Dunkel domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 15/02/2016

Crisi esistenziale

Ciao a tutti, è la prima volta che scrivo su un forum online, vi racconto la mia storia in breve, per quanto possibile: Ho 23 anni, vivo in un piccolo paese del centro Italia e da quando ho finito il Liceo non so cosa fare della mia vita. Appena fatto l'esame di stato mi iscrissi ad una facoltà che non mi convinceva, sollecitato dalle aspettative sociali, dalla famiglia e dalla mancanza di alternative con risultati disastrosi, dei coinquilini terribili, una città universitaria noiosissima, pochi amici che non uscivano mai e una facoltà che non mi piaceva, di mezzo anche una relazione sentimentale finita malissimo, uscii da queste esperienze letteralmente distrutto, tornai dai miei e smisi l'Università. Presi allora un anno di pausa per pensare bene a cosa fare a Settembre, nel mentre prendo la patente, vado in palestra,cerco piccoli lavoretti. Arriva Settembre e mi iscrivo ad un'altra facoltà in una città ben diversa dalla precedente, col solo scopo di fuggire dall'ambiente opprimente dove vivevo e avere finalmente le esperienze di vita che ho sempre sognato, sono gay e l'ambiente di paese mi sta stretto ma non solo per il mio orientamento sessuale. Inizio questo percorso universitario che non mi piace,è stressante,molto impegnativo ed estremamente teorico, già dopo 3 mesi voglio smettere ma non posso: significherebbe infatti fallire di nuovo, deludere i miei e me stesso ma non solo, dovrei infatti anche tornare dai miei e non posso farlo, ne va del mio futuro e della mia vita presente. Arrivo al secondo anno di università, solamente 6 o 7 esami dati, con l'immensa fatica di chi studia cose che non gli interessano. Persisto per il bene di tutti, anche e soprattutto dei miei ma non ce la faccio: comincio a stare male fisicamente, tonsilliti, febbri alte, tornano problemi dermatologici (uno dei miei più grandi fardelli passati) che non si presentavano da 2 o 3 anni come acne, dermatiti. e infiammazioni agli occhi. Non so se fosse dovuto al mio stato interiore ma di fatto stavo così male con me stesso che ho dovuto alleggerire il carico e dire ai miei che non avrei sopportato di stare in quel corso universitario per un altro anno, che quella non è la mia strada. Allora resto nella città a cercare lavoro, i miei mi appoggiano perché nonostante siano pieni di difetti hanno sempre buone intenzioni e sono comprensivi. E veniamo alla parte più recente della storia.
Rimango circa altri 3 mesi in questa città universitaria, altra casa, altri coinquilini. Altre situazioni difficili, un coinquilino particolarmente maleducato col quale abbiamo litigato spesso sia io che l'altra coinquilina comincia a turbarmi.
Si aggiunge poi una situazione esterna alla casa, ossia: i miei amici scompaiono, sono tutti impegnati in università o lavoro, nessuno esce mai o quasi (evidentemente sono molto sgradevole come persona, ho pensato) un gruppo di ragazzi addirittura smette di chiamarmi e scompare nel nulla, salvo poi invitarmi ad una festa organizzata da loro (comportamento bizzarro).
I ragazzi con cui mi vedo (intendo in senso sessuale/sentimentale) non mi danno ciò che voglio davvero, stanno sempre in una posizione di potere, ossia ci sono quando vogliono loro e mai una volta quando dico io, che sia per del puro sesso o anche per qualche chiacchiera, cercano sempre di rigirare tutto a loro favore come se fossero impauriti da un impegno o da un legame un po' più profondo oppure come se non gli interessasse minimamente. insomma non brillo per carisma evidentemente, eppure non sono un brutto ragazzo, manco stupido e manco troppo buono, ma mi ritrovo sempre in condizioni di subordinazione, con una vita sociale e sentimentale insoddisfacente.
Comincio a valutare l'ipotesi di andarmene da questa città perché non mi rende felice (stupidata, l'umanità è uguale ovunque, e così anche io) inoltre a queste voci interiori si aggiunge la crisi che ha colpito l'azienda dove lavora mio padre che sta per perdere il lavoro dopo anni e anni.
Quindi lascio quella casa infernale che ho fortunatamente vissuto per poco e quella città che ormai mi dava solo frustrazione. Ora sono tornato nella mia cittadina natale ma le cose non sono migliorate,ho 23 anni e non so cosa fare della mia vita (minimamente) mio padre entro qualche mese perderà il posto per via del fallimento di un'azienda e questa cittadina uccide ogni mio slancio vitale, qui non è possibile fare NULLA, siamo anche lontani da ogni centro più grande, l'isolamento e la tristezza regnano sovrani.
Qua non ho quasi più amici, se ne sono andati tutti per l'università ed il lavoro, quei pochi rimasti ormai non fanno più per me, ho vissuto situazioni troppo diverse, sono cresciuto molto più di loro sotto molti aspetti (lasciatemelo dire) senza contare che anche in passato i nostri legami erano dettati più dalla necessità in un ambiente piccolo che da un vero senso di unione e somiglianza.
Cosa posso fare? Qualche consiglio e opinione? Ho davvero bisogno di riflettere con qualcuno.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Inserita il 15/02/2016 - 22:59

Gentile Dunkel,
innanzitutto premetto che, tramite una richiesta sul web, sebbene la sua sia scritta particolarmente bene e in modo esaustivo, non è possibile essere precisi poiché occorrerebbe fare delle domande specifiche.
Parlerò dunque esclusivamente di impressioni.

Partendo da ciò che ha scritto, più che depressione la sua mi sembra una stasi emotiva.
E' come se Lei, in queste esperienze e situazioni, avesse atteso qualcosa -dall'esterno- che la cambiasse dentro.

In ogni situazione descritta sembrerebbe quasi essere deluso non tanto dalla situazione stessa, quanto dal fatto che non sia riuscita (la situazione, l'esperienza) a smuovere nulla dentro di Lei. Di qui la demotivazione, la noia, la fatica a fare qualcosa che non piace.

Inoltre, nelle situazioni relazionali ho notato dei riferimenti quasi ironici contro Lei stesso, tutte le volte che una relazione non va come vorrebbe. Qui però manca la componente non verbale per comprendere meglio i riferimenti.

Penso che la questione potrebbe essere riconducibile agli alti standard che Lei si è imposto.
Da come si esprime e dal tipo di eloquio, Lei è sicuramente una persona con intelligenza e sensibilità fuori dalla norma.

Le aspettative che ha rispetto agli altri e rispetto a quello che le situazioni dovrebbero fornirle, in termini di stimoli positivi, potrebbero riflettere queste sue caratteristiche, finendo però per imporle modelli rigidi per quanto riguarda cosa "dovrebbe" farla felice o motivarla.

Non essendo soddisfatto potrebbe comunicare, suo malgrado e magari anche solo con le espressioni facciali , questo suo disappunto agli altri.
Questo potrebbe aver messo le persone che ha frequentato nella condizione di dover assumere loro il controllo degli incontri, per paura di essere feriti.
Certo, è un'ipotesi, ma forse la paura che ha letto nei visi delle persone che ha frequentato potrebbe non essere legata al discorso dell'impegno.
E' chiaramente uno spunto di riflessione per Lei.

Il consiglio che le vorrei dare non è di capire cosa le piace, ma di capire cosa davvero non va in quello che non le piace e cosa si aspetta dall'esterno.

Le chiedo quindi di rifletterci usando un punto di vista diverso, mai usato prima, riconoscendosi Lei per primo le cose positive che ha fatto, le sue qualità e non solo quello che non ha fatto secondo "copione". In seguito, sarà in grado di farlo anche con gli altri e con le situazioni, ma solo dopo che sarà riuscito a riconoscere le cose positive che ha Lei.

Quando avrà fatto questo lavoro, saprà anche come muoversi per cambiare la sua vita, direzionandola secondo le sue preferenze (che a quel punto le saranno più chiare).

Se le servisse aiuto in questo percorso o per fare ulteriore chiarezza, può contattare uno psicologo, anche online.

Cordialmente,
Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa, Roma.