A,  domande di Genitori e Figli  |  Inserita il

Brescia

Tagliare i ponti con la famiglia: è possibile trovare una soluzione con il dialogo?

Buongiorno.
Preferisco non dire il mio nome, sono un ragazzo, ho 21 anni, specifico da subito che sono ateo.
Sono nato in Italia, entrambi i miei genitori sono degli immigrati.
È da quando sono giovane che faccio molta fatica a integrarmi nella società, mi sono sempre sentito imperfetto e diverso dagli altri per le mie origini straniere, tutt'oggi, nonostante il fatto che io sappia parlare fluentemente l'Italiano e abbia un aspetto perlomeno occidentale, ho sempre l'impressione che gli altri siano sempre in grado di trovare qualcosa in me che non va, qualcosa per categorizzarmi come strano, diverso dal gruppo, e dunque da escludere.
Mio padre è un uomo onesto, grande lavoratore, in 20 anni ha messo in piedi da solo questa casa, ha fatto educare a scuola me e mia sorella, ci ha dato da mangiare e sottolineo che non stenta mai a ricordarcelo, come se questo fosse l'unica cosa che conta in un padre, visto che sotto il punto di vista emotivo ho legato molto poco con lui, non esprime mai quello che prova ed è sempre silenzioso, tranne quando si arrabbia, è chiaro.
Fino ad ora, non ci sono grandi problemi particolari a farmi desiderare di lasciare la mia famiglia, ma questo perché ancora non ho parlato di mia madre e specialmente della sua ossessione religiosa.
Vedete, noi facciamo parte di una comunità cristiana ortodossa molto piccola e rigidissima, e come se non bastasse, mia madre è una donna ossessionata dalla religione, convinta che bisogna seguire alla lettera ogni singola cazzata che sta scritta nella bibbia.
Finché si tratta di una sua scelta personale a me va bene, diventa un problema quando si sente in dovere di imporre queste follie agli altri.
Lei lo vede come un senso di responsabilità da parte sua di, e lo scrivo in stampatello, COSTRINGERMI, ad essere cristiano e a seguire alla lettera ogni singolo insegnamento biblico.
Ad aggravare la situazione c'è il fatto che lei ritenga che se non mi perseguita fino all'ultimo mio (o suo) respiro, assicurandosi che io faccia una miserabile vita fatta di privazioni, allora la sua anima è destinata all'inferno.
Comprendete quindi che questo particolare modello di pensiero malato tipico delle persone fortemente attaccate alla religione, rende ogni tentativo di dialogo inutile, in particolar modo quando si discute con una persona debole di mente e cuore come mia madre, incapace di affidarsi all'intelletto e a semplici ragionamenti logici basilari, e che quindi semplicemente si fida e segue ciecamente quello che dice la religione senza dubitare o fare domande, burattino dei preti.
Questo non vale solo per mia madre ma anche per i miei parenti e i conoscenti che fanno parte di questa comunità religiosa, tutti ossessionati, guardano la vita con quegli occhi ormai, vedono la religione in ogni cosa, lavaggio del cervello totale, mi fanno sentire così solo quando sono con me, siamo così diversi.
Dio non ci ha forse dato il libero arbitrio? È veramente questo l'insegnamento cristiano di Gesù Cristo? Imporre il proprio credo sugli altri? Rendere le loro vite miserabili pur di vederli fare il segno della croce?
Che razza di persona va in chiesa, prega, e mantiene uno stile di vita così triste e pieno di privazioni solo perché tormentato dalla madre? Se esistesse veramente un Dio, egli lascerebbe veramente che il cuore non credente di una persona praticante entri in paradiso?
Ho visto credenti picchiarsi nella nostra chiesa per delle stupidate e gente atea atteggiarsi come persone per bene, non per religione ma per buon senso, ma vaglielo a dire tu questo a mia madre.
La nostra comunità religiosa, come tutte le altre a parer mio, da millenni indottrina le persone e pianta il seme della paura nel cuore dei suoi fedeli, questo terrore che se abbandoni il credo sei condannato ad una vita miserabile e all'inferno.
Io sono stanco e stufo di tutto questo, non voglio perdere questo ultimo bagliore di luce che mi spinge a provare e ad andare avanti, sperando che le cose andranno meglio.
Madre, ti voglio bene ma stai rovinando la mia vita, non sei in grado di staccarti e di lasciare che il passero voli e lasci il nido, come è giusto che sia. Non ho più bisogno della tua supervisione, così è da anni ormai, ma questo purtroppo tu non lo capirai.
Mi rivolgo a voi professionisti come ultimo grido d'aiuto:
È davvero impossibile trovare una soluzione mediante il dialogo ad una situazione così sofisticata?
Ho bisogno di aiuto, per favore.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Flavia Massaro Inserita il 13/08/2023 - 00:20

Caro A.,

l'ambiente che frequenta sua madre (e i suoi parenti con lei) sembrerebbe quello di una setta, più che un contesto religioso nell'accezione moderna, ma non solo, del termine. Probabilmente in quel contesto trova regole e precetti da rispettare rigidamente che la aiutano a sostenersi psicologicamente e a sentirsi in pace, se è una persona debole come lei la descrive. Questo può valere in diversa misura anche per gli altri parenti.

Sono sicura che sua madre compie in buona fede ogni singolo gesto che sta opprimendo lei (e immagino anche sua sorella), se davvero ritiene che sia il solo modo per raggiungere la salvezza dell'Anima.
L'adesione a una Fede deve tuttavia venire da "dentro" e non si sostanzia certamente in gesti vuoti e vani, se praticati come una forma di scaramanzia, come un rito apotropaico che allontani la possibilità di sventure e il rischio di finire all'inferno. Non c'è dubbio che ciò che conta è invece la partecipazione spontanea ai riti e la volontà di vivere i precetti della Fede che si professa nella vita di ogni giorno, cose che nessuno può imporre ad altri.

Credo però che il punto non sia tanto la modalità con la quale sua madre esprime la propria religiosità, quanto il fatto che parrebbe non volersi rassegnare all'idea che lei ha 21 anni e ha il diritto di scegliere per sè stesso. Questo vale in ogni ambito e immagino che non sia propensa a lasciarle libertà di scelta nemmeno in altri ambiti.
E' perciò importante che lei si renda economicamente autonomo il prima possibile e che nel frattempo non vada allo scontro con sua mamma, cosa che la convincerebbe ancora di più che lei debba essere "governato" dall'esterno perchè non faccia una brutta fine. Provi ad accontentarla in parte, se possibile, e a spiegarle nel frattempo che quelle regole così rigide non portano al Paradiso, se seguite senza l'adesione interiore che in questo momento le manca. Le spieghi che capisce che agisce così perchè si preoccupa per lei, ma che ha bisogno di spazio e tempo per riflettere su ciò che le propone.
Quando avrà la sua autonomia potrà decidere come gestire la distanza dalla famiglia d'origine e cosa "salvare" dell'esperienza religiosa (e non solo) che ha vissuto, che adesso ovviamente rifiuta in toto come reazione all'insistenza e invadenza materne.

Un caro saluto,
d.ssa Flavia Massaro