Tinder mania: come cambiano le relazioni?

Che fine fanno le emozioni ai tempi di Tinder?

Pubblicato il 5 ottobre, 2017  / Psicologia e dintorni
Tinder mania: come cambiano le relazioni?

Tinder è un’app per dating che sta crescendo a ritmo velocissimo, è disponibile in 24 lingue e vanta oltre dieci milioni di utenti attivi al giorno. Ma non provate a chiedere in giro... nessun vostro amico vi risponde che ce l’ha!

Il funzionamento di Tinder è molto semplice: dopo l’iscrizione, che avviene tramite Facebook, compaiono profili di persone rispondenti ai requisiti scelti dall’utente, in base al criterio fondamentale della geo-localizzazione.

Una volta che compaiono le foto, si può scorrere il dito verso destra o sinistra. Se si scorre l’indice verso destra, significa che la persona piace. Se va verso sinistra, significa che non rispecchia le preferenze.

Poi si può addirittura scorrere il dito verso l’alto: SUPER MI PIACE!

La chat comincia se due persone esprimono una preferenza reciproca.

Come avrebbe potuto fallire un’idea simile?

Una luogo virtuale che ti permette di conoscere persone in base alle tue preferenze, in termini di età, sesso, abitazione, lavoro e motivazioni.

È vero che la comunicazione sta cambiando e con essa anche il modo di entrare il contatto, non è mio obiettivo rimanere ancorata ad una visione antica e tradizionale del conoscersi mentre il mondo va avanti secondo schemi che si rinnovano alla velocità della luce.

Ma è bene fare qualche riflessione perché dietro lo scorrimento facile di Tinder si celano dei rischi che possono amplificare delle difficoltà di base, se presenti o crearne addirittura di nuove.

Quante volte vi tremavano le mani o avete avuto una leggera tachicardia, prima di chiedere ad una persona di uscire? Prima di fare un invito è normale avere paura di un rifiuto, ansia, vergogna, timidezza, imbarazzo.. e queste emozioni si esprimono con comportamenti diversi come quello di arrossire, evitare lo sguardo, muovere nervosamente le gambe.. per non parlare del tempo che intercorre tra l’idea di invitare una donna a cena, per esempio, e il momento in cui lo si fa effettivamente.  

In mezzo ci sono valutazioni, ripensamenti e previsioni.

Certamente nelle persone più sicure di sé questi processi possono risultare brevi e poco intensi. Ma siamo umani, e per quanto sicuri di noi stessi possiamo essere, laddove c’è un interesse o attrazione, le emozioni dominano la scena.

Che fine fa tutto ciò, ai tempi di Tinder?

Il processo valutativo si snellisce, la prima scrematura è fatta velocemente e sulla base delle informazioni di base e degli interessi comuni.

Il rischio di subire un rifiuto è ridotto perché il fatto che ci si scelga reciprocamente (requisito essenziale per avviare una chat) è indicatore di interesse.

All'incontro dal vivo subisci un rifiuto? Il conoscente non corrisponde alle tue aspettative? Amen. Se la persona non fa parte della tua cerchia di conoscenti, come spesso capita, chi s’è visto s’è visto.

Parliamo della monogamia: quanto è più semplice spezzare la routine quotidiana e lo stress da vita di coppia, se posso concedermi con tanta facilità, un momento di svago?

Sicuramente il meccanismo di funzionamento di questa app ci porta ad osare molto di più perché protegge dagli effetti che può avere un rifiuto vis-à-vis sulla nostra autostima.. ed in fondo cosa facciamo noi essere umani, se non evitare le emozioni negative scomodando tutti i meccanismi di difesa possibili e immaginabili?

Eppure, questo modo di conoscere persone, appare troppo comodo, troppo facile e quando le cose stanno così, i rischi sono dietro l’angolo.

Molti ricercatori sostengono che sia in corso uno “smussamento della socialità”, facendo riferimento a quel fenomeno per il quale le persone privilegiano la sensazione di comfort nel momento in cui conoscono nuovi potenziali partner, abbassando radicalmente la paura del rifiuto e la percezione di senso di inadeguatezza.

Siamo figli di una cultura facile, in cui tutto ciò che si desidera può essere ottenuto in tempi record.

Ma le relazioni umane, la conoscenza, quella vera, non hanno questo passo, il passo veloce della paura dell’attesa e del fallimento che ci portano a divorare, anziché assaporare, le varie fasi delle relazioni che richiedono necessariamente tempo, impegno, sacrificio e una buona dose di rischio.