Rischio di genere sul posto di lavoro

Pubblicato il 9 aprile, 2015  / Psicologia e dintorni
Rischio di genere sul posto di lavoro

Molto spesso capita di identificare il mobbing unicamente con la molestie sessuali, specie quando queste avvengono sul posto di lavoro. In realtà potremmo dire che questo tipo di comportamenti messi in atto da alcuni uomini a danno di una lavoratrice, possono essere annoverati sicuramente nell’ambito di un comportamento mobbizzante, concetto di per sé più vasto che colpisce sia uomini che donne, ma rappresentano più precisamente un aspetto che è stato riconosciuto e chiamato “rischio di genere”.

Negli ultimi decenni si è assistito alla conquista da parte delle donne di una progressiva autonomia sociale e al loro graduale ingresso nel mondo del lavoro. Questo ha portato al manifestarsi di comportamenti vessatori e discriminatori nei confronti delle donne lavoratrici a causa principalmente di due fattori:

  • Il doppio ruolo (conciliazione) che la donna si ritrova a coprire, quello tradizionale di accudimento dei figli e di familiari anziani e quello lavorativo.
  • La progressiva parità raggiunta nei ruoli e nelle responsabilità all'interno delle organizzazioni lavorative che prima erano solo a favore degli uomini.

L’aumento del numero di donne lavoratrici nei posti di lavoro ha inoltre favorito anche le forme di violenza psicologica e di molestia sessuale nei loro confronti.

Una donna che subisce una pressione da parte di chi ha una posizione di potere nei suoi confronti, al fine di ottenere prestazioni sessuali, diventa una vittima e le conseguenze a cui purtroppo è sottoposta sono spesso molto pesanti.

Sicuramente la paura di ciò che potrebbe accadere in caso di un suo rifiuto, l’umiliazione e la vergogna in quanto viene lesa la sua immagine di donna e la rabbia che scaturisce dall’impotenza di fronte al ricatto subito.

Rischio di genere sul posto di lavoroTutto ciò porta spesso inevitabilmente anche a ripercussioni sulla salute psicofisica delle donne vittime di abusi, anche se sappiamo che ogni persona in base alle sue caratteristiche personali può reagire in maniera differente. Le pressioni che si provano nel subire una molestia o peggio ancora una violenza sessuale, sono molto forti e difficilmente non lasciano qualche traccia su chi le subisce, a livello psicologico come a livello fisico Talvolta si può andare incontro anche ad un vero e proprio trauma che può portare a disturbi depressivi, a forti attacchi di ansia, problemi del sonno e disturbi somatici di vario tipo, oltre al senso di colpa e la vergogna per quanto accaduto.

Altrettanto gravi, possono essere le ripercussioni che inevitabilmente la vittima riversa nella sua vita sociale (amici stretti e parenti, familiare, figli e compagno) e spesso anche sfera intima e la vita di coppia possono risentirne gravemente.

Non sempre è facile per una donna uscire da situazioni del genere e spesso è necessario molto tempo e l’aiuto di uno specialista.

Sicuramente, quando è possibile, la cosa migliore è denunciare l’accaduto, anche se purtroppo in molti casi non è facile davanti ad un giudice dimostrare le proprie ragioni: può accadere di trovare infatti ostruzionismo anche da parte dei colleghi o dei superiori che spesso sono omertosi o reticenti a dare testimonianze sui fatti accaduti.

Un ultimo aspetto molto grave che spesso colpisce le donne sul lavoro è dato dal negare loro la possibilità di affrontare una gravidanza. Personalmente mi è capitato di seguire più di un caso in cui, attraverso ricatti e minacce spesso neanche troppo velati, è stato fatto un forte ostruzionismo a donne in stato interessante. Alcune di esse hanno dovuto subire un vero e proprio mobbing, con conseguenze spesso devastanti. Una donna che si è rivolta al servizio in cui lavoro, a causa del forte stress a cui è stata sottoposta sul posto di lavoro in quanto incinta, ha subito un aborto spontaneo.

Credo quindi sia indispensabile oltre a sensibilizzare tutti su questo problema, attraverso campagne o giornate come il 25 novembre, anche darsi da fare in maniera più fattiva, attraverso l’istituzione di sportelli e strutture apposite che possano diventare un punto di riferimento per tutte le donne, ma in particolare per quelle che subiscono violenza psicologica sul posto di lavoro.