Padre iperprotettivo: non vuole farmi studiare fuori città
Salve,
Avrei bisogno di un consiglio professionale riguardo la corrente situazione con mio padre.
Ecco il quadro generale:
ho 24 anni e ho una laurea triennale conseguita a Urbino, modesta città universitaria non molto distante dal mio paese natale, che per la precisione è piccolo e privo di stimoli, come il resto dell' area circostante.
Al momento di scegliere la magistrale ho avuto molte difficoltà, perchè ero indecisa, perchè sollecitata dai genitori e sinceramente non ho molta considerazione della qualità dell'istruzione in italia, tant'è che ho pensato anche di studiare all'estero. I miei dono divorziati e ho sempre fatto riferimento a mio padre per quanto riguarda la scuola. Ed è proprio lui che improvvisamente ha fatto “marcia indietro”, nonostante mi abbia sempre raccomandato fino allo sfinimento di continuare a studiare, affermando di volermi sostenere al 100% sembrava non avere alcun tipo di problema, né per la scelta dell'ambito universitario né per il posto o paese, infatti diceva pure che sarebbe andato bene anche un biennio all'estero (non abbiamo problemi economici) se lo volevo.
Premetto che ho passato e sto passando tuttora un periodo turbolento dal punto di vista emotivo, e a parte la laurea e piccole soddisfazioni, ho sofferto molto il mio stato di indecisione perenne, che è in realtà ben più radicato a una parziale perdita di identità, potrei definirla depressione. E so bene ciò che non mi rende felice.
Di questo ne ho parlato anche con mio padre, con grande coraggio mi sono confidata (non abbiamo proprio un dialogo intimo) dicendogli che dove sto non mi trovo bene, che mi aspetto di più da me stessa e dalla vita e che per farlo sento il bisogno di seguire la mia vocazione e possibilmente di stare in una città dinamica (dove alla fine si hanno più possibilità anche dal lato lavorativo).
Fatto sta che mi ha accompagnato al colloquio di ammissione dell'università, verso Milano, che ho superato. Io ero giò organizzata su tutti i fronti, avevo cercato pure casa. Una volta tornati ha cambiato bruscamente idea, dicendo che non sono pronta a gestirmi e vivere così lontano dalla famiglia, per di più in una città potenzialmente pericolosa, che è meglio fare la magistrale in zona, e per zona intendeva 10 min da casa nostra e massimo massimo Bologna. Sarei disposta a scegliere una specializzazione vicino casa, ma quelle che ci sono non fanno al caso mio (e poi cosa dovrei fare, scendere a patti? Scegliere qualcosa di vicino ma obsoleto, oppure lontano ma valido? Non h senso). È arrivato a dire che o mi faccio andare bene quelle o niente, o l'alternativa è lavorare (cosa che non mi dispiacerebbe neanche in extremis ma lui punta tutto su questa cavolo di magistrale... ergo si contraddice).
Così facendo non fa altro che mandarmi in confusione ancora di più! Vorrei avere da parte sua un sostegno vero, e non ulteriori insicurezze!
Capisco bene la sua preoccupazione, un cambiamento del genere intimorisce anche me, ma è pur sempre una novità che va a beneficio mio e se ci saranno difficoltà dovrò imparare a risolverle, in caso.
Non ho specificato un dettaglio: avendo genitori separarti da quando avevo 9 anni, sono stata abituata per via di cose (positive e negative) a “cavarmela da sola” fin da bambina, questo status ovviamente si è ripercosso sul mio stile di vita e soprattutto sulla mia propensione all' indipendenza. Raramente necessito dell'aiuto dei parenti, forse da adolescente era diverso (ovvio), e negli ultimi anni ho provveduto ai miei bisogni autonomamente per quanto mi è stato possibile (esempio stupido: computer fotocamera nuovi comprati con il lavoro stagionale).
Se ho un problema, semplicemente cerco una soluzione. Non mi viene di chiedere ai miei... non sono autonoma dal punto di vista economico certo, ma penso sia molto più importante sapere come occuparsi di se stessi; il sostegno della famiglia è giusto che ci sia in caso di vera necessità!
Mi è dispiaciuto davvero tanto la discussione con mio padre, ho pianto anche, oltre ad una mancanza di fiducia nei miei confronti penso non abbia capito che ho veramente bisogno di cambiare aria; il mio star male non dipende da lui né da terzi, dipende da me. È in pena perchè se dovessi avere un altro momento di sconforto lui non sarà fisicamente presente... ma come fare a fargli capire i miei desideri? L' ostacolo più grande è l'accettazione... tutto questo gliel'ho detto in faccia ma si intestardisce.
Aiutatemi a capire qual è il modo migliore per comunicare con lui!
Grazie dell'ascolto.