La dipendenza affettiva

Quando l'amore fa soffrire troppo

Pubblicato il 6 luglio, 2015  / Psicologia e dintorni
La dipendenza affettiva

Una sana relazione d'amore è fondata sulla libertà e sul rispetto dell'individualità dei due partner. Un rapporto soddisfacente è un rapporto paritario, dove il sentimento è reciproco e si ha un equilibrio tra il dare e il ricevere. Quando mancano queste basi, un rapporto affettivo può diventare una fonte di grande sofferenza e trasformarsi in una “dolorosa ossessione”. Per alcune persone un rapporto d’amore può diventare una vera e propria dipendenza che prosciuga tutte le loro energie: quando entrano in un rapporto affettivo, vengono completamente risucchiate nella relazione fino a perdere di vista i propri bisogni, dimenticare i loro interessi e rinunciare alla propria identità per identificarsi con la persona amata, a cui finiscono per dedicare completamente tutte sé stesse. In questi casi non si può più parlare di amore, ma siamo di fronte ad un disturbo psicologico, chiamato “dipendenza affettiva“. 

La psicologa Robin Norwood è stata una delle prime a descrivere  questa fenomenologia amorosa in un libro che è diventato un best seller internazionale: “Donne che amano troppo" (1985):

“Quando l’amore per un uomo si trasforma in qualcosa di malsano e pericoloso per la salute fisica e mentale della donna, significa che sta amando troppo. Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo; quando giustifichiamo tutti i malumori, il cattivo carattere, l’indifferenza, i tradimenti del partner: quando siamo offesi dal suo comportamento ma pensiamo che sia colpa nostra perché non siamo abbastanza attraenti o abbastanza affettuose, stiamo amando troppo.”

La Norwood spiega che il “mal d’amore” è un problema soprattutto femminile perché le donne, per ragioni storiche, sono più portate a pensare male di sé: infatti è stato loro insegnato che per natura sono deboli, dipendenti, fragili, bisognose di protezione e di guida. Questi insegnamenti, anche se sono ormai superati culturalmente, sono diventati parte dell’inconscio femminile e tendono a influenzare le donne nel loro modo di porsi in reazione con il maschile. Le donne, tendenzialmente abituate a non stimarsi e a non ritenersi all’altezza degli uomini, non credono di poter essere amate per quello che sono, ma pensano di doversi guadagnare l’amore e il rispetto diventando “speciali” e diventando indispensabili per il loro partner.

Molte di queste donne presentano la cosiddetta “sindrome della crocerossina”: esse tendono a legarsi a uomini immaturi, egoisti, disturbati che considerano dipendenti e bisognosi delle loro devote e sollecite cure, e fanno di tutto per amare, nutrire e proteggere il partner arrivando a sacrificarsi per lui e a dimenticare del tutto i propri bisogni. La loro convinzione più intima è che con la forza della loro devozione e del loro amore riusciranno a cambiare il loro uomo, che riusciranno a guarirlo così da poter conquistare il suo amore ed essere finalmente felici insieme a lui.

Ma quando si ama troppo in realtà non si ama affatto perché si è dominati dalla paura: paura di restare soli, di non essere degni di amore, di essere ignorati ed abbandonati. Alla base del troppo amore c’è quasi sempre un trauma infantile: se una donna da bambina è stata trascurata o abusata, da grande tenderà a trovare un uomo che la maltratti o la trascuri. La sfiducia in sé e la mancanza di autostima fanno sì che la donna abbia paura di non essere amata e la portano ad accettare qualunque cosa dal compagno che ha scelto.

La dipendenza affettiva, per quanto sia un problema tendenzialmente femminile, è diffusa comunque anche tra gli uomini. Per uscire da queste forme di dipendenza spesso è necessaria una psicoterapia per  ricostituire la propria autostima e acquisire maggiore fiducia in sé stessi. Il percorso terapeutico è  indispensabile per aiutare la persona dipendente a riscoprire la propria volontà e la capacità di concepirsi come un individuo autonomo.



Solo quando si sarà liberata dalla paura di restare sola e dal timore di non essere degna di affetto, una persona può diventare capace di porsi in una relazione in maniera libera e non pregiudicata dal bisogno dell'altro.