L'elaborazione del lutto come percorso di costruzione di una nuova identità

Pubblicato il 20 maggio, 2017  / Psicologia e dintorni
L'elaborazione del lutto come percorso di costruzione di una nuova identità

La storia naturale dell’uomo prevede distacchi, perdite vitali, cambiamenti e lutti. Queste situazioni possono portare a sentirsi in crisi.

Nell’esperienza del lutto il pensiero che tutti hanno è “devo farcela da solo!", sia perchè si stenta a credere che qualcuno possa essere disponibile ad ascoltare la propria dolorosa storia, sia perché il paradigma di pensiero dominante impone una gestione individuale e privata di lutti e perdite, come se condividere i propri problemi di vita fosse segno di debolezza e incapacità.

Con il termine “lutto” non si intende solo la morte di una persona a noi cara, ma anche la fine di una relazione importante, la morte di un animale domestico, la perdita di un lavoro o la fine di un’amicizia.

Chi si trova a fronteggiare un lutto è privo di fiducia in se stesso e ha una visione pessimistica e catastrofica del futuro; questo avviene perché l’esperienza del lutto comporta la perdita di una parte importante della propria identità che, a sua volta, genera malumori e comportamenti di chiusura ed evitamento.

Perché dobbiamo ”elaborare un lutto”?  Perché un lutto non elaborato ha profonde ripercussioni sulla nostra vita quotidiana, relazionale, affettiva e cognitiva. Certo questo lavoro richiede tempo e pazienza, ma è importante lavorare sulle perdite della propria storia di vita per evitare che queste abbiano delle ripercussioni tali da far insorgere o slatentizzare patologie severe e invalidanti.

Il processo di elaborazione di un lutto si compone di sei fasi descritte notoriamente da Elisabeth Kubler-Ross.

La prima fase è caratterizzata dalla negazione dell’evento, una difesa psicologica che vuole proteggere dalla perdita di legami affettivi importanti. La sensazione di irrealtà che si accompagna in questa fase si affievolisce piano piano nel tempo così che si giunge all’accettazione della realtà e alla seconda fase: la rabbia. Questa fase non è attraversata da tutte le persone, ma se presente, può restare a lungo, anche in sottofondo, con ripercussioni sulla qualità di vita e del contesto a noi circostante.

Nella terza fase si comincia a fare i conti con la nuova realtà, quella segnata dalla mancanza e dal vuoto di ciò che abbiamo perso. Inizialmente si tende a confondere quello che dobbiamo lasciare andare, e che non si riesce a lasciare andare, con ciò che invece dobbiamo trattenere, ma che si respinge perché troppo gravoso da sostenere. Questa condizione si osserva quando bisogna prendere decisioni riguardo gli effetti personali e altre proprietà della persona morta: qualcuno se ne libera subito e in fretta sperando di tagliare subito ogni legame con qualcosa di sentito come troppo doloroso, per poi pentirsene quando è ormai troppo tardi; altre persone, invece, conservano, usano, esibiscono ciò che apparteneva al defunto.

Solo quando si ha raggiunto un buon patteggiamento tra il lasciare andare e il trattenere si può passare alla quarta fase, l’accettazione, ossia l’accoglimento e la presa di consapevolezza dell’evento di perdita e di tutto quello che ne deriverà: il vuoto.

Prima di riuscire a riempire questo vuoto, però, occorre attraversare la fase della depressione caratterizzata da tristezza, desiderio di piangere, perdita della voglia di vivere e di interesse per i propri impegni e la propria vita. Questa è la fase in cui si possono sviluppare comportamenti a rischio (abuso di psicofarmaci e alcol, disturbi del sonno e dell’alimentazione): è importante quindi ricorrere a un supporto psicologico fin dalle prime fasi del lutto per evitare che la crisi sfoci in una vera e propria depressione. Da un punto di vista psicologico può essere utile cercare di costruirsi una nuova quotidianità: avere degli impegni che proiettano “al domani” può avere un enorme beneficio.

Solo costruendosi delle nuove prospettive di vita si può giungere all’ultima fase, quella del nuovo equilibrio e dell’acquisizione di una nuova identità.

Non tutte le persone hanno le risorse personali per affrontare da sole questo rito di passaggio: non abbiate paura di mostrare la vostra fragilità, la vostra tristezza e la vostra rabbia… certo mostrare queste emozioni ad amici e familiari può essere estremamente difficile perché si cerca di mostrarsi agli altri nel migliore dei modi, ma è importante concedersi uno spazio e del tempo in cui dar sfogo a tutte le emozioni che si provano a seguito di una perdita importante.

Non abbiate paura di chiedere aiuto a uno psicologo perché ciò che può sembrare difficile e impossibile da affrontare, con il giusto supporto, può essere risolto.