Pavlov: comportamentismo e condizionamento classico oggi

Pubblicato il 13 luglio, 2021  / Psicologia e dintorni
Pavlov: comportamentismo e condizionamento classico oggi


L’esperimento di Pavlov: principi e caratteristiche del condizionamento classico

Agli inizi del 900, il fisiologo russo Ivan Pavlov condusse degli esperimenti che diedero vita alla teoria del condizionamento classico, o condizionamento pavloviano, grazie alla quale vinse il Premio Nobel per la Medicina e la fisiologia.

Lo scopo era indagare sulla natura dei riflessi e studiare come si apprendono delle nuove reazioni agli stimoli esterni. Lo scienziato osservò che modificando le condizioni ambientali, alcuni riflessi “condizionati” diventavano “incondizionati”. È questo ciò che è emerso dall’esperimento di Pavlov sulla secrezione psichica del cane, realizzato in questo modo:

  1. Il cane veniva legato, gli si forniva del cibo (che rappresenta ciò che lui chiama “stimolo incondizionato”) e veniva monitorato l’aumento della salivazione (che rappresenta “la risposta incondizionata”) tramite un sistema che registra il flusso salivare previamente collocatogli nella bocca.

  2. Si forniva un secondo stimolo, questa volta uno “stimolo neutro”, nonché un suono di una campanella. Inizialmente, con il suono della campanella non si registravano variazioni nel flusso salivare.

  3. In un secondo momento, si cominciò ad associare il suono della campanella alla somministrazione del cibo. Con delle esposizioni ripetute ai due stimoli associati in un lasso di tempo ravvicinato, il cane iniziò a sperimentare un aumento del flusso salivare anche con il solo suono della campanella, senza cibo, grazie a un processo di apprendimento associativo. Il suono della campanella rappresenta lo “stimolo condizionato” e l’aumento della salivazione la “risposta condizionata”.

Questo esperimento spiega che grazie all’apprendimento associativo per condizionamento, possono essere evocate delle risposte incondizionate che sono simili alla risposta condizionata.
 

Il comportamentismo

Sulla base degli studi di Pavlov, nasce il comportamentismo, detto anche behaviorismo, una corrente della psicologica sorta con lo psicologo John Watson nel 1913, quando scrisse l’articolo “La psicologia così come la vede il comportamentista”.

Con lui la psicologia passa da essere una “disciplina che ha come oggetto l’anima” a uno studio scientifico del comportamento osservabile. Il comportamento diventa il risultato di stimoli definiti e riscontrabili ed è analizzabile con una ricerca empirica che scomponga la psiche nei suoi elementi fondamentali (abitudini, apprendimento, emozioni, personalità, etc.), per poi poterne esaminare sperimentalmente le manifestazioni.

Watson affermò che gli aspetti della mente e della coscienza, non essendo percepibili, non possono essere analizzati, e propose l’eliminazione dell’introspezione come metodo da usare nella psicologia.

Watson sosteneva che il comportamento di ognuno è differente per via delle differenti esperienze vissute e che le emozioni possono essere apprese con l’associazione condizionata. In particolare, dimostrò che la paura è la conseguenza di un condizionamento esterno, conducendo un esperimento su un bimbo di 9 mesi, Albert:

  1. Ad Albert, posizionato su un tavolo al centro di una stanza, veniva dato un topo bianco da laboratorio con cui giocare.

  2. Ogni volta che Albert toccava il topo, veniva generato alle sue spalle un suono di un martello che colpisce un piano metallico, che gli metteva paura e lo faceva piangere. Il rumore, quindi, era associato al topo bianco. Il topo bianco passa da stimolo neutro a condizionato.

  3. Dopo alcune esposizioni, ogni volta che Albert vedeva il topo bianco o altri animali dal pelo bianco, provava paura e piangeva: il comportamento di Albert, perciò, era una risposta emotiva condizionata dallo stimolo esterno. Era stata condizionata in Albert una fobia.
     

Utilizzi e riscontri nella vita quotidiana

In base all’assunto che l’acquisizione dei riflessi condizionati si verifica nell’uomo come negli animali, queste teorie hanno aiutato a far luce su molti aspetti del comportamento e dell’emotività umana. Si possono osservare esempi di queste teorie facilmente nei bambini, in cui possono essere condizionati dei comportamenti in base all’educazione e ai valori trasmessi.

Un altro tipo di condizionamento è il condizionamento operante, teorizzato da Thorndike e da Skinner. Secondo questa teoria, alcuni tipi di apprendimento dipendono dal rinforzo, nonché dalle conseguenze di un comportamento che possono favorire e determinare il ripresentarsi dello stesso comportamento.

Possono osservarsi molti esempi di questo meccanismo nella vita quotidiana, come in un bambino che piange (comportamento), viene preso in braccio (rinforzo) e smette di piangere, apprendendo che piangendo metterà in marcia una risposta ambientale per lui favorevole.

Nella pratica clinica, queste leggi spiegano diversi disturbi, tra cui le fobie, e anche la loro cura. La reazione di ansia si attiva con degli stimoli che sembrerebbero neutri (come i ragni nel caso dell’aracnofobia), ma che in realtà sono associati a delle esperienze o a dei fattori emotivi del passato.

Un trattamento delle fobie è ad esempio la desensibilizzazione sistematica, ideata da Wolpe, per riprogrammare l’associazione con la sua risposta condizionata, creando così un nuovo condizionamento con qualcosa che non incuta paura nell’individuo.

In questa tecnica vengono messe in atto delle tecniche di rilassamento, successivamente il terapeuta chiede all’individuo di immaginare ciò che gli causa ansia o paura e così, poco a poco, il rilassamento inibisce la vecchia risposta di ansia, fino a quando il soggetto riesce a sopportare prima la visualizzazione dell’oggetto d’ansia, poi l’oggetto d’ansia nella vita reale.