Tristezza: come gestire un grande dolore

Pubblicato il 21 novembre, 2020  / Psicologia e dintorni
tristezza

 

Cos’è la tristezza? Perché è utile? A cosa serve?

La tristezza è un’emozione umana che insorge come risposta a situazioni dolorose o difficili. Come tutte le emozioni, appare per una ragione e, per sua natura, va e viene. La tristezza, a differenza della depressione patologica, dura giorni o settimane e risulta spiacevole, ma sopportabile.

La tristezza ha un valore evolutivo e adattativo importante, perché aiuta a riflettere sui propri errori, a determinare ciò che è importante per noi e ad elaborare esperienze difficili come perdite e lutti. Inoltre, provoca compassione ed empatia sulle altre persone, favorendo l’integrazione sociale. Secondo uno studio della New South Wales University, sperimentare tristezza apporta dei benefici sulla memoria, sulla motivazione, sull’apertura mentale e sulle relazioni sociali.
 

Le reazioni umane alla tristezza

Una delle reazioni più comuni di fronte alla tristezza è la negazione: è molto comune fuggire dalla sofferenza e tagliare la consapevolezza fuori dalle sensazioni che sorgono. È opportuno vivere i momenti difficili, non temendo di mostrare in maniera autentica la propria vulnerabilità e fragilità e attraversando pienamente il dolore con la consapevolezza che ci sarà una fine.

Un altro atteggiamento comune è la compensazione: frequentemente siamo portati a distrarci con atteggiamenti poco maturi o poco appropriati, come anestetizzare il dolore con l’uso di sostanze o rifugiarsi in attività consolatorie poco salutari per la mente e per il corpo.

Chiudersi nel proprio mondo e sognare ad occhi aperti può essere di aiuto in alcuni momenti, ma non è una soluzione. Tutte queste strategie non funzionano a lungo termine.
 

Diventare tristi dopo la perdita di qualcosa di importante

La perdita è una delle principali cause di tristezza. Quando perdiamo una persona cara, per la nostra cultura, tendiamo a pensare che è accaduto qualcosa di terribile. Altre culture celebrano la morte con allegria, vista come liberazione dal corpo fisico o come momento di unione con il divino.

Oltre a vivere il lutto come una disgrazia, si assiste spesso ad un rifiuto della perdita. La non accettazione della morte è radicata nella nostra cultura, ma può essere trasformata prendendo coscienza dell’impermanenza della nostra natura umana. Che tutti moriremo è una certezza, e al contempo un’opportunità per vivere con consapevolezza e gioia ogni istante della vita.
 

Come gestire la tristezza?

In primis, accentandola. La tristezza, come tutte le emozioni, è un messaggio, un segnale, una guida che ci ricorda cosa è importante e ci suggerisce dove focalizzare l’attenzione. Dobbiamo lasciarla entrare, darle spazio e cedere ad essa, permettendoci di essere tristi e di piangere. Una volta riconosciuta, va contemplata e va abbracciata. Non dobbiamo forzarla ad andare via, piuttosto dobbiamo essere pazienti e viverla, lasciandola fluire senza coltivarla più del necessario, perché sappiamo che si tratta di uno stato d’animo che è insorto per una ragione e che ci farà crescere e imparare qualcosa su noi stessi.

In questa fase di osservazione, non dobbiamo giudicare o criticare la tristezza, né identificarci con l’emozione: non siamo delle persone tristi, siamo osservatori di uno stato. Analizziamola: chiediamoci quanto è forte, che forma ha, come si propaga, quali sono stati altri momenti in cui ci siamo sentiti così, da cosa è scaturita.

Lasciando che l’emozione si esprima, la sentiremo sempre meno e la lasceremo trasformarsi in qualcos’altro. Dall’elaborazione del dolore può germogliare una consapevolezza preziosa e la sofferenza può assumere nuovi significati.

Teniamo sempre a mente che nulla è permanente e che tutto si trasforma. Dopo la tempesta viene sempre il sole. Ricordarselo è importante, perché porta equilibrio emozionale.

Passato il peggio, è opportuno prenderci cura di noi stessi, trattarci con amore e coccolarci, rientrando in contatto con la nostra forza interiore e la nostra fiducia in noi stessi.

Per superare la tristezza è utile integrare nella propria quotidianità la meditazione, l’esercizio fisico, passeggiare all’aria aperta e qualsiasi altra attività salutare che può apportarci energia positiva. Cerchiamo di sorridere e di non perdere la speranza, come si suole dire… aiutati che Dio ti aiuta. E non dimentichiamoci di chiedere aiuto e supporto. Parlare con qualcuno può fare la differenza!