Valeria domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 03/02/2016

Catania

Senso di colpa

Salve, sono una ragazza di 21 anni. Scrivo qui perché da 3 anni mi sento in colpa per la morte di mio nonno. Non aveva un buon rapporto con mio padre, litigavano sempre...vederli litigare mi ha portata quasi ad odiarlo e a desiderare la sua morte. Quando mio nonno si è ammalato, sono andata solo una volta a trovarlo in ospedale, rifiutavo di vederlo, perché non riuscivo a perdonarlo per ciò che aveva detto a mio padre. Quando mio nonno è venuto a mancare, ho provato un grandissimo senso di colpa, mi sono sentita l'artefice di tutto...Da allora ho iniziato a "punirmi" allontanando tutti da me, chiudendomi sempre più in me stessa, dicendomi di non meritare la felicità o persone accanto a me. Scrivo qui, perché non riesco a parlarne direttamente con qualcuno...in 3 anni sono riuscita a parlarne solo con una persona fidata. Sono confusa, continuo a credere che le esperienze negative che mi succedono (anche quelle banali) siano come "segnali" della punizione che devo subire per aver desiderato la morte di mio nonno.

  3 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Cinzia Marzero Inserita il 04/02/2016 - 19:40

Cara Valeria, si è creato un circolo vizioso da cui è difficile uscirne da soli. Tuo nonno e tua papà, da come scrivi, non avevano un bel rapporto. Tu probabilmente hai visto tuo papà star male e per questo motivo ti sei allontanata da tuo nonno. Poi lui si è ammalato ed è mancato e tu hai iniziato a flagellarti con vari sensi di colpa. Ma che colpa hai tu veramente in tutto questo? penso nessuna. Non sei stata tu a farlo ammalare, nè tanto meno a farlo morire. Il consiglio che ti do è farti aiutare da qualche professionista della tua zona che ti aiuti a liberarti da questo demone interiore che ti sta mangiando viva. Non perdere altro tempo e inizia un percorso che ti aiuti a ritrovare la serenità.

Dott.ssa Cinzia Marzero psicoterapeuta
Moncalieri e Villastellone (To)

Dott.ssa Elena Parise Inserita il 04/02/2016 - 11:11

Cara Valeria,
penso che un lutto in famiglia porti sempre con sé degli strascichi e a volte possono anche venire a galla questioni passate con tutta una nuova forza ed energia.
Detto ciò, però, mi chiedo come le cose si siano evolute tra suo padre e suo nonno, se con lei era un bravo nonno, se anche con Lei c'era un rapporto difficile, se questo "rancore" veniva protratto anche durante la sua malattia da suo padre o se portava avanti lei questa sorta di "battaglia", scegliendo di non esserci durante la sua malattia. Non la definirei colpa, ma assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
In che modo sarebbe l'artefice della sua morte? È come se Lei ritenesse (mi corregga se sbaglio) che aver pensato di "desiderare la sua morte" abbia poi provocato concretamente la sua scomparsa. Inoltre afferma che si sta "punendo", come in una sorta di espiazione delle proprie colpe e riconducendo qualunque cosa spiacevole della vita quotidiana a una sorta di segno inconfutabile di una colpa, di quella presunta "colpa". È come se pensare a una cosa diventasse fare qualcosa, come una sorta di fusione tra pensiero e azione. Ci pensi un attimo: tutto ciò a cui pensa diventa poi reale? I pensieri sono solo pensieri, non li confonda con l'azione reale. L'aver pensato a una cosa, non fa sì che quella poi si realizzi.

Resto a disposizione in caso di bisogno.

Un caro saluto,
Dott.ssa E. Parise - Psicologa

Dott.ssa Christina Marchetto Inserita il 03/02/2016 - 22:25

Gentile Valeria, penso che lei stia attraversando un periodo difficile, anche dopo la morte di suo nonno. Credo che lei debba affrontare un percorso per aiutarla a elaborare questo lutto e le modalità con le quali é avvenuto.
Le suggerisco di intraprendere un percorso per andare a fondo di questa storia e comprendere meglio come perdonarsi le mancanze passate per poter affrontare il futuro.
A disposizione, anche in video consulenza
Dott.ssa Marchetto Christina
Www.christinamarchetto.it