Elena domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 15/07/2016

Firenze

Adolescenza: giusto omologarsi?

Mia figlia primogenita ha 11 anni e sta entrando nella preadolescenza. E' sempre stata una bambina (così continuo a chiamarla anche se lei si arrabbia) dolce, timida e gentile con gli altri, anche se in famiglia non ha problemi a mostrare il suo "caratterino" soprattutto con i due fratelli più piccoli. Con gli amici non è mai stata una leader, ma piuttosto una che si adegua alle decisioni del gruppo. E' sempre stata molto femminile nel suo modo di vestire, le sono sempre piaciute le gonnelline, le ballerine, ecc... e continuano a piacerle, ma nonostante ciò comincia a dire che si vergogna ad indossare questo tipo di abiti, perché considerati dagli altri troppo infantili. Le sue amichette sono vestite tutte uguali e lei si sente esclusa e per farsi accettare vuole vestirsi come loro. La mia domanda è questa: è giusto assecondare il desiderio di omologazione di mia figlia, nonostante i suoi gusti siano diversi, oppure devo cercare di farle capire che non sarà un paio di scarpe a farla sentire accettata? Come posso aiutarla a superare la sua insicurezza?

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Emanuela Mezzani Inserita il 15/07/2016 - 15:32

Gentile mamma,
è comprensibile la sua preoccupazione nei confronti di sua figlia che a 11 anni inizia a compiere i primi passi verso l'esterno familiare e a orientarsi verso il mondo dei coetanei.
E' un momento sicuramente delicato, sia per sua figlia che per voi genitori chiamati a rinegoziare i rapporti con lei alla luce delle nuove richieste, ma inevitabile e pertanto il consiglio che posso dare è di accompagnarla con la comprensione, la tolleranza e l'ascolto in questo passaggio, di essere per lei il "porto sicuro" da dove partire per esplorare il mondo e ritornare per trovare l'affetto e la sicurezza che sempre le avete offerto . L'adolescenza come il periodo che la precede, sono caratterizzate da cambiamenti sia fisici che di identitari ed emotivi. Si fanno spazio in loro nuove necessità, priorità ed interessi e soprattutto la consapevolezza che i genitori, fino ad allora infallibili e onnipotenti, non sono le figure introiettate e percepite da bambini ( disillusione). A loro volta anche i genitori si accorgono, e lei ne è la dimostrazione, che la loro bambina, dolce , timida e gentile sta cambiando. In questo momento sua figlia sta cercando di affrontare dei compiti evolutivi che la conducono verso il mondo dei coetanei e le relazioni esterne alla famiglia e quello che lei chiama omologazione è la necessità di essere riconosciuta nel suo nuovo ruolo sociale. Il dialogo è sicuramente la via maestra per non cadere in un irrigidimento di fronte al desiderio di autonomia che gli adolescenti manifestano e rinegoziare le regole concordate è il primo passo per favorirlo oltre all'ascolto. questo è l'aiuto che può dare a sua figlia: ascolto e comprensione.

Un caro saluto

Dott.ssa Laura De Martino Inserita il 15/07/2016 - 15:07

Cara Elena, sua figlia sta entrando in una fase della vita ricca di turbolenze emotive: il suo corpo presto cambierà e sarà diverso da quello da bambina, avrà nuove sensazioni, nuove abilità cognitive e probabilmente si troverà a vivere emozioni spesso contrastanti. L'adolescenza non è un periodo facile, si sente di perdere quelli che sono stati i punti di riferimento fino a quel momento e le certezze su di sè. E' proprio per questo che il gruppo degli amici riveste un ruolo fondamentale. Esso consente al ragazzo di non sentirsi solo, di capire che ciò che succede a lei o lui accade anche ad altri, di sperimentare le nuove abilità, di sentire che non si perdono solo delle cose ma si conquistano anche delle altre (come ad esempio piccoli spazi di autonomia), si dice agli amici quello che si sente di non poter dire a casa. Il gruppo è importantissimo dunque e l'omologazione non solo fa sentire parte del gruppo, ma allo stesso tempo crea un "tutto uguale" che in un mare di cose che cambiano rassicura. Se l'adolescenza è un periodo di turbamento per i ragazzi lo è ugualmente (se non anche di più) per i genitori! A voi il compito di trovare nuove distanze rispetto ai vostri figli non più bambini, o meglio a voi il difficile compito di adattarvi alla richiesta di diverse distanze dei vostri figli. Eh si perchè loro a volte si sentono grandi e vogliono fare da soli chiedendo distanza, altre volte si sentono bambini e chiedono vicinanza in un movimento continuo. Dunque a lei, cara Elena il compito di non rinunciare ad indicare la via e a trasmettere il valore della diversità e del gusto personale ma allo stesso tempo di consentire a sua figlia di sperimentare anche quelli che sono i suoi bisogni di omologazione. Se saprà proporre questi valori a sua figlia, sono sicura che lei ne farà buon uso non appena si sentirà pronta a lasciar andare un pò il gruppo, non appena si sentirà più sicura di sè e della donna che sta diventando. E lei Elena, è pronta a fare un passo indietro?

Dr.ssa Laura De Martino
Psicologa e Psicoterapeuta Relazionale
Napoli