articoli di psicologia del Dott. Paolo Zandomeneghi

risposte dello specialista Paolo Zandomeneghi

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Problemi con mia madre

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Cara Michela, è naturale che un genitore non viva con disinteresse o senza una propria opinione una cosa importante come la relazione di coppia della figlia. Questo fatto di per sé è positivo e segno di affetto, ma quando diventa oltremodo limitante crea sicuramente problemi all'interno della famiglia e della coppia. Capisco quindi la sua situazione di disagio. Ritengo che lei, Michela, starebbe meglio se ascoltasse i consigli di sua madre (o comunque le sue opinioni e posizioni) ma poi decidesse indipendentemente, accettando il fatto che sua madre continuerà a esprimersi. Potrebbe trovare il modo, il tempo e le parole per chiedere a sua madre di dare un'altra possibilità a questa storia, di concedervi la possibilità di verificare voi di persona se le cose funzionano oppure no. Si può magari parlare del perché ha prima lasciato questo ragazzo e poi ha deciso di tornarci insieme: per vivere serenamente la propria decisione e accettare le critiche senza troppi disagi, si deve essere pienamente consapevoli (e sinceri con se stessi) delle motivazioni che ci hanno spinti a certe scelte. Cosa l'ha spinta a lasciarlo? Cosa l'ha spinta a tornarci insieme? Se la sua situazione di disagio dovesse persistere valuti la possibilità di rivolgersi ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta, privato o al servizio pubblico (il servizio sanitario fornisce assistenza breve, economica, e di qualità in molte province). Cordialmente, Dott. Paolo Zandomeneghi, Psicologo...

Ho 18 anni e mi comporto da bambina... perdo le persone.

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Cara Chiara, capisco la situazione di disagio che stai provando, e capisco altrettanto bene il desiderio di recuperare la situazione che vedi sfuggire (o essere sfuggita). DElle domande che poni alla fine della tua richiesta, però, solo alcune sono di competenza di uno psicologo. Ne io ne altri colleghi potremmo mai aiutarti concretamente a recuperare il rapporto con questo ragazzo, tantomeno con consigli sul cosa fare o dire. Sicuramente però si può affrontare un discorso sulle tue motivazioni personali che ti hanno spinta a comportarti in tale modo (che io non mi permetto di giudicare naturalmente), riflettere su di esse, considerarle obiettivamente. Una volta accertate le tue motivazioni si deve passare ad una riflessione sulle strategie che hai a disposizione per perseguire i tuoi obiettivi. Non so però, in base al tuo racconto, se un percorso di questo tipo possa essere necessario per te in questo momento: si dovrebbe vedere se queste situazioni si sono verificate altre volte e qual'è il grado di disagio che ti procurano. Cordiali saluti e in bocca al lupo, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Padre dittatore

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Gentile Andrea, afferro che il rapporto con suo padre le procura frustrazione e disagio da molto tempo. La mia risposta è: si, si può vivere con una persona che (...). L'importante è trovare le giuste motivazioni, dialogare esercitando tecniche di comunicazione assertive, e fare le scelte difficili quando è necessario. Per gestire al meglio, per il benessere suo e di tutti, questa relazione famigliare, le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta nel suo territorio. Un percorso di analisi obiettiva di ciò che di importante è accaduto nella sua vita e delle sue motivazioni e strategie per il cambiamento potrebbero giovare. Cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Gelosia retroattiva?

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Cara Tamara, comprendo il desiderio lecito di cercare di far funzionare la sua relazione. Non conoscendo bene il suo ragazzo non posso darle consigli a riguardo. Sebbene un colloquio con uno specialista potrebbe giovarle in termini di obiettività e chiarezza di visione della situazione, ritengo che se i problemi dovessero persistere (visto che ad oggi la situazione sembra essere ripartita) o se la relazione dovesse prendere una piega indesiderata, potreste sicuramente giovare di una consulenza da svolgere preferibilmente in coppia. Cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Rivoluzionare la mia vita per amore?

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Cara Sara, si sta ponendo una domanda molto importante, la cui risposta influirà sicuramente in modo significativo sul suo futuro. Ritengo sia un bene che lei si fermi un po' a riflettere sulle sue esigenze, le sue necessità, i suoi diritti, e il suo modo di stare in relazione. Una riflessione su questi temi, unita ad una riflessione sulla comunicazione di coppia, sicuramente gioverà al suo benessere, quale che sarà la scelta riguardo alla convivenza. Le consiglio di non prendere decisioni affrettate e, se lo ritiene, di rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta della sua zona per una consulenza. cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Paura di non essere ricambiata

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Cara Giulia, comprendo il suo stato d'animo, non è piacevole. Nonostante ciò non posso permettermi di darle un parere sulla relazione o sul grado di attrazione e coinvolgimento emotivo del suo ragazzo. Sicuramente si può invece riflettere sul fatto che lei si sente svuotata nella relazione. Non è certo quello che si desidera da una relazione. Una riflessione su quelli che lei ritiene i suoi diritti, le sue necessità, le sue motivazioni, sicuramente le gioverebbero a tutto campo. Si prenda un po' di tempo per riflettere su ciò che vuole dalla sua vita, su chi vuole essere, se lo ritiene utile contatti uno psicologo o uno psicoterapeuta nella sua zona, per una consulenza. Cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Non so tenermi un uomo

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Cara Vavi, partiamo dalla sua domanda finale: "Possibile non suscitare curiosità in nessuno?". Dal suo racconto non mi sembra che lei non susciti curiosità (o interesse) in nessuno, una serie di ragazzi si sono sicuramente interessati a lei. La domanda piuttosto potrebbe essere riformulata in diversi modi, le cui risposte potrebbero esserle utili: "In chi cerco di suscitare interesse?" "Voglio sforzarmi per suscitare interesse?" "Come mi comporto per suscitare interesse?" "Perché sento la necessità di suscitare interesse?" e soprattutto "Chi suscita interesse in me?". Porsi queste domande potrebbe aiutarla nel proseguire al meglio la sua esperienza di vita, eventualmente, se lo ritenesse necessario, con l'aiuto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta (dipende naturalmente dal grado di disagio che lei sta provando). Cordiali saluti e in bocca al lupo, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Problema di famiglia o sono io?

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Cara Arabella, per quanto riguarda la relazione che vive con i suoi genitori in alcune fasi di vita è sicuramente naturale l'erigersi di un "muro", trovo che sia molto positivo il fatto che al momento lei sia particolarmente motivata a risolvere la situazione. Trovo che il nocciolo della questione potrebbe risiedere nel suo umore generale al di la della relazione con i suoi genitori (relazione che ne risente di conseguenza, per molti motivi). Riferisce di essere sempre stata "un po' chiusa, poco sorridente, con difficoltà a gioire" e che "ultimamente questo mio atteggiamento è peggiorato". Penso che varrebbe la pena una riflessione sul suo stato d'animo attuale e sulla sua tendenza generale passata. Trovare il modo per riuscire a sorridere di più le gioverebbe, anche alla relazione con i suoi genitori. Potrebbe esserle utile una consulenza, se lei lo desidera, con uno psicologo o uno psicoterapeuta (o una psicologa o una psicoterapeuta). Cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Lui e il suo rapporto morboso con la mamma

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Cara Anna, dovrei sicuramente conoscere il suo ragazzo per permettermi di concordare sulla necessità di una consulenza da uno specialista. Detto questo dal suo racconto emergono alcuni elementi che, se verificati, sono molto importanti. Concordo che la situazione da lei presentata è critica. Potrebbe iniziare senza parlare di psicologi, ma chiedendogli semplicemente come si sente e si vede lui in tale situazione relazionale con sua madre. Se verificasse in lui un disagio, un desiderio di cambiare (naturalmente tarpato dai sensi di colpa al solo pensarlo), allora potrebbe fare leva su tale sentimento per spingerlo a rivolgersi ad uno psicologo per una consulenza. Penso che sia interessante sapere come è la comunicazione nella vostra coppia, ne parlate di queste cose? Un ultimo consiglio è una eventuale terapia di coppia, per trovare una comprensione delle necessità di entrambi e una progettazione condivisa. Cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Ansia e storia con il mio ragazzo

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Cara Simona, un anno senza riuscire ad essere serena e un consistente (ma non allarmante) dimagrimento sono sicuramente segnali che qualcosa necessità di essere cambiato nella sua vita, e a 20 anni ne ha tutto il tempo e le energie! Le difficoltà nella vita sono sempre dietro l'angolo, si devono affrontare e cogliere anche come stimolo per cambiare, per crescere, e per conoscersi. Non succederà niente di catastrofico. Non succederà niente di così grave da negarle la possibilità di essere felice, qualunque cosa faccia. Cerchi di prendere delle decisioni ponderate e lungimiranti, se non funzionassero troverà altre opportunità. A proposito di trovare altre opportunità, mi soffermerei sulla sua timidezza, pregio più che difetto, che se però non è presa nel modo giusto potrebbe portarla a evitare di incontrarle queste opportunità. ESCA! CONOSCA! RIDA! ;.) Se il suo livello di disagio dovesse perdurare o essere già invalidante le consiglio di parlare con uno/a psicologo/a o psicoterapeuta, non è niente di brutto, anzi. Cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Rabbia nei confronti di papà

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Cara L, l'unico modo completamente salutare di calmare la rabbia è il perdono, per perdonare si deve comprendere e avere compassione (nell'accezione positiva del termine). Ritengo che un possibile percorso benefico che lei possa intraprendere è composto di due step: in primo luogo lavorare sulle ragioni profonde che danno origine alla sua rabbia nei confronti del padre in modo da mitigare tale emozione, in un secondo momento sviluppare o potenziare alcune abilità relazionali in modo da intraprendere una comunicazione proficua con suo padre. L'alternativa è dare tempo al tempo, sperando di dimenticare in parte e di lasciare che i sentimenti si affievoliscano. Questa seconda strategia però non solo non garantisce un miglioramento sicuro, ma neppure esclude un inasprirsi della situazione. Può cercare di affrontare la situazione da sola (ha sorelle o fratelli? se si, provano la stessa rabbia? come fanno a non provarla? se non la provano...) oppure approfittare di una consulenza o un percorso con uno/a psicologo/a o psicoterapeuta. Si informi dell'offerta di tali professionisti nella sua zona. Tenga comunque conto che ha da poco avuto una perdita molto importante, sicuramente questo momento della sua vita fa affrontare ad entrambi gli eventi e le relazioni in modo non sempre logico agli occhi esterni e interni. Cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Strane fantasie erotiche su trasformazioni fisiche e metamorfosi

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Gentile Love, è molto difficile affrontare una questione di questo tipo in uno spazio che, come questo, limita fortemente la possibilità di approfondire le tematiche. Tutto dipende da quanto queste sue fantasie e l'eccitamento sessuale conseguente abbiano un effetto sulla sua vita. Se tali fantasie compromettono la sua vita relazionale e/o di coppia, la sua vita sessuale, o se i pensieri riguardo il fatto di fare tali fantasie (domande sul perché fa queste fantasie, giudizi su se stesso per il fatto di avere tali fantasie, ragionamenti e dubbi riguardo la naturalezza di tali fantasie, ecc.) occupano tempo della sua vita indesideratamente, le consiglio di contattare uno/a psicologo/a con specializzazione in sessuologia nella sua zona, per avere un confronto. Cordialmente, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Chi ama non tradisce ...

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Cara Červenà, purtroppo non è mio compito dirle cosa penso di questo ragazzo, compito di noi psicologi è quello di occuparci dei nostri clienti o di coloro che ci chiedono supporto e aiuto. Noto che la sua situazione sentimentale le procura molto disagio, noto altresì che tale situazione ha una certa ricorsività e perdura nel tempo. Potrebbe essere conveniente per lei prendersi un momento di pausa per lasciare il tempo sia a lei sia al ragazzo di chiarire i propri sentimenti. Questo è un consiglio che ritengo valido, ma è possibile che non sia facile da mettere in pratica, potrebbe esserle utile, in caso non ci riuscisse, un percorso di consulenza psicologica. In tal caso valuti la possibilità di chiedere un colloquio con uno/a psicologo/a della sua zona. Cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Decisione difficile

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Cara Luisa, comprendo il suo stato emotivo, la situazione richiede una decisione tutt'altro che facile da prendere. Tuttavia va presa. Sicuramente una riflessione accurata è necessaria, sulla vostra relazione, sui vostri progetti, sulla sua personalità. Naturalmente non sono in grado di fornirle consigli in quanto non sono una persona coinvolta emotivamente nella situazione, e la mia professionalità non mi permetterebbe comunque di farlo. Ritengo che sarebbe molto utile a lei, per il suo benessere, richiedere un colloquio con uno/a psicologo/a della sua zona per valutare un percorso di consulenza, niente più. In bocca al lupo per tutto, cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Periodo buio, ossessione del proprio corpo

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Cara Giulia, sei giovane, hai le idee chiare sul tuo problema e sui tuoi desideri di vita: prendi in mano questa situazione perché ne hai il tempo e le capacità! Concordo con la collega Dott. Valentina Nappo, e quindi ti consiglio anche io di rivolgerti ad uno/a psicologo/a della tua zona per un colloquio. La situazione infatti, per come è da te descritta (ma certamente servirebbe un colloquio di persona per poterne essere certi) suggerisce l'utilità di un percorso di tipo psicologico per ritrovare un equilibrio con te stessa, con le tue emozioni e con il cibo. Cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Depressione e suicidio

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Cara Vanessa, sicuramente la sua visione lucida della situazione nella quale si trova ci fornisce una miriade di spunti di riflessione e desideri di approfondimento, che andrebbero affrontati, suggerisco quindi di contattare uno/a psicologo/a o psicoterapeuta della sua zona per un colloquio e un percorso personale. Per quanto riguarda le idee suicidarie ricorrenti vorrei ricordare che chi pensa al suicidio non è vero che "non ha più voglia di vivere", bensì "non ha più voglia di vivere così". Il cambiamento è possibile cara Vanessa, anche per lei. Cordiali saluti e in bocca al lupo, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Disgusto per la figura di mio padre può essere causato da una scena primaria?

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Cara Valentina, dalla sua richiesta si evince una sofferenza legata a determinate sensazioni e ricordi, ma la richiesta finale si riferisce all'eventualità che la sua condizione possa "evolvere". Mi permetto di chiederle di soffermarsi a valutare la sua sofferenza attuale piuttosto che una eventuale futura. Mi spiego meglio: se in questo momento, in questo periodo, lei soffre, lei ha preoccupazioni o patimenti particolari, allora vale sicuramente la pena di rivolgersi ad uno psicologo. Se invece la sua sofferenza è molto limitata e la preoccupazione è che possa evolvere (se non la curo cosa potrà causarmi?), potrebbe essere sufficiente aspettare un po' oppure una semplice consultazione psicologica. Senza altre informazioni o un colloquio non posso permettermi di rispondere alle sue richieste in modo più specifico. Cordiali saluti, Paolo Zandomeneghi...

Il tempo scorre troppo velocemente!

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Cara Chiara, è assolutamente comprensibile che in uno stato di ansia e di alterazione dell'umore le capacità di concentrazione e apprendimento diminuiscano. Per riprendere a studiare con efficacia e a concentrarsi per il concorso deve affrontare le cause che la portano ad essere ansiosa. Questo si può fare certamente anche con colloqui psicologici o psicoterapia. Epitteto scriveva "non si deve ancorare una nave ad una sola ancora, né la vita ad una sola speranza". Per migliorare la sua situazione bisogna aumentare il numero dei suoi obiettivi, delle sue attività, dei suoi interessi. Sono dell'opinione che un percorso di motivazione e di comprensione personale mirato ad ampliare la gamma delle sue attività e dei suoi interessi sarebbe molto utile per ridurre la sua ansia, migliorare il suo umore, e farle ritrovare le capacità di concentrarsi ed apprendere. Cordiali saluti, Paolo Zandomeneghi...

Aiuto mia figlia ha visto un porno

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Buonasera Giulia, dalla sua descrizione del video e della reazione della bambina direi che non ci sia niente di cui preoccuparsi particolarmente. Potrebbe essere utile non mettere un taboo sul fatto accaduto, la comunicazione deve esistere sempre e in qualunque circostanza in una famiglia. Altrettanto importante però è tenere conto delle capacità di comprensione che una bambina di quattro anni può avere: non mostrare ostilità o reticenza nel rispondere alla domanda della figlia ma non scendere in dettagli (es. "non era niente di interessante, comunque vedrai che quando sarai più grande capirai.."), non colpevolizzare (cosa che per altro non mi sembra abbia fatto, letta la sua email). Comunque un evento di questo tipo, se on stigmatizzato dagli adulti, non dovrebbe comportare alcun problema, no si fasci la testa prima di sbatterla. cordiali saluti, Paolo Zandomeneghi...

Non riesco a stare con un ragazzo

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Cara Giovanna, premettiamo che lei abbastanza giovane, e che i primi approcci intimi, dai baci ai rapporti sessuali, sono spesso carichi di vissuti ansiosi anticipatori (prima che il fatto accada). Concordo con la collega che ha risposto prima di me sul fatto che "sforzarsi" sia talvolta controproducente, un percorso con uno psicologo o uno psicoterapeuta potrebbe aiutarla molto nel superare questi ostacoli. Le difficoltà sono sempre una ottima occasione per imparare qualcosa di nuovo su di se, sul mondo, e per allenare le proprie abilità di vita (un esempio è la capacità di gestire le emozioni). In un percorso psicologico si affronterebbe la questione da vari punti di vista, quali sono le sue credenze su di se e su quello che potrebbe succedere, e le strategie migliori per affrontare le situazioni ansiogene. Un caro saluto, Paolo Zandomeneghi...

Disturbo?

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Cara Alice, per quanto riguarda le autodiagnosi, le lascerei stare (dalla sua descrizione non direi si possa parlare di disturbo bipolare ma servirebbe un approfondimento mediante colloqui per capire meglio). Il problema che lei riporta ha sicuramente un impatto molto forte sulla qualità della sua vita, sul suo umore. Mi sembra anche che lei sia riuscita ad individuare episodi e situazioni della sua vita passata che sono effettivamente rilevanti. Detto questo, per email non è possibile darle delle indicazioni affidabili su come fronteggiare il problema, la cosa più utile è rivolgersi ad una psicologa o psicoterapeuta per fare una valutazione della sua situazione e programmare un percorso per affrontare le sue paure, le sue emozioni. Penso proprio che potrebbe esserle di grande aiuto, che potrebbe aiutarla a cambiare decisamente la sua condizione attuale. Si lavorerebbe sull'elaborazione e la comprensione degli episodi passati, sul valore che lei oggi attribuisce a se stessa, sulle strategie per affrontare le sfide quotidiane. Prenda in mano la situazione, il cambiamento è sempre possibile! In bocca al lupo, Paolo Zandomeneghi...

Sono stanca

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Gentile Claudia, come le colleghe sottolineano, lei sembra già sapere ciò che vuole: lasciarlo. Ad ogni modo mi sembra di cogliere una mancanza di "perché" in tutte le fasi della sua narrazione. Sia nella parte iniziale dove lei fa riferimento a regali e attenzioni, che però non sono emozioni o sentimenti. E la proposta di matrimonio: avviene nel momento di crisi, perché?. E soprattutto nella parte conclusiva: Perché vuole lasciarlo? Perché non vuole stare con una persona del cui amore reciproco non è convinta? Perché così perdendola capirà quanto conta per lui e la implorerà di sposarlo? Perché lei si è accorta di non amarlo più? Perché pensa che nonostante i sentimenti, i vostri caratteri renderebbero la vita di matrimonio molto difficile? Io, Claudia, non so se per lei sia meglio lasciarlo o sposarsi, e questo è naturale, ma sono convinto che un percorso, anche breve, di consulenza psicologica, la aiuterebbe a trovare i giusti "perché" e le giuste motivazioni per prendere una decisione così importante. Cordiali saluti e in bocca al lupo, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Come fare amicizie?

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Cara Alessandra, lei ha tutte le carte in regola per farsi un sacco di amicizie a quanto pare: la voglia, la fiducia nelle proprie qualità, la consapevolezza del tipo di rapporti che vuole (amiche). Le mancano solo le occasioni giuste. Si iscriva a qualche corso (ce ne sono anche di gratuiti o a basso prezzo se i soldi sono un grosso ostacolo), frequenti punti di aggregazione, faccia anche volontariato (si possono conoscere molte colleghe che possono diventare amiche). I tuoi fratelli ai quali accenni hanno una età molto diversa dalla tua? Potresti chiedere se puoi uscire con loro, essendo la sorella che esce con il fratello non ci sono di sicuro problemi come lei riporta "sembrare disperata". Buona fine sessione e buona estate, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Depressione dopo lutto e aborto

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Buongiorno Alina, il dolore di cui lei parla è probabilmente unna fase fisiologica del lutto, e lei ne ha avuti due di lutti, è quindi comprensibile. Questo dolore si supera attraverso varie fasi di elaborazione di quello che è successo, queste fasi possono generalmente susseguirsi in modo spontaneo nel giro anche di qualche mese, portando alla remissione di questo forte dolore. A volte però, per le ragioni più diverse, la nostra elaborazione si incaglia e noi continuiamo a soffrire, in questo caso è opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia per agevolare e assistere l'elaborazione del lutto. Le possibilità sono molte: rivolgersi ad uno studio di psicoterapia privato, rivolgersi al consultorio, rivolgersi all'unità operativa di psicologia dell'azienda sanitaria, chiedere consiglio al suo medico di base sul dove andare e a chi rivolgersi. Quando e come capire se l'elaborazione del lutto necessità di un aiuto psicoterapeutico? In primo luogo se si sente troppo depressa, se si sente troppo male, se ha paura, a prescindere dal fatto che possa essere passato poco tempo dai lutti (lei questo non lo specifica). Inoltre, se il dolore persiste in modo significativo per alcuni mesi, diciamo più di sei mesi circa. Cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Risolvere definitivamente il problema dell'insonnia

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Cara Francesca, Il problema dell'insonni a che lei presenta è sicuramente collegato all'ansia da prestazione. Detto questo, non si può però trascurare il fatto che l'insonnia è un problema che deriva da una interazione fra tantissimi fattori: lo stato emotivo sicuramente, ma anche lo stato mentale, l'attivazione fisica, l'alimentazione, le abitudini quotidiane, le strategie usate per favorire l'addormentamento. Inoltre per capire quale sia il giusto approccio per la risoluzione di questo problema è necessario indagare approfonditamente di quale tipo di insonnia si tratta: difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, sonno non ristoratore, risveglio precoce, un misto di queste. Perché anche l'intervento farmacologico va scelto adeguatamente. Per un intervento farmacologico ottimale deve rivolgersi ad un medico esperto, possibilmente uno psichiatra ma se è esperto va bene anche il medico di base. Questo perché se prende degli ansiolitici ad emivita lunga è naturale che lei alla mattina non si senta in forma come vorrebbe perché sono ancora in circolo. Per il problema di ansia da prestazione le consiglio sicuramente un approccio breve per iniziare, quindi anche di stampo psicodinamico (ma non psicanalisi), oppure cognitivo comportamentale o ancora strategico (come suggerisce la collega).. Cordiali saluti, Dott Paolo Zandomeneghi...

Consigli su ortoressia

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Cara Chiara, mi trovo in accordo con la precedente risposta della mia collega di Arluno(MI). In linea generale, comunque, farsi autodiagnosi guardando i sintomi su internet non è una prassi consigliabile, quindi andrei con i piedi di piombo, fossi in lei, nell'assumere di soffrire di ortoressia. Tuttavia, alcuni comportamenti e pensieri che lei descrive, possono legittimamente far sorgere il dubbio, o almeno rappresentare dei fattori di predisposizione. Per questo le consiglio anche io di consultare uno specialista. Parliamo quindi del tipo di supporto di cui lei potrebbe beneficiare, dei costi, e del coinvolgimento dei suoi genitori. In linea generale quando si è minorenni (se lei lo è) e comunque quando si vive e si è dipendenti economicamente dai propri genitori, è opportuno parlarne con loro. Tuttavia se si rivolge al consultorio o all'unità di psicologia della sua città potrebbe avere l'opportunità di ricevere aiuto con la desiderata riservatezza (non glielo assicuro perché dipende dalle prassi diverse da unità a unità, quindi può chiedere un colloquio, il primo è sempre gratuito, e informarsi a riguardo). Da questa considerazione passo a parlare del costo, come ho detto infatti potrebbe rivolgersi al consultorio o all'unità di psicologia della sua città, abbattendo notevolmente i costi. Per quanto riguarda il tipo di aiuto, non è detto che sia necessario un percorso di psicoterapia, ripeto che le autodiagnosi non sono opportune, potrebbe bastare qualche colloquio con un nutrizionista o con uno psicologo esperto in nutrizione per avere un aiuto in termini di psicoeducazione riguardo l'alimentazione. A volte infatti questi comportamenti (tipo ortoressici) sono dettati da informazioni errate o imprecise reperite su internet, libri divulgativi, altre persone, e una volta ottenute le informazioni giuste scompaiono. In bocca al lupo, cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Come farsi degli amici?

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Gentile Joe, comprendo che non avere amici e relazioni sociali sia difficoltoso e che il desiderio di cambiare rotta sia forte. La buona notizia è che ci sono tecniche e strumenti per provare farlo, soprattutto alla tua giovane età. Un percorso di psicoterapia può aiutarti a capire il perché di alcune tue caratteristiche, accettare quelle che non si possono cambiare, e provare a cambiare quelle che invece si possono cambiare. Se il problema è il costo, rivolgiti all'unità di psicologia della tua azienda sanitaria oppure parlane con i tuoi genitori, un aiuto professionale è benefico per molte persone. Cordiali saluti e in bocca al lupo, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Come gestire situazioni delicate?

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Gentile Giulia, ammiro la sua sensibilità, e concordo tuttavia con entrambe le colleghe che hanno risposto prima di me. Da una parte, per essere d'aiuto al suo amico, deve essere completamente consapevole della motivazione sua personale ad aiutarlo (cosa significa per me aiutare lui?). D'altra parte sono convinto anche che non possa farsi carico lei della possibile soluzione al problema del suo amico. Può esserle vicina in modo empatico, quando lui vorrà aprirsi, se lui vorrà aprirsi, saper ascoltare senza voler cambiare per forza le cose è importantissimo. Cordiali saluti, Dott. Paolo Zandomeneghi...

Insicurezza e paura nella relazione

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Gentile Luigi, concordo pienamente con il collega da Firenze. La risposta non potrai mai averla nei ragionamenti, nelle congetture, nella proporzione di volte che hai sentito un'emozione guardandola rispetto ad un'altra emozioni. Vivila. E se non va, non sarà stato necessariamente un errore. Dott. Paolo Zandomeneghi...

Come gestire un cambio di lavoro?

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Caro Massimiliano, certamente non si può escludere l'esito da lei prospettato, e certamente non possiamo fornirle qua una ricetta preconfezionata. Ma mi associo alle colleghe, notando che ogni cambiamento comporta un certo grado di tensione, e che quindi i suoi timori potrebbero essere specificamente tali solo in quanto ha già vissuto tale situazione. Ma non è detto che si ripeta. Dedurre delle leggi prescrittive (che producono necessariamente un risultato a partire da una situazione) dalle esperienze non è funzionale, infatti niente dice che lei ricadrà nelle situazioni di inerzia che l'hanno afflitta in passato. Pensi, come dicono le colleghe, a tutte le motivazioni che l'hanno spinta a ricercare il cambiamento, si faccia una lista di possibili stimoli al lavoro (es. agenda dettagliata; giornata o settimana scandita da eventi prestabiliti non lavorativi come pranzi o cene, palestra o sport, uscite, giornate di stacco, appuntamenti televisivi; consideri l'utilizzo di spazi di coworking ecc.). Quindi, riassumendo: non si fasci la testa prima di essersela rotta, consideri la tensione in questo momento la tensione e le preoccupazioni sono normali e funzionali, consideri degli aiuti oltre a quelli che le ho suggerito, ed infine tenga presente che in caso di necessità si può sempre rivolgere ad uno psicologo o psicoterapeuta della sua zona per ricevere aiuto. In bocca al lupo per la nuova esperienza, cordiali saluti Dott. Paolo Zandomeneghi...