m. domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 16/02/2016

Bari

La questione dei farmaci

Buongiorno a tutti e grazie di questo spazio.
sono una ragazza di 27 anni, di Bari e sono almeno due anni che sono "tormentata" da problemi psicologi di vario livello che, nelle fasi più acute, mi hanno portata all'autolesionismo e all'ideazione suicidiaria.
Recentemente, dato il peggiorare della situazione e a causa della mancanza di risorse economiche adeguate da parte mia, ho pensato di rivolgermi al CSM della mia zona per cercare aiuto ed iniziare, magari, un percorso psicoterapeutico che potesse aiutarmi. La mia esperienza è stata però del tutto negativa... ho incontrato persone che hanno assunto un atteggiamento estremamente autoritario nei miei confronti, nonostante fossi andata lì di mia volontà e mi fossi mostrata collaborativa e onesta ad ogni livello, fino al punto di minacciarmi con il Trattamento Sanitario Obbligatorio e il ricovero forzato in clinica psichiatrica. Tutto questo considerando che inizialmente non volevano nemmeno "rivelarmi" la diagnosi (che, per quanto ho capito, è di "profondi stati depressivi").
La situazione con la psichiatra del CSM è degenerata nel momento in cui lei mi ha prescritto una terapia farmacologica (un ansiolitico, il Tavor, e un antipsicotivo, l'Abilify), dicendomi che invece per quella psicoterapica avrei dovuto provvedere per conto mio, ed io ho espresso le mie perplessità sul cominciare con i farmaci considerando che, prima non ho mai fatto alcun tipo di percorso. Io non sono contraria in assoluto all'assunzione di farmaci... ma credo sarebbe meglio arrivarci dopo, magari dopo aver capito qualcosa di quello che succede nella mia testa. Non lo so...
In ogni caso io poi mi sono "slegata" dal Csm (essendomi tra l'altro molto spaventata per via delle minacce fatte ed avendo dovuto ricorrere all'aiuto di una amica che ha garantito per me, dato che non mi hanno voluto considerare in grado di "intendere e di volere") ma anche altre persone, mi hanno detto che molto probabilmente chiunque mi farà iniziare con i farmaci. Ma è proprio necessario? La depressione ha bisogno ineluttabilmente del supporto farmacologico? non è possibile fare un tipo di percorso diverso?
e in ogni caso... che effetto ha questo genere di farmaci sulla mente umana? forse ho dei pregiudizi, ma non riesco a fare a meno di pensare che inebetiscano e spingano allo stand-by e alla generazione di una "quiete artificiale"...
Mi piacerebbe sapere qualche parere esperto... grazie a chiunque decida di rispondermi

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Inserita il 16/02/2016 - 20:58

Gentile lettrice,
La questione è che Lei si è recata in un CSM, che è un presidio del Servizio Sanitario Nazionale dove la psichiatra ha una responsabilità penale in caso di mancata assistenza.
Il protocollo psichiatrico di presa in carico dei disturbi depressivi è in prima battuta farmacologico. Significa che si fa in modo che la persona senta subito un miglioramento dell'umore, per darle modo di continuare poi con la psicoterapia, che è la "cura" vera e propria.
Quindi prima si danno i farmaci per contenere subito gli effetti negativi del disturbo e poi si inizia la psicoterapia, che spesso dura anni, ma che è quella che ha dato evidenze più positive e curative rispetto ai farmaci e soprattutto senza effetti collaterali e con un mantenimento del miglioramento nel tempo. Ma perché faccia così bene si deve voler migliorare e ci si deve impegnare, a differenza del farmaco che fa effetto, che lo si voglia o no.

Io capisco benissimo le sue perplessità e in effetti molti psicoterapeuti preferiscono non avere i pazienti sotto farmaci perché in questo modo le emozioni possono essere più libere e la psicoterapia stessa le sfrutta per ottenere i miglioramenti (sfogare la rabbia, la frustrazione, tristezza, ecc..).

Ma la psichiatra ha un protocollo da seguire e le ha dato dei farmaci che servono per calmare l'ansia e aumentare gli effetti della dopamina (buon umore) e serotonina (serenità e rilassamento).
Quindi si tratterebbe di prenderli per un periodo limitato, ma sotto stretto controllo medico.

Ne parli con il suo medico di base, chieda degli effetti collaterali e se può prescrivere lui stesso i cicli di psicoterapia, dal momento che ora ha una diagnosi scritta e può usufruire del servizio di psicoterapia tramite ticket. In caso di difficoltà (a volte c'è una lunga lista d'attesa), può scegliere in autonomia uno psicoterapeuta privato perché ci sono diversi professionisti con tariffe diverse, alcune molto accessibili.

I miei migliori auguri.

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino. Psicologa Psicodiagnosta. Roma.

Dott.ssa Maria Grazia Passerini Inserita il 03/04/2016 - 18:36

Buonasera M.,
comprendo che è passato del tempo dalla sua richiesta ma provo comunque a scriverle il mio parere. Una persona depressa, secondo me, non ha bisogno assolutamente e esclusivamente del supporto farmacologico ma sicuramente di affrontare un percorso di psicoterapia e,nel caso, di affiancare a questo una terapia farmacologica se la persona interessata sente di non farcela, nonostante la presenza del terapeuta. Quando, nel mio lavoro, incontro persone che mi dicono di essere depresse, provo a chiedere loro con chi o cosa sono arrabbiate, e non si sono date il permesso di esprimere quella rabbia ma hanno deciso di tenerla per se: lei cosa si risponderebbe M.? Questo vuol essere solo uno spunto, e forse anche una provocazione, a non fermarsi a ciò che le è accaduto al CSM ma a proseguire nella sua ricerca, come sicuramente starà già facendo, di un servizio pubblico (consultorio, CentroAssistenzaFamiglie, ...) o di un terapeuta privato che la possa accompagnare in questo viaggio alla scoperta di Sè.
Per qualsiasi ulteriore informazione può contattarmi, anche telefonicamente.
Cordialmente,
dott.ssa Maria Grazia Passerini