Il manipolatore affettivo: come evitarlo e come difendersi

Pubblicato il 27 ottobre, 2020  / Sesso e Amore
manipolatore affettivo
Manipolazione e dipendenza affettiva: un vero e proprio abuso psicologico


Le caratteristiche del manipolatore affettivo

Il manipolatore affettivo non è sempre e solo un soggetto affetto da una psicopatologia narcisistica. Anche in una relazione di coppia ordinaria potrebbe celarsi un meccanismo “malato” di manipolazione affettiva. Il tipico manipolatore affettivo si alimenta dell’adorazione di un’altra persona perché ha un forte bisogno costante di sentirsi rassicurato.

Nelle relazioni, è solito far sorgere nel partner senso di colpa, gelosia, inappropriatezza, e tende a isolare la sua donna dall’ambiente esterno per potere essere l’unico protagonista della sua vita. In questa dinamica ci sono quindi una vittima e un manipolatore: la vittima è generalmente una donna che viene sottoposta a una tortura psicologica da parte di un uomo narcisista. Spesso si riconoscono tre fasi: l’idealizzazione, nella quale il manipolatore affettivo fa di tutto per compiacere la sua donna, la svalutazione, in cui quella carica energetica di attenzioni e cura, con una certa cattiveria, devia verso l’umiliazione, e infine lo scarto finale cioè l’abbandono della vittima.

A seconda della personalità e del carattere, il manipolatore adotta strategie differenti. Molte volte si comporta come un seduttore, carismatico, attraente e affascinante. In altri casi si comporta da dittatore, aggressivo e violento. Spesso sfoggia la sua cultura e le sue abilità comunicative dimostrandosi socievole, simpatico ed estroverso. La versione opposta è il manipolatore timido, che con bugie, sguardi giudicanti e la sua tendenza al silenzio, dissemina tensioni e sospetti facendo spesso litigare la gente. Un altro tipo è il manipolatore altruista, che si mostra sempre disponibile, con il secondo fine di ottenere qualcosa di consistente in cambio.

Il manipolatore è egocentrico e distruttivo per le persone con cui si relaziona.

Non si parla di manipolazione affettiva di per sé, se non all’interno di un contesto in cui appare l’oggetto della manipolazione: il manipolatore si manifesta quando trova la sua vittima.
 

Come si diventa vittima di un manipolatore affettivo? Come non cadere nelle sue mani?

I più vulnerabili alla forza destruente di un manipolatore affettivo sono le persone con una bassa autostima, che si sentono inappropriate, con un grande senso del sacrificio, tendenti a dire sempre di sì e a essere sottomesse. Si creano così dei meccanismi di dipendenza affettiva ed emotiva. Ricordiamo che i manipolatori hanno delle abilità straordinarie nell’affermare la loro presunta superiorità, quindi non è mai "colpa" della vittima essere finiti in trappola.

Per contrastare la manipolazione affettiva serve, in primis, una gran consapevolezza: come riconoscere le strategie manipolative? Il manipolatore affettivo tende a comportarsi in maniera diversa quando si trova da solo con la sua vittima e quando si trova in pubblico. Nel primo caso è un adulatore. Davanti alla gente, tende a stare al centro dell’attenzione esaltando le sue qualità e allo stesso tempo a umiliare e denigrare la vittima. Se senti di non potere contare sul tuo partner, di essere sempre sminuita e di ricevere attenzioni solo quando provi a reagire, allora potresti essere nelle mani di un manipolatore.

Come difendersi? Innanzitutto, non avvicinarsi troppo. Mantenersi distanti usando parole vaghe rappresenta la cosiddetta tecnica della nebbia. Di fronte a una comunicazione superficiale, il manipolatore percepirà l’indifferenza e si allontanerà dalla vittima. Va anche bene restare in silenzio e chiudere la conversazione. L’importante è non alimentare la sua grandezza, facendogli complimenti, ammirandolo o lodandolo in qualche modo, perché questo nutrirebbe il suo ego. Le armi da usare sono neutralità ed indifferenza.
 

Come uscire da una relazione tossica con un manipolatore affettivo?

Per prima cosa cercare di avere una chiara visione della realtà: questa persona non cambierà.

Il metodo del “no contact”, nonché la chiusura di qualsiasi canale di comunicazione, può essere un buon primo passo. Tuttavia, le strategie adottate dal manipolatore sono subdole ed è facile ricadere nelle sue grinfie.

Per questo è consigliabile rivolgersi a un professionista, come uno psicologo o uno psicoterapeuta, per ritrovare una stabilità psicologica e un benessere generale, modificando così tutte le false percezioni e le idee distorte sulle relazioni acquisite durante l’esperienza.

Psicologi che trattano questo argomento