articoli di psicologia della Dott.ssa Simona Bianchini

risposte dello specialista Simona Bianchini

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L'esasperazione

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Buongiorno Giovanna, credo che lei abbia interiorizzato un modello relazionale rigido, caratterizzato da possessività e poco rispetto per la libertà e i confini dell'altro. Questo stile affettivo, spesso, si manifesta anche attraverso i rapporti sentimentali, crea una asimmetria nella coppia e non permette di sviluppare un buon livello di autostima personale, poiché il modo in cui l'individuo si percepisce, sarà sempre influenzato dalle azioni e dai movimenti del partner. Ad esempio, infatti, lei si sente in "pericolo" ogni volta che il suo ragazzo si espone a situazioni sociali e teme di essere abbandonata, poiché non ha il controllo di ciò che accade. Difficile, quindi, vivere i rapporti con serenità e fiducia nell'altro. Io non conosco la sua età, ed è invece una informazione molto importante per capire come potrebbe, intanto, gestire la relazione con i suoi genitori che, da come la descrive brevemente, appare molto "controllante". Avrei bisogno di maggiori informazioni per capire quale sia effettivamente il clima familiare. Quello che posso intanto suggerirle è di iniziare un percorso di psicoterapia per ritagliarsi uno spazio personale solo suo, in cui riacquistare un senso di indipendenza. Uno spazio in cui potrà liberamente esprimere le sue paure di abbandono legate (anche) alla condizione di limitatezza nel poter prendere decisioni. Questo potrebbe permetterle di dare nuova forma al rapporto con i suoi genitori che, al momento, lei vive con frustrazione. Contemporaneamente, cerchi di valutare il significato della sua attuale relazione sentimentale, soffermandosi sui punti di forza che legano lei e il suo ragazzo e parli con lui dei suoi timori in maniera onesta, senza vergogna, ricordando che in un rapporto sano bisogna sentirsi liberi di esprimere le proprie emozioni, senza aver paura del giudizio, ma con lo scopo di trovare un punto di incontro adeguato per entrambi. Se dovesse esserle utile, può contattarmi in privato. Un saluto, Dott.ssa Simona Bianchini...

L'impotenza di chi aiuta un depresso

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Cara Manuela, la situazione che lei descrive appare molto invalidante da un punto di vista relazionale. Il suo ragazzo presenta un quadro depressivo ma per capirne la gravità e, nello specifico, di che disturbo si tratta, bisognerebbe approfondire con almeno un colloquio psicologico. Dalle notizie che lei riporta però, credo sia fondamentale innanzi tutto tener presente che questo genere di malessere non può essere trattato e curato con l'amore. Una relazione soddisfacente può fungere da stimolo, ma solo uno specialista (psicologo, psicoterapeuta o psichiatra) è in grado di supportare ed aiutare il paziente a superare questo genere di disagi. Lei ha fatto benissimo a suggerirgli di chiedere un aiuto esterno e, mi creda, al momento non può fare molto altro. Dalle sue parole, emerge che anche lei ora si trova in difficoltà nella gestione delle sue emozioni, poiché sostiene di non aver risolto i suoi attacchi di panico e che, per cercare di superare questo disagio, è ricorsa ai farmaci. Ha per caso provato ad intraprendere anche una psicoterapia? I disturbi di ansia e depressione riescono ad essere superati, anche con un certo successo, con la psicoterapia (e, a volte, affiancando alla psicoterapia l'uso dei farmaci, qualora fosse necessario). Il solo farmaco non può aiutare a superare il problema, può soltanto, al massimo, bloccare temporaneamente alcuni sintomi. Credo che lei, chiedendo aiuto per il suo ragazzo, stia chiedendo aiuto anche per se stessa. Forse gli attacchi di panico sono legati a questa sensazione di impotenza? o, se c'erano già prima della relazione, cosa l'ha portata a legarsi ad una persona già sofferente? Le faccio queste domande per aiutarla a soffermarsi innanzi tutto su se stessa e perché magari, attraverso una maggiore consapevolezza di quelle che sono le sue problematiche , di riflesso potrà aiutare anche il suo ragazzo ad avvicinarsi ad una psicoterapia. Se già è difficile per chiunque riuscire a spronare una persona che non ha voglia di vivere, lo è ancora di più per chi presenta un periodo di difficoltà. Si dice che prima di aiutare gli altri, bisogna essere in grado di aiutare noi stessi. Non si senta impotente, ma cerchi di prendersi cura prima di se stessa e, nel frattempo, magari, cerchi di spiegare al suo partner che chi decide di andare in terapia in realtà è una persona che ha deciso di fare qualcosa per liberare la sua vera natura, perché non si nasce depressi,ma lo si può diventare per una serie di motivi che si possono affrontare solo con percorso adeguato. Non si tratta di un fallimento, bensì di un gesto di amore verso se stessi! Se ha bisogno può contattarmi in privato, un saluto Dott.ssa Simona Bianchini...

Convincerlo a vederci

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Gentile Fabiola, una iper protezione da parte delle figure genitoriali, può generare insicurezza, dipendenza e immaturità affettiva. Da come lo descrive, questo uomo non sembra essere ancora pronto ad una relazione adulta e tende a mantenere un legame con lei, per paura di perdere la sue attenzioni, senza però affrontare le reali problematiche tra voi e senza riuscire a dare una definizione al vostro rapporto. Qual è il suo reale bisogno? se si sente ancora innamorata, è sicura che le basterebbe averlo solo come amico? Credo che la cosa più importante per lei sia quella di fare i conti con cosa cerca veramente da una relazione sentimentale. Per come sono andate le cose fra voi, pensa che potrebbe costruire con questa persona una relazione soddisfacente? Si preoccupa della ipotetica rabbia di questo uomo nei suoi confronti, ma provi a soffermarsi sulle sue di emozioni. Che sentimenti suscita in lei questo comportamento ambivalente? dovrebbe porsi queste domande per capire cosa la spinge a rimanere legata a questo uomo e magari attraverso un percorso di psicoterapia potrebbe fare tesoro di questa esperienza per lavorare anche sul suo modo di relazionarsi affettivamente. Un caro saluto, Dott.ssa Simona Bianchini...

Lutto

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Cara Tania, la perdita di un familiare stretto, ed in particolare di un genitore, provoca un dolore molto intenso che viene espresso in varie fasi, e in maniera differente da persona a persona. Alcuni riescono a manifestare fin da subito tristezza e sofferenza, altri hanno bisogno di più tempo per realizzare cosa effettivamente sia successo, specialmente se impegnate in questioni burocratiche da risolvere o, come nel suo caso, se in famiglia vi sono elementi che si considerano più "fragili" emotivamente, da proteggere e supportare. La rabbia per essere stati abbandonati, come anche il senso di colpa per la paura di non aver fatto o detto abbastanza, sono reazioni normalissime, che lasceranno poi il posto al dolore legato solo alla perdita della persona cara. Io le suggerisco di trovare uno spazio per se stessa, per elaborare questo lutto. Lei è molto giovane, si sente ancora immersa nel ruolo di figlia ed è normale anche convivere, per un periodo di tempo, con la paura di perdere anche l'altro punto di riferimento (sua madre). Nonostante siano fasi inevitabile, è bene affrontarle con l'aiuto di un professionista per elaborarle al meglio. Anche se ora può sembrarle assurdo, in ogni esperienza dolorosa, e la perdita di un genitore è tra quelle più dolorose, possiamo far rinascere una parte nuova di noi, più evoluta. Chiaramente per capirlo e accettarlo, c'è bisogno di un buon lavoro terapeutico. Mi contatti se sentirà la necessità e avrà voglia di affrontare un percorso di psicoterapia. Un caro saluto, Dott.ssa Simona Bianchini...

Single da sempre e scarsa autostima

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Gentile Giulio, la preadolescenza e l'adolescenza sono periodi particolari. I ragazzi spesso cercano l'aggregazione, hanno bisogno di sentirsi parte di un gruppo sociale ma, al contempo temono molto il confronto e il giudizio dei pari. Inoltre, in questo delicato periodo, viene a delinearsi meglio la percezione che si ha se stessi. Le esperienze adolescenziali lasciano un'impronta importante(ma sicuramente ri-modellabile nel tempo ) su quello che sarà il nostro modo di relazionarci anche da adulti. Molte persone hanno vissuto un'adolescenza turbolenta o solitaria. Come lei stesso scrive, da adolescente passava la maggior parte del tempo a giocare ai videogiochi e forse questo ha rappresentato un riparo dal confronto e da esperienze che potevano ferirla. Si è "auto protetto" per molto tempo ma si è anche precluso di vivere momenti con i suoi compagni, che avrebbero potuto sbloccarla socialmente. Probabilmente, ma questa è solo un'ipotesi, il clima familiare potrebbe aver favorito questo ritiro. L'aver conosciuto una ragazza tramite internet, l'ha aiutata gradualmente ad aprirsi, anche grazie allo "scudo" virtuale del computer. La comunicazione, per diventare intima, necessita però di molti elementi: lo sguardo, l'intonazione delle parole, il timbro di voce. Nella comunicazione reale noi presentiamo qualcosa della nostra persona all'altro, ma se non siamo fieri e sicuri di ciò che l'altro vedrà, verrà istintivo nascondersi. La inviterei intanto a soffermarsi sull' importanza di aver compreso il bisogno di relazionarsi con altre persone (bisogno sano) e di aver avuto una buona capacità di analisi nel capire che questa chiusura dipende da un profondo problema di autostima. Lei è molto giovane e potrebbe fare un buon lavoro su se stesso con un percorso di psicoterapia. Sono certa che riuscirà a tirar fuori tutti quegli aspetti che finora ha tenuto nascosti per timore o anche solo per abitudine e che la renderanno una persona sicuramente più sicura e pronta per relazionarsi con il mondo esterno. Se ha bisogno può contattarmi in privato. un saluto, Dott. ssa Simona Bianchini...

Ansia da prestazione e pornografia

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Gentile Alberto, credo che la sua domanda si possa analizzare da tre punti di vista differenti: la difficoltà relazionale e di comunicazione con sua moglie, la sua difficoltà personale nell'affrontare a "viso aperto" un eventuale conflitto con lei e l'insoddisfazione sessuale dovuta ad un mancato rinnovamento nella coppia. Credo che lei abbia reagito a queste problematiche rifugiandosi in un mondo virtuale, quello appunto della pornografia. E' come se, non riuscendo a ristabilire un nuovo equilibrio soddisfacente con sua moglie, lei abbia cercato altrove nuovi stimoli. Per quanto possa essere anche naturale, dopo tanti anni, non avere più lo stesso identico desiderio sessuale nei confronti del partner, di solito le coppie "che funzionano" trovano altri modi per migliorare la loro intimità, rinforzando l'intesa che nasce dalla condivisione quotidiana, dalla maggior confidenza nell'esprimere fantasie nascoste o curiosità verso qualcosa che non si è mai provato. Lei ha mai tentato di condividere con sua moglie alcune fantasie? Dice di provare vergogna e questo sicuramente la blocca ma, cerchi di pensare che in questo modo lei attiva un circolo vizioso poiché, non solo non è soddisfatto sessualmente e considera questo suo spazio come una dipendenza,ma non saprà mai quanto sua moglie a sua volta, avrebbe in qualche modo potuto esprimere insieme a lei, insoddisfazioni e bisogni, da poter vivere e affrontare insieme. La sessualità è un aspetto fondamentale nella coppia e le suggerisco intanto di contattare un terapeuta che la possa aiutare a sbloccare questo suo senso di vergogna e capire più a fondo come mai lei abbia sviluppato questa forma di dipendenza che definirei "di evasione" e da dove origina la sua ansia da prestazione. Una volta iniziato un percorso individuale, potrebbe pensare di parlare con sua moglie affrontando, qualora ci fosse il desiderio da parte di entrambi, un percorso di coppia. un sauto, Dott.ssa Simona Bianchini...

Non riesco ad aiutare la persona che amo.mi rifiuta

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Gentile Giacomo, la prima fase dell'innamoramento ci fa vivere ogni emozione in maniera amplificata e questo stato è molto piacevole, ma necessita di una evoluzione. Lei sostiene che inizialmente "è stato bello" ma che poi la ragazza ha cominciato a chiudersi anche con lei. Io ritengo sia importante e legittimo esternare i propri sentimenti e cercare di aiutare chi si ama, ma ritengo sia fondamentale capire la natura di questi sentimenti. Spesso l'ostinazione diventa cieca e non ci permette di ascoltarci attentamente né di valutare la situazione da altri punti di vista. Cosa la attrae davvero di questa donna? ha mai fatto un'analisi attenta della situazione attuale per capire se possa corrispondere realmente ai suoi bisogni e ai suoi desideri? Ha pensato ad altre "strategie" o ha parlato direttamente con lei di quelli che sono anche i suoi di bisogni?Non so se questa persona soffra di vera e propria depressione, è diffcile valutare con così pochi elementi ma, se così fosse, devo farle presente che aiutare una persona depressa è davvero un compito difficile e a volte rischioso. Ciò non significa che lei debba avere paura di un eventuale disagio, ma sicuramente deve avere ben presente di cosa si tratta e sopratutto essere consapevole lei per primo dei suoi limiti, poiché solo uno specialista del settore può aiutare in maniera adeguata una persona veramente depressa. Se non dovesse trattarsi di depressione, potrebbe essere un comportamento ambivalente che la ragazza mette in atto poiché indecisa sul da farsi, o impaurita ad iniziare una relazione... ma sono solo ipotesi. Penso che una psicoterapia possa stimolare la capacità di entrare in contatto con i proprio bisogni, nonché la competenza nell'elaborare le esperienze, traendone giovamento anche quando ci costringono a passare per vie temporaneamente dolorose. Mi contatti se deciderà di intraprendere un lavoro su se stesso. un caro saluto, Dott.ssa Simona Bianchini...

Fobia da solitudine

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Gentile Lucia, le sue sensazioni hanno a che fare con la paura dell'abbandono e di solito questo timore ha radici molto profonde. L'aver concluso una relazione che durava da 5 anni ha probabilmente risvegliato questo antico timore di solitudine. La sua ansia si placa quando si sente tenuta in considerazione da questa persona, entrata nella sua vita da poco tempo. Per quanto sia comprensibile che lei si sia legata, in un momento di noia e solitudine , ad una persona che la attrae intellettualmente, è sempre rischioso "affidare" totalmente all'altro il nostro stato emotivo. Si sta creando una vera e propria dipendenza, che non le permette di valutare questa nuova relazione in base a ciò che prova e a quello che vorrebbe da questa persona, ma solo in base a come questa persona le mostra interesse, passando da una emozione estrema all'altra senza riuscire a trovare un equilibrio. Inoltre, nei momenti di solitudine è come se avesse bisogno di un'ancora e tende ad idealizzare questa nuova presenza , investendola di un significato troppo importante(poiché gli sta dando un potere sul suo umore) rispetto a quella che è la natura attuale del rapporto. NOn deve vergognarsi nel provare queste emozioni, le emozioni ci ricordano che siamo vivi e che abbiamo dei bisogni. Vanno però accolte ed elaborate per far si che la loro espressione non diventi invalidante. Approfitti di questo periodo di smarrimento per intraprendere un percorso di psicoterapia e lavorare sui suoi timori. Sono certa che ne trarrà giovamento e riacquisterà una buona indipendenza affettiva. un saluto, Dott.ssa Simona Bianchini...

Doc e ossessione di aiutare e sensi di colpa

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Gentile Marco, mi allineo alle risposte dei colleghi, ma vorrei aggiungere che, probabilmente, il senso di colpa nasce proprio dalla mancata elaborazione della sua rabbia, che le provoca "pensieri aggressivi". Percepisco una modalità molto giudicante nei confronti dei suoi contenuti emotivi che invece andrebbero esternati in uno spazio protetto e accogliente, come appunto è la spazio psicoterapeutico, per dargli una forma per lei accettabile, funzionale e adattiva. Bisognerebbe approfondire molti aspetti: la relazione con i suoi genitori, lo stile affettivo e comunicativo della famiglia e la presenza di eventuali esperienze che possono aver scatenato questi pensieri disturbanti. Pertanto le consiglio vivamente di intraprendere una psicoterapia che la potrà certamente aiutare. Non si affretti a trovare una diagnosi: il DOC può presentare pensieri disturbanti e senso di colpa, come anche il pensiero magico di poter avere dei "poteri controllanti" su eventi che non dipendono da noi. Ma abbiamo troppi pochi elementi per confermare la presenza di questo disturbo e la cosa più importante è che lei cominci ad affrontare il suo malessere con un professionista. Questo è il modo più adeguato per cominciare ad uscire dal tunnel. Se ha bisogno di ulteriori informazioni o volesse prendere un appuntamento, può contattarmi i privato. Un saluto, Dott.ssa Simona Bianchini...

Insicurezza nel rapporto di coppia

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Gentile Federica, la sua insicurezza ha sicuramente radici profonde. Teme il confronto con altre figure femminili, ha paura di perdere il suo "oggetto d'amore" e le attenzioni esclusive. Probabilmente soffre di paure abbandoniche e questo spesso ha a che fare con la percezione che ha di se stessa e di come pensa di essere vista dagli altri. In sintesi, potrebbe trattarsi di un disagio legato all'autostima. Come avrà notato lei stessa, questo non permette di vivere relazioni sane e soddisfacenti causando forte malessere. Credo sia opportuno per lei intraprendere un percorso psicoterapico. Se è di Roma può contattarmi in privato. Cordialmente, Dott.ssa Simona Bianchini...

Confusione

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Gentile utente, credo sia opportuno rivolgersi ad un professionista per una serie di ragioni a mio avviso da non sottovalutare: innanzi tutto, è sicura di aver elaborato la sua separazione? separazione e divorzi sono paragonabili a dei veri e propri lutti: cambiano le abitudini, cambia la percezione che si ha di se stessi, cambiano i rapporti e i legami intorno a noi, la vita sociale e la visione di amore e sentimenti. Inoltre dovrebbe considerare che potrebbe trovare la persona giusta anche domani, ma andare in terapia è un lavoro individuale, che ci fa evolvere, diventare più consapevoli e ci aiuta a rinforzare i punti deboli e trovare strategie alternative e più efficaci per affrontare i problemi (solo per citare alcuni degli innumerevoli vantaggi). Quindi, se pure il suo malessere fosse legato al non riuscire a trovare la persona giusta, direi che dedicarsi al suo personalissimo mondo interiore con amore, sia già un buon punto di partenza per relazionarsi agli altri in maniera più efficace e scegliere persone più adeguate al suo essere, che la facciano star bene, come lei desidera. Cordialmente, Dott.ssa Simona Bianchini...

Trasgressioni

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Gentile utente. non si può dare una definizione univoca di "amore", ma di sicuro la relazione amorosa sana non prevede la mancanza di rispetto e la manipolazione. Emerge una chiara asimmetria tra lei e il suo compagno e già questo è un elemento che fa pensare molto a quanto sia per lei poco funzionale e insoddisfacente permanere in questa situazione. Lei si sente costretta a compiere atti che non trova coerenti con il suo vissuto emotivo/sessuale e lo fa perché ha sviluppato una dipendenza patologica nei confronti di questa persona. Non basta "ritornare" per dimostrare i propri sentimenti. Nella relazione sana bisogna sapersi mettere in discussione, condividere emozioni e progetti, trovare equilibri comuni e nuovi che non reprimano la natura individuale ma che, nell'incontro a due, facciano emergere gli aspetti migliori di noi stessi. Credo che lei abbia bisogno di lavorare su se stessa per capire cosa la tiene legata a questa persona e per elaborare la sua rabbia e la sua frustrazione in uno spazio neutro. Se lo ritiene opportuno può contattarmi in privato, io ricevo a Roma. Intanto in bocca al lupo, un caro saluto. Dott.ssa Bianchini...