Cos’è la rassegnazione?
“Rassegnarsi” significa arrendersi di fronte agli ostacoli e rinunciare a cambiare le cose, non perché le difficoltà siano insormontabili ma perché il pessimismo e la passività verso i fatti hanno la meglio sulla voglia di affrontare attivamente la situazione per trasformarla.
Il concetto di rassegnazione implica la sottomissione a una realtà che sembra essere più grande di noi. Questo accade quando ci ritroviamo ad attraversare degli episodi della vita che turbano profondamente il nostro stato d’animo, oppure quando i problemi si accumulano uno dopo l’altro. In questi momenti si può arrivare a credere che non ci sia una soluzione o una via di uscita, e allora si percepisce che sia rimasta solo la rassegnazione come unica alternativa.
Caratteristiche positive
La rassegnazione può essere vissuta in modo più o meno intenso e può essere un sentimento passeggero o una condizione più prolungata.
Sebbene associamo spesso la rassegnazione a un’idea di sconfitta o fallimento, in realtà si tratta di un atteggiamento verso determinati momenti della vita che svolge un ruolo specifico.
Saper vivere il sentimento di rassegnazione in modo sano può avere l’importante funzione di lasciarsi alle spalle una situazione diventata insostenibile e ricominciare dopo la crisi. In questo caso, la rassegnazione fa parte del ventaglio di emozioni passeggere che ci aiutano ad accogliere un evento negativo e accettare l’impossibilità di realizzare qualcosa o di mantenere un legame.
A volte, non rassegnarsi e non “cedere” di fronte a un evento o una condizione, per esempio una separazione o l’età che avanza, ci intrappola e non ci permette di seguire la naturale evoluzione della vita. Quando ci rassegniamo, smettiamo di opporci e combattere verso quella situazione, acquisendo freschezza mentale e aprendo la porta a nuove situazioni.
Tuttavia, quando invece la rassegnazione diventa un modo di pensare ricorrente e abitudinale, può portare a conseguenze negative, tagliando le gambe anche a situazioni favorevoli e chiudendo le porte alle possibilità future.
Rassegnazione cronica e conseguenze negative
La rassegnazione può assumere una connotazione negativa quando diventa un’arma di difesa preventiva, che emerge già prima di affrontare una situazione o subentra alle prime naturali difficoltà. Degli esempi sono non credere a priori in una relazione sentimentale che sta iniziando o sapere che un esame andrà male già prima di provare ad eseguirlo.
La rassegnazione può cronicizzarsi. Può diventare un pregiudizio su se stessi e sulla realtà che si vive ed estendersi a tutti gli ambiti della vita. Con la rassegnazione cronica, si inizia a vivere la vita come delle vittime di tutto e di tutti, credendo che è questo il destino e non si può fare nulla per cambiarlo.
Piuttosto che una risorsa utile per superare una crisi, in questo caso la rassegnazione perpetua uno stato di negatività e pessimismo, aumentando la sofferenza. Insomma, questo tipo di rassegnazione toglie l’energia e l’entusiasmo necessario per intraprendere qualsiasi progetto di vita. Inoltre, una persona sempre rassegnata, non si tuffa mai al 100% in una situazione, nel tentativo di “risparmiarsi l’ennesima delusione”. Di conseguenza, perde la capacità di sfruttare le crisi per l’evoluzione e la crescita personale.
In caso di rassegnazione cronica, è frequente avere problemi relazionali, con isolamento e solitudine, provare invidia verso chi è intraprendente, sentirsi incapaci di perseguire degli obiettivi e avere una scarsa conoscenza di sé stessi e delle proprie risorse interiori.
Inoltre, chi vive da rassegnato, si convince di essere sfortunato e spesso ha la fama di portare sfortuna agli altri.
Esistono anche dei sintomi patologici che si manifestano in caso di rassegnazione persistente, come depressione, pensiero ossessivo, cefalea, ipersonnia, problemi digestivi, alopecia e altri disturbi fisici e mentali.
Differenza tra rassegnazione e accettazione
La rassegnazione viene spesso confusa con l’accettazione. Sono due concetti simili, ma diversi. Per esempio, possiamo reagire a un giorno di pioggia pensando: “Piove, la giornata sarà orribile e difficile” oppure pensando “Piove, prendo un ombrello”. Il primo caso è un esempio di rassegnazione, caratterizzato da un atteggiamento negativo. Il secondo caso è un esempio di accettazione, in cui assumiamo un atteggiamento pragmatico, neutrale e privo di giudizio.
La rassegnazione è un atteggiamento passivo che implica il rifiuto a lottare, sentendosi intrappolati e vittime delle circostanze. Vi è la convinzione che non sia possibile il cambiamento e per questo non si mette energia nella ricerca della soluzione.
L’accettazione, invece, comporta un atteggiamento attivo, che porta ad aprirsi ad altre possibilità per migliorare la situazione. Aiuta a vedere nuove prospettive e l’attenzione non è focalizzata solo sulla parte negativa come nel caso della rassegnazione.
L’accettazione può anche riguardare il fatto di non potere cambiare le cose, però implica un riconoscimento della realtà consapevole e compassionevole.
Di fronte a uno stesso evento è possibile rispondere con un atteggiamento completamente diverso. Se lo si accetta senza rassegnarsi, rimane spazio per la libertà di scelta, e l’esperienza può trasformarsi in apprendimento.
Nel caso della rassegnazione, neghiamo il presente che ha deluso fortemente le nostre aspettative e collassiamo nell’impotenza.
Con l’accettazione, accogliamo ciò che c’è fuori e dentro di noi, anche quando non corrisponde alle aspettative. Può essere un processo doloroso, ma si può utilizzare il dolore come leva per l’esplorazione e la ricerca di un senso.
Rassegnazione e accettazione nascono da luoghi diversi. La rassegnazione nasce dal cedimento, spesso accompagnato a un atteggiamento disfattista e a un crollo nervoso. Ciò che genera è impotenza: dandoci per vinti, non ci si sentirà in grado di realizzare il cambiamento necessario.
L’accettazione, invece, nasce da una riflessione approfondita delle circostanze. Accettare anche ciò che non ci piace, con un atteggiamento resiliente, genera uno stato di calma e serenità, che permette di concentrarsi sulle cose che si possono davvero controllare. Inoltre, rinunciando alla resistenza o alla negazione, l’accettazione può essere molto liberatoria, a differenza della rassegnazione.
Insomma, la rassegnazione genera sofferenza e abbatte la motivazione, condannandoci all’immobilità e a soffrire passivamente ciò che ci accade. L’accettazione, invece, è un processo consapevole nel quale assumiamo una certa distanza da ciò che ci accade, che ci aiuta a guarire le ferite.
C’è da dire che l'accettazione non è esattamente un sentiero facile: richiede più forza, impegno e motivazione rispetto alla rassegnazione.
Accettare le situazioni significa lasciare spazio anche alle emozioni più oscure e difficili, e per farlo ci vuole un po’ di coraggio. Inoltre, l’accettazione è l’opzione migliore, ma non può essere forzata. Deve sorgere da dentro di noi e dalla consapevolezza che le emozioni, anche dolorose, fanno parte di noi. Molti, rassegnandosi, preferiscono evitare sperimentare emozioni spiacevoli e rinunciano ad affrontare gli eventi dolorosi, rinunciando anche alle opportunità di crescita e cambiamento che potrebbero portare.
Come affrontarla?
Per affrontare al meglio la rassegnazione, è importante comprenderla e trasformarla in accettazione. Ecco dei consigli per farlo:
Vivi il presente: Invece di focalizzarti su ciò che non è andato come speravi o di iniziare a prevedere il peggio per il futuro, abbi cura del momento presente, che è l’unico momento su cui si può avere controllo. Per farlo, fermati e osserva cosa pensi e cosa provi nel momento presente, senza proiettare la tua mente nel passato o nel futuro, accettando qualsiasi cosa venga a galla. Con questa auto-osservazione, imparerai a goderti il presente e a diventare consapevole delle tue azioni.
Cambia schema di pensiero: Se vuoi ottenere dei risultati diversi, allora devi cambiare schema. Cerca di non irrigidirti in comportamenti orgogliosi o stereotipati. Piuttosto, coltiva l’elasticità mentale. Solo così potranno accadere cose nuove. Per farlo, prova a trattenerti nel pensare o dire frasi come “C’era da aspettarselo” o “Sarà il solito disastro” o “Chi me lo fa fare?”. Piuttosto, cerca di utilizzare un altra narrativa interiore, positiva e proattiva, per esempio “Metterò tutto il mio impegno” o “Andrà bene”.
Accetta gli errori: Tutti possiamo sbagliare. Ed è naturale ed inevitabile. Commettere errori e tollerare i fallimenti ci dà la possibilità di imparare grandi lezioni di vita.
Impara ad ascoltare chi ti vuole bene: Per uscire dal dialogo interiore che ruota attorno a pensieri pessimistici, è importante mantenere un’interazione positiva con chi ti apprezza per davvero. Circondati di persone che tengono a te e inizia ad ascoltare davvero i loro consigli, cercando di uscire dalla tua solita prospettiva.
Individua la speranza e la positività: Trova un ambito della vita in cui credi fortemente, in cui non molli mai (per esempio un hobby a cui ti dedichi o qualcosa in cui credi fortemente). Da lì, tira fuori l’energia e la motivazione che ti serve per altri aspetti della vita. Questo ti aiuterà a focalizzare l’attenzione sulle tue qualità, conoscenze, abilità e caratteristiche positive, permettendoti applicarle in maniera sistematica.
Non confrontarti con gli altri e impara ad apprezzarti: Ognuno di noi è unico, con i suoi pregi e i suoi difetti. Confrontati solo con te stesso e impara ad apprezzarti per i tuoi aspetti positivi, mentre lavori sul modificare ciò che può essere migliorato. Tratta te stesso con gentilezza e affetto, riconoscendo la tua preziosità e il fatto che sei degno di essere amato per quello che sei, con le tue qualità, imperfezioni e limitazioni che ti rendono unico.
Coltiva un obiettivo e sviluppa la fiducia in te stesso: Prefissati un nuovo obiettivo, o più di uno, che sia specifico e realizzabile con uno sforzo ragionevole. Piccoli successi attirano nuovi successi e conferiscono entusiasmo, forza e motivazione. Questo ti aiuterà a concentrarti sulle tue qualità e ad aumentare la tua autostima. In modo naturale, starai coltivando la fiducia in te stesso.
Coltiva l’accettazione: Imparare ad accettare le situazioni è un percorso attivo che richiede tempo, impegno e coinvolgimento. Accetta te stesso e la realtà che ci circonda con consapevolezza e in modo completo, senza condizioni, ovvero anche quando credi di avere sbagliato o quando non ottieni l’approvazione degli altri. Non essere troppo esigente ed abbi pazienza. Lavorare su sé stessi è un processo personale che può essere lungo.
Chiedi supporto a un professionista: Un percorso psicologico può aiutarti ad apprendere tecniche preziose per conoscere te stesso, stare nel presente e modificare i meccanismi di auto-boicottaggio.
IN SINTESI
Cos'è la rassegnazione?
La rassegnazione è l'accettazione passiva di una situazione negativa senza cercare soluzioni.Quali sono le cause della rassegnazione?
Le cause possono includere fallimenti ripetuti, perdita di controllo o mancanza di supporto.Come si può superare la rassegnazione?
È importante cambiare prospettiva, cercare piccoli obiettivi raggiungibili e chiedere supporto psicologico.Quali sono le conseguenze della rassegnazione?
Può portare a depressione, isolamento e una ridotta qualità della vita.
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Oggi ad esempio abbiamo parlato di rassegnazione.
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Ognuno di noi incrocia difficoltà specifiche nel viaggio della vita, a prescindere da chi siamo o da quali “lotte” abbiamo combattuto. Il nostro passato è solo un capitolo del nostro libro, non la trama completa, e non ha la potenza di predeterminare le pagine a venire.
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Fonte
Riva, P. et. Al. (2016) Chronic social exclusion and evidence for the resignation stage: An empirical investigation. Journal of Social and Personal Relationships; 34(4): 541-564.