Chiara domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 02/03/2016

Umiliazioni

Salve volevo chiedere perché quando vengo richiamata pubblicamente (è capitato a scuola o al lavoro) per cose veramente banali ci rimango male e, una volta che sono sola ( a casa o in bagno) piango anche per un intera giornata e questo mi impedisce di fare ciò che dovrei fare nell'arco della giornata. Mi sento molto umiliata e demoralizzata e appena ripenso all'accaduto piango. Sono una ragazza dal carattere molto forte ma in questi casi divento molto fragile. Come gestire questa cosa? A cosa è dovuta?

  3 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Giancarlo Gramaglia Inserita il 04/03/2016 - 17:31

Buongiorno Chiara, già nel titolo della sua domanda può trovare una mezza risposta: i richiami che le vengono mossi vengono da lei percepiti come "umiliazioni". Porta l'esempio di due contesti ( la scuola e il lavoro) in cui il proprio operato viene valutato, giudicato; pertanto forse potrebbe riflettere sulla sua paura di essere giudicata negativamente per banalità ( come lei stessa riconosce) che, in quanto tali, non stravolgono irrimediabilmente l'immagine che lei può dare al mondo. Inoltre, al prossimo richiamo, potrebbe provare a vederlo come una sorta di critica costruttiva, fatta per aiutarla a migliorarsi.
Un aiuto terapeutico potrebbe essere utile per esplorare e superare la sua difficoltà ad accettare i rimproveri, magari lavorando sul significato che questi hanno nella sua vita e nella costruzione della sua autostima.

Cordiali saluti
Studio Dott. Gramaglia, Torino
Tel. 011.2162736

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Inserita il 02/03/2016 - 22:31

Gentile Chiara,
come immaginerà, è impossibile risponderle senza una valutazione del caso specifico, cioè senza conoscerla e sapere qualche altra cosa di Lei e della sua storia.

La reazione di cui parla potrebbe essere dovuta ad una autostima con punti critici o ad una rigidità nell'idea di come Lei vorrebbe o pensa di dover essere, oppure all'incapacità di "difendersi" verbalmente da determinate accuse che ritiene ingiuste.
O, ancora, essere criticata potrebbe ricordarle esperienze vissute, timori di non essere accettata per come è.

E' necessario che Lei chiarisca con se stessa cosa significa per Lei essere criticata.
Le parla di "umiliazione", ma ammette che avviene per cose davvero banali.

Le succede solo quando avviene in pubblico o anche se viene fatto quando è da sola con la persona che la riprende?
Cosa risponde o vorrebbe rispondere (e magari non riesce a farlo) quando avviene la critica? Che emozione prova in quel momento?
Come vede, ci sono molte domande da fare.

Le consiglio una consulenza con uno psicologo, anche online, per chiarire la questione e imparare strumenti e metodi che possano far si che riesca a reagire in modo adeguato a questo tipo di situazioni.

Se volesse approfondire, mi contatti pure.

Cordialmente,
Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa.

Dott.ssa Katjuscia Manganiello Inserita il 03/03/2016 - 17:04

Cara Chiara,
i richiami che le fanno arrivano dritti nel profondo come se non ci fossero barriere a proteggerla. E' importante per lei imparare a proteggersi attraverso una difesa forte, come il suo carattere, ma impermeabile verso i contenuti del messaggio. In questo modo, avrà l'occasione di imparare qualcosa di nuovo dalle critiche senza esserne sopraffatta.

Per farlo, quando è a casa dopo aver ricevuto un richiamo e dopo aver pianto, provi a osservare senza giudizio il contenuto del messaggio cercando di capire cosa può esserle utile di quella critica. Lasci andare l'emozione con il pianto e si appropri di ciò che le serve davvero.

Poi alla critica successiva immagini di avere su di sè una protezione sicura che le consenta di ricevere solo ciò che le serve. Non si viva come un contenitore passivo che è lì solo per ricevere ma si attivi per ascoltare con partecipazione ed eventualmente rispondere con interesse al richiamo.

Per lei potrebbe essere utile un percorso psicologico rivolto a potenziare le difese, a rafforzare la consapevolezza di Sè e a stimolare la partecipazione attiva verso gli eventi della vita. Saluti, dr Katjuscia Manganiello