare a fare è cercare di vedere la sua situazione sentimentale come se fosse una persona esterna, che la sta osservando da fuori. Una persona che non conosce né Lei né il suo ragazzo e vi osserva come se fosse al cinema. Cosa vedrebbe? Il comportamento del suo ragazzo, da fuori, sarebbe visto come maturo, dal momento che è sparito senza spiegazioni? Lo spettatore che vede questa ragazza soffrire per dei comportamenti voluti e cercati dal suo ragazzo, cosa potrebbe pensare? Perché questo ragazzo "fugge" per 10 giorni quando vede un comportamento immaturo nella sua ragazza? Perché scappa? Se davvero lui è così maturo, perché non l'aiuta in altri modi? Ma soprattutto, perché questa ragazza cerca puntualmente di recuperare una situazione che la fa soffrire? Di cosa ha paura se "lo perde"? Cosa accadrebbe se succedesse? Provi a farsi queste domande (ed altre che le venissero in mente) come fosse uno spettatore esterno. Otterrà una visione della situazione più obiettiva rispetto a quella che ha adesso e riuscirà a vedere cose che ora non riesce a vedere. Ci metta tutta la fantasia che ha a disposizione. Se volesse approfondire con una consulenza, anche online, mi faccia sapere. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma...

Gelosia

Apri domanda

Gentile Martina, la sua gelosia potrebbe nascondere insicurezze personali e/o una attenzione eccessivamente sbilanciata su quello che fa il suo ragazzo. Lei cosa fa? Come passa la sua giornata? E' soddisfatta di quello che fa? Stia attenta a non mettere sulla sua relazioni dei pesi eccessivi; si concentri su di Lei e si cerchi degli spazi e delle cose da fare che la facciano sentire "importante". Se lo farà, non avrà bisogno di vedere il suo ragazzo come l'unica fonte per sentirsi "importante" e accetterà serenamente che lui possa dedicare il suo tempo anche agli altri. Se volesse approfondire, anche online, mi contatti pure. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Ho paura che mia figlia non mi ami

Apri domanda

Gentile Francesca, le insicurezze che esprime con questa necessità di esclusività potrebbero in futuro portarla a comportamenti che, a parte la sua sofferenza, potrebbero inficiare il suo rapporto con gli altri e quello che sua figlia dovrebbe avere con le altre persone. Più passa il tempo e più sua figlia necessita di interazioni sociali che allargheranno la sua cerchia di persone conosciute e con le quali dovrà imparare a relazionarsi. E' necessario che Lei affronti il prima possibile le sue paure ed impari a leggere gli scambi relazionali naturali che sua figlia deve avere, senza che questo le faccia temere la perdita o il rifiuto. Le consiglio di rivolgersi prima possibile ad un esperto per intraprendere un percorso individuale volto ad affrontare le sue paure, colmare le sue insicurezze, modificando così le convinzioni, i pensieri e le emozioni che ora la stanno portando a questa sofferenza. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Non voler elaborare un lutto

Apri domanda

Gentile Maurizio, la ringrazio per il suo intervento, perché più che una richiesta è una lezione di vita. Molte teorie sull'elaborazione del lutto parlano delle fasi, di come superare la perdita... In realtà a volte l'unica cosa da fare non è come superare o distaccarsi dalla persona che ci manca. Ma come fare a tenerla ancora con noi. Come riuscire a sentirla parte di noi, andando avanti come se avessimo una forza doppia, come trovarle un posto dentro di noi in modo che ci accompagni e ci aiuti a reinventarci mete nuove . Le auguro di riuscirci, come ci è riuscita tanta gente. Se volesse parlarne, potrebbe considerare l'ipotesi di un sostegno professionale. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Sono lesbica?

Apri domanda

Salve Lucrezia, purtroppo le informazioni che da sono molto poche. Non dice quanti anni ha, se in passato ha avuto delle esperienze o meno, se ha o ha avuto amicizie, il rapporto che ha con il sesso, ecc.. Nel sogno Lei sembra libera dai i freni e dalla timidezza, e forse anche da qualche paura, per cui immagina di vivere sensazioni belle e intense. Penso che un percorso di conoscenza di se stessa e l'acquisizione di strumenti per comprendere meglio le sue emozioni le sarebbe utile. Cerchi di capire se l'adrenalina è associata all'erotismo, con sincerità e serenità, oppure si tratta del piacere fisico e psicologico di essere coccolata ed accettata. Se volesse un sostegno durante il percorso di conoscenza di se stessa, potrebbe contattare uno psicologo per qualche consulenza, anche online, che l'aiuti a fare chiarezza. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Mi sento infelice....

Apri domanda

Gentile Giulia, mi permetta di riformulare con Lei quello che ha scritto, così da vedere se ho compreso il problema. Lei vive gli anni universitari lontana dalla casa dei suoi genitori, dove sperimenta una sensazione di autonomia, dove ha amici e interessi e dove ha scopi da perseguire. Lì la situazione è un po' come essere "sulla strada giusta" e sa bene cosa fare. Infatti, una volta superati i problemi di ambientazione iniziali, il resto è più semplice, perché si tratta di "canalizzare" gli sforzi, ma le mete (le lezioni, gli esami e la tesi) sono stabilite e Lei le ha chiare di fronte a sè. Un giorno, con abilità ed impegno, le raggiunge tutte. Torna a casa, dove però non è più autonoma come prima e deve probabilmente sottostare ai ritmi dei suoi genitori. Sicuramente Lei in questi anni universitari è cambiata, ma non sono cambiati i ruoli all'interno della sua famiglia, così che i suoi ora fanno fatica a capirla e finiscono col criticare il suo comportamento, proprio perché non comprendono come mai ora le sta stretta questa vita. Lascia gli amici che aveva, non ha un lavoro e non ha mete già fissate da raggiungere. Di qui, lo sconforto e l'infelicità. Bene, personalmente trovo che il fatto stesso che Lei stia male in questo momento sia la prova che Lei è una persona in gamba, volitiva e piena di voglia di realizzarsi. E' normale che una persona così, in questo periodo, si senta demoralizzata e sarebbe strano il contrario. Accettare e comprendere il motivo per cui si sente così inerme è il primo passo per rialzarsi. Il primo consiglio è cercare di scoprire come ritrovare l'energia, il carburante, perché ora è Lei che deve stabilirsi da sola le sue nuove mete e raggiungerle. Lei sa come impegnarsi per il raggiungimento di un obiettivo. E su questo si "conosce", sa che è brava e ha il controllo. Solo che ora il lavoro è aumentato perché prima gli obiettivi erano già prefissati, mentre adesso deve definirli Lei. Le serve solo la forza per credere in quello che deve fare. E mi creda, ci si riesce. Il secondo consiglio è quindi valutare una breve serie di consulenze motivazionali con uno psicologo, anche online. Veda come va, anche se sono sicura che se stabilirà una buona relazione con lo psicologo/a, in pochissimo tempo riprenderà ad impegnarsi per nuovi traguardi, e lo farà contenta e per raggiungerli. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Dentro di me sento che qualcosa si è spezzato

Apri domanda

Gentile Anna, ho notato alcune parole particolari nel suo racconto. Le parole "fallimento", "inganno", "abbandono", ad esempio. Le vorrei chiedere se esiste la possibilità che due persone si lascino senza che vi sia l'ipotesi che, per nessuno dei due, sia stato un fallimento. E se tutte le persone che si lasciano si "abbandonano". O se lasciarsi debba prevedere solo l'inganno. Le sto facendo queste domande per dirle che esistono significati diversi. E a volte tendiamo a vedere tutte le storie come se fossero uguali, con gli stessi significati, magari perché sono quelli che più temiamo. Le domande che si pone, la negatività che la sta facendo soffrire, il fatto di non riuscire a vedere nè a stabilire un progetto, sono parte di un problema che ha radici nel passato. Di cui Lei non ha colpa. Sono cose che si risolvono e si ritrova la forza e la leggerezza che servono per vivere in maniera serena e soddisfacente, ma Lei deve assumere un impegno con se stessa. Deve impegnarsi a cambiare i significati e le emozioni che sta associando alle esperienze che sta avendo, servendosi di uno psicoterapeuta. Il consiglio che mi chiede è quindi di rivolgersi ad uno psicoterapeuta della sua zona. E' un impegno che deve assumere con e per se stessa. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Depressione lavorativa

Apri domanda

Salve Chiara, Volevo intanto avvisarla che il counselor in Italia non è giuridicamente riconosciuto come figura professionale e chi pratica counseling senza essere psicologo (abilitato all'albo) lo fa abusivamente, rischiando una condanna penale. So che non tutti lo sanno, ma si rischia di pagare persone che non sono abilitate a lavorare per il benessere psicologico degli altri, non avendo studiato correttamente per farlo. Dal suo messaggio sembrerebbe che il suo compagno necessiti di consulenze motivazionali, da fare con uno psicologo. Potrebbe dirgli di provare a fare una consulenza online. Non si tratta di psicoterapia ma di colloqui che gli daranno degli strumenti concreti, logici e utilizzabili, per fare chiarezza sul problema, aumentare la motivazione, migliorare l'umore e dargli la forza di impegnarsi in nuovi impegni per realizzarsi come persona. Gli può dire di provare una consulenza motivazionale, poi deciderà lui se continuare o meno. Il numero delle consulenze non si può sapere a priori. Prima di tutto si stabilisce un obiettivo. Lo stabilisce la persona stessa (con l'avallo dello psicologo). Quando la persona lo ha raggiunto, le sedute finiscono. In qualsiasi momento la persona può interrompere le sedute. Ogni consulenza dura un'ora (per alcuni colleghi, 50 minuti). Non si va oltre perché l'attenzione umana non può prolungarsi più di 45 minuti consecutivi. Quindi fra saluti iniziali e finali, alla fine 50 minuti o un'ora è la durata standard. Ovviamente deve essere da solo e nessuno deve ascoltare quello che dice. Se non vuole però, non si può obbligare. Non si avrebbe alcun vantaggio se la persona si sentisse costretta, dal momento che deve collaborare attivamente. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Come capire se hai la depressione?

Apri domanda

Gentile Claudia, nel linguaggio comune spesso si sente dire "sono depresso". In realtà nella maggior parte dei casi si tratta di delusione, frustrazione, demoralizzazione, ansia e stati emotivi che possono essere più o meno di lunga durata. La depressione vera è una patologia che ha origini nella prima infanzia e che fa parte della personalità di alcune persone ed ha sintomi precisi. Per guarire ci sono diverse soluzioni, ma ultimamente la psicoterapia ha dato i risultati più positivi e soprattutto duraturi. Essendo una psicopatologia, va diagnosticata da un esperto. Non si possono fare autodiagnosi, anche perché spesso si devono usare dei test psicologici particolari, un'osservazione dei comportamenti e di quello che la persona dice (e come lo dice). Per capirlo, quindi, si dovrebbe andare da uno psicologo e chiedere una diagnosi. Poi sarà l'esperto che dirà di che natura è il disturbo. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Masturbazione infantile

Apri domanda

Gentile Katia, prima della pubertà le zone erogene non hanno per i bambini la funzione che noi adulti associamo alla masturbazione. Sono tuttavia zone che hanno molte terminazioni nervose e che sono certamente molto sensibili, per cui alcuni bambini, stimolano queste zone con un intento auto-rassicuratorio. Ma non possiamo chiamarla masturbazione, semmai stimolazione consolatoria, perché il piacere non è legato al sesso e non ha significati sessuali per i bambini. Potrebbe darsi che sua figlia operi una rassicurazione prima del sonno, stimolando la zona pelvica, per consolarsi del distacco con la madre. Tuttavia le consiglio di verificare con un altro pediatra, magari filmandola quando lo fa, per essere certi che sia quello il motivo e non qualcosa che le da fastidio. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Ansia e procrastinazione, l'Università è la mia unica strada

Apri domanda

Buongiorno Annareese, uno dei meccanismi per cui l'ansia a volte va fuori controllo deriva proprio dal vedere le cose "bianche o nere". Si pensa che le cose debbano andare necessariamente in un modo, non considerando le alternative e pensando che esista solo quel modo; tutte le alternative diventano quindi automaticamente un fallimento. Questo modo dicotomico di interpretare le cose (ad esempio: bisogna per forza avere un sogno, bisogna per forza sapere con certezza cosa si farà nella vita, altrimenti ci si sente falliti), genera sentimenti di intolleranza, rendendo insopportabile l'incertezza (es. non sapere con certezza a 22 anni cosa si farà nella vita). In queste condizioni è difficile sognare, fare progetti, perché la paura del fallimento e l'ingigantimento delle conseguenze se le cose non vanno esattamente come si pensava, bloccano la persona. La psicologia ha ben identificato i pensieri e le modalità con le quali si provocano questi blocchi e ha messo a punto e verificato negli anni l'efficacia delle tecniche di intervento. Tuttavia è necessario che la persona si impegni con costanza nel percorso per imparare a gestire l'ansia. Le consiglio una valutazione con uno psicologo, anche online, per vedere come affrontare la questione. Sono a sua disposizione per eventuali approfondimenti. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Crisi esistenziale

Apri domanda

Gentile Dunkel, innanzitutto premetto che, tramite una richiesta sul web, sebbene la sua sia scritta particolarmente bene e in modo esaustivo, non è possibile essere precisi poiché occorrerebbe fare delle domande specifiche. Parlerò dunque esclusivamente di impressioni. Partendo da ciò che ha scritto, più che depressione la sua mi sembra una stasi emotiva. E' come se Lei, in queste esperienze e situazioni, avesse atteso qualcosa -dall'esterno- che la cambiasse dentro. In ogni situazione descritta sembrerebbe quasi essere deluso non tanto dalla situazione stessa, quanto dal fatto che non sia riuscita (la situazione, l'esperienza) a smuovere nulla dentro di Lei. Di qui la demotivazione, la noia, la fatica a fare qualcosa che non piace. Inoltre, nelle situazioni relazionali ho notato dei riferimenti quasi ironici contro Lei stesso, tutte le volte che una relazione non va come vorrebbe. Qui però manca la componente non verbale per comprendere meglio i riferimenti. Penso che la questione potrebbe essere riconducibile agli alti standard che Lei si è imposto. Da come si esprime e dal tipo di eloquio, Lei è sicuramente una persona con intelligenza e sensibilità fuori dalla norma. Le aspettative che ha rispetto agli altri e rispetto a quello che le situazioni dovrebbero fornirle, in termini di stimoli positivi, potrebbero riflettere queste sue caratteristiche, finendo però per imporle modelli rigidi per quanto riguarda cosa "dovrebbe" farla felice o motivarla. Non essendo soddisfatto potrebbe comunicare, suo malgrado e magari anche solo con le espressioni facciali , questo suo disappunto agli altri. Questo potrebbe aver messo le persone che ha frequentato nella condizione di dover assumere loro il controllo degli incontri, per paura di essere feriti. Certo, è un'ipotesi, ma forse la paura che ha letto nei visi delle persone che ha frequentato potrebbe non essere legata al discorso dell'impegno. E' chiaramente uno spunto di riflessione per Lei. Il consiglio che le vorrei dare non è di capire cosa le piace, ma di capire cosa davvero non va in quello che non le piace e cosa si aspetta dall'esterno. Le chiedo quindi di rifletterci usando un punto di vista diverso, mai usato prima, riconoscendosi Lei per primo le cose positive che ha fatto, le sue qualità e non solo quello che non ha fatto secondo "copione". In seguito, sarà in grado di farlo anche con gli altri e con le situazioni, ma solo dopo che sarà riuscito a riconoscere le cose positive che ha Lei. Quando avrà fatto questo lavoro, saprà anche come muoversi per cambiare la sua vita, direzionandola secondo le sue preferenze (che a quel punto le saranno più chiare). Se le servisse aiuto in questo percorso o per fare ulteriore chiarezza, può contattare uno psicologo, anche online. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Sono sola e non voglio vivere così

Apri domanda

Gentile Paola, Ci sono molte domande da fare per una richiesta di aiuto come la sua. Perché la psicologa se ne va? Non l'ha inviata ad un collega? Nessuna psicologa lascerebbe un paziente senza aiuto, senza inviarlo ad un sostituto, quindi cosa è successo nel suo caso? Inoltre, se ha una diagnosi di depressione dovrebbe avere una psicoterapeuta e non una psicologa. Le consiglio di andare dal suo medico di base e farsi prescrivere delle sedute di psicoterapia che lo Stato fornisce pagando solo il ticket. Eventualmente il medico valuterà anche se darle qualcosa per tranquillizzarla nel frattempo che ricomincia la terapia. Cordialmente, Dott.ssa Guarino...

La questione dei farmaci

Apri domanda

Gentile lettrice, La questione è che Lei si è recata in un CSM, che è un presidio del Servizio Sanitario Nazionale dove la psichiatra ha una responsabilità penale in caso di mancata assistenza. Il protocollo psichiatrico di presa in carico dei disturbi depressivi è in prima battuta farmacologico. Significa che si fa in modo che la persona senta subito un miglioramento dell'umore, per darle modo di continuare poi con la psicoterapia, che è la "cura" vera e propria. Quindi prima si danno i farmaci per contenere subito gli effetti negativi del disturbo e poi si inizia la psicoterapia, che spesso dura anni, ma che è quella che ha dato evidenze più positive e curative rispetto ai farmaci e soprattutto senza effetti collaterali e con un mantenimento del miglioramento nel tempo. Ma perché faccia così bene si deve voler migliorare e ci si deve impegnare, a differenza del farmaco che fa effetto, che lo si voglia o no. Io capisco benissimo le sue perplessità e in effetti molti psicoterapeuti preferiscono non avere i pazienti sotto farmaci perché in questo modo le emozioni possono essere più libere e la psicoterapia stessa le sfrutta per ottenere i miglioramenti (sfogare la rabbia, la frustrazione, tristezza, ecc..). Ma la psichiatra ha un protocollo da seguire e le ha dato dei farmaci che servono per calmare l'ansia e aumentare gli effetti della dopamina (buon umore) e serotonina (serenità e rilassamento). Quindi si tratterebbe di prenderli per un periodo limitato, ma sotto stretto controllo medico. Ne parli con il suo medico di base, chieda degli effetti collaterali e se può prescrivere lui stesso i cicli di psicoterapia, dal momento che ora ha una diagnosi scritta e può usufruire del servizio di psicoterapia tramite ticket. In caso di difficoltà (a volte c'è una lunga lista d'attesa), può scegliere in autonomia uno psicoterapeuta privato perché ci sono diversi professionisti con tariffe diverse, alcune molto accessibili. I miei migliori auguri. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa Psicodiagnosta. Roma....

Aiuto

Apri domanda

Gentile Rosa, in questo momento è fondamentale che Lei dia un significato alla conclusione della sua storia che non sia quello di essere "stata usata" e che non si veda come una vittima. Se lo farà la sua autostima ne risentirà perché una vittima ha determinate caratteristiche, fa cui quella di essere impotente, inerme e non in grado di opporsi. Sfoghi invece la sua rabbia, la faccia uscire, ma cerchi di ricordare cosa l'ha tenuta legata a quest'uomo per 10 anni. Le servirà per darsi una giustificazione del fatto che, in quei momenti Lei pensava o sperava in qualcosa. Un motivo per cui Lei è rimasta c'è e deve ricordarlo, riconoscerlo come suo. Non per attribuirsi colpe, ma perché in futuro Lei saprà come "funziona" quando ci sono determinate situazioni e saprà riconoscere. Si attenda un percorso di più fasi e si conceda la rabbia che giustamente prova, ma si dia tempo perché è normale che la ferita ci debba mettere un po' per rimarginarsi. Potrebbero esserle utili alcune consulenze di sostegno psicologico, anche online, per superare la fase di confusione iniziale ed avviarsi verso la risoluzione del problema, senza pericolosi sensi di colpa o ripercussioni sull'autostima. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa. Roma...

Fantasie erotiche su altre persone

Apri domanda

Gentile Mattia, intanto mi sembra di capire che qui non parliamo di fantasie che si presentano sistematicamente su altre persone senza le quali non ci sarebbe l'eccitazione, ma di pensieri che possono vagare liberamente, coinvolgendo anche altre scene, situazioni e persone. In questo caso, dovrebbe chiedersi se e quanto Lei consideri la sua sessualità che quella della sua ragazza in maniera dicotomica, cioè come pura/sporca, tenera/spregiudicata, buona/cattiva. Se vi fosse una situazione categoriale rigida è necessario che Lei si sforzi di vedere le cose in maniera più flessibile perché rischierebbe di rovinare una relazione, paradossalmente a causa della sincerità. La "vocina" che sente è probabilmente la sua ansia che le rende difficile poter pensare che sia naturale avere sporadicamente flash immaginativi che riguardano situazioni anche con altre persone. Se volesse approfondire, le consiglio un paio di consulenze, anche online, per gestire l'ansia dovuta al cambiamento che c'è stato nel vostro rapporto a seguito di questa comunicazione. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa....

Ansia da esami

Apri domanda

Gentile lettrice, le dinamiche dell'ansia sono note, così come sono chiare ed efficaci le tecniche per imparare a gestirla. Una delle cose sulle quali le chiedo di soffermarsi sono i suoi pensieri di bisogno di perfezione. Il ciclo dell'ansia nasce infatti da alcune convinzioni rigide che ci portano a pensare che le cose "devono" andare per forza in un modo e che non si tollera nemmeno l'idea che possano andare in modo diverso. La sola idea che qualcosa possa andare diversamente ci preoccupa a tal punto da farci avere delle reazioni psicosomatiche, come la mancanza del respiro o i giramenti di testa, ecc... Queste ed altre particolarità del ciclo dell'ansia fanno pensare alla persona di non avere via d'uscita, mentre le soluzioni per questo tipo di problemi sono assolutamente disponibili. Le consiglio di rivolgersi ad un professionista che si occupi di gestione dell'ansia e delle emozioni. Le sedute le permetteranno di imparare gradualmente a riconoscere le situazioni che la scatenano e a gestirle al meglio, così come le emozioni che la alimentano. La durata del trattamento dipende molto dalla sua disponibilità a seguire le indicazioni che le saranno date. Sono a disposizione qualora volesse approfondire. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa....

Apatia da disturbo ossessivo

Apri domanda

Gentile Rosaria, Lei è già paziente di una collega. Pertanto non possiamo intervenire in alcun modo nel percorso che sta facendo, per una questione di rispetto nei suoi confronti e nei confronti della collega (si verificherebbe una cosiddetta contaminazione del setting). Si affidi alla professionista che ha scelto ed esponga a Lei le sue preoccupazioni. Cordialmente. Dott.ssa Guarino. Psicologa....

Ansia e interessi

Apri domanda

Gentile Hyuna, le informazioni che fornisce sono specifiche ma è necessario fare alcune domande. Ad esempio, prima di queste settimane, come stava, come si sentiva? Ricorda se è accaduto qualcosa in particolare? Quanti anni ha? Cosa significa "non mi vengono naturali"? Che cosa preferirebbe fare invece di svolgere le stesse attività di prima? A seconda di come risponderà a queste (ed altre) domande, si potrà capire cosa sia accaduto e come può riuscire a sentirsi meglio. Potrebbe richiede una consulenza psicologica, anche online, per indagare questi aspetti. Sono a disposizione qualora volesse approfondire. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa....

Isolamento

Apri domanda

Gentile Daniele, da quello che racconta il problema della paradontosi, la protesi, ecc... sono stati problemi concreti che tuttavia ha dovuto affrontare da solo, perlomeno per le conseguenze psicologiche. Questo le ha fatto sentire maggiormente la distanza con sua moglie e la relativa solitudine. Nel tentativo di riempire il vuoto relazionale, Lei avverte una sorta di timore di inadeguatezza, che sta focalizzando sulla bocca. La paura però potrebbe essere quella di sentirsi rifiutato. Se così fosse (per esserne certi occorre farle alcune domande) sarebbe quello il punto nodale sul quale dovrà concentrarsi e lavorare. Le consiglio di farsi aiutare in questo percorso da uno psicologo, anche online, in modo da superare i timori che ha concentrato a seguito delle esperienze vissute. In seguito, potrebbe anche considerare come avviare un percorso di riavvicinamento con sua moglie, ma il primo obiettivo potrebbe (ripeto, il condizionale è d'obbligo senza una consulenza di valutazione) essere quello di recuperare la serenità di interagire con gli altri e sentirsi gratificato da queste interazioni. Sono a disposizione qualora volesse approfondire l'argomento. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa....

Sempre trattato come un rifiuto

Apri domanda

Gentile Lettore, le chiedo uno sforzo di immaginazione. Immagini per qualche minuto di attribuire ad un'altra persona le cose che sta attribuendo a se stesso. Questa persona la chiamiamo X ed è lì, davanti a Lei. Lei, Daniele, sta dicendo continuamente, ogni giorno, ad X che lui è un "buono a nulla", che alle medie lo trattavano "come un rifiuto", non ha "mai avuto nulla di buono nella vita", ecc... Come pensa che reagirebbe X? Sarebbe felice? Sereno? Le sembra così strano che non sia contento e che sia stanco di essere trattato così da Lei? Mi sembra chiaro che Lei non conosce affatto X e che gli sta dicendo cose non vere, per ferirlo e bloccarlo in un angolo. Il problema è perché. Che ha fatto X e da quanto tempo gli dice queste cose? Se vuole davvero essere aiutato, capire perché si sta trattando in questo modo, contatti un professionista. Qui ce ne sono molti. E' fondamentale però aver chiaro che non esiste una frase, un consiglio, un qualcosa che agisca da fuori e che miracolosamente ci cambi internamente, rendendoci di colpo felici di come siamo e di quello che facciamo. Una sola risposta su un sito web può essere uno spiraglio, ma da sola non basta. Bisogna rimboccarsi le maniche. La felicità richiede impegno. E bisogna cercarla. Dovrà essere testardo e crederci. Dovrà "lavorare" per cambiare ma soprattutto accettare di essere felice. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa....

L' ansia mi soffoca

Apri domanda

Gentile Sharon, l'ansia è una attivazione naturale che ci serve ad essere vigili e a reagire agli eventi nel minor tempo possibile. In condizioni normali, quindi, l'ansia è assolutamente naturale e persino funzionale alla nostra vita. Il problema nasce quando qualcosa, che può essere un problema o una serie di preoccupazioni, cominciano ad attivare continuamente e senza sosta questo meccanismo, così che sfugga al nostro controllo. La perdita del controllo genera nuova ansia e il tutto diventa un "cane che si morde la coda". Le chiedo innanzitutto se le capita in situazioni specifiche. Quello che può fare è sicuramente contattare uno psicologo e iniziare delle consulenze per la gestione dell'ansia. Le tecniche sono collaudate e se seguirà le indicazioni del professionista, riuscirà a gestire assolutamente il problema. le consiglio però di intervenire prima che la questione diventi cristallizzata e generalizzata. In quel caso dovrebbe rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta perché la condizione sarebbe più profonda e pervasiva, cioè coinvolgerebbe molte aree della sua vita (lavoro, amici, relazione sentimentale, studio, famiglia, ecc..) e l'intervento dovrebbe comprendere una vera e propria psicoterapia e non la semplice acquisizione degli strumenti per gestire l'ansia in una situazione precisa. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa....

Colleghi poco ''sopportabili''

Apri domanda

Gentile Angela, da quello che scrive sembrerebbe (per esserne certa bisognerebbe porre altre domande) che il problema principale sia il fatto che Lei non riesca a "rispondere a tono" quando questa gente esagera, né come fare per "contenerli" nelle loro manifestazioni eccessive di confidenza (e maleducazione) nei suoi confronti. Chiaramente, non possiamo sceglierci sempre le persone con le quali aver a che fare. Soprattutto nell'ambiente lavorativo. Per questi motivi le consiglio un percorso volto ad acquisire le tecniche per un comportamento assertivo, con l'aiuto di uno psicologo (anche online). Essere assertivi significa farsi rispettare dagli altri senza tuttavia arrivare allo scontro diretto. Permette di capire come rispondere e quali siano i motivi che spingono gli altri a determinati comportamenti. Senza ferire a nostra volta gli altri, si fa in modo che ci rispettino, che capiscano chiaramente quali siano i limiti della relazione e della confidenza. Sono a sua disposizione qualora volesse approfondire l'argomento. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa....

Temo che il mio fidanzato sia gay

Apri domanda

Gentile Ada, stavo per consigliarle anch'io una consulenza di coppia, ma poi ho letto meglio due sue frasi. La prima è "Non so come sia successo ma mi sono innamorata di lui" e la seconda è "Vi prego aiutatemi ad uscirne". Quindi, da quel che sembra Lei vuole lasciarlo ma non ci riesce? Se è così, cerchi di partire da cosa le da questa relazione. Da quanto dura la relazione? Come la fa sentire stare con lui? Intendo adesso e non all'inizio della storia. Che qualità riconosce a quest'uomo? Se Lei non ha ben chiaro se si è innamorata, il perché né il motivo per cui rimane in questa situazione nonostante la faccia soffrire, difficilmente riuscirà a vedere chiaramente il modo per "uscirne". Quando avrà chiari questi punti saprà anche cosa fare e come. Mi contatti qualora volesse approfondire. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa....

Perché sono così Aggressiva verso il mio fidanzato?

Apri domanda

Gentile Greta, è difficile risponderle senza fare delle domande precise e ascoltare altri particolari della sua vita. Tuttavia sembra che Lei in passato abbia avuto comportamenti eccessivamente passivi ed ora non sa come fare a controllare i comportamenti che si scatenano quando prova particolari emozioni. Potrebbe trattarsi di uno schema comportamentale non completo: Lei vuole reagire per non essere passiva e sentirsi "usata" come accadeva in passato, ma non sa come fare a farlo in modo controllato. Ha deciso di reagire, ma l'emozione è velocissima e le fa alzare le mani invece di discutere e farsi rispettare con le parole. Forse con gli altri riesce a trattenersi, mentre con chi ha confidenza no, ma questo andrebbe approfondito. Verrebbe da pensare che le emozioni di cui parlo siano solo la rabbia e la frustrazione. In realtà credo che la prima emozione che deve imparare a gestire sia la paura. La rabbia, infatti, è spesso è preceduta dalla paura. Paura di non essere compresi, di essere abbandonati, di essere criticati, di essere vittime, di essere usati, ecc... Non possiamo fare a meno di provare queste emozioni; dobbiamo imparare a riconoscerle, a capire quando stanno arrivando e rimanere con i piedi per terra, senza che l'emozione prenda il sopravvento. Questo non significa soffocare le emozioni, ma imparare un comportamento che si attivi prima delle mani, un comportamento che ci tuteli dalle ingiustizie, senza farci passare dalla parte del torto. Le consiglio quindi un percorso di gestione delle emozioni con uno psicologo, che le insegnerà tecniche e metodi per riuscire a farsi rispettare senza dover ricorrere a reazioni fisiche, anche perché reagire alzando le mani potrebbe costarle conseguenze serie, specie se dovesse accadere con altre persone. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa....

Uomini incompresi

Apri domanda

Gentile Federica, purtroppo il suo racconto non è chiarissimo. Forse per le emozioni contrastanti e per un po' d'ansia che provava mentre scriveva. Oppure perché in realtà non si sta rivolgendo a noi, ma a se stessa. C'è molta confusione e le servirebbe fare chiarezza prima di tutto su cosa cerca Lei, cosa vorrebbe da questa relazione. Solo dopo, con calma, potrà analizzare il comportamento dell'altra persona, facendo domande precise e chiedendo risposte precise. Lei chiede a noi psicologi (che non conosciamo né Lei né questa persona) perché questa persona torna da Lei, che ruolo ha Lei in questa relazione e cosa dovrebbe fare. Ma è molto probabile che non è a noi che sta facendo queste domande (le informazioni che ha scelto di darci sono poche e non chiarissime), ma a se stessa. Le consiglio una consulenza con uno psicologo, anche online, per poter fare chiarezza su cosa prova davvero per questa persona, se non si sia avvicinata solo perché ora è lui che la tiene a distanza e quali sono le cose che questo ragazzo le ha detto o ha cercato di farle capire, ma che per qualche motivo non le sono chiare. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa....

Le confidenze di uno psicologo

Apri domanda

In effetti non è molto comune che uno psicologo effettui il cosiddetto "Self Disclosure", cioé uno svelamento di particolari relativi alla propria vita privata. I motivi per cui si fa sono particolari e comunque è sempre qualcosa che deve essere utile alla terapia, voluto dal terapeuta, "pensato" e considerando le conseguenze. Ad esempio, quando comprende che è utile perché solo in quel modo può far capire che è in grado di comprendere le emozioni del paziente, oppure quando pensa che l'eccessivo anonimato stia creando un distacco nella terapia, ecc... Tuttavia, controlli che la persona sia effettivamente una psicologa nel sito www.psy.it (Albo Nazionale). Se non appare, non è abilitata a prendersi cura del benessere psicologico degli altri e le conviene non continuare con una persona che non è adeguatamente formata. In caso invece si tratti davvero di una collega, le chieda come mai si svela così tanto e le faccia sapere che la cosa la mette a disagio. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Roma....

Problemi con le interazioni sociali

Apri domanda

Gentile Francesco, fermo restando che una vera e propria diagnosi andrebbe fatta di persona e non online, a quanto pare la sua paura è quella che ha scritto alla fine: paura di sbagliare e di non riuscire. Questo potrebbe creare dei veri e propri blocchi, arrivando all'evitamento, nel tentativo di non sentire l'ansia e il disagio che deriva dal mettersi alla prova in una situazione a Lei nuova. A vent'anni ha decisamente ottime possibilità per riuscire a risolvere completamente il suo problema. Deve però impegnarsi e rivolgersi ad uno specialista (psicologo o psicoterapeuta) perché dovrà lavorare sulla autostima e imparare nuovi strumenti e, un passo alla volta, aumentare la sua sicurezza quando si trova ad interagire con gli altri. Se volesse approfondire, mi contatti pure. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Umiliazioni

Apri domanda

Gentile Chiara, come immaginerà, è impossibile risponderle senza una valutazione del caso specifico, cioè senza conoscerla e sapere qualche altra cosa di Lei e della sua storia. La reazione di cui parla potrebbe essere dovuta ad una autostima con punti critici o ad una rigidità nell'idea di come Lei vorrebbe o pensa di dover essere, oppure all'incapacità di "difendersi" verbalmente da determinate accuse che ritiene ingiuste. O, ancora, essere criticata potrebbe ricordarle esperienze vissute, timori di non essere accettata per come è. E' necessario che Lei chiarisca con se stessa cosa significa per Lei essere criticata. Le parla di "umiliazione", ma ammette che avviene per cose davvero banali. Le succede solo quando avviene in pubblico o anche se viene fatto quando è da sola con la persona che la riprende? Cosa risponde o vorrebbe rispondere (e magari non riesce a farlo) quando avviene la critica? Che emozione prova in quel momento? Come vede, ci sono molte domande da fare. Le consiglio una consulenza con uno psicologo, anche online, per chiarire la questione e imparare strumenti e metodi che possano far si che riesca a reagire in modo adeguato a questo tipo di situazioni. Se volesse approfondire, mi contatti pure. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa....

Non riesco più a lavorare a causa del porno

Apri domanda

Gentile Michele, a volte l'aumento esagerato di pratiche sessuali può nascondere problematiche psicologiche relative all'autostima, o all'ansia e persino a forme depressive. Le consiglio quindi una valutazione presso uno psicologo per verificare se questo comportamento non stia mascherando una questione psicologica che non solo potrebbe averlo causato, ma che lo sta tutt'ora alimentando. In altre parole, per riprendere ad avere un rapporto con il sesso sereno ed equilibrato (non concependolo come una sorta di sfogo, un aumento di dopamina e serotonina che serve a calmarla ma che potrebbe assumere i tratti di una dipendenza), deve capire cosa sta cercando di combattere con questo "metodo". Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa. Roma....

Rapporto di coppia

Apri domanda

Gentile Agostino, capisco che il suo timore sia relativo alla fiducia che la sua compagna potrebbe avere, in qualche modo, ferito. Tuttavia cerchi di non allontanarsi e di continuare a comunicare con lei. Consideri se è innamorato, se lo dimostra e come la sua compagna sta vivendo la relazione (non solo Lei). Cerchi di capire insieme a lei, con calma, come sta andando la vostra relazione e se c'è qualcosa da chiarire, a prescindere dalla questione dell'ex fidanzato. Se volesse approfondire, mi contatti pure. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa....

Rapporto con genitori

Apri domanda

Gentile Marina, è chiaro che per avere un quadro chiaro della situazione bisognerebbe rivolgerle delle domande per avere più informazioni. Pertanto prenda quello che le scrivo con il beneficio del dubbio poiché mi sto basando solo su quello che ha scritto. Quello che sta vivendo adesso sembrerebbe il risultato di anni durante i quali i suoi genitori hanno sentito il bisogno di prendere le decisioni per Lei, anche quando era già maggiorenne. Molti genitori faticano a "vedere" come persone adulte i propri figli, non perché non lo sono, ma perché questo li fa sentire inutili. In qualche modo Lei potrebbe aver avvertito questa cosa ed accettato molte situazioni (forse per evitare un senso di colpa da "ingratitudine"?) che però hanno poi rinforzato il comportamento dei suoi. Si tratta perciò di modificare queste convinzioni e i comportamenti che ne derivano. Per farlo le consiglio di adottare un comportamento assertivo. L'assertività è la capacità di far valere le proprie idee senza tuttavia arrivare allo scontro con gli altri. E' una competenza che si acquisisce, si impara e nasce dall'osservazione e dall'analisi del comportamento e delle parole degli altri (in questo caso dei suoi genitori) per capire cosa c'è dietro e cosa può fare o dire per evitare che le cose continuino di questo passo. Ad esempio, se le premesse che ho fatto sono valide, la modifica del pavimento che ha fatto in autonomia ha avuto una reazione negativa per il semplice fatto che loro non sono stati consultati. Sentendosi inutili, hanno reagito con frustrazione, anche se magari non sono affatto consapevoli del perché hanno reagito in quel modo. Lei, invece, vedendosi trattata come una ragazzina, reagisce con rabbia perché non lo è e vorrebbe che loro lo capissero. Il problema è che se la comunicazione continua ad essere la stessa, i suoi genitori continueranno a sentire il bisogno di vederla ragazzina per potersi vedere utili ed importanti e Lei continuerà a sentirsi sminuita, arrabbiandosi, quando il problema potrebbe essere ben diverso. Se volesse approfondire, mi contatti pure. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma. www.nonsolofreud.it...

Non so con chi confrontarmi

Apri domanda

Gentile Mexy, tutto quello che ha raccontato è vita. Sono esperienze, momenti in cui si sperimenta, si cerca di capire se stessi e gli altri, le loro reazioni, le nostre reazioni. E' vita. La questione piuttosto è come Lei sta vivendo queste esperienze, che significati sta dando, ma soprattutto, che aspettative ha su se stessa. Mi è parso più volte di vedere nel suo racconto un'ansia eccessiva che deriva dalle tante domande su se stessa. Le esperienze possono essere vissute per conoscersi e accettarsi con serenità. Ma se di base ci preoccupiamo troppo, ci facciamo troppe domande, vorremmo una sicurezza che deriva solo dall'adesione a modelli che pensiamo siano indispensabili per vivere, finiamo per non riuscire ad ascoltare più noi stessi, quello che proviamo per le altre persone, cosa ci farebbe felici. Le consiglio qualche consulenza, anche online, per fare chiarezza sul modo con il quale sta affrontando queste esperienze e su cosa ci sia dietro alle domande che si sta ponendo. Se volesse approfondire, può contattarmi in privato. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino www.nonsolofreud.it...

Confusione

Apri domanda

Gentile Claudia, Lei dice di non aver avuto sensi di colpa dopo il tradimento, tuttavia dopo che è successo, racconta che le cose con il suo ragazzo migliorano. Non spiega però perché. Cosa significa che stanno migliorando. Il fatto di progettare qualcosa insieme (il matrimonio) è il miglioramento? Cosa ne pensa del fatto che l'altro ragazzo "aspetta Lei" per lasciare la sua ragazza? Cosa ha provato quando glielo ha detto? Le consiglio una consulenza con uno psicologo, anche online, perché determinate domande che forse non si vuole porre le sarebbe utili per cambiare la situazione. Lei sembra una ragazza molto decisa quando è giustamente motivata. Ma non affrontare determinati problemi, non considerarli, potrebbe essere il motivo della confusione. Le chiedo se rimanere con il suo fidanzato possa essere un compromesso che sente di sostenere perché in fondo lui lo conosce, mentre questo ragazzo potrebbe non mantenere le promesse date. Ma la paura dei comportamenti degli altri potrebbe offuscare quello che realmente prova per queste due persone. Se avesse voglia di approfondire, mi contatti pure. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma. www.nonsolofreud.it...

Frenato

Apri domanda

Gentile Max, penso che ci siano "pesi", emozioni e questioni che forse non sono del tutto risolte dentro di Lei. Le ferite potrebbero essersi rimarginate, ma magari sono ancora molto sensibili e potrebbe volerci un po' di tempo ma soprattutto delle considerazioni e dei significati da associare al suo passato per poter essere libero di credere e fidarsi nuovamente di una nuova relazione. Il consiglio è di prendersi un po' di tempo per se stesso e, con un paio di colloqui con uno psicologo, in studio o anche nella modalità online, fare chiarezza sulle questioni che sono rimaste in sospeso. Se volesse approfondire, può contattarmi in privato attraverso le modalità fornite da questo portale. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Ansia e poca autostima

Apri domanda

Gentile lettrice, da quanto scrive, la questione potrebbe essere legata agli standard sulle prestazioni che Lei si è data o alla paura del fallimento e di cosa Lei pensi che comporti. L'ansia è una condizione che si autoalimenta. Nel senso che più la persona ha paura di fallire o di non raggiungere determinati risultati e più si blocca, aumentando l'ansia stessa e la percezione di non essere "come" qualcuno che si prende come standard (es. "non sentirsi all'altezza degli amici"). Una sorta di circolo vizioso che si può interrompere con tecniche psicologiche. L'intervento che si effettua in questi casi, infatti è molto efficace, posto che la persona si impegni a seguire diversi colloqui (uno solo le servirà per avere un'idea della situazione, ma per agire sul problema ne serve qualcuno in più). Se volesse approfondire può scrivermi in privato. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

E' normale litigare in questo modo?

Apri domanda

Gentile lettrice, confrontarsi e litigare è assolutamente normale in qualsiasi coppia, tuttavia passare dalle parole agli atti (alzare le mani) o prendere a pungi qualcosa è indice di problemi di tolleranza alla frustrazione e gestione della rabbia. Consiglio dei colloqui di coppia per prendere coscienza del problema e cominciare ad affrontarlo. Se volesse approfondire, mi scriva in privato. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

doc relazione problemi di coppia

Apri domanda

Gentile lettore, intanto la invito ad utilizzare il termine "etnia" al posto di "razza", poiché nella specie umana non esistono razze (come per gli animali), ma etnie e il termine "razza" potrebbe offendere qualcuno. Un primo consiglio che posso darle è di chiedersi se il problema dell'etnia o della cultura differente possa essere davvero il problema principale. Lei ha parlato infatti di un "senso di colpa" nei confronti dei suoi genitori e di una reazione (che sembrerebbe psicosomatica) allo stress che questa situazione le ha provocato (con febbre). Forse potrebbe essere utile per Lei cominciare a porsi le domande giuste, altrimenti rischia di non avere risposte utili. Ad esempio: perché sentirsi in colpa a 26 anni quando vuole semplicemente vivere la sua relazione affettiva (cosa naturalissima)? In che cosa "tradiva" i suoi? Cosa le impediva di dire ai suoi genitori che invitava la sua ragazza e che voleva rimanere solo con lei in casa (sempre meglio che stare in auto)? Lei sapeva già che con questa ragazza avrebbe avuto una relazione a distanza ? Come vede, il problema potrebbe non dipendere poi così tanto dall'esterno, dall'etnia piuttosto che dalla cultura. Le consiglio di effettuare un paio di colloqui con uno psicologo per vedere quanto e cosa la sta frenando davvero. Qualora volesse approfondire, mi contatti in privato, attraverso il sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Devo davvero perdere la speranza?

Apri domanda

Gentile Arturo, Le faccio solo notare una cosa: per tutto il suo racconto, Lei ha parlato della sua ex. Di se stesso ha detto pochissimo, quasi nulla. Della sua ex ha scritto tutto, cosa fa, come vive, cosa pensa, come ha reagito, che lavoro fa, ecc... Lei in questo racconto non c'è o c'è pochissimo e questo è sicuramente un punto sul quale potrà lavorare con il suo terapeuta. Di più non ci è possibile dire dal momento che Lei sì è affidato ad un/a collega e noi non possiamo entrare nel rapporto che state costruendo. Non possiamo farlo altrimenti rovineremmo la relazione d'aiuto. Si fidi della persona che la sta seguendo e ponga nel setting terapeutico le domande e i dubbi che ha. Cordiali saluti. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Ho bisogno di sapere cosa fare

Apri domanda

Gentile Antonella, ovviamente non possiamo sapere se Lei ha ragione perché non assistiamo ai comportamenti. In ogni caso penso che la questione primaria sia che Lei ne stia soffrendo e che questo sta minando la sua relazione. Penso che sia il caso che Lei affronti il suo ragazzo e che gli spieghi come questa cosa la fa sentire, che la fa soffrire e che non riesce a non notare certe cose. Gli proponga di fare qualche colloquio di coppia con uno psicologo, per chiarirsi e per avere un terreno sereno di comunicazione comune. Il rischio, infatti è che parlarne da soli e con modalità troppo accese si finisca per ferirsi a vicenda. Lei ha tutto il diritto di viversi una relazione serena e il suo ragazzo potrebbe effettivamente offendersi perché magari vede davvero la ragazzina in modo tenero e non malizioso. Per questo è necessario chiarire la questione al più presto. Qualora volesse approfondire, può contattarmi attraverso il mio profilo personale in questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Attacchi di panico senza medicinali?

Apri domanda

Gentile Adriana, la terapia elitaria per il disturbo da attacchi di panico (DAP) è quella psicologica. Il farmaco, infatti, ne diminuisce i sintomi ma, essendo l'attacco di panico un disturbo di origine psicologica, non può risolvere il problema alla radice. Prima di tutto però è necessaria una valutazione psicologica. I sintomi infatti sono identificabili dallo psicologo attraverso domande mirate. Personalmente mi sono capitati pazienti convinti di essere vittima di DAP che prendevano ansiolitici, ma che in realtà avevano crisi di rabbia incontrollata o di agorafobia. Quindi la valutazione di un clinico (psicologo) è fondamentale. In seguito a questa valutazione si può cominciare il percorso di intervento, una procedura che si sviluppa in più sedute e che, qualora il paziente sia motivato a risolvere il proprio problema seguendo l'iter prescritto, risolve definitivamente con effetti duraturi nel tempo. Qualora volesse approfondire, mi contatti in privato attraverso il mio profilo personale in questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Ansia e sensi di colpa nei confronti degli altri

Apri domanda

Gentile Margherita, in effetti da quello che racconta si notano alcuni segni tipici dell'ansia e i sensi di colpa eccessivi, con reazioni che la fanno soffrire in maniera del tutto inutile, dal momento che, se fosse più serena, potrebbe risolvere questa ed altre situazioni senza problemi. Le consiglio di effettuare qualche seduta con uno psicologo per imparare a gestire l'ansia, lavorando sui pensieri che la portano a vedere certe dinamiche come estremamente negative ed impossibili da cambiare. Con un po' di pazienza e seguendo le sedute, vedrà che si riesce a diventare bravi a sostenere situazioni anche molto stressanti, con ricadute benefiche anche sulla sua autostima. Se volesse approfondire, mi contatti in privato, attraverso il mio profilo personale in questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Provo attrazione per un altro

Apri domanda

Gentile Lettrice, difficile risponderle senza poterle fare domande specifiche e vedere cosa sia davvero accaduto nel vostro rapporto. E' probabile però che qualcosa sia cambiato, qualcosa che al momento Lei non riesce a mettere a fuoco, forse proprio per i sensi di colpa che le offuscano la situazione e non le permettono un'analisi in autonomia. Le consiglio quindi un paio di colloqui con uno psicologo, anche online, per fare chiarezza. Lo psicologo saprà cercare le motivazioni e renderle evidenti, in modo che Lei possa fare le azioni giuste e recuperare la situazione con serenità. Se volesse approfondire può contattarmi in privato, attraverso il mio profilo personale in questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Come dire ai propri genitori di essere incinta?

Apri domanda

Gentile Noemi, provi a pensare cosa provocherà nei suoi genitori la notizia, li dubbi che avranno per Lei, per il suo futuro e quello del bambino e comincerà ad immaginare quale potrebbe essere la loro reazione, ma soprattutto la preoccupazione che avranno sul fatto che Lei possa avere problemi nel gestire questa nuova vita. Una volta immaginate quelle paure, provi a rassicurarli. I genitori di solito sono preoccupati perché un figlio alla sua età possa precluderle delle scelte di vita e, in definitiva, che Lei non sia felice. Si concentri su questi punti. E' molto probabile che ne rimarranno sorpresi e spaventati, quindi cerchi di capirli e di rassicurarli. Se avesse bisogno di un aiuto in questo percorso, può contattare uno psicologo per una consulenza, anche online. I miei migliori auguri. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Cali emotivi

Apri domanda

Gentile Vincenzo, le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo in modo da ottenere una valutazione professionale. E' probabile, ma non certo, che le verranno somministrati dei test psicologici, ma questo viene deciso dopo il colloquio psicodiagnostico. Dovrà senz'altro descrivere bene quello che Lei chiama cali emotivi, come si svolgono, cosa prova e cosa le provoca la tristezza o il pianto. Dopo un'accurata valutazione lo psicologo le dirà come risolvere il suo problema. Cordiali saluti. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino, Psicologa, Roma....

Come posso cambiare?

Apri domanda

Gentile Daniela, le consiglio un percorso di training sull'assertività. Di stratta di una serie di incontri con uno psicologo che le permetteranno di imparare a rispondere in modo adeguato a seconda della situazione nella quale si viene a trovare, senza ferire gli altri ma, allo stesso tempo, facendo valere i suoi diritti. E' importante capire che i nostri comportamenti influenzano gli altri e che il comportamento degli altri influenza noi e quello che facciamo. Una volta chiarita questa dinamica, Lei capirà che ha il potere di cambiare come gli altri si comportano con Lei, semplicemente perché sarai Lei a cambiare, a creare dei limiti chiari, senza reagire con tristezza, "scudi" e difficoltà. Il percorso da fare non è faticoso ma è un impegno serio che Lei dovrà assumere nel momento in cui sceglierà di farlo, con l'aiuto dello psicologo. Le servirà moltissimo in futuro con qualsiasi relazione, sia lavorativa che sentimentale o amicale. Qualora volesse approfondire, può contattarmi in privato, attraverso questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma....

Ansia da prestazione

Apri domanda

Salve Tiziano, in effetti ci sono alcune domande specifiche da fare e altre che derivano dalle sue risposte. Le consiglio quindi di rivolgersi ad uno psicologo per una consulenza, anche online (audio-video), per chiarire alcuni punti di questa esperienza e di quello che sembrerebbe derivarne come conseguenza. Per trattare un argomento del genere occorrono professionalità ed esperienza ed è chiaro che non basta una mail o una chat. Occorre una interazione per le domande e le risposte che devono essere poste e date perché il quadro sia completo. Altrimenti rischia di avere informazioni errate. Sono a sua disposizione in caso valutasse l'idea di una consulenza, anche online tramite questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Come capire chi si è?

Apri domanda

Gentile Ambra, Capire chi siamo e cosa ci piace, come possiamo stare bene e con chi, è un percorso. Una specie di viaggio fatto sì di pensieri, ma anche di esperienze. Sta a noi decidere chi ci deve accompagnare in questo viaggio (compagni, compagne, psicologi, amici, ecc..) e chi deve sapere che siamo partiti (famiglia, amici, conoscenti). Essendo un viaggio, non dovremmo pensare subito alla meta. "Venire allo scoperto" lo possiamo fare solo se la meta l'abbiamo raggiunta, ma in realtà in un viaggio come quello di conoscersi e capire il proprio orientamento sessuale, la meta non è decisa a priori. Dobbiamo scoprirla alla fine del viaggio. Per questi motivi, aumentare l'ansia per quello che "potremmo scoprire" potrebbe rivelarsi una questione che ci impedisce di partire. Le consiglio una semplice consulenza, anche online, con uno psicologo per fare chiarezza su questi punti e viversi le sue relazioni con serenità, perché sono parte del viaggio anche quelle. Ci rifletta con calma. Se volesse approfondire, mi contatti in privato su questo sito. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Inadeguatezza tra le mura di casa: non riesco ad uscirne!

Apri domanda

Gentile Valentina, penso sia arrivato il momento di affrontare la questione con sua madre e stabilire i limiti che la relazione deve avere, essendo Lei ora un'adulta. Molti genitori faticano a vedere la maturazione o il semplice fatto che i figli sono diventati adulti. Questo genera in loro una sensazione di distacco/perdita che temono fortemente e spesso l'aumento di controllo sui figli già adulti non è altro che l'espressione della paura di questo distacco. In altre parole, si adottano comportamenti come se i figli fossero ancora adolescenti (o addirittura bambini) per la paura del distacco e di quello che ne comporta (sentirsi inutili, ecc..). Non dico che sia il suo caso, chiaramente, perché solo con una consulenza possiamo avere indicazioni più certe, ma spesso avviene una dinamica similare. Le consiglio quindi un percorso mirato ad acquisire strumenti che le permettano di rispondere in modo adeguato alle sollecitazioni di sua madre, in modo da cambiare il rapporto che ha con lei. Le consulenze sono specifiche per imparare cosa cogliere dalle discussioni, cosa c'è "dietro" e come rispondere in modo da non rovinare il rapporto. Quindi come modificare il rapporto facendo in modo che sua madre capisca le sue esigenze, diminuisca le sue paure di "perdita" e instauri con Lei una relazione più adeguata alla sua età. Se volesse approfondire, mi contatti in privato attraverso il sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Ex fidanzato bipolare

Apri domanda

Gentile Claudia, la prego di perdonare la mia schiettezza, ma mi preme fare alcune domande. Leggo molte "diagnosi" nel suo racconto. Diagnosi di psicopatologie che Lei riporta, ma che non è chiaro se sono state poste da persone accreditate o meno. Lei scrive di persone con competenze genitoriali inadeguate, persone depresse e con bipolarismo. Nello specifico, Lei scrive "Ho iniziato a fare ricerche, a documentarmi, e ho scoperto che soffre di un disturbo bipolare". Mi rendo conto che Lei voglia dare una spiegazione ai comportamenti del suo ex ragazzo, ma una diagnosi del genere non è una cosa leggera; deve essere posta da chi può effettuarla. Internet è pieno di informazioni e certamente quello che ha scoperto ha un valore che uno psicologo o uno psichiatra deve tenere in considerazione. Tuttavia la diagnosi non si fa con quello che si trova su internet. Va fatto un colloquio psicodiagnostico, osservazione comportamentale e dei test specifici da specialisti abilitati. Posto quindi che il suo ragazzo potrebbe non essere bipolare, potrebbe avere dei motivi per cui comportarsi in questo modo? Per scoprirlo potrebbe farsi alcune domande, ricordando anche cosa Lei diceva o faceva prima dei comportamenti che descrive. Oppure, il cambio di comportamento potrebbe avere influenze esterne? Non si focalizzi subito su una causa patologica (sto dando per scontato che l'abbia ipotizzata Lei perché questo si evince dal suo racconto), anche perché non c'è una sola patologia che può dare quei comportamenti (pensi alle psicosi). Lei dice che la situazione si è palesata all'improvviso. E' davvero certa che non ci fossero segnali premonitori? Lei potrebbe aver fatto centro e aver identificato patologie reali e/o dinamiche familiari disfunzionali. Ma, a meno che non ci siano diagnosi poste da professionisti abilitati, non può esserne certa. Questo per dirle che, nonostante la validità dei sulle sue ricerche, bisogna sempre far attenzione a non patolocizzare i comportamenti che non comprendiamo, perché le cause potrebbero essere diverse (questo vale anche per noi psicologi o psichiatri). Alla domanda che pone qui, quindi, non si può rispondere perché non c'è certezza che il suo ex ragazzo abbia davvero una psicopatologia, ne che sia proprio quella che Lei descrive. Se lui non vuole fare una valutazione psicologica né psichiatrica, nessuno può obbligarlo, nemmeno lo Stato. Quindi l'unica cosa che Lei può fare è accettare il distacco e ricominciare, per quanto dura possa essere. Se volesse un aiuto in questo percorso, può contattare me o altri colleghi in privato per una consulenza. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Pianti frequenti per amore

Apri domanda

Gentile Irene, la domanda che le pongo è: che cosa fa lei nella vita a parte amare questo ragazzo? Ha interessi che non hanno a che fare con lui? Ha un progetto lavorativo o sta studiando per realizzare un sogno? In definitiva, la sua identità, come persona, da cos'altro viene alimentata a parte l'essere insieme a questo ragazzo? Come vede, la sto portando a riflettere su quanto Lei ha investito su questo rapporto e quanto ha investito su se stessa, sula realizzazione di qualcosa che sia solo suo. Ci pensi, perché la cosa potrebbe essere collegata. Se volesse approfondire, mi contatti privatamente tramite il sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Gelosia ossessiva

Apri domanda

Gentile Andrea, occorrerebbe vedere un po' più a fondo questa paura, anche perché per anni era riuscito a gestirla, immagino per la nascita di suo figlio e i significati, ma non sembra che l'abbia davvero risolta. Bisogna capire quanto Lei si fidi di sua moglie, se la rassicura quando Lei ha questa paura, e cosa la spaventa davvero; se è la possibilità di essere tradito o di essere lasciato. Ci potrebbero essere insicurezze personali alla base, di tipo affettivo, ma questo andrebbe verificato con un colloquio. Le consiglio quindi una consulenza con uno psicologo per chiarire e superare queste paure per viversi la sua relazione e la sua famiglia con serenità. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Paura di innamorarsi

Apri domanda

Buonasera Giovanni, nel suo racconto vedo una grande presenza dei suoi genitori nella sua vita e nelle sue decisioni. Lei sembra avere un rapporto molto stretto con loro, Certamente, si sentirà confortato e protetto in questa relazione con i suoi ma, vede, innamorarsi è un po' come partire. Se si parte leggeri, si farà meno fatica e si godrà il viaggio. Se invece vuole portarsi dietro tutte le paure (in particolare, la paura di deludere), non riuscirà a partire. Deve prima alleggerire il carico di preoccupazioni e di ansia in merito al viaggio e solo dopo potrà lasciarsi andare ed innamorarsi di qualcuno. Le consiglio un colloquio, anche online, con uno psicologo per capire in che modo è rimasto incastrato affettivamente e come riuscire a risolvere la situazione per poter avere una relazione serena e soddisfacente con una persona, amarla ed esserne amato. Se volesse approfondire, mi contatti pure attraverso il sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Crisi di identità: ho forse qualche disturbo della personalità?

Apri domanda

Gentile Max, intanto, mi permetta di sottolineare che ci sono un po' troppe autodiagnosi (disturbo ossessivo compulsivo, depressione, disturbi di personalità, ecc..). Capisco benissimo che Lei stia cercando una spiegazione al perché si sente così bloccato nelle relazioni, ma non è detto che la ragione debba essere necessariamente una psicopatologia. La cosa che senz'altro potrebbe fare è andare da uno psicologo e lasciare che la valutazione psicologico la faccia il professionista con colloqui psicodiagnostici e test psicologici. Le assicuro che non è affatto difficile come pensa perché lo psicologo la metterà a suo agio e, anche se non dovesse riuscire ad esprimersi, con i test riuscirà ugualmente a venirne a capo. E' importante che Lei identifichi cosa la sta bloccando; tenga presente che tutto ha un perché, una spiegazione, pertanto si tratta solo di lasciare che il professionista l'aiuti concretamente a trovarla e le dia gli strumenti per superare le difficoltà che sta incontrando. Ha tutto il diritto di viversi la sua relazione sentimentale ed avere una vita interiore e relazionale serena. Faccia il primo passo in questa direzione. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Roma....

Infedeltà e malattia

Apri domanda

Salve Monica, se è già in terapia con un collega è a lui/lei che deve porre questa domanda. Per codice deontologico noi non possiamo intervenire nelle terapie dei colleghi perché "inquineremmo" il setting e la relazione. Possiamo solo dirle che se il suo compagno non vuole andare in terapia, non si può costringerlo in alcun modo (tra l'altro una terapia fatta come imposizione, non avrebbe nessun effetto, dal momento che per cambiarebisogna volervo e impegnarsi). Si affidi al professionista che ha scelto e metta in quel contesto tutti i dubbi e le sofferenze che sta passando. Vedrà che con li suo aiuto riuscirà a trovare soluzioni da intraprendere. Cordiali saluti. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Cosa ho sbagliato?

Apri domanda

Gentile Vito, se fa caso al suo racconto, tutto quello che scrive è incentrato su questa ragazza. C'è poco di Lei in questa narrazione perché pare totalmente sbilanciato verso la sua ex. Ad esempio, come ha reagito Lei quando la sua ex ragazza le diceva che sognava il suo ex? Cosa le ha detto? Le ha fatto capire che la stava ferendo? Si nota che Lei ha investito molto in questa relazione e si nota anche che le ha trovato diverse "scuse" (situazione familiare non serena, la fragilità, la mancanza del padre quando era piccola, la voglia di viaggiare, il lavoro che non le piaceva, ecc..). Va detto però che il rispetto e l'amore prescindono da queste cose. Si può capire qualche comportamento, ma se la relazione è finita i motivi evidentemente sono altri. Le chiedo quindi di riguardare da un punto di vista diverso la vostra relazione, soprattutto gli ultimi periodi. Lei chiede se è possibile riconquistarla, cosa che chiaramente nessuno di noi può sapere. In realtà può saperlo solo Lei, ma il punto è, che relazione avrebbe se tornaste insieme? Cerchi di elaborare in modo diverso quanto è successo, cercando di capire e di accettare il passato; le servirà anche per il futuro. Se volesse approfondire, anche con un colloquio online, mi contatti in privato attraverso questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino, Roma....

È normale?

Apri domanda

Gentile Cami, per rispondere alla sua domanda (E' normale?), andrebbe detto che in realtà non è tanto la normalità o la anormalità il problema, ma quanto Lei stia soffrendo e perché. Ci sono alcune domande che andrebbero poste per approfondire la questione. Potrebbe trattarsi di una chiusura, un'anestesia emotiva dovuta alla delusione. Potrebbe essere dipeso cioè dal fatto che Lei è dovuta arrivare a chiedere qualcosa che pensava fosse scontato in una relazione. Potrebbe dipendere dal fatto che il suo compagno per un periodo abbia cambiato il suo comportamento, divendendo più affettuoso, quindi Lei ha compreso che se vuole lo può fare. Oppure potrebbe anche trattarsi di una parte della sua personalità che la spinge a desiderare solo quando ha una sfida. Difficile dirlo senza le domande di cui parlavo prima. Le consiglio quindi un paio di colloqui, anche online, per chiarire questa dinamica e scoprire cosa fare perché non la faccia soffrire. Qualora volesse approfondire, mi contatti tramite il sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Come uscire da una situazione di blocco

Apri domanda

Gentile Dimitri, quanto descrive potrebbe avere radici remote, cioè nel tipo di rapporto affettivo che Lei ha imparato ad instaurare. Secondo molti studi i rapporti affettivi vengono gestiti attraverso degli "schemi" che abbiamo appreso durante gli anni. Il suo potrebbe essere (chiaramente non si può esserne certi partendo da una semplice richiesta scritta sul web) un caso nel quale la troppa vicinanza di una persona le provoca il timore di essere troppo legato, soffocato e non più autonomo, mentre la distanza eccessiva le stimola la voglia di avere una relazione con attenzioni e affetto, cose delle quali ha comunque bisogno, come del resto tutti noi. Lo schema prevederebbe quindi delle paure profonde in merito alla perdita dell'autonomia, che dovrebbe affrontare. Poiché gli schemi affettivi richiedono anni (infanzia, adolescenza e giovane età adulta) per crearsi, ci vuole tempo per cambiarli. Le consiglio quindi una valutazione psicologica e, se confermata l'ipotesi che sto esponendo, un percorso di psicoterapia mirato a superare le paure, i limiti che Lei stesso si sta dando e al cambiamento di quegli schemi affettivi che sono oramai diventati disfunzionali e problematici. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Scegliere tra due uomini

Apri domanda

Gentile Alessia, nel racconto che ci fa si legge molta confusione. Credo che la prima cosa utile da fare potrebbe essere fare un un po' di chiarezza in Lei, chiarendo cosa prova, riconoscendo e chiamando le emozioni con i loro nomi e cominciando a comprendere cosa cerca da una relazione, di che cosa ha realmente bisogno. Per farlo da sola, dovrebbe cominciare a prendere le distanze da queste persone, cercando di essere più obiettiva e meno coinvolta. Una sorta di periodo di pausa. Se invece volesse un aiuto in questo percorso di chiarezza potrebbe contattare uno psicologo, anche online, per fare due, tre colloqui e riprendere il bandolo della matassa in modo da capire cosa può fare per vivere una relazione appagante e serena. Qualora volesse approfondire, mi contatti privatamente tramite questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Parla ma non dice tutto

Apri domanda

Salve Ketti, mi verrebbe da risponderle che forse vorrebbe capire anche il suo ex ragazzo, dal momento che Lei lo ha lasciato ma ha continuato a vederlo e (mi pare di capire) ad avere rapporti con lui. Lui è sicuramente ferito (per cui la risposta NO alla sua domanda "ma tu mi vuoi"), ma non riesce a staccarsi, ma per orgoglio magari non lo dice. Si chieda se questa frequentazione vi fa bene e perché questa forma così informale di relazione. Faccia chiarezza su cosa sta accadendo e su quale direzione sta spingendo questa relazione, da sola o con uno psicologo (anche con un paio di colloqui online). Se volesse approfondire, può contattarmi privatamente attraverso questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Ho bisogno di aiuto

Apri domanda

Gentile lettrice, purtroppo i test psicologici che vede su internet non sono validi. Sono indicativi, ma non hanno alcune validità perché per essere valido un test deve avere avere superato una serie di sperimentazioni e, soprattutto, essere somministrato e interpretato da uno psicologo o psichiatra. Funziona così: essendo minorenne, Lei deve andare con entrambi i genitori da uno psicologo. Non è necessario che dica loro il perché ci vuole andare, ma deve per forza (per legge) portarceli, almeno la prima volta perché devono firmare. Lo psicologo farà firmare, infatti, ai suoi genitori la liberatoria, ma poi parlerà solo con Lei e non riferirà nulla ai suoi genitori di cosa vi direte durante le sedute, se Lei non vuole. Non può farlo perché ha il vincolo legale del segreto professionale. Saranno colloqui che rimarranno fra Lei e lo psicologo. Con l'aiuto di questo professionista, piano piano vedrà che i dubbi si chiariranno e le cose che ora le sembrano difficili, diventeranno più facili e riuscirà a risolvere i problemi. Serve impegno, costanza e fiducia. Non perda tempo a cercare soluzioni improbabili su internet. Purtroppo non si può fare l'auto-diagnosi e, tanto meno, l'auto-cura. Si rivolga ad uno psicologo della sua zona, controllando che sia psicologo psicoterapeuta. I miei migliori auguri. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Rottura con il mio ragazzo

Apri domanda

Gentile Giulia, dopo una relazione durata due anni e mezzo, sarebbe stato strano se Lei non avesse avuto alcuno "strascico" emotivo, all'indomani della chiusura. Tuttavia andrebbe indagato il perché dei sensi di colpa e dei sintomi che potrebbero far pensare a degli attacchi di panico (dovrebbe descriverli nel dettaglio per una diagnosi corretta). E' chiaro per esprimermi dovrei avere molti più elementi e porle delle domande mirate, tuttavia da quello che racconta potrebbe esserci un effetto di destabilizzazione momentanea, dovuta alla manca di una figura che comunque, anche se è arrivata nel tempo ad essere soffocante, era di riferimento per Lei. Intendo riferirmi ad una situazione nella quale una persona, qualora presente è avvertita in modo soffocante, ma se assente si avverte la mancanza di un punto fermo, anche se tutto questo andrebbe verificato con una consulenza. Le sembrerà strano, ma la maggior parte del lavoro degli psicologi è proprio sulle relazioni e spessissimo ci occupiamo di relazioni finite e di come le persone reagiscono a questi eventi. Se volesse approfondire, mi contatti pure in privato. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Devo lasciarlo o no?

Apri domanda

Gentile Cristina, mi dispiace per la sua situazione e cercherò di darle, per quanto possibile con queste poche righe, degli spunti di riflessione per la sua decisione. Infatti, lasciarlo o no è chiaramente una decisione che deve prendere Lei, considerando anche quanto potrebbe accadere dopo la decisione, sia che Lei consideri di rimanere in questa situazione, sia che pensi di modificarla. Innanzitutto potrebbe vedere se c'è spazio per una consulenza di coppia. E' probabile che suo marito abbia frainteso questa sua rassegnazione ai suoi comportamenti come un'accettazione incondizionata di quello che può o non può fare all'interno della coppia e della famiglia. Lei in realtà lo ha fatto per i figli, ma agli occhi di suo marito può essere sembrato un avallo, come se andava bene che lui si estraniasse dalle dinamiche familiare e, nel tempo, può aver pensato che sia corretto che nei sui ruoli di padre e marito, lui possa negare il suo contributo. In una consulenza di coppia la presenza dello psicologo potrebbe rendere evidente che questi comportamenti potrebbero avere delle conseguenze e che l'unica persona che può evitarlo è lui. In altre parole, potrebbe vedere la responsabilità di quello che potrebbe accadere al vostro matrimonio e alla vostra famiglia. E' importante che lo capisca. Spesso alcune persone non vogliono vedere quanto le loro mancanze stanno incidendo sulle relazioni e, quando si arriva alla separazione, non l'accettano e non accettano alcuna responsabilità, addossando colpe al partner. E' giusto che lui capisca cosa sta succedendo, cosa potrebbe accadere se non modificasse nulla, non si impegnasse anche lui e cosa può fare per ristabilire un equilibrio, in concreto. Il consiglio è quindi di dirgli di andare da uno psicologo per delle consulenze di coppia. Le servirà per comunicargli che la sofferenza ha assunto livelli difficilmente gestibili. Se lui non dovesse accettare, potrebbe andarci Lei da sola, per recuperare le forze e l'obiettività per le decisioni da prendere. Non sottovaluti il fatto che un aiuto professionale potrebbe alleviare, confortare e chiarire la situazione che sta affrontando da sola. Se volesse approfondire, mi contatti pure in privato tramite questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Perché con i maschi mi blocco e divento come un pezzo di ghiaccio?

Apri domanda

Gentile Lucrezia, da quello che racconta il suo problema va affrontato al più presto, prima che si cristallizzi in Lei quest'idea di non essere all'altezza delle situazioni. Ci sono diverse domande da porre per chiarire questa situazione. Ad esempio, spesso si finisce per essere bloccati dalla paura che accada qualcosa di spiacevole. Se Lei identificasse queste paure e le affrontasse, magari con l'aiuto di uno psicologo, un passo alla volta, potrebbe superarle e gestire non solo queste ma anche tutte le altre situazioni relazionali. Il confronto con questa sua amica sembra esserle negativo, ma si ricordi che è Lei stessa che lo sta facendo. Non è la verità, ma la "sua" verità e deve capire perché ha questi pensieri e, attraverso opportune tecniche, cambiarli. Cambiando i pensieri che ha su se stessa e sugli altri, cambierà anche i suoi comportamenti e quelli delle persone che hanno a che fare con Lei. Si conceda un aiuto da un esperto di relazioni, uno psicologo abilitato. Potrebbe anche seguire un percorso online, qualora lo psicologo lo ritenga positivo. Se volesse approfondire, può contattarmi privatamente attraverso questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Non riesco a levarmi l'etichetta di malato mentale

Apri domanda

Gentile Salvatore, non ha specificato se l'etichetta la stanno mettendo in atto i suoi familiari o gli amici. Per quanto riguarda i suoi familiari, si potrebbe pensare ad un tipi di intervento che si chiama "psicoeducazione". E' un intervento che può fare uno psicologo, non con solo Lei, ma soprattutto con i suoi familiari. Purtroppo questo tipo di interventi dovrebbe farli il SerT, ma spesso non hanno abbastanza fondi per assumere o comunque far lavorare gli psicologi che si dovrebbero occupare delle famiglie degli assistiti, oppure li fanno ma le famiglie non partecipano. La famiglia è un sistema. E' accaduto che Lei sia cambiato (complimenti perché è stato in gamba), ma loro ancora no. Lei potrebbe sicuramente nel tempo spingerli a fare dei cambiamenti, ma ci vuole tempo perché questo accada. Un intervento di psicoeducazione invece potrebbe accelerare i tempi e consentire una comprensione di cosa è accaduto non solo a Lei, ma a tutta la famiglia. Con i suoi amici, invece, è un compito suo modificare nel tempo la loro percezione di Lei e fare in modo che il presente conti più del passato. Infine, per quanto riguarda Lei, qualora la sua famiglia non acconsenta a fare degli incontri di psicoeducazione, le consiglio un sostegno psicologico per fare in modo che sia Lei stesso a dosare il peso che questa etichetta deve avere nella sua vita. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Roma....

Mi hanno fatto diventare omosessuale?

Apri domanda

Gentile Marco, ho letto con interesse il suo racconto, molto ben scritto. Quello che personalmente noto, non è tanto la confusione nell'orientamento sessuale (l'orientamento sessuale è l'attrazione verso un sesso, l'altro o entrambi e non c'entra nulla con l'identità sessuale). La cosa che vorrei approfondire è come si relaziona Lei, in generale, con il sesso. E questo prima ancora di capire cosa la eccita e cosa la attrae. Credo che sia il punto fondamentale dal quale partire e poi ci sono molte domande, quali ad esempio: ha mai avuto esperienze sessuali con qualcuno? Io credo che Lei sia vittima degli stereotipi e delle etichette. Essere gay, essere etero, essere bisex, ecc.. sono etichette. Le sembrerà strano ma, specie durante la prima età adulta, molti uomini (e molte donne) hanno esperienze con entrambi i sessi, pur non essendo omosessuali, e molti omosessuali hanno avuto esperienze etero. So che l'idea comune è di avere un orientamento netto e chiaro (omosessuale o etero che sia) sin dall'adolescenza, ma non sempre è così. Il primo passo è accettarsi per come si è, senza necessariamente "rientrare" in una categoria e poi... sperimentare e conoscersi. Potrebbe esserci una forma di ansia dovuta al volersi vedere in una categoria, in modo definitivo e chiaro. E si sa, l'ansia provoca confusione e può essere che questo non le permetta di vederci chiaro. Una sorta di "cane che si morde la coda"; più non vede la soluzione e più le sale l'ansia che non le fa veder chiaro. Se fosse interessato ad un percorso psicologico per conoscere meglio se stesso, accettazione e diminuzione dell'ansia, anche online, mi contatti pure attraverso questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Roma....

Genitori scelgono per i figli

Apri domanda

Gentile Simone, il consiglio che mi sento di darle è quello di consigliare, a sua volta, la sua fidanzata di seguire un percorso per l'assertività con uno psicologo. Lei parla di una situazione nella quale dei genitori mettono sotto scacco la figlia, costringendola a fare quello che loro vorrebbero che facesse. Sicuramente la responsabilità del comportamento non corretto è dei genitori, ma una parte è anche della sua ragazza perché non riesce a tener testa a questa situazione. Non è una cosa che viene naturale a tutti, spesso si teme di ferire i genitori o di peggiorare la situazione, oppure di arrivare ad uno scontro eccessivo. L'assertività è proprio la capacità di esporre e far valere i propri punti di vista, senza tuttavia arrivare ad uno scontro con le altre persone. Il rispetto per gli altri rimane, ma si mantengono fermi l'autonomia decisionale e si riesce ad essere rispettati. Alcuni genitori faticano ad accettare che i loro figli sono diventati grandi. La questione del lavoro e di rimanere nella casa dei genitori fa si che l'autonomia tardi ad arrivare, ma questo non può e non deve essere un motivo per non farsi rispettare. Farlo è possibile, senza tuttavia rovinare i rapporti con i genitori. Però è un percorso che deve fare la sua ragazza e deve volerlo fare. Qualora la sua ragazza volesse approfondire, mi può contattare, anche in pvt. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Giuro non guardavo le altre!

Apri domanda

Gentile Ella, certamente dipende come si guarda un'altra ragazza, tuttavia sembra che ci sia in gioco una questione di rispetto. Non è affatto un comportamento elegante, dobbiamo ammetterlo. Se questo comportamento la mette a disagio o la fa arrabbiare o soffrire in modo totalmente gratuito (visto che fissare le altre donne non è certo un diritto inalienabile e se ne può fare benissimo a meno), il suo ragazzo potrebbe impegnarsi più seriamente per evitarlo. Parli con lui e cerchi di capire che significato ha per lui. Magari si tratta di una insicurezza temporanea sulla sua mascolinità. Oppure pensa che essere uomo significhi questo (è un'idea assurda, lo so, ma qualche uomo lo pensa davvero o qualcuno potrebbe avergli insegnato qualcosa del genere). Di sicuro è un comportamento che lui può controllare (non è un tic) e, se gli spiega come la fa sentire questa cosa, forse riuscirà a convincerlo che non vale la pena farla soffrire o arrabbiare o persino rischiare la relazione per questo comportamento. Tra l'altro, quello che spesso gli uomini che assumono questo comportamento ignorano, è che fanno una pessima figura sia con la persona con la quale sono in quel momento, sia con le ragazze che guardano. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Problemi di coppia

Apri domanda

Gentile Nastia, Lei ha detto che questo comportamento è cominciato dopo che siete andati a convivere. La domanda è quindi: come si comportava prima? Cosa è cambiato a parte la convivenza? Potrebbe trattarsi di uno schema acquisito in famiglia sul modello di convivenza o di problemi personali, preoccupazioni lavorative, oppure di quale freno nel lasciarsi andare. Le consiglio di proporgli degli incontri di coppia con uno psicologo, per vedere se riesce a far chiarezza e a capire che freni possano esserci da parte del suo compagno. Lei ha diritto ad una relazione soddisfacente e vista la vostra giovane età la frequenza dei rapporti è normale che debba essere più alta. Non lasci passare troppo tempo, perché potrebbe essere più difficile cambiare quella che potrebbe diventare anche un'abtudine. Cerchi delle risposte facendosi aiutare da un professionista. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Non sono convinta della persona con cui sto

Apri domanda

Gentile Maria, credo che ci siano alcune cose che dovrebbe chiarire. In primo luogo, quello che prova per la persona con la quale convive può essere offuscato dall'ansia di avere un figlio o c'erano problemi anche prima? In altre parole, la sua delusione per quest'attesa di un figlio potrebbe aver influito anche sulla sua relazione ed essersi allargata ad altri ambiti? Perché non prova a parlarne con uno psicologo? Magari fare un po' di chiarezza e abbassare l'ansia può giovare non alla sua relazione, ma anche al suo benessere psicofisico, diminuendo lo stress. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Ansia e insicurezza

Apri domanda

Gentile Roberta, dal suo racconto sembra quasi che non ci sia un limite fra Lei e sua madre e che qualsiasi negatività passi attraverso il rapporto e la raggiunga come se Lei non avesse difese personali da opporre. Le consiglio un percorso di terapia che l'aiuti a costruire quelle difese che le permetteranno di tutelarsi dai problemi di sua madre che, per quanto possano essere comprensibili vista la depressione, Lei sta assorbendo. Consapevole o no, sua madre la sta coinvolgendo in dinamiche sue, personali, per le quali è comunque in cura, mentre Lei no. Una delle cose che spesso non è nota della depressione è proprio la rabbia. Solitamente verso se stessa, ma a volte è rivolta, proiettata verso i propri cari. E' per questo che le dico di imparare a tutelarsi. Una volta fatto questo primo passo, potrà lavorare sulla propria autostima e sulla comprensione dei comportamenti altrui, ma solo dopo che i limiti con gli altri saranno efficaci e definiti. Lei ha tutto il diritto di viversi la sua vita in modo sereno e senza che i problemi di un genitore la travolgano, non lasciandole energie per fare quello che ha voglia ed è giusto che faccia. Si dia questa opportunità. Cordialmente, Dott.ssa Anna patrizia Guarino...

Anaffettività verso mia madre

Apri domanda

Salve Rossana, le consiglio di andare a fondo per scoprire, ricordare o avere consapevolezza di cosa sta addossando a sua madre e cosa pensa che invece "manchi" a Lei come figlia e come donna. Dalle sue parole sembra che Lei non sia realmente certa che la sua reazione sia coerente con il passato rapporto, seppur negativo. Sembra quasi come se Lei per prima la considerasse una reazione eccessiva. A volte ci sono eventi che "leggiamo" in modo particolare, specie da adolescenti, dando significati che derivano anche da altre situazioni. Una sorta di fusione fra tante situazioni che poi sfociamo in determinate relazioni. Le sue reazioni potrebbero dipendere da qualcosa che Lei per anni ha pensato e ha creduto, tanto che ora fa fatica a tornare indietro e rileggerle con la consapevolezza di un adulto. Le consiglio quindi di fare un percorso con uno psicologo per cercare di identificare quali e quali responsabilità ha dato in questi anni a sua madre e perché non riesce a superare i pensieri e, soprattutto, le emozioni che gli eventi del passato hanno creato. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Ho bisogno di aiuto

Apri domanda

Se il problema sono i soldi per effettuare un percorso di aiuto psicologico, può recarsi dal suo medico di base e farsi prescrivere delle sedute di psicoterapia che può avere pagando solo il ticket attraverso il Sistema Sanitario Nazionale. Le erogano i presidi di salute mentale della zona o altri centri e strutture locali. Chiaramente non è come andare da uno psicologo privato; si tratta di psicoterapie e a volte c'è da attendere prima di cominciare il percorso, ma se non può permettersi di pagare le sedute da un professionista privato, questa è una valida alternativa. Cordiali saluti. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Non so più come andare avanti

Apri domanda

Gentile Edoardo, Lei si esprime in un modo davvero molto chiaro e la sua narrazione, i termini e la capacità di sintesi mi fanno pensare ad una persona che ha sicuramente delle risorse personali molto alte, ma che in questo momento non sta riuscendo ad esprimere. Leggendo sembra evidente (almeno per me) che la situazione dei suoi genitori la stia influenzando in maniera estremamente negativa, probabilmente molto più di quello che Lei stesso immaginava o si aspettava. Le consiglio di parlarne con uno psicologo, anche online se può, perché mi sembra che la dimensione della sua sofferenza la stia non solo isolando, ma le stia creando una sorta di apatia, o meglio, anedonia. E' una reazione normale della psiche che, nel tentativo di allontanare il dolore, cerca di limitare al minimo le emozioni, per cui non si prova più nemmeno piacere in attività che prima avrebbero dovuto provocarlo. Io leggo il racconto di vita di una persona che mi pare fortemente delusa. Credo quindi che affrontare questa delusione, metterla "sul tavolo" e analizzarla sia un compito che è meglio fare con uno psicologo. Penso che prima o poi dovrà comunque affrontarla. Sarebbe meglio farlo prima possibile, in modo da permettere a se stesso di essere libero di fare la sua vita senza pesi che non dovrebbe portare. Se volesse approfondire, può contattarmi in pvt. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Abuso sessuale?

Apri domanda

Gentile Martina, E' difficile infatti dirle qui qualcosa senza il timore di influenzarla. Più che scrivere noi psicologici, dovrebbe essere Lei a parlare. Ci sono molte domande da fare per capire se, quanto e come questa esperienza la stia influenzando e se questa persona è ancora parte della sua vita. Di sicuro, deve dare dei significati a quello che è successo. Deve cioè fare in modo che il ricordo sia legato a spiegazioni in modo tale da relegarlo in una parte della sua mente, così che non si riaffacci in modo intrusivo e negativo per Lei. Per far questo deve parlarne con uno psicologo. Meglio se psicoterapeuta. Tenga inoltre presente che, da quello che racconta, i termini di prescrizione per il reato non sono scaduti e che Lei potrebbe denunciare l'accaduto anche adesso. Le consiglio quindi di iniziare quanto prima un percorso di tutela personale dai ricordi di quello che è successo. Con il tempo la personalità si definisce in modo più netto, si cristallizza e diventa molto più difficile modificare pensieri e convinzioni negative. Se volesse approfondire, mi contatti pure in privato. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Genitori possessivi, cosa fare?

Apri domanda

Gentile Mario, credo che Lei abbia ben chiara la situazione, ma forse quello che non conosce appieno sono le dinamiche. Lei si arrabbia per questa situazione, ma in realtà i sensi di colpa la stanno già portando a rimandare il momento nel quale dovrà affrontare i suoi genitori, e quindi il momento del distacco. Le ragioni per le quali i suoi genitori si sono bloccati in questa condizione e stanno bloccando anche i figli, spesso non riguardano né la stupidità, né l'egoismo, ma sono molto frequentemente legate alla paura. Il primo passo, infatti è capire di cosa hanno realmente paura e non credo che sia semplicemente la solitudine. Il secondo passo che le consiglio di fare è un percorso, un training assertivo. L'assertività è la capacità di far rispettare le proprie scelte e i propri pensieri, senza tuttavia arrivare allo scontro, alla prevaricazione o alle scenate. Sono tecniche e si imparano. Può scegliere uno psicologo ed effettuare un training per l'assertività, anche tramite sedute online (ovviamente deve avere una privacy e un ambiente dove nessuno può sentirla mentre parla con lo psicologo, altrimenti è meglio andare presso il suo studio). Questo l'aiuterà a riconoscere le dinamiche nelle quali si rimane invischiati per questioni affettive ed evitare che si ripetano, senza tuttavia ferire negli affetti o mancare di rispetto a nessuno e imparare anche qualcosa su come Lei "funziona" in determinate situazioni. Se fosse interessato ad approfondire, può contattarmi in privato. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Ardea, Roma....

Dettagli sessuali non detti

Apri domanda

Gentile ANNAIRAM, è necessario che Lei identifichi prima di tutto qual è la vera ragione della sua ansia. Può essere Lei la prima persona che non si "perdona" quel passato? Che non riesce a spiegarselo? Se fosse così, diventerebbe difficile riuscire a spiegarlo ad altri. Probabilmente è presto perché il suo ragazzo possa comprenderlo. E Lei non deve cercare il perdono di nessuno. Deve solo capire come mai le è capitato. Lei aveva sedici anni, non era ancora matura. Deve accettare quello che è accaduto, darsi una spiegazione e "volersi bene". In seguito potrà anche spiegarlo -se è il caso- a determinate persone che meritano di conoscerla così a fondo. Non abbia fretta di alleggerirsi nel tentativo che qualcun altro la capisca e accetti il suo passato. E' una cosa che deve fare Lei, per prima, senza chiedere ad altri di svolgere questo compito al posto suo. Se vuole, può farsi aiutare in questo percorso da uno psicologo, anche con consulenze online. Se volesse approfondire, può contattarmi in privato. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Patologia o semplice bugia?

Apri domanda

Salve Mark, ho notato che ha spesso sottolineato la questione della maturità. Tuttavia la maturità con è una conseguenza diretta dell'età. Come psicologa che lavora anche in ambito giuridico, nelle separazioni e affidamento dei figli o con vittime di stalking, le assicuro che spesso il dolore per l'abbandono dell'ex partner porta le persone a scompensarsi. Significa che finché la relazione, anche se difficile, va avanti, alcune persone hanno una certa coerenza nel comportamento. Ma l'abbandono scatena emozioni e pensieri che vanno a minare l'equilibrio psicologico, portando a comportamenti a volte imprevedibili persino per la stessa persona che li mette in atto. Nel caso della sua ex, difficilmente si tratta di uno scompenso psicotico (sentire le voci è uno dei sintomi della schizofrenia), a meno che la sua ex non avesse già da adolescente un passato psicopatologico. Molto più probabilmente si tratta di un tentativo di manipolazione. Il motivo per cui una persona dovrebbe manipolare l'ex con queste modalità potrebbe essere la vendetta o, meglio, l'esigenza di far soffrire l'altro (come probabilmente ha sofferto questa persona in tutto questo tempo). Forse aveva investito molto nella vostra relazione, oppure ha vissuto la rottura come un rifiuto della sua persona e non come una normale relazione che non ha funzionato. E' difficile da dire senza informazioni più precise. Cerchi di diradare i contatti. Si mosti turbato e dispiaciuto, senza rispondere con rabbia o aggressività. Se ha bisogno di consigli sul comportamento da tenere in questi casi, può rivolgersi ad uno psicologo per un paio di consulenze, anche online, tramite questo sito. Se volesse approfondire, può contattarmi in pvt. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Che tipo di persona?

Apri domanda

Se sta chiedendo come viene chiamata in Psicologia, no... Non è quello il termine che si usa. Anche se non si può dire con certezza senza maggiori informazioni, potrebbe trattarsi di Distimia. Vale a dire, avere un'autostima piuttosto bassa che espone emotivamente la persona in modo eccessivo alle critiche. Ma dipende anche dall'età. Gli adulti dovrebbero reagire in modo adeguato agli attacchi all'autostima. Hanno (o dovrebbero avere) difese personali mature che evitano ripercussioni e disequilibri. Negli adolescenti queste difese si stanno ancora formando, insieme alla loro personalità. Occorre sapere l'età della persona, se si verifica con chiunque e i vissuti che ha per capire se è normale o è una fragilità in senso distimico. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Non credo di poter amare

Apri domanda

Gentile Martina, Ho notato due aspetti importanti nella sua lettera. Il primo è il comportamento di suo padre. Il secondo è il senso di colpa per non aver avuto quelle lacrime. Essere definita un automa a 10 anni non è certo una etichetta facile con la quale crescere. Lei è probabilmente cresciuta convinta di esserlo. E' comprensibile che un padre sia affranto per la perdita di un figlio, ma dirle quelle frasi può aver avuto un doppio effetto su di lei, bambina: da una parte avere uno schema di comportamento che l'ha relegata ad essere fredda, quasi a dimostrare che suo padre avesse ragione (si chiama profezia che si auto-avvera), dall'altra potrebbe aver alimentato la sindrome del sopravvissuto, quasi fosse una colpa essere viva, mentre sua sorella non lo è più. Ora Lei ha un percorso difficile da affrontare, che le consiglio di fare con uno psicologo, ma che alla fine la porterà a non avere più paura che le persone "scoprano chi è" (cito una sua frase:" perché le persone non sanno niente di me"). Deve cambiare Lei per prima questa visione che ha di se stessa e dopo la paura e la voglia di distaccarsi dalle persone passerà. La sua non sembra essere diffidenza, ma paura di essere letta dentro e che questa lettura possa confermare quello che ha dovuto portarsi dietro per anni: un'etichetta. So che uno psicologo possa farle più paura rispetto ad altri, proprio perché non si fermerà a vedere in superficie il lato di se stessa che Lei ritiene "accettabile", ma andrà a fondo, cercando di farle accettare anche le altre componenti di se che più teme. Ma proprio per questo è questo il professionista che può aiutarla. Perché lo psicologo non giudica i suoi pazienti; li accetta così come sono e li aiuta a superare le difficoltà. Ci provi. Ora che ha 20 anni. Si dia la possibilità di vivere serenamente le relazioni con gli altri e di mettere il suo passato in un posto della sua mente nel quale non potrà più condizionarla. Se fosse interessata ad approfondire, può contattarmi in privato. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Dettaglio che potrebbe compromettere la nostra relazione

Apri domanda

Gentile Ale, Siamo noi che attribuiamo un significato specifico agli eventi. Il peso che ha un episodio lo diamo noi. Si chieda qual è il significato che sta attribuendo Lei a questo episodio e da dove arriva. Si chieda se non ci siano in realtà altre ragioni per arrivare a chiudere una relazione per una frase detta in un momento particolare. Si ricordi che a volte tendiamo a negare determinate cose per poter accettare la realtà, ma che poi basta una goccia per farci reagire come il "vaso che trabocca", in modi che all'apparenza sembrano spropositati. Si fidi di se stessa, di quello che sente ma non sta ammettendo, e si chieda, si interroghi, sulle vere motivazioni che le stanno facendo dire che vuole interrompere questa relazione. Difficilmente il vero motivo sarà solo quella frase. Parli a se stessa senza filtri e con coraggio. Vedrà che riuscirà a vedere la situazione in modo diverso. Se volesse approfondire, anche con una consulenza online, può contattarmi in privato tramite questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Nella mia vita va tutto male

Apri domanda

Gentile Sarra, chiaramente, tutto quello che le scriverò di seguito è solo un'ipotesi, dal momento che per darle davvero dei chiarimenti, sarebbe necessario parlare direttamente con Lei, e non solo basarsi su queste poche righe sofferte che ha scritto. Da quello che racconta, sembrerebbe che la sua vita rispecchi la dualità che sta vivendo fra la società nella quale vive e la sua famiglia. Una sorta di divisione, di scissione di se stessa, con qualità e caratteristiche che emergono in un contesto (la chiesa) ma che in un altro (la scuola) sono invece agli antipodi. Questo essere "persone diverse in diversi contesti" potrebbe farla sentire non autentica. E sola. E potrebbe a disprezzare gli altri per poterli tenere a distanza. Se è così, va detto che sarebbe Lei che si percepisce così. Ed è da qui che deve partire, da come si percepisce. Provi a cambiare modello, idea, di quello che pensa di essere. Non scissa, divisa, ma un ponte. Provi a pensare che Lei è in realtà tutte e due le cose. Lei è il ponte fra la cultura della sua famiglia e quella della società e Lei è il ponte fra la chiesa evangelica e la condizione scolastica. Ha sia la forza che la timidezza. Ed entrambe le cose sono in Lei. Le riesce a sentirle sue, entrambe, riuscirebbe ad usarle a suo vantaggio. Ma se non dovesse riuscirci da sola, si lasci aiutare. Qualora volesse approfondire con una consulenza, anche online, può contattarmi tramite questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Affrontare la vita

Apri domanda

Gentile ORI, chiaramente quanto le scriverò rappresenta solo un'ipotesi, basata unicamente su quello che ha scritto, ma che non posso confermare se non dopo averla conosciuta di persona. La motivazione a fare cose nuove, ad impegnarsi in un obiettivo qualsiasi e a continuare lo sforzo affinché quello che si desidera non si realizzi, dipende largamente dalle idee che abbiamo su noi stessi. Solitamente, con i miei pazienti, utilizzo la metafora del "motore" per spiegare il funzionamento della motivazione. Se pensiamo ad un obiettivo, l'entusiasmo iniziale fungerà da "benzina" per il motore interno che serve a per spingerci a fare i primi passi. Ma dopo i primi passi arrivano i problemi concreti da risolvere, e se non abbiamo fiducia in noi stessi è come se rimanessimo senza benzina. Possiamo anche essere dotati di un ottima capacità di problem solving, ma senza la motivazione è come avere un'ottima automobile ma essere senza carburante. A quel punto, la propria casa diventa un posto comodo e protettivo dove possiamo rinchiuderci, senza temere i fallimenti. Evitiamo il rischio di sentirci umiliati, ma è "un cane che si morde la coda", dal momento che la sensazione di protezione ci impedirà ulteriormente di esporci. In realtà vi sono ottime tecniche per ottenere quella benzina, per uscire di casa e andare verso l'obiettivo. Se mi concede ancora di usare la mia metafora, se la motivazione è la benzina, la fiducia in quel che siamo capaci di fare è il benzinaio. E' da lì che dovrebbe ricominciare. Se non ci riesce da solo, si lasci aiutare con un ciclo di consulenze motivazionali da uno psicologo abilitato. Una volta imparata la tecnica, sarà uno strumento che potrà usare sempre, ogni volta che ne avrà bisogno. Se volesse approfondire con una o più consulenze, anche online, può contattarmi in privato tramite questo sito. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Vergine a 40 anni

Apri domanda

Gentile Nadia, molto dipende dai significati che diamo agli eventi. Vede, esistono dei momenti nella nostra vita che ci spingono (anche su base endocrina o biologica) a fare determinate scelte, perché ne sentiamo il bisogno. Se una persona non ha mai sentito quel bisogno, o se lo ha combattuto per qualche motivo, oggi la questione che si pone è come valutare le sue scelte. Erano giuste? Era una paura eccessiva che oggi non c'è o c'è ancora? Sta soffrendo? Se una persona non ne soffre e se giudica in tutta onestà che quell"esperienza non è qualcosa che manca, ma è una scelta consapevole, allora verrebbe da rispondere che, no...non è grave perché non c'è alcuna sofferenza. Ma è difficile che sia così. Noi siamo "animali sociali", nasciamo con un cervello predisposto per le interazioni emotivo-affettive. Quindi, la domanda potrebbe cambiare. E non riguardare tanto la verginità, ma diventare: E' grave a 40 anni non aver ancora creduto in una relazione tanto da mettersi in gioco e coinvolgersi anche sul lato sessuale? Quale freno ha agito? Perché non è avvenuto? Se volesse approfondire, anche con una consulenza online su questo sito, mi contatti pure. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Mi ama ma non mi desidera

Apri domanda

Gentile Sara, Spesso le donne tendono a concentrare su se stesse le problematiche sessuali di una relazione. Molto più spesso, però, si tratta di problematiche endocrine o psicologiche dei partner. Le sembrerà strano, ma la sessualità maschile è estremamente più complicata e difficile di quella femminile. Potrebbe benissimo non essere coinvolta in nessun modo in questa dinamica, se non come senso di colpa del suo compagno per non riuscire a soddisfare le sue aspettative. Abbandoni le autocritiche e chieda al suo compagno, con dolcezza e amore, di intraprendere un percorso diagnostico psicosessuale. Se ci saranno dubbi su cause fisiologiche (ad esempio, endocrine) potrete risolvere tranquillamente. Se vi saranno dubbi su questioni psicologiche ( ad esempio identificazioni e svincoli dalla figura materna) potrete risolvere anche in questo caso. Un consiglio : nelle problematiche sessuali e psicosessuali, prima si interviene e maggiori sono le percentuali di risoluzione. La cronicità in questi casi è alta, a causa della cristallizzazione delle convinzioni sulla sfera sessuale, spesso dovuta alla vergogna di entrambi i partner. Potrebbe non essere facile, ma chieda al suo compagno di fare un colloquio con uno psicosessuologo. Se volesse approfondire, mi contatti tramite il sito. Cordiali saluti Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Come superare la gelosia?

Apri domanda

Gentile Sara, Mi rendo conto che lei sta cercando solo un "consiglio", mentre quello che le proporrò è un"percorso". Ma è difficile trovare altre vie, più brevi. L'esperienza passata con il suo ex sembra averla provata notevolmente. Da quello che racconta, Lei sembra essere andata "oltre" più volte, concedendo al suo ex di umiliarla. La sua autostima, nonostante abbia poi reagito, deve aver accusato il colpo. È come se una parte di Lei non riuscisse a perdonare ciò che Lei ha fatto a se stessa. Per vivere serenamente una nuova relazione deve avere fiducia, non nel suo nuovo compagno, ma in sé stessa. I comportamenti di controllo del suo ex sembrano essere ( per esserne cerca dovrei sentirla almeno online) una proiezione delle sue paure. Lei non si fida di sé stessa e quindi degli altri. Aumenta il controllo sul suo compagno, ma il vero problema potrebbe non essere lui. E chiaramente una ipotesi, non conoscendola di persona, ma è un comportamento tipico dopo una esperienza come quella che Lei ha raccontato. Il percorso è di recupero dell'autostima. Se volesse approfondire, anche tramite consulenza online, mi contatti tattica pur tramite questo sito. Cordialmente Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Amore a distanza

Apri domanda

Gentile Lucia, forse la mancanza di forza di cui parla ha delle motivazioni che stavano covando da tempo, che si sono concentrate e stanno sfociando nella questione che ha descritto. Chiaramente occorrerebbe farle delle domande precise, ma l'ipotesi è che ci siano più situazioni negative concomitanti nella sua vita, a prescindere dalla distanza con questa persona. Se riuscisse a separare, dividere le cose, potrebbe alleggerire la relazione da questo peso, che potrebbe pregiudicarla. Sarebbe un peccato, ad esempio, chiudere per una reazione che non dipende unicamente dalla distanza, ma da questioni personali diverse dalla relazione, che magari in questo momento si sono sommate e fuse con le emozioni che sta provando. Le consiglio quindi due, tre consulenze, anche online, psicologiche per scoprire quali altri motivi si sono sommati a questa tristezza. Se identifica e separa questi motivi, può fare chiarezza ed affrontarli separatamente, con la forza necessaria. Se volesse approfondire per le consulenze online, effettuabili tramite questo portale, può contattarmi in privato. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Trauma post-lutto

Apri domanda

Gentile Riccardo, direi che è il momento di recarsi da uno psicologo, in modo che possa essere effettuata una diagnosi puntuale. Sarà il professionista che, a seguito della diagnosi, dirà quale percorso bisogna seguire. Per messaggi non è possibile fare alcuna valutazione. Se le difficoltà economiche può rivolgersi al suo medico di famiglia e chiedere un consulto di una delle strutture dell'ASL. E' chiaro che privatamente si fa prima e si evita di andare in posti come il Centro di Salute Mentale, quindi decidete con calma. Potete anche chiedere telefonicamente al professionista una indicazione del prezzo per la valutazione psicodiagnostica. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Sono diventato inerme a tutto e a tutti

Apri domanda

Gentile Nicolò, forse dovrebbe cominciare a pensare che dopo una perdita così dolorosa è normale avere delle ripercussioni. E' necessario che Lei eviti i sensi di colpa, i pesi e le responsabilità sproporzionate. La parola "inerme" è certamente un giudizio eccessivo per una persona che certamente avrà avuto, visto l'accaduto, difficoltà di concentrazione nella prova e nella preparazione dell'esame di ammissione. Eviti di essere così spietato con se stesso e cerchi di "capirsi", anche perché può riprovare l'anno prossimo e, nel frattempo, può fare altro. Se volesse un aiuto, anche tramite colloqui psicologico online, può contattarmi tramite questi portale. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Cosa voglio realmente?

Apri domanda

Gentile Gianluca, penso che per rispondere a questa domanda sia necessario un percorso di conoscenza di se stessi, che potrebbe fare molto agevolmente con uno psicologo, anche tramite le sedute online. Mi sembra di vedere nel suo breve racconto una sofferenza, ma soprattutto una confusione, quasi una sorpresa di come Lei si è comportato e come ora sta reagendo all'allontanamento che Lei stesso sembra aver desiderato. E' necessario porre domande mirate, forse un po' scomode, ma che le faranno capire cosa sia realmente successo. A volte, infatti, cerchiamo di non portare in superficie determinate cose di noi stessi perché abbiamo paura di non saperle gestire. Per questo motivo le consiglio di fare questo percorso con uno psicologo, perché possa essere aiutato a capire e a superare questo problema. Se volesse cominciare il percorso, può contattarmi privatamente, tramite questo portale. Cordiali saluti. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Blocco e calo del desiderio

Apri domanda

Gentile Serena, sembrerebbe uno schema che si ripete e che potrebbe essere legato ai significati della relazione sentimentale, a prescindere dalla partner. E' chiaro che per esserne certi occorre effettuare una consulenza, anche online, con il suo ragazzo. E' infatti necessario avere la possibilità di porre domande specifiche e lavorare per andare a scoprire la causa di questo problema. A solo titolo indicativo, a volte si tratta di timori, paure, che non hanno a che fare direttamente con la sfera sessuale ma con eventi del passato, e il calo del desiderio è solo un "sintomo" di quella problematica. Lei potrebbe consigliargli di rivolgersi ad uno psicologo, per affrontare la causa primaria del problema e risolverla una volta per tutte. Prima di rivolgersi allo psicologo, potrebbe fare una serie di analisi (ad. esempio, funzionalità della tiroide, ecc...) per escludere eventuali cause organiche. In caso il suo ragazzo volesse intraprendere il percorso di cui le parlavo può contattarmi tramite questo portale. Cordiali saluti. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Non riesco a tornare quella di una volta

Apri domanda

Gentile Michela, da quel che racconta, a prescindere dalla pillola, che sicuramente avrà contribuito, sembra che il cambiamento di alimentazione possa avere delle origini distimiche. Potrebbe esserci, ma deve considerare che senza una consulenza diretta, anche online, non è possibile dare risposte certe, un problema legato alla nuova realtà che sta vivendo, a quanto Lei si senta realizzata in questo nuovo contesto, quanto si sente libera e gratificata da quello che sta facendo. Le consiglio di mettere la questione del peso -per ora- in secondo piano (altrimenti peggiora la situazione) e concentrarsi e lavorare sulle questioni personali della sua autostima. E' prima di tutto necessario capire che ruolo sta dando in questo periodo al cibo. In seguito, dovrà lavorare in modo da sganciare quel significato, cercando di fare altre cose che possano gratificarla. Se volesse approfondire con un percorso di sostegno, chiaramente online, può contattarmi tramite questo portale. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....

Ogni discussione diventa un dramma

Apri domanda

Gentile Marta, forse potrebbe giovarle un percorso per conoscere meglio e gestire le sue emozioni, in particolare, la rabbia. E' chiaro che è un'ipotesi, perché per essere certi che serva effettivamente questo percorso, bisognerebbe incontrarla di persona (o almeno online) per poter porre domande mirate ed avere un quadro più chiaro della situazione. Potrebbe quindi richiedere una consulenza ad uno psicologo, in studio o online, per capire cosa la fa reagire in questo modo e quale può essere la soluzione più efficace al problema. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

La mia mente va in tilt

Apri domanda

Gentile Giuggia, la complessità della valutazione della personalità richiede alcuni incontri (e a volte test psicologici) per essere effettuata. E, chiaramente, va effettuata da un professionista abilitato (psicologo o psichiatra). La descrizione che fa qui, quindi, è troppo breve per avere una risposta esaustiva. Potrebbe esserci un problema relativo ai sensi di colpa per la discussione, oppure riportare alla luce un'autovaluzione estremamente negativa che Lei effettua su se stessa. Molto importante è anche l'età, che qui Lei non riporta, e se avviene con tutte le discussioni oppure solo quando si toccano alcuni temi. Visti gli agiti negativi, inconsueti e autolesionistici, le conviene rivolgersi subito ad uno psicologo per una valutazione e per sapere come va affrontato il problema, prima che si cronicizzi come comportamento iper-appreso. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Ardea, Roma....

Giochi di sessualità per bambini e tra bimbi: cosa fare?

Apri domanda

Gentile Romina, i bambini spesso fanno giochi ai quali noi adulti possiamo dare una connotazione sessuale, ma che per loro è una "sperimentazione", con significati diversi dai nostri. Tuttavia, in questo caso, le tematiche che propone il cuginetto sembrano essere troppo specifiche perché possano essere giochi spontanei. Pare abbastanza evidente che il bambino sia stato esposto a contenuti sessuali e, proprio per la sua giovanissima età, riproponga quei comportamenti come un gioco, non comprendendone appieno il significato. Credo quindi che dovrebbe parlare con i genitori del bambino, dicendo loro cosa è successo e chiedendo loro di spiegare al bambino cosa ha visto e sta ripetendo e in quali contesti (ed età) si può ripetere. Lo stesso va fatto con sua figlia, visto che oramai anche Lei è stata esposta a quei contenuti. Va fatto senza imposizione, aspettando che siano i bambini a proporre l'argomento. E' importante non criticare i bambini, non dar loro alcun messaggio di "qualcosa di sbagliato", ma spiegare con serenità i contesti nei quali quei comportamenti possono essere esibiti. E' altrettanto importante che il bambino impari a non forzare la bambina e la bambina impari a sottrarsi dai giochi che non gradisce. Che i bambini vengano a contatto con le tematiche relative alla sessualità è normale, ma questo deve avvenire con gradualità. Se la gradualità viene meno (come nel caso di un bambino molto piccolo che assiste ad un film o a contenuti espliciti di tipo sessuale) le spiegazioni neutrali degli adulti possono aiutarlo a dare un significato corretto a questi comportamenti. Vi è infatti il rischio che siano ripetuti a scuola o con altri soggetti, dove le reazioni potrebbero essere molto più "punitive", davanti al ripetersi di questi comportamenti, che per loro sono solo giochi. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino...

Dipendenza affettiva?

Apri domanda

Gentile Emily, la frase "io sono così e se non ti sta bene vattene" porta a pensare che il suo compagno sia convinto di non riuscire a cambiare e di non doverlo fare per farla stare bene nella relazione. E' abbastanza chiaro dalla frase stessa che lui sia ben conscio del suo comportamento, quello che Lei stessa definisce come dipendente. Il suo compagno, quindi, non cambia perché è convinto che Lei non cambierà. Lei descrive il comportamento di quest'uomo come davvero sgradevole e totalmente irrispettoso, tuttavia Lei rimane in questa relazione. Credo che dovrebbe domandarsi se Lei rimane con lui perché è convinta di meritarsi questo dolore, oppure perché crede di non riuscire a farcela senza di lui. In ogni caso, le consiglio vivamente di intraprendere un percorso con uno psicologo. Sono passati 10 anni. Penso sia arrivato il momento di affrontare la questione e di riconoscersi il diritto di essere amata, rispettata ed essere felice. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino (Ardea, Roma)...

Nuovo compagno

Apri domanda

Gentile Flavia, se sta chiedendo a noi se esiste un motivo specifico per cui si dovrebbe agire come dice suo (ex) marito, la risposta è no. Non esiste alcun motivo che pregiudichi il corretto sviluppo psicologico di un bambino se vive con il compagno della madre (e questo non ha comportamenti negativi) o se cambia residenza prima della fine delle scuole medie. Il benessere psicofisico dei minori con genitori separati dipende da ben altre cose. Diversa però è la questione giuridica, per cui sarà sicuramente più utile per Lei rivolgersi ad un avvocato. Le consiglio inoltre di intraprendere una mediazione familiare (con uno psicologo e/o un avvocato esperto del diritto di famiglia) per addivenire a degli accordi che davvero siano orientati al benessere del bambino e non ai desideri di uno dei due genitori. Sono a sua disposizione qualora necessiti di una consulenza psico-giuridica. Cordiali saluti. Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Consulente Tecnico di Parte....

Matrimonio finito

Apri domanda

Gentile Marcella, dal suo racconto emerge come la presenza di sua suocera sia molto ingombrante nel vostro rapporto, tanto che (da quel che sembra) Lei e suo marito non riusciate nemmeno a comunicare in maniera vera e sentita. Le chiedo però di riflettere su quello che realmente desidera: lei vorrebbe lasciare suo marito o vorrebbe lasciare questa situazione? Credo sia una differenza importante, perché se la questione è l'ingombro psicologico/affettivo/comunicativo di questa suocera, potreste intraprendere un percorso di coppia e suo marito potrebbe avere la possibilità di comprendere quanto è poco presente lui nel vostro rapporto e quanto è troppo presente sua madre. Dal canto suo, Lei potrebbe distinguere il dolore per la perdita di suo fratello da quello della mancata comprensione di suo marito. Sembra infatti che Lei si senta isolata, non compresa in un momento tristissimo della sua vita. Le consiglio di fare chiarezza, anche con l'aiuto di uno psicologo, prima di prendere una decisione definitiva. Cordialmente, Dott.ssa Anna Patrizia Guarino....