Frustrazione: come gestire i momenti "no" della vita

Pubblicato il 29 dicembre, 2020  / Psicologia e dintorni
Frustrazione: come gestire i momenti no della vita
Qualunque sforzo tu faccia sembra non portare a nessun risultato?

 

Cos’è la frustrazione?

La frustrazione è uno stato psicologico spiacevole derivante da un’aspettativa disattesa o dal mancato soddisfacimento di un bisogno, che si accompagna a malessere e senso di impotenza e fallimento, facendoci sentire bloccati nella realizzazione dei nostri obiettivi.
 

Differenza tra frustrazione positiva e frustrazione negativa

Se la persona è stabile emotivamente, ha fiducia in sé stessa e i suoi livelli di stress non sono esagerati, si genera una sensazione di autoefficacia che comporterà un aumento della soglia di tolleranza della frustrazione: ciò porterà alla resilienza, cioè la capacità di affrontare nuove difficoltà con successo, imparando da esse e uscendone più forti. Ciò significa che la frustrazione può essere positiva, nella misura in cui funge da stimolo per la risoluzione di problemi e per la crescita personale.

La frustrazione negativa, generata dall’impossibilità di realizzare un desiderio, per via di grandi ostacoli o di una mancata abilità di portare a termine una determinata attività, può invece sfociare in reazioni naturali, ma poco sane, come ansia, rabbia, apatia. Questo ultimo caso si verifica spesso nei bambini.

In base alle circostanze in cui si genera, la frustrazione può essere distinta in interna, quando deriva dalla nostra incapacità di fronte a sfide che ci prefissiamo, ed esterna, quando il fallimento deriva da fattori che vanno oltre il nostro controllo.
 

Come nasce la frustrazione? Quali sono le cause?

Le cause della frustrazione sono fisiche, sociali e personali. La nostra natura di esseri umani fa sì che sorgano in noi necessità di soddisfare delle richieste dell’organismo e dei bisogni fisici, che, se non vengono appagati, possono generare frustrazione. Il contesto sociale in cui viviamo spesso può impedirci di realizzare i nostri desideri e questo può rappresentare un altro motivo di frustrazione.

Le cause personali possono essere relative a condizioni biologiche che non ci piacciono, come caratteristiche del nostro corpo, psicologiche, come tratti della nostra personalità, e sociali, come l’appartenenza a un determinato contesto.
 

Conseguenze per il corpo e per la mente

La frustrazione può scatenare una gran varietà di reazioni, in base al valore che diamo all’aspettativa frustrata, alle nostre risorse psicologiche e al livello di dissonanza sperimentato.

  • Tra le conseguenze più comuni c’è la regressione, che consiste in comportarsi in maniera infantile o poco matura.

  • È comune anche l’isolamento, come reazione di evasione per evitare di affrontare il dolore.

  • Gli eventi frustranti possono anche generare ansia, angoscia, disinteresse, distacco, apatia, come meccanismo di difesa e protezione dell’Io da uno stato psichico insopportabile, come descritto dall’analisi freudiana. Reazioni di difesa estreme possono degenerare in una nevrosi.

  • Secondo Wilhelm Reich, la frustrazione può generare come effetti secondari rabbia, odio e invidia. Questi sentimenti deriverebbero dalla mancata sintonia con le proprie pulsioni, che causa una frustrazione della libido e una contrazione rispetto a tutto ciò che è pulsante e vitale. L’incapacità di fluire senza opporsi al flusso della vita sarebbe così all’origine delle continue frustrazioni nella vita degli esseri umani.

  • La frustrazione può generare ossessione per l’accaduto, bloccandoci all’interno di un circolo vizioso caratterizzato dalla persistenza dell’ostacolo.

  • Delle conseguenze psicologiche possono essere la perdita di motivazione, la destabilizzazione emotiva e la generazione di dubbi sul nostro valore come persone.

  • È frequente reagire con aggressività alla frustrazione, con comportamenti più o meno esagerati o violenti, a seconda del valore che diamo a ciò che è successo. L’energia può essere distaccata dall’oggetto che funge da ostacolo o può essere reinvestita su un altro oggetto, può essere rivolta verso l’esterno o verso sé stessi e il soggetto può o meno ritenere giustificato il suo comportamento, in una maniera cosciente o incosciente.

  • La frustrazione può fungere da stimolante dell’apprendimento e dell’intelligenza del soggetto.

  • Quando più soggetti la subiscono insieme, può causare una reazione cooperativa tra essi.

  • La reazione più saggia è quella di assertività e caparbietà, in cui non perdiamo di vista il nostro obiettivo e cerchiamo con lucidità di rimuovere gli ostacoli.
     

Come gestire la frustrazione?

Proprio l’assertività è il migliore antidoto alla frustrazione, in quanto il comportamento assertivo produce risultati a lungo termine. Si tratta di interagire con massimo rispetto di sé stessi e degli altri, in modo non offensivo, delicato, calmo, positivo e fermo, nella coscienza che i nostri diritti e necessità valgono quanto quelli degli altri, che non possiamo cambiare sempre il contesto in cui ci troviamo e che non c’è una verità che è in maniera assoluta più giusta di un’altra.

È importante ricordare che la rabbia genera altra rabbia e la passività altra passività; questi non sono atteggiamenti risolutivi. La meta ultima di ogni comportamento deve essere il benessere e l’armonia di tutti e non perseguire ciecamente un principio morale.

È bene mirare a cambiamenti specifici e non generici, identificando gli obiettivi da raggiungere in maniera realista e oggettiva.

L’assertività richiede abitudine, esercizio e forza di volontà e non è facile, in quanto spesso comportamenti aggressivi si nascondono dietro atteggiamenti passivi e comportamenti apparentemente assertivi nascondono un fine manipolativo.

La chiave sta anche nell’accettazione radicale delle difficoltà: la vita è piena di ostacoli e noi dobbiamo permetterci di commettere errori, senza sentirci in colpa, senza avere paura e senza crearci aspettative.

È utile tenere un diario della gratitudine, meditare, studiare, dedicarsi ai propri hobby e ritrovare la pace dentro sé stessi.

 

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