Cosa sono le farfalle nello stomaco?

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farfalle nello stomaco


Perché si dice “avere le farfalle nello stomaco”?

L’espressione “avere le farfalle nello stomaco” deriva dall’inglese “to have butterflies in one's stomach” e viene utilizzata per descrivere uno stato di intensa tensione emotiva.

Chi sente le farfalle nello stomaco prova quelle sensazioni tipiche delle vampate dell’attrazione, dell’infatuazione, dell’innamoramento a prima vista, oppure può anche provare certi tipi di turbamenti psicofisici, localizzati particolarmente nella pancia, legati all’ansia o al nervosismo.
 

Cosa si sente?

Quando si hanno le farfalle nello stomaco sta avvenendo un improvviso rilascio di adrenalina, che causa una serie di effetti nel nostro corpo.

I sintomi delle farfalle nello stomaco sono aumento della frequenza respiratoria e cardiaca, sudorazione, brividi, agitazione, tensione muscolare, vertigini, nausea e sbalzi d’umore. Allo stesso tempo si può provare un’euforia “adrenalinica”, che spesso risulta piacevole.
 

Il sistema nervoso enterico

Agli inizi del Novecento, il fisiologo britannico John Newport Langley, studioso del sistema nervoso autonomo, identificò la connessione che esiste tra sistema digestivo e cervello. A partire da quel momento, la comunità scientifica iniziò ad approfondire le ricerche sul sistema nervoso enterico o intestinale o ENS (Enteric Nervous System), noto anche come sistema metasimpatico, una rete di circa 500 milioni di neuroni che si trova nell’intestino e funziona come un secondo cervello, motivo per cui spesso ci si riferisce a esso con l’espressione “brain-in-the-gut” (cioè “cervello nell’intestino”).

Il sistema nervoso enterico è una branca del sistema nervoso autonomo, il quale comprende anche il sistema nervoso ortosimpatico (responsabile delle razioni attacco-fuga) e il sistema nervoso parasimpatico (che regola funzioni come il riposo e la digestione). Il sistema nervoso autonomo è quell’insieme di neuroni, localizzati in vari distretti del nostro organismo, che intervengono nel controllo delle funzioni corporee involontarie.

Il sistema nervoso enterico è tuttora oggetto di studi e le funzioni che svolge non sono del tutto chiare. Ciò che è noto è che i neuroni dell’ENS si suddividono in 20 classi funzionalmente distinte e si raggruppano in due plessi (sottomucoso e mioenterico). Basta questo a indicare la sua elevata complessità.

Le funzioni principali dell’ENS sono legate alla motilità dei tratti intestinali, ai riflessi della defecazione e alla trasmissione degli impulsi dolorosi. Si ipotizza che sia responsabile anche delle reazioni istintive e primordiali agli stimoli, tramite un meccanismo simile alla risposta di attacco o fuga tipica del sistema nervoso ortosimpatico.
 

Connessione tra intestino e cervello

È stato dimostrato che l’intestino e il cervello sono connessi da una fitta rete di circa 100 milioni di neuroni ed è facile immaginare a questa connessione se pensiamo a come le nostre emozioni possano modificare la fame e l’appetito o a quando abbiamo le farfalle nello stomaco.

Si tratta del cosiddetto “asse intestino-cervello” o GBA (Gut-Brain Axis), nonché la comunicazione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale e il sistema nervoso enterico, che collega i centri emozionali e cognitivi del cervello con le funzioni intestinali.

In questa comunicazione è coinvolto anche l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene o HPA, (Hypothalamic-Pituitary-Adrenal axis), noto como asse dello stress, che coordina le risposte adattative dell’organismo ai fattori esterni che costituiscono stimoli stressanti.

Uno studio scientifico sull’incontinenza fecale, una condizione tipicamente infantile connessa a un’alterazione del sistema nervoso enterico, ha dimostrato tale connessione. Ai bambini venivano presentati stimoli visuali emotivi. Chi era affetto da incontinenza mostrava delle risposte agli stimoli significativamente più intense in diverse aree cerebrali, rivelando una possibile vulnerabilità neurobiologica dovuta all’associazione tra intestino e cervello.
 

Spiegazione dal punto di vista psico-scientifico

Perché sentiamo le farfalle nello stomaco? In risposta a uno stimolo tensivo positivo o negativo, come l’innamoramento o anche solo un evento stressante, vengono rilasciate adrenalina e cortisolo. Quest’ultimo, noto anche come ormone dello stress, attiva una serie di meccanismi biologici finalizzati a prepararci a una possibile minaccia. Il cortisolo raggiunge diversi organi umani, tra cui il cervello, che risponde influenzando le attività delle cellule intestinali.

Per cui, il sistema nervoso enterico è sensibile allo stress e alle emozioni e in risposta a tali stimoli regola molteplici funzioni del nostro organismo.

Sono numerose e complesse le reazioni fisiologiche innescate. Tra queste vi è l’aumento della frequenza cardiaca, della pressione sanguigna, della frequenza respiratoria, della sudorazione e della tensione muscolare. Il torrente sanguineo viene indirizzato particolarmente agli arti, come preparazione alla fuga o all’attacco, e allo stesso tempo la muscolatura liscia del sistema digestivo e i muscoli dell’addome sperimentano degli spasmi, provocando quella strana sensazione di vuoto e formicolio nella pancia a cui ci riferiamo comunemente quando diciamo di sentire “le farfalle nello stomaco”.
 

Lo studio sulle pillole furbe

Una forte evidenza a favore della connessione tra emozioni, cervello e sistema gastrointestinale viene da un recente studio italiano, coordinato dal Dipartimento di Psicologia della Sapienza e dal laboratorio IIT Neuroscience and Society. In particolare, è stato indagato il collegamento tra stomaco, intestino e percezione del proprio corpo con l’uso di una tecnologia avanzatissima e mai impiegata prima nel campo delle neuroscienze cognitive: le pillole “furbe”, dotate di un termometro, un manometro e un sensore di acidità miniaturizzati.

Dopo venire ingerite dai partecipanti, le pillole registravano a intervalli regolari temperatura, pressione e acidità gastrointestinale. Quindi, i partecipanti venivano invitati a osservare mediante un visore 3D un corpo virtuale, il quale poteva presentarsi in due modi: o come un personaggio di aspetto simile al paziente, nella sua stessa posizione e con la stessa respirazione, oppure come un personaggio diverso dal partecipante.

Alla fine dell’esperienza il paziente doveva descrivere quanto si sentiva “incorporato” al personaggio virtuale osservato. Questa procedura veniva ripetuta per tre volte: quando la pillola furba si trovava in prossimità dello stomaco, quando si trovava in prossimità dell’intestino tenue e infine quando si trovava in prossimità dell’intestino crasso. Il risultato è stato che la massima consapevolezza del corpo corrispondeva a una maggiore attivazione degli organi interni più profondi del tratto gastrointestinale.

Questo studio ha evidenziato l’esistenza di una correlazione tra lo stato fisiologico dell’apparato gastrointestinale e la consapevolezza del proprio corpo, dovuta alla segnalazione da parte dei nervi periferici dell’intestino al cervello, e ha dimostrato come la consapevolezza di risiedere nel proprio corpo di esso sia fortemente correlata a parametri fisiologici del tratto gastrointestinale, come temperatura, pressione arteriosa e acidità.

In breve, quanto presentato è un’altra interessante prova del vincolo tra attività intestinale e cervello.
 

Innamoramento e ansia

L’innamoramento è un fenomeno strettamente collegato al rilascio di determinati ormoni. Nelle diverse fasi dell’infatuazione e dell’amore, il nostro organismo attiva una cascata di dopamina, serotonina e ossitocina, sostanze che conferiscono benessere e ci fanno sentire euforici.

Le farfalle nello stomaco hanno una breve durata. Infatti, si limitano ai primi incontri. Nelle fasi più avanzate della relazione, le endorfine prevalgono, facendoci sentire stabilità e protezione, e le farfalle nello stomaco spariscono.

L’associazione tra ansia e farfalle nello stomaco è stata dimostrata da uno studio in cui è stata esaminata l’associazione tra disturbi gastrointestinali funzionali ed ansia o disagio affettivo su un campione di 127 studenti universitari.

Non solo è emerso che più della metà del campione soffriva di disturbi gastrointestinali, i più comuni dispepsia, dischezia, bruciore di stomaco e dolore toracico, ma è stata stabilita una correlazione con ansia, sensibilità all'ansia e depressione, rispetto ai partecipanti senza questi disturbi.

Possiamo dedurre che le alterazioni del sistema nervoso enterico, correlate a disturbi gastrointestinali o semplicemente alle farfalle nello stomaco, sembrano essere associati a una maggiore probabilità di ansia.

Le vie nervose coinvolte nell’innamoramento non sono molto diverse da quelle che si attivano quando ci sentiamo ansiosi. La risposta neurologica che si innesca provoca sintomi simili e in entrambi i casi possiamo sentire le farfalle nello stomaco.

In certa misura, una sensazione di ansia è normale, specialmente durante le prime fasi dell’innamoramento, in vista di un evento significativo, o prima di una prestazione a cui diamo una certa importanza. Tuttavia, l’ansia può evolvere in un disturbo più grave e sfociare negli attacchi di panico. Per questo, è importante ascoltarsi e identificare se abbiamo il controllo sulla sensazione di ansia che proviamo o no. In quest’ultimo caso, la scelta migliore è chiedere un supporto psicologico.
 

Come “gestire” le nostre farfalle nello stomaco?

Gestire le farfalle nello stomaco è possibile. Visto che queste sono causate allo stato emotivo, è fondamentale riconoscere le nostre emozioni e accettarle. Una volta identificato ciò che proviamo, per esempio ammettendo a noi stessi che ci sentiamo ansiosi, potremo agire in modo da gestire quell’emozione.

Il modo più rapido per diminuire la tensione è respirare lentamente e profondamente, chiudendo gli occhi e prendendo coscienza dei movimenti del diaframma e dell’aria che entra ed esce dalle nostre narici.

Gli esercizi di respirazione o di meditazione funzionano davvero in questi casi in quanto generano una risposta nervosa opposta a quella scatenata dalla tensione, ovvero diminuiscono il battito cardiaco e la frequenza respiratoria e migliorano la qualità del sonno.

Una volta ripreso il controllo su noi stessi e superata l’ondata emotiva, possiamo riflettere su quanto accaduto nel nostro mondo interiore e iniziare a praticare quotidianamente un ascolto gentile e consapevole delle nostre emozioni, che ci renderà più rilassati sul piano fisico e psichico, ci aiuterà a ridimensionare la percezione dei problemi, ci porterà ad un’accettazione profonda di noi stessi per come siamo, farà crescere l’amore per noi stessi e ridurrà la nostra ansia.


 

Bibliografia

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