Come il prendersi cura di un parente malato può influire sul proprio benessere

Effetti negativi del caregiving

Pubblicato il 30 settembre, 2017  / Psicologia e dintorni
Come il prendersi cura di un parente malato può influire sul proprio benessere

Il prendersi cura dei propri familiari non dà solo una percezione di appagamento e arricchimento personale; spesso, in presenza di una grave disabilità o una malattia cronica o fortemente invalidante, la cura dell’altro può avere un impatto negativo sul proprio benessere psicofisico e sulla qualità della vita.

Sono numerose le ricerche, sia italiane che internazionali, che hanno evidenziato come l’insorgenza e il decorso di una disabilità fisica o di una malattia cronica rappresentino una fonte di stress non solo per il paziente, ma anche per i familiari che se ne occupano in maniera prevalente.

Parliamo di tutte quelle situazioni in cui è necessario badare quotidianamente ad un coniuge, un figlio o un genitore gravemente malato: nel caso di anziani con demenza o non autosufficienti, nel caso di familiari con patologie fisiche molto gravi (cancro, malattie croniche) o con disabilità fisiche o mentali che ne compromettono il normale funzionamento, nel caso di figli con autismo o con gravi ritardi dello sviluppo neurologico o motorio.

In queste situazioni la cura dell’altro assume tutte le caratteristiche di un’esperienza di stress cronico, perchè:

  • si è sottoposti a tensione fisica e psicologica per periodi di tempo prolungati

  • si tratta di situazioni di solito imprevedibili e poco controllabili

  • frequentemente sono richiesti alti livelli di vigilanza (continua attenzione a persone che possono involontariamente farsi del male o farlo agli altri)

  • anche la vita lavorativa e familiare possono risultare compromesse.

Uno studio recente (2008) ha analizzato i dati sulla salute fisica e mentale dei caregivers (con questo termine si indica appunto chi si prende cura di un proprio familiare malato), ricavati dalla letteratura scientifica dei precedenti 30 anni, analizzando gli effetti combinati di alcuni fattori, come per esempio l'età, il sesso e lo status socio-economico di chi si prende cura, ma anche la coabitazione con il malato e il tipo e la durata della cure fornite.

Il prendersi cura di un parente malato sembrerebbe associato all’insorgenza di sintomi psicologici (principalmente ansia e depressione) e fisici e sembra avere anche effetti negativi sullo stile di vita (in termini di dieta, qualità del sonno e attività fisica) e sulla sensazione di benessere percepito.

In generale l’impatto dell’assistenza sembra essere maggiormente negativo nelle donne, nelle persone meno giovani e negli individui socialmente più isolati. Anche la coabitazione con il malato sembra influenzare il livello di stress psicofisico percepito, con la relazione coniugale che sembra essere quella di maggiore impatto. Inoltre, il livello di stress è maggiore quando il malato presenta problemi comportamentali, deficit cognitivi e disabilità fisica.

Solitamente il prendersi cura di un parente con demenza è associato a più alti livelli di stress, depressione e sintomatologia fisica nel caregiver: il soggetto demente, infatti, richiede maggiore supervisione e vigilanza, esprime meno gratitudine per l’aiuto ricevuto, ed è solitamente più depresso.

Chi si prende cura di un parente malato ha poco tempo da dedicare a se stesso e al resto della propria famiglia, il che può avere notevoli ripercussioni sul suo funzionamento lavorativo e relazionale; l’insorgenza di una sintomatologia depressiva conseguente al “peso dell’assistenza” percepito può portare a perdere ogni speranza per il futuro.

Subentra soprattutto un senso di rassegnazione e sfiducia nei confronti dell’ambiente esterno: se le risorse del territorio (mi riferisco ad una adeguata rete di servizi pubblici di sostegno) non sembrano immediatamente fruibili, il caregiver rischia di percepire un carico sempre più elevato, fino al punto di non riuscire più a sostenere economicamente, fisicamente ed emotivamente la relazione di cura.

È importante in queste situazioni imparare a riconoscere le proprie difficoltà, ma anche individuare le risorse che si possono mobilitare per migliorare la propria situazione. Rivolgersi ad uno psicoterapeuta può consentire di uscire dall'isolamento in cui spesso si precipita e di trovare uno spazio e un tempo di ascolto per sé, per i propri vissuti che spesso restano inascoltati , per le proprie necessità.

Riferimenti bibliografici:

  • Schultz, R. and Sherwood, P.R. (2008). Physical and Mental Health Effect of Family Caregiving. American J. Nurs., 108, 23-27.
  • Lucchetti, L. et al. (2011). Il carico soggettivo dei familiari ( caregiver burden ) di anziani con polipatologia ricoverati in una unità operativa di geriatria ospedaliera per acuti. Giornale di gerontologia, 59, 217-224.