risposte dello specialista Alessandro Vimercati
Dipendenza da venlafaxina
Apri domandaGentilissimo Gaetano, premetto che la somministrazione di farmaci è riservata ai medici, quindi per informazioni esaurienti e per eventuali variazioni della dose di farmaco assunta dovrebbe consultare il suo medico o uno psichiatra. Da psicologo e dall'esperienza con clienti che hanno assunto farmaci di questo tipo posso dirle che Efexor, come ogni farmaco appartenente alla categoria degli inibitori della ricaptazione della serotonina/norepinefrina (SNRI), può dare questo tipo di problemi sia in fase iniziale che in fase finale, cioè quando si scala la dose per smettere di assumere il farmaco. Questo avviene perchè i neurotrasmettitori hanno degli equilibri complessi ed ogni variazione della dose può creare degli squilibri temporanei in questi complessi meccanismi, causando quindi quel malessere che in psichiatria chiamano "sindrome da sospensione" nel momento in cui si sospende l'assunzione del farmaco. Dopo avere raccolto le esperienze di numerosi pazienti ed avere consultato diversi psichiatri le posso dire che tutti concordano sul fatto che i farmaci di questo tipo si scalano in modo molto lento e graduale. Questo è particolarmente importante per i farmaci che, come Efexor, hanno emivita breve, cioè durano poche ore nel sangue, in quanto l'effetto della diminuzione del farmaco è quasi immediato, mentre con farmaci con emivita più lunga in genere passa un periodo di tempo più lungo prima che gli effetti della diminuzione/sospensione inizino a farsi sentire. Quello che le posso consigliare è di andare da un bravo psichiatra, spiegare i suoi problemi che insorgono con la diminuzione della dose e chiedere un consiglio per farsi fare una tabella di marcia per scalare il farmaco nel modo più soft possibile, ad esempio con decrementi minimi di mese in mese, sempre che lo psichiatra si dimostri d'accordo con la sua proposta di scalare (questo lo potrà valutare in base ad una visita con ossevrazione della sua situazione attuale, potrebbe anche proporle di sostituire il farmaco con un altro). In ogni caso scalare farmaci di questo tipo è sempre un processo impegnativo e serve una buona dose di forza di volontà per superare questa fase. Cordialmente. AV...
Padre iperprotettivo: non vuole farmi studiare fuori città
Apri domandaBuonasera Alice, nel suo messaggio vedo un tema principale, che è quello delle transizioni. Lei si sta avvicinando ad un traguardo fondamentale come quello della fine del percorso di studi e questa è una prima transizione, che porta con sé una serie di significati. La fine degli studi universitari, infatti, rappresenta nella nostra società il passaggio ultimo in cui i figli continuano ad essere figli, con una dipendenza parziale o totale dal nucleo famigliare, che in questo momento funziona ancora da supporto e da base per avere una maggiore stabilità e sicurezza, intesa non solo in senso economico. Come lei fa notare si è resa già abbastanza autonoma dal punto di vista economico e riesce a cavarsela bene su alcuni fronti, ma è ancora molto legata al confronto con il padre per decidere come concludere la sua carriera universitaria e questo attiva una serie di implicazioni emotive che la mettono in difficoltà e probabilmente mettono in difficoltà anche suo padre. Lui probabilmente vivrà la stessa transizione in modo speculare, cioè vedendo avvicinarsi la fine del suo percorso scolastico con il successivo avvio di un percorso lavorativo, o comunque una maggiore autonomia nella decisione degli obiettivi da perseguire, si sentirà in procinto di diventare un po’ meno padre, cioè padre di una figlia che sta diventando definitivamente adulta e quindi, pur essendo sempre geneticamente sua figlia, si posizionerà in un ruolo paritario nel dialogo e non più in un ruolo di dipendenza. Spesso i genitori desiderano che la scuola dei figli non termini mai. In questo gioco speculare di transizioni si è inserita un’ulteriore transizione, cioè il possibile cambio di città o nazione per svolgere l’ultima parte del percorso universitario, evento che darebbe un’ulteriore accelerazione al percorso di distaccamento dalla famiglia e da questo punto di vista vedo la resistenza dimostrata dal padre come ulteriore manifestazione della paura di allontanamento della figlia e non tanto come timore dei rischi di una città pericolosa. Capisco come questa situazione possa metterla emotivamente a dura prova, tanto che lei parla di una crisi di identità, ma la invito comunque a porsi al centro della scena ed a cercare di mettere a fuoco prima di tutti i suoi desideri e le sue inclinazioni reali per decidere se e come continuare questo percorso di studi, altrimenti cercando di compiacere alla reazione emotiva di suo padre rischierebbe di fare delle scelte che in futuro potrebbe ritenere non più adeguate o soddisfacenti. Le auguro sinceramente di riuscire ad avviare il processo di pensiero che la porterà ad individuare la scelta migliore per il suo futuro e quando la scelta sarà determinata la ricerca di un dialogo empatico con suo padre, facendogli capire che entrambi state vivendo una situazione emotivamente impegnativa ma anche che questa è una scelta cruciale per lei e non può perdere l'occasione migliore, la aiuterà nel portare a termine il processo. Se vuole approfondire l’argomento sono a sua disposizione. AV...
ipnosi: permette di ricordare un ricordo dubbio?
Apri domandaBuongiorno Mario, sarebbe utile avere qualche elemento in più rispetto alla situazione da lei citata per potere fornire una risposta più completa. In linea di principio sotto ipnosi profonda è possibile rievocare i vissuti dei singoli individui rispetto ad episodi del passato, ma questi sono, appunto, vissuti individuali, quindi soggettivi. Se il dato che lei vuole rievocare è un elemento più oggettivo, ad esempio ricordarsi se un’automobile era bianca o nera, probabilmente confrontando due persone sotto ipnosi avrà più probabilità di risalire al dato veritiero, mentre se il dato che lei vuole rievocare è maggiormente suscettibile di interpretazione, ad esempio ricordare l’espressione che ha mostrato una determinata persona dopo avere sentito una determinata frase, ci sarà maggiore possibilità di ottenere una risposta discordante. C’è poi da considerare la possibilità di avere falsi ricordi, fenomeno conosciuto in ipnosi regressiva, cioè ricordi del tutto simili ai ricordi reali, ma costruiti in realtà dalla nostra mente in momenti diversi rispetto all’episodio che si intende rievocare, questo è anche uno dei motivi per cui ci sono forti dubbi sull’utilizzo dell’ipnosi durante indagini o processi in ambito forense. In definitiva, rispondendo alla sua domanda, direi che non possiamo avere la sicurezza assoluta di rievocare correttamente un ricordo dubbio. Nel caso avesse bisogno di ulteriori delucidazioni non esiti a contattarmi....
Non parlo quasi mai, come mai?
Apri domandaCaro Julian, leggendo la sua richiesta mi viene da pensare: è così importante cercare di stare bene con gli altri quando già non stiamo bene con noi stessi? Perché l’impressione che ho ricavato dalla sua richiesta di aiuto è proprio questa, un grido di una persona che mette in secondo piano le proprie esigenze cercando di rincorrere un’approvazione sociale da parte degli amici, dei famigliari, del gruppo. Infatti il suo messaggio evidenzia la sua paura di deludere gli altri, per fare questo è disposto anche a sacrificare se stesso, ma anche questo non le riesce e il suo tentativo cade nel suo mondo senza parole. Quando cerca di imporsi di parlare ottiene l’effetto contrario perché sta cercando di essere “forzatamente naturale”, è la stessa cosa che succede quando chiediamo a qualcuno di comportarsi in modo naturale, non possiamo comandare certe modalità di comportamento. Se gli altri parlano in continuazione è perché attraverso il linguaggio e il dialogo noi costruiamo la realtà che ci circonda, lei non dice nulla e in questo modo non racconta se stesso, non prende posizione, non costruisce la sua realtà e non svela la sua personalità. Ma io non posso credere che lei non abbia interessi, passioni, storie da raccontare, tutti ne abbiamo! Allora le consiglierei di prendersi un periodo di prova per fare l’esatto contrario, si dedichi al 100% ai suoi interessi e alle sue passioni per un po’ di tempo, rimetta se stesso al centro della sua vita e per un po’ provi ad ignorare gli altri e quello che dicono. Si prenda tutto il tempo che desidera per leggere, fare sport o quello che preferisce fare. Dedichi le sue energie e le sue attenzioni per un po’ solo a se stesso, cerchi la strada della sua vita. Quando tornerà in mezzo agli altri sarà più forte e avrà molte cose da raccontare. Se ha bisogno di un supporto in questo percorso non esiti a contattarmi. Con ogni augurio. Alessandro Vimercati...
Perché non accetta la separazione?
Apri domandaBuonasera Marina, il comportamento di suo marito purtroppo è più frequente di quanto si pensi, i fenomeni di stalking sono molto diffusi e nella maggior parte dei casi è l’uomo a comportarsi in questo modo nei confronti della donna. Spesso l’uomo, che in genere è più forte fisicamente, cerca di compensare in questo modo la sua fragilità quando dal punto di vista relazionale è invece il più debole nella coppia. In alcuni casi questi comportamenti sfociano in veri e propri reati e avendo lavorato a lungo in carcere con stalkers e sex offenders le consiglio di non sottovalutare la situazione che sta vivendo e i possibili rischi che questa comporta. Esistono dei centri appositi per assisterla dal punto di vista della sua tutela e incolumità ed eventualmente anche per cercare una mediazione pacifica con suo marito assistita da esperti, non so in quale città lei viva, ma posso aiutarla a trovarle uno. Per affrontare le sue difficoltà personali in questa vicenda inoltre le consiglio anche di avviare un percorso psicologico individuale, se mi vuole contattare sono a sua disposizione. Cordiali saluti. Alessandro Vimercati...
Acquistare fiducia in me stesso
Apri domandaBuongiorno Giulio, nel suo messaggio leggo due tematiche principali, una è quella dell’autostima, da lei citata, l’altra è quella della ipersensibilità, non espressamente citata ma che traspare in alcune espressioni, come quando dice una sola parola di disapprovazione nei suoi confronti ha il potere di farla crollare. Spesso l’ipersensibilità ci spinge a ritirarci dal mondo per esporci il meno possibile alle “intemperie” relazionali, viene a mancare il confronto con gli altri e quindi anche tutti quei feedback che possono incidere in modo positivo o negativo sulla nostra autostima, permettendoci di ricalibrare il nostro comportamento nei confronti degli altri e del mondo esterno. Quando smettiamo di confrontarci e di esporci, o lo facciamo il minimo possibile, non abbiamo più informazioni di ritorno dall’esterno e la nostra autostima crolla. In queste situazioni succede spesso un’altra cosa, tendiamo a dimenticare il nostro corpo. Lo stato di sofferenza continua ci spinge a ignorare i segnali che arrivano dal corpo, perché il corpo è il mezzo sensibile con cui conosciamo il mondo esterno e automaticamente tendiamo ad oscurare le informazioni che ci manda, cercando di ignorare anche la sofferenza che questi segnali portano. Il corpo ignorato si ribella e inizia a fare dei dispetti, nel suo caso il disturbo della minzione che la costringe ad ulteriori limitazioni sociali (ipotizzando di potere escludere altre cause di ordine fisiologico). La sua situazione andrebbe secondo me affrontata su due livelli contemporaneamente, uno più mentale/cognitivo in cui fare il punto della situazione di quello che è lei in questo momento, individuare la strada da percorrere e ripartire con nuovi obiettivi, uno più corporeo/emotivo dove lavorare sulla cerniera tra corpo e mente per rinforzare la connessione che nel suo percorso di vita si è probabilmente indebolita. Se vuole contattarmi resto a sua disposizione. Alessandro Vimercati...
Perchè non capisce la mia sofferenza?
Apri domandaBuonasera Barbara, capisco bene la frustrazione che può causare in lei l’assistere a situazioni di questo tipo. Sul discorso del contatto corporeo ognuno di noi ha un certo rapporto con il proprio corpo e con quello degli altri, alcune persone cercano di più il contatto fisico, altre lo cercano meno, altre ancora lo evitano. Probabilmente suo marito considera importante la vicinanza fisica con i ragazzi e forse anche nelle relazioni in generale è una persona che ritiene importante un certo tipo di presenza fisica, ma osservo anche che il ruolo di suo marito nei confronti di questi ragazzi è quello di educatore, quindi dovrebbe educarli a crescere con modalità relazionali idonee al mondo esterno e non solo a quel microcosmo affettivo che si è creato all’interno del loro gruppo. Venendo ai suoi stati d’animo personali credo che siano del tutto giustificati e trovo strano che suo marito anteponga il benessere suo personale (o suo all’interno del gruppo di ragazzi ) al vostro benessere di coppia preferendo mantenere questo tipo di comportamento che la fa stare male invece che adoperarsi per trovare nuove modalità di contatto con i ragazzi che siano comunque adeguate al contesto educativo ma meno fastidiose per lei. Lei non è gelosa di un’altra donna, è gelosa di una relazione che suo marito ha maturato con un gruppo di ragazzi, che è alla luce del sole e non nascosta, ma allo stesso tempo la fa stare male, questo lui lo sa e anche altre persone vicine a voi hanno notato un’anomalia. E’ un suo diritto cercare la felicità all’interno della relazione di coppia e se suo marito non lo vuole accettare allora a mio parere non sta agendo nel nome del benessere della coppia, ma in modo egoista e questo ha ricadute sul suo benessere. Lei ha preso l’iniziativa di scrivere su questo sito in cerca di un consiglio, ma credo fermamente che per superare questo stato di impasse vi dovete mettere in gioco entrambi, per questo motivo le consiglio di parlare con suo marito della possibilità di avviare un percorso psicologico di coppia, che avvenga in territorio neutro e nuovo per tutti e due. Se vuole contattarmi resto a sua disposizione. Cordiali saluti. Alessandro Vimercati...
Pornodipendenza di mio marito
Apri domandaBuonasera Sara, capisco la sua situazione, non deve essere facile vivere nel dubbio di ciò che sta pensando o facendo suo marito, è una situazione che genera frustrazione e può farla sentire poco desiderata. Tecnicamente non è chiaro se si tratta di una vera e propria dipendenza, la dipendenza si instaura quando c’è una spinta compulsiva e irrefrenabile a mettere in atto certi comportamenti che finiscono con il pervadere molti aspetti della nostra vita. Al di là della dipendenza ci può essere anche un utilizzo ludico/fantastico del porno che diventa un momento di evasione dalla quotidianità sfruttando la forte gratificazione che le fantasie sessuali comportano. L’evasione può essere legata a una sensazione di malessere non sfogata in altro modo oppure anche a una ricerca di nuovi stimoli erotici che all’interno di un rapporto di coppia di lungo periodo potrebbero essere diminuiti o diventati molto prevedibili. Inoltre l’illusione della pornografia on-line, che ormai ha raggiunto un mercato di dimensioni enormi, è quella di trovarsi di fronte ad infinite possibilità e varianti dell’atto sessuale, questo genera spesso una curiosità morbosa che tiene incollati a internet pensando che si può sempre vedere qualcosa di nuovo. Domandarsi se suo marito continua a guardare questi siti o se può guarire è stata probabilmente la conseguenza spontanea da parte sua, ma potrebbe causare in suo marito una risposta di chiusura, dove si sentirebbe giudicato e svalutato e potrebbe continuare a farlo di nascosto cercando di non peggiorare la situazione. Al contrario lei potrebbe provare a mettere in atto una risposta di apertura e complicità esplorando questo territorio con suo marito, potrebbe raccontargli le sue fantasie sessuali e chiedergli di raccontarle le sue o comunque iniziare a trattare l’argomento non più come tabù ma come una cosa di cui si può liberamente parlare, oppure cercare l’apertura sull’argomento attraverso altri canali del contatto con suo marito che lei conoscerà sicuramente meglio di me. Se vuole approfondire l’argomento con una consulenza individuale o di coppia sono disponibile anche via Skype. Cordiali saluti....
ossessione aspetto fisico
Apri domandaBuongiorno Selena, comprendo il suo stato di malessere, ma non capisco se il suo obiettivo principale è riuscire a superare questa ambivalenza amorosa oppure non sentirsi vecchia e brutta, che sono temi legati in modo diverso al momento che sta affrontando. Se dice che il suo matrimonio è ormai privo di affetto e sesso probabilmente la fantasia di una relazione con questo uomo più giovane di lei in qualche modo la appaga di questi aspetti mancanti nella relazione di suo marito. Come spesso accade quando ci si sposa e si ha una relazione stabile per anni non si pensa più di mettersi in gioco nuovamente per iniziare nuove relazioni amorose, l'istinto che ci fa innamorare di un potenziale nuovo partner rimane assopito e un po' anestetizzato sotto la relazione che stiamo vivendo, perchè pensiamo che sia per sempre e spesso lo è. Quando accade che si perde l'amore verso il proprio partner e all'improvviso arriva l'attenzione di un altro potenziale partner attraente allora l'istinto si risveglia e ci troviamo di nuovo catapultati in un possibile "mercato" delle relazioni, dove ci accorgiamo che abbiamo un valore e che potremmo tornare a spenderlo investendo nella relazione con un altro, idea che ci stuzzica e ci inquieta allo stesso tempo. Ma nel frattempo per lei sono passati degli anni in cui probabilmente è rimasta volontariamente fuori dal "mercato" delle relazioni e pensa di essere ormai troppo vecchia per rimettersi in gioco, soprattutto se le attenzioni arrivano da un uomo di 15 anni più giovane. Possiamo considerarlo un tradimento anche se non ha un versante fisico? Mi rifaccio a quanto diceva Umberto Galimberti sul tradimento, in senso lato. Tradire qualcosa o qualcuno, un compagno, un ideale, un partito, è un tentativo di spingersi oltre il recinto per cercare una possibilità di sviluppo diversa, qualcosa che non possiamo avere fino a quando stiamo nel recinto del non-tradimento. Tornando al rapporto con suo marito, penso che lei sia entrata in questa situazione cercando questo, uno sviluppo della vostra storia che adesso è bloccata, una sterzata. Le consiglio come prima cosa di iniziare a fare i conti con quello che ha: la sua famiglia. Che futuro vede per la sua famiglia? Per quanto tempo potrà andare avanti così? Che tipo di cambiamento può mettere in atto ognuno di voi per dare una svolta positiva o negativa alla situazione? Che tipo di risorse avete per fare fronte a questa situazone? Credo sia questo il nodo centrale, finchè non farà i conti con la sua situazione attuale ci sarà sempre la possibilità di avere fantasie alternative stuzzicanti, che molto probabilmente non riuscirà ad affrontare con serenità. Se invece riuscirà a prendere in mano la sua situazione famigliare adesso probabilmente, seppur tra molte difficoltà, riuscirà a trovare un nuovo equilibrio e questi episodi assumeranno un significato diverso. Se vuole approfondire l'argomento mi contatti. Cordiali saluti....
Disturbo d'ansia e dipendenza da xanax
Apri domandaBuonasera Dario, premetto che questo è un forum per psicologi, quindi lascio ogni valutazione relativa a tipologia di farmaco, dosaggio e durata della terapia farmacologica al medico che gliela ha prescritta e che sicuramente avrà valutato la sua situazione personale in modo approfondito. In generale le benzodiazepine (categoria farmacologica a cui appartiene Alprazolam/Xanax) possono dare dipendenza e la probabilità che insorga questo problema è proporzionale al dosaggio assunto e alla durata della terapia farmacologica, per questo motivo si consiglia di usare questi farmaci per il minor tempo possibile. Infatti questi farmaci servono a eliminare temporaneamente i sintomi o comunque a tollerarli meglio, ma se la sola terapia farmacologica non è accompagnata da un percorso psicologico o comunque da un cambiamento allora è possibile che i sintomi si ripresentino nel momento in cui si scala o si sospende il farmaco. Nel suo caso, come in molti altri casi, probabilmente si trova nella situazione in cui è difficile valutare se il ritorno degli stati di ansia è legato allo scalaggio del farmaco (il cosiddetto "effetto di rimbalzo", che avviene per un temporaneo squilibrio chimico a livello neurologico), oppure alla mancata soluzione dei problemi che l'hanno portata a sviluppare l'ansia. Per questo motivo le consiglio, se ancora non l'ha fatto, di rivolgersi a uno psicologo per affrontare la sua ansia e migliorare la qualità della sua vita. Se vorrà contattarmi direttamente le potrò mandare alcune letture di approfondimento. Cordiali saluti....