Apatia: quando si perde la voglia di vivere

Pubblicato il 2 dicembre, 2020  / Psicologia e dintorni
apatia

 

Cos’è l’apatia?

La parola apatia viene dal greco “a-pàtheia”, che vuol dire “assenza di passione”. Con apatia ci riferiamo a una sensazione profonda di vuoto emotivo che ci fa vivere la vita in uno stato di totale indifferenza, come se ci fosse un grande muro tra noi e il resto del mondo.
 

Quali sono i sintomi dell’apatia?

I sintomi dell’apatia sono astenia, stanchezza cronica, esagerata passività e pigrizia, malessere generale, mancanza di voglia di svolgere attività che prima ci rendevano felici, scarso appetito, perdita di iniziativa e di interesse, noia estrema, alienante senso di vuoto.
 

Quali sono le cause?

Perché si perde la passione per la vita? Spesso insorge l’apatia come segnale che la propria vita quotidiana non è più adatta a noi e abbiamo bisogno di un cambio drastico. A volte la causa risiede in meccanismi di pessimismo e mancanza di entusiasmo appresi durante l’infanzia nell’ambiente familiare. Altre volte l’apatia può essere una reazione a un’aspettativa delusa, come se fosse un metodo più facile per canalizzare la rabbia e il disappunto.

L’apatia può anche essere relazionata a disturbi patologici, di natura psichica come la schizofrenia, il disturbo bipolare o la distimia, o di natura neurologica come il morbo di Parkinson, la malattia di Alzheimer o la corea di Huntington. Può anche dipendere dall’abuso di sostanze stupefacenti o farmaci.
 

Che differenze ci sono tra depressione e apatia?

Per una diagnosi di apatia è necessario fare una valutazione adeguata, dopo un accurato esame obiettivo e una raccolta dettagliata della storia clinica. I criteri per la diagnosi includono un calo o assenza di motivazione, delle alterazioni del comportamento, delle fluttuazioni emotive e dei cambiamenti delle capacità cognitive. Questi sintomi per essere indicativi di apatia devono portare disinteresse verso i rapporti interpersonali e le novità, inficiare la vita quotidiana sia da un punto di vista lavorativo che sociale, e non devono dipendere da problematiche legate all’età, al bagaglio culturale né ad eventuali disabilità fisiche o mentali.

Facciamo una precisazione: depressione e apatia non sono la stessa cosa e sono disturbi che interessano regioni cerebrali diverse. La depressione, a differenza dell’apatia, porta a disperazione, colpa, distress emotivo, crisi di pianto, agitazione, insonnia e manie suicide. Entrambe portano a mancanza di interesse, rallentamento, stanchezza e perdita di insight. Ciò non significa che tutti i soggetti apatici siano al contempo depressi.

Altri due punti da chiarire sono le differenze con l’abulia e con l’anedonia. L’abulia è un disturbo dell’attività intenzionale e della motivazione, che si manifesta come un’incapacità marcata nel prendere decisioni o nel portare a termine un’azione già iniziata. Con anedonia si intende, invece, una consistente diminuzione dell’interesse e del piacere per la maggior parte delle attività quotidiane.
 

Come guarire dall’apatia?

I primi passi per uscire dall’apatia sono consapevolezza, accettazione e forza di volontà. Per emergere da questo stato bisogna innanzitutto accettare e accogliere senza paura il senso di vuoto che si è generato dentro di noi. E soprattutto bisogna voler girare pagina: il cambiamento drastico dello stile di vita è la chiave del progresso.

È utile fare degli esercizi psicologici-meditativi. Mettere in moto un dialogo interiore riguardo ai punti da rivoluzionare nella nostra vita è un’arma potente. Un esercizio consiste nel rilassarsi e concentrarsi sui ruoli che interpretiamo nella società, per esempio la nostra professione, e analizzare le sensazioni che l’immagine del personaggio che incarniamo ci generano, per poi annotarle in un foglio da nascondere in un posto segreto.

Ripetendo l’esercizio in giorni diversi, possiamo iniziare a modificare l’immagine che attribuiamo a noi stessi in totale libertà, così vedremo come le sensazioni cambieranno perché noi stessi abbiamo il potere di trasformarle in ciò che vogliamo. A poco a poco, riusciremo a fare emergere parti occulte del nostro essere genuino, recupereremo la nostra integrità come persone, l’autostima crescerà e supereremo l’apatia.

Non dobbiamo temere di stravolgere la nostra routine, di viaggiare, di passare tempo all’aria aperta, di dedicarci a nuovi hobby, di fare nuove esperienze o di riprendere dal passato attività che abbiamo messo da parte.

La famiglia può essere un aiuto prezioso. I nostri parenti, così come gli amici, possono stimolarci a mettere un piede fuori dal vuoto che percepiamo, portandoci un po’ di freschezza e proponendoci attività diverse e divertenti. Allo stesso modo, un apporto benefico significativo si può trovare nei gruppi di supporto.

Come accennato, l’apatia potrebbe anche celare una patologia. Per questo, se nonostante gli sforzi per uscire dalla situazione c’è ancora qualcosa che non va, è bene rivolgersi a un professionista, che può aiutarci anche con interventi mirati alla stimolazione di nuovi interessi, all’introduzione di nuove fonti di piacere e alla riattivazione di comportamenti più funzionali.