La questione dei farmaci
Buongiorno a tutti e grazie di questo spazio.
sono una ragazza di 27 anni, di Bari e sono almeno due anni che sono "tormentata" da problemi psicologi di vario livello che, nelle fasi più acute, mi hanno portata all'autolesionismo e all'ideazione suicidiaria.
Recentemente, dato il peggiorare della situazione e a causa della mancanza di risorse economiche adeguate da parte mia, ho pensato di rivolgermi al CSM della mia zona per cercare aiuto ed iniziare, magari, un percorso psicoterapeutico che potesse aiutarmi. La mia esperienza è stata però del tutto negativa... ho incontrato persone che hanno assunto un atteggiamento estremamente autoritario nei miei confronti, nonostante fossi andata lì di mia volontà e mi fossi mostrata collaborativa e onesta ad ogni livello, fino al punto di minacciarmi con il Trattamento Sanitario Obbligatorio e il ricovero forzato in clinica psichiatrica. Tutto questo considerando che inizialmente non volevano nemmeno "rivelarmi" la diagnosi (che, per quanto ho capito, è di "profondi stati depressivi").
La situazione con la psichiatra del CSM è degenerata nel momento in cui lei mi ha prescritto una terapia farmacologica (un ansiolitico, il Tavor, e un antipsicotivo, l'Abilify), dicendomi che invece per quella psicoterapica avrei dovuto provvedere per conto mio, ed io ho espresso le mie perplessità sul cominciare con i farmaci considerando che, prima non ho mai fatto alcun tipo di percorso. Io non sono contraria in assoluto all'assunzione di farmaci... ma credo sarebbe meglio arrivarci dopo, magari dopo aver capito qualcosa di quello che succede nella mia testa. Non lo so...
In ogni caso io poi mi sono "slegata" dal Csm (essendomi tra l'altro molto spaventata per via delle minacce fatte ed avendo dovuto ricorrere all'aiuto di una amica che ha garantito per me, dato che non mi hanno voluto considerare in grado di "intendere e di volere") ma anche altre persone, mi hanno detto che molto probabilmente chiunque mi farà iniziare con i farmaci. Ma è proprio necessario? La depressione ha bisogno ineluttabilmente del supporto farmacologico? non è possibile fare un tipo di percorso diverso?
e in ogni caso... che effetto ha questo genere di farmaci sulla mente umana? forse ho dei pregiudizi, ma non riesco a fare a meno di pensare che inebetiscano e spingano allo stand-by e alla generazione di una "quiete artificiale"...
Mi piacerebbe sapere qualche parere esperto... grazie a chiunque decida di rispondermi