Zoofobia e entomofobia: la paura patologica di animali e insetti

Pubblicato il 14 ottobre, 2021  / Psicologia e dintorni
zoofobia e entomofobia


Cosa sono la zoofobia e l’entemofobia? Significato, caratteristiche e sintomi

La zoofobia è una paura eccessiva, irrazionale e ingiustificata nei confronti degli animali. L’oggetto di fobia è un animale considerato non pericoloso. Invece, la paura di animali come coccodrilli, leoni, tigri o squali è considerata fisiologica ed è utile alla sopravvivenza.

Solitamente si soffre di una fobia specifica, il che significa che si ha paura di una determinata categoria di animali. Le fobie specifiche sono classificate nel DSM-5 tra i disturbi d’ansia.

L’entomofobia, cioè la paura degli insetti, è una delle fobie specifiche più frequenti.

Probabilmente la ragione per cui tante persone temano gli insetti, per quanto siano innocui, è la distanza filogenetica: sembra che i nostri neuroni a specchio si attivino maggiormente alla vista dei mammiferi, e poco con gli invertebrati e con gli insetti.

Degli esseri tanto diversi, a livello inconscio, si percepiscono pericolosi, perché difficili da gestire e da controllare. Inoltre, secondo l’entomologo e filosofo J. Lockwood, autore di “The Infested Mind: Why Humans Fear, Loathe, and Love Insects”, verso gli insetti l’uomo prova un sentimento di ribrezzo, che viene confuso con la paura. Da un punto di vista evoluzionistico, ciò sarebbe correlato anche al fatto che gli insetti vengono associati a cibi andati a male e dunque a malattie.

Altri tipi di zoofobie comuni sono:

  • l’ornitofobia (paura degli uccelli)

  • l’aracnofobia (paura dei ragni)

  • la scolecifobia (paura dei vermi)

  • la musofobia (paura dei topi)

  • l’ailurofobia (paura dei gatti)

  • la cinofobia (paura dei cani).


I sintomi della zoofobia si presentano al momento di incontrare l’oggetto fobico, ma anche al pensarlo, immaginarlo o vederlo in una foto o in un video. I più comuni sono:

  • Timore paralizzante, ribrezzo, repulsione, disgusto, fastidio per l’animale o per le conseguenze del contatto (morsi, attacchi, etc.)

  • Ansia anticipatoria, generata dalla sensazione di non avere il controllo

  • Tachicardia e tachipnea

  • Tremore

  • Secchezza delle fauci

  • Vertigini

  • Svenimento

  • Attacchi di panico

  • Richiesta di aiuto

  • Evitamento e tentativo di fuga



Cause e conseguenze della zoofobia

La paura deriva da un apprendimento sbagliato nei confronti di qualcosa, per cui si associa un pensiero di timore ogni volta che si ha a che fare con l’oggetto fobico, con un meccanismo noto come condizionamento classico.

La strategia dell’evitamento viene messa in atto per non provare quella paura e quell’ansia.

Consiste in sfuggire a tutte quelle situazioni che potrebbero esporre la persona all’oggetto temuto. A lungo termine, questo atteggiamento può portare ad abitudini rigide e disfunzionali e all’isolamento estremo, diventando così invalidante, soprattutto quando le occasioni di contatto con l’oggetto fobico sono frequenti.

Per esempio, il soggetto con entomofobia potrebbe sviluppare un’ossessione per la pulizia o per gli insetticidi, o chi soffre di ornitofobia potrebbe evitare di uscire in piazze e strade per non incontrare piccioni.

L’incidenza della zoofobia sta aumentando in questa epoca moderna, in quanto, con l’urbanizzazione, la popolazione ha perso il contatto con gli animali e l’abitudine a considerarli parte del proprio habitat. È più frequente nelle donne e tende a esordire nella prima infanzia.

Si ipotizza che la zoofobia, e in particolare l’entomofobia, siano dovute alla disinformazione proveniente da un’educazione genitoriale inappropriata. Infatti, di fronte a reazioni allarmistiche ripetute alla vista degli insetti, il bambino comincia ad associare la situazione a uno stato ansioso. È possibile anche che la fobia appaia in seguito ad un’esperienza negativa traumatica per l’individuo.


Come affrontare la paura degli animali e degli insetti?

Il trattamento più efficace per la zoofobia risulta essere la terapia cognitivo comportamentale, finalizzata a interrompere il circolo vizioso delle soluzioni fallimentari, controllare l’ansia e gestire la paura. In questo modo si abbandoneranno i vecchi pattern e si apprenderanno nuovi metodi di valutazione della pericolosità.

I metodi più utilizzati sono l’avvicinamento graduale (studiare e fare ricerche sull’animale, per poi iniziare ad osservarlo e a “prendere confidenza”) e la desensibilizzazione graduale (esposizione graduale all’animale, con la guida del terapeuta in un ambiente controllato, mirata a imparare nuove reazioni allo stimolo fobico fino a superare l’ansia).

Per esempio, per affrontare l’entomofobia, il paziente inizierà a studiare gli insetti facendo ricerche, e successivamente sarà guidato e accompagnato dal terapeuta in situazioni di esposizione sistematica e controllata agli insetti (come disegni, foto, video fino all’esposizione in vivo).

Si può ricorrere anche a tecniche cognitive, come l’ABC e la ristrutturazione cognitiva, e a tecniche di rilassamento come il training autogeno e la mindfulness.

Una tecnica che si sta diffondendo per il trattamento delle fobie è quella del Rewind o Fast Phobia Cure. Risulta efficace in più del 90% dei casi e generalmente risolve il disturbo in solo 4 sedute. Si tratta di un’ipnosi indotta dal terapeuta grazie a delle visualizzazioni guidate: il paziente entrerà in uno stato di rilassamento psico-fisico profondo e osserverà su uno schermo un film del suo episodio fobico fino a quando questo perderà rilevanza.

Ecco dei consigli per tutti coloro che soffrono di zoofobia:

  • Approfondire la conoscenza della propria paura: fare ricerche, vedere documentari, leggere studi scientifici sull’animale temuto.

  • Misurare la propria paura: valutare fino a quanti metri di distanza ci si può avvicinare all’oggetto fobico, senza mettersi alla prova e rischiare di cadere nel panico.

  • Evitare di parlarne troppo. Anche se cercare un supporto con chi ci sta attorno può avere un effetto rassicurante nell’immediato, a lungo termine non si rivela efficace, tutt’altro. Parlare molto spesso della propria paura potrebbe significare dargli una gran rilevanza e inconsciamente rinforzarla.

 

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