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Gabriele domande di Genitori e Figli  |  Inserita il

Mantova

I genitori

Almeno apprezzo l'onestà dei miei genitori che non mi hanno mai nascosto di aver deciso di avere un figlio (io) soltanto per trasmettere la loro professionalità e la loro fiorente attività a un erede. E io sono sempre stato soltanto questo per loro: l'erede. Loro sono stimati e facoltosi professionisti, votati soltanto alla carriera e gli unici rapporti che ho sempre avuto con loro sono rapporti di tipo professionale, oserei direi, per trasmettermi le competenze e inculcarmi la loro attività. Per il resto mi hanno cresciuto persone pagate per farlo. Ora, a 20 anni, sono l'erede che loro hanno costruito e addestrato, li ho seguiti nella carriera e diventerò quel valido e stimato professionista che porterà avanti la loro brillante attività. Ma so che non riesco a considerarli i miei genitori. Non è che li odio ma non provo nulla per loro, sono solo due professionisti che stimo per l'impegno e i risultati ottenuti. Ma non ho mai avuto due genitori e mi sto ritrovando a pensare a come sarebbe stato averli, invece. Di quelli che ti crescono, ti vogliono bene, pensano a te... E' qualche tempo che questo pensiero si è fatto strada in me e non so come gestirlo. Vorrei reprimerlo perchè tanto è inutile ma non ci riesco, si ripresenta sempre. Come potrei gestirlo? Grazie

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Emanuela Mezzani Inserita il 19/09/2016 - 18:47

Buonasera Gabriele,
condivido i consigli del collega: la razionalità e lucidità con cui descrivi la tua situazione di figlio-erede è molto significativa e intensa tanto da impedirti di vivere le emozioni, per l'appunto, di pancia. Fortunatamente per tutti, non siamo delle macchine e prima o poi queste emozioni, che tu vorresti reprimere, si affacciano e reclamano di essere ascoltate. In questi casi, per tanto dolorose possano essere sarebbe bene affrontarle per non ritrovarsi a farne i conti in futuro e magari con qualche problema in più. Nel tuo caso, Gabriele, si tratta di emozioni che riguardano vissuti dolorosi riguardanti il non esserti sentito accolto e amato incondizionatamente, precludendo la formazione di un buon legame di attaccamento con i tuoi genitori.Il consiglio che posso darti è quello di un percorso che ti aiuti ad affrontare questi vissuti e le loro emozioni, e soprattutto vada alla ricerca delle motivazioni per cui due genitori così competenti professionalmente non abbiano saputo dare al proprio figlio amore. L'esistenza di ognuno è fortemente legata alle proprie origini familiari e alle relazioni con le famiglie d'origine dei rispettivi genitori; capire un comportamento, significa andare oltre il semplice giudizio e carpirne le ragioni sottostanti. La storia della tua famiglia d'origine unitamente alla storia delle famiglie materna e paterna,ti insegneranno moltissimo e ciò ti aiuterà a trovare delle risposte, a dare un senso accettabile al comportamento dei tuoi genitori, e a differenziarti emotivamente da loro.
Saluti

Dott. Rosario Privitera Inserita il 16/09/2016 - 16:42

Caro Gabriele, comprendo il tuo vissuto negativo per l'esperienza di vita vissuta ma non posso negare la mia sorpresa nella tua richiesta di gestione della sofferenza stessa: vorresti reprimerlo "perché tanto è inutile". Credo sia importante come primo passo poter riconoscere a te stesso che quello che è il tuo vissuto è qualcosa di doloroso, non sei "l'erede che ha rilevato la fiorente attività", sei Gabriele un giovane adulto che ha avuto, e probabilmente ancora ha, il desiderio di essere amato e curato, un desiderio assolutamente sano. Ti consiglio di ascoltare quelle emozioni di pancia, piuttosto che gestirle, insieme ad un professionista che sia in grado di guidarti nell'esplorazione di quei vissuti così dolorosi che adesso non riesci a reprimere. Un caro saluto