L'impotenza di chi aiuta un depresso
Salve,
Vi contatto perché ho un estremo bisogno di un consiglio. Sto con un ragazzo da più di un anno, il quale però soffre di depressione. È una mente brillante, laureato con ottimi voti e di grande sensibilità. Purtroppo ha perso la "voglia di vivere", non ha più voglia di uscire, di leggere, di scrivere, di fare sport, di trovare un lavoro. È arrivato a dirmi che ormai la sua vita è così, che ha fallito e che non cambierà mai nulla e vede la morte come unico sollievo, alterna giorni in cui riesce ad uscire e giorni in cui sprofonda e non riesce a far nulla. Non manifesta perdita di cura verso se stesso o perdita di appetito, ma al contempo non è mai stato un vanitoso ne un mangione. Lui mi ha anche detto che non compirebbe gesti estremi perché gli fa paura, ma io non riesco a star tranquilla. Ho detto lui di andare a parlare con qualcuno ma si rifiuta fortemente, dice che non C e cura per lui, che è un aspetto che fa parte di lui, che non ha mai parlato con nessuno di se e farlo lo porterebbe a sentirsi incapace, perché significherebbe che non è riuscito a far qualcosa da se e significherebbe inoltre che sta mettendo in discussione qualcosa che fa parte di lui. Gli ho anche detto che la terapia farmacologica è efficace e da questo stato se ne può uscire (ho preso anche io il farmaco contro gli attacchi di panico, purtroppo non ne sono uscita e lui secondo me ha visto questo come un cattivo esempio di inefficacia). Non so davvero come convincerlo ad affrontare il problema, mi sento impotente e vorrei un consiglio su come agire...