articoli di psicologia della Dott.ssa Flavia Massaro

risposte dello specialista Flavia Massaro

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Non sopporto più mia mamma

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Cara Ale, i rapporti fra madre e figlia possono essere molto complicati e non scevri da invidie, rancore, sentimenti ambivalenti. E' possibile che Sua madre sia una persona infelice e invidiosa, che non tollera che Lei possa avere successo nella vita, e che per questo tenda a scoraggiarLa e a prevedere per Lei un futuro poco felice. E' però anche possibile che i discorsi sgradevoli che Le rivolge siano motivati dalla convinzione di spronarLa in questo modo a prendersi più cura di sè: non pochi genitori sono convinti che insultare e offendere i figli sia un buon metodo per incoraggiarli a migliorare, anche se questo non funziona quasi mai, e a volte non si risparmiano nell'utilizzo di questo metodo. Cerchi di capire come mai Sua madre si comporta così e magari glielo chieda apertamente, dicendole che gli effetti di queste sue affermazioni non sono certo positivi per Lei e per il vostro rapporto. In ogni caso a questo punto della Sua vita è importante che Lei si prepari al futuro distaccandosi gradualmente dalla necessità di ricevere compimenti in famiglia per sentire di valere e di essere una persona che merita di essere apprezzata e amata. E' importante che la Sua autostima e la Sua opinione di sè stessa dipenda sempre più da sue valutazioni e percezioni e sempre meno da quelle di altri, altrimenti rimarrà in loro balia. Cerchi quindi di concentrarsi di più su sè stessa e di valutare oggettivamente la situazione, riflettendo sul fatto che Sua mamma non ha automaticamente ragione sul Suo conto solo perchè è la persona che l'ha cresciuta. Le faccio tanti auguri, dott.ssa Flavia Massaro psicologa a Milano e Mariano Comense www.serviziodipsicologia.it...

Ho lasciato il mio lavoro e mi sento vuoto

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Caro Vincenzo, ogni scelta comporta una rinuncia e quando si tratta di scelte compiute in ambito lavorativo le ripercussioni economiche non sono mai indolori. Se il lavoro che ha lasciato Le causava forte ansia, al punto tale da farLa dimagrire, penso che il rimpianto possa riguardare solo l'aspetto economico e non il resto, dal momento che rischiava di ammalarsi rimanendo in quell'ambiente. Si trattava inoltre di un impiego a termine, che quindi non avrebbe risolto il Suo problema occupazionale, e quindi il Suo rimpianto può essere mitigato anche da questa considerazione. Provi a pensare che, come ha trovato quell'impiego, ne può trovare un altro, e a focalizzarsi sulle Sue capacità e risorse: questo le sarà utile per trovare un altro lavoro presentandosi al meglio e mantenendo un atteggiamento fiducioso. In bocca al lupo! dott.ssa Flavia Massaro psicologa a Milano e Mariano Comense www.serviziodipsicologia.it...

Incapace di amare

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Cara Narcisa, la situazione che descrive è decisamente complessa e per avere una risposta sul piano diagnostico è necessario che si rivolga di persona ad uno psicologo, dal momento che non ci è possibile porre diagnosi senza esaminare di persona chi si rivolge a noi. In linea di massima in Lei possono essere presenti tratti narcisistici, ma anche di dipendenza e forse una certa quantità di ansia da separazione che emerge a fasi alterne. Per spiegare i motivi di tutto questo è necessario esaminare con attenzione la Sua vita e soprattutto la qualità delle Sue relazioni primarie, risalenti all'infanzia, che sono solitamente alla base delle modalità di relazione dell'adulto: in esse può risiedere sia la spiegazione, sia la soluzione, della Sua "coazione a ripetere", nelle parole di Freud. Considerando che aspetta un figlio, e che quindi questa volta è coinvolto anche un terzo soggetto in questa dinamica che tende a ripetersi, è molto importante che Lei si rivolga di persona ad uno psicologo per farsi aiutare. Rifletta seriamente su questa possibilità, spero che seguirà il mio consiglio. Tanti cari auguri, dott.ssa Flavia Massaro psicologa a Milano e Mariano Comense www.serviziodipsicologia.it...

Ansia in auto se guidano gli altri

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Caro Andrea, la sua paura non è così rara o incomprensibile, soprattutto se deriva da situazioni traumatiche vissute in passato. Oltre alle cause legate a traumi e incidenti, in genere la paura di salire su una vettura condotta da altri si presenta quando si prende la patente e si inizia a guardare in maniera diversa la strada quando si non guida (con "occhio" non più da passeggero, ma da guidatore), perchè ci si è abituati a stare attenti alla segnaletica e alle altre macchine: non avendo in mano in volante - e quindi il controllo della situazione - si può soffrire per lo stato di passività in cui ci si trova, ad es. per il fatto di non poter frenare quando si ritiene siail momento di farlo perchè questa rimane prerogativa del guidatore. Trattandosi nel suo caso di una paura datata, e quindi presumibilmente radicata, non penso possa fare molto da solo (di sicuro ha già provato a risolvere da sè il problema), quindi le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo che utilizzi ipnosi, PNL o Emdr per superarla. Le faccio tanti auguri, dott.ssa Flavia Massaro Psicologa a Milano e Mariano Comense www.serviziodipsicologia.it...

Abbuffate compulsive

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Cara Benedetta, solitamente i disturbi del comportamento alimentare (e in generale le condotte alimentari non equilibrate) hanno paradossalmente poco a che fare con l cibo e traggono origine da difficoltà legate alle relazioni, alla famiglia, alla costruzione di un'immagine di sè positiva. Di conseguenza la via maestra per occuparsene è la psicoterapia ed è necessario comprendere prima di tutto quali dinamiche scatenano i comportamenti problematici e le emozioni ad essi connesse, pr arrivare poi alla soluzione del problema. Le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta di orientamento psicoanalitico/psicodinamico e le consiglio la lettura di questi due testi: "Donne che mangiano troppo" e "Troppo buone!", entrambi di Renate Gockel, che possono darle molti spunti di riflessione sull'argomento, aiutandola da subito a capire meglio sè stessa. Tanti cari auguri, d.ssa Flavia Massaro...

Paura di guidare e di uscire

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Cara Valeria, se la sua difficoltà è nata come "paura di uscire a piedi" e ora si è trasformata in "paura di guidare" (Amaxofobia) è possibile che lei soffra di un disturbo d'ansia e in particolare di una forma di agorafobia che le provoca intenso disagio quando si trova "allo scoperto", lontano da quelli che ritiene luoghi sicuri (casa sua in primis). La diagnosi spetta in ogni caso allo psicologo che la esaminerà di persona: le suggerisco sicuramente di rivolgersi ad un mio collega di orientamento psicodinamico o psicoanalitico per farsi aiutare a trovare la causa del suo malessere per poi risolverlo, poiché la paura di guidare è probabilmente solo una manifestazione "esteriore" di altre paure più profonde (essere vulnerabile, essere indipendente, non avere il controllo della situazione). Un caro saluto, d.ssa Flavia Massaro...

Trascorro le giornate tutte allo stesso modo

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Cara Arianna, il consiglio che le ha dato il suo amico virtuale è molto sensato, anche se gliel'ha dato perchè non riesce più a sostenere il peso delle sue lamentele sulla situazione che sta attraversando e/o perchè non sa come aiutarla. Nella sua richiesta non dice nulla di sè e senza conoscere altri elementi non posso risponderle entrando nel dettaglio, non sapendo ad esempio se si è sempre sentita insicura o se è una , se si è "barricata in casa" perchè si sta laureando e ha paura del futuro o invece perchè è indietro con gli studi e si vergogna della sua situazione, se ha un passato (o presente) di disturbi d'ansia e/o depressivi e così via. La cosa migliore che può fare è rivolgersi di persona ad uno psicologo per fare il punto della situazione e ricevere un aiuto qualificato per uscire da questa situazione di stallo, risolvendo eventuali problemi che forse si trascina da tempo. Tanti cari auguri, d.ssa Flavia Massaro...

Il sesso, un problema per la mia ragazza

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Caro Lo, i livelli di desiderio possono essere anche molto differenti fra i due partner di una coppia e la sua ragazza probabilmente non mente quando dice che prova per lei gli stessi sentimenti di prima, anche se il desiderio è calato. E' possibile che effettivamente per la ragazza il sesso non sia indispensabile e che quindi stia bene anche manifestandole affetto solo in altri modi, ma questo non toglie che siete in due e che quindi è bene che troviate un punto di accordo su questo aspetto del vostro rapporto. Per prima cosa è importante capire se la ragazza ha qualche difficoltà psicologica, dovuta ad esempio ad un'educazione rigida e sessuofobica, o se risente magari dell'effetto qualche farmaco (pillola anticoncezionale, antidepressivi, ...), in modo tale da inquadrare il problema per ciò che è realmente. Una volta appurate le vere cause della mancanza di desiderio potrete agire di conseguenza, attivando un percorso psicologico di coppia o individuale per la ragazza, oppure chiedendo al suo medico curante di modificare la natura di eventuali terapie farmacologiche che interferiscono con la vita sessuale. Un caro saluto, d.ssa Flavia Massaro...