articoli di psicologia della Dott.ssa Ilaria La Manna

risposte dello specialista Ilaria La Manna

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Non riesco a socializzare

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Gentile Chiara, online non è possibile fare una diagnosi, ma possiamo cercare di capire cosa le sta succedendo. Dice che da due anni avverte questa forte ansia nei confronti degli altri, è successo qualcosa? Riesce ad individuare un evento che possa aver scatenato tutto questo? Prima invece aveva amicizie/conoscenze con cu interagiva o è sempre stata una persona timida e in imbarazzo? L'ansia sociale, quel tipo particolare di ansia che si scatena nel rapportarsi con gli altri o qundo si devono fare delle cose mentre gli altri ci guardano, scatena forti reazioni sia fisiche che emotive e, come dice lei, si sta davvero molto male. Questo tipo di ansia è dovuta alla paura di venire giudicati negativamente dagli altri, dal fatto di apparire agli occhi degli altri come persone ansiose, impacciate, deboli e quindi di sentirsi inadeguate e mai all'altezza. E' questo che le capita Chiara? Cos'è che teme quando deve rapportarsi con qualcuno?...

Sono troppo introverso

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Gentile Marco, pensi davvero di non avere niente da dire? Ti dico questo perché spesso la timidezza non permette di essere forse magari così socievoli e immediati nel rispondere rispetto ad altre persone più estroverse, ma questo non vuol dire che le persone timide non abbiano niente da dire, è solo che hanno bisogno di più tempo per prendere confidenza, fidarsi e aprirsi all'altro e Poi quando ci riescono, con il loro tempo, si scopre che hanno un mondo enorme dentro di sè . Inoltre le persone timide tendenzialmente non amano uscire e stare in mezzo a tanta gente che conoscono poco, quindi intanto potresti iniziare ad uscire o scambiare due parole con una persona alla volta, magari quella che vedi più simile a te, che ti "ispira" di più, non devi fare grandi discorsi, basta anche una semplice frase "rompi-ghiaccio" sul tempo, sulla scuola, ... perché non provarci? Cosa ne pensi? Un caro saluto...

Disturbo dell' attenzione e della concetrazione

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Gentile Daniele, fa risalire questa mancanza di concentrazione a circa un anno fa, è successo qualcosa un anno fa? Le chiedo questo perché potrebbe aiutarla a identificare meglio cosa possa aver influenzato il suo rendimento universitario. Inoltre una cosa che lei sottolinea e che ritengo non vada sottovalutata sia il fatto di come lei, a causa di questa situazione, valuti se stesso come un "fallito" e già questo non la mette certo nelle migliori condizioni per apprendere. Sembra attribuisca a se stesso delle colpe, l'aiuto di un professionista psicologo psicoterapeuta potrebbe esserle utile per capire questo "blocco" che ha nello studio perché ci sarà senz'altro un motivo, ma da qui a pensare che allora non è di aiuto a nessuno ... come vede sono pensieri che non le fanno bene e poi separerei il rendimento universitario e/o lavorativo di una persona dal suo valore come persona. Un cordiale saluto...

Paura di una nuova gravidanza dopo aborto

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Gentile Carmen, è assolutamente comprensibile ed umana la sua paura. Ha avuto un'esperienza dolorosa e in modo così traumatico, come lei ben descrive. Dice bene, per proseguire in questo cammino, oltre l'aspetto meramente fisico, è molto importante anche quello psicologico, di come la futura mamma si appresta a vivere ed accogliere una nuova vita e in questo momento compresibilmente lei non riesce ad essere serena come vorrebbe. Parla del mese prossimo per un altro tentativo, credo che il tempo (in "termini psicologici") forse non è sufficiente per poter elaborare questa esperienza, questo non vuol dire che dobbiate aspettare, ma eventualmente prenderei in considerazione l'eventualità di farsi supportare da un professionista di persona in modo che la possa aiutare ad elaborare il vissuto dell'aborto e ad affrontare questi stati emotivi che non le permettono di vivere con la giusta serenità quello che dovrebbe essere un momento bello e importante per ogni genitore. Le faccio i miei migliori auguri. Un cordiale saluto...

Amore non corrisposto

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Gentile Matteo, il "mal d'amore" non è mai scontato e quello che stai provando lo dimostra. Credo che sia normale quando si conosce una persona che ci piace e con cui si inizia a parlare, a creare un legame, che uno pensi di poter essere ricambiato, forse soprattutto nel tuo caso che sei una persona introversa e che quindi fai fatica ad esprimere quello che senti .. quando trovi qualcuno con cui ti trovi bene ti puoi innamorare. Immagino come ti possa essere sentito quando ti ha detto quella frase, il mondo ti è cascato addosso, stavi investendo un sentimento importante e profondo e hai capito che lei ti parla di un altro ragazzo e anzi forse "rimpiangendo" che non fossi tu. Detto questo però Matteo, non conosciamo bene la sua situazione sentimentale e il fatto che ti abbia detto così non vuol dire necessariamente che allora ti "esclude", è come se invece tu fossi già giunto a questa conclusione precludendoti altre possibilità, è normale allora che tu ti senta così male, svuotato. Intanto non "buttare via" questa amicizia che c'è tra voi, coltivala, ma anche lasciale spazio, tempo e modo anche per lei di "accusare" il colpo per la sua situazione e poi vedrai come proseguire e ... perchè no? Quando te la senti potresti provare ad esprimerle quello che provi nei suoi confronti. Cosa ne pensi? Un caro saluto...

Autostima e carattere personale

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Gentile Valeria, Ti descrivi come una persona che è sempre stata molto timida, ma grazie a questo nuovo lavoro sembra di capire che sei riuscita ad aprirti un pò di più, ad essere forse più socievole e credo che questo sia già importante e anche tu ti meravigli di te stessa, scoprendoti una persona che nonostante la sua timidezza è riuscita pur tuttavia a stare ed interagire con gli altri, come forse non credevi di poter fare. Come mai dici di non sentirti ancora te stessa del tutto? Vorresti essere più estroversa, sentirti più sicura di te, "annullare" (passami il termine) del tutto la tua timidezza o, come dici tu, "far uscire il tuo carattere nel modo più veloce"? Ricordati che la timidezza, finché non interferisce con lo svolgimento delle proprie attività, non è una malattia o qualcosa di cui fare a meno, ma anzi credo possa rappresentare un valore aggiunto, una qualità (e non un difetto) e ritengo che questo lavoro ti abbia permesso di scoprire aspetti di te che forse credevi di non avere e che la tua timidezza non ha certo nascosto. Probabilmente rispetto ad altre persone che magari all'apparenza sembrano entrare subito in confidenza con chi incontrano per la prima volta, tu forse hai bisogno di un po' più di tempo, ma che male c'è? Hai già dimostrato di essere una persona socievole e che sa stare in mezzo alla gente , non c'è una regola per essere "più socievoli" anche perché molto dipende da chi abbiamo di fronte e magari con alcune persone ti verrà naturale esprimere di più il tuo entusiasmo, con altre meno. Un caro saluto...

Rancore

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Gentile Matteo, La rabbia e il rancore che provi più che verso la ragazza e le sue amiche sembrano più rivolti verso te stesso per non essere riuscito a reagire o comunque forse a mettere in chiaro le cose per capire questa situazione che si è protratta per un po' di tempo e che poi alla fine ti ha lasciato l'amaro in bocca e di cui ancora soffri molto, ti sei sentito preso in giro, non apprezzato, quasi facendotene una colpa della tua timidezza, nonostante siano passati due anni e In effetti il tempo non è poco, ma sembra che tu non riesca ad accettare quanto avvenuto. Purtroppo nè io nè te sappiamo il perché di questo atteggiamento della ragazza, ma credo che quello che più conta non sia entrare nella sua testa, quanto piuttosto cercare di capire quello che puoi fare tu. Intanto una cosa sarebbe quella di allentare, lasciar scorrere pian piano questa rabbia e rancore che hai dentro perché è proprio mantenendo vivi questi sentimenti che non riesci a lasciarti alle spalle quello che è stato, è come se facendo ciò volessi espiare, punirti per non essere riuscito a reagire, ma è un'ipotesi naturalmente. In quest'ottica quindi credo che ti sarebbe di grande aiuto "lasciar andare" questa rabbia, accettando (dolorosamente) che le cose siano andate così, in tal modo potrai sentirti più sereno e quindi anche più aperto a nuove conoscenze. Un caro saluto...

Problema nel relazionarsi

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Gentile Flora, quello che ti capita è assolutamente normale. Sembra paradossale, come tu stessa dici, più ti piace questa persona e più metti in atto comportamenti che più che avvicinarti ti allontanano, è come se volessi ritirarti, non farti notare. Ma sai perchè ti succede? Proprio perchè lui ti piace e questo scatena forti emozioni e anche reazioni fisiche come ad esempio tremore alle mani, sudorazione, rossore in viso o incapacità di reggere lo sguardo e sentendosi così è normale e comprensibile che uno vorrebbe "scomparire" per non farsi vedere così agitata. Quando qualcuno ci piace si vorrebbe apparire al meglio, sembrare sicuri di sè e all'altezza della situazione, ma le emozioni, quello che sentiamo e proviamo verso l'altro ci fa agitare e, come si dice, ci fa sentire "le farfalle nello stomaco". Allora che fare? Intanto accettare queste sensazioni ed emozioni, ti dicono del tuo interesse verso questa persona e questo è molto importante e anche bello, ma più che ritirarti ed isolarti (rischiando che lui effettivamente non ti noti) prova magari a fare piccoli passi verso di lui, gesti piccoli ad esempio un saluto se hai la possibilità di incrociarlo oppure alzarti quando lui fa una pausa caffè, naturalmente sono degli esempi poi devi valutare tu le occasioni più "neutrali" in cui ti senti di poter instaurare un contatto, anche piccolo ma che almeno rappresenti un'apertura, come una porta che si schiude pian piano, delicatamente, ma che si apre, così avrai anche modo di vedere come lui reagisce e anche dalle sue reazioni poi potrai valutare come proseguire. Un caro saluto...

Problemi relazionali con i ragazzi

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Gentile Laura, è probabile che l'esperienza passata che ci descrive abbia acuito il suo modo di viversi più intimo e riservato. In quell'occasione non si è sentita apprezzata e accolta , ma anzi è stata presa in giro e ne ha sofferto. Tuttavia è passato del tempo dalle scuole medie e probabilmente il suo aspetto fisico è cambiato, forse si cura di più, ma la difficoltà resta. Con le amicizie femminili non ha problemi, solo con i maschi. Vorrebbe qualche amico maschio, tuttavia mi chiedevo se intanto avesse provato a parlare con qualche ragazzo , non è necessario fare grandi discorsi, ma giusto uno scambio "rompi-ghiaccio" proprio per stabilire un contatto, aprire un canale oppure rispondere lei a qualche domanda che le viene rivolta. Come vede la cosa? Ha difficoltà in questo? L'imbarazzo del primo impatto è normale, bisognerebbe poi capire se invece questo imbarazzo diventa un proprio e vero ostacolo all'interazione con l'altro. In quest'ultimo caso potrebbe tornarle utile un percorso psicologico che l'aiuti ad acquisire abilità sociali per entrare in relazione con le persone, senza sentirsi così bloccata, ma imparando invece e a trarre piacere da una conversazione. Un caro saluto...

Timidezza

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Cara Cristina, probabilmente questo dubbio ti viene quando inizi a pensare a questo tuo "difetto", mi spiego quando magari parlando del più e del meno con qualcuno per un attimo ti "distrai" e cominci a prestare attenzione al tuo modo di parlare e come questo potrà essere visto e valutato dagli altri "ecco si sarà sicuramente accorto/a a come parlo, ... chissà cosa penserà,.." e via di seguito e questo inevitabilmente influisce sui tuoi rapporti interpersonali. Credo che sia importante che tu possa iniziare ad accettare la tua pronuncia così com'è e a non vederla come un difetto perchè proprio nel momento in cui lo fai trasmetti anche agli altri la stessa impressione. Cosa ne pensi? Ti invio un caro saluto...

Problema con un ragazzo

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Gentile Emma, si sente proprio che ti piace questo ragazzo e se davvero ci tieni lasciagli del tempo per poter "acclimatarsi" a questa nuova emozione che penso vi abbia travolto entrambi. Come dici tu stessa, si tratta di un ragazzo timido e proprio per questo ha bisogno di fare un passo alla volta, pian piano, mentre tu (giustamente) vorresti forse un po' più di partecipazione e di iniziativa da parte sua. Quello che mi sento di dirti è di non essere così drastica "è meglio che lo lascio", piuttosto cerca, come stai facendo ora, di andargli incontro tu, ma delicatamente e senza "forzarlo" troppo. Dovrai armarti di tanta pazienza, ma vedrai che poi lui un poco alla volta si aprirà sempre un po' di più perchè ti conoscerà meglio e anche lui probabilmente si sentirà di fidarsi di te e di poter vivere al meglio questo sentimento insieme. Un caro saluto...

Sveglia notturna e vomito

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Buongiorno Marika, mi colpiva quello che dice all'inizio "sensibile ma molto forte", cosa intende? Non che i due aspetti non possano convivere, ma mi chiedo, e le chiedo, possono avere un'attinenza con la problematica che riporta successivamente, quella del vomito? le dico questo perché sembra che la sensibilità di cui ci parla possa essere legata alla paura del giudizio e delle (possibili) brutte figure lei possa fare e su cui rimugina per giorni, ma è come se poi "indossasse una maschera" (mi passi il termine) di forza e determinazione che le permette, nonostante le notti insonni e sofferenti, di prepararsi, andare al lavoro, viaggiare, .... e poi quando torna a casa? Come si sente? si sente come quando è fuori? o forse più "libera" di essere se stessa? naturalmente sono solo degli spunti di riflessione che le rimando e che, nel limite del consulto online, non sostituiscono un colloquio vis a vis e di conoscenza di lei come persona e del suo percorso di vita, solo per farla riflettere su questi suoi due aspetti di sensibilità/forza. un cordiale saluto...

Difficoltà nei rapporti sociali con alcuni tipi di persone

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Buongiorno Danilo, da come ci dice, utilizza la "tecnica" di ignorare queste persone,(immagino) nel senso di non dare loro troppa corda e la cosa finisce lì. Questo sarebbe già un buon risultato nel senso di non dare la possibilità che la conversazione possa continuare; tuttavia sento nelle sue parole che questo non le "basta" (mi passi il termine) nel senso che è come se lei volesse "far sparire del tutto" anche il minimo pettegolezzo, battutina, frasetta che sottende qualcos'altro, ... come se lei volesse piacere ed essere apprezzato da tutti sul posto di lavoro. è così? le dico questo perché mi sembra di capire come le crei sofferenza e fastidio il fatto che certe persone possano non condividere, (forse) essere invidiose della sua crescita professionale. ma aldilà di come sono gli altri, mi chiederei, e le giro questa mia riflessione, sul cercare di capire non perché gli altri sono così nei miei confronti, piuttosto perché il comportamento degli altri mi disturba e "mi tocca" così tanto, tanto da ritenerlo fastidioso e quasi insopportabile. forse perché tocca qualche mia corda? mi fa capire che forse non "piaccio"/sono apprezzato proprio da tutti? e se così fosse? è questo che mi fa male? le mie sono solo delle riflessioni (non conoscendo direttamente la sua storia e il suo percorso di vita) su cui potrà pensare, con l'obiettivo spero che lei possa in questo modo provare a spostare l'attenzione dagli altri a sé e cercare di capire cosa del comportamento altrui la ferisce e da qui arrivare a una maggiore conoscenza di sé. cordiali saluti...

Insicurezza

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Buongiorno maria teresa, tanti traguardi raggiunti e proprio quando sono raggiunti viene assalita da un senso di insicurezza. mi colpivano le sue parole quando scrive che è sempre alla ricerca di approvazione e, quando questa viene a mancare, è come se avesse un crollo e sentisse su di sè tutta questa insicurezza. come se ciò che facesse fosse basato su quello che gli altri le rimandano. mi spiego: finchè ho approvazione, lodi, incoraggiamenti, ... mi sento forte e sicura di andare per il mondo, trasferirmi e ottenere buoni risultati; ma se capita che ci sia un intoppo (ad es. una critica, un obiettivo non raggiunto, ...) "va giù di testa", come se il suo "unico motore" fosse l'approvazione degli altri. ci chiede come fare per sentirsi più sicura di sé e avere più forza, forse non basando questa idea di forza su quello che le rimandano gli altri, ma sulla possibilità che lei possa sentirsi brava, in gamba, capace di fare, ottenere risultati sul lavoro, ... anche indipendentemente dagli altri, ossia una sicurezza che nasca da lei, lei in quanto persona che conosce il suo valore (e non valore che le rimandano gli altri) un caro saluto...

Scarsa autostima

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Gentile Simona, come bene lei scrive, il suo atteggiamento verso se stessa e gli altri è come se poi le si "rivoltasse contro" nel senso che, per paura del giudizio altrui, di sentirsi sempre e comunque in parte colpevole per ogni cosa/situazione, di sentirsi a disagio quando si trova al centro dell'attenzione, ... tutto questo le fa assumere atteggiamenti di chiusura e "scontrosità" che agli occhi degli altri sono forse incomprensibili e la fanno apparire appunto come una persona scontrosa, che non parla, ... e questo potrebbe creare un allontanamento da parte degli altri, ma proprio perché non sanno invece della sua ipersensibilità, del suo sentire interiore, del suo voler essere voluta bene ed apprezzata. Provi a vedere se stessa con gli occhi degli altri. Cosa penserebbe se vedesse una persona che (è un'ipotesi naturalmente) non sorride, è scontrosa, si chiude in sé e non parla,... avrebbe voglia di avvicinarla e di conoscerla? Parta intanto da qui e poi, anche con l'aiuto di un percorso psicologico, ad imparare come gestire in modo più funzionale questa sua sensibilità, dote preziosa da coltivare ma che non vada a pregiudicare la serenità della sua vita Un caro saluto...