Claudia domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 23/04/2016

Ex fidanzato bipolare

Se mi ritrovo qui a scrivere è perché esco completamente distrutta da una storia di 3 anni, in cui ho amato immensamente e continuo ad amare ancora di più. Se scrivo qui è perché ho bisogno di aiuto, lo sto gridando con tutte le mie forze ma è come se nessuno mi sentisse.
Ho 22 anni, non ho un passato semplice, ho perso mia madre quando avevo 11 anni, ho vissuto la malattia e tutt'ora porto le cicatrici di ciò che ho passato su di me. Ho sempre lottato, non ho vissuto né una bella infanzia, né un adolescenza facile come tutti i ragazzi della mia età. Ho sempre avuto paura dei legami e dei rapporti, sono sempre stata un po' restia a far entrare qualcuno nell'interno che era la mia vita in quel momento. Poi ho conosciuto lui, ed è stata la svolta. Una persona che mi ha insegnato ad amare, una persona con cui immaginavo il mio futuro, una persona positiva e sorridente, una persona che mi ha aiutata a riprendere in mano la mia vita. Lui ha fatto tutto ciò senza grandi gesti, senza neanche rendersene conto, ma a me è sempre bastato averlo accanto. Ma si sa, le cose belle finiscono. Sono iniziati dei problemi, dei disaccordi con sua madre, che è una donna completamente inadatta a fare il genitore, che ha solo sfruttato i figli e che ha fatto gravare su di loro tutto il peso delle condizioni economiche della famiglia. Dall'altra parte il padre, incapace di reagire, sempre di fronte a una costante depressione. Ad un tratto della nostra storia lui inizia ad avere dei cambiamenti, manie di controllo, abuso di psicofarmaci, ingiustificabili cambiamenti d'umore, voglia di isolarsi, minacce di suicidio. Io gli sono sempre stata accanto, cercando di capire quale fosse il problema, cercando per mesi una soluzione, ma da parte sua ho ottenuto solo ed esclusivamente uno snervante silenzio. Aveva perso l'interesse per ogni cosa, per ogni hobby, per il lavoro e anche per me. Ho temporeggiato, ho aspettato quasi un anno, pensando sempre che si trattasse di un periodo. Poi mi sono accorta che le cose andavano di male in peggio. Era una persona opposta a quella di cui mi ero innamorata, sembrava che alternasse attimi di lucidità ad attimi in cui prevaleva la sua parte irrazionale. Gli propongo di andare da uno psicologo, facendomi avanti, proponendomi di accompagnarlo. In primo luogo ho ottenuto un riscontro positivo da parte sua, infine si è tirato indietro e mi ha lasciata dicendomi di voler stare da solo. È tornato, ed io ero lì pronta ad aiutarlo, con le sue promesse che ci sarebbe andato, ma anche stavolta ha preferito chiudere con me. Ci siamo lasciati ed ha iniziato a mandarmi messaggi in cui esprimeva il suo desiderio che io morissi, che vivessi mille sofferenze, ecc, e minacciando nuovamente il suicidio. Dopo neanche un'ora mi scriveva che era cambiato, che voleva stare con me, per poi tornare nello stato iniziale in cui dice di volerla fare finita. È inutile che io descriva il mio stato d'animo. Ero ferita da una parte ma dall'altra volevo aiutarlo, volevo che ne uscisse. Ho iniziato a fare ricerche, a documentarmi, e ho scoperto che soffre di un disturbo bipolare (cosa che lui per un attimo aveva avuto il sospetto di avere già tempo fa). Non potendone parlare con i suoi genitori, mi sono rivolta a sua cugina, a lui strettamente legata, con la promessa che lo avrebbe costretto ad andare da uno psichiatra. Ora, io non so più cosa fare. Io lo amo, amo la persona che ho conosciuto, non quella che è diventata. Ma dall'altra parte sono terrorizzata all'idea di avere una persona instabile al mio fianco che possa farmi tanto male dopo ciò che ho passato. Mi sento impotente davanti a questa situazione e frustata sapendo di aver lottato contro qualcosa più grande di me. Io ho bisogno di sapere che starà bene, anche se non con me, ho bisogno di sapere che riprenderà in mano la sua vita. Sono a pezzi.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Inserita il 23/04/2016 - 14:01

Gentile Claudia,
la prego di perdonare la mia schiettezza, ma mi preme fare alcune domande.
Leggo molte "diagnosi" nel suo racconto. Diagnosi di psicopatologie che Lei riporta, ma che non è chiaro se sono state poste da persone accreditate o meno.
Lei scrive di persone con competenze genitoriali inadeguate, persone depresse e con bipolarismo.

Nello specifico, Lei scrive "Ho iniziato a fare ricerche, a documentarmi, e ho scoperto che soffre di un disturbo bipolare".
Mi rendo conto che Lei voglia dare una spiegazione ai comportamenti del suo ex ragazzo, ma una diagnosi del genere non è una cosa leggera; deve essere posta da chi può effettuarla.
Internet è pieno di informazioni e certamente quello che ha scoperto ha un valore che uno psicologo o uno psichiatra deve tenere in considerazione. Tuttavia la diagnosi non si fa con quello che si trova su internet.
Va fatto un colloquio psicodiagnostico, osservazione comportamentale e dei test specifici da specialisti abilitati.

Posto quindi che il suo ragazzo potrebbe non essere bipolare, potrebbe avere dei motivi per cui comportarsi in questo modo? Per scoprirlo potrebbe farsi alcune domande, ricordando anche cosa Lei diceva o faceva prima dei comportamenti che descrive.
Oppure, il cambio di comportamento potrebbe avere influenze esterne?

Non si focalizzi subito su una causa patologica (sto dando per scontato che l'abbia ipotizzata Lei perché questo si evince dal suo racconto), anche perché non c'è una sola patologia che può dare quei comportamenti (pensi alle psicosi).

Lei dice che la situazione si è palesata all'improvviso. E' davvero certa che non ci fossero segnali premonitori?

Lei potrebbe aver fatto centro e aver identificato patologie reali e/o dinamiche familiari disfunzionali.
Ma, a meno che non ci siano diagnosi poste da professionisti abilitati, non può esserne certa.

Questo per dirle che, nonostante la validità dei sulle sue ricerche, bisogna sempre far attenzione a non patolocizzare i comportamenti che non comprendiamo, perché le cause potrebbero essere diverse (questo vale anche per noi psicologi o psichiatri).

Alla domanda che pone qui, quindi, non si può rispondere perché non c'è certezza che il suo ex ragazzo abbia davvero una psicopatologia, ne che sia proprio quella che Lei descrive.

Se lui non vuole fare una valutazione psicologica né psichiatrica, nessuno può obbligarlo, nemmeno lo Stato.

Quindi l'unica cosa che Lei può fare è accettare il distacco e ricominciare, per quanto dura possa essere.

Se volesse un aiuto in questo percorso, può contattare me o altri colleghi in privato per una consulenza.

Cordialmente,
Dott.ssa Anna Patrizia Guarino