articoli di psicologia del Dott. Raffaele Guarino

risposte dello specialista Raffaele Guarino

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Lingua,saliva,gola

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Cara Chiara, Copio e incollo quanto da lei stessa asserito per partire da un presupposto: "Come posso fare per non pensare più a questa cosa dell'ingoiare saliva?" Fare del centro dei propri sforzi mentali, la ricerca di strategie di evitamento di un pensiero ritenuto disfunzionale, solitamente è il modo migliore per attenzionarlo maggiormente, per la serie "notiamo proprio ciò che (non) vogliamo". tuttavia mi sento di dire che questo è anche un processo assolutamente normale e molto adattivo nell'evoluzione della specie. immagini cosa sarebbe stato dei primi ominidi se non avessero avuto il pallino di scappare dai predatori! ;) l'aumento di salivazione, nel suo caso, sembra anche avere una causa oggettiva. una posizione errata della lingua è un pò come avere una caramella in bocca. idem per il bite. se a questo aggiungiamo poi che il suo pensiero si concentra sulla salivazione, questo la renderà ancora più evidente alla sua percezione. la invito comunque a consultare il suo medico per una valutazione biologica. e laddove il problema non sia su una base organica e diventi per lei opprimente credo sia il caso di rivolgersi a qualche collega della sua zona che la può agevolare nel trovare una soluzione. esistono diverse modalità per affrontare una questione simile ma sicuramente non è possibile dare una soluzione in una breve risposta online. del resto già le nonne, ben prima dell'avvento della moderna psicologia, erano solite ripetere "canta (parla ndr) che ti passa", ricorda? cordiali saluti...

Dolore di solitudine dopo rapporto lungo finito

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Salve giacomo, inizierei col dirle che umanamente sono dispiaciuto per quanto le è accaduto. sminuire il dolore che sente adducendolo a cause logiche non rientra nel mio modo di operare. detto ciò, la fine delle relazioni, soprattutto se lunghe e/o oggetto di grande investimento emotivo, è a tutti gli effetti un processo di lutto. il senso di vuoto, quello spazio lasciato vacante nella propria anima prima riempito da qualcunaltro, è qualcosa che difficilmente può essere compreso nelle teorie. certo, potrei invitarla a leggere qualcosa sull'elaborazione del lutto della ross ma non so quanto la faccia stare meglio sapere che il dolore che prova è una cosa comune e che ha un processo preciso che col tempo lo renderà più accettabile, fino a svanire del tutto. in questi casi, come fa puntualmente notare lei, "sembra" che nessuno possa capire o essere contenitore sufficiente al nostro sfogo. in effetti, sebbene la sua sia un'esperienza nella quale tutti, prima o poi, nella vita ci si imbatta, è anche vero che di giacomo ce n'è uno solo e pertanto i suoi sentimenti, il suo dolore, le sue capacità... la sua persona, sono qualcosa di unico. da questo punto di vista non troverà mai nessuno con la sua stessa esperienza. e ognuno, a sua volta, potrebbe dire lo stesso. elaborare un lutto è un percorso lungo e spesso naturale che porta all'accettazione della perdita. dalla sua stringata ma efficace comunicazione purtroppo non sono riuscito ad evincere elementi temporali se non la durata della storia. non esistono consigli universali. anzi, diffidi da chi gliene da. anche (e soprattutto) noi terapeuti non abbiamo la formula magica che possa consentirle di stare meglio. le dirò di più, per certi versi quella è già nella sua tasca, solo che in momenti del genere è assai difficile trovarla. accettare di farsi carico del proprio benessere, decidendo di intraprendere un percorso, non è un atto di debolezza, bensì di grande maturità e forza. non deve vedere il "farsi aiutare" come l'ultima spiaggia o la conclamazione della sua sconfitta. nella sua zona sicuramente troverà validi colleghi. spero questa risposta le sia stata utile. cordiali saluti, Dott. Raffaele Guarino...

Dipendenza emotiva amica

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Cara Iole, innanzitutto credo vada fatta un'apposita distinzione tra "attaccamento" e "dipendenza" vera e propria. Spesso e volentieri hanno "sintomi" (mi passi l'abuso della parola) simili, ciò che varia è la qualità degli stessi. Come mi ha insegnato il mio mentore: "molta psicologia era già contenuta nei detti delle nonne prima di Freud". E a tal proposito mia nonna diceva: "Chi si è scottato con l'acqua calda, dopo teme anche l'acqua fredda!" Con questo non voglio assolutamente sminuire il suo sentire. Anzi, la invito caldamente ad andare più a fondo dello stesso. La relazione con la sua amica è davvero una relazione di dipendenza, o ha solo paura che lo sia? Visto che ha avuto lo scomodo tempismo di instaurarsi dopo la fine della storia col suo ex? Faccia chiarezza in questo, poi indaghi il suo modo di legarsi al prossimo partendo dalle relazioni primarie con l'aiuto di un collega della sua zona. Cordiali saluti, Dott. R. Guarino...

Non riesco a cambiare la mia vita

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Salve Biagio, La sua richiesta, di base, apre a una sequela di domande e ben poche risposte. Innanzitutto verrebbe da chiederle cosa intende lei per "stanco" e come e cosa intende per "cambiare la vita". I ritmi frenetici cui siamo sottoposti oggi giorno, ben lungi da essere quelli naturali, portano tutti, bene o male, a essere in affanno o concentrarsi su poche cose. D'altro canto, anche una disfunzione tiroidea o un problema di igiene del sonno, darebbero un senso costante di stanchezza. E questi sono solo alcuni esempi. Stesso discorso per "cambiare la vita". Varrebbe la pena indagare cosa non la soddisfa della sua condizione attuale (del resto, se vuole cambiare, è perché aspira a qualcosa di meglio); es: problemi sul lavoro o la sua mansione non la gratifica? Problemi relazionali? Esistenziali? ecc... Altre domande potrebbero essere: "Da quando ha questa sensazione?" "Quali strategie ha attuato per alleviarla?" E tante, tante altre fino ad eviscerare il nocciolo del problema e intraprendere un percorso che abbia come scopo principale il prendersi cura di se stessi. Concetto, quello del prendersi cura, assai ampio e sfaccettato. Come vede, non esistono soluzioni passepartout. Una persona può trovare gratificante praticare sport o andare al teatro, un'altra no. Una volta un paziente mi disse: "“vede, i brutti pensieri sono come le zanzare nelle notti d’estate. Magari non ti pinzano ma ti ronzano nelle orecchie e non ti fanno dormire!” Il fatto che però sia disposto a chiedere aiuto, la mette già sulla buona strada per farsi carico del suo benessere. Sicuramente nella sua zona ci sarà un collega disposto a seguirla e aiutarla a intraprendere assieme un percorso. Vivere un'esperienza emozionale correttiva, significa avere uno spazio “protetto” (rapporto con il terapeuta), nel quale poter sperimentare modalità relazionali efficaci, che poi potranno essere utilizzate nell'affrontare le difficoltà che ciascuno di noi vive all'interno delle relazioni significative che accompagnano la propria storia. Spero di esserle stato d'aiuto. Cordiali saluti, Dott. Raffaele Guarino...

Problema sentimentale

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Cara Sara, Le pene d'amore fan sempre patire e forse questa è l'unica cosa che ci rende ancora umani in questo mondo di macchine. Tenga conto che qualsiasi risposta le possa dare va presa con le dovute precauzioni. Non esistono verità passepartout che possono calzare su chiunque. Ma proviamo lo stesso a fare un pò di chiarezza assieme. Essere ricambiati con umiliazione dal proprio oggetto d'amore (che sia il partner, un genitore, un amico, o un familiare) è sempre una sensazione spiacevole. E per paradosso la sensazione di inadeguatezza, spesso, anziché spostarsi sull'altro, l'auto-proiettiamo su noi stessi: è forse il nostro modo d'amare sbagliato? Altre volte entrano in ballo paure di abbandono che annichiliscono e questo rende ancora più difficile qualsiasi scelta. Di certo non posso dirle se sia giusto o meno iniziare una relazione col suo amico, però tenga presente che quando si vive un rapporto che percepiamo spiacevole, si è meno in grado di giudicare il prossimo; per tanto, spesso ci si trova di fronte a una semplificazione che porta il partner a essere identificato come totalmente cattivo e il nuovo entrante come totalmente buono (solo perché diverso). Probabilmente questo non sarà il suo caso ma forse credo sia più lecito farsi un paio di domande... e rivolgerle alla parte più profonda di sé, magari prendendosi un periodo di pausa da entrambi: - Di cosa sarei gelosa e perché? - Se davvero mi fa star tanto male, perché dovrebbe mancarmi? - Ma soprattutto, cosa cerco nell'AMORE? Ho BISOGNO dell'altro perché lo AMO, o lo AMO solo perché ne ho BISOGNO? Per qualsiasi chiarimento non esiti a contattarmi. Le auguro tutto il meglio, Dott. R. Guarino...

Cosa posso fare per sbloccarmi?

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Cara Valentina, premetto che, come spesso faccio presente nelle mie eventuali risposte, LA soluzione non esiste. Esistono, tante, più o meno possibili, soluzioni e ciascuno ha la propria. Quindi la invito a non prendere per oro colato quanto segue, o qualsiasi altra spiegazione presa in prestito a testi o internet. Mi sembra di capire che lei attualmente vive un periodo di insoddisfazione. Badi bene, insoddisfazione è molto diverso da mancanza. Il punto fondamentale è che spesso, nel protrarsi di un tale meccanismo, un ruolo fondamentale siamo proprio noi a giocarlo. Mi spiego: alle volte abbiamo così paura del cambiamento da tentare di cristallizzare la situazione attuale che, sebbene scomoda, è comunque un "male noto", quindi assai più gestibile. Questa diventa presto la nostra zona di comfort, per cui provare "altre vie" ci diventa spaventoso e impraticabile. E allora cosa facciamo? Per paura di un ipotetico fallimento, procrastiniamo. Senza renderci conto che giocando si può vincere o perdere ma rifiutandoci di giocare, anche senza accorgercene, stiamo già perdendo! Se riflette bene, questo concetto, piuttosto astratto, a dire il vero, potrà tranquillamente applicarlo allo studio, alle relazioni e alla vita in generale. Poi, poco importa che (usando le sue parole) gli altri si innamorino, si laureino, facciano figli, ecc... la sua partita la sta e la deve giocare in primis con se stessa. Provi a INDAGARSI e capire quali siano le sue effettive priorità. Per qualsiasi chiarimento o curiosità, non esiti a contattarmi. Buon tutto e in bocca al lupo. Dott. Raffaele Guarino...

Non sento più i miei sentimenti

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Salve Clara, Come spesso accade, nei detti antichi, si nasconde tanta di quella psicologia clinica e dinamica da fare impallidire lo stesso Freud! "Chi si scotta con l'acqua calda, poi ha paura anche di quella fredda!" Il corpo e la mente umana sono macchine meravigliose dall'adattabilità pressoché infinita. Lei per tutta la sua vita è stata posta di fronte a situazioni che esigevano la sua totale autonomia. Questo se da un lato l'ha resa indipendente, dall'altro ha preteso il dazio di chiudere i ponti con l'esterno. Non so se ha mai visto la cittadella di Medina (la città del silenzio): bella e accogliente all'interno, perfettamente autonoma, inespugnabile dall'esterno! Il punto è: a cosa servono le fortificazioni se non a difendere ciò che c'è dentro? Allo stato attuale, finché il suo animo percepisce l'esterno come minaccioso, spaventante, malfido, ecc il suo baluardo resisterà e sarà necessario. Senza considerare che il più delle volte, il pensiero nascosto che c'è dietro l'eccessiva autonomia, è un'intima paura di non meritare il prossimo, di qui la necessità di autocrazia e la riduzione della spinta affettiva. Però, se c'è una cosa che deve rassicurarla è che, il fatto stesso di chiedere, anche se attraverso un canale così impersonale, è prova lampante che di base questa linea d'azione non sia così in sintonia col suo essere reale. Non abbia paura di affrontare un percorso magari con l'aiuto di un professionista. Resto a sua disposizione per qualsiasi cosa e ulteriori chiarimenti. Per ora la saluto e le auguro buona domenica. Dott. Raffaele Guarino...

Rapporto di coppia

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Cara Desi, Non capisco se stia chiedendo se tornare da lui, o il permesso a continuare a percorrere la sua strada. Le dirò, ma questo immagino lo sappia sulla sua pelle, che il cambiamento è difficile. Forse il vostro è un amore da fiaba, di quelli che fanno giri immensi, o forse no. Le dirò che il dolore per l'assenza è esso stesso presenza. Ma più di tutto, le consiglio di prendere per mano la meravigliosa donna che sta diventando e accompagnarla, magari assieme all'aiuto di un professionista, in questo difficile momento, per poi ricoprirsi presto molto più forte di quanto abbia mai pensato d'essere. Si ricordi che l'amore non fa male e non uccide, se no, non è amore. Le lascio un estratto de "L'arte di amare" di Erich Fromm che credo e spero le sarà utile: "L'amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. Quello maturo: ho bisogno di te perché ti amo!" Le auguro tutto il meglio. Per qualsiasi cosa non esiti a contattarmi. Con sincero affetto, Dott. Raffaele Guarino...

Senso di vuoto e invisibilità

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Cara Chiara, mi piacerebbe partire dalla fine del suo messaggio: "Non voglio analizzare le cause di come ci sia arrivata in queste condizioni ma piuttosto vorrei degli input per superare (...)" E' un po' come se chiedesse la ricetta per la felicità. Accettarsi e comprendersi, senza indagarsi è pressocché impossibile. Non esiste un vademecum da seguire, la vita ci viene donata senza libretto delle istruzioni, purtroppo e per uccidere il suo personale "Ciciarampa", Piccola Alice, non basta pensare a sei cose impossibili prima di fare colazione. Le cose "impossibili" vanno rese "possibili" prima di tutto uscendo dalla zona di comfort. Inizierei, fossi in lei, domandandomi "da cosa fuggo, in realtà?". "Perché sento la necessità di impegnare spasmodicamente il suo tempo, concentrandomi sul fare e non sull'essere e rammaricandomi di ciò che non ha senza neanche provare a ottenerlo?" Concordo con lei sulla faccenda del piacersi da soli, dell'accettarsi... tuttavia, queste modalità del Sé, non possono prescindere dall'interazione col prossimo. Triste a dirsi ma è così... Dopo che avrà risposto a queste domande (e son certo che ne sorgeranno altre via, via perché le domande son come le ciliegie: una tira l'altra), potrà anche scegliere, qualora le fosse di gradimento di essere eremita o la più mondana delle donne... tutto; a patto che sia frutto dell'IO VOGLIO e non dell'TU DEVI. E' ancora molto giovane e per molti versi, la sua è una fase di sviluppo. Non rinunci al cambiamento e alla comprensione di sé, dando la situazione attuale, quella del "qui ed ora" come assodata e immutabile. Se così fosse, non proverebbe disagio perché la sua condizione sarebbe incline alla sua vera natura. Non tema di rivolgersi a un professionista, eventualmente; non so dove abita ma son sicuro che nella sua zona troverà facilmente qualche collega. Senza considerare che le moderne tecnologie permettono anche altre forme di consulenza (e questo portale ne è la prova). Per qualsiasi cosa, resto a sua disposizione. Cordiali saluti e in bocca al lupo, Dott. Raffaele Guarino...

Uno specchio in frantumi

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Salve Giulia, mi piacerebbe che si concentrasse su due aspetti che si evincono dalla sua richiesta. 1) L'utilizzo del termine "Esporre". Teme forse di essere giudicata? E per cosa poi? Prendere se stessi per mano e accompagnarsi nel tumultuoso percorso della vita, non credo consista reato e ringraziando dio, lei è ancora così giovane da potersi permettere e metabolizzare anche un eventuale doloroso cambiamento. 2) Cambi di idea repentini. Certo che possono esistere, del resto, come diceva James Russell Lowell "Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione"! E lei non mi sembra né defunta (il ché vorrebbe dire che io stia scrivendo a un ectoplasma), né stupida. Proprio facendo leva su questi due concetti solidi (la sua vita e la sua intelligenza), fossi in lei mi concentrerei sul fatto che quasi mai un cambiamento è in realtà repentino. Nel suo caso ho la forte sensazione che lei abbia collezionato microcambiamenti nel corso di questi 5 anni e questa ne sia soltanto la presa di coscienza, o insight volendo usare termini "tecnici" giunta grazie a un punto di stallo. La tipologia di relazione che ha col suo compagno è stata sicuramente funzionale se contestualizzata al periodo storico in cui si è sviluppata; però, da come dice, ora pare non esserlo più e di questo ne ha consapevolezza. Per tanto mi domando e le domando: sta chiedendo aiuto o qualcuno che approvi e supporti la sua necessità di passare ad altro? Comunque sia, vorrei salutarla con una frase di Erich Fromm che di recente mi capita di citare spesso: "L'amore IMMATURO dice: Ti amo, perché ho bisogno di te. Quello MATURO: Ho bisogno di te, perché ti amo!" Rifletta bene su quale versante della massima si trova lei e la sua storia e a quel punto, qualsiasi scelta le sembrerà più affrontabile. Per qualsiasi chiarimento ulteriore, resto a sua completa disposizione. Cordiali saluti, Dott. R. Guarino...

Periodo complicato della mia vita

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Salve Alessia, per cosa necessita l'aiuto di un professionista? Imparare a gestire la faccenda, sbloccarsi all'università o avere un certificato da un esperto che bypassi la non volontà dei suoi genitori di mandarla in vacanza col suo ragazzo? Purtroppo vede, alcuni genitori tendono a costruire attorno ai propri figli una gabbia d'oro. Il punto è che per quanto di materiale prezioso e ben arredata con comfort e benefit resta pur sempre una gabbia! Se lei sente la necessità di un percorso interiore di crescita, fa molto bene a rivolgersi a un professionista. Ormai è maggiorenne, non deve far firmare la delibera dei suoi genitori per fare qualche seduta e per il pagamento, qualora i suoi si opponessero, può provvedere da sé. Per di più, con le moderne tecnologie, il limite del setting fisico si è parecchio diluito, tant'è che si fanno anche su skype e i prezzi calmierati. Certo è che finché decide VOLONTARIAMENTE di permanere all'interno della gabbia dorata, dovrà sottostare alle regole imposte... Senza sé e senza ma. L'emancipazione e il processo di individuazione, passa proprio dall'uscita dal nido per affermare la propria esistenza come "altro" dai propri genitori. Le auguro tutto il meglio e resto a sua disposizione per qualsiasi chiarimento. Cordiali saluti, Dott. Raffaele Guarino...

Separazione con figli piccoli

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Cara Alice, La coppia genitoriale non cessa con la fine del matrimonio. O almeno non dovrebbe, in un ambiente sano. Mi rendo conto che la questione possa destabilizzarla, ma non comprendo la domanda implicita che vi è nella sua richiesta. Provo a spiegarmi meglio: anche nella vita quotidiana di una coppia, la gestione della prole, per i ciascun impegni, è tutta un gioco di alternanze. Voglio dire... mica ENTRAMBI, CONTEMPORANEAMENTE, accompagnerete i bambini a scuola, in piscina, dagli amichetti, dar da magiare, vestire, ecc? A meno che la sua decisione non sia quella di trasferirsi a Thaiti, la stessa gestione può avvenire anche laddove venga meno la coppia coniugale, non crede? Per quanto riguarda i suoi timori relativi al cambio casa, fortunatamente, la giovane età dei bambini, fa sì che la loro capacità di adattamento sia ancora in questa fase elevatissima. La terapia di coppia, nella stragrande maggioranza dei casi serve più a un'accettazione e ad una gestione non conflittuale del "dopo", che effettivamente a salvare la coppia. Faccia affidamento alla sua rete sociale per rendere più sereno il passaggio ai suoi figli; sia sincera con loro. Le posso garantire che dei buoni genitori separati, fungono meglio al ruolo di una coppia "ufficialmente unita" che vive disagi interni. Le auguro tutto il meglio. Per ulteriori dettagli, non esiti a contattarmi. Saluti, Dott. Raffaele Guarino...