Gestione dello stress negli operatori sanitari: proteggere sé stessi per proteggere l'altro

Pubblicato il 7 aprile, 2020  / Psicologia e dintorni
Gestione dello stress negli operatori sanitari: proteggere sé stessi per proteggere l'altro

Nelle situazioni di massima emergenza, quando un evento critico ci colpisce, come può essere una catastrofe o una pandemia come quella che stiamo vivendo con l'emergenza coronavirus, normalmente ognuno di noi passa attraverso tre reazioni:

  • Una prima fase di SHOCK, incredulità, nella quale non sappiamo bene cosa stia realmente accadendo.

  • Segue la seconda fase di ATTIVAZIONE, durante la quale cerchiamo qualche strategia per gestire la situazione. Qui ci possono essere reazioni diverse da persona a persona: per esempio ci può essere un atteggiamento che tende a sminuire la gravità della cosa, possiamo provare rabbia e tendenza a ribellarci o altri comportamenti con i quali cerchiamo di far fronte ad un evento che ci ha destabilizzato.

  • Dopo questa fase entriamo naturalmente nella fase dell'ADATTAMENTO, nella quale ci riorganizziamo, cambiamo le nostre abitudini e i nostri pensieri. Ci focalizziamo non più sullo shock iniziale, ma sul futuro in termini di cambiamento dentro di noi e nella nostra vita (Fernandez I., Maslovaric G., Galvagni M., 2011).

Questo è quello che accade, con un decorso naturale, fuori dagli ambienti dove si combatte in prima linea, ovvero fuori dalle strutture sanitarie.
 

Ma cosa accade all'interno del mondo sanitario? Come reagiscono gli operatori all'interno degli ospedali?

All'interno delle strutture sanitarie ad alto rischio (come in rianimazione, in terapia intensiva...) le tre reazioni di fronte all'evento critico hanno un andamento circolare, non seguono il loro corso naturale, in quanto c'è un'attivazione molto alta che viene rinnovata di continuo dalla fase di shock a causa dell'ingresso costante dei malati e dello stress al quale tutti gli operatori sanitari sono sottoposti.

Il personale sanitario non riesce a permanere nella fase di adattamento (che consentirebbe loro di recuperare e riorganizzarsi) per il continuo afflusso di malati che porta loro a tornare alla prima fase di shock seguita dalla fase di attivazione e così via, in modo ripetitivo e circolare. Le fasi si ripetono ciclicamente. Non c'è recupero. Non c'è adattamento.

Durante la fase operativa l'operatore è chiamato a svolgere il proprio lavoro con la massima attenzione e concentrazione. Il corpo e la mente sono costantemente in allerta pronti a combattere la minaccia.
 

Cosa accade alla fine del turno quando si rientra nelle propria casa?

E' facile avere crolli emotivi. Le difese si abbassano le emozioni che possono venire fuori sono tante: paura, tristezza, colpa, rabbia, confusione e ansia. All'opposto, talvolta, ci può essere un'apparente assenza di emozioni.

Diventa perciò fondamentale avere cura di sé stessi, dedicarsi un po' di tempo per preservare la propria salute.
 

Come prendersi cura di sé?

  • Prendetevi delle pause, dei momenti di riposo. Trovate lo spazio per dormire, ma anche per mangiare qualcosa che vi piace.

  • Concedetevi il diritto di restare soli anche in casa quando ne sentite la necessità, magari chiudendo la porta di una stanza. Concedetevi di piangere: è fondamentale per elaborare il dolore e dare un senso a quello che state vivendo.

  • Accogliete i momenti di silenzio, lasciando fuori tutti i rumori, per far recuperare la mente affollata di informazioni e input durante la giornata di lavoro.

  • Condividete i vostri pensieri con i familiari e con gli amici.

  • Pensate ad altro, distraetevi, in modo da far respirare e riposare la mente.

  • Potete parlare dei vostri problemi con uno specialista che possa supportarvi a distanza ed aiutarvi a gestire ansia e stress.

  • Ricordatevi di bere acqua. In situazione di emergenza il cervello è occupato ad agire e non ci fa venire in mente di bere e il rischio di disidratazione è molto alto.

  • Fate una doccia o un bagno caldo e rilassante.

  • Fate esercizi di rilassamento come meditazione, yoga, tecniche di respirazione o visualizzazione guidate.

  • Se non riuscite a rilassarvi in modo passivo, perché la tensione è ancora alta e la mente è ancora occupata potete fare attività che richiedono attività fisica e poca attività mentale, come pulire casa, mettere in ordine, fare sport, cantare, ascoltare musica, leggere un libro, disegnare, colorare, dipingere. Queste attività vi permettono di scaricare la tensione accumulata.

Il lavoro di un operatore sanitario implica responsabilità e impegno. Non bisogna però dimenticarsi di prendersi cura di sé stessi nello stesso modo con cui ci prendiamo cura degli altri. In questo modo sarà possibile rendere il proprio intervento sul campo ancora più produttivo ed efficace.

 

Fonti:

  • Fernandez I., Maslovaric G., Galvagni M., (2011). Traumi psicologici, ferite dell'anima. Liguori Editore

  • Kabat-zinn J., (2006). Riprendere i sensi. TEA

  • Richard M., (2009). L'arte della meditazione. Sperling & kupfer