risposte dello specialista Elena Parise
Rapporto figli-genitori
Apri domandaBuonasera Luna, Come ha anche sottolineato la Collega, ci sarebbero da indagare delle aree, come ad esempio la relazione tra lei e i suoi genitori, se sono intercorsi fatti specifici che hanno potuto portare a una riorganizzazione dei rapporti tra di voi, ecc. Oltre alle domande poste dalla Collega bisognerebbe capire se questa situazione da Lei riportata la ricorda da sempre o è più recente. In ogni caso quello che di sicuro si percepisce dal suo racconto è il profondo dispiacere che Lei prova per questa situazione. Sarà poi una Sua scelta valutare la possibilità di rivolgersi a uno specialista psicologo che la possa aiutare. A Sua disposizione per qualunque chiarimento. Dott.ssa Elena Parise Psicologa Milano...
Non voglio più cedere all'ansia
Apri domandaGentile Francesca, Posso immaginare quanto possa essere per Lei difficile ed emotivamente faticoso questo situazione che Lei riporta. La paura della paura è il circolo che fa sì che il panico arrivi, oltre al fatto che avendo localizzato l'ansia (a livello corporeo) nel tratto gastrointestinale ciò presumibilmente farà sì che lei abbia una maggiore attenzione su quelle parti del proprio corpo e magari il minimo "movimento" o cambiamento (magari anche naturale e normale) rischia di assumere per Lei "la prova provata" che l'attacco di panico arriverà. E stia certa che così arriverà. Probabilmente cercherei anche di capire la prima volta che le è venuto: che situazioni stava vivendo nella sua vita, quali pensieri ci sono e cosa Lei si dice nei momenti in cui sente salire questo stato ansioso che per Lei (mi pare di capire) è terribile. Mi sembra banale consigliarle, se ne ha la possibilità, di intraprendere un percorso per arginare il problema e non farlo aumentare, ma la scelta sta ovviamente a Lei. Se ha bisogno mi contatti, resto a sua disposizione, non si faccia problemi. I miei migliori saluti, Dott.ssa Elena Parise...
Genitori critici e senso di solitudine
Apri domandaGentile Beatrice, posso immaginare quanto ciò sia doloroso. È assolutamente comprensibile anche quanto sia difficile da accettare.: dai propri genitori ci si aspetta altro, o quantomeno di essere "visti". Da quello che scrive invece a me sembra (mi corregga se sbaglio) l'esatto opposto: critiche, insulti, prese in giro, attacchi senza motivo, ecc ecc. Chi non sarebbe in difficoltà? Vorrei tranquillizzarla sul fatto che è assolutamente normale, visti i fatti, la sua paura e il timore che gli altri possano farle del male, motivo per cui ha difficoltà a instaurare relazioni. È ammirevole il coraggio è riuscita a tirare fuori per cercare di far capire ai suoi genitori quanto tutto questo per lei sia fonte di dolore e sofferenza, probabilmente stava diventando davvero troppo faticoso da gestire. E lo è. Penso che sarebbe davvero importante per lei ritagliarsi uno spazio che sia solo suo, in cui fare esperienza di sé, del suo valore e di una relazione di fiducia in cui sentirsi, perché no, sicura. Non esiti a contattarmi per qualunque informazione. Dott.ssa Elena Parise - Milano...
Stress università
Apri domandaCara Oriana, non entrerò nel merito della "correttezza o scorrettezza" della scelta, anche se a me sembra che due anni fa abbia scelto in base a ciò che le piaceva e, personalmente, non ci trovo granché di sbagliato, sebbene io possa benissimo capire tutti i dubbi e le incertezze circa il post laurea, ma d'altronde le incertezze sono parte del percorso e le assicuro che qualunque persona che si laurea ha questa incertezza. Mi stupirei più del contrario. Piuttosto, mi sembra di capire che quello che più di tutto la sta facendo stare male (continuando a pensare di aver sbagliato e che sia tutto senza rimedi) sia una sorta di "senso di colpa" verso i suoi genitori, i quali avevano espresso in passato i loro dubbi sul futuro lavorativo e forse il pensiero del "avevano ragione loro" sta diventando difficile da gestire. Aggiungo: cosa le fa pensare che con una Laurea in Lettere non lavorerà rispetto a una Laurea in Scienze della Formazione? Cosa la sta spingendo a "fasciarsi la testa prima di rompersela"? A lei, al di là di tutto, cosa piace? Vorrei anche rassicurarla sul fatto che a 20 anni lei non è "troppo grande" per cambiare facoltà qualora (e solo qualora) decidesse di voler percorrere un'altra strada. Non è perdere tempo, ma avere il coraggio di prendere una decisione e percorrerla, consapevole di quello che ciò comporta. In più penso a quanto possano risuonare in lei alcune cose che si dice, quali: "sono depressa", "mi sto perdendo in un bicchiere d'acqua", "non ce la faccio a studiare", "sarei troppo grande", "è inconcepibile".... Pensieri di questo tipo sono molto impegnativi da gestire e di sicuro non facilitano le cose, tanto più una "soluzione" a questa difficoltà. Potrebbe esserle di aiuto rivolgersi a un professionista psicologo della sua zona per aiutarla nella riformulazione di questi pensieri e nella ricerca di alternative possibili per fare in lei chiarezza. Resto a disposizione per qualunque informazione e chiarimento. Un caro saluto, Dott.ssa E. Parise Psicologo...
Un pensiero assillante
Apri domandaBuonasera Sara, Posso capire la difficoltà che suscita l'idea di trattare di certe tematiche, soprattutto se per lei sono "chiuse e passate"; tuttavia, mi pare che lei ci stia rimuginando, cercando così di capire quale possa essere la cosa giusta da fare e questo le sta creando qualche difficoltà. Ci sarebbero delle cose da approfondire per capire meglio la questione: Cosa l'ha portata fino a ora a non parlarne con le sue figlie? Quale sarebbe la difficoltà grossa nel comunicare loro questa informazione della sua vita? Ipotizziamo anche che non si comunichi: E se un domani lo scoprissero, come ipotizzava lei? Come reagirebbero secondo lei? Non penso sia il mio compito quello di dirle quando e come fare, dal momento che lei conosce le sue figlie e i loro caratteri e sicuramente sa meglio di noi che leggiamo il suo messaggio come comunicare con loro. Qualora decidesse di comunicare questa cosa alle sue figlie, si potrebbe pensare a delle ipotesi su come fare: È mai capitato di parlare con loro di quando era una ragazza? Sono a conoscenza di aneddoti della sua infanzia? È immaginabile per lei l'idea che le proprie figlie possano sapere di vostre storie passate o no? Ovviamente non so la risposta a queste domande, mi preme darle qualche spunto per vagliare le opzioni possibili. Con la speranza di poter esserle stata di aiuto, resto a disposizione per qualunque chiarimento e informazione. Cari saluti, Dott.ssa Elena Parise - Psicologa...
Segreto Professionale
Apri domandaCara Federica, posso garantirle che TUTTI gli psicologi e psicoterapeuti (come anche altre figure professionali) hanno l'obbligo di mantenere il segreto professionale con i propri pazienti. È una questione di etica professionale: noi abbiamo un codice deontologico da seguire e rispettare per lo svolgimento della professione. Tuttavia, vi possono essere delle eccezioni: ad esempio, il caso in cui vengano riferite dal paziente situazioni che prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute e integrità psicofisica del soggetto e/o di terzi. Si immagini un paziente che comunichi al proprio psicologo l'intenzione di fare del male a se stesso o a qualcuno: a questo punto, solo se lo psicologo dovesse valutare questa minaccia come concretamente possibile e attuabile da parte del soggetto, allora dovrà necessariamente riferirlo alle autorità competenti (obbligo di referto). La messa in sicurezza del proprio paziente e di altri è, in questo caso, prioritaria. Le assicuro inoltre che un professionista non è in seduta con lei per giudicarla, ma anzi, per aiutarla in quelle che sono le difficoltà che lei gli porta e, anzi, se il tema del giudizio degli altri è importante e fonte di preoccupazione per lei, allora lavorerete insieme su questo per aiutarla a superare questa difficoltà. A partire proprio dalla relazione con il professionista che è in seduta con lei. Spero di esserle stata di aiuto e per qualsiasi chiarimento si senta libera di contattarmi. Un caro saluto, Dott.ssa Elena Parise - Psicologa...
Tristezza continua
Apri domandaCara Sara, Sicuramente deve essere stato molto difficile affrontare questa situazione che immagino possa essere stata molto dolorosa. Posso capire quella sorta di senso di sfiducia che provi nei confronti degli altri a seguito di quanto racconti, tuttavia, non permettere che ciò precluda la possibilità di nuove amicizie e nuovi amori: non tutte le volte va così e non tutte le persone che incontriamo sono così. Per fortuna. Inoltre, i giudizi che ti dai ("fallita", "inutile", "uno schifo") di certo non ti aiutano e, come tutti i giudizi, non fanno altro che convincerci ancora di più di essere proprio così. Non è vero. Sei anche altro. Sei anche una ragazza giovane che nonostante una brutta esperienza non ha mollato: stai comunque finendo la scuola e quest'anno ti diplomerai. Non mi sembra proprio da "fallita". Ci hai messo di più, è vero, ma hai fatto fronte a quello che tu definisci "crollo emotivo", e comunque hai tenuto duro e ora sei qui. Infine, discutere può portare anche a rinforzare un rapporto, non deve essere visto solo come un momento di crisi o rottura: aiuta a conoscere l'altro e a farci conoscere, impari cosa a lui non piace e cosa a te non piace. È un momento di evoluzione in un rapporto, non di chiusura. <<Ci sarà sempre un'altra opportunità, un'altra amicizia, un altro amore, una nuova forza.>> (Il Piccolo Principe) Per qualunque cosa resto a disposizione, non farti problemi a contattarmi. Un caro saluto, Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Non riesco a controllare la mia rabbia e l'ansia
Apri domandaBuonasera Giulia, Purtroppo a volte il tempo ci aiuta, e altre volte invece ci è nemico, ma mi sembra importante che oggi Lei sia pronta a chiedere aiuto. I cicli del panico purtroppo fanno sì che, dopo il primo attacco di panico, i successivi si inneschino più per la paura della paura (ossia la paura di un nuovo attacco di panico). Ciò può portare all'evitamento di zone o persone a cui si lega l'aver avuto un attacco di panico, oltre a una maggiore attenzione sul corpo e sulle sue sensazioni fisiche, leggendole come un chiaro segno dell'arrivo di un nuovo attacco. Ciò non fa che alimentare il tutto. In più lei riporta una difficoltà nel gestire le sue emozioni, tanto da disperarsi anche a seguito di un confronto con qualcuno. Che cosa pensa in quei momenti? Sicuramente così non è facile e il fatto che chieda cosa può fare mi sembra un punto da cui partire per cercare in Lei la motivazione a rivolgersi a uno specialista psicologo per affrontare questa situazione, non più da sola, ma con l'aiuto di un esperto in materia. Non esiti a contattarmi per qualunque chiarimento. Un caro saluto, Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Attacchi d ansia e panico
Apri domandaSalve Chiara, mi sembra di capire che, sebbene si definisca "da sempre ansiosa", a oggi manifesta questi attacchi di panico che non riesce a gestire e posso ben capire l'urgenza che sta portando. Relativamente ai farmaci: magari non è piacevole prenderli, ma a volte sono di aiuto. Pensi a quante volte ci rivolgiamo a un medico per problematiche fisiche e il tutto ci passa con l'aiuto di un farmaco. Cosa le fa dire un netto no ai farmaci? In ogni caso, sarà eventualmente lo specialista a cui si rivolgerà ad approfondire la questione anche a seconda di come procede il vostro percorso, vagliando insieme a Lei la possibilità - se necessario - di rivolgersi a chi può prescrivere i farmaci (psicologi e psicologi psicoterapeuti non possono farlo, psichiatri e medici sì). Tenga conto che ci sarebbero degli aspetti da approfondire e da condividere per capire meglio questa tematica degli attacchi di panico. Racconta che sono comparsi da un mese: è successo qualcosa circa un mese fa? Il primo quando si è verificato? Dove era? Sono molti gli aspetti, oltre al fatto che c'è tutta una tematica corporea che Lei riporta e che sarebbe importante indagare. Penso che rivolgersi a uno specialista possa aiutarla a gestire meglio l'ansia e ciò a cui è legata, imparando a farvi fronte nel quotidiano. Non esiti a contattarmi se avesse bisogno di maggiori informazioni e chiarimenti. Un caro saluto, Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Senso di colpa
Apri domandaCara Valeria, penso che un lutto in famiglia porti sempre con sé degli strascichi e a volte possono anche venire a galla questioni passate con tutta una nuova forza ed energia. Detto ciò, però, mi chiedo come le cose si siano evolute tra suo padre e suo nonno, se con lei era un bravo nonno, se anche con Lei c'era un rapporto difficile, se questo "rancore" veniva protratto anche durante la sua malattia da suo padre o se portava avanti lei questa sorta di "battaglia", scegliendo di non esserci durante la sua malattia. Non la definirei colpa, ma assumersi la responsabilità delle proprie scelte. In che modo sarebbe l'artefice della sua morte? È come se Lei ritenesse (mi corregga se sbaglio) che aver pensato di "desiderare la sua morte" abbia poi provocato concretamente la sua scomparsa. Inoltre afferma che si sta "punendo", come in una sorta di espiazione delle proprie colpe e riconducendo qualunque cosa spiacevole della vita quotidiana a una sorta di segno inconfutabile di una colpa, di quella presunta "colpa". È come se pensare a una cosa diventasse fare qualcosa, come una sorta di fusione tra pensiero e azione. Ci pensi un attimo: tutto ciò a cui pensa diventa poi reale? I pensieri sono solo pensieri, non li confonda con l'azione reale. L'aver pensato a una cosa, non fa sì che quella poi si realizzi. Resto a disposizione in caso di bisogno. Un caro saluto, Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Quando entro in acqua entro nel panico
Apri domandaBuonasera Melany, immagino come il consiglio di praticare nuoto per via del trauma osseo possa averla fatta sentire in ansia e preoccupata. Dal momento che mi sembra anche motivata a superare questa paura potrebbe rivolgersi a uno specialista psicologo per affrontare la tematica legata all'ansia e alle paure che sono presenti, oltre a indagare insieme i pensieri presenti e che si susseguono nel momento in cui "l'acqua arriva al livello del torace". Può darsi che poi, una volta intrapreso questo percorso Lei se la senta di rivolgersi a un centro o a una piscina per approcciarsi in maniera graduale con l'acqua, in ottica sia del consiglio che le è stato dato circa il trauma osseo post incidente, sia come superamento di quella paura dell'acqua, presente da quando era bambina. Resto a disposizione per qualunque chiarimento, si senta libera di contattarmi, Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Cosa mi sta succedendo?
Apri domandaBuonasera Michele, Sicuramente, come sottolineano le colleghe, elaborare un lutto di una persona vicina richiede tempo e non è un processo sempre facile. Si potrebbe ipotizzare, ma solo Lei può confermarlo, che a seguito di questa perdita ha iniziato a esperire una sintomatologia ansiosa che le si manifesta, da quanto riferisce, a livello fisico e corporeo (respiro corto, agitazione), oltre a una componente cognitiva, ossia la paura di avere un infarto. Dal momento che è consapevole che ciò possa minare il suo benessere e la sua quotidianità, le consiglierei di rivolgersi quanto prima a uno specialista psicologo per essere accompagnato nell'elaborazione di questo lutto e per risolvere, imparando a gestirla, la sintomatologia ansiosa. Resto a disposizione per qualunque chiarimento, si senta libero di contattarmi. Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Relazione figlio padre
Apri domandaBuonasera Mariangela, è una situazione che richiede la giusta attenzione e ritengo sia importante attivarsi nel bene di tutti, il bambino in primis. Potrebbe rivolgersi a uno Psicologo della sua zona specializzato in Età Evolutiva, che prima di decidere eventualmente di iniziare a vedere il bambino avrà bisogno di indagare e approfondire diverse aree con Lei, e con il suo ex marito se fosse possibile, in modo da comprendere meglio la situazione nella sua globalità e cosa è stato fatto fino ad ora per gestirla. Il lavoro con i genitori sulla genitorialità per noi Psicologi dell'Età Evolutiva è molto importante e non può prescindere dall'eventuale lavoro con il bambino, che spesso arriva in un secondo momento. Resto a disposizione per qualunque chiarimento, si senta libera di contattarmi. Dott.ssa E. Parise...
Crescita
Apri domandaBuonasera L, come sottolinea la collega, a 19 anni il bisogno di autonomia e indipendenza è assolutamente comprensibile e legittimo. Relativamente alle citazioni di Jung: essendo di un approccio differente io non penso si tratti di mancanze, quanto piuttosto relativo all'autostima, al senso di autoefficacia e a convinzioni dette disfunzionali o irrazionali, che in una sorta di circolo vizioso non le permettono di pensare in maniera alternativa su di sé e su ciò che le succede. Oltre al fatto che questi pensieri provocheranno sicuramente in Lei delle emozioni non sempre piacevoli. Mi sembra comunque positivo sia che abbia scritto qui chiedendo aiuto, sia che sia riuscito a instaurare una comunicazione a riguardo con sua madre. Potrebbe informarsi sui servizi e sui professionisti della sua zona, al fine di indagare meglio il tutto. Resto a disposizione, Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Problemi universitari
Apri domandaBuonasera Chiara, Sicuramente ha un lutto importante alle spalle ed è stata brava a "rimettersi sotto". Ci sarebbero delle aree da indagare: Che cosa la blocca di questo esame? Ha già provato a darlo? Sicuramente a tutto ciò si aggiungono questi giudizi negativi su di sé (ad es., "stupida") che suonano come sentenze irrevocabili e che di sicuro non hanno nessun vantaggio. Anzi. Perché dovrebbe esserlo? Ha affrontato un evento molto duro, soprattutto emotivamente, a cui nessun figlio è abituato a fargli fronte. Non mi sembra da "stupidi". Ha pensato di lavorare un po' su di sé con uno specialista psicologo della sua zona? Potrebbe esserle davvero di aiuto. Resto a disposizione, si senta libera di contattarmi per qualunque informazione o chiarimento. Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Dermatillomania
Apri domandaBuonasera Raffaele, Difficile dirgli come smettere se non si comprende perfettamente il tutto. Le domande sarebbero molte e di certo non possono esaurirsi qui: Quando è iniziato tutto ciò? Ha mai fatto caso se capita sempre o in particolari situazioni? Ha fatto dei controlli medici dermatologici o allergici? Resto a disposizione, si senta libero di contattarmi per qualunque chiarimento. Dott.ssa E. Parise...
Ansia da esami
Apri domandaCara Riri, Mi colpisce molto quando scrive di aver messo giù e cancellato più volte questo messaggio per cercare di spiegarsi "al meglio". Non penso ci sia un meglio: a me personalmente sembra molto comprensibile. Come comprensibile trovo l'ansia che lei ha. In un punto poi lei specifica che ha dato alcuni esami in questa sessione ma che li ha rifiutati: Come mai? In che modo rifiutare un esame/voto secondo lei contribuisce alla sintomatologia ansiosa che riporta? Ci sono delle aree che andrebbero approfondite e vorrei comprendere meglio. I sintomi di cui parla (sensazione di non respirare, qualcosa tra gola e petto, groppo in gola, voglia di piangere ecc...) sono alcune manifestazioni fisiche e corporee dell'ansia, la quale è un'emozione importantissima che non possiamo eliminare ma piuttosto imparare a gestire senza che prenda il sopravvento. Quindi giudicarla "una cosa stupida" non le è di alcun aiuto. Anzi. Aumenta solo il carico ansioso. Ha pensato all'ipotesi di rivolgersi a uno specialista psicologo della sua zona in modo da intervenire quanto prima? Resto a disposizione per qualunque dubbio o chiarimento, si senta libera di contattarmi senza alcun problema. Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Estremo disequilibrio
Apri domandaBuongiorno Miriana, Innanzitutto mi sembra un'ottima cosa il riconoscere di aver bisogno di un aiuto di un professionista, partirei sicuramente da questo. Credo fortemente che nascondere le proprie ansie, le proprie preoccupazioni, le proprie paure a favore di un carattere apparentemente forte sia a volte controproducente. Se io ho paura o sono in ansia per qualcosa, il far finta di non esserlo permetterà solo di aumentarle e farle diventare più grandi e più inaffrontabili. Quindi, è bene metterci mano. Ci sono delle aree che meriterebbero più tempo e un approfondimento: l'estremo disequilibrio a cui accenna, l'armonia ricercata all'esterno, la diffidenza per valide ragioni. Come già detto all'inizio di questa mia risposta, penso sia molto importante il fatto che riconosca di aver bisogno di un aiuto esterno. Se quindi pensa che rivolgersi a un professionista della sua zona o di questo portale possa esserle di aiuto, lo faccia. Per se stessa. Resto a disposizione, si senta libera di contattarmi per qualunque chiarimento. Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Problematiche varie
Apri domandaCara Marika, Posso solo immaginare quanto sia doloroso per lei quello che sta vivendo. È veramente una situazione comprensibilmente difficile per lei. Dal momento che afferma consapevolmente di aver intrapreso una strada che la conduce ad avere comportamenti bulimici (pericolosi per il proprio fisico e non solo), ha pensato di prendere in mano la situazione e a rivolgersi a qualcuno della sua zona, privatamente o nel pubblico? Penso davvero che le sarebbe di grande aiuto in questo momento. A disposizione per qualunque chiarimento, Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
L' ansia mi soffoca
Apri domandaCara Sharon, a volte si ha proprio bisogno di parlare con un esperto che possa capire che non siano "paranoie", ma manifestazioni ansiose dovute a preoccupazioni, paure, timori e, appunto ansia. Tuttavia l'ansia è un'emozione importante che non è possibile eliminare: ciò che si può fare è imparare a gestirla senza che questa prenda il sopravvento. In particolare, per quanto riguarda gli attacchi di panico spesso essi nascono per "la paura della paura", ossia la paura che un attacco di panico possa arrivare, facendo in modo che la nostra concentrazione e attenzione si focalizzi su qualunque possibile segno (anche fisiologico) premonitore di un attacco di panico. E ciò, stia certa, non fa altro che provocare proprio ciò che non si vorrebbe. Sicuramente, se ci fa caso, l'ansia inizia a salire in concomitanza a del pensieri, valutazioni, frasi che lei fa e/o si dice, che portano solo a un'escalation della sintomatologia. Ha pensato di rivolgersi a uno specialista psicologo della sua zona o in videoconsulenza tramite questo portale in modo da intervenire quanto prima? Resto a disposizione, si senta libera di contattarmi per qualunque altro chiarimento o informazione. Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Asperger o Borderline?
Apri domandaCaro Marco, penso sia molto difficile risponderle da queste righe, ma in generale sono due disturbi presenti nel DSM (il Manuale Diagnostico di riferimento per i disturbi psicopatologici) diversi tra loro: funzionamenti diversi, livelli diversi di strutturazione, manifestazioni diverse, e così via. Non so chi e dove le abbiano diagnosticato ciò e in che modo le sia stata comunicato il tutto, tuttavia, se posso permettermi, non faccia in modo che "un'etichetta" diventi il suo biglietto da visita. Lei non è il disturbo. Marco non è caratterizzato da sintomi che fanno capo a dei quadri sintomatologici. Marco è anche e soprattutto altro. Mi piacerebbe però capire se a seguito di queste comunicazioni le è stato anche proposto o suggerito di intraprendere un percorso personale con un professionista al fine di lavorare su alcuni di questi elementi o se invece no. Ad esempio, cosa significa per lei "non riesco a relazionarmi con gli altri"? Cosa succede? Che cosa si attiva nel momento dell'incontro con l'altro? O più banalmente: Cosa pensa delle relazioni con gli altri? Ovviamente sarebbero da indagare altri fattori e altre aree e di certo non baserei il percorso solo su un'altra diagnosi, indipendentemente dalla correttezza o meno. Di certo non posso saperlo. Penso che dipenda anche molto dal metodo di lavoro dei singoli professionisti, ognuno di noi ha un approccio, una metodologia, uno stile e un modo di lavorare. Non si tratta di lavorare bene o male o altro, semplicemente abbiamo delle specificità. Resto a disposizione, si senta libero di contattarmi per qualunque chiarimento o informazione. Dott.ssa E. Parise...
Diagnosi di un tumore e depressione
Apri domandaCara Anna, immagino come possa essere stato difficile tutto ciò e posso immaginare come una diagnosi di questo tipo possa sconvolgere la vita. Mi sembra molto importante l'ultimo punto, ossia "ho bisogno di una mano perché da sola non ce la faccio". È arrivata a raccogliere le forze per scrivere in questo portale dove ha potuto "allungare la mano" a diversi professionisti che possono leggere il suo messaggio e allungare a loro volta la mano per raggiungere la tua. Può cercare un professionista nella sua zona o su questo portale, essendoci la possibilità di fare videoconsulenze. Resto a disposizione, si senta libera di contattarmi per qualunque chiarimento o se interessata ad approfondire. La mia mano è tesa. Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Attacchi di panico
Apri domandaCara Luigia, penso sia importante fare un po' di chiarezza, viste le preoccupazioni che racconti. Da dove nasce l'idea o la credenza che tutti gli psicofarmaci "stonino"? Il farmaco può essere di aiuto in molti casi, come ad esempio, per regolare attivazioni o, al contrario, deflessioni dell'umore. Quindi rispondendo alla sua domanda: gli ansiolitici/antidepressivi possono essere di aiuto, ma non sempre sono necessari e non sempre come unica soluzione a una difficoltà. Di sicuro è importante però rivolgersi a uno specialista psicologo per intervenire quanto prima, sarà poi il professionista a valutare la possibilità farmacologica, ma sempre e comunque trattando prima con lei la suddetta ipotesi. Relativamente all'altra domanda: l'ansia non è da "combattere", è un'emozione fondamentale e importantissima come le altre emozioni, e non può e non deve essere eliminata perché ha delle funzioni importanti per noi e per la nostra sopravvivenza. Quello che si può fare attraverso un percorso psicologico è imparare a gestirla, padroneggiarla, fronteggiarla e accettarla. Ha già valutato l'ipotesi di rivolgersi a uno psicologo della sua zona o di questo portale? Resto a disposizione, mi contatti pure per qualunque chiarimento o informazione. Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Immobile
Apri domandaCara Aurora, spesso raggiungere dei traguardi e degli obiettivi per i quali si sono investite energie, sforzi, gioie e difficoltà può portare ad avere dell'ansia circa il "dopo" ("E ora che faccio?", "E se non è servito a nulla?", "E se ho studiato tanto e poi non ce la faccio a fare ciò per cui ho studiato?"......). Sono dubbi, pensieri e preoccupazioni che possono arrivare alla nostra mente, ma, appunto, son solo pensieri. Perché questi dubbi arrivano proprio ora? Ci son stati altri eventi oltre all'avvicinarsi del traguardo? Mi colpisce come lei ora, più o meno all'improvviso, si senta "non all'altezza" e di "non avere abbastanza tra le mani". A cosa si riferisce nello specifico? Inoltre mi chiedo da una parte perché non dovrebbe avere più fiducia nelle sue capacità e dall'altra come mai non riesce ad aprirsi con chi ha affianco. Qui mi pare che in fin dei conti sia riuscita ad aprirsi e a trasmettere tutta la sua difficoltà del momento. Una risposta qui può aprire un piccolo spiraglio, ma non basta. Penso che, se davvero vuole andare a fondo e capire cosa sta succedendo, sarebbe importante che lei provi a contattare un professionista della sua zona o online, tramite questo portale. Io resto a disposizione, mi contatti pure per qualunque chiarimento. Dott.ssa E. Parise...
Ansia e autostima sottoterra!
Apri domandaBuongiorno Antonella, Sicuramente il metodo di studio in università è molto diverso da quello messo in pratica nelle scuole dell'obbligo: ci si autogestisce, nessuno ci dice quando e per quando studiare, la mole di lavoro è diversa e le tempistiche tra lezioni ed esami sono intervallate. Non so a che anno di università sia, ma penso sia comprensibile una certa difficoltà soprattutto all'inizio. Quale sarebbe un risultato accettabile o desiderato? Ritengo tuttavia che dirsi o pensare di non farcela e di non essere all'altezza non può far altro che aumentarle ancora di più l'ansia, entrando in un circolo vizioso che diventa sempre più ingestibile da sola. Potrebbe rivolgersi a uno specialista psicologo, anche tramite questo portale in modo da intervenire quanto prima e imparare non solo a capire cosa la porta all'aumento dell'ansia (capendo così anche come funziona lei stessa in stesse circostanze), ma anche tecniche per imparare a gestirla in modo più funzionale senza che prenda il sopravvento. Resto a disposizione, si senta libera di contattarmi se vuole approfondire il tutto o per qualunque chiarimento. Dott.ssa E. Parise - Psicologa...
Problemi con la rabbia
Apri domandaCara Rosita, Dalle sue parole arriva chiara la sofferenza che prova e la difficoltà di gestire tutto questo. Mi colpisce molto quando spiega che provare rabbia per lei significa "attaccare" e "quindi essere una persona cattiva". Attaccare (come fuggire, o arrendersi ecc) è un meccanismo di difesa appartenente a una zona precisa del nostro cervello, che si attiva in nostra difesa in maniera automatica per proteggerci da qualcosa che ci può far male e che ci fa paura. Ecco io sento anche paura dalle sue parole e mi chiedo se a volte questa rabbia "incontrollabile" non sia quel sistema di attacco (di cui ho accennato) che attua per proteggersi dal soffrire, quando ha paura, quando non sa quale altra strategia potrebbe mettere in pratica. Si rivolga a un professionista (anche online tramite questo portale) che possa aiutarla innanzitutto a capire come funziona lei in certe situazioni, cosa pensa quando poi si arrabbia, cosa mantiene il circolo vizioso, e così via. Sono a sua disposizione, mi contatti per qualunque chiarimento o se vuole approfondire il tutto. Dott.ssa E. Parise - Psicologa...