Attacchi di panico e difficoltà relazionali

Come la Consulenza Strategica Breve interviene in modo efficace

Pubblicato il 7 giugno, 2017  / Psicologia e dintorni
Attacchi di panico e difficoltà relazionali

Milton Erickson, riconosciuto come il più importante ipnoterapeuta del Novecento, narra che un bel giorno, quand’era bambino, si trovò di fronte alla stalla dove il padre tentava, stremato, di tirare dentro la mucca prendendola per le corna. Più costui si adoperava, più la mucca si ritraeva. Vedendo spuntare il didietro della mucca, Milton, divertito, si avvicinò al padre proponendogli di lasciare le corna, tanto la mucca si sarebbe opposta. Il bambino e il padre provarono a tirare dalla parte opposta, dalla coda: la mucca si oppose ed entrò nella stalla!

Se continui a fare quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto.

Questo è il primo errore che commettiamo quando cerchiamo di risolvere un problema. I problemi si mantengono nel tempo perché utilizziamo, per gestirli, in modo consapevole o inconsapevole, le stesse modalità che utilizzavamo nel passato. Ripercorriamo gli schemi che riteniamo corretti e giusti, pensando che ‘se non funziona, è perché non l’ho fatto abbastanza’ (altro autoinganno), oppure, simile, ‘chi la dura la vince’. Non smettiamo di fare quello che non funziona più, o che, in realtà, non ha mai funzionato,.

Sono molti gli stereotipi che derivano dalla cultura psicologica del passato e che condizionano il nostro modo di pensare rispetto ai problemi umani, impedendo a tutti noi di muoverci verso la salute psichica e relazionale.

Uno di questi è proprio il credere che occorra molto tempo per recuperare una situazione problematica e sofferta che si è creata in un lungo periodo. In realtà, in molti casi è il contrario. Ce lo spiega l’approccio definito Strategico Breve, dimostrandolo con la sua ricerca scientifica su oltre 20000 casi. Giulia, imprenditrice, sempre in corsa contro il tempo e contro se stessa nel tentativo di dare il massimo, si chiede perché una sottile e continua ansia la pervada da tempo. Ha provato in ogni modo a controllare la sua ansia, cercando di rilassarsi con ogni tecnica, ma nulla sembra funzionare, anzi ultimamente ha avuto un attacco di panico . Marco gestisce la sua impresa in tempo di crisi, una delle poche ancora sul mercato astigiano, e attribuisce quella che lui chiama depressione al momento critico. Si chiede il perché, come sia arrivato a questo punto. E cerca di tirare avanti assecondando il più possibile le richieste dei clienti, dimostrandosi disponibile oltre ogni orario, abbassando i prezzi della merce, fino a quando capisce di non poter più sostenere quello stress. Ma continua a fare ciò che ha sempre fatto, sperando che la ‘crisi’ passi. Elena ha avviato un’attività in proprio, è mamma e moglie. Non riesce più a comunicare con suo figlio che rientra sempre tardi la notte e sembra non avere regole, con un marito assente. I rimproveri funzionavano, ora non hanno più alcun effetto. Anche i suoi tre collaboratori al lavoro, se possono, cercano di non avere a che fare con lei, che è sempre più giustamente insofferente e aggressiva. Luca ha perso il lavoro, ha 52 anni, si ritrova scoraggiato perché pensa di non potersi più reinserire nel mondo del lavoro. Continua a inviare cv, non ottiene risposta. Più cerca, meno trova. Fino a quando smette di cercare lavoro. E si chiede perché, attribuendo a se stesso questa incapacità, in modo molto pericoloso.

Queste sono persone che ho conosciuto personalmente: adottano gli stessi comportamenti che non funzionano. Insistono. Invece di invertire le azioni. E adottano un altro modo potenzialmente inefficace di pensare: si chiedono, in primo luogo, ‘Perché?’, pensando che scoprire il perché risolva completamente la situazione.

Questo vale nel campo della logica ordinaria, della matematica, della statistica e forse della medicina, ma in campo psicologico non funziona. Cercare le cause primarie può crearvi una sicurezza temporanea, ma il problema non si risolve. Ad esempio, in caso di attacco di panico, sapere che nel passato avete subito un trauma, apparentemente vi rassicura, ma non elimina la sofferenza attuale: angoscia, sensazione di soffocamento, palpitazioni, senso di de realizzazione (vivere in un’altra dimensione), terrore di impazzire o di morire che colgono all’improvviso. Eraclito parla di enantiodromia, un concetto che sottolinea l’ interdipendenza degli opposti: ogni azione, portata all’estremo, si capovolge su se stessa. Più cerchiamo di addormentarci, più restiamo svegli. Più cerchiamo di apparire simpatici, più diventiamo insopportabili. Più ci costringiamo a rilassarci, più ci inquietiamo. Se verifichiamo che è così, perché non provare ad invertire rotta?

L’obiettivo della Consulenza Breve Strategica, è fornire al cliente o paziente la ‘giusta occasione’, quella che per la cultura orientale non è un colpo di fortuna che va acciuffato, ma il momento più adatto per intervenire nel corso di un processo, in modo da cambiare la situazione di sofferenza relazionale o psichica.

Caratteristiche della Consulenza Breve Strategica:

  • Lavora su obiettivi concreti, specifici, concordati col paziente.

  • Numero minimo di colloqui: per quanto un problema possa essere sofferto, complicato e persistente per anni, la soluzione non deve essere altrettanto sofferta e prolungata nel tempo. P.Watzlawick

  • Si analizza il "come" un disturbo si sia strutturato e si autoalimenti, e non il "perché" esso si sia sviluppato. In questo modo le energie del terapeuta e del paziente vengono primariamente concentrate sul disturbo così come si manifesta.

  • Tratta indirettamente le difficoltà dei bambini attraverso i genitori, i migliori conoscitori dei figli.

  • È validata e dimostrata scientificamente.