risposte dello specialista Emanuela Mezzani
Non avere bisogno di amore
Apri domandaCara Marta, quello che scrivi, anche se sono poche informazioni e non esaustive per poter approfondire il disagio, mi porta a fare alcune considerazioni: - innanzitutto avverto che quello che stai vivendo ti procura della comprensibile angoscia, che potrebbe essere legata ad un "blocco" in una fase evolutiva fisiologicamente difficile di svincolo familiare. - non sei assolutamente "anormale", ma solo in difficoltà, per qualche motivo sicuramente da indagare, a fidarti, a donarti a relazionarti con l'altro. - quando scrivi " 20 anni e non desiderare l'amore" potresti mettere in atto una razionalizzazione del malessere che stai provando in questa fase difficile e che in realtà si potrebbe tradurre in "20 anni e non ho trovato/provato ancora l'amore". - un primo grande passo l'hai compiuto scrivendoci e quindi affidandoti a qualcuno, dimostrando che comunque le risorse e la volontà di capire cosa si cela dietro questa tuo "non sentire il bisogno di" ci sono. Vai oltre e accompagnata indaga sul tuo vissuto di figlia, di donna, di amica, troverai molte risposte. Un caro saluto...
Adolescenza: giusto omologarsi?
Apri domandaGentile mamma, è comprensibile la sua preoccupazione nei confronti di sua figlia che a 11 anni inizia a compiere i primi passi verso l'esterno familiare e a orientarsi verso il mondo dei coetanei. E' un momento sicuramente delicato, sia per sua figlia che per voi genitori chiamati a rinegoziare i rapporti con lei alla luce delle nuove richieste, ma inevitabile e pertanto il consiglio che posso dare è di accompagnarla con la comprensione, la tolleranza e l'ascolto in questo passaggio, di essere per lei il "porto sicuro" da dove partire per esplorare il mondo e ritornare per trovare l'affetto e la sicurezza che sempre le avete offerto . L'adolescenza come il periodo che la precede, sono caratterizzate da cambiamenti sia fisici che di identitari ed emotivi. Si fanno spazio in loro nuove necessità, priorità ed interessi e soprattutto la consapevolezza che i genitori, fino ad allora infallibili e onnipotenti, non sono le figure introiettate e percepite da bambini ( disillusione). A loro volta anche i genitori si accorgono, e lei ne è la dimostrazione, che la loro bambina, dolce , timida e gentile sta cambiando. In questo momento sua figlia sta cercando di affrontare dei compiti evolutivi che la conducono verso il mondo dei coetanei e le relazioni esterne alla famiglia e quello che lei chiama omologazione è la necessità di essere riconosciuta nel suo nuovo ruolo sociale. Il dialogo è sicuramente la via maestra per non cadere in un irrigidimento di fronte al desiderio di autonomia che gli adolescenti manifestano e rinegoziare le regole concordate è il primo passo per favorirlo oltre all'ascolto. questo è l'aiuto che può dare a sua figlia: ascolto e comprensione. Un caro saluto...
Non so da dove iniziare
Apri domandaCara Angela, il primo passo lo ha fatto scrivendoci, ma dai pochissimi elementi per un aiuto concreto. Prova a dirci cosa ti angoscia in questo momento della tua vita, quali sono i tuoi pensieri negativi, come si svolge la tua vita e cosa l'ha segnata. Provaci Angela, magari scrivendo la tua sofferenza trovi il coraggio di rivolgerti anche a qualche Servizio Sociale (Consultorio) della tua città o paese per farti aiutare veramente. Coraggio Una caro saluto D.ssa Emanuela Mezzani...
Amore malato
Apri domandaCara Marta, un primo passo l'ha fatto scrivendoci; gli elementi che espone non sono sufficienti per chiarire la sua situazione ma mi inducono ad ipotizzare che questa relazione, in qualche modo, faccia emergere modalità comportamentali e di interazione che potrebbero essere delle caratteristiche personali di insicurezza e fragilità. Il consiglio che posso darle, considerata la sofferenza che porta, è di rivolgersi ad uno psicologo che l' accompagni a capire se queste fragilità fanno parte di lei e le giungono da esperienze e vissuti passati, oppure se è questa relazione che in qualche modo la espone negativamente, e in questo caso la aiuti a capirne le motivazioni. Ognuno di noi può, lavorando su se stesso, cambiare comportamenti/atteggiamenti disfunzionali che portano molto disagio, non è semplice ma possibile. Quello che non possiamo fare però è di cambiare l'altro. A disposizione Un caro saluto D.ssa Emanuela Mezzani...
Matrimonio senza mia madre
Apri domandaCiao Sonia, la tua lettera è veramente molto bella, e la considero la tua dichiarazione d'amore verso quella madre che sempre porti nella cuore. Capisco l'angoscia che vivi al pensiero di non poter condividere con lei il giorno più bello della tua vita ed è abbastanza fisiologico il malessere che provi, dal momento che il matrimonio è una tappa evolutiva di grande impatto emotivo che conduce a rinegoziare tutti i nostri rapporti con genitori, fratelli ed amici. E' in questi momenti, così importanti, che dolori e sofferenze passate come anche le gioie riemergono e riempiono i nostri pensieri. Nel tuo caso il dolore è ancora più intenso per come sono andate le cose e per i sentimenti e sensazioni che un gesto estremo induce nelle persone che rimangono. Come dici tu, il tuo corpo ti parla, è troppo difficile metallizzare e dare un senso a quello che è successo e quindi il dolore si traduce in sintomo. Sonia, nonostante tutto, avverto in te molta fiducia, fai progetti, vuoi costruire una famiglia, sei positiva nei tuoi propositi, non ti conosco ma ti percepisco in gamba. Il consiglio che voglio darti è quello di parlare con il tuo futuro sposo dei pensieri che ti assillano, di condividere con lui le tue fragilità e se la cosa diventa un po' troppo pesante, ma credimi ne avresti tutte le motivazioni, fatti aiutare da uno psicologo che ti accompagni nell'elaborazione del dolore per un lutto così intenso. Ti faccio tanti auguri per il tuo matrimonio. Un caro saluto D.ssa Emanuela Mezzani...
Come risolvere questa situazione
Apri domandaBuongiorno Giusy, grazie di averci scritto. Comprendo l'angoscia che provi per l'ambivalenza dei sentimenti: il desiderio di autonomia si scontra con la difficoltà pratica ed emotiva di svincolarsi dalla famiglia. Capita molto spesso che i figli vengano, loro malgrado, triangolati nella relazione tra i genitori e a volte si tratta di una vera e propria deviazione del conflitto: le tensioni tra loro vengono spostate verso i figli piuttosto che affrontate come relative alla loro relazione. Non posso essere certa che sia anche il tuo caso, ma c'è la possibilità che tu abbia una funzione ben precisa all'interno della tua famiglia: di protezione, dal momento che si opera un canale di deflusso rispetto alle situazioni di tensione tra i genitori. In parole povere, litigando alternativamente con tuo padre e tua madre dai la possibilità ad entrambi di non concentrarsi sulla loro relazione e sulle loro possibili tensioni. Ovviamente è un gioco inconsapevole da parte di tutti e soprattutto circolare, nel senso che non si può andare alla ricerca di un colpevole. Fuggire da una situazione di questo tipo non è la scelta migliore, emotivamente non staresti comunque bene, ma mi rendo conto della difficoltà di gestione anche solo per una settimana. Il consiglio che posso darti è quello di "usare" la grande risorsa che hai, pur non avendone parlato molto, che è il tuo futuro marito coinvolgendolo e coinvolgendoti al massimo per questa settimana. Altro consiglio, a lungo termine, è di farvi aiutare da un esperto per superare al meglio la fase di svincolo famigliare e poter formare la vostra famiglia privi di sensi di colpa e recriminazioni. A disposizione D.ssa Emanuela Mezzani...
Tradimento da entrambi i genitori
Apri domandaBuongiorno Ilaria, per prima cosa grazie per esserti rivolta a noi. La tua lettera è molto commovente e ci precisa ancora una volta di quanto sia difficile ANCHE essere figli, soprattutto quando si è triangolati nelle dinamiche relazionali dei genitori. E' fisiologico che ad un certo punto i figli riconoscano nei genitori la loro non-infallibilità: crolla l’idealizzazione dei genitori attraverso un processo necessario che mette in discussione ogni mancanza dei genitori, ogni loro contraddizione, ogni loro difetto, ogni errore. Tanto più grande era l’idealizzazione e tanto più grande sarà la crisi e il dolore provati nel rendersi conto che nessuno è perfetto e neanche i genitori. Nel tuo caso, Ilaria, la presa di coscienza è stata traumatica per le modalità con cui si è espressa e la dimensione che ha toccato, quella delle relazioni in primis, che hanno sicuramente minato la tua fiducia nei rapporti con l'altro, e ciò è assolutamente comprensibile. Non penso che i tuoi genitori, che ritieni in questo momento non degni della tua fiducia, non siano sinceri nei sentimenti nei vostri confronti, ma sono convinta che la responsabilità che hai in questo momento è grande sia che tu taccia e mantenga il segreto (sarà veramente un segreto per i tuoi genitori?), sia che tu decida di svelare quello che conosci. Il consiglio che posso darti è quello di farti aiutare da un esperto che ti accompagni in questa fase di svincolo dalla tua famiglia, comprendere la molteplicità dei rapporti e le diverse angolazioni e dimensioni delle relazioni familiari perché tu possa darti e dare delle risposte; a districarti da questa intricata vicenda familiare e soprattutto a capire che ogni comportamento ha una chiara e precisa funzione. A disposizione D.ssa Emanuela Mezzani...
Non fa sesso con me
Apri domandaCara Serena, grazie per esseri rivolta a noi. Il disagio che porti è comprensibilmente destabilizzante per una coppia; la prima cosa che voglio dirti è che non sei tu la causa di quello che vi sta succedendo anche se si tende sempre a mettere in atto questo meccanismo e credersi responsabili di tutte le dinamiche: le cause possono essere molteplici, oltretutto parli di situazioni stressanti che potrebbero aver contribuito al disagio; altra cosa molto, ma molto importante è che per poter affrontare e risolvere il problema dovete innanzitutto parlarne. E' assolutamente necessario anche se difficile, mi rendo conto, riuscire a parlare della vostra intimità, dei pensieri che magari lo tormentano, le preoccupazioni e soprattutto rassicurarlo, come già hai fatto, per allentare l'eventuale ansia da prestazione. Il consiglio è di rivolgervi a qualcuno che possa innanzitutto rassicurare il tuo compagno su possibili cause organiche e successivamente l'invio ad un esperto che possa aiutarlo e aiutarvi a superare questo blocco. Un caro saluto...
Nessuna prospettiva
Apri domandaBuongiorno Eleonora, innanzitutto grazie per averci scritto; è indubbio che la situazione familiare che descrive è comprensibilmente sofferente: un padre mancato, probabilmente ancora giovane, un fratello con un intervento importante, la madre che si sta barcamenando tra doveri e incombenze di eredità, e lei "superstite" . Mi soffermerei su questo termine che ha usato "superstite", probabilmente è stata coinvolta in una grave e traumatica situazione che non può che averla segnata e forse, ma è solo un'ipotesi, bloccata in una fase importante della sua vita. Ciò che emerge e percepisco è una grande paura: paura di perdere, di perdersi, di sbagliare e seguire la voce del buon senso anziché quella dell'istinto, di non darsi delle possibilità, di rimanere per sempre intrappolata in tutto questo. L'inganno delle scelte della paura è che sono le più ragionevoli, sono una garanzia ma allo stesso tempo alimentano il cattivo umore, la tristezza, la poca autostima e i pensieri rigidi e chiusi. Provi a ribaltare il suo punto di vista e si veda come una donna, in gamba, matura, in questo momento di difficoltà, e impegnata a sostenere la sua famiglia, che è consapevole degli ostacoli ma che non si fa abbattere da questi, convinta che prima o poi il suo momento arriverà e potrà portare avanti il suo sogno. Forse non subito, ma appena le scelte che farà saranno dettate dal coraggio e dalla passione anziché dalla paura, allora sarà il momento. Un saluto affettuoso...
No dialogo
Apri domandaCiao Martina, innanzitutto grazie per averci scritto, il tuo sfogo finisce con una frase interessantissima : " vorrei portare uno psicologo a casa per fargli capire che stanno sbagliando e che i genitori non li sanno proprio fare", niente di più azzeccato e possibile, non per quanto riguarda le capacità dei tuoi genitori, nel senso che esistono delle figure professionali, degli psicoterapeuti familiari, che non si concentrano sull'individuo che presenta un determinato problema, ma si occupano del sistema famiglia, poiché ognuno di noi è inserito in un contesto di relazioni, è lì che cercano di intervenire e attivare un cambiamento attingendo alle risorse della famiglia. In quest'ottica, il segnale che tu esprimi, può essere visto come la difficoltà della famiglia a superare uno stadio del suo ciclo vitale. Il ciclo vitale (cioè la fase in cui si trova) della vostra famiglia è quello caratterizzato da figli adolescenti e giovani adulti che tentano lo svincolo, il distacco dalla famiglia, la crescita nella maniera meno traumatica possibile. Ora può succedere che per qualche motivo si attivi una lotta per mantenere le vecchie posizioni gerarchiche e i genitori mantengano un'immagine dei loro figli adatta a fasi precedenti, esercitando su di loro un controllo inadeguato, attenendosi a regole rigide. E' sicuramente una fase delicata, che avrebbe bisogno di una rinegoziazione delle relazioni all'interno della famiglia e una certa flessibilità, il che non è facile, e non perché i tuoi genitori stiano sbagliando volutamente, ma perché a volte il meccanismo si inceppa e c'è bisogno di qualcuno che suggerisca nuove battute. Il consiglio è di parlare e di rivolgerti a qualcuno che ti possa aiutare a coinvolgere i tuoi genitori in una consulenza di questo tipo. Un affettuoso saluto...
Esasperazione!
Apri domandaBuongiorno Daniele, è ammirevole la sua devozione e preoccupazione verso la madre e sicuramente la situazione va affrontata per il bene di tutti. Il mio consiglio potrebbe sembrarle banale ma penso che a sua madre serva un aiuto pratico, una persona che possa sostituirla per qualche ora al giorno e per dei periodi più lunghi se lo desidera, adducendo al fatto che non può farcela sempre da sola. Immagino, però, che il problema vada affrontato anche relativamente alla difficoltà di sua madre di coinvolgere una persona nella cura della madre senza provare sensi di colpa e il timore di trovarsi di fronte alle rimostranze della nonna. Per questo, a mio avviso, il suo intervento è molto importante e deve essere, il più possibile, "decisivo". Mi rendo conto che la cosa non sarà facile, ma di fronte a una scelta di questo tipo ho l'impressione che sua madre non abbia la forza di affrontare rischi e conseguenze e quindi va aiutata in maniera totale, per farle avvertire il meno possibile il peso emotivo di questo cambiamento. Per quanto riguarda la nonna, mi creda, anche se all'inizio sarà difficile per lei come per tutti, alla fine se vi avverte convinti e sicuri della scelta, accetterà e forse ne trarrà giovamento. Un caro saluto...
Separazione
Apri domandaBuongiorno Gabriel, quello che comunichi è abbastanza importante, una sensazione legittimata probabilmente da esperienze ed eventi tristi, vissuti percepiti con sentimenti di colpa e tanto altro. Ma le informazioni che dai sono troppo esigue per poter formulare un'ipotesi dalla quale trarre le tue riflessioni. Se vuoi, puoi spiegare da cosa derivano, e perché, queste sensazioni spiacevoli, dandoci informazioni ulteriori su di te e sulla tua famiglia. Un caro saluto...
Ansia e farmaci
Apri domandaCara Barbara, in genere la terapia farmacologica, nei casi di disturbi rilevanti e continuativi, deve essere seguita da medici specialistici come ad esempio psichiatri e neurologi. Dovrebbe informarsi se la sua dott.ssa di base ha una specializzazione di questo tipo e nel caso rivolgersi ad uno specialista psichiatra che in base ai suoi disturbi e valutando molte dimensioni del suo problema cercherà la terapia farmacologica più idonea al suo caso. Altro consiglio che le voglio dare è quello di coadiuvare il percorso con un intervento psicologico che cerchi di andare alla ricerca delle motivazioni di questi disturbi. Le medicine, in molti casi, sono indispensabili ma non risolutive nel tempo; una terapia psicologica può aiutare a comprendere i motivi di certi nostri comportamenti e quindi capire i sintomi con i quali il nostro corpo e la nostra mente manifestano il disagio. Un caro saluto...
Come aiutare una mamma depressa?
Apri domandaBuongiorno Alessia e grazie per averci scritto, quando un familiare soffre di depressione risulta essere una situazione difficile anche per le persone che convivono con loro generando incertezze e sensi di colpa, ed è comprensibile il suo sconforto nel non sapere come comportarsi e cosa fare per aiutarla. Intanto vorrei sottolineare che chiedere aiuto, come lei ha fatto, è già un passo ammirevole e denota la volontà di aiutare veramente sua madre. Lei ha un ruolo essenziale per il sostegno che può offrire, il consiglio che posso darle è di condividere con la madre e lo psichiatra tutto ciò che riguarda la sua terapia farmacologica ( è quella più adatta alla situazione di sua madre? quante ricadute? quanti i benefici rispetto al passato?) e insistere su quella psicologica ( che ritengo fondamentale: parlare aiuta molto le persone depresse); Probabilmente sua madre sta vivendo una fase della sua depressione nella quale i sentimenti di abbandono e i pensieri negativi la rendono sempre più insicura e debole, la sua rabbia nei suoi confronti è giustificata dalla consapevolezza che lei, come figlia, non ha solo obblighi e doveri ma anche diritti, come quello di vivere la sua vita. Detto ciò è indubbio che questi comportamenti possano sfinire e avvilire tanto da farle provare sentimenti di irritabilità e a volte di rifiuto verso sua madre, quindi le posso dire innanzitutto di non sentirsi in colpa poiché non esistono colpevoli, è una malattia che ha molteplici fattori causali ( biologici, psicologici....), e il suo aiuto non è inadeguato e quindi non induce o aumenta la depressione di sua madre; se si sente troppo frustrata e impotente si faccia aiutare da un professionista ad affrontare la situazione, senza isolarsi, senza rinchiudersi ma adattandosi alle situazioni senza accantonare i propri progetti. Un aiuto a dosare il suo aiuto per non risultare né troppo materni né troppo menefreghisti, e soprattutto per salvaguardarsi da sentimenti di colpa e inadeguatezza, comprensibili, ma assolutamente non reali. Se le può essere di aiuto le suggerisco alcuni consigli ( sicuramente mette già in atto) allo scopo di farla sentire meno inadeguata: - possiamo aiutare i nostri familiari depressi, non solo a continuare il trattamento ma anche a seguire uno stile di vita salutare, alimentazione e attività fisica in primis; - vanno sicuramente appoggiati e sostenuti ma senza essere troppo protettivi, diciamo "a distanza", dandole affetto, comprensione e pazienza, senza aspettarsi molto in cambio, e senza dare troppi consigli e ordine del tipo:"Se fossi in te...." oppure " devi farti forza....", la depressione è una malattia e come tale va affrontata ( non diremmo mai a qualcuno con la febbre di smettere di averla); - non chiedere troppo, nel senso che i pensieri negativi delle persone depresse affaticano molto, quindi esigere troppo sforzi è controproducente, bisogna dosare le richieste con un atteggiamento motivante con affetto e comprensione e rinforzando e riconoscendo i buoni risultati. Se sua madre inizia a percepirla sicura e determinata nell'intento sia di aiutarla ma anche di vivere la sua vita, piano piano troverete un equilibrio. Non è facile e semplice ma la depressione è trattabile. Non sarò stata sicuramente esaustiva, il tema che porta è molto vasto e sfaccettato, e andrebbe approfondito in maniera completa, ma mi auguro di esserle stata di aiuto anche solo per prendere coscienza del fatto che la sofferenza di sua madre lei la condivide, e pertanto bisogna sapersi prendere cura di se stessi per aiutare chi soffre. Un caro saluto...
Di cosa soffro??!!!
Apri domandaBuonasera Stefano, grazie per avere scritto; penso che lei, per vari motivi anche di salute, come lei descrive, abbia una bassa autostima che viene continuamente alimentata da esperienze sociali negative, insuccessi e sensazioni di non-efficacia nelle relazioni. E' un circolo vizioso dal quale non è facile uscire senza un aiuto concreto, che le consiglio vivamente, per fare in modo che il suo disagio non si cristallizzi ulteriormente. Un passo molto importante lo ha fatto riconoscendo di aver bisogno di un aiuto e quindi rendersi consapevole del bisogno di cambiamento. Ipotizzo che per rompere la spirale di negatività e dolore ci sia bisogno di agire sull'empowerment ( incentivare il potere di operare nella sua vita con efficacia), cercando di agire sulle risorse interne anziché concentrarsi sui limiti, quindi spostare l'attenzione dallo stato emotivo negativo e quello positivo. Mi rendo conto che non è facile e veloce, anche perché l'autostima è la valutazione emotiva che una persona fa di sé e deriva da molti elementi sia affettivi che sociali, ha a che fare con le nostre esperienze, i vissuti, le interazioni, la nostra infanzia, pertanto è difficile da modificare, ma non impossibile perché varia nel tempo, per fortuna, in base a ciò che noi riusciamo a fare per NOI stessi: prima di riuscire a stare bene con gli altri occorre star bene con se stessi. Un caro saluto...
Separazione
Apri domandaBuongiorno Gilda, l'evento "separazione" è stressante per tutti i membri di una famiglia compresi i figli, anche i più piccoli. Ogni bambino reagisce a modo suo, ma è inevitabile la sofferenza e il dolore, che il bambino può manifestare con la tristezza o con la rabbia o con un senso di apatia. In ogni caso, la reazione va compresa e accolta attraverso un atteggiamento di sostegno delle emozioni, che spesso sono le stesse che provano i genitori. Se posso darle dei consigli il primo è quello di essere chiara con sua figlia e spiegarle quello che sta accadendo: in modo semplice e adeguato all'età, senza i dettagli tecnici e legali ma rassicurandola sulle conseguenze che la separazione porterà, ossia dove andrà a vivere, quanto tempo passerà con ciascun genitore, come sarà l'organizzazione che la riguarda. Sua figlia, andrebbe inoltre rassicurata sul fatto che quello che sta accadendo non è colpa sua, e che mamma e papà continueranno a volerle bene e amarla. Altro elemento importante è non mettere i propri figli nella condizione di compiere delle scelte relativamente ai propri genitori, devono sentirsi liberi di amare entrambi, quindi sarebbe opportuno che tra i genitori venga mantenuto un certo grado di cooperazione. Detto ciò, mi permetto di consigliarle dei gruppi di parola per bambini di genitori separati e/o divorziati. Sono gruppi che vengono organizzati in molte città, a volte gratuiti, di competenza dei consultori o di strutture che si interessano di problematiche dell'età evolutiva. A mio avviso molto validi per accompagnare il bambino in un momento così importante ma senza togliere legittimità e valore ai genitori. Un caro saluto...
Quando si arriva al dunque mi blocco
Apri domandaBuongiorno Taras, grazie per averci scritto. Non precisi quali fossero i motivi per cui ti sei rivolto ad uno psicologo, ma parli di paura di soffrire "di nuovo" e di blocco delle emozioni che potrebbero diventare forti e ingestibili, quindi ipotizzo che ci sia un legame tra quello che descrivi ora e il problema affrontato con lo psicologo, se non per altro almeno relativamente alla gestione delle emozioni. Comunque di fronte ad un evento così perturbante come l'amore o la semplice attrazione, è normale che si attivi in noi la paura, che sostanzialmente ci avvisa di un possibile cambiamento che potrebbe apportare qualcosa che riteniamo anche negativo; solo che a volte rispondiamo in modo esagerato a situazioni che non rappresentano delle minacce anzi potrebbero farci del bene, come nel tuo caso, l'incontro di questa ragazza con la quale condividi molto. La paura, emozione assolutamente necessaria, cessa di essere utile quando blocca ( è questo il tuo caso), impedendoti di divertirti, di soffrire o semplicemente di vivere ( ti fermi prima di vivere tutto questo). E' indubbio che le storie passate, le esperienze di attaccamento e legame con le persone significative, storie di abbandoni, rotture drastiche e dolore, lasciano il segno e condizionano il nostro modo di dare e ricevere amore, di relazionarsi all'altro, di concedersi la possibilità di sbagliare, di mettersi alla prova senza ma e senza se, senza controllo della situazione e perfezionismo esasperato (paura di non essere all'altezza della situazione per l'esigenza personale di risultare perfetto). Un primo consiglio è di riprendere il percorso con lo psicologo e cercare di dare una risposta definitiva al blocco emotivo, che affonda le sue radici nel tuo vissuto, e imparare a "controllare il bisogno di controllare", imparare a lasciarti andare prima con te stesso e successivamente con gli altri. Un secondo consiglio è quello di esprimere quello che provi: la paura che ti accompagna è accompagnata dalla paura di esternare questa sensazione, ma esprimerla rende coraggiosi e onesti e rompe le barriere che limitano ( non conosco il livello di condivisione e attaccamento con questa ragazza ma potrebbe essere un passo da compiere). George Adair scrisse: "Tutto ciò che avete sempre desiderato si trova oltre la paura". Un caro saluto...
Vita sessuale problematica
Apri domandaBuonasera Elena, grazie per averci scritto. Premetto che la sua situazione andrebbe affrontata con una terapia di coppia, dal momento che il problema vi coinvolge entrambi totalmente e in previsione di una convivenza. Una coppia condivide sostanzialmente tre dimensioni: sessuale,emotiva e sociale; ogni dimensione è collegata alle altre e il buon funzionamento di una di esse si riflette inevitabilmente sulle altre, tale meccanismo vale anche per il cattivo funzionamento che ricade, prima o poi, sulle altre due. Lei, infatti, scrive che per molto tempo la dimensione sessuale, pur non essendo ottimale, non le aveva dato molti pensieri, ma che ora con l'avvicinarsi della convivenza si è resa conto che al vostro rapporto manca una componente fondamentale alla quale non aveva dato la sua importanza. Succede che la disfunzionalità di una dimensione può essere temporaneamente compensata dalle altre, ma con il perdurare della situazione non può costituire una compensazione stabilizzante, devono entrare in causa tutte, nel suo caso la dimensione sessuale. La conseguenza della mancanza o carenza può portare ad una crisi di coppia, più o meno sentita dai due partner, proprio nei momenti di stress o di tensioni ( convivenza vicina). In pratica nessuna coppia può rimanere "sana" se uno dei tre aspetti è assente o carente costantemente. Convinca il partner a intraprendere un percorso di coppia come momento di crescita in cui si "apprende a cambiare, e si apprende come si apprende a cambiare". Saluti...
Crescita tra litigi
Apri domandaBuongiorno Eleonora, grazie per averci scritto. Secondo molti studi la famiglia rappresenta un terreno importante e prioritario su cui impostare un discorso relazionale che, una volta assimilato, permette di superare i confini del gruppo-famiglia per esplorare realtà sociali più complesse ( come quelle delle amicizie). Non bisogna però pensare che il comportamento di un individuo sia causa del comportamento di un altro individuo, sarebbe come dire che un bambino è "cattivo" a scuola perché i genitori non lo hanno educato bene; un genitore non si comporta deliberatamente in modo da penalizzare un figlio, ma all'interno della famiglia si cristallizzano, a volte, delle dinamiche disfunzionali che esercitano sui membri che la compongono una certa influenza che ha un carattere di reciprocità, ossia riceve e trasmette (ogni membro della famiglia contribuisce con il suo comportamento alle dinamiche interne) . Le tue difficoltà relazionali, segnate da rancori e litigi, potrebbero essere lette in modo sistemico come difficoltà della famiglia a superare certe tensioni dovute a pressioni interne ( cambiamenti evolutivi dei componenti familiari come nel caso di figli adolescenti che stanno crescendo), sia a pressioni esterne ( lavoro, parenti ecc...). Sono tutte tensioni dovute al difficile adattamento a nuove situazioni che inducono un cambiamento : una famiglia di trasforma e nel contempo si deve adattare e ristrutturare per continuare a funzionare. I rapporti, di volta in volta, al suo interno, vanno rinegoziati, le regole riviste, le funzioni riadattate. Eleonora, ho provato a farti una breve e generale panoramica delle dinamiche familiari, ma è bene che tu approfondisca con qualcuno le difficoltà relazionali che stai incontrando, ti aiuti a conoscere bene te stessa, anche attraverso la tua famiglia, a ritrovare un po' di serenità e tranquillità nei rapporti. Saluti...
Ho scoperto che la mia ragazza è una ''Ladra''
Apri domandaBuongiorno Ilario, penso che la sincerità in questo momento debba farla da padrone. Mi rendo conto che sia difficile per lei affrontare la sua compagna proprio per la forte sensibilità che sta manifestando nei suoi confronti volendole evitare l'imbarazzo di un confronto aperto. Ma la chiarezza e appunto la sincerità non potrà che essere di aiuto alla sua ragazza, unitamente all'impegno di aiutarla a trovare le ragioni di questi comportamenti. Chiarisca con lei i motivi del nervosismo di sua madre cercando di dare rilievo al bisogno che sottende ai furti ( perché c'è sicuramente una motivazione che va oltre l'atto in sé), e se possibile evitando giudizi e accuse. Non sarà facile, ma la sua sincerità non sarà che di insegnamento. Saluti...
I genitori
Apri domandaBuonasera Gabriele, condivido i consigli del collega: la razionalità e lucidità con cui descrivi la tua situazione di figlio-erede è molto significativa e intensa tanto da impedirti di vivere le emozioni, per l'appunto, di pancia. Fortunatamente per tutti, non siamo delle macchine e prima o poi queste emozioni, che tu vorresti reprimere, si affacciano e reclamano di essere ascoltate. In questi casi, per tanto dolorose possano essere sarebbe bene affrontarle per non ritrovarsi a farne i conti in futuro e magari con qualche problema in più. Nel tuo caso, Gabriele, si tratta di emozioni che riguardano vissuti dolorosi riguardanti il non esserti sentito accolto e amato incondizionatamente, precludendo la formazione di un buon legame di attaccamento con i tuoi genitori.Il consiglio che posso darti è quello di un percorso che ti aiuti ad affrontare questi vissuti e le loro emozioni, e soprattutto vada alla ricerca delle motivazioni per cui due genitori così competenti professionalmente non abbiano saputo dare al proprio figlio amore. L'esistenza di ognuno è fortemente legata alle proprie origini familiari e alle relazioni con le famiglie d'origine dei rispettivi genitori; capire un comportamento, significa andare oltre il semplice giudizio e carpirne le ragioni sottostanti. La storia della tua famiglia d'origine unitamente alla storia delle famiglie materna e paterna,ti insegneranno moltissimo e ciò ti aiuterà a trovare delle risposte, a dare un senso accettabile al comportamento dei tuoi genitori, e a differenziarti emotivamente da loro. Saluti...
Tuffo da 3 metri: come sbloccare la paura?
Apri domandaBuongiorno Erika, le consiglio di mettersi alla prova dividendo l'obiettivo ultimo ( tuffo da tre metri) in piccoli obiettivi, come si fa in genere di fronte a problemi difficili/complessi da risolvere. Ovviamente le paure/fobie, sono una cosa seria e andrebbe affrontata in maniera più profonda, cercando di andare alla ricerca del significato che queste paure hanno nella nostra vita e nel "qui e ora". Il consiglio è pertanto, se la paura persiste e le condiziona la quotidianità e il benessere psicologico ( tensioni, ansia e attacchi di panico), di seguire un percorso adeguato....
Mia madre
Apri domandaGentile Andrea, la situazione che illustra è veramente molto complessa e andrebbe affrontata in tempi e modi adeguati, aiutate entrambe a riequilibrare la vostra relazione, magari con una terapia familiare. Mi rendo conto però che le risposte che lei cerca fondamentalmente sono a disposizione: "Perché non mi aiuta a trovare la mia strada?". Ipotizzo che, come per lei, la vita di sua madre sia stata molto difficile e che il legame che vi unisce sia molto "insicuro" e proprio per questo difficile da definire e liberare (ma ovviamente è sola una delle possibili ipotesi). Lei, però, Andrea ha le risorse per affrontare anche questa prova. Dopotutto uscire dalla droga senza aiuti dalle persone significative della propria vita è la garanzia della grande forza che lei ha. Utilizzi questa forza per coinvolgere sua madre in una presa di coscienza delle vostre problematiche relazionali, che hanno origine dal vostro passato relazionale ( perdite, abbandoni, separazioni dai cari ecc...), ovviamente con l'aiuto di un terapeuta. Vedrà che conoscere l'origine dei comportamenti e delle azioni di sua madre e suoi, vi apriranno a nuovi punti di vista, a volte liberatori. Saluti...
Cosa mi sta succedendo? perché faccio così?
Apri domandaCara Vs, non posso fare a meno di chiedermi da dove nasca questo suo profondo senso di sfiducia in se stessa da renderla fragile nelle relazioni, tanto da ricercare quella che, come scrive, le procura solo malessere (umiliazioni, prese in giro, tappabuchi). Ipotizzo, ma è solo una delle possibilità, che in qualche modo lei debba riparare una carenza del passato, cosa che può fare solo lei, con un buon aiuto, attraverso un percorso per prendere atto delle dinamiche interne ed esterne, ossia familiari, che l'hanno accompagnata fino ad ora. Ciò per dire che, non è una questione solo di sua pertinenza, ma che deve partire da lei: una riflessione guidata per capire i motivi ( legittimi ma a volte disfunzionali) che si celano dietro certi atteggiamenti e fare luce su altre possibili visioni, punti di vista e risorse personali e della propria famiglia, che le consentano di fare chiarezza su emozioni, bisogni e sentimenti propri oltre che altrui. Saluti...
Sono confusa
Apri domandaCara Angela, un tradimento è una ferita che può col tempo guarire ma che non si sbarazzerà mai della sua cicatrice. Ed è una ferita che va curata quotidianamente insieme, lei e il marito, partendo dal presupposto essenziale di volerla curare. Parla delle sue sensazioni e sentimenti di confusione, mancanza di fiducia, delusione, legittimi e comprensibili, ma omette i sentimenti e le sensazioni del marito, cosa ha fatto e/o sta facendo per lei, in questo momento, per aiutarla a superare la crisi. Il tema del tradimento è vasto, mette in campo molte questioni: individuali, di coppia e anche familiari, e il percorso per recuperare la fiducia e superare la delusione delle aspettative disattese è lungo e faticoso, ma non impossibile. Bisogna volerlo insieme però e compierlo insieme. Capire le motivazioni che si celano dietro certi nostri comportamenti ci aiuta a comprenderli e a volte accettarli, anche quelli più moralmente inaccettabili. Soprattutto in una dimensione circolare dove entrambi nella coppia si mettono in gioco e in discussione, anche nel caso di un tradimento dove a prima vista distinguiamo chi agisce e chi subisce, ma che con una lettura più sistemica, a volte, si riesce ad accettare la propria parte in gioco. Fatevi aiutare, se lo volete entrambi, in questo percorso. Saluti...
Insegnante scolastica
Apri domandaGentile Ciro, è abbastanza complesso valutare la situazione che espone, avrebbe bisogno di essere contestualizzata, spiegata dall'insegnante e forse in un secondo momento interpretata e condivisa o meno. Capisco però la sua perplessità che penso possa chiarire chiedendo all'insegnante cosa può fare lei come padre perché la cosa non si ripeta, fermo restando che 4 ore di matematica metterebbero a dura prova chiunque. Saluti...
Voltare pagina o avere pazienza?
Apri domandaBuongiorno Elisa, capisco il dolore che sta provando e la forte delusione, come so con certezza che anche il suo compagno si troverà nella stessa situazione. La coppia è l'insieme di due individualità, che tali devono rimanere, pur nella condivisione e formazione di un progetto comune come sposarsi e avere figli ( non necessariamente in questa successione), e soprattutto è un sistema in continuo cambiamento, non è statico e immutabile ( lei giustamente dice:" come può essere cambiato tutto in pochi mesi, con me stava bene?). La difficoltà e il lavoro che la coppia si trova a sostenere è proprio far fronte a queste cambiamenti, inevitabili e necessari per crescere, con risorse ed energie che al momento bisogna sfoderare, entrambi. Lei dirà sono solo parole, e purtroppo è solo quello che in questo momento posso offrirle,:inseguirlo o lasciarlo è l'eterno dilemma e allora le voglio porre una domanda: se con le sue insistenze alla fine tornasse da lei, sarebbe così sicura dell'amore che prova nei suoi confronti o si sentirebbe di aver manovrato la situazione? e se invece il compagno tra qualche mese, dopo esserle stato così lontano, tornasse da lei a chiedere una nuova possibilità non si sentirebbe forse più appagata e convinta della sua sincerità? Ricordo le parole di un luminare " a volte la vita ci impone delle rotture per farci capire quanto una persona valga davvero per noi". Aggiungo che vale per entrambi, lei potrebbe accorgersi che non ne valeva la pena. A disposizione Saluti...
Storia complicata
Apri domandaCara Claudia, la situazione che descrive è veramente molto complessa come del resto sono complesse le relazioni umane in generale. Mi rendo conto che vivere accanto ad una persona che si dimostra ambivalente nei sentimenti non sia facile, e che lo sforzo che sta facendo vada oltre ogni ragionevole limite. Ci sarebbero molti aspetti da valutare per sé e per le persone che le sono vicine: vincoli e risorse che analizzate potrebbero fare luce sulla sua impossibilità di prendere una decisione anziché aspettare quella di suo marito. Non è facile e per questo le consiglio vivamente di farsi aiutare, lei ha bisogno di un aiuto per prendere in mano la situazione e non subirla. Un caro saluto...
Riempire un vuoto
Apri domandaBuongiorno Martina, e se invece lei iniziasse proprio da "tutto il resto"? Se non ho capito male, il cibo per ora è intoccabile, nel senso che nonostante tanti sforzi non riesce a gestirlo come vorrebbe. Quindi, forse, non è da quello che deve iniziare il suo percorso! Non ci sono molti elementi per una lettura precisa, posso solo fare delle ipotesi, e una di queste è che il sintomo che riporta, legato all'abuso di cibo ( siamo comunque entro parametri nella norma), abbia un legame con il suo mondo emotivo, i suoi affetti, le sue delusioni, le gioie e i dolori, ma anche alle aspettative proprie e degli altri, e non per ultimo alle dinamiche relazionali all'interno della sua famiglia d'origine. E' lì, infatti, che formiamo la nostra identità (attraverso l'immagine che ci rimandano i nostri genitori), che apprendiamo come relazionarci col mondo, come parlare a noi stessi e agli altri attraverso dei modelli trasmessi. Parlare di se stessi è molto benefico ed aiuta a dissipare qualsiasi mito si sia insinuato come i sentimenti di inutilità, l'insicurezza e bassa stima di sé. L'aiuto si focalizza anche sul fatto che la persona possa imparare a gestire le proprie emozioni in modo corretto. Comunque, Martina, un consiglio doveroso è quello di rivolgersi a qualche psicologo o psichiatra che le dia una lettura precisa del sintomo, solo un professionista potrà anche valutare se lei ha bisogno di medicinali o se sia sufficiente un intervento psicologico. Possono essere di aiuto terapie individuali e/o di gruppo che uniscono l’orientamento nutrizionale e l’intervento psicologico. Saluti Dott.ssa Emanuela Mezzani...
Qualcosa che non va in me
Apri domandaBuongiorno Nick e grazie per averci scritto, comprendo lo sconforto di fronte alle reazioni ingiustificate di chi ti circonda e la conseguente difficoltà nelle relazioni coi coetanei e non. Mi chiedevo se, nel tuo caso, questo disturbo ha un'origine organica, neuropatica e se hai fatto delle indagini in questo senso, perché spesso è associato a stati di elevato stress e ansia, difficoltà di comunicare con gli altri e quindi la somatizzazione a livello muscolare che blocca e rende difficile la respirazione: è come se si bloccasse l'espressione delle tue emozioni. Visto sotto un punto di vista psicologico, il disturbo può essere curato con tecniche di rilassamento, esercizi respiratori, e seguiti da un professionista psicoterapeuta. Spero di aver soddisfatto la tua richiesta Saluti...
Sono riuscita a farla parlare ma.....
Apri domandaBuonasera Stefano, grazie per averci scritto; il gioco di coppia non è mai semplice e i rapporti non vanno bene oppure male, vanno come le persone li sanno far andare, e sempre con alti e bassi. Ciò che conta è la voglia di stare insieme, l'investimento nell'altro,l'attenzione e la cura che si mettono in campo,la tolleranza della tristezza e dei momenti down, e non per ultimo il saper convivere con la solitudine che si sente anche stando insieme. Non posso aiutarla a capire cosa sta succedendo alla sua compagna, ma di certo la vostra relazione si affaccia ad un momento di cambiamento che necessità di svolgere un compito evolutivo: la prossima convivenza, il cambiamento professionale, una maturazione personale, sono elementi sufficienti che producono delle perturbazioni. L'essere umano si evolve, non è statico e prevedibile ma cambia e esprime in vari modi l'insoddisfazione per ciò che ci trattiene e costringe a rimanere uguali nel tempo. Le crisi, quindi, a volte fanno bene e sono occasioni importanti che permettono un punto di biforcazione, un'inversione di rotta, una rottura e un nuovo inizio, di fronte a una fase critica si cerca il senso di quello che si è vissuto fino a quel momento nella relazione, e se qualcosa non va si possono apportare alcune correzioni. Spero di esserle stata di aiuto anche solo per qualche riflessione. Saluti D.ssa Emanuela Mezzani...
Sindrome da accumulo?
Apri domandaCara Roberta, il sintomo che sua madre sembra manifestare ha ovviamente fattori scatenanti ed è meritevole di attenzione dal momento che porta seri problemi di convivenza e preoccupazione in voi figli. Le informazioni però sono poche, e per poter fare una diagnosi di accumulo compulsivo c'è bisogno di un'accurata indagine familiare, nel senso che molte volte il sintomo esprime un disagio familiare che uno dei componenti si prende la briga di manifestare. Potrebbe essere un comportamento difensivo di fronte a qualcosa che sente come minaccia, anche solo immaginaria, per cui il "ritenere", maschera un forte senso di insicurezza di fronte ai cambiamenti. Altre volte potrebbe essere legato alla necessità di mantenere i ricordi come unica certezza o come unica compagnia: sostituire gli oggetti alle persone. Comunque le persone che accumulano provano un vero e proprio malessere se obbligati a separarsi delle cose che danno un senso alla loro vita, e hanno bisogno di un aiuto professionale per arrivare a chiarire cosa si cela dietro questo forte bisogno. Il primo passo è riuscire a fare una diagnosi per poi agire nel caso si tratti di un vero e proprio disturbo di "accumulo compulsivo". Saluti...
Non riesco a gestire l'angoscia
Apri domandaCara Fra, quello che le è successo in passato e il coraggio che ha avuto nell'affrontarlo, a distanza di anni, le rende onore. Tutto ciò però la espone ad uno stato di attivazione continua. E' come se lei vivesse aspettando in ogni momento delle ritorsioni da parte di persone significative nella sua vita, che in genere si amano, si rispettano e sono punti di riferimento ma che in questo caso sono diventati temibili. L'ansia anticipatoria che si attiva è elemento di malessere sempre e comunque, immagino che per lei lo sia amplificato proprio perché procurato da familiari dei quali non si può più avere fiducia. Senza entrare nei particolari di un vissuto sicuramente doloroso, mi chiedo se a combattere questa battaglia lei si trovi da sola, o se è aiutata, seguita da qualche altro familiare, da una persona a lei vicina affettivamente, e/o da un professionista, perché l'isolamento in questi casi è il rifugio prescelto ma anche il meno opportuno e più pericoloso. Lei ha bisogno di un punto di riferimento dal quale attingere fiducia, ha bisogno di farsi aiutare e non perché non sia brava e coraggiosa, ma perché da soli è molto più faticoso e difficile. Parla di un'angoscia talmente alta da bloccarla, lei non sta "scantinando", semplicemente sta affrontando una situazione drammatica e per questo deve essere aiutata. Un caro saluto...
Questa volta ho bisogno di aiuto
Apri domandaBuongiorno Lisa, ha ragione, ha bisogno di aiuto e non di essere consigliata/sostenuta con parole scritte e basta. Quindi si rivolga ad un professionista della sua città e si faccia seguire concretamente per districarsi da questa situazione. Un caro saluto...
Perché sopporto? Ed è giusto sopportare?
Apri domandaCara Barbara, le informazioni sono veramente poche per avanzare delle ipotesi, ma sono dell'idea che i vostri problemi abbiano origini precedenti questo ultimo episodio, triste, destabilizzante e poco coerente negli atteggiamenti successivi, di entrambi: il suo "sopportare" e il bisogno di "accusare" del suo compagno. Ovviamente sono due situazioni che non possono andare d'accordo ma che per qualche motivo colludono in questo momento, per qualche motivo lei si sente in dovere di sopportare e il suo compagno il diritto di accusare, ed è questo che bisogna cercare di capire: che vantaggi avete entrambi nel perseverare con i vostri comportamenti. L'accusa e il sospetto sono forme di litigio usate, spesso, al posto di uno scambio di opinioni, di un dialogo chiarificatore o di una discussione, e contengono degli elementi distruttivi. In genere dietro tali litigi non si nasconde una cattiveria intenzionale, ma una sensazione di impotenza e come reazione di difesa contro reali o presunte minacce ( nel suo caso di abbandono e quindi angoscia di separazione). Il consiglio è di andare oltre e capire, aiutati, per quale motivo atteggiamenti apparentemente innocenti vengono letti con una lente disturbante; quale paura si cela dietro queste accuse; quali ideali di coppia siano stati disillusi (tappa fisiologica ma tensiva); quali bisogni avete proiettato nell'altro ecc.....Mi rendo conto che in questo momento sia difficile per entrambi riuscire a parlare di ciò che è accaduto senza recriminazioni, ma è il compito che vi aspetta se intendete andare oltre insieme. Non si tratta di "sopportare" una situazione sopportabile (sopporto il pianto di mia figlia perchè è stanca e ha la febbre), ma una situazione di accusa-perdono in successione continua e ciò risulterebbe nel tempo, per l'appunto, insopportabile. Saluti...
Non esisto?
Apri domandaBuonasera Melinda, spiegare cosa vi sta succedendo non è cosa facile. Mancano elementi, informazioni e molto altro, e generalizzare sul tema è sempre rischioso. Le posso solo elencare alcuni punti che nella sua lettera mi hanno fatto riflettere: "stiamo bene insieme, siamo complici ma non c'è passione"; "la situazione è sempre stata questa, ma adesso è peggiorata". Una possibile ipotesi ( da non prendere mai per unica possibilità, mi raccomando, è una di tante) è che non sia mai stato un amore con tanta passione, e che se è vero che l'amore vero viene dopo la fase della passione, è altrettanto importante che il desiderio di fare l'amore venga continuamente alimentato, e non solo da una delle parti (in questo caso lei). Lei probabilmente ha fatto negli anni questa parte, ha interpretato questo ruolo al quale il marito si è felicemente adattato. Ma dire che manca la passione o il desiderio sessuale, anche se state bene insieme, significa anche dire che è venuta a mancare intimità comunicativa ad un altro livello. La passione va coltivata anche "nella propria testa". Il desiderio non va d'accordo con la routine e l'abitudine, ma si alimenta di sorprese ed imprevisti. La complicità, l'amore che vi dichiarate, vi rende anche sicuri l'uno dell'altro, e forse meno propensi ai giochi che potrebbero stimolare il desiderio. Paradossalmente essere così sicuri l'uno dell'altro potrebbe penalizzare il desiderio. La nostra mente deve riuscire a costruire quella parte di mistero e suspence di cui la passione ha bisogno, ogni mezzo va bene, e l'immaginazione la fa da padrona. Ovviamente è un lavoro che include entrambi le parti, e parlarne insieme è un buon punto di partenza. Una terapia di coppia di tipo sessuale consigliata. Scusi se non è stato possibile un intervento più profondo e saluti....
Ho perso mia madre
Apri domandaBuongiorno Al, la sua lettera esprime tutto il dolore che sta provando in questo momento: una sofferenza intima, imponente che invade ogni aspetto della propria vita e che purtroppo va vissuta in ogni sua dimensione, va elaborata per trasformare la realtà esterna della perdita in una realtà interna accettata. Continuando ad amare la persona persa recuperandola dentro di noi come forza, come risorsa, sentirne il legame perché la relazione con lei (sua madre)persiste e la sua presenza la rivivrà in ogni azione, movimento, pensiero sotto-forma di forza emotiva interiore. "Il dolore è insopportabile", è vero, la posso capire ma va attraversato in toto, per consentire alla perdita di legarsi alla propria storia, è un dolore che non può essere cancellato in tutte le sue emozioni. E' un processo faticoso, ma non impossibile, che passa attraverso delle fasi non necessariamente uguali per tutti ma indispensabili, è per questo che le consiglio di farsi aiutare in questo passaggio: le forti sensazioni provocate dalla perdita, a volte, anziché produrre cambiamenti e movimenti che per quanto dolorosi sono alla base di un sano lavoro di lutto possono bloccare il percorso. Lei ha degli interessi, passioni, amici e due fratelli, sono risorse utilissime, che potrebbero facilitarle il percorso per reinvestire, col tempo, in altre persone o oggetti, permettendo attraverso i ricordi di ristabilire e garantire continuità del sé nel presente, passato e futuro. Un aiuto professionale le darebbe la possibilità di favorire il ricordo attraverso la narrazione, esprimere le emozioni e i sentimenti che si celano dietro al dolore, dando loro un nome, facilitare il reinvestimento, offrire un tempo per piangere. Un abbraccio...
Mio marito ha una mentalità sadica... come affrontare questa cosa?
Apri domandaBuongiorno Tonia, mi rendo conto che nella vita di coppia la relazione del dare e avere sia spesso sbilanciata e che le provocazioni sempre e comunque facciano male. Ma prima di condannare il marito, proverei a capire anche cosa nasconda questa particolare sensibilità verso tali provocazioni. C'è sempre qualcosa che riguarda noi stessi nelle tensioni che sembrano giungere dall'esterno ma che, a volte, fanno parte di noi più di quello che pensiamo. Non so se questo è il suo caso, ma fossi in lei mi farei aiutare da qualche professionista per capire se il suo sentirsi offesa e umiliata è sì legato all'atteggiamento "antipatico" del marito ma ha anche a che fare con i suoi vissuti, e potrebbe dare un senso al suo malessere e alle sue eventuali decisioni. Buona giornata...
Sono passata dall'essere tutto all'essere quasi niente
Apri domandacara Giorgia, sono comprensibili il suo stato d'animo e le difficoltà che incontra ad allentare le attenzioni sul primogenito, sentendo tutto il peso di questa imposizione. Spesso accade che, a gravidanze ravvicinate, si abbia la sensazione di togliere amore, dedizione e protezione al primogenito e il malessere è vissuto in prima persona dalla madre. Con la nascita della bambina, quel rapporto esclusivo che aveva viene a mancare e si aprono nuove dinamiche. In genere è proprio in questo frangente che la figura del padre dovrebbe trovare posto, e non si tratta, mi creda di quantità di tempo, ma di presenza comunque emotiva, di supporto, di sostegno a lei e al bambino. Nel suo caso non specifica il ruolo del padre, ma deduco che le figure di riferimento paterne abbiano preso un posto rilevante che non significa siano inopportune ma non dovrebbero sostituirsi alla figura paterna, se presente anche per poche ore al giorno. E' ipotizzabile che, pur vivendo una situazione di disagio, suo figlio non stia soffrendo come lei del cambiamento,e che inconsapevolmente lei proietti su di lui i suoi bisogni di sostegno, protezione, vicinanza ecc. Se la tensione è troppo invasiva, si faccia aiutare in questo periodo di difficoltà assolutamente comprensibile, alcuni Consultori offrono servizi di questo tipo: sostegno prenatale e post-natale, proprio sono perché momenti di passaggio importantissimi per una donna. Saluti...
Lei credo non sappia cosa vuole
Apri domandaBuongiorno Francesco, tutto ciò che succede in un relazione dovrebbe essere una "comunicazione reciproca al reciproco esserci". Qualsiasi momento di passaggio del ciclo di vita si esprime nei termini di crisi, che va colta, però, in tutta la sua positività, poichè in essa è inclusa una potenzialità di cambiamento, l'intenzione di evolvere, il bisogno di novità e di differenza. La crisi è un segnale utile per capire che qualcosa non sta andando per il verso giusto e che bisogna fermarsi e riflettere, e magari modificare qualcosa. Partire dal presupposto che sua moglie stia esagerando, che stia sbagliando, che i social media rovinino tutto, sarebbe troppo scontato e una facile analisi oltre che immergervi in acque che affondano senza possibilità di appigli. Affronti la situazione come un'opportunità per riflettere su quanto entrambi contribuiate a questa situazione, utilizzi questo comportamento provocatorio, come un messaggio indiretto ma chiaro sull'impossibilità di cambiare spontaneamente l'altro e le regole comuni. Non si tratta di vedere del marcio, il sospetto è più che legittimo, ma di considerare anche se stessi come chiave per affrontare ciò che sta succedendo, sull'esigenza di sua moglie di conferme esterne, ad esempio, sul segnale che le sta inviando di cambiamento. Un utile consiglio è quello di farvi aiutare in un percorso che vi renda consapevoli delle risorse e dei vincoli che la vostra relazione ha in sé, con la consapevolezza che può finire oppure riattivarsi. La lascio con una citazione:" L'unica cosa che non riceviamo mai abbastanza è l'amore. E l'unica cosa che non doniamo mai abbastanza è l'amore". Saluti...
Lei tende a scappare ma io ci tengo davvero a lei
Apri domandaBuongiorno Marco, nella lettera non specifica da quanto tempo è separata la persona di cui parla, ma presumo che stia elaborando la perdita subita e riorganizzando la sua vita in termini di vincoli e risorse. Immagino che per lei sia difficile, ma in questo momento sarebbe bene che questa ragazza affrontasse il suo dolore senza limitazioni e/o patti di lealtà verso chi a preso a cuore la sua situazione. Marco, essere abbandonati, lasciati, comunque vivere una separazione è cosa molto dolorosa che niente e nessuno può alleviare, va vissuta a pieno se non si vuole rimanere imprigionati nella rete dei rancori e delle recriminazioni. Per tanto lei, Marco, non chieda molto a questa ragazza e si dimostri molto paziente, è comunque un compito che in questo momento, la ragazza,non riesce ad assolvere, è un pensiero che non trova ancora spazio nella sua mente, concentrata com'è a trovare delle risposte sulla perdita subita e probabilmente sul futuro suo e di suo figlio. Questa ragazza deve prima fare i conti con se stessa, con le proprie forze e risorse per risalire la china, senza spinte esterne per tanto siano in buona fede. Forse non sono le parole che avrebbe voluto sentire, ma mi auguro che inducano delle riflessioni. Saluti D.ssa Emanuela Mezzani...
Il saluto
Apri domandaCara Ilaria, timidezza, vergogna ed imbarazzo, nonché evitamento delle situazioni che la inducono ad interagire, possono essere motivate da molti aspetti, sia individuali che familiari. Non sempre sono da inserire in un quadro "disfunzionale", a meno che non le creino conflitti e disagi notevoli ( ritiro sociale, chiusura relazionale, fobia sociale e altro ancora). Il suo desiderio di capire è più che legittimo e per questo le consiglio una consulenza che possa fare luce sulle motivazioni sottostanti, che possono abbracciare un'ampia area di interesse ( lei potrebbe essere semplicemente molto riservata e discreta, oppure provare sensazioni negative in determinate situazioni ma sopportabili, o ancora essere talmente a disagio da evitare e provare paura o panico). Si faccia aiutare a fare luce sui suoi modelli di comportamento, da dove derivano e perché, nulla nasce dal nulla, e vedrà che sarà più facile accettare e accettarsi. Saluti D.ssa Emanuela Mezzani...
Mondo esterno, pensieri ricorrenti e ossessioni...
Apri domandaCara Alice, penso che la cosa migliore per lei, sia proprio rivolgersi ad un professionista che insieme valuti e riconosca la consistenza dei sintomi. Questo non significa che siano necessariamente disfunzionali, potrebbero rispondere a delle sottese tensioni anche familiari accumulate negli anni, che hanno una loro funzione all'interno del suo sistema familiare e che per qualche motivo ( ad esempio lo svincolo familiare) ora conducono a dinamiche non più tollerabili che devono essere riviste e rinegoziate da ogni membro della famiglia. Saluti...
C'è qualche speranza di riconciliazione?
Apri domandaCara Roberta, nessuno può dire cosa ci riserva il futuro, e perciò anche una riconciliazione è possibile. Ma serve un allenamento particolare per superare i dolori che la vita riserva, come quello che sta vivendo lei. Essere forti significa anche conoscerci, e non temere di cambiare perché è indubbio che se la vostra storia dovesse ricominciare sarà una storia diversa, cambierà inevitabilmente il rapporto con il fidanzato. Potrebbe vivere questo allontanamento per fare luce non solo sui sentimenti verso questa persona, ma anche su emozioni, paure e pensieri verso se stessa, la sua identità, per non confonderli tra loro, e per fare ciò ha bisogno di tempo e coraggio. saluti...
Moglie borderline
Apri domandaBuonasera Paolo, l'unico consiglio che posso darle è di rivolgersi ad un Consultorio della provincia in cui vive. I servizi che possono offrirle saranno sicuramente di aiuto per fare luce e orientarla a capire come affrontare la situazione con sua moglie per il benessere anche di suo figlio. Saluti...
Moglie perplessa
Apri domandaBuongiorno Diamante, Albert Rams scriveva: "La sessualità non è ciò che crediamo, non è come ce l’hanno raccontata. Non esiste una sola sessualità, ce ne sono molte". Se accettiamo questo presupposto accettiamo il fatto che non esiste un’unica sessualità per tutte le persone, ma esistono tante sessualità quante sono le persone, ognuna con le sue particolarità che dipendono dalla personalità, dalle conoscenze e dall’esperienza di ognuno. Lei scrive: " se tralascio questo aspetto la nostra relazione è unita, abbastanza serena, in crescita", ipotizzo quindi che forse il punto è proprio quello relativo ai cambiamenti dell'intimità della vostra coppia e della capacità, in ogni sua fase evolutiva, di riuscire a cambiare tipo di contratto con lo stesso partner, una vera e propria trasformazione, modificarsi restando insieme. Non è un passaggio facile, soprattutto alla luce delle sue perplessità, ma il desiderio di capire, legittimo per essere veramente una coppia in crescita e che va ascoltato, la può aiutare a motivare suo marito per un percorso con un professionista. saluti...
Non so cosa fare
Apri domandaBuongiorno Francesca, non posso che consigliarle di farsi aiutare individualmente, dal momento che il suo compagno non ha nessuna intenzione di seguire un percorso d'aiuto. Il gioco di coppia, non è mai facile, va come le persone li sanno far andare con alti e bassi. Ciò che conta è la voglia di stare insieme, investire in questa persona, l'attenzione e la cura, la tolleranza della tristezza e dei momenti down. Ma valutare tutto ciò è impresa non semplice: ogni momento di passaggio nell'arco della nostra vita si esprime in termini di crisi, utilissime perchè in esse c'è la possibilità di cambiamento e quindi di crescita; è una comunicazione indiretta che qualcosa deve essere rivisto, un'inversione di rotta, una rottura e un nuovo inizio. Alcune volte uno solo mostra il malessere con le parole mentre l'altro lo può esprimere con il corpo ( i problemi sessuali di uno a volte sono un messaggio reciproco, come lo sono altri sintomi ad esempio gli attacchi di panico, ovviamente non è sempre così). Come vede, il tema che porta è vastissimo e impossibile generalizzare, si faccia aiutare a capire come bisogni, funzioni e paure si sono intrecciate nella vostra relazione e vedrà che il suo desiderio di dare un senso a quello che sta vivendo sarà possibile. Saluti...
Come posso uscire da una relazione violenta senza fare soffrire nessuno?
Apri domandaBuongiorno Alexandra, una premessa riguarda il fatto che è impossibile non "soffrire" per una relazione che finisce, qualsiasi sia il motivo, in questo caso essendo una relazione violenta, la sofferenza è già parte integrante di essa. Nel senso che è una relazione sofferente, e lei se ne fa completamente carico. La domanda potrebbe essere: come posso allontanarmi da questa relazione senza ripercussioni, senza vendette? Le posso solo dare il consiglio di rivolgersi ad un Servizio Sociale come un Consultorio che la potrà aiutare a trovare il modo migliore, tutelandola. Lei ha bisogno di essere tutelata, protetta prima ancora di porre fine alla relazione. Saluti...
Ansia inizio relazione
Apri domandaBuongiorno Mel, rileggevo in questi giorni un articolo molto interessante sull'effetto Pigmalione, conosciuto con il nome di "profezia che si auto-avvera". Si tratta di un fenomeno di suggestione psicologica per cui quando siamo convinti o timorosi che si verifichi un evento futuro, mettiamo in atto dei comportamenti che alla fine lo fanno avverare davvero, e modifichiamo la relazione proprio nella direzione che si vorrebbe evitare. Entrano in gioco molte dimensioni e aspetti di noi, come l'insicurezza o la sfiducia nei rapporti, ma anche le aspettative, forse troppo elevate, che poniamo nell'altro o nelle relazioni in generale. Bisogni insoddisfatti che provengono da lontano, dal nostro passato, e che chiediamo inconsapevolmente di curare all'altro. Difficile capire cosa la spinge ad essere così timorosa in questo inizio di relazione, ma rifletta sulle aspettative che pone sugli altri e sui suoi reali bisogni, con un occhio al passato. Saluti...
Amicizia finita?
Apri domandaBuongiorno, ho l'impressione che lei abbia in sé una risposta e una volontà precisa rispetto alla richiesta della sua amica, ma che seguirla le faccia rivivere i sensi di colpa e la responsabilità che sente gravare su di lei (magari senza una ragione franca e chiara). Dopotutto lei si è faticosamente ripresa da questa rottura e da tutte le conseguenze ulteriori, e avrebbe sicuramente tutto il diritto di proseguire in questa direzione. Ma la nostra mente agisce spesso senza "ma" e senza "se", esige e pretende chiarezza, e fino a quando non l'ha ricevuta la reclama sottoforma di rimuginii, pensieri e anche sensi di colpa. Segua il suo cuore, senza aver paura di accettare (anche senza necessariamente condividere) i punti di vista degli altri, aiutano a crescere nella difficoltà Saluti....
il mio compagno ha un figlio
Apri domandaBuongiorno Valeria, la sua perplessità è assolutamente legittima e comprensibile e nasce sostanzialmente dal fatto che unire due differenti nuclei famigliari implichi che la nuova famiglia, che si vorrebbe formare, non abbia un'identità propria definita. Ognuno di noi ha una rappresentazione precisa delle caratteristiche che dovrebbe avere una famiglia sulla base delle proprie esperienze e credenze. Tali credenze si trasformano in aspettative che però, in una realtà di famiglia ricomposta, perdono molto della loro legittimazione. Nel senso che l'idealizzazione di una famiglia unita coesa e "unica" diventa un obiettivo difficile da raggiungere dal momento che si devono mettere in discussione regole e presupposti sui cui si era organizzata la propria vita fino a quel momento. Ipotizzo che la sua attuale difficoltà nasca sostanzialmente da questo: dal fatto che debba accettare la formazione di una famiglia diversa, ma non per questo meno costruttiva, da quella che aveva ben strutturata in lei. Lo "sbaglio" che lei imputa al suo compagno, potrebbe non essere riferito al figlio che ha avuto con la sua precedente compagna, ma legato all'averle precluso la formazione di una famiglia dai confini ben chiari. La sfida, Valeria, sarà per lei quella di accettare e fare spazio ad una realtà diversa, in evoluzione continua e che fa parte ormai della vita di molti di noi; una sfida difficile, ma non impossibile, che implica anche flessibilità a rinegoziare e rilanciare la relazione. Saluti...
Come comportarmi
Apri domandaBuongiorno Alice, è sempre molto difficile e triste lasciare andare una persona alla quale si vuole bene, ma spesso è la cosa migliore da fare per capire chi veramente sia questa persona e anche se stessi. Ipotizzo, ma ovviamente è difficile con le poche informazioni che ho, che entrambi vi siate incontrati in un momento di grande bisogno personale e difficoltà non solo affettive ma anche relazionali, familiari e/o altro che contrariamente a quanto si può pensare, a volte precludono l'evolversi positivo di una relazione. Se questa persona sta seguendo un percorso individuale è palese la sua attuale difficoltà, e penso che l'atteggiamento di sostegno e supporto che lei le sta dando sia per ora la cosa migliore che può fare, anche se comprendo la sua amarezza e delusione. Saluti...
Insicurezze che logorano la relazione
Apri domandaCara Alice, a volte le relazioni mettono a dura prova la nostra sicurezza, soprattutto quando sussistono anche difficoltà logistiche come nel vostro caso. Sono altrettanto convinta però che proprio questo ragazzo di cui è innamorata potrà aiutarla a conoscersi meglio. Nel senso che l'insicurezza di cui parla e che si è presentata come legata alla relazione attuale che sente sfuggirle, è parte di lei; è qualcosa che ha a che fare con la sua storia di attaccamenti e legami familiari. Il suo attuale compagno, con i suoi atteggiamenti e comportamenti che la preoccupano, in realtà le offre la possibilità di fare un viaggio dentro di sé per capire da dove arrivi veramente questa sensazione spiacevole di disagio relazionale e insicurezza. Questo indipendentemente da come si evolverà la vostra storia. Saluti...
Come riconquistare?
Apri domandaCara Timea, è comprensibile e tangibile la sua sofferenza e proprio per questo ha bisogno di essere accolta concretamente. Si rivolga ad un Consultorio Familiare o a un professionista che la possa aiutare ad affrontare la situazione che sta vivendo. Saluti...
Panico e ansia
Apri domandaCara Rossana, innanzitutto la voglio rassicurare sulla paura di avere una patologia organica grave, anche se gli attacchi di panico sono emotivamente soverchianti e producono pensieri tragici, come lei riporta. Primo fra tutti la paura di impazzire e di morire. Gli attacchi di panico sono "Ansia allo stato puro", che non avendo vie più adattive di sfogo, si presenta in maniera massiccia e imprevedibile e per motivi, all'apparenza inesistenti, altre volte invece chiari e precisi. Le suggerisco di rivolgersi ad un professionista, come ha fatto sua madre, che la potrà aiutare con strumenti efficaci sia ad affrontare gli attacchi, qualora si ripresentassero, ma soprattutto a cercarne le cause iniziali attraverso un viaggio dentro di sé, alla scoperta di modi funzionali di elaborare gli eventi della vita. Saluti...
Rapporti sessuali di coppia - calo del desiderio
Apri domandaBuonasera Veronica, come dice lei l'intimità, in generale, ha dimensioni diverse, una è proprio quella sessuale che come le altre non è isolata dal contesto e in essa confluiscono molti elementi bio-psico-sociali, non per ultimo lo stato emotivo e motivazionale. Se siamo stanchi e soffriamo di qualche forma d'ansia, è frequente che la libido ne risenta (ad esempio). L'atto sessuale in sé risponde a meccanismi ben più complessi di quelli che in genere si considera, per questo sono fondamentali gli aspetti che ruotano attorno alla sessualità, come la comunicazione, il senso di sicurezza della relazione, la voglia di stare insieme..... in poche parole l'intimità. E questa sembra tra voi elemento imprescindibile e molto presente. L'aspetto che forse deve analizzare è la sua risposta a questo cambiamento, come lo sta vivendo e a che vissuti ed esperienze del passato è collegato il disagio che avverte che oscilla (mi sembra di capire) tra un senso di soddisfazione generale nella relazione, e di insoddisfazione che come un fiume carsico si fa spazio dentro di lei. A disposizione. saluti...
Relazione extraconiugale
Apri domandaBuonasera Simona, quella che descrive è una situazione che mette a dura prova l'impegno e la volontà che le persone mettono in una relazione. Penso che la questione, però, possa essere semplificata se lei si concentra solo ed esclusivamente riflettendo su quello che lei cerca in una relazione, e non solo pensando a quella extra-coniugale, direi in generale; senza soffermarsi sul fatto che questo compagno (inizialmente solo di sesso) possa essere o meno un "malato di sesso", o un bugiardo patologico, perché così facendo entrerebbe in un gioco infinito di domande senza risposte e di desiderio di cambiamento che non potrà avvenire solo perché lei lo chiede. Si deve concentrare solo su se stessa: "quanto la fa stare male l'atteggiamento di questa persona?" "Cosa veramente desidera da una relazione?. Non penso che questa persona sia particolarmente incoerente con se stessa dal momento che non le ha tenuto nascosto di essersi avvicinato al sesso "spinto", o ai club privé e altro, ma forse ora per lei le cose sono cambiate e il coinvolgimento emotivo si è trasformato in qualcosa di più profondo. Bisogna vedere se anche per lui il patto implicito iniziale può essere rinegoziato a favore di una relazione chiara e priva di compromessi, in primis quelli coniugali. Saluti Dr.ssa Emanuela Mezzani...
Cosa ho? come agisco?
Apri domandaCaro Edoardo, penso che il consiglio del suo amico sia veramente quello che dovrebbe seguire. Anche solo per il fatto che sta affrontando da solo un'esperienza così soverchiante come quella di aver avuto un tumore. L'ansia e il senso di solitudine possono avere origine diverse e lontane nel tempo, ma sono comunque convinta che il trauma della malattia abbia un suo peso nell'attuale. "Gestire tutto da solo è diventato impossibile", è sicuramente difficile farlo, e lei è anche troppo bravo a volere proteggere i suoi genitori cercando di superarlo da solo. Si faccia aiutare, vedrà che le sembrerà tutto meno impossibile . Saluti...
Mancanza di attrazione, si può fare qualcosa?
Apri domandaBuongiorno Lola, la strada da percorrere potrebbe essere, per voi, quella di una terapia di coppia nella quale concentrarsi sull'aspetto della sessualità e non solo. In una relazione sono diversi gli aspetti che si mettono in gioco, e quello sessuale è uno di quelli. Può succedere che per un certo periodo la sessualità sia latitante, altre dimensioni relazionali si prenderanno cura del vuoto lasciato, ma questa condizione non può essere permanente: è difficile separare il problema sessuale da tutte le altre dimensioni di una coppia per troppo tempo. Un percorso conoscitivo terapeutico che possa fare luce sull'incastro di coppia iniziale e la sua evoluzione: aspettative, progetti, rimpianti e delusioni in un'ottica tri-generazionale ( le famiglie di origine). Questa strada potrebbe favorire una vera conoscenza di voi stessi e della vostra coppia, indipendentemente dall'epilogo. Saluti...
La sua famiglia è più importante di me
Apri domandaCara Elena, sarebbe troppo semplicistico e scontato dirle che una alternativa che ha è quella di tornare momentaneamente dalla sua famiglia di origine e cercare di passare gli ultimi mesi di gravidanza in tranquillità. Ovviamente non risolverebbe il problema ma garantirebbe a lei una gravidanza meno concitata. L'altra alternativa che ha è quella di una elaborazione intima che le dia la possibilità di ricercare le risorse personali per gestire, almeno temporaneamente, la situazione: considerato che ha accettato di vivere in un contesto dai confini invischiati poco chiari da più di 4 anni, che ha accettato di condividere un compagno con la sua famiglia, economicamente ed emotivamente, deve fare i conti con se stessa e capire il motivo di una scelta di questo tipo e di come può essere possibile ora portarla avanti: qualche compromesso? Cercare di capire le motivazioni che portano il suo compagno a prendersi cura dei suoi familiari? Cercare anche una connotazione positiva ai comportamenti del compagno? Sentimenti? Se ha scelto di vivere con lui, nonostante tutto, e con lui ha avuto una figlia i sentimenti saranno sicuramente al primo posto. Ora bisogna vedere come rinegoziare la vostra relazione e andare avanti alla luce dei cambiamenti che inevitabilmente si sono presentati. Lei è sicuramente in una fase particolare della sua vita anche per la gravidanza in atto e può farsi aiutare a gestire questo momento da un professionista, magari in un Consultorio Familiare, che le potrebbe essere sicuramente di aiuto....