Gaslighting: la subdola manipolazione per renderti dipendente

Pubblicato il 3 febbraio, 2021  / Psicologia e dintorni
gaslighting


Cos’è il gaslighting?

Il termine gaslighting trae origine da un’opera teatrale americana del 1944 intitolata “Gaslight” che narra di una coppia in cui il marito utilizza delle strategie mentali per mettere in crisi la moglie, fino a farla quasi impazzire.

Con la parola gaslighting ci si riferisce a un tipo di violenza subdola e crudeltà mentale volta ad usurare l’esistenza psicofisica dell’altro, cioè un abuso psicologico, che è difficile da percepire e identificare. Generalmente si verifica proprio in un ambiente familiare, nei rapporti di coppia.

Secondo la definizione di Salvadori, il gaslighting è una «violenza insidiosa, sottile, non se ne percepisce l’inizio, a volte è scusata dalla stessa vittima; non si tratta di una deflagrazione d’ira, che almeno è subito identificabile e magari oggetto d’immediata risposta, anche legale. È una sottile lama di ghiaccio che s’insinua, molte volte, tra la tranquillità delle mura domestiche. È una violenza gratuita e persistente, reiterata quotidianamente che ha la capacità di ‘annullare’ la persona che ne è bersaglio. Si tratta di un vero e proprio lavaggio del cervello» (Salvadori, 2008).


Caratteristiche del tipico gaslighter

La tipica dinamica è che un manipolatore, il gaslighter, mette in atto una serie di comportamenti per destabilizzare la sua vittima, che è generalmente la sua compagna, riducendola a uno stato di dipendenza psicologica e fisica e facendole perdere tutta la fiducia in sé stessa o addirittura la propria salute mentale.

L’obiettivo del gaslighter è proprio quello di annullare la vittima, privandola della sua autonomia decisionale e della padronanza di sé, in modo da esercitare su di lei un potere che lo fa sentire forte e unico.

Il gaslighter è egocentrico e distruttivo. Finge, nega l’evidenza e sconfessa cose effettivamente dette. Alcuni autori identificano in determinati comportamenti abusanti il profilo di un “perverso narcisista”, che si definisce come colui che, attaccato a un’idea di un Io grandioso, cerca di stabilire un legame con una vittima per disarmarla.


I diversi tipi di manipolatore e le fasi della manipolazione

Sono tre le tipologie principali di gaslighter:

  • il manipolatore affascinante, attraente e carismatico, che impone il proprio ascendente sulla vittima con una seduzione perversa;

  • il bravo ragazzo, che mette in atto un controllo premuroso che fa credere alla vittima che solo lui sa cosa è meglio per lei;

  • il persecutore, che assume comportamenti aggressivi e ostili nei confronti della vittima in maniera più diretta.

Si tratta di una vera e propria manipolazione mentale, che pone la vittima nelle condizioni di autocolpevolizzarsi e meritarsi i trattamenti e le punizioni che riceve. Si riconoscono tre fasi in tale manipolazione:

  • l’idealizzazione, nella quale il manipolatore affettivo si presenta come corteggiatore e adulatore e fa di tutto per compiacere la sua donna;

  • la svalutazione, in cui avviene una lenta e graduale destabilizzazione e decostruzione della personalità della vittima, fase in cui il manipolatore si insinua nella mente della vittima e le sue attenzioni deviano a poco a poco verso l’umiliazione;

  • lo scarto finale, l’ultima fase, quella dell’abbandono della vittima.
     

Conseguenze per la vittima di gaslighting

Tutto ciò ha sulla vittima delle conseguenze disastrose, che possono essere suddivise in fasi.

  • Inizialmente la vittima è incredula e tende a vedere le cose con lucidità, contrastando il gaslighter durante i suoi giochi psicologici. Comincia una fase di distorsione della comunicazione, durante la quale iniziano i silenzi e i contrasti nella relazione. Qui la vittima inizia a mettersi in dubbio e a credere di essere sbagliata.

  • Successivamente la vittima prova a difendersi. Come difesa, cerca di trovare una comunicazione efficace nella speranza di fare riflettere il manipolatore e renderlo cosciente della dinamica che si sta instaurando.

  • Dopo avere investito inutilmente le energie nel tentativo di fare cambiare idea all’abusatore, la vittima, vulnerabile, perde tutte le sue forze e si auto-colpevolizza, si deprime, si arrende. Si rende dipendente e asservita al manipolatore.


Come difendersi dal gaslighting?

Per difendersi da una situazione simile, innanzitutto, è necessario identificarla, cercando di analizzare le situazioni sospette per riconoscere in esse le strategie manipolative.

Quando ci si rende conto di stare subendo un abuso psicologico, si consiglia di mantenersi a una certa distanza dal proprio manipolatore. L’uso di parole vaghe rappresenta la cosiddetta tecnica della nebbia.

Di fronte a una comunicazione superficiale, il manipolatore percepirà l’indifferenza e si allontanerà dalla vittima. Va anche bene restare in silenzio e chiudere la conversazione. L’importante è non alimentare la sua grandezza, facendogli complimenti, ammirandolo o lodandolo in qualche modo, perché questo nutrirebbe il suo ego.

Le armi da usare sono neutralità ed indifferenza. È importante essere coscienti che questa persona non cambierà. Il metodo del “no contact”, nonché la chiusura di qualsiasi canale di comunicazione, può essere un buon primo passo.

Tuttavia, le strategie adottate dal manipolatore sono subdole ed è facile ricadere nelle sue grinfie.

Per questo è consigliabile rivolgersi a un professionista, come uno psicologo, per ritrovare una stabilità psicologica e un benessere generale, modificando così tutte le false percezioni e le idee distorte sulle relazioni acquisite durante l’esperienza.


 

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