Resilienza: come leccarsi le ferite della vita ed essere più forti di prima

Pubblicato il 18 gennaio, 2021  / Psicologia e dintorni
resilienza


Cos’è la resilienza?

La definizione di resilienza è piuttosto ampia e complessa. Il termine deriva dal latino “resilire” che significa rimbalzare. Sul manuale di Oxford di psicologia positiva, la resilienza viene descritta come un insieme di adattamenti positivi durante o dopo un’avversità o un rischio notevoli.

In campo biologico, è la capacità di un ecosistema o di un organismo di recuperarsi dopo un danno o di impedire che questo si verifichi.

In psicologia, essere resilienti significa fronteggiare situazioni di stress senza l’implicazione di ulteriore stress.
 

Caratteristiche della resilienza

Fondamentalmente, si tratta della capacità di superare un’avversità, ottenendo dei risvolti positivi legati a un nuovo e funzionale equilibrio personale. I concetti di avversità e la capacità di adattarsi sono soggettivi e possono essere profondamente differenti in persone diverse, a seconda della propria personalità, esperienza e contesto di vita.

Per cui, la resilienza non è un tratto della personalità stabile che rende alcune persone poco adattabili al cambiamento, come si credeva in precedenza. Di recente, ha iniziato ad essere considerata come il processo in cui si affrontano le difficoltà, che è imprescindibile da fattori individuali e fattori esterni.

Nel processo della resilienza il soggetto, in risposta a una perturbazione inflitta da stress, genera delle reazioni adattabili e flessibili che gli permettono di recuperare un buon funzionamento bio-psico-sociale.
 

Fattori protettivi: cosa contribuisce a sviluppare la resilienza?

Sono stati identificati una serie di fattori protettivi e di rischio che influiscono in maniera positiva e negativa sulle reazioni agli eventi. In generale, tutto ciò che cambia le nostre abitudini genera stress e ci richiede un lavoro di adattamento per ristabilire un nuovo equilibrio.

I fattori protettivi si dividono in individuali, sociali e relazionali.

Tra i fattori individuali troviamo:

  • avere buone capacità di comunicare e di risolvere i problemi;

  • essere empatici e cooperativi;

  • avere una mente flessibile;

  • avere una forte autostima;

  • saper controllare le proprie emozioni;

  • essere capaci di mettere in pratica strategie mentali e comportamentali per far fronte a diverse situazioni;

  • essere ottimisti e avere un buon senso dell’umorismo

I fattori sociali che contribuiscono a renderci resilienti sono legati all’appartenenza a un contesto sociale stimolante e funzionale e quelli relazionali a relazioni interpersonali (con i genitori, gli amici, i familiari, i colleghi, etc.) soddisfacenti in qualità e quantità.
 

Fattori di rischio che diminuiscono la resilienza

Tutte le condizioni di vulnerabilità sono degli ostacoli allo sviluppo della resilienza, e, al contrario, favoriscono l’insorgenza di disadattamento. Sono questi i fattori di rischio, che si dividono in familiari, emozionali e legati allo sviluppo.

I fattori familiari sono:

  • un ambiente conflittuale in casa;

  • scarsa comunicazione;

  • deprivazione emotiva;

  • classe socioculturale bassa.

I fattori emozionali sono:

  • bassa autostima;

  • incapacità di gestire le emozioni;

  • isolamento sociale;

  • esperienze di abusi o violenza.

I fattori legati allo sviluppo si riferiscono a disturbi dell’apprendimento o dello sviluppo, ritardo mentale, deficit dell’attenzione, etc.

Holmes e Rahe nel 1967 formularono una scala degli eventi stressanti per quantificare con un punteggio l’impatto di determinate circostanze stressanti sull’individuo. Nonostante il peso dello stress sia del tutto variabile da persona a persona e nel tempo, la scala degli eventi stressanti proposta da Holmes e Rahe è un riferimento globalmente valido per identificare tali situazioni e avere un’idea di quanto possano influire sull’equilibrio psichico dell’individuo.

Ecco riportati alcuni eventi stressanti con il relativo punteggio:

  • morte del coniuge: 100;

  • divorzio: 73;

  • morte di un parente stretto: 63;

  • incidente o malattia: 53;

  • matrimonio: 50;

  • licenziamento: 47;

  • pensionamento: 45;

  • gravidanza: 40;

  • cambiamento dello stato economico: 38;

  • morte di un amico stretto: 37;

  • cambiare lavoro: 36.
     

Come essere relienti nella vita?

Spostiamo ora l’attenzione sulle risposte ai cambiamenti e alle situazioni difficili che la vita ci presenta.

Studi scientifici hanno evidenziato che le persone ottimiste, abili nel problem solving e che cercano supporto di fronte alle difficoltà, sono verosimilmente persone resilienti. Ci sono diversi aspetti personali su cui lavorare per guadagnare gli strumenti cognitivi e comportamentali che fanno di noi persone resistenti allo stress.

Lo stile di vita è la più forte arma contro lo stress: dormire a sufficienza, seguire una dieta salutare, dedicarsi ai propri hobby e svolgere attività fisica con regolarità devono essere considerati i pilastri della nostra vita.

Praticare la mindfulness o altre tecniche di meditazione aiuta ad accettare ciò che non si può cambiare e al contempo a ridurre il pessimismo, in quanto la nostra mente viene istruita a non concentrarsi e dare attenzione solo a ciò che ci fa male, piuttosto a conoscere le dinamiche interne, siano esse positive o negative, come osservatori esterni.

La ristrutturazione cognitiva è un ottimo esercizio per riconoscere e trasformare le distorsioni del pensiero che tendono a farci percepire ogni evento negativo come una catastrofe. È utile destrutturare i problemi e procedere per step.

Analizzare il passato, con i suoi i fallimenti e successi, è un ottimo metodo per migliorarsi e selezionare strategie vincenti adatte a noi. I nostri valori possono fungere da bussola e guidarci nella realizzazione di azioni concrete e positive.

Infine, una buona rete di relazioni sane e nutritive è un ingrediente fondamentale nella costruzione della resilienza.

Per tutte queste ragioni risulta utile l’aiuto di un professionista come lo psicologo.

 

 

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