Revenge bedtime procrastination: cos’è e perché accade?

Quando andare a dormire significa rinunciare all’unico tempo per sé

Pubblicato il   / Psicologia e dintorni
revenge bedtime procrastination

A volte siamo stanchi, sappiamo che dovremmo andare a dormire, eppure continuiamo a scrollare, guardare una serie o semplicemente restare svegli. Non sempre è solo una cattiva abitudine: dietro può esserci il bisogno di recuperare, durante la notte, quel tempo personale che durante il giorno sembra essere mancato.


In breve:

  • La revenge bedtime procrastination consiste nel rimandare volontariamente il sonno, pur sapendo che il giorno successivo ne pagheremo le conseguenze.
  • Spesso compare quando la giornata viene percepita come troppo piena di obblighi e con poco spazio personale.
  • La sera può diventare così un momento in cui recuperare una sensazione di libertà, autonomia e controllo sul proprio tempo.
  • Smartphone, social, streaming e altri stimoli digitali possono rendere ancora più difficile interrompere questo comportamento.
  • Se diventa abituale, la riduzione del sonno può influire su concentrazione, umore, energia e benessere generale.
  • Per modificarla può essere utile non concentrarsi soltanto sull’orario in cui andare a letto, ma anche creare durante il giorno spazi realmente dedicati a sé stessi.


Cos’è la revenge bedtime procrastination?

La revenge bedtime procrastination, traducibile come “procrastinazione della buonanotte per rivalsa”, indica la tendenza a rimandare volontariamente il momento di andare a dormire per ritagliarsi uno spazio personale di libertà e autonomia, pur sapendo che questo comporterà conseguenze negative il giorno successivo.

In termini concreti, si manifesta quando, a fine giornata, una persona sceglie di restare sveglia più a lungo del previsto, per esempio stando al telefono scrollando sui social, guardando video o serie TV, ascoltando musica, chattando, dedicandosi ai propri interessi, o anche solo fantasticando … anche se sa che dovrà svegliarsi presto.

Non si tratta di pigrizia, disorganizzazione o mancanza di disciplina. Alla base vi è il tentativo di recuperare tempo soggettivamente percepito come sottratto durante il giorno da lavoro, studio, routine e responsabilità.

A differenza dell’insonnia, la revenge bedtime procrastination è un comportamento intenzionale: la persona è in grado di dormire, ma sceglie consapevolmente di non farlo. Il sonno non viene evitato perché impossibile, bensì posticipato per affermare un bisogno emotivo o psicologico che durante il giorno non ha trovato spazio.


Psicologia della revenge bedtime procrastination

Il concetto di revenge bedtime procrastination è stato definito in ambito scientifico come la “difficoltà ad andare a dormire all’ora prevista, in assenza di circostanze esterne che lo impediscano”.

Per questo, il fenomeno viene inquadrato psicologicamente come una forma di auto-compensazione serale: si sacrificano ore di sonno per dedicarsi ad attività personali vissute come gratificanti e per riconquistare un frammento di tempo percepito come autenticamente proprio.

Restare svegli fino a tardi può trasformarsi in una strategia, spesso inconsapevole, per sentirsi nuovamente vivi, liberi o semplicemente padroni del proprio tempo.

Un elemento particolarmente rilevante per comprendere questo fenomeno è il senso di controllo percepito durante la giornata. Una tesi condotta su studenti dell’Università di Groningen mostra come la tendenza a rimandare volontariamente il sonno sia strettamente associata alla percezione di avere poco controllo sul proprio tempo e sulle proprie scelte.

Nel campione analizzato, il 95,4% dei soggetti ha dichiarato di aver sperimentato revenge bedtime procrastination e i dati evidenziano che livelli più bassi di controllo sono significativamente associati a una maggiore frequenza del comportamento. Questo conferma che la procrastinazione notturna non sia semplicemente una cattiva abitudine, ma una risposta compensatoria a una giornata vissuta come “diretta dagli altri“.

La notte diventa quindi uno spazio percepito come finalmente libero, privo di aspettative e pressioni, in cui recuperare una forma di autonomia personale.

Un altro aspetto centrale è il disallineamento tra intenzione e comportamento. Nella revenge bedtime procrastination la persona non manca di consapevolezza: sa di dover dormire e riconosce l’importanza del sonno, ma continua comunque a posticiparlo. Questo divario riflette una difficoltà di autoregolazione, in cui la ricerca di gratificazione immediata prevale sulla scelta di un beneficio futuro.

Studi recenti indicano che la revenge bedtime procrastination è associata a una riduzione del benessere soggettivo e può attenuare gli effetti positivi della mindfulness, evidenziando un impatto diretto sui processi di autoregolazione. Quindi, questo comportamento ha a che vedere con dinamiche interne legate al controllo e alla gestione degli impulsi.


Origine del termine

L’origine culturale del concetto viene ricondotta alla Cina, dove il fenomeno è stato associato all’espressione “bàofùxìng áoyè”, spesso tradotta come “veglia notturna per rivalsa” o “procrastinazione del sonno per vendetta”.

In questo contesto, il termine richiama l’idea di una compensazione notturna dopo giornate percepite come totalmente assorbite dagli obblighi. Si ritiene sia diventato popolare intorno al 2018, quando un lavoratore cinese ne parlò in un blog personale per descrivere la sensazione soffocante di un ritmo lavorativo di 72 ore settimanali che non lasciava alcuno spazio agli interessi personali. In questo quadro, la “vendetta” consiste nel riprendersi di notte quel margine di controllo che di giorno sembra scomparire.

La scrittrice Daphne K. Lee, in un post twitter diventato molto citato, ha descritto il fenomeno come una condizione in cui persone che non hanno molto controllo sulla loro vita diurna rifiutano di andare a dormire presto per ritrovare un senso di libertà durante le ore notturne. Da lì, l’espressione si è diffusa ancor di più sui social e nel linguaggio comune.

Tuttavia, alcuni autori e commentatori ritengono che il termine “revenge” non sia il più accurato e che sarebbe più corretto parlare di “rivendicazione” che di vendetta: non si tratterebbe tanto di punire qualcosa, quanto piuttosto di reclamare tempo personale che durante la giornata non è stato disponibile.


Incidenza e diffusione

Quando si parla di revenge bedtime procrastination si fa riferimento a un fenomeno psicologico ampiamente diffuso.

Uno studio olandese ha rilevato che il 74% dei partecipanti riportava comportamenti abituali di procrastinazione del sonno. Una ricerca cinese del 2020 ha rilevato un’incidenza del 52% tra studenti universitari, con valori più elevati nelle donne e nei soggetti esposti a forte carico accademico. In Italia, un’indagine condotta nel 2022 dall’Università di Padova su un campione di 502 giovani adulti ha riscontrato che circa il 60% dei partecipanti ritardava regolarmente l’ora di andare a dormire pur non avendo impegni o ostacoli oggettivi.

Questi dati suggeriscono che il comportamento non sia marginale né occasionale, ma rappresenti una modalità abbastanza frequente di gestione serale del tempo, soprattutto in contesti in cui il giorno viene vissuto come saturo, altamente strutturato o poco autodeterminato.

Secondo diversi osservatori, tra i soggetti più inclini a questo comportamento vi sono giovani adulti, studenti universitari, donne e lavoratori cognitivamente molto impegnati.

Alcuni psicologi sottolineano anche il ruolo del cronotipo: i cosiddetti “gufi” o nottambuli, cioè le persone naturalmente più attive nelle ore serali, possono vivere con particolare fatica l’adattamento a una quotidianità costruita su ritmi più adatti alle persone mattiniere.

Esistono poi profili maggiormente inclini alla procrastinazione in generale, come alcune persone con ADHD, che possono tendere a rimandare anche il momento del sonno. In questi casi, la procrastinazione della buonanotte può intrecciarsi con difficoltà più ampie di autoregolazione, organizzazione e gestione del tempo.


Perché rimandiamo il sonno anche quando siamo stanchi

Alla base della revenge bedtime procrastination si trova, nella maggior parte dei casi, una condizione di saturazione della giornata. Le ore diurne risultano occupate da una sequenza continua di impegni: lavoro, studio, gestione familiare, commissioni, attività domestiche e responsabilità quotidiane. In questo contesto, il tempo personale tende a ridursi fino a diventare marginale.

Di conseguenza, la sera inoltrata diventa spesso l’unico momento vissuto come realmente disponibile: assenza di richieste esterne, interruzione delle comunicazioni, sospensione delle aspettative sociali. Si tratta quindi di una risposta a una percezione di squilibrio tra obblighi e bisogni personali. Non a caso, negli studi condotti, la motivazione più frequentemente riportata per la revenge bedtime procrastination è “È l’unico momento che ho per me”.

Al di là del sovraccarico quotidiano, uno dei meccanismi centrali che sostiene la revenge bedtime procrastination è infatti di natura psicologica: è un processo di compensazione.

Quando la giornata viene percepita come dominata da obblighi, richieste esterne e mancanza di spazio personale, la mente tende a sviluppare un bisogno di recupero di libertà, autonomia e sensazione di controllo su di sé. In questo senso, restare svegli più a lungo diventa una forma di “restituzione” del tempo, anche se ottenuta a scapito del sonno.

Accanto alla dimensione psicologica, le tecnologie contemporanee giocano un ruolo amplificante. L’accesso continuo a contenuti digitali, social media, piattaforme di streaming e intrattenimento rende le ore serali particolarmente vulnerabili alla distrazione e alla gratificazione immediata. In un momento della giornata in cui le risorse cognitive sono già ridotte dalla fatica, la capacità di interrompere l’attività diminuisce e diventa più difficile scegliere comportamenti orientati al benessere a lungo termine.

A questo si aggiungono fattori fisiologici e ambientali che contribuiscono a rendere il sonno meno immediato, come l’esposizione alla luce artificiale, l’uso prolungato di schermi e, in alcuni periodi dell’anno, la presenza di luce naturale fino a tarda sera, tutti fattori che interferiscono con il ritmo circadiano e riducono i segnali biologici che favoriscono l’addormentamento. Il risultato è una percezione meno chiara del momento in cui “dovrebbe” iniziare il riposo, facilitando ulteriormente la tendenza a rimandarlo.

Infine, è importante considerare che la revenge bedtime procrastination si inserisce in un contesto culturale in cui il tempo personale è progressivamente compresso e la produttività assume un ruolo centrale. Si tratta di un fenomeno in crescita, legato al ritmo della vita contemporanea, in cui il riposo tende a essere relegato all’ultimo posto.


Segnali da riconoscere

La “procrastinazione della buonanotte” si manifesta attraverso segnali comportamentali abbastanza precisi.

Il primo è la consapevolezza: la persona sa di essere stanca, sa che dovrebbe andare a dormire, ma sceglie comunque di rimandare.

A questo si accompagna spesso una giustificazione interna molto forte: la sensazione di “meritarsi” quel tempo. Dopo una giornata percepita come piena di obblighi, la sera diventa uno spazio personale da difendere, anche a costo del riposo.

Un altro segnale frequente è la difficoltà a interrompere attività apparentemente poco rilevanti, come scrollare sui social, guardare una serie o navigare online senza uno scopo preciso, anche quando non risultano più realmente piacevoli. Questo indica che il comportamento non è più guidato dal piacere, ma da una forma di inerzia o bisogno compensativo.

Infine, molti riferiscono un senso di colpa o frustrazione il giorno successivo, accompagnato dalla percezione di non riuscire a gestire il proprio tempo, nonostante la piena consapevolezza dell’importanza del sonno. Questo ciclo di consapevolezza, procrastinazione e colpa è uno degli indicatori più chiari che il comportamento sta diventando disfunzionale.


Conseguenze

Un aspetto particolarmente interessante è il carattere paradossale del fenomeno. Uno studio del 2023 descrive la revenge bedtime procrastination come una forma di “paradosso affettivo”: un tentativo di prendersi cura di sé attraverso il recupero di tempo personale che finisce però per avere effetti autolesivi. In altre parole, una strategia di auto-cura che, nel lungo periodo, compromette proprio il benessere che vorrebbe proteggere.

Mentre episodi occasionali di revenge bedtime procrastination non rappresentano un problema, se il comportamento diventa costante, possono emergere segnali come stanchezza cronica, umore instabile, difficoltà a mantenere ritmi regolari sonno-veglia e calo della produttività.

Molti individui riportano frustrazione e una crescente percezione di perdita di controllo sul proprio tempo. In questo senso, ciò che inizialmente viene percepito come un piccolo sacrificio serale può rapidamente trasformarsi in uno squilibrio sistemico.

Quando il piacere immediato prevale sistematicamente sulla necessità biologica di dormire, il comportamento può intaccare il riposo notturno e, di conseguenza, il funzionamento quotidiano.

Il sonno rappresenta una base biologica fondamentale per la regolazione dell’umore, dell’attenzione e della salute generale.

Come sottolineano diversi studi, anche pochi giorni consecutivi di privazione di sonno possono portare conseguenze significative. Sul piano cognitivo, si osservano difficoltà di concentrazione, riduzione della memoria e minore chiarezza mentale. A livello comportamentale, è comune un aumento dell’irritabilità e della reattività emotiva durante il giorno. La sonnolenza diurna diventa una costante e influisce negativamente sulla produttività e sulla capacità decisionale.Inoltre, possono sorgere condizioni come ansia e depressione.

Dal punto di vista fisiologico, la carenza di sonno protratta nel tempo è associata a un aumento del rischio di sviluppare problematiche cardiovascolari, obesità e diabete di tipo 2, oltre a un indebolimento del sistema immunitario.


Consigli e strategie

Riconoscere di stare procrastinando il sonno per “riprendersi del tempo” è già un primo passo importante, ma raramente è sufficiente per modificare il comportamento.

Per superare la revenge bedtime procrastination è necessario sviluppare un diverso approccio alla cura di sé, che non si basi solo sulla concessione immediata, ma anche sulla capacità di riconoscere i bisogni reali.

Una strategia molto usata a questo proposito è la cosiddetta self-love therapy. Questo tipo di approccio aiuta le persone a distinguere tra desideri compensativi, come il bisogno di evasione, e bisogni autentici, come il recupero delle energie attraverso il sonno.

Uno studio recente ha mostrato che interventi basati sulla self-love therapy possono ridurre significativamente la revenge bedtime procrastination. Nel corso dell’intervento, i partecipanti sono stati guidati a riflettere sui pensieri che li portavano a rimandare il sonno, a ridefinire il concetto di prendersi cura di sé e a sviluppare strategie di rilassamento serale. Dopo poche settimane, molti hanno iniziato ad andare a dormire con maggiore regolarità e con una minore percezione di privazione. Questo suggerisce non solo che il problema è il conflitto tra bisogni percepiti e bisogni reali, ma che un cambiamento positivo è possibile.

In termini pratici, uno degli aspetti più efficaci è anticipare il bisogno di tempo personale durante la giornata. Inserire momenti dedicati a sé stessi, anche brevi, può ridurre la necessità di “vendicarsi” la sera.

Può essere utile pianificare momenti personali come veri e propri impegni, stabilire obiettivi realistici e distribuire le attività più impegnative nelle ore iniziali della giornata.

Allo stesso tempo, proteggere il ritmo sonno-veglia attraverso una routine regolare e la riduzione degli stimoli serali (come luce blu e contenuti attivanti) aiuta a ristabilire segnali fisiologici più chiari.

Un altro passaggio importante è modificare la percezione del sonno: non come una rinuncia, ma come una forma attiva di cura. Questo cambio di prospettiva riduce il conflitto interno che alimenta il comportamento.

Infine, se il comportamento persiste o inizia a compromettere il benessere, può essere utile rivolgersi a uno specialista del sonno o a un professionista della salute mentale.


DOMANDE FREQUENTI

  • La revenge bedtime procrastination è una forma di insonnia?
    No. Nell’insonnia la persona vorrebbe dormire ma non riesce; nella revenge bedtime procrastination, invece, il sonno viene volontariamente rimandato pur sapendo che sarebbe il momento di andare a letto.

  • Perché rimando il sonno anche quando sono molto stanco?
    Può accadere quando la sera viene percepita come l’unico momento realmente libero della giornata. Restare svegli diventa così un modo per recuperare tempo personale, autonomia e una sensazione di controllo.

  • Smartphone e social favoriscono la revenge bedtime procrastination?
    Possono favorirla. Social, streaming e altri contenuti digitali offrono stimoli e gratificazioni immediate che, soprattutto a fine giornata, possono rendere più difficile interrompere l’attività e andare a dormire.

  • La revenge bedtime procrastination può avere conseguenze sulla salute?
    Se diventa frequente può ridurre le ore di sonno e contribuire a stanchezza diurna, irritabilità, difficoltà di concentrazione e alterazioni dell’umore.

  • Come si può smettere di procrastinare il momento di andare a dormire?
    Può essere utile creare durante la giornata veri spazi personali, ridurre gli stimoli digitali la sera e costruire una routine del sonno più regolare. Se il problema persiste e compromette il benessere, può essere utile parlarne con un professionista.


 

Bibliografia

  • Camberly, G., Nocheli, A. V., Arbi, L. M., Shalisha, G., & Budiarto, Y. (2025). Does revenge bedtime procrastination weaken the benefits of mindfulness on well-being? North American Journal of Psychology, 27(4), 926–942.

  • Linke, S. (2022). Revenge bedtime procrastination and perceived control in college students. Bachelor’s thesis, University of Groningen.

  • Alqo’idah, W., Lutfiyah, F., & Elya, Y. (2023). Revenge bedtime procrastination: A self-love phenomenon or revenge against yourself? Jurnal Psikologi Perseptual.

  • Kroese, F. M., Evers, C., Adriaanse, M. A., & de Ridder, D. T. D. (2014). Bedtime procrastination: Introducing a new area of procrastination. Frontiers in Psychology, 5, 611.

  • Zhang, X., Chen, S., Zhang, R., & Liu, B. (2020). Prevalence and predictors of bedtime procrastination in Chinese college students. International Journal of Environmental Research and Public Health, 17(2), 373.

 

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